ROMINCS – Festival Internazionale del Fumetto, animazione, Cinema e Games alla Nuova Fiera di Roma dal 3 al 6 ottobre 2019 –

Testo e foto di Pietro e Donatello Urbani

Malgrado il testo che recita: “ Romics è un  Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games”, questa Kermesse, creato nel 2001 dal Consorzio Imprese Castelli Romani e organizzato oggi dall’associazione Isi, è una vera e propria rassegna colma di eventi, incontri e spettacoli.  Il nutrito programma, riportato dettagliamente in calce,  prevede oltre 100 presentazioni, incontri ed eventi in 10 location in contemporanea. Nei 5 padiglioni che li ospitano, è possibile, come affermato dal Direttore Artistico, Sabrina Perucca, “immergersi in tutti i mondi della creatività, dal fumetto all’illustrazione, dalla narrativa al cinema, spaziando in tutte le novità, adottate dalle grandi case editrici, le fumetterie, i collezionisti, i videogiochi, fino ai gadget e gli imperdibili incontri con autori ed editori. Romics è il grande appuntamento per il pubblico sui linguaggi dell’immaginario, universalmente riconosciuti come media e contenuti generatori di cultura, capaci di veicolare messaggi e smuovere coscienze, grazie alla straordinaria forza evocativa – e poetica – delle immagini, delle parole e della letteratura disegnata” .  Giovedì 3 ottobre – ore 10.00: Inaugurazione della XXVI edizione Romics e l’apertura stand espositivi in tutti i padiglioni alla quale seguiranno l’ Inaugurazione delle mostre “Omaggio a Tito Faraci”,  “Furio Scarpelli”, “L’Arte di Federico Bertolucci”.

20190405_154957                                      Veduta di uno dei padiglioni nella precedente edizione autunnal

Le maggiori novità di questa edizione,  con programma in continua evoluzione e aggiornamenti in tempo reale, interessano:

– L’assegnazione dei Romics d’oro a: Altan, maestro della satira italiana; Tito Faraci, sceneggiatore di fumetti e Stuart Penn, uno dei padri ei moderni effetti digitali;

– grande appuntamento per i professionisti del settore con il meeting sul fumetto e l’illustrazione italiana che si svolgerà il 4 ottobre 2019;

– laboratorio dedicato alla ricerca, promozione, sviluppo e supporto di progetti innovativi nell’ambito della creatività e dell’entertainment a impatto sociale in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma;

– Festival Internazionale del Cinema d’Animazione: “I Castelli Animati”, con la premiazione,

–  sabato 5 ottobre,  dei migliori corti di diploma realizzati dalle scuole di animazione italiane ed internazionali;

– concerto di 70 professori d’orchestra che presenteranno una selezione dei nuovi classici dei film di genere da Superman a Harry Potter;

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– sabato 5 ottobre: incontro speciale “Fenomeno Giappone, dai manga e gli anime ai nuovi trend” con la presentazione di tutte le novità per il Tokyo 2020, tra cui l’Otaku Summit, rappresentazione facente parte del programma culturale delle Olimpiadi;

– Comics City: la città dedicata al fumetto, con incontri, presentazioni in diretta di fumetti, live performance, Artist Alley, luogo dove poter incontrare grandi autori, l’Area Nuovi Talenti e l’Area Pro;

– appuntamenti con la fantascienza ed il fantasy;

– presentazione di nuove etichette indipendenti di fumetti;

–  festa dei quaranta anni di attività della Scuola Internazionale di Comics con mostra di opere realizzate sui banchi di scuola da autori oggi professionisti affermati;

– Area Romics Kids&Junior riservata ai giovani visitatori (già presente nelle precedenti edizioni);

Romics Movie Village: spazio di approfondimenti sull’uscite più attese dell’autunno, con anteprime ed incontri speciali sui film di genere ed ispirati ai fumetti romanzi e videogames, accompagnati dalle installazioni delle major e delle principali fandom italiane;

Games e Card Games: l’intero padiglione 8 ospiterà iniziative e prodotti per tutti i gusti a partire dai giochi da tavolo, con tornei di carte;

20190405_161214                                                    Cosplayers in attesa deòòa selezione finale

-Cosplay: appuntamento dedicato al mondo giovanile che fa rivivere i personaggi più amati del fumetto.. Quersta edizione vede la partecipazione straordinaria di due cosplayers internazionali: Sorine e Carina, in arte Surine Cosplay e Rinaca Cosplay.

Anche per questa edizione si attende una conferma dei prestigiosi numeri di afflusso con circa 500 mila visitatori –  e consensi, in particolare della stampa specializzata, ottenuti nelle precedenti edizioni. Un appuntamento assolutamente da non mancare.

Roma – Nuova Fiera di Roma – Via Portuense n.1645/1647  dal 3 al 6 ottobre 2019. Contatti e informazioni su orari e costi dei biglietti d’ingresso: Tel.+39 06 93 95 6069  – +39 06 93 96 007 – e.mail: info@romics.it

39^ Festa della Cipolla a Cannara (PG) – Cipolla e non solo in festa in uno dei borghi più belli d’Italia

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

“…. Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina”
.  Pablo Neruda in “Ode della cipolla”. A fondo pagina il testo completo.

Pablo Neruda, premio Nobel per la letteratura nel 1971 è ritenuto dai maggiori critici letterari, il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua, che lo descrivono principalmente come “il poeta dell’amore e della sensualità, per la straordinaria intensità dei suoi versi amorosi”. Si vuole che s’ispirasse non soltanto ai sentimenti più elevati, ma anche all’amore più semplice che non passa mai di moda: quello verso il cibo. In proposito si racconta che durante una visita all’amico caprese Mario Alicata fu lanciata  una disfida culinaria da disputarsi in due cene che avessero come elemento primario la cipolla.  Nella prima si cimentarono i coniugi Neruda:  questo il menù:

– cipolle marinate al vino rosso;

– insalata alla piuma cipollina;

– pasticcio fritto incipollatissimo;

– ceviche di gamberi di Capri carichi di cipolla violetta..

Il gambero, altro grande amore del poeta buongustaio,  fu richiesto espressamente da Pablo Neruda anche nel menù del pranzo nuziale, cucinato in estrema semplicità e per pochi intimi da Matilde. Riferiscono le cronache che la seconda manche della “sfida all’ultima cipolla” non si disputerà mai: alla fine della prima cena, Mario Alicata si dichiarò sconfitto e si arrese alla perizia culinaria della coppia Neruda-Urrutia nel trattare questo concentrato di sapori.

