STATUAE VIVAE – Mostra fotografica di Sergio Visciano al Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps dal 2 ottobre al 1° novembre 2021

La mitologia classica é tutt’ora presente fra noi? La risposta si può trovare nella mostra fotografica sulla statuaria classica che racconta il mito, la  memoria e cultura attraverso uno sguardo contemporaneo.  I corpi nudi delle statue che Sergio Visciano propone nelle sue fotografie sembrano muoversi tra chiaroscuri e luci psichedeliche.

Niobide.MuseoNazionaleRomano.Palazzo Massimo©SergioVisciano

                                                                                    Niobe – Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo

Ventitré immagini che interpretano alcuni capolavori dell’arte classica appartenenti alle collezioni del Museo Nazionale Romano, ma anche dei Musei Capitolini, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia e di Palazzo Mattei di Giove a Roma. Il progetto è risultato tra i vincitori della manifestazione di interesse indetta dal Museo Nazionale Romano a marzo 2020, nell’ambito del progetto “Archeologia e Fotografia”, con l’obiettivo di far conoscere il patrimonio archeologico italiano e straniero attraverso il linguaggio fotografico.

Afrodite Anadiomene.MuseoNazionaleRomano.TermediDiocleziano©SergioVisciano

                                                       Afrodite Anadiomene – Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano

Spiega il Direttore del Museo Nazionale Romano Stéphane Verger: “Con la mostra Statuae Vivae di Sergio Visciano si inaugura la prima mostra fotografica del progetto “Archeologia e Fotografia” del Museo Nazionale Romano. Il progetto è nato per promuovere il patrimonio archeologico attraverso il linguaggio universale della fotografia. Inoltre, il legame tra le opere e le immagini consente di rafforzare la relazione che esiste tra il Museo, il territorio in cui si inserisce e la creatività contemporanea. La mostra trova, quindi, nella sede di Palazzo Altemps la cornice ideale per un racconto visivo dedicato alla scultura antica, ponendosi in costante dialogo con le opere delle collezioni nobiliari qui conservate”.

Doriforo.MuseoArcheologicoNazionalediNapoli©SergioVisciano

                                                                       Doriforo (portatore di lancia) – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Un viaggio fotografico, come scrivono i curatori, “tra passato e presente, avvenuto in luoghi che ospitano opere antiche di incomparabile valore e bellezza. Il primo corpo del lavoro, iniziato tra il 2006 e il 2007, è stato realizzato tra Roma, Napoli e Baia. Si è andato così a costituire un primo nucleo di opere che sono state esposte nel 2011 presso la Reggia di Colorno, nell’ambito del Festival ColornoPhotolife, poi successivamente, nel 2018, il progetto ha visto l’ospitalità del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello di Baia, nella cui cornice si è andato ad inserire, con un allestimento site specific sia all’interno che nelle logge esterne. La serie fotografica nasce dall’idea di valorizzare la statuaria classica presente nei più importanti musei archeologici del territorio nazionale, parte integrante dell’immaginario collettivo sull’antichità, sulla bellezza, sulla classicità. Con l’intento di creare una forte connessione tra l’opera d’arte e lo spettatore, si intendono valorizzare l’essenza dell’opera statuaria ed il proprio intrinseco messaggio che va oltre il tempo ed il contesto storico in cui è stata realizzata. Prendendo spunto dalla serie Mediterraneo del celebre fotografo Mimmo Jodice, in Statue Vivae Sergio Visciano osserva la luce che nelle diverse ore del giorno colpisce le statue e, utilizzando una tecnica di mosso in ripresa e una successiva rielaborazione digitale, realizza le sue foto. Lavora, in particolare, sull’addizione di elementi cromatici creando raffigurazioni in cui il colore diventa segno espressivo. L’osservazione che il fotografo fa delle sculture mette l’accento su un particolare gesto, una movenza, uno sguardo, con il fine ultimo di rendere l’opera viva”. “I diversi colori che ho utilizzato vogliono sottolineare lo “spirito” di ogni statua, esaltarne la forza o la dolcezza, la seduttività o la timidezza. Le sculture degli dei dell’Olimpo, oltre alla bellezza, raccontano il mito e la storia dell’Occidente, per questo ne sono stato affascinato e ho reputato necessario catturarli con la mia lente fotografica e rielaborare poi le immagini in chiave contemporanea. Questi miti, questi dei, sono ancora tra noi, e sono parte di noi, della nostra storia”, racconta Sergio Visciano. Le immagini del passato e la classicità sono quindi reinterpretate in chiave contemporanea e allestite nella sala delle esposizioni temporanee al primo piano del Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps. Le ventitré immagini sono incorniciate da grandi strutture di ferro di modulo triangolare, che creano così un gioco di prospettive e suggestioni. La disposizione delle immagini concede al visitatore il tempo e lo spazio di riflessione, offrendo anche un effetto sorpresa nello scoprire le immagini del mito rese vive dall’occhio del fotografo. “Con Statuae Vivae Sergio Visciano reinterpreta la scultura classica e, con l’aggiunta di colore e movimento, dà vita a personaggi pulsanti che travalicano la classicità per diventare contenuti universali e morali,” afferma la curatrice Paola Riccardi.

