Raffaello – Le Scuderie del Quirinale ricordano il mezzo millennio della morte di questo artista con una grande mostra.

Donatello Urbani

L’arte, insieme all’armonia della bellezza e della naturalezza, hanno fatto il canone del bello artistico ridonando vitalità all’arte classica di Raffaello, principalmente nella pittura,  che è stata per tutti gli artisti che gli sono succeduti un esempio da seguire cecamente, fino a quando, alla fine dell’800, un gruppo di pittori ed architetti francesi rivoluzionarono gli interi sistemi grazie anche alle nuove tecnologie e nuovi materiali che, nel frattempo le scienze avevano messo a loro disposizione. Tutto questo non ha assolutamente posto in discussione la grandezza di questo artista. Quanto affermato alla sua morte, avvenuta quando aveva 37 anni, “ILLE. HIC. EST. RAPHAEL. TIMVIT. QUO. SOSPITE. VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI“ – Qui sta quel Raffaello, mentre era vivo il quale la Natura temette di essere vinta e mentre moriva, di morire con lui – ancor oggi resta pienamente valido, come è possibile respirare lungo tutto il percorso espositivo di questa importante rassegna presente fino al prossimo 2 giugno a Roma.

Raffaello Sanzio -Ritratto di papa Leone X-min                                 Ritratto di Leone X tra i Cardinali Giulio dè Medici e Luigi dè Rossi – Olio su tavola 1518/1519

Per questa occasione, come scrivono i curatori: “…sono stati riuniti per la prima volta più di cento capolavori autografi o comunque riconducibili a ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi e progetti architettonici. A questi sono stati affiancati altrettante opere di confronto e di contesto (sculture ed altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata), per un totale di 204 opere in mostra, di cui 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni”.

Sagrada Familia con San Juanito, o Virgen de la rosa                                                         “La Madonna della Rosa” – Olio su tavola trasportata su tela. !518/1520

Il titolo dell’esposizione “Raffaello: 1520 – 1483” attesta, oltre qualsiasi supposizione, come si articola il percorso espositivo che parte a ritroso proprio dalla celebre “Lettera a Leone X”, scritta da Raffaello in collaborazione con Baldassarre Castiglione – divenuta anche in anni successivi  il fondamento teorico della moderna idea di tutela dei beni culturali – per giungere agli anni della piena maturità artistica passando per l’anno 1509 quando, appena ventiquattrenne, giunse a Roma divenendo quasi immediatamente famoso ed osannato per la sua arte. Prendendo a modello questo programma per percorso a ritroso nel tempo che  il visitatore attento e disponibile ad ampliare la conoscenza di questo artista, parta dal luogo di sepoltura nel Pantheon – uno dei pochi monumenti ad ingresso gratuito –  per proseguire nella visita della Galleria Borghese dove si trova esposta la “Deposizione Baglioni”, opera che Raffaello dipinse a Perugia su commissione dell’omonima famiglia. A Perugia, Raffaello, vi giunse, dalla natia Urbino, per apprendere ed approfondire le sue conoscenze sulle caratteristiche pittoriche di due grandi maestri: Perugino e Pinturicchio.

Transfiguration_Raphael                                                                                              “La Trasfigurazione di Cristo”

Inoltre, sempre a Roma, non sono assolutamente da perdere due visite: una alla Villa Farnesina in Via della Lungara, sede dell’Accademia dei Lincei, dove sono presenti gli affreschi commissionati da Agostino Chigi, il Magnifico, per proseguire poi ai Musei Vaticani, dove, oltre l’affascinante galleria degli arazzi, realizzati da artisti fiamminghi su cartoni di Raffaello – uno di questi presente in mostra – si possono ammirare sia le stanze di Leone X con la celeberrima “Scuola di Atene” presente nella “Sala della segnatura”, che, esposto al centro della Pinacoteca Vaticana,  il celebre dipinto che raffigura “La trasfigurazione di Cristo”, ritenuta dai maggiori critici e storici d’arte la più bella opera pittorica dell’urbinate, (Paolucci ed  altri). Infine,  prima di concludere l’intero percorso ad Urbino, merita una sosta la cittadina marchigiana di Cagli – provincia di Pesaro-Urbino.

Cappella feroci Cagli                                    Cagli (PU): Affresco realizzato da Giovanni Santi nella Cappella Tiranni, Chiesa di San Domenico.