20190907_194043L’acquisto della “Resta” di cipolle è sempre accompagnato da un sorriso come la sig.ra Maria Oliva Filippucci, produttrice di cipolle, aglio, lenticchie e ceci. Punto vendita: Via Valle,14 – 06033 Cannara. Tel.0742.720416

La cipolla apripista ad attività economiche capaci di arrestare l’esodo dei residenti verso centri urbani. Il malcelato intento degli organizzatori che hanno organizzata la 39^ Festa della Cipolla, iniziativa che oltre il coinvolgimento dell’intera popolazione di Cannara – circa 600 persone tutte volontarie principalmente giovani – é anche un’ apertura verso il turismo in modo tale da avere una valida alternativa alle attività agricole che proprio nella coltivazione della cipolla, dell’aglio, dei ceci e delle lenticchie offra un valido ritorno economico.

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I primi giorni di festa della cipolla hanno registrato una numerosa partecipazione di turisti buongustai, residenti non solo nella zona, e le premesse per i giorni avvenire, fino al termine fissato al 15 settembre p.v.,sono alquanto rosee e indirizzare a superare la soglia dei 70mila pasti,  serviti nelle precedente edizione, ed una presenza di 120mila persone. In tutto questo è indubbio il merito della cipolla servita in tutte le salse non solo nei sei stand – taberne per l’occasione – ma anche nell’unico ristorante/osteria locale che propone un menu a prezzo fisso ad un costo contenuto – €.27,00 –.

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Il titolare Ernesto Parziani, vero cultore di specialità culinarie locali,  propone ai clienti una vera e propria eccellenza “Spaghetti alla chitarra Perbacco” da non mancare assolutamente, che racchiudono quanto di meglio è presente nei sapori  della cucina umbra.  – Tel.0742.720492 – fb: perbaccocannara. La festa, comunque, non si esaurisce solo con l’enogastronomia – il vino passito vernaccia, abbinato ai roccetti-, è la migliore conclusione per un ottimo pranzo. Un nutrito calendario di manifestazioni è stato presente nei giorni passati e prosegue anche in quelli successivi.

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Fra i tanti eventi previsti, la gara podistica competitiva- Km.11,00 – e non competitiva – Km.5,00 – il “2^ Memorial Valter Baldaccini”,  con oltre 400 atleti, ha occupato una posizione di tutto rilievo. L’edizione settembrina della festa della cipolla, troverà nel mese di dicembre anche una replica “Winter”  nella settimana dell’Immacolata e in quella successiva. Per l’edizione 2019 è consigliabile consultare il sito web www.festadellacipolla.com .

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L’unicità di questo mosaico é offerta dall’impiego di tessere di tre colori –                                Ingresso al borgo di Collamancio

Destagionalizzare gli attrattori turistici è un obbiettivo primario che il Presidente dell’Ente Fiera, Roberto Damaschi, si propone di raggiungere. L’obbiettivo é ottenere percorsi turistici  percorribili e validi nell’arco dell’intero anno grazie anche alla valorizzazione e attualizzazione di quelli già presenti stabilmente nel territorio. Di grande interesse culturale è il Museo della Città di Cannara. Oltre varie testimonianza storiche riferibili alla città stessa, amorevolmente coltivate con preziose pubblicazioni da alcuni cittadini studiosi della storia locale quali il prof. Ottaviano Turrioni e Mario Scaloni, trovano una degna esposizione importanti reperti archeologici frutto delle campagne di scavo nel vicino sito archeologico pre-romano risalente al III sec a.C. di Urvinum Hortense, probabile città romana gia menzionata nella “Naturalis Historia” da Plinio il Vecchio. http://artbonus.gov.it/urvinum-hortense.

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Urvinum Hortense: Canale di distribuzione dell’acqua raccolta nella cisterna al di sotto delle lastre di lamiera. Il cardo massimo e i resti della basilica medievale, sulla sinistra resti del tempio pagano di III^ sec a.C.

Da qui proviene il bellissimo mosaico rinvenuto nella zona delle terme urbane che è la vera “star” di questo museo. Importanti aspettative si attendono, inoltre, dalle future campagne di scavo. Questo sito archeologico si trova in prossimità del borgo di Collemancio, frazione del Comune di Cannara, nel cui centro storico esistono rilevanze culturali sia per la presenza di un  Castello Medievale, del Palazzo del Podestà e di due chiese, custodi di cicli pittorici in parte medievali, purtroppo bisognosi di urgente restauro.  Interessante a Collemancio è anche l’offerta dell’albergo  “Il Rientro”con un ottimo ristorante e una SPA dove la cipolla trova impiego, oltre quello culinario, anche sui trattamenti cosmetici offerti alla clientela. Consigliabile un fine settimana all’insegna del buon gusto. Tel.o742.72420 – 0742.720218- email: ilrientrocollemancio@gmail.com – albergoilrientro@gmail.com

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Cannara: Crocifisso processionale in tela di lino su anima di ferro –  Ricostruzione del giaciglio di S.Francesco all’interno del Tugurio

Un percorso già fruibile in biking, oppure trekking è quello religioso. La figura di San Francesco ha segnato con la sua presenza tanto il borgo quanto tutto l’entroterra, grazie anche alla vicinanza da Assisi. Nel centro storico si trova il “Tugurio di S.Francesco” dove il Santo si riposava e si ritirava in preghiera quando era presente a Cannara. La tradizione vuole che in questo luogo oppure in un locale attiguo il Santo impose il primo abito di Terziario Francescano di Penitenza al Beato Lucio Modestini, fondando, di fatto, l’ordine che negli anni seguenti si estenderà in tutto il mondo. Nella vicina Piandarca in aperta campagna, un’edicola ricorda che proprio qui Francesco tenne la famosa predica agli uccelli.

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Collemancio: La campagna che circonda il paese e i tetti del borgo visti da una finestra dell’Albergo “Il Rientro”

Uno slogan vuole l’Umbria Cuore Verde d’Italia. E questo trova riscontro nel territorio che circonda quasi assediandoli, in perfetto stile medievale, i tanti borghi delle regione. Fra quelli degni di menzione primeggia senza dubbio Cannara. Qui la natura ha voluto offrire il meglio di sé ed agli amanti dei percorsi naturalistici ha messo a disposizione il più ampio campionario possibile.

Per saperne di più su tutte le attività inerenti la città di Cannara consultare il sito aggiornatissimo www.festadellacipolla.com e con un arrivederci alla 40^ edizione 2020.

“Ode alla cipolla” di Pablo Neruda

Cipolla, anfora luminosa,
petalo e petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo rozzo stelo verde,
e nacquero
le tue foglie come spade nell’orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata
brillare,
costellazione costante,
rotonda rosa d’acqua,
sopra
la tavola
della povera gente.

Generosa
disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
fervente della pentola,
e la parete di cristallo
al calore acceso dell’oliosi trasforma in arricciata penna d’oro.
Anche ricorderò come feconda
la tua influenza l’amor dell’insalata,
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti fine forma di grandine
a celebrare la tua chiarità sminuzzata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata delle mani del popolo,
innaffiata di olio,
spolverata
con un po’ di sale,
uccidi la fame
dell’operaio nella dura strada.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta, esci dal suolo,
eterna, intatta, pura
come seme d’astro,
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sale l’unica lacrima
senza pena. Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina .

 

Sidival Fila in mostra a Palazzo Merulana fino al 5 ottobre 2019

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

“La materia svelata!” recita il titolo della mostra che nello stesso tempo c’immerge in profondità sul tema che le opere vogliono proporre ai visitatori. “Siamo materia” ci dicono “ed abbiamo vicende ed avventure da raccontare che hanno attraversato secoli lasciando su di noi impronte indelebili”.

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La storia che si sviluppa lungo tutto il percorso espositivo potrebbe iniziare al secondo piano di Palazzo Merulana, dove questa rassegna è stata allestita, proprio partendo da due tele marroni di canapa che nei secoli XVII e XVIII furono utilizzate da uno sconosciuto artista per dare vita ad un dipinto forse di soggetto religioso. Di Sidival Fila, scrivono i curatori nel catalogo – Silvana Editorialcon testi in italiano ed inglese pa.175 costo €.30,00-: “Frate francescano e artista di origini brasiliane: in una sola figura s’incontrano due universi che viaggiano insieme attraverso la ricerca e la creatività dell’autore. Grazie all’utilizzo di tessuti, stoffe, carte storiche, fibre organiche ricuce e ricompone spazi di materia ora più lievi ora più profondi”. Trama e ordito, nelle opere di Sidival Fila, riflettono le vicende umane e prendendo forma di tessuto testimoniano tra le pieghe e le velature delle superfici una vera e propria umanità.

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Tutto questo trova piena conferma nelle parole dell’artista stesso quando afferma: “tramare e ordire nella mia arte assumono un valore  e un significato positivo, grazie ad un articolato processo di restituzione alla vita della materia utilizzata, che viene rigenerata e successivamente sottoposta a una particolare forma di riscatto, un’assoluzione che riattualizza la materia stessa nel presente. Un lavoro meditativo e artigianale sulle materie prime – siano esse tela, carta, lino, seta, pergamene o fibre incontaminate – che lascia un’impronta,un nuovo segno grafico che le rende significative, attraverso un’innata energia espressa nel tempo e nello spazio senza confini”.

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Il progetto espositivo, come ha rilevato la direttrice è stato concepito proprio in relazione al luogo in cui questo trova collocazione. Palazzo Merulana, già sede dell’Ufficio d’Igiene Comunale,  è stato per molti anni un residuato dei bombardamenti subiti dalla città di Roma nel corso della seconda guerra mondiale e solo di recente ha trovato una nuova vita quale sede espositiva di opere d’arte dove la collezione donata dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, abilmente gestita da CoopCulture.

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La rassegna, comunque, ufficialmente inizia nelle Sala delle Sculture al piano terra con due opere quanto mai significative delle quali una, in particolare, abbinata ad una scultura di Antonietta Rafael “Genesi n.2” esprime la precisa volontà di dialogo con le opere presenti nella collezione permanente del Palazzo. Un chiaro messaggio rivolto al superamento delle barriere sia  di mancate integrazioni sociali e di auspicabile intercomunicabilità fra esseri umani.

Roma – Via Merulana, 121 fino al 5 ottobre 2019 con orario Da mercoledì a lunedì ore 10 – 20 -Ultimo ingresso ore 19 – Martedì chiuso. Accesso al piano terra – Sala delle Sculture: ingresso libero – Secondo, terzo e quarto piano (collezione +mostra): Costo del biglietto d’ingresso Intero 10.00 € – Ridotto 8.00 €

Viterbo – “Tessere la Speranza – Il culto della madonna vestita nella Tuscia” – Un mostra nel Monastero di Santa Rosa fino al 26 ottobre 2019 documenta tradizione e fede religiosa nella Tuscia.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La devozione religiosa per la Madonna ha generato nella Tuscia dei primi anni del 1700 un vero e proprio culto popolare. Sono questi gli anni della controriforma in cui i dettami del Concilio di Trento – 1543/1565 – che avevano al centro la venerazione per la Madonna, impegnavano il clero nella sua attuazione fra la popolazione, spesso facendo leva, come nel caso del circondario viterbese, anche nelle rievocazione di antichi culti spesso precristiani, come quello della filatura e tessitura di stoffe sia pure per uso domestico, oppure dei “penati”-  antenati – già presente nell’antica Roma.

20190904_102120Viterbo-  Monastero di Santa Rosa” Santa che fila”. Affresco del sec.XV^ rinvenuto nel corso dei lavori di allestimento di questa rassegna

Questo culto degli antenati prevedeva la realizzazione di piccole statue in terracotta da porre all’ingresso dell’abitazione sperando che svolgessero un’azione di protezione e tutela verso tutti i membri della famiglia che comunque erano la loro propaggine vivente. La realizzazione di simulacri religiosi e la loro venerazione rientrava quindi in un’antica tradizione non del tutto svanita fra la popolazione così come il tessere per loro abiti pregiati, spesso arricchiti con fili di oro e argento, degni del personaggio più importante della comunità.   “Il gesto ripetitivo della tessitura è spesso considerato metafora della preghiera, da secoli nel viterbese dove molto presente è il culto della Madonna vestita, la devozione si manifesta anche nella cura e nel dono dell’abito al simulacro vestito”, scrivono i curatori nel bellissimo catalogo, ricco d’immagini e apporti scientifici di notevole interesse, edito da Gangemi Editore International pagine 143 costo in mostra €.30,00.