Roma – Palazzo Altemps – Museo Nazionale Romano Piazza di Sant’Apollinare, 46 – 00186 Roma Orari: dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.45; sabato e la domenica dalle 10.30 alle 19.45. Titolo della mostra: Statuae Vivae Autore: Sergio Visciano Informazioni: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/  L’ingresso sarà consentito solo ai possessori del Green Pass o di una certificazione equivalente.

ROMICS – La Nuova Fiera di Roma, ospita dal 30 settembre al 3 ottobre il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games.

Redazione

Un appuntamento molto atteso e sentito, in particolare dai giovani, dopo le troppe ristrettezze subite nel corso della pandemia Covid, questa importante manifestazione si articola in quattro giorni carichi di eventi, incontri speciali e ospiti nell’intento di far rivivere al pubblico, come avvenuto negli scorsi anni, la magia dei fantastici mondi del Fumetto, Animazione, Cinema e Games.

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Questa XXVII edizione sarà un’edizione speciale, un grande reboot con la la possibilità di immergersi in tutti i mondi della creatività, dal fumetto all’illustrazione, dalla narrativa al cinema con le novità del settore, le case editrici, le fumetterie, i collezionisti, i gadget, i videogiochi e gli imperdibili incontri con autori, editori, influencer e talent. Qualcosa di veramente eccezionale proiettato in una prospettiva rivolta al futuro, un’occasione unica per celebrare insieme i primi vent’anni di Romics: nata proprio nell’autunno del 2001. Nella varie edizioni che si svolgono due volte l’anno, i professionisti del settore, gli appassionati, i visitatori ed il pubblico in generale, che da sempre seguono con passione e calore l’evolversi dei vari eventi, hanno la possibilità di approfondire e conoscere in diretta un   ventennio   che   ha   visto   profondi cambiamenti nei mondi del fumetto, del cinema e dei games, con la rivoluzione del digitale e delle nuove piattaforme in una prospettiva sempre più trasversale che vede dialogare i mondi della creatività in modo sempre più fitto e sorprendente con una interconnessione continua. La XXVII edizione è vicina e Romics attende il suo pubblico pronta a donare momenti di svago, condivisione e divertimento, in tutta sicurezza.

Per saperne di più

Quando: da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre dalle 10:00 alle 20:00

Dove: Fiera Roma, Via Portuense 1645, 00148 Roma (RM).

Info: Tel. 06.9396007 06.93956069 –

​Ingresso:  Nel   rispetto   delle   normative   di   sicurezza   anti   Covid-19,   l’accesso   alla   manifestazione sarà consentivo esclusivamente ai visitatori che avranno acquistato preventivamente il biglietto online. I biglietti saranno acquistabili a breve direttamente sul sito www.romics.it – Aggiornamenti: www.romics.ithttps://www.facebook.com/RomicsOfficialhttps://www.instagram.com/romicsofficial – Contatti: Mail:  info@romics.it

Sardegna: Isola Megalitica – Un mondo in evoluzione che non dimentica le sue origini.

Mariagrazia Fiorentino

Mostra presente in quattro grandi Musei per un progetto paneuropeo. Berlino, San Pietroburgo, Salonicco e Napoli sono le tappe di un evento internazionale dedicato alle antichissime culture megalitiche della Sardegna, compresa quella nuragica, per la prima volta al centro dell’attenzione internazionale.

Il Ministro  della Cultura On.le Dario Franceschini, nel suo intervento sottolinea che “…si tratta di una grande iniziativa, un segnale concreto per riaprire… C’é un grande interesse per la cultura, per un turismo colto, intelligente e di qualità….”La Regione Autonoma della Sardegna, proseguendo il progetto pluriennale di Heritage Tourism, finanziato dall’Unione Europea e dedicato all’archeologia, vuole individuare un canale turistico che affianchi quello estivo allestendo un grande evento espositivo che vuole evidenziare le grandi civiltà megalitiche nate e sviluppatesi nell’isola e testimoniate da oltre 7mila siti archeologici e una moltitudine di prestigiosi reperti quali l’eccezionale prestito del Museo Nazionale di Cagliari di uno dei Guerrieri di Mont’e Prama.