Qui nella Chiesa di San Domenico si trova la Cappella Tiranni affrescata nei primi anni del 1490 dal padre di Raffaello, Giovanni Santi, che si avvalse della presenza del figlio per lasciarci, come affermano molti, un ritratto del giovanissimo Raffaello immortalato nell’angelo di sinistra. Nello stesso anno, 1494, l’undicenne Raffaello Santi già orfano di madre, perderà anche il padre. Quest’opera a buon diritto può avere tutti i requisiti per essere un testamento spirituale e un’ultima manifestazione di affetto, che il padre Giovanni lascia al giovane figlio Raffaello. Una serie d’iniziative accompagneranno questa rassegna nell’arco di tutta la sua durata; informazioni più dettagliate sul sito www.scuderiedelquirinale.it

Roma – Scuderie del Quirinale – Via XXIV Maggio, n.16 – Mostra “Raffaello: 1520 – 1483” fino al 2 giugno 2020, con ingressi contingentati, dalla domenica al giovedi dalle ore 10,00 alle 20,00  nei giorni di venerdi e sabato fino alle 22,30. Biglietto intero €.15,00 – ridotto €.13,00 per gratuità, agevolazioni, promozioni speciali e attività didattiche, consultare il sito www.scuderiedelquirinale.it. Info anche per e.mail info@scuderiedelquirinale.it e call center +39.02.92897722.

 

Le altre opere. Artisti che collezionano artisti – Una grande rassegna di artisti contemporanei che si confrontano in cinque Musei di Roma dal 27 febbraio al 27 settembre 2020 Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna e Museo Napoleonico

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani
E’ una rassegna che vuole unire nelle opere esposte la tradizione e la visione del futuro, con uno sguardo sulla realtà sospesa tra le sfide della modernità e il peso della tradizione sia pittorica che scultorea. La città di Roma ospita un progetto espositivo pilota al quale hanno aderito 86 artisti che si alterneranno in cinque Musei civici, secondo una rigorosa divisione per ordine alfabetico e con la prospettiva di realizzare una prima rassegna dedicata all’arte presente oggi nella capitale. Questo progetto espositivo pilota, ideato da Lucilla Catania, Daniela Perego e con la cura scientifica di Claudio Crescentini e molti altri, vuole mettere a confronto diretto artisti, stili, linguaggi del XX e XXI secolo, iniziato nel 2018 grazie a un notevole impegno organizzativo e portato a termine nel 2020. 550 opere esposte -.

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  E’ un vero “Taccuino d’artista”, che si riflette nella sua minuta perfezione.

   Di Alessandro Ratti, dedicato a Pino Boresta. – “A spasso per libri -2019″

 

 

 

 

 

 

 

Capofila il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, dal 27 febbraio al 29 marzo 2020. A seguire, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, dal 6 marzo al 19 aprile 2020; Museo di Roma in Trastevere, dal 13 marzo al 19 aprile 2020; Galleria d’Arte Moderna, dall’8 aprile al 3 giugno 2020; Museo Napoleonico, dal 19 giugno al 27 settembre 2020.

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   Simone Bertugno: “Esaurito, esautorato, esausto esternalizzo escatologiche esegesi – ed altre 6101 parole”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…..”Percorrendo le sale delle mostre si percepiscono storie bellissime di amicizia e ammirazione reciproca e gli artisti, con i loro lavori, rendono omaggio alla Roma dell’arte contemporanea. Il visitatore intraprenderà un viaggio culturale attraverso un doppio registro di lettura: quello sentimentale che lega reciprocamente gli artisti e quello documentario che racconta la vita culturale e la ricerca estetica di Roma contemporanea. É questa un’occasione unica per immergersi in un multiforme caleidoscopio di tecniche, stili, forme e , in un viaggio collettivo e condiviso tra passato e presente, tra collezionismo e creatività”. Arianna Angelelli, Laura Panarese, Ileana Pansino, Roberta Perfetti e Carla Scicchitano
Informazioni: tel.060608 tutti i giorni dalle 0re 9,00 alle 19,00; sito web www.museiincomune.it

Open Colonna Bistrò della Stazione Termini di Roma

Testo e foto di Mariagrazia fiorentino e Donatello Urbani

La campagna di valorizzazione della Stazione Ferroviaria di Roma termini iniziata vari anni fa da Grandi Stazioni Retail mette a segno un ulteriore importante obbiettivo: un ristorante di Prima Classe gestito da un grande chef che ricalcasse quelli già presenti negli anni passati nelle principali stazioni ferroviarie italiane.

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Significative in proposito le parole di Sebastien de Rose, Chief Operating Officier di Grandi Stazioni Retail, che dopo aver ricordato come la stazione di Roma Termini essendo la più grande d’Italia e la seconda in Europa  sia di vitale importanza per la loro azione, ha posto in particolare evidenza la funzione di aggregazione sociale, oltre quella economica, che rivestono le stazioni ferroviarie fungendo da “punto di raccordo tra la città ed il cittadino in generale, non solo residente”. Di particolare importanza presentando i suoi menu basati sui piatti tipici della cucina romana “I romanissimi” – quattro primi: carbonara – gricia- amatriciana e cacio e pepe –  anche quanto affermato dalla chef Antonello Colonna: “Sono orgoglioso di questa nuova sfida che vuole portare l’alta cucina in un contesto di viaggio, dove sembra dominare la fretta tipica di un luogo di passaggio. Con Chef Express abbiamo voluto, al contrario, creare un luogo di riferimento e di destinazione: vogliamo riportare i romani dentro la stazione”.

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E’ indubbio che questa operazione che vuole coniugare una filosofia di alimentazione salutare con i piacere del palato, tipica della cucina romana tradizionale, contrasta con il concetto di benessere che stravolge la classica idea che mangiare sano non soddisfa il palato. Proporre una nuova idea di menù oggi non è facile, specie nel combinare le materie prime messe a disposizione dalla stagione, la capacità esecutiva dei piatti e le esigenze del gusto , soprattutto guardando anche ai costi che, come avviene per  “i romanissimi”  si limitano ad €.12,00. Ad illustrare le attività romane di Chef Express è stato l’Amministratore Delegato Cristian Biasoni che ha ricordato come la sua società sia presente a Roma Termini fin dal 1990 quando fu rilevato lo storico ristorante della stazione. “…oggi nella stazione romana”, ha affermato Biasoni, “Chef Express gestisce 19 punti di vendita suddivisi per tipologia di offerta: bar caffetterie,  gelaterie, pizzerie e ristoranti a marchio Mokà, Juice Bar, Mr.Panino, RossoSapore, Panella, Gusto, Roadhouse Restaurant, quanto prima interessato ad una radicale ristrutturazione, impiegando oltre 326 dipendenti”.

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L’inaugurazione del Ristorante Open Colonna Bistrò ha coinciso anche con l’apertura nel sottostante piano terra dell’Ala Mazzoniana, il più prestigioso e raffinato angolo della stazione Roma Termini, di un angolo pasticceria “Cioccolatitaliani” e di uno spazio salsamenteria “Renzini Gourmet”, dedicato alla vendita di eccellenze gastronomiche romane.

Maggiori notizie sui social e sul sito www.chefexpress.it

Rinascimento Marchigiano – Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma –

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, sede del Pio Sodalizio dei Piceni a Roma –P.za San Salvatore in Lauro –  accoglie una significativa testimonianza di quanto sia stato catastrofico nel 2016 il sisma che ha colpito la terra marchigiana. In mostra un notevole gruppo di opere d’arte, tra pittura e scultura che dicono di quanto amore sia stato riservato alla cultura e quanto grande sia stato lo sforzo profuso e condiviso con altri settori, taluni di vitale importanza per la vita civile.

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Nicola di Pier Gentile da Filetta di Amatrice detto Il Filotesio: “Redentore” – 1515/1520 – Affresco staccato dalla chiesa di S.Margerita ad Ascoli Piceno

Dietro ciascuna delle opere esposte ci sono sacrificio, tanto impegno e ricerca scientifica prestata da molti tecnici, tutti marchigiani che hanno lavorato in stretta collaborazione con le Università di Camerino ed Urbino e la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche avvalendosi anche d’innovative analisi diagnostiche.  Vederle oggi esposte già restaurate, sia pure con evidenti segni  per lo shock subito, non possono che suscitare un plauso e tanta ammirazione.

20200218_130643                                             Vittore Crivelli: “Madonna adorante il Bambino ed angeli musicanti” – Tempera su tavola

Il titolo “Rinascimento Marchigiano”, infatti vuole indicare proprio come in questa esposizione si possa vedere essenzialmente una rinascita,. Non solo culturale, dell’intera regione dopo un sisma che ha particolarmente infierito  nelle provincie di Macerata ed Ascoli Piceno provocando danni  superiori a tutte le restanti provincie del centro Italia

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                       Jacobello del Fiore: “Storie di Santa Lucia” – Lucia riceve l’Eucarestia – Lucia trafitta alla gola dal pugnale del boia

La mostra si avvale di un percorso itinerante concepito in tre tappe che hanno preso il via proprio nella zona del cratere, ad Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta ed ora prosegue a Roma presso la sede del Pio Sodalizio dei Piceni e si concluderà nell’estate 2020 a Senigallia, sulla riviera adriatica. Le opere esposte come scrivono i due curatori Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, nel bellissimo catalogo: “vanno dal ‘400 al ‘700., alcune dall’alto valore devozionale e non storico-artistico, altre invece dal grande valore storico-artistico. Tra queste crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco che ancora oggi si trovano all’interno delle chiese come oggetti di culto da parte dei fedeli. Non mancano però nomi importanti come Iacobello del Fiore con la serie delle scene della vita di Santa Lucia provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo, Vittore Crivelli con la Madonna Orante, il Bambino con Angeli Musicanti di Sarnano, Cola da Amatrice di cui spicca la Natività con i Santi Girolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca dalla sacrestia della chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno.”

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Scuola Marchigiana del XVIII sec. “Sportelli di armadio a muro” raffioguranti le tre cvirtù teologali: Fede-Speranza-Carità-, più una quarta (coniagata per l’occasione): Povertà volontaria. Particolari le 5 serrature le cui chiavi erano tenute da 5 diverse persone.

L’obbiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro come spiega Pierluigi Moriconi della Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e curatore dell’esposizione: “Terminate le mostre le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8  depositi e li saranno sempre a disposizione del pubblico previo contatto con la Soprintendenza”. Grazie alla presenza di queste opere nella capitale, sarà possibile ammirare una parte del prezioso patrimonio disseminato nel territorio marchigiano che è stato danneggiato dal terremoto, recuperato, portato a nuova vita e con questa mostra reso di nuovo fruibile.

Roma- Pio Sodalizio dei Piceni – Piazza San Salvatore in Lauro fino al 5 luglio 2020 con ingresso gratuito dal lunedi al sabato nelle ore 10,00/13,00 e 16,00/19,00.

Opere di Jim Dine in mostra al Palazzo dell’Esposizioni dall’11 febbraio al 2 giugno Roma, 2020 –

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Non è certo la prima mostra d’arte contemporanea ad essere ospitata nel Palazzo delle Esposizioni; grazie però al suo attuale direttore – Cesare Pietroiusti, – in questi anni  segnati dalla sua gestione, queste si sono notevolmente moltiplicate, per nostra fortuna e di quanti amano l’arte al passo della contemporaneità. Fino al prossimo 2 giugno avremo la bella opportunità di conoscere da vicino l’arte di  Jim Dine, (Cincinnati, USA, 1935 – un americano appassionato dell’Europa e amante di Roma -), in una mostra che accoglie circa 80 opere promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, ideata e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo e curata da Daniela Lancioni.

20200210_110345_001                                                                                                        Harvest (Recolte) 1984

Si tratta di un’ampia mostra antologica realizzata in stretta collaborazione con un artista che in più di mezzo secolo ha esplorato tecniche e soggetti,  dove un esaustivo apparato iconografico restituisce la memoria visiva dei celebri happening raccontati dalla voce dello stesso Jim Dine. Una selezione di video interviste, infine, permetterà di familiarizzare con la figura dell’artista.

20200210_114525                                                                                                     Long Island Landscape – 1963

Come ha tenuto a precisare il Direttore Pietroiusti:”Il Palazzo delle Esposizioni presenta uno dei maggiori protagonisti dell’arte americana, il cui lavoro, radicale e innovativo, ha avuto un grande impatto sulla cultura visiva contemporanea, in particolare su quella italiana degli anni Sessanta. Nonostante la sua popolarità, Jim Dine rimane un artista difficilmente catalogabile in virtù soprattutto della sua volontà d’indipendenza e del suo rifiuto a identificarsi nelle categorie della critica, della storia dell’arte e del mercato. Sono esemplari l’autonomia e la libertà con le quali da sempre si rapporta al panorama dei valori accertati”.

20200210_113934                                                                                                             Head – 1959

Il percorso espositivo è stato ordinato secondo un criterio prevalentemente cronologico e distribuito nelle sei sale che coronano la hall centrale. I primi lavori sono piccoli dipinti su tela e acquarelli datati 1959,in ciascuno dei quali campeggia una testa isolata dal corpo (Head). Lo stesso soggetto è presente nell’ultima sala a conclusione della visita ingigantito in un dittico del 2016 (Two Large Voices Against Everything).

20200210_114256                                                                                                            Shoe – 1961

Segue un focus dedicato agli happening. Per la realizzazione di questa sezione, scrivono i curatori della mostra, “è stata condotta un’approfondita ricerca delle fonti iconografiche negli archivi che detengono le immagini dei maggiori fotografi attivi negli anni Cinquanta e Sessanta sulla scena artistica downtown di New York: Robert R. McElroy, Fred W. McDarrah e Peter Moore.

20200210_115019_001                                                                                                       Black Venus – 1951

Le immagini fotografiche reperite sono esposte insieme a un commento audio appositamente registrato dall’artista per la mostra romana”. Ampio spazio nelle sale successive è stato dedicato ai dipinti datati tra il 1960 e il 1963, attraverso i quali è offerta la possibilità di familiarizzare con i temi noti dell’arte di Dine, dagli strumenti di lavoro, recuperati nella ferramenta del nonno, alla tavolozza del pittore  e gli indumenti di lavoro. Il fil rouge è il colore che si trasforma in diverse metamorfosi.

20200210_114802                                                                                              A Thin Kindergarten Picture – 1974

Proseguendo nel percorso s’incontrano alcune opere considerate i suoi capolavori, come Window with an Axedel 1961, Black Shoveldel 1962, Four Roomsdel 1962,costituito da quattro grandi tele e da elementi dislocati nello spazio, e Two Palettes in Black with Stovepipe (Dream)del 1963. Significativi, inoltre, cinque degli otto lavori presentati alla Biennale di Venezia del 1964, presenti circa a metà del percorso espositivo.

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Un’intera sala è stata dedicata ai noti Cuori di Jim Dine mentre in una successiva è presente il grande cuore di paglia (Straw Heart) insieme alla mano verde (Green Hand). Nell’ultima delle sei sale intorno alla  del Palazzo delle Esposizionisarà si trova esposta Black Venus del 1991 (scultura derivata dal modello della Venere di Milo,cui Jim Dine lavora a partire dalla fine degli anni Settanta) e altre opere diversamente riconducibili a modelli dell’arte del passato.

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La mostra proseguirà con una selezione di opere degli anni più recenti e terminerà con una folla di Pinocchi, sculture in legno realizzate a partire dai primi anni Duemila. Scrivono in proposito i curatori: “… questa reiterata presenza svelerà la predilezione di Jim Dine per il personaggio di Carlo Collodi, creatura meravigliosa portatrice dell’antica metamorfosi dell’inanimato che prende vita”. La rassegna è accompagnata da un catalogo edito da Quodlibet costo €.28.00 pagine 304. Attività collaterali affiancheranno la mostra: concerti, conferenze, rassegna cinematografica, laboratori e visite guidate bilingue anche per non vedenti e molto altro.

Roma:Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 fino al 2 giugno2020 con orari:domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso Informazioni e prenotazioni: Singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 0639967500; www.palazzoesposizioni.it Biglietti:intero€12,50; ridotto€10,00.

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Area Contesa – Un’importante area espositiva in via Margutta 90 – Roma

Redazione – Foto Giorgia Lattanzi

Il toponimo della via è assai incerto. Alcuni accademici credono che l’etimologia provenga dalla contrazione volgare di “Marisgutia”, cioè “Goccia di Mare”, eufemismo gratificante di un fetente ruscello che dalla villa dei Picini scendeva e finiva nel Tevere, una cloaca naturale insomma. Altri cronisti, recentemente, sostengono che il nome derivi dalla famiglia Marguti: in effetti, dal censimento del 1526, risulta che un tal Luigi Marguti, di professione barbiere, abitasse in questa strada. Via Margutta, all’origine, era soltanto il retro dei palazzi di via del Babuino, dove erano i magazzini e le scuderie per il posteggio delle carrozze e dei carretti. Sulle pendici della collina, piccole case di stallieri, muratori, marmisti, cocchieri e nel viottolo l’attività degli operai aveva maggior spazio che non nei cortili gentilizi dei palazzi.

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Oggi questa via è ancora uno dei punti più caratteristici e vivi per l’arte a Roma. Uno spazio molto vivace è “Area Contesa”. Ecco cosa dicono le fondatrici, le  due sorelle Zurlo : “Gli spazi di area Contesa Arte sono poliedrici e predisposti ad ospitare diverse forme di espressione artistica. I percorsi principali in ambito concettuale sono due: quello delle arti tradizionali, “evoluzione dell’arte”e quello delle arti applicate, “metamorfosi creative, ma all’interno di questi due itinerari possiamo trovare molteplici e diverse forme d’espressione: opere pittoriche, sculture, grafica, fotografia, design d’autore e cibo d’autore. Artisti e creativi contemporanei hanno la possibilità di esporre in questa galleria.

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Il regista Federico Fellini abitava, insieme alla moglie Giulietta Masina, in questa via. In questi giorni è in corso una mostra dedicata al centenario della nascita di Fellini, genio indiscusso del cinema italiano. Ho selezionato per voi due scatti di opere esposte che restituiscono in termini poetici il clima onirico e realistico che il cinema felliniano ha costituito.

Indonesia – Una terra con una popolazione amica desiderosa d’incontrare gli italiani

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Malgrado le buone relazioni diplomatiche che da 70 anni intercorrano tra le due repubbliche: Italiana e Indonesiana, confermate anche da un importante interscambio commerciale e da tante notizie che spesso occupano giornali e televisioni, la conoscenza reciproca tra le due popolazioni presenta tutt’ora qualche lacuna.

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Lodevole, pertanto, l’iniziativa che annualmente prende l’Ambasciata  di questa repubblica del sud-est asiatico, convocando presso la sede diplomatica romana, giornalisti imprenditori ed operatori turistici e commerciali per fornire spunti di approfondimento politici, commerciali, economici con precisi riferimenti anche  alle condizioni socio-economiche e culturali della popolazione della Repubblica Indonesiana. I buoni rapporti, non solo diplomatici, stabiliti con  tutte le nazioni, dei quali la relazione presentata da S.E. l’Ambasciatrice in Italia Sig.ra  Esti Andayani ha fornito un’ampia documentazione, hanno consentito agli oltre 260 milioni di abitanti distribuiti in circa 17 mila isole, importanti tassi di crescita, non solo economici cresciuti del 5% negli ultimi anni, che hanno generato fra l’altro un’apprezzabile sicurezza interna, condizione essenziale per affermare anche una buona presenza turistica.

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Una conferma di questo giunge anche dalla presenza di turisti italiani in Indonesia che ha raggiunto nell’anno 2018 la considerevole cifra di 94.288 presenze con un incremento sul 2017 del 4,7%. Buone ambasciatrici delle offerte turistiche indonesiane sono state varie iniziative turistico-culturali intraprese essenzialmente grazie alla dinamicità degli organismi diplomatici indonesiani presenti in Italia, dall’ambasciata ai consolati passando attraverso la preziosa opera dei tre consolati onorari di Napoli, Genova e Firenze. Nel corso del 2019 fra i vari eventi a carattere turistico culturale che hanno riscontrato maggior successo, oltre le celebrazioni organizzate per la ricorrenza del 70^ anniversario per l’istituzione delle relazioni diplomatiche fra le due Repubbliche, nonché la partecipazione alle classiche borse del turismo quali TTI a Rimini, BIT a Milano ed altre,  sono stati lo spettacolo musicale svolto il 21 giugno a Roma in Piazza della Rotonda al Pantheon, nel corso della “Festa della Musica”, il Festival del Cinema Indonesiano e l’inaugurazione del “Gamelan Bali Puspa Sari 2.0” dove la formazione musicale di Gamelam  composta da giovani italiani, hanno sperimentato, nel sano spirito culturale, la cultura e l’amicizia che intercorre fra i due popoli.

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Di grande importanza, inoltre, è stata la partecipazione alla “Rome Fashion Week”, dove hanno sfilato 46 opere di design di moda, tutti studenti dell’Accademia Koefia, una delle più prestigiose ed antiche presenti in Italia, realizzate con tessuti tradizionali indonesiani, – fra i quali il batik occupa una posizione di rilievo, – forniti dall’Ambasciata Indonesiana a Roma. Alcune di queste iniziative saranno ripetute nel corso del 2020 e potranno essere seguite, anche per un’eventuale partecipazione, sul sito web dell’Ambasciata Indonesiana https://kemlu.go.id/rome/.

Conversation Piece / Part VI – La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci. – Mostra di artisti contemporanei di passaggio a Roma

Testo e foto di Donatello Urbani

La mostra “Conversation Piece / Part VI – La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci”, curata da Marcello Smarrelli e allestita negli spazi espositivi romani della Fondazione Memmo, Scuderie di Palazzo Ruspoli, presenta opere realizzate da artisti stranieri presenti temporaneamente a Roma che gli stessi artisti dedicano ai colleghi italiani con l’intento d’invitarli, come dice il titolo, a conversare con loro. La mostra, come ha affermato il curatore, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo. Protagonisti dell’esposizione sono Corinna Gosmaro (artista, CRT Italian Fellowship in Visual Arts presso l’American Academy in Rome) Philippe Rahm (architetto, borsista presso l’Accademia di Francia – Villa Medici nel 1999/2000 e attualmente residente a Roma) e Rolf Sachs (artista e designer svizzero, che ha da poco stabilito il proprio studio a Roma).

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La mostra, nata da una serie di conversazioni del curatore  con Philippe Rahm (Pully – Svizzera, 1967) e dalla sua ricerca tra architettura, arte e design (che l’autore stesso indica come vicina alle teorie del “nuovo realismo”), testimonia, anche attraverso le opere degli altri artisti coinvolti, una fiducia negli oggetti come possibili agenti di cambiamento.

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Rahm, noto per le sue innovative teorie sull’architettura, in linea con i principi della termodinamica, presenta Climatic Apparel, due capi d’abbigliamento unisex, due prototipi di quella che l’artista definisce “moda del Nuovo realismo”. I due abiti – realizzati in collaborazione con la socia Irene D’Agostino e con il brand francese About a Worker – capaci di reagire alle condizioni atmosferiche, richiamano il tema dei cambiamenti climatici, campo di ricerca dell’artista da diversi anni.

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Corinna Gosmaro (Savigliano – Italia, 1987) sperimenta come il dato reale possa costituire il senso più profondo di un’opera d’arte attraverso l’installazione Aria calda. In un perimetro delimitato da un tappeto rosso sono esposte due tipologie di lavori: dipinti realizzati su filtri per l’aria e sculture prodotte con dei corrimani in ottone.

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Spiazzante e non privo d’ironia, scrive il curatore, l’intervento di Rolf Sachs (Losanna – Svizzera, 1955), che presenta opere realizzate a partire da oggetti di uso quotidiano o elementi naturali, trasformati e riassemblati, capaci di manifestare lo spiccato interesse dell’artista per la componente manuale e la sperimentazione sui materiali.

Roma – Fondazione Memmo, via Fontanella Borghese 56/b, fino al 22 marzo 2020. Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso). Ingresso libero

 

Immaginaria – Logiche d’arte in Italia dal 1949 – Terni, Palazzo Montani Leoni

Testo ne foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La rassegna allestita nella affascinante sede ternana della Fondazione Carit – Cassa di Risparmio di Terni e Narni –, per l’occasione magistralmente restaurata, nella parole del curatore Prof. Bruno Corà: “….propone una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall’immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all’avvento della cosiddetta condizione postmoderna, dell’era informatica e dell’avvio della globalizzazione, in un’attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi”.

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Afro: “La comare” – 1950                                                                                             Lucio Fontana: “Concetto spaziale” – 1958

In questa ottica il percorso espositivo vuole dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi.  Opere importanti di artisti quali Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi, Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti, attivi negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti, anch’essi presenti negli stessi anni insieme ad artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri, sono fedeli testimoni delle tendenze artistiche presenti in Italia fino al ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

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Enrico Baj: “Generale con il suo aiutante di campo” –  1959                                                          Franco Angeli: “Senza titolo” – 1960

Ognuno di tali artisti ha espresso la propria ‘logica’ ideativa e formativa dell’opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell’arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia.  La mostra anche non presumendo di poter rispecchiare totalmente il complesso tessuto artistico generatosi nel nostro Paese nel corso di oltre mezzo secolo procede in modo esemplare esponendo per lo più singoli pronunciamenti linguistici distintivi di altrettante poetiche.

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Mimmo Rotella: “Il cavaliere rosso” – 1963                                                                                         Mario Merz: “Senza titolo” – 1981

La mostra Immaginaria, Come scrive il curatore “…è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro ‘storico’ di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi”. Una mostra assolutamente da non perdere per l’importanza e culturale che riveste in tutte le sue sfacciettature.
Sussidi e apparati di carattere storico critico che accompagnano i visitatori lungo tutto il percorso artistico sono presenti nel prezioso catalogo edito per l’occasione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, il cui costo – €.20,00 – sarà interamente devoluto all’Associazione Società San Vincenzo dé Paoli – Consiglio Centrale di Terni per l’Emporio dei Bambini.

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Hidetoshi Nagasawa: “Visione di Ezrchiele” – 1990         Nuvolo (Giorgio Ascani). “Senza titolo (Genesi) – 1992

Per molti, come afferma il Presidente della suddetta Fondazione Prof. Luigi Carlini:”….sarà anche l’occasione per scoprire il contenitore dell’esposizione, il prezioso palazzo Montani Leoni, nel cuore di Terni. Il palazzo, com’è testimoniato dall’iscrizione sul portale d’ingresso sul retro, risale al 1584. Nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito di un intervento urbanistico che portò alla apertura della Strada Nuova, l’edificio subì un profondo riassestamento. L’attuale aspetto, con la bella facciata, opera dell’architetto Benedetto Faustini, è frutto di quell’intervento che coinvolse anche diverse sale del piano nobile, decorate prevalentemente tra il 1887 e il 1913, pur preservando dipinti risalenti al primo impianto del palazzo”.

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Collezione CARIT: Francesco Guardi: “Veduta veneziana”                    Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno:”Annunciazione della Vergine”

L’interesse culturale insito nella visita di questa rassegna trova anche un’ulteriore opportunità nella visita, da richiedere alla suddetta Fondazione, alla collezione permanente di opere d’arte di proprietà della Fondazione Carit, anch’essa allestita nelle prestigiose sale del piano superiore del Palazzo Montani Leoni.

Terni – Palazzo Montani Leoni – Corso C. Tacito, n.49 fino al 1 marzo 2020 nei giorni di Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 10,00 alle 18,00 con ingresso GRATUITO.

Prato – Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Confronti fonte di polemiche. Per molti anni è stato un dogma osservato e rispettato da tutti i cultori delle arti visive che nel corso degli anni è venuto a cadere. Oggi è una strada maestra da percorrere nella ricerca di approfondimenti e spunti critici. Su questa linea si muove la mostra allestita all’interno del Palazzo Pretorio di Prato, fino al prossimo 13 aprile, dal titolo “Dopo Caravaggio. Il seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” che pone in un confronto diretto, una di fronte all’altra, due importanti collezioni di artisti “caravaggeschi”, operanti sul Regno delle Due Sicilie, è assolutamente da non mancare.

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Due olio su tela di Giavan Battista Caracciolo dello Battistello. Destra:”San Giovanni Battista Fanciullo”  – Sinistra:”Noli me tangere”

Lungo il percorso espositivo che pur non essendo un’esposizione sulla pittura napoletana del Seicento, si possono ammirare 22 tele – tre di proprietà del Comune di Prato che sono parte dell’interessante Pinacoteca Comunale presente nel bellissimo edificio, e n.19 facenti parte della collezione De Vito, gestita dall’omonima Fondazione, molte delle quali “mai viste”, come ha dichiarato nel corso della conferenza stampa, il suo Presidente, Giancarlo Lo Schiavo. Scrivono in proposito i curatori: “Il periodo preso in considerazione dalla mostra è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che fa in Battistello il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza  a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere, attraverso le declinazioni aggiornate sul classicismo romano bolognese e sulle correnti pittoriche neovenete di artisti come Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino, a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano, sulle loro opere già improntate al linguaggio barocco matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso”.

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Mattia Preti: Bozzetto “San Marco Evangelista” – Destra Particolare del piede con sei dita che non comparirà nella opera finita

La mostra, pur non esponendo un nucleo di dipinti numeroso, è di grande qualità. Sorprende, come scrivono sempre i curatori, quanto: “….la bellezza non scontata della narrazione, cruda e sofisticata che sia, metta a nudo l’anima degli artisti che furono a Napoli i primi interpreti del naturalismo caravaggesco e degli altri che successivamente si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco”. Da non trascurare anche gli elaborati presenti nel bel catalogo edito da Claudio Martini Editore curato da Nadia Bastogi e Rita Iacopino – pagine 192 costo €.25,00 – impreziosito da splendide tavole a colori ed interessanti apporti scientifici curati da specialisti di arti visive, fra i quali, di grande interesse, la narrazione delle vicende, storiche e personali, che sono alla base della formazione di queste due interessanti collezioni: Comunale e Fondazione De Vito. Nota a margine il grande interesse turistico che offre la città di Prato che conserva all’interno del Duomo opere d’arte, pittoriche e scultoree, di notevole interesse.

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Francesco Fracanzano: “Loth e le figlie”                                                                                         Nicola Malinconico: “Il Buon Samaritano”

Prato – Palazzo Pretorio – Mostra “Dopo Caravaggio. Il seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” fino al 13 aprile 2020, tutti i giorni, eccetto i martedi, purché non festivi, dalle ore 10,30 alle 18,30. Biglietto d’ingresso Museo e Mostra, intero €.10,00, ridotto €.8,00. Informazioni, anche per le gratuità previste, sul sito www.palazzopretorio,prato.it – tel.+39.0574.24112 – e.mail museo.palazzopretorio@comune.prato.it, – prenotazioni.museiprato@coopculture.it