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Valentano (Diocesi Viterbo) “Madonna della Coroncina”                   Vallerano (Diocesi Civita Castellana) “Madonna del Rosario”

L’abito ha un ruolo di primaria importanza sia nella tradizione che nella cultura popolare. Le stesse sacre scritture ci dicono dell’invitato al banchetto nuziale allontanato per non aver indossato l’abito prescritto. In questa rassegna giocano pertanto un ruolo di primaria importanza tanto il culto per la Madonna, “Regina Coelis”, tanto gli abiti che competono ad un simulacro di così grande importanza. La mostra allestita nella suggestiva cornice del Monastero di Santa Rosa a Viterbo espone preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati sia in luoghi di culto che nelle abitazioni di privati. Proprio intorno a questi tre soggetti si articola il percorso espositivo che, per l’occasione, inizia con un’esposizione di apertura, nel prestigioso refettorio, di reliquie con una particolare attenzione a quelle di Santa Rosa la cui festa ricorre il 3 e 4 settembre.

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Alla vestizione dei manichini con sottogonne, abiti, scarpe ed abbellimenti vari provvedevano solo le donne. La partecipazione degli uomini era probita. Foto a destra: parrucca in fili di seta naturale in perfetta accociatura settecentesca destinata alla Madonna del Carmelo, di Vetralla (VT)

Nelle successive ed attigue sale sono esposte gli altri protagonisti: abiti e manichini, che sono al centro di questa rassegna. La prima sezione è dedicata al culto attivo, come riporta il catalogo, “a quegli esempi di grande devozione verso i simulacri vestiti ancora presenti sul territorio e ne espone i corredi: abiti, corpetti, scarpine, bustini”, che riflettono ed offrono uno spaccato di come in quegli anni era interpretato il bello e l’eleganza al massimo grado. La seconda sezione si concentra sui ritrovamenti di manichini e suppellettili varie dismessi da tempo ed abbandonati. Proprio da uno di questi, nel 2016: una Madonna settecentesca rinvenuta in pessima condizioni nella Pieve di Vallerano (VT), e del relativo intervento conservativo, è partita l’idea di realizzare una rassegna che offrisse un’ampia documentazione di quello che era stato uno spaccato di vita vissuta dalla comunità. Così, in parallelo al rinvenimento, sono stati riattivati nella popolazione locale antichi culti dei quali si conservavano ancora ricordi e memorie.

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La Madonna nella fota di destra é un prestito, inclusi i vari accessorisottoveste, scarpe ecc., di una famiglia privata

La terza sezione, come riporta il catalogo, “è dedicata alla particolare e complessa realtà del culto domestico. E’ questa forse la parte più suggestiva dell’intera rassegna. Significativi sono stati gli apporti spontanei offerti dalla popolazione che conservava nelle  proprie abitazioni simulacri che oltre tutto testimoniano una memoria storica delle vicende familiari che negli anni si erano sviluppate in parallelo con quelle pubbliche. Importanti, come ha fatto rilevare S.E. Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo, le così dette reliquie da contatto destinate alla devozione personale spesso portate appese al collo. Negli enclopi sono custodite reliquie riferenti alla vita dei santi e dei martiri.

20190831_122732                   Inaugurazione della mostra: a sinistra la dott.ssa Alfonsina Russo e a destra la dott.ssa Margherita Eichberg

La mostra intende concludere la serie di esposizioni di “Tessere la Speranza”, nata da un’idea dell’allora Soprintendente Alfonsina Russo, e iniziata a Roma con una prima mostra tenutasi nella Basilica dell’Ara Coelis e a Palazzo Patrizi Clementi nel 2016, poi proseguita con molta competenza e tanta dedizione dall’attuale Soprintendente Margherita Eichberg,  giungendo sino a Lisbona.  In tutto questo un ruolo molto importante è stato svolto anche da Suor Francesca Pizzaia, Madre Superiora delle Suore Francescane Alcantarine e custodi del Monastero di Santa Rosa di Viterbo, nume tutelare di questa rassegna, come rilevato nel corso dell’inaugurazione,  che ha saputo conservare per le nuove generazioni la devozione popolare del territorio nel segno della fede.

Viterbo – Monastero di Santa Rosa fino al 26 ottobre 2016 tutti i giorni con ingresso gratuito, ad offerta libera, e orari di visita: 9:30 – 12:30,     15:30 – 18:30 – Informazioni: Tessili Antichi – Tel. 334 8834417 – 333 3215200. Social:

@SoprArcheologia  –      @SoprArcheologia         @soprarcheologia

#CultodellaMadonna   #Viterbo  #Madonnevestite   #TesserelaSperanza

Caserta – “Da Artemisia ad Hackert. – Storia di un antiquario collezionista alla Reggia”.- Il meglio della collezione d’arte di un importante antiquario in esposizione per la prima volta in una location pubblica.

Testo di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani – Foto courtesy Ufficio Stampa Esseci, Padova

I rapporti tra antiquari privati e soprintendenze pubbliche non hanno quasi mai goduto di reciproca collaborazione e simpatia. I pochi episodi di collaborazione – è ancora viva la memoria della bella mostra antiquaria allestita al Palazzo di Venezia – hanno costituito sia per i cultori che per gli amanti dell’arte e del bello delle opportunità imperdibili per conoscere e apprezzare di persona tante opere d’arte non sempre disponibili alla portata personale. Questa mostra allestita nella Reggia di Caserta si prefigge proprio di offrire ai visitatori un’unica opportunità per avvicinare il mondo del collezionismo privato e delle Gallerie d’arte a quello dei Musei, intesi come luoghi deputati alla fruizione e alla valorizzazione culturale per visitatori sempre più eterogenei. Essa si propone di mostrare il legame esistente tra le opere presenti già all’interno della collezione reale, esposte nelle sale della Reggia e i dipinti custoditi dalla Lampronti Gallery, nonché di esaltare il fascino della pittura del ‘600 e ‘700 nella sua globalità, come scrivono i curatori.

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In occasione di questa mostra sarà esposto, per la prima volta a Caserta, il Porto di Salerno di Jakob Philipp Hackert, – foto in evidenza, -che è il “pezzo” mancante della serie dei Porti realizzata da Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone. E’ questa, quindi, una buona occasione per mostrare l’intera serie di dipinti comprensiva delle rappresentazioni dei 12 porti presenti allora nel Regno delle due Sicilie, che di recente sono state  restaurate. Il percorso espositivo si articola in cinque aree tematiche differenti: pitture caravaggesche; pittura del ‘600; vedute; paesaggi e nature morte oltre ulteriori quadri di vedute di Napoli e della Campania che formano la collezione permanente della Reggia di Caserta. Inoltre un’ulteriore sala sarà dedicata al progetto “Immagini in cerca di autore”, una vera e propria sezione di quadri di autori ignoti, la cui attribuzione sarà oggetto di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori. La finalità culturale, nonché quella didattico-scientifica rientra, come precisato nel corso della conferenza stampa, nelle attività di collaborazione con le università e gli istituti di cultura campani e con la rete di musei italiani che già da diverso tempo la Reggia di Caserta ha intrapreso.  La finalità culturale sarà quindi promossa attraverso la realizzazione di giornate-studio, che vedranno coinvolti esperti del mondo accademico, con approfondimenti su tematiche quali: il mercato dell’arte; il legame tra il collezionismo privato e gli enti pubblici; la pittura napoletana del XVII e XVIII secolo.

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In tutto questo il ruolo di primo attore spetta a Cesare Lampronti attuale rappresentante  della terza generazione di una consolidata famiglia di antiquari, che vanta nel suo curriculum oltre cinquant’anni di esperienza nel mercato internazionale dell’arte. La Galleria Lampronti fu fondata a Roma nel 1914 da suo nonno Cesare, specialista in pitture italiane del XVII e XVIII secolo, con un particolare riguardo per le vedute, i paesaggi e le nature morte, che spaziano dal Caravaggio al Canaletto e ai loro seguaci. Passata dolorosamente attraverso le vicende storiche che hanno caratterizzato il secolo scorso la Galleria Lampronti attualmente svolge la sua attività a Londra in 44 Duke Street, St. James’s SW1Y6DD- www.cesarelampronti.com.

Reggia di Caserta – Viale Douhet, n.2/A dal 16 settembre 2019 al 16 gennaio 2020. Informazioni su orari, biglietti d’ingresso (previsto un ampio ventaglio di agevolazioni per visite alla mostra, alla Reggia ed al parco) tel.+39.0823.1491200 – sito www.reggiadicaserta.beniculturali.it – e.mail re-ce@beniculturali.it

Cannara (PG): “39^ Festa della cipolla” – Un appuntamento gourmet, e non solo, imperdibile per i buongustai, con un tuffo nella cultura della Regione Umbria.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

39….é febbre, ma da entusiasmo! Proprio così, non vediamo l’ora…” sono le parole del Presidente dell’Ente Festa della Cipolla, Roberto Damaschi. Il periodo coinvolto è dal 3 all’8 e dal 10 al 15 settembre prossimo.

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In questi giorni Cannara indossa l’abito della Festa e meritatamente assume rilevanza nazionale.  Questa cittadina di circa quattro mila abitanti é uno tra i borghi più noti dell’Umbria, ricco di storia e cultura ma che difficilmente incontra i grandi flussi turistici, tranne in un periodo ben preciso dell’anno, a inizio settembre, quando in meno di due settimane si riversano da tutta la regione oltre 70mila buongustai desiderosi di assaporare la vasta varietà di piatti a base di cipolla, prodotto locale tipico e apprezzato.

sdrDa sinistra: la produttrice Maria Olivia Filippucci, lo chef Gianfranco Vissani, il Presidente Roberto Damaschi, il Sindaco di Cannara Avv. Fabrizio Gareggia

Significative in proposito le parole del Sindaco, Avv. Fabrizio Gareggia: “Cannara offre al turista tutte le eccellenze tipiche della Regione Umbria: pregevole enogastronomia, in occasione della Festa della Cipolla sarà guidata dallo chef Gianfranco Vissani; insieme a importanti testimonianze culturali, specialmente archeologiche come Urvinum Hortense, nella frazione di Collemancio; infine notevoli presenze di fede religiosa, qui fu fondato il Terz’Ordine Francescano, grazie alla vicinanza con Assisi che dista soli Km. 3,00 dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli. Tutte queste peculiari caratteristiche hanno consentito alla nostra “Festa della Cipolla” di assumere, nel corso di quarant’anni importanza regionale ed infine nazionale, quale punto di riferimento per tutte le altre sagre e feste della cipolla presenti in Italia”.

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Di non minor interesse è il corposo programma di eventi che accompagnano questa iniziativa e illustrato nel corso della conferenza stampa dal Presidente Roberto Damaschi: “Cerchiamo di proporre un calendario ricchissimo di eventi, di cultura e di serate di grande qualità. Oltre a una mostra mercato che si dipana nei vari angoli del paese, ogni sera si svolgono spettacoli musicali e di danza e si esibiscono noti comici e personaggi del mondo dello spettacolo come Massimo Bagnato e il mago illusionista Andrea Paris. Da segnalare, inoltre, domenica 8 settembre, il 2° memorial ‘Valter Baldaccini’, gara podistica già molto conosciuta in ambito sportivo, e domenica 15 settembre, un raduno storico di Alfa Romeo, con già 250 iscritti, e un’infiorata di autunno per le strade della città. Cannara mobilita in questi giorni di festa tutti i suoi abitanti. C’è l’impegno di tutta una comunità, tant’è che abbiamo oltre 600 volontari al lavoro ogni giorno. A fare la differenza è sicuramente questa dedizione e la grande cura dei dettagli ma non solo”. Altra iniziativa che merita una segnalazione particolare è l’enogastronomia che s’incentra oltre la cipolla anche sulla “Vernaccia”, vino passito che conclude in bellezza, accompagnato spesso dai dolci tipici, i saporiti piatti.

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Sono sei i punti di ristoro che offrono speciali menu dove la cipolla di Cannara gioca un ruolo di primo piano. Oltre la Taverna dell’AVIS, associazione che raccoglie le donazioni di sangue, ci sono altre associazioni filantropiche che gestiscono i punti di ristoro: ‘Al cortile antico’ ‘El cipollaro’, ‘Il giardino fiorito’, ‘La taverna del castello’, ‘La locanda del curato’ e ‘Il rifugio del cacciatore’. In merito ai menu niente di meglio di quanto affermato dallo chef Gianfranco Vissani: “Per esempio – ha annunciato in anteprima –, in questa edizione è stato reinventato lo zuccotto toscano con colata di  cipolla al balsamico e la cassata siciliana con cipolla candita. Abbiamo, inoltre, ideato un involtino di vitella farcito con cipolla e salsa di datteri, e una zuppa di cipolla con birra, groviera, uovo poché e cotechino. L’Italia ci offre un’infinità di splendide eccellenze, come questa, che spesso neanche conosciamo. Tanta innovazione, quindi, ma anche tradizione tant’è che i piatti più in voga rimangono la pizza con la cipolla e le penne alla cipollara, una gricia con abbondante cipolla”.

Questa festa può essere la buona occasione per conoscere a fondo il prodotto cipolla, uno dei primi usati nella farmacopea dagli uomini, che trova applicazioni importanti, ad esempio nella cosmesi, anche al di fuori del piatto.

Per saperne di più consultare il sito www.festadellacipolla.com.

Etruschi Maestri Artigiani – Nuove prospettive dai Musei Nazionali Archeologici di Cerveteri (RM) e Tarquinia (VT).

Testo e Foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Alcuni decenni fa, non molti, questa mostra, presente in due distinte sedi – Cerveteri e Traquinia-, voluta e organizzata dal Polo Museale del Lazio, magistralmente diretto dalla Dott.ssa Edith Gabrielli, sarebbe stata presentata, molto probabilmente con un diverso titolo. Non più “Etruschi Maestri Artigiani” bensì “Etruschi, popolo misterioso”, ponendo in risalto proprio quell’alone di mistero che circondava questa popolazione, stabilitasi nell’Italia centrale, lì giunta forse per mare o per terra, molto probabilmente dalla Turchia, e dalla scrittura incomprensibile, quasi un rompicapo per gli studiosi.

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Le due sedi espositive: a sinistra: Museo Nazionale Archeologico di Tarquinia -  a destra il Museo Archeologico Nazionale Cerite di Cerveteri

Si deve alle ricerche di tanti studiosi, quali i prof. Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, curatori di questa rassegna, se oggi sentiamo gli Etruschi molto vicini a noi, quasi facenti parte delle nostre famiglie, come affermato da Alessio Pascucci, Sindaco di Cerveteri. Le finalità di questa mostra, infatti, messe in risalto la dott.ssa Gabrielli, sono, oltre ricordare nel migliore dei modi l’iscrizione delle due necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia  nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, anche l’ulteriore sensibilizzazione della popolazione locale ed, infine, quella di essere un buon richiamo turistico principalmente per gli stranieri proponendo loro interessi culturali oltre quelli balneari e di relax presenti nelle due cittadine. Utile strumento in questa operazione é il catalogo edito da ”arte’m” in forma di libro – pagine 228 costo €.19,00 – con pregevoli apporti di studiosi e ricco d’immagini quasi tutte a colori, che può essere letto in spiaggia e costituire allo stesso tempo una preziosa guida alla mostra.

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Museo di Tarquinia: Gioielli in oro rinvenuti nelle varie necropoli e Cavalli Alati” simbolo del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia

Il percorso espositivo in entrambi i musei si propone di mettere in evidenza la sapienza artigianale degli Etruschi ed ha come obbiettivo principale quello di riscoprire e valorizzare le testimonianze lasciate da questo popolo con particolare riferimento alle zone di Tarquinia e Cerveteri e l’intenzione di spaziare anche su un più vasto orizzonte ambientale e paesaggistico. Scrive M. Torelli “Nell’arte degli Etruschi nel 1985” (…l’arte antica e quella etrusca non fa eccezione– è essenzialmente artigianato…).

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Il Prof. Cardarelli illustra il reperto – elmo – simbolo della rassegna – A destra riproduzione al naturale di elmo e spada etruschi

Le dichiarazioni dei  curatori  affermano, infatti, che : “si tratta di una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli. I nomi di Cerveteri e Tarquinia costituiscono senza ombra di dubbio sia per il vasto pubblico degli interessati sia per la ristretta cerchia degli specialisti, un riferimento immediato, quasi un sinonimo, agli Etruschi e alla loro cultura, tanti sono i reperti archeologici, le fonti storiche e le testimonianze epigrafiche accumulati in entrambe le città lungo il millenario sviluppo della civiltà etrusca.”

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Cerveteri- Museo Nazionale Etrusco: “Il cratere di Euphronios” – Il vaso proviene dal saccheggio di una tomba della necropoli di Greppe di Sant’Angelo avvenuto nel 1971. Da lì, nel giro di pochi giorni, venne trasferito in Svizzera e rivenduto al Museo Metropolitan di New York. Nel 2006, dopo lunghe vicessitudini giudiziarie, l’eccezionale reperto é stato restituito all’Italia dove é definitivamente tornato nel gennaio 2008. Il cratere rappresenta una delle pietre miliari della ceramica attica nello stile delle figure rosse, firmato da Euxitheos come ceramista e da Euphronios come ceramografo. Sul lato A, foto di sinistra, é rappresentata la morte di Sarpedonte, dove il sonno, in greco Hypnos, e la morte, in greco Thanatos, sollevano il corpo del principe dal campo di battaglia per ricondurlo nella sua terra, in Licia, per i funerali. Il trasporto é diretto da Hermes e ad affiancare il principe ucciso ci sono anche Leodamante a sinistra e Ippolito a destra. Sul lato B la scena presenta tre giovani in atto di armarsi alla presenza di due opliti, tutti i guerrieri sono identificati con i loro nomi: Hypeirochos, Hippasos, Medon, Akastos e Axippos.

Inoltre la Direttrice Gabrielli integra queste dichiarazioni affermando che: “Il Polo Museale del Lazio celebra questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con questa mostra pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito UNESCO. L’esposizione, curata da Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, rilegge le prestigiose raccolte già esistenti nei due musei, anche grazie ai confronti offerti dalla presenza d’importanti prestiti come alcuni capolavori ceramici conservati a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi della Tomba Regolini Galassi, appartenenti alle collezioni dei Musei Vaticani, che per la prima volta tornano a Cerveteri, dove furono scoperti. Vengono proposti al pubblico una serie di reperti particolarmente significativi provenienti dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, facendoli emergere dal percorso museale. In riferimento a questi obiettivi e con l’intento d’intraprendere un percorso scientifico complessivo in linea con le attuali tendenze della ricerca, si è deciso di porre l’attenzione sull’eccezionale rilevanza dell’artigianato etrusco e sulla straordinaria perizia raggiunta dagli artigiani nel corso del primo millennio a.C. nelle due città di Cerveteri e Tarquinia”.

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Cerveteri: Museo Etrusco – Corredo rinvenuto nella tomba Regolini/Galassi- Necropoli di Cerveteri: Tomba dei rilievi- Foto da Wikipedia

Le antiche conoscenze e tradizioni produttive sono pertanto il filo rosso della narrazione che si articola attraverso i due affascinanti percorsi espositivi presenti nei due musei dove alcuni oggetti delle collezioni permanenti sono integrati da preziosi prestiti provenienti dai più importanti musei nazionali.
Informazioni su entrambe le sedi espositive: Museo Nazionale Archeologico Cerite, Cerveteri - Museo Archeologico Nazionale, Tarquinia – Dal martedì alla domenica dalle ore 8:30 alle 19:30 fino al 31 ottobre 2019. Costo dei Biglietti d’ingresso: intero € 6,00 | ridotto € 2,00. Biglietti cumulativi validi due giorni: singolo Museo + Necropoli: Intero €.10,00 agevolato €.4,00 – Cumulativo per entrambi i musei + le due necropoli, valido sette giorni, intero €.15,00 , agevolato €.8,00. Sito web: https://www.art-city.it/mostre/mostratarquinia.html

 

Wedding Night Dream: Nuovi suggerimenti per il giorno più bello della vita

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Malgrado la dura legge della natura e le sue opere revisioniste, spesso disgregatrici, il giorno del matrimonio resta l’evento principe nella vita delle persone. Il territorio dove questo evento riscuote particolari attenzioni, è la Sabina, quello per intenderci, che comprende Mentana, Monterotondo, Guidonia, Fonte Nuova, Torrita Tiberina e la provincia di Rieti.

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E’ questa una regione che si sta aprendo al settore wedding in una declinazione eco e green che rispecchia le peculiarità del territorio, esaltando la propria attitudine all’accoglienza di matrimoni da tutto il mondo, maturata nel tempo e frutto anche di una tradizione che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Plutarco – Vite Parallele – nel descrivere la vita di Romolo e gli indirizzi da lui seguiti nella scelta della moglie – rimarrà folgorato da Ersilia, già moglie del Re Sabino Tito Tazio -, ci lascia una preziosa testimonianza sul valore che in Sabina riveste il matrimonio e in quale considerazione era presente nel sentire dell’intera popolazione.

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Il rispetto di questi valori e l’esaltazione di questi elementi caratteristici della Sabina, sono stati alla base dello spettacolare evento “Wedding Night Dream”, andato in scena giovedì 18 luglio e realizzato per sancire questo nuovo partenariato tra la Wedding Planner e Event Designer Barbara Vissani, La Vie En Blanc Atelier per gli abiti e la residenza “La Torretta”, con le sue affascinanti strutture ricettive. Una sfilata ed un gala, accompagnata da un dinner, hanno saputo evidenziare le idilliache atmosfere agresti e i delicati cromatismi di questa terra, esaltati dalle dardeggianti luci del tramonto che hanno colorato di romantiche sfumature rosate un momento memorabile. Il defilée a bordo piscina, magistralmente coordinato da Regina Scerrato, è stato l’evento clou della serata ed ha visto protagoniste 20 creazioni della Maison di Giorgia Albanese, che è stata presentata come: “autentica custode di una tradizione di quattro generazioni di donne della moda che ha scelto questo territorio spinta da motivazioni imprenditoriali ma anche dal sentimento che lega la sua famiglia alla Sabina dagli inizi del secolo scorso”.

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Il defilée degli abiti, definito dalla brava presentatrice dell’evento Erika Gottardi, ” in cui prevalevano le eleganti sfumature dell’argento, ha esaltato nella giusta misura  i pregiati tessuti, i pizzi valenciennes e chantilly, fino all’autentico un coupe de théâtre” dell’ultima uscita di una modella/sposa sulla falsariga della “Nascita di Venere”, – già immortalata nel celebre dipinto di Sandro Botticelli – , dalle acque cristalline della maestosa piscina. Spettacolari sono state le creazioni in morbido tulle con pizzi rebrodé o in impalpabile georgette in seta arricchiti da preziose stole ricamate in argento”. Interessanti sono gli studi e le particolari ricerche che la maison effettua sui tessuti, alcuni con caratteristiche futuribili – “Wearable Art” – destinati,, in un domani sempre più vicino, ad accogliere, registrare e trasmettere stati di salute o emotivi presenti nei protagonisti della cerimonia.

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Dopo un variegato antipasto cocktail di benvenuto a bordo piscina – da non mancare pane, possibilmente bruscato, con olio della Sabina -,  e la sfilata degli abiti da sposa, gli chef di Pepe Catering, storica realtà della ristorazione in Sabina diretta da Daniele Pepe, hanno deliziato i palati con delicati ravioli con fonduta di burrata, pistacchio e zafferano, gustosi paccheri con speck melanzane e provola, ai quali hanno fatto seguito uno squisito filetto di bovino con granella di pistacchio, rucola su crostino, tortino di verdure e ventaglio di zucchine.

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Un buffet di dolci, frutta tagliata e golosità varie, a bordo piscina, è stato il degno epilogo di questa magica notte.

Il 70^ Anniversario dei Patti Bilaterali tra l’Italia e l’Indonesia ricordato con una sfilata di moda degli allievi del terzo anno di corso all’Accademia Koefia di Roma

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Memorabilia: Guardaroba impossibile, così è stato battezzato l’evento nella sede diplomatica della Repubblica Indonesiana di Roma voluto per ricordare non solo un evento diplomatico, avvento 70 anni fa con la firma dei Patti Bilaterali tra Italia e Indonesia, ma, allo stesso tempo, rappresentasse anche un prezioso testimone delle rispettive culture. L’evento ricordato  per l’occasione, visto con gli occhi di oggi, può apparire come uno dei tanti accordi diplomatici stipulati dalle due Repubbliche. In effetti l’Indonesia era  uscita, da poco tempo, da una lunga e difficile lotta con l’Olanda per conquistare l’indipendenza e l’Italia, ancora ferita dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale, cercava di ristabilire buone relazioni con gli Stati Europei in vista di una possibile unione  sfruttando un comune sentire presente in alcuni stati, Olanda compresa.

20190710_203908S.E. l’Ambasciatrice della Repubblica Indonesiana in Italia, Sig,ra Esti Andayani,  prepara il piatto di “Tumpeng” da offrire agli ospiti d’onore della serata: Direttore e Docenti dell’Accademia Koefia di Roma. Il “Tumpeng”, piatto a base di riso dalla forma conica, è composto da insieme varie pietanze provenienti da ogni elemento del creato: patate dolci e noccioline,  cresciute dentro il terreno; verdure, fuori dal terreno, mondo vegetale; bestiame quali polli, manzo e uova, mondo animale e frutti di mare, acciughe e gamberetti, provenienti dalle acque. La tradizione vuole che sia servito in tutte le celebrazioni, anche in preghiere religiose, e la forma conica simboleggia la sacralità, il santuario (pagoda) e la gratitudine verso l’Onnipotenza Divina.

L’evento in questione, festeggiato anche con un buffet di piatti tradizionali indonesiani, era, quindi, meritevole della massima attenzione da entrambe le parti, proprio nel ricordo di quello iniziale. I due Stati, insieme, hanno contribuito al suo buon successo: l’Italia con l’Accademia di Moda Koefia, la più antica presente a Roma e senza dubbio anche una delle più prestigiose, e l’Indonesia, attraverso la propria Ambasciata, mettendo a disposizione degli allievi del terzo anno di corso, quello finale, i tessuti “Batik”, dichiarato bene intangibile e patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, per la realizzazione di modelli, interpreti degli stili sartoriali di entrambi gli Stati. La migliore presentazione delle realizzazioni si trova nelle parole di Bianca Lami, “deus ex machina” dell’Accademia Koefia: “ …la sfilata, Memorabilia: Guadaroba impossibile, vede in passerella 50 creazioni degli studenti del III^ anno, realizzate a mano come nella storica tradizione dell’Accademia e con in più la consapevolezza che il tessuto, come l’abito, sono portatori di una memoria storica e culturale fatta di continuità e d’innovazione, di gesti, di procedure, di significati condivisi che lo stilista, come fosse un curatore museale, attinge continuamente dal Guardaroba della memoria per rianimare oggetti di culto del passato e farli (ri)vivere comodamente nel presente ….”.

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Una nota interessante quanto curiosa è offerta dai tessuti utilizzati: Batik, provenienti da vari territori indonesiani quali Madura e Jombang, Giava orientale, da Semarang, Giava centrale, caratterizzati dal colore giallo utilizzati tanto la mattina che la sera. Oltre questi sono stati utilizzati tessuti Tenun, realizzati con colori naturali derivati dalla corteccia degli alberi a Nusa Tenggara Barat, Nusa Tenggara Occidentale, e da Nusa Tenggara Timur, Nusa Tenggara Orientale. Il Tenun realizzati a Padang e a Buton, sud-est Sulawesi, sono tessuti con fili metallici e sono utilizzati per abiti indossati nei matrimoni. Proprio questi tessuti, utilizzati insieme a quelli di lino, cotone, seta e tulle, stampati con i motivi dei Batik hanno contribuito alla originalità della collezione esposta nelle varie sale. Significative in proposito le parole di Gianfranco Ferré, firma prestigiosa del fashion internazionale: “Credo di poter dire che il mio stile senza l’Oriente sarebbe stato profondamente diverso”.

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L’intera collezione, che con molta probabilità dopo Roma prenderà la via per l’Indonesia, ha fatto parte delle sfilate di AltaRoma –  Luglio 2019, ottenendo un notevole successo in particolare da parte della stampa specializzata che ha posto in evidenza come, pur interpretando due culture, profondamente diverse e apparentemente distanti, sia riuscita a contaminarsi in una reciproca rigenerazione.

Palazzo Brancaccio, ospita la XXII edizione di World of Fashion chiudendo di fatto la settimana romana dedicata alla Moda.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino – press.eurintuni@virgilio.it – e Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

Comunque la si voglia vedere ed attribuirgli infiniti valori e significati, il Mondo della Moda – World of Fashion –  come ha battezzato la sua rassegna di modelli, Nino Graziano Luca, resta tutt’ora ancorato saldamente alla definizione che a suo tempo gli attribuì Giulio Carlo Argan: “…si tratta di opere d’arte o di manifatture dell’antico artigianato (il cui livello non è sempre inferiore a quello delle opere d’arte propriamente dette)…”. La XXII edizione di World of Fashion che si è svolta nei magnifici saloni liberty di Palazzo Brancaccio, ha percorso proprio il sentiero dell’antico mestiere dell’artigianato sartoriale con una piccola deviazione verso la “wearable tecnology”, l’abito 4.0 realizzato con materiali di riciclo, già pronto, in un prossimo futuro, ad accogliere sensori led che rilevano dati corporei, dalla pressione sanguigna al rispetto degli orari nelle terapie farmacologiche.

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Abito in seta di Leucio  – Abito realizzato in materiale riciclato. Notevoli le fasce bianche realizzate con la tecnica dell’Origami

Seguendo questa linea si sono mossi, nel realizzare i loro capi, gli stilisti James Dimech (Malta), noto per la sua “Wearable Art” fatta di splendidi abiti realizzati principalmente con materiali di riciclo ecosostenibili; e, a chiudere la sfilata, Eva Scala (Repubblica Ceca) che, dopo aver lavorato con Alexander Mc Queen a Londra, ha presentato in anteprima una collezione realizzata con le sete di San Leucio, l’antico opificio fondato nel 1821 da Ferdinando IV di Borbone. Futuro e antica manifattura hanno avuto un ulteriore riscontro nella folta partecipazione di giovani stilisti, ed insieme, non solo in questo evento, hanno caratterizzato l’ultima rassegna di AltaRoma.

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Da segnalare, inoltre, in questa XXII edizione del World of Fashion, lo spazio riservato al Progetto M.I.A. (Moda incontro aperto) di Maurizio Passeri ed Ino Mantilla che, in un unico blocco moda, ha presentato le creazioni di tre stilisti provenienti dal Messico, dall’Italia e dalla Colombia. Nel corso dell’evento, come avvenuto nelle precedenti edizioni, sono stati consegnati i World of Fashion Award agli stilisti partecipanti, agli Enti e personalità impegnati nella promozione della moda, dell’arte e di progetti etici. I premi come sempre sono stati realizzati dal Maestro Orafo del Festival di Sanremo Michele Affidato. «Il World of Fashion – ha commentato Nino Graziano Luca – lancia un messaggio di speranza: il dialogo tra le culture è possibile se si usano i linguaggi della moda e più in generale delle arti». “Una filosofia, come rilevato nel corso della serata, confermata sia dal backstage che dalla scena e dalla perfetta interazione tra gli stilisti e l’atmosfera in platea”.