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Le antichissime culture megalitiche della Sardegna e in particolare la cultura Nuragica a partire da luglio saranno al centro, per la prima volta, di un incredibile evento internazionale, che toccherà a partire dal 30 giugno 2021 fino a settembre del 2022  quattro importanti città europee e i loro prestigiosi musei, rivelando al pubblico storie e testimonianze materiali, paesaggi e civiltà affascinanti e uniche, per molti versi ancora avvolte nelle nebbie della ricerca.

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Riflettori puntati, come scrivono i curatori: “…sulle sepolture delle “domus de janas”diepoca neolitica ed eneolitica e sulle iconicheriproduzioni statuarie di “deemadri”,talvolta veri e propri capolavori artistici; sulle incredibiliarchitetturedei nuraghi che hanno caratterizzato l’Età del Bronzo nell’Isola e sullecosiddette“tombe di giganti”; sui contatti tra civiltà lontane e suglieccezionalibronzetti nuragici raffiguranti donne, uomini, guerrieri eanimali; su spade votive, modellini di edifici e di navi e sugli incredibili,monumentaliGuerrieri di Mont’e Prama: autorappresentazione di unpassato mitico riferito all’apogeo dell’Età nuragica,ma in piena Età delFerro…..”

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E’ la prima iniziativa importante post covid 19 per il nostro paese, prima tappa Berlino Museo Nazionale per la Preistoria e Protostoria (dal 30/06/21 al30/09/21); a seguire, Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo (dal 19/10/21 al 16/01/22); Museo Archeologico Nazionale di Salonicco (dall’11/02/22 al 15/05/22); ed infine Napoli MANN MuseoArcheologico Nazionale (dal 10/06/22 all’11/09/22) che ospiterà questo evento nel prestigioso salone della meridiana e nei tre grandi giardini all’aperto per offrire ai visitatori… “un quadro completo per conoscere meglio questa regione”, come affermato dal Direttore del Museo MANN Dott. Paolo Giulierini.

Il catalogo che accompagnerà la mostra é una coedizione Skira / Il Cigno GG Edizioni e pubblicato in 5 lingue: italiano, inglese, tedesco, russo e greco.

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Il percorso espositivo inizia dal periodo recente e finale del Neolitico, quando si diffondono le”domus de janas”scavate nella roccia, ovvero in lingua sarda le “case delle fate odelle streghe” – in diversi casi successivamente monumentalizzate in facciata – oquando sidiffondono i dolmen e poi, in Età del Rame, quindi nel cuore della civiltà nuragica, vero simbolo dell’unicitàdella Sardegna. Nello stesso contesto, ispirati al megalitismo, sono anche gli edifici legati al campofunerario e i luoghi di culto, pur con tutti i mutamenti della religiosità che si possonosupporre nell’ampia fase nuragica. Le “tombe di giganti”, così chiamate a livello popolare a causa delle imponentidimensioni,che nell’immaginario venivano collegate al gigantismo dei defunti,erano in realtà sepolture comunitarie ospitanti anche centinaia di individui econnesse forse al culto degli antenati, davanti alle quali venivano praticati rituali eofferte, spesso al cospetto della rappresentazione di divinità (betili). Allo stesso modo anchei luoghi di culto e i santuarisi articolano in numerosetipologie edilizie tutte improntate al megalitismo:tempi a pozzo, fonti sacre e templia megaronsono diffusi in tutta la Sardegna a partire dal Bronzo Recente e spesso ledifferenti tipologie coesistono all’interno dello stesso complesso.

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La religiosità delle genti nuragiche è qui rappresentata al suo massimo gradodall’enorme numero diex voto figurati in bronzo- i cosiddetti “bronzetti” di cui lamostra darà conto con alcuni reperti di grandissimo interesse- che riproduconofigure umane, maschili e femminili nei diversi ruoli della società, ma anche animali,oggetti e persino edifici. Proprio la produzione della bronzistica figurata offre unospaccato vivace della società nuragica, del vestiario, della gestualità, delle armi,dei sistemi alimentari; mentre la presenza dicollane e vaghi in ambra, rinvenutinegli scavi degli ultimi trent’anni in tanti santuari della Sardegna,testimonia stretticollegamentidell’Isola non solo con il mondo mediterraneo,ma anche con lereticommerciali e culturali della Penisola e dell’Europa centrale.

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Anche nell’Età del Ferro (I millennio a.C.), in una società in cui si sono profondamentemodificate le dinamiche sociali, economiche e costruttive, i nuraghi, pur non edificatida vari secoli, continuano a essere centrali nell’immaginario collettivoquale simbolodi unpassato mitico in cui tutta la popolazione dell’Isola si riconosce. Finito il tempo degli ingegnosi e arditi costruttori di torri nuragiche, si diffondonodunque leminiature di tali edifici, in pietra, ceramica, bronzoe anche in materialideperibili, utilizzate probabilmente come altari in rituali collettivie rinvenuti infatti alcentro di edifici megalitici intesi come “capanne delle riunioni”.

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È questo il momento in cui alcuni gruppi emergono sugli altri e si formano le prime aristocrazie. A Mont’e Prama una di queste si autorappresenta e si autocelebra con un complesso scultoreo unico nel suo genere, composto da quasi 40 imponenti statue in pietra di Guerrieri, Arcieri e Pugilatori, oltre a modelli di nuraghe e betili.Per la nuova società, il tempo lontano degli eroi era oggetto di venerazione e di richiamo identitario.

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Un dato tuttavia è certo: la civiltà nuragica era ormai al tramonto. Nonostante questo, il suo retaggio continuerà ad essere leggibile attraverso i secoli, malgrado il mutare dell’orizzonte semantico: dapprima con l’arrivo dei Fenici attestati lungo le coste sarde a partire dal IX secolo a.C, quindi con la presa dell’Isola da parte di Cartagine, alla fine del VI secolo, e poi con l’arrivo dei Romani. Anche dopo la conquista romana (238 a.C.) l’eredità nuragica appare leggibile, come testimoniano i resti della cultura materiale in mostra e in alcuni casi le fonti epigrafiche che ci restituiscono una onomastica prelatina. Persino in età medievale i nuraghi e addirittura le “domus de janas” sono ancora oggetto di riutilizzo e molti villaggi medievali si addensano intorno alle torri nuragiche.

Giuseppe Modica ospite fino al 24 ottobre 2021 del Museo Hendrik Christian Andersen con una mostra dal titolo: “Atelier Giuseppe Modica 1990-2021”

Donatello Urbani

L’invito che i due curatori della mostra, Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, rivolgono ai visitatori è non solo quello di entrare nell’atelier dell’artista, bensì volgere lo sguardo fuori della finestra e osservare il mondo esterno e cogliere tanti precisi istanti di accadimenti che saranno gli indiscussi protagonisti delle opere di Giuseppe Modica a partire dagli anni 90 del secolo scorso e fino ai nostri giorni.

5Bz6_zMw                                                               Giuseppe Modica: “Anticoronavirus – Oltre il buio un orizzonte di luce” 2020

“La mostra che il Museo Hendrik Andersen dedica a Giuseppe Modica”,  come scrivono i curatori, “è un tributo alla sua carriera lunga e prolifica e, al tempo stesso, un omaggio a Hendrik Christian Andersen, nella casa museo dove sono raccolte quasi tutte le sue opere più importanti. Il percorso espositivo s’incentra sul tema dell’atelier, soggetto fra i più studiati dal pittore siciliano ed è proprio in questo contesto museale che s’inserisce la mostra di Giuseppe Modica. Qui all’ interno del suo atelier incontriamo i soggetti e i temi cari all’artista che Gabriele Simongini, co-curatore della mostra li presenta allo spettatore come in un…” viaggio dentro l’opera fra miraggi, riflessi, rifrazioni, esiti in controluce, rispecchiamenti. Ci lasciamo andare perdendoci in questi labirinti della visione mediterranea, sapendo che ammiriamo un’illusione che ci porta altrove, forse un’utopia dello sguardo capace di dialogare efficacemente con quell’afflato utopistico e ideale che, pur in modi diversi, ovunque si diffonde nel Museo Andersen. La vicinanza della realtà visibile viene trasfigurata nella lontananza dell’aura metafisica. Il quadro diventa un dispositivo di moltiplicazione visiva e riflessivo/speculativa”.

j83IwVvA                                                                         Giuseppe Modica: “Omaggio ad Antonello da Messina” – 1998

Il percorso espositivo si apre su un’opera emblematica di Modica, un omaggio al San Girolamo nello studio di Antonello da Messina con l’opera Omaggio ad Antonello (S. Girolamo nello studio)del 1990-91. In proposito scrivono i curatori: “Qui l’artista si ritrae seduto mentre dipinge, e lo studio, uno spazio assolato e aderente allo straordinario registro compositivo dell’opera di Antonello, si trasforma nell’atelier dell’artista, come a voler consacrare il valore della pittura”. L’Atelier è uno spazio privato che appartiene solo all’Artista; che i curatori ce lo presentano come “…il luogo di un labirintico intreccio di impressioni del quotidiano e di memorie culturali che prendono forma in oggetti-personaggio: la macchina fotografica, lo specchio, la squadra, il cubo di Dürer e le enigmatiche presenze di Man Ray.”

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Oltre gli oggetti che ci rimandano agli indirizzi artistici seguiti dall’artista, quali quelli metafisici, i veri protagonisti li troviamo sul fronte dell’attualità con alcune opere dedicate al dramma dei migranti nel Mediterraneo e alla condizione di solitudine causata dall’attuale pandemia. Significativa la descrizione dei curatori che scrivono: “L’atelier diventa una tela solitaria immersa nell’intensa luce dello studio d’artista dove lo sguardo dello spettatore si accende sulla geografia del dolore o si trasforma in uno spazio quasi buio con una visione minimale del mondo.”  Prezioso per una precisa lettura dell’esposizione è il catalogo  edito da Silvana Editoriale con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dedicato al Centenario della nascita di Leonardo Sciascia.

Roma – Museo Hendrik Christian Andersen – Via Pasquale Stanislao Mancini, 20, fino al 24 ottobre 2012 con ingresso gratuito, dal martedì al sabato, dalle ore 9.30 alle 19.30 (ultimo accesso ore 19.00). Chiuso la domenica e il lunedì. Ingresso contingentato fino ad un massimo di 15 persone in contemporanea -per i gruppi fino a quindici persone con guida è prevista la prenotazione via mail da martedì a sabato –il singolo utente può prenotare al massimo per altre tre persone (totale quattro). Info: tel. +39 06 3219089 – sito web: www.direzionemuseistataliroma.beniculturali.it  – e. mail dms-rm.museoandersen@beniculturali.it  – Social: FB: MuseoHendrikChristianAndersenTW: @MuseoAndersen

“Il Carro di Eretum” – In mostra a Rieti – Palazzo Dosi -fino al 10 ottobre 2021

Le bardature equine del carro di EretumDonatello Urbani

Il titolo completo di questa interessante mostra di reperti archeologici sabini è “Strada facendo – Il lungo viaggio del Carro di Eretum”. Da questi reperti si può chiaramente intendere che quanto esposto, non solo il carro in se stesso che comunque era destinato a viaggiare, risalga a corredi funerari e che sia passato dalle mani di scavatori di frodo, così detti tombaroli, a varie sedi, alcune museali, quali l’ultima: Ny Carlsberg Clyptotek di Copenaghen prima di giungere a Rieti per un’esposizione temporanea – Palazzo Dosi – curata da Alessandro Betori, Francesca Licordari e Paola Refice, e trovare, successivamente, sistemazione definitiva nel bellissimo Museo Archeologico di Fara in Sabina, la sabina Cures, dal quale provengono parte dei reperti esposti a Rieti.

materiali ceramici pertinenti alla deposizione del _principe_

Proprio in questo territorio: Eretum, l’attuale Montelibretti, si trova la tomba del VII secolo a.C. contraddistinta dal numero XI per distinguerla dalle altre facenti parte della Necropoli del Forno.

laminette d'oro (foto Q. Berti)

Nel corso dei secoli, fino al III^ a.C. la tomba che per la sua particolare collocazione e monumentalità si distingueva dalle altre, accolse più sepolture, documentate da vari reperti lungo l’articolato percorso espositivo,  fra le quali quella di un personaggio di rango elevato, forse un principe sabino, con tanto di corredo funerario che oltre le ceneri raccolte in una preziosa cassetta ornata di pregevoli lamelle bronzee, comprendeva armi, vario materiale e ben due carri: uno da passeggio ed uno da parata con tanto di decorazioni auree e varie bardature per i cavalli.

Rieti – Palazzo Dosi –  Piazza Vittorio Emanuele II^ – fino al 10 ottobre 2021 con ingresso gratuito dal martedi alle domenica dalle ore 17,00 alle20,00 con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite nel rispetto delle norme anti Covid 19

 

 

Savinio incanto e mito – Mostra al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps fino al 13 giugno 2021.

Donatello Urbani

Una critica non troppo benevola, vