Conversation Piece / Part VI – La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci. – Mostra di artisti contemporanei di passaggio a Roma

Testo e foto di Donatello Urbani

La mostra “Conversation Piece / Part VI – La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci”, curata da Marcello Smarrelli e allestita negli spazi espositivi romani della Fondazione Memmo, Scuderie di Palazzo Ruspoli, presenta opere realizzate da artisti stranieri presenti temporaneamente a Roma che gli stessi artisti dedicano ai colleghi italiani con l’intento d’invitarli, come dice il titolo, a conversare con loro. La mostra, come ha affermato il curatore, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo. Protagonisti dell’esposizione sono Corinna Gosmaro (artista, CRT Italian Fellowship in Visual Arts presso l’American Academy in Rome) Philippe Rahm (architetto, borsista presso l’Accademia di Francia – Villa Medici nel 1999/2000 e attualmente residente a Roma) e Rolf Sachs (artista e designer svizzero, che ha da poco stabilito il proprio studio a Roma).

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La mostra, nata da una serie di conversazioni del curatore  con Philippe Rahm (Pully – Svizzera, 1967) e dalla sua ricerca tra architettura, arte e design (che l’autore stesso indica come vicina alle teorie del “nuovo realismo”), testimonia, anche attraverso le opere degli altri artisti coinvolti, una fiducia negli oggetti come possibili agenti di cambiamento.

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Rahm, noto per le sue innovative teorie sull’architettura, in linea con i principi della termodinamica, presenta Climatic Apparel, due capi d’abbigliamento unisex, due prototipi di quella che l’artista definisce “moda del Nuovo realismo”. I due abiti – realizzati in collaborazione con la socia Irene D’Agostino e con il brand francese About a Worker – capaci di reagire alle condizioni atmosferiche, richiamano il tema dei cambiamenti climatici, campo di ricerca dell’artista da diversi anni.

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Corinna Gosmaro (Savigliano – Italia, 1987) sperimenta come il dato reale possa costituire il senso più profondo di un’opera d’arte attraverso l’installazione Aria calda. In un perimetro delimitato da un tappeto rosso sono esposte due tipologie di lavori: dipinti realizzati su filtri per l’aria e sculture prodotte con dei corrimani in ottone.

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Spiazzante e non privo d’ironia, scrive il curatore, l’intervento di Rolf Sachs (Losanna – Svizzera, 1955), che presenta opere realizzate a partire da oggetti di uso quotidiano o elementi naturali, trasformati e riassemblati, capaci di manifestare lo spiccato interesse dell’artista per la componente manuale e la sperimentazione sui materiali.

Roma – Fondazione Memmo, via Fontanella Borghese 56/b, fino al 22 marzo 2020. Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso). Ingresso libero

 

Immaginaria – Logiche d’arte in Italia dal 1949 – Terni, Palazzo Montani Leoni

Testo ne foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La rassegna allestita nella affascinante sede ternana della Fondazione Carit – Cassa di Risparmio di Terni e Narni –, per l’occasione magistralmente restaurata, nella parole del curatore Prof. Bruno Corà: “….propone una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall’immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all’avvento della cosiddetta condizione postmoderna, dell’era informatica e dell’avvio della globalizzazione, in un’attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi”.

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Afro: “La comare” – 1950                                                                                             Lucio Fontana: “Concetto spaziale” – 1958

In questa ottica il percorso espositivo vuole dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi.  Opere importanti di artisti quali Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi, Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti, attivi negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti, anch’essi presenti negli stessi anni insieme ad artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri, sono fedeli testimoni delle tendenze artistiche presenti in Italia fino al ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

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Enrico Baj: “Generale con il suo aiutante di campo” –  1959                                                          Franco Angeli: “Senza titolo” – 1960

Ognuno di tali artisti ha espresso la propria ‘logica’ ideativa e formativa dell’opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell’arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia.  La mostra anche non presumendo di poter rispecchiare totalmente il complesso tessuto artistico generatosi nel nostro Paese nel corso di oltre mezzo secolo procede in modo esemplare esponendo per lo più singoli pronunciamenti linguistici distintivi di altrettante poetiche.

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Mimmo Rotella: “Il cavaliere rosso” – 1963                                                                                         Mario Merz: “Senza titolo” – 1981

La mostra Immaginaria, Come scrive il curatore “…è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro ‘storico’ di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi”. Una mostra assolutamente da non perdere per l’importanza e culturale che riveste in tutte le sue sfacciettature.
Sussidi e apparati di carattere storico critico che accompagnano i visitatori lungo tutto il percorso artistico sono presenti nel prezioso catalogo edito per l’occasione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, il cui costo – €.20,00 – sarà interamente devoluto all’Associazione Società San Vincenzo dé Paoli – Consiglio Centrale di Terni per l’Emporio dei Bambini.

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Hidetoshi Nagasawa: “Visione di Ezrchiele” – 1990         Nuvolo (Giorgio Ascani). “Senza titolo (Genesi) – 1992

Per molti, come afferma il Presidente della suddetta Fondazione Prof. Luigi Carlini:”….sarà anche l’occasione per scoprire il contenitore dell’esposizione, il prezioso palazzo Montani Leoni, nel cuore di Terni. Il palazzo, com’è testimoniato dall’iscrizione sul portale d’ingresso sul retro, risale al 1584. Nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito di un intervento urbanistico che portò alla apertura della Strada Nuova, l’edificio subì un profondo riassestamento. L’attuale aspetto, con la bella facciata, opera dell’architetto Benedetto Faustini, è frutto di quell’intervento che coinvolse anche diverse sale del piano nobile, decorate prevalentemente tra il 1887 e il 1913, pur preservando dipinti risalenti al primo impianto del palazzo”.

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Collezione CARIT: Francesco Guardi: “Veduta veneziana”                    Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno:”Annunciazione della Vergine”

L’interesse culturale insito nella visita di questa rassegna trova anche un’ulteriore opportunità nella visita, da richiedere alla suddetta Fondazione, alla collezione permanente di opere d’arte di proprietà della Fondazione Carit, anch’essa allestita nelle prestigiose sale del piano superiore del Palazzo Montani Leoni.

Terni – Palazzo Montani Leoni – Corso C. Tacito, n.49 fino al 1 marzo 2020 nei giorni di Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 10,00 alle 18,00 con ingresso GRATUITO.

Prato – Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Confronti fonte di polemiche. Per molti anni è stato un dogma osservato e rispettato da tutti i cultori delle arti visive che nel corso degli anni è venuto a cadere. Oggi è una strada maestra da percorrere nella ricerca di approfondimenti e spunti critici. Su questa linea si muove la mostra allestita all’interno del Palazzo Pretorio di Prato, fino al prossimo 13 aprile, dal titolo “Dopo Caravaggio. Il seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” che pone in un confronto diretto, una di fronte all’altra, due importanti collezioni di artisti “caravaggeschi”, operanti sul Regno delle Due Sicilie, è assolutamente da non mancare.

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Due olio su tela di Giavan Battista Caracciolo dello Battistello. Destra:”San Giovanni Battista Fanciullo”  – Sinistra:”Noli me tangere”

Lungo il percorso espositivo che pur non essendo un’esposizione sulla pittura napoletana del Seicento, si possono ammirare 22 tele – tre di proprietà del Comune di Prato che sono parte dell’interessante Pinacoteca Comunale presente nel bellissimo edificio, e n.19 facenti parte della collezione De Vito, gestita dall’omonima Fondazione, molte delle quali “mai viste”, come ha dichiarato nel corso della conferenza stampa, il suo Presidente, Giancarlo Lo Schiavo. Scrivono in proposito i curatori: “Il periodo preso in considerazione dalla mostra è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che fa in Battistello il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza  a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere, attraverso le declinazioni aggiornate sul classicismo romano bolognese e sulle correnti pittoriche neovenete di artisti come Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino, a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano, sulle loro opere già improntate al linguaggio barocco matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso”.

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Mattia Preti: Bozzetto “San Marco Evangelista” – Destra Particolare del piede con sei dita che non comparirà nella opera finita

La mostra, pur non esponendo un nucleo di dipinti numeroso, è di grande qualità. Sorprende, come scrivono sempre i curatori, quanto: “….la bellezza non scontata della narrazione, cruda e sofisticata che sia, metta a nudo l’anima degli artisti che furono a Napoli i primi interpreti del naturalismo caravaggesco e degli altri che successivamente si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco”. Da non trascurare anche gli elaborati presenti nel bel catalogo edito da Claudio Martini Editore curato da Nadia Bastogi e Rita Iacopino – pagine 192 costo €.25,00 – impreziosito da splendide tavole a colori ed interessanti apporti scientifici curati da specialisti di arti visive, fra i quali, di grande interesse, la narrazione delle vicende, storiche e personali, che sono alla base della formazione di queste due interessanti collezioni: Comunale e Fondazione De Vito. Nota a margine il grande interesse turistico che offre la città di Prato che conserva all’interno del Duomo opere d’arte, pittoriche e scultoree, di notevole interesse.

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Francesco Fracanzano: “Loth e le figlie”                                                                                         Nicola Malinconico: “Il Buon Samaritano”

Prato – Palazzo Pretorio – Mostra “Dopo Caravaggio. Il seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” fino al 13 aprile 2020, tutti i giorni, eccetto i martedi, purché non festivi, dalle ore 10,30 alle 18,30. Biglietto d’ingresso Museo e Mostra, intero €.10,00, ridotto €.8,00. Informazioni, anche per le gratuità previste, sul sito www.palazzopretorio,prato.it – tel.+39.0574.24112 – e.mail museo.palazzopretorio@comune.prato.it, – prenotazioni.museiprato@coopculture.it

AUGURI Per un Santo Ntale ed un Felice Anno Nuovo

Miniatura tratta dal “Libro d’Ore di Carlo de Angouleme” . Courtesy Editore M.Moliero – Pubblicazioni d’Arte e Ristampe Codici Antichi – Barcellona (Spagna) – Sito web moliero.com

Publio Morbiducci – Nudi Maschili – Esposti alla Galleria Laocoonte studi e disegni delle più significative opere realizzate nell’anteguerra dall’artista romano.

Testo e foto di Donatello Urbani

Alcune vicende hanno la proprietà di caratterizzare la vita degli esseri umani in modo così determinante da influenzare e condizionare tutte le altre nel corso degli anni. Quelle relative alla seconda guerra mondiale provocarono notevoli sconvolgimenti tanto sui vincitori quanto sui vinti. Publio Morbiducci (Roma 28 agosto 1889 – Roma, 31 marzo 1963), scultore, grafico, medaglista e pittore romano, di lontane origini siciliane e marchigiane,  seguace di Duilio Cambellotti, che considerava suo maestro, negli anni fra le due guerre mondiali interpretò nei sui lavori il pensiero dominante del regime dittatoriale al potere.

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Realizzò cosi importanti monumenti quali il popolarissimo “Marinaio” nel cimitero del Verano; la Fontana con la sistemazione di Piazza del Viminale  e nel 1932, il popolarissimo Bersagliere di Porta Pia, a Roma. Notevoli a  Benevento “La Vittoria” e, a New York, la realizzazione, per il Padiglione Italiano all’Esposizione Universale del 1939, di alcune opere, inclusa l’Italia Fascista dorata, figura preminente posta sulla facciata dell’edificio celebrativo dei fasti del regime, incluse le future glorie dell’E42, che non si realizzeranno per lo scoppio della seconda Guerra Mondiale. Questa esposizione incompiuta avrebbe dovuto superare in magnificenza proprio quella statunitense.

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Scrive la curatrice della bella esposizione allestita dalla Galleria Laocoonte nella propria area espositiva di Via Monterone,13 a Roma illustrando i prestigiosi incarichi che a partire dal 1938 attendevano Publio Morbiducci : “E’ nella stessa ottica trionfalistica e celebrativa, in attesa di future olimpiadi che non ebbero luogo, che venne realizzato il Foro Italico insieme allo Stadio dei Marmi e allo Stadio del Tennis – dove furono collocate -: sessataquattro statue di atleti nel primo e diciotto nel secondo, ognuna alta 4 metri, ognuna pagata da una provincia d’Italia, tutte in marmo bianco di Carrara”. Interessante è quanto scrive nuovamente la curatrice in merito ai modelli scelti fra gli uomini e gli operai del mattatoio e di Testaccio, dove aveva lo studio, per realizzare le sue sculture: “…Sono quintessenzialmente italiani, così com’erano gli italiani prima del benessere.”

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Terminata la seconda Guerra Mondiale tutte le arti visive furono influenzate dalle varie correnti artistiche d’oltre oceano. Morbiducci avvertì il dovere di abbandonare il suo stile e negli anni 1945/46 tentò di stracciare i vecchi studi e disegni in una vera e propria operazione di rinnovamento. Trentasei di questi furono salvati da questa epurazione e sono oggi presenti, fino al 12 marzo 2020, insieme ad alcune opere pittoriche, grafiche e scultoree, nell’area espositiva della Galleria Laocoonte. Negli anni successivi Morbicucci pur avendo importanti incarichi non occupò più la posizione preminente avuta negli anni dell’anteguerra. Realizzò il busto di Pietro Mascagni e nel 1948 partecipò al concorso internazionale per la realizzazione delle Porte di San Pietro in vista dell’Anno Santo del 1950. Nel 1956, durante la ristrutturazione dell’EUR per le Olimpiadi di Roma nel 1960, furono portati a termine i gruppi dei Dioscuri presenti ai piedi della scalinata del Palazzo della Civiltà del Lavoro, il cosiddetto “Colosseo quadrato”. Saranno Bruno Mantura e Vittorio Sgarbi  con le due mostre del 1992 e 1999 sulla scultura italiana del Novecento, alle quali si aggiunge la grande retrospettiva nel dicembre del 1999  curata da L’Accademia Nazionale di San Luca, della quale era membro  fin dal 1937, a rendergli giustizia e porre la sua arte nella giusta considerazione e collocazione che merita.

Roma: Galleria Del Laocoonte – Via Monterone, 13 fino al 12 marzo 2020 con ingresso gratuito dal mercoledi al venerdi dalle ore 11,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00 (consigliabile la prenotazione. Informazioni  sul sito www.laocoontegalleria.it

Star Wars Heroes – Sono esposti a Roma fino al 29 dicembre tutti i giorni dalle ore 12,00 alle 24,00, via Arco Teatro Pace, n.3 – Galleria Sala Blu – (pressi di Piazza Navona) .

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Si può obbiettare che: “Gli eroi a Piazza Navona sono di casa”. Così in un importante convivio  s’incontrano Rey e Kylo Ren, personaggi protagonisti della pellicola della saga di Star Wars: “L’Ascesa di Skywalker”,  con le personificazioni dei fiumi del Bernini,  i calchi  dei personaggi immortalati nelle opere di Canova, esposti nel vicino Palazzo Braschi, nonchè Babbo Natale e La Befana che, sia pure in veste misera e ridotta voluta dalla burocrazia cittadina, sono in queste feste, come avvenuto per tanti anni, i protagonisti della piazza. Nella Galleria Sala Blu il pubblico potrà ammirare  le due sculture realizzate in marmo bianco di Carrara dagli artisti Paolo Noto e Fabrizio Lorenzani, ciascuna del peso di Kg.600, ispirate ai personaggi protagonisti del film diretto da J.J. Abrams, presente nelle sale dal 18 dicembre, e distribuito da The Walt Disney Company Italia che narra gli eroi dell’avvincente conclusione dell’iconica saga degli Skywalker, in cui nasceranno nuove leggende e avrà luogo la battaglia finale per la libertà.

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La giovane addetta stampa, Valentina Calabrese, che in occasione del vernissage fa gli onori di casa, tiene a far presente che: “Il progetto artistico dei due scultori Paolo Noto e Fabrizio Lorenzani che vede protagonisti gli eroi della Saga Star Wars™ prende forma e anima in una dimensione classica, inserendoli di diritto tra le icone di sempre. Star Wars™, la saga concepita dal genio creativo di George Lucas, contiene riferimenti e simboli che rimandano al mito antico, all’archetipo del viaggio dell’eroe, alla contrapposizione di bene e male, incarnato negli eserciti contrapposti del Primo Ordine e della Resistenza e nei personaggi di Luke Skywalker e Darth Vader, i cui eredi sono Rey (Daisy Ridley) e Kylo Ren (Adam Driver). Utilizzando il linguaggio artistico della scultura statuaria celebrativa, che si rifà ai condottieri dell’antica Roma e ai busti dei patrioti del Risorgimento del colle del Gianicolo, la rappresentazione  nella pietra eterna che sfida il tempo, vuole immortalare e  custodire queste figure nella dimensione più epica dell’arte cinematografica, affermandone il ruolo nella cultura contemporanea”.

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Una rassegna questa che oltre tutto, vuole essere anche una celebrazione dell’arte scultorea che si pratica da secoli nelle botteghe storiche di Carrara, famose per le loro maestranze che oltre  l’accesso al marmo più pregiato al mondo, sposa per l’occasione una regina delle arti visive: la cinematografia.

 

DOP e IGP italiane trovano una qualificata presentazione nell’Atlante Qualivita 2020.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

E’ stato presentato a Roma il 12 c.m. l’Atlante Qualivita 2020, (per la prima volta a cura dell’Enciclopedia Italiana Treccani), alla sua decima edizione. Primo e unico volume a livello europeo dedicato alle produzioni certificate, (800 prodotti tipici, novità assoluta alcuni liquori e 35 bevande spiritose).

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Alla presenza di autorità specifiche del settore, il Ministro Bellanova nel suo intervento ricorda che: “… abbiamo un sistema tra i migliori al mondo per il controllo alimentare….”. L’On.le De Castro, della Fondazione Qualivita Treccani, sottolinea: “…l’importanza di collegare la cultura al cibo….”. Tutti questi prodotti DOP e IGP, nascono nei 5500 comuni italiani e fanno parte integrante del suo patrimonio culturale  immateriale.  Far conoscere chi produce e rende unici questi prodotti è uno degli scopi principali, insieme a coniugare e valorizzare la coltura è cultura. Perché conoscere la propria terra la si ama e la si rispetta di più. L’Atlante Qualivita si pone come sintesi profonda  di una ricchezza variegata. Edito da Treccani pag.1015 costo €.100,00.

Il Sassoferrato di Casperia. Restauro aperto.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Le operazioni di restauro e conservative predisposte e volute  dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Frosinone Latina e Rieti, diretta dalla Dott.ssa Paola Refice, sulla tela dell’ Annunciazione dipinta da Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, hanno visto il coinvolgimento totale dell’intera comunità di Casperia, borgo gioiello della Sabina/Tiberina  in provincia di Rieti.

                                     Porta Reatina nella prima, epoca medievale, e nella seconda cinta muraria, rinascimentale.

Gli eventi capaci di richiamare le attenzioni dell’intera popolazione, nonché delle istituzioni pubbliche,che accadono in una piccola comunità, come quella di Casperia, non sono molti.La vita dei borghi cammina sui binari di una bonaria tranquillità che tutti sono chiamati a rispettare e renderla fruibile per lungo tempo. Il cantiere aperto, condotto sotto gli occhi di tutti, anche se non residenti, si è inserito a pieno titolo su questa realtà. E’ sufficiente camminare per le strade del borgo per constatare come proprio sul selciato, privo di sporcizia ed abbellito con fiori posti dai privati cittadini lungo il percorso, si trovi la migliore testimonianza del sentire comune per aver una vita dove l’ordine e la bellezza sono saldamente radicati, voluti e conservati.

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L’opera che da tempo immemorabile orna l’altar maggiore della chiesa parrocchiale dell SS.Annunziata di Casperia, ritrae l’episodio evangelico dell’ “Immacolata Concezione”. Fu dipinta dall’artista marchigiano Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato nei decenni centrali del XVII secolo su commissione di Girolamo Saraceni di Astra, antico nome di Casperia, che la volle per essere posta sull’altar maggiore della chiesa che lui stesso aveva fatto costruire. Non era la prima volta, come affermato nel corso della conferenza stampa voluta per comunicare l’apertura del cantiere aperto,  che: “il Sassoferrato dipinge questo soggetto, ma la tela di Casperia si distingue per l’estrema raffinatezza della gamma cromatica utilizzata e per le diverse tonalità che creano nella scena assonanze e contrasti. L’annunciazione sembra segnare uno dei momenti più alti nella carriere del pittore, consapevolmente svincolato sulle scelte formali dai suoi contemporanei, pur rimanendo protagonista di primo piano del clima culturale ed artistico della Roma del Seicento”.

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La tela è stata coinvolta, nel corso degli anni, da vicende che ne hanno compromesso una buona fruibilità, rimanendo fortemente danneggiata nel corso di un incendio. Alla Dott.ssa Chiara Arrighi è stato affidato il compito insieme a  un gruppo di  esperti, restauratori, architetti e storici dell’arte, di dirigere le operazioni di restauro che presumibilmente termineranno nel prossimo mese di marzo 2020.Il Comune di Casperia e la Parrocchia della SS. Annunziata, come rilevato dalla stessa Soprintendente, hanno contribuito in misura sostanziale all’organizzazione dell’iniziative mettendo a disposizione le proprie risorse per l’allestimento degli spazi all’interno della chiesa e per la gestione delle visite guidate gratuite, da prenotare obbligatoriamente sul sito www.visitcasperia.it- email culturaturismo.casperia@gmail.com

Casperia (Rieti) – Chiesa della SS.Annunziata Via O.Valeriani, 2. Info: responsabile  Cominicazioni Comune di Casperia: Dott. Lorenzo Capanna, è auspicabile che la sensibilità dimostrata nel coinvolgere in questa iniziativa sia la popolazione che la stampa, sia ripetuta anche in altre occasioni.

Giovani Creativi – Le origini del Genio – In mostra al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – Roma fino al 31 gennaio 2020.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il messaggio archeologico può ritenersi attuale nella nostra società? Le risposte che ci forniscono i dodici creativi con le loro opere esposte al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – fino al 31 gennaio 2020 dimostrano che tra i talenti dell’era digitale ed alcune tra le più straordinarie opere dell’arte antica esiste un profondo legame indipendente dal vincolo temporale. “Dopo aver rotto il tabù dei luoghi della cultura come spazi non vissuti dalle nuove generazioni, vogliamo intercettare la matrice del genio creativo nella storia dell’Italia e trasmetterla attraverso i Millesimals. Per questo – affermano Nicola Brucoli e Carlo Settimio Battisti – i giovani creativi in questa occasione, sono ritratti nei siti archeologici più significativi di Roma”. Questa iniziativa ha una doppia valenza, sia per il Museo Nazionale Romano che si propone come istituzione al passo con i tempi sia per il gruppo di creativi “TWM Factory” che accoglie al suo interno creativi e professionisti under 30, che ha come obbiettivo la promozione e la diffusione del Talento Made in Italy.

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Durante il periodo di apertura della mostra si svolgeranno  diverse iniziative collaterali, quali incontri/confronti tra giovani ed archeologici dei musei, insieme a workshop ed un interessante evento di chiusura il prossimo 31 gennaio 2020, tutte con l’intento di “raccontare il processo creativo e spiegare come dar vita a un progetto integrato di comunicazione culturale”, come ha tenuto a precisare la Dott.ssa Angelina Travaglini, addetta stampa del Museo Nazionale Romano. I giovani coinvolti in questa iniziativa sono: Federica Sofia Zambeletti / Kozarch (Architettura), Giovanni Vetere (Arte), Alain Parroni (Cinema), Burro Studio (Comunicazione Visiva), Michele Lazzarini (Cucina), Susanna Salvi (Danza), Antonio Facco (Design), Sofia Podestà (Fotografia), Davide Dattoli (Imprenditoria), Marzia Sicignano (Letteratura), Davide Gallo / Programma (Moda), Yakamoto Kotzuga / Giacomo Mazzucato (Musica). La mostra è gratuita all’interno della bigliettazione ordinaria di Palazzo Massimo che permette di accedere alla collezione del Museo.

Roma . Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – Largo di Villa Peretti, n.2 – fino al 31 gennaio 2020 con orai dal martedi alla domenica dalle 9,00 alle 19,45. Info: www.museonazionaleromano.beniculturali.it – email: mn-rm@beniculturali.it – 

Antichità Moderna in mostra a Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – fino al 1 marzo 2020

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Un’osservazione, banale quanto si vuole ma possibile in molti romani, potrebbe ritenere inutile, o comunque superfluo, visitare una mostra di calchi quando si possono incontrare nella stessa città gli originali. La mostra “Un’Antichità Moderna” allestita nei prestigiosi spazi espositivi di Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma – presenta 87 calchi d’importanti opere della Grecia Classica ed Ellenistica, oggi scomparse e riesumate dalla Roma Imperiale e successivamente riscoperte durante i grandi lavori effettuati nella Roma del Rinascimento.

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Calco in gesso dell’Ercole Farnese                                                                                        Calco in cera, detta in forma buona o a tasselli

Opere provenienti per la maggior parte dalla collezione dell’Accademia di Francia a Roma, dal Museo del Louvre ed altre prestigiose istituzioni, che sono fedeli testimoni di una cultura che vide nella classicità greca e romana un modello da cui trarre ispirazione e un’idea di una “Antiquité blanche”, come affermato dai curatori Jean-Luc Martinez – Presidente e Direttore del Louvre – ed Elisabeth Le Breton – Conservatrice del Patrimonio. Sono gli stessi curatori che scrivono: “Durante i grandi lavori di urbanizzazione nella Roma del Rinascimento, il recupero di centinaia di sculture romane – copie degli originali greci scomparsi – fece rinascere in Italia e in Francia il fascino suscitato da questa particolare Arte. La rarità di questi marmi condusse Luigi XIV a moltiplicare a Roma la produzione di calchi in gesso di questi prestigiosi modelli.

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Complesso marmoreo di “Niobe”, in copia presente nel giardino: Il figlio maggiore – Le figlie: Psiche sulla sinistra e Trophos sulla destra.

Diverse centinaia di gessi e le loro matrici (rilievi e statue) sono quindi state riunite al Louvre durante il regno del Re Sole”. Calcando questa falsa riga si dipana l’intero percorso espositivo che partendo dalla prime acquisizioni  presenti conservate a Palazzo Mancini, allora sede dell’Accademia di Francia, giunge alla metà del XVIII secolo e proseguire successivamente negli anni quando la scoperta dei siti di Pompei ed Ercolano rafforza l’interesse degli studiosi arricchendo le collezioni con riproduzioni di nuovi modelli. E’ infatti nel  XVIII secolo che si concentrano le attenzioni sulla statuaria antica e l’interesse dei francesi anche per la scultura che in quegli anni si produceva in Italia.

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Calco in gesso a sinistra:”Galata morente”. La statua, copia in marmo di originale greco, si trova nella collezione dei Musei Capitolini

Un esempio ne sono i modelli in gesso di Michelangelo e del Bernini richiesti da Luigi XIV che sono stati riprodotti e inviati in Francia dove, ancora oggi, sono stati fonte d’ispirazione per diverse generazioni di artisti. Attenzioni che proseguiranno anche nel XIX secolo con l’Accademia di Francia a Roma che conosce l’ultima grande campagna di presa d’impronte. In proposito i curatori scrivono: “Il museo degli Studi  e la Scuola di Belle Arti di Parigi, affidano a Jean-Auguste-Dominique Ingres, Direttore dell’Accademia di Francia, il compito di inviare – a Parigi (n.d.a.) – da Roma i modelli antichi più prestigiosi. In questo periodo inoltre grazie ai lavori degli archeologi aumenta considerevolmente la conoscenza dell’antica Grecia, proprio in virtù di ciò, nel 1845, l’Accademia dona ai suoi borsisti la possibilità di recarsi sui luoghi di scavo per studiare i nuovi modelli. La Scuola Francese di Atene nasce infatti l’anno seguente, nel 1846. I modelli greci arrivano dunque a Roma dove gli studi del filellenista Jean Gaspard Félix Ravaisson-Mollien cercano di ritrovare la Grecia in Italia”. Un progressivo disinteresse per l’attività di riprodurre modelli di gesso caratterizza gli anni del XX secolo, sia a Roma che a Parigi, mettendo in disparte le collezioni di gessi. In entrambi i casi, i modelli vengono messi nei depositi e non sono più accessibili né visibili. Il Direttore ad interim dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Stéphane Gaillard, consapevole dell’importanza rivestita da queste collezioni che dopo importanti interventi  conservativi e di restauro, condotte durante gli ultimi vent’anni,  sono oggi pronte per essere esposte in questa mostra “Un’antichità moderna”, che ha come scopo principale quello di riproporne la memoria e di riscriverne la storia che parte dal XVII  ed arriva ai giorni nostri.

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma – fino al 1 marzo 2020 con orari da martedì alla domenica, chiuso il lunedì, dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30).Biglietto doppio per la mostra e la visita guidata dei giardini e di Villa Medici: €.12,00 – ridotto €.6,00. Biglietto solo per la mostra: €.6,00; accesso gratuito per persone sotto i 18 anni. Info T +39 06 67611 www.villamedici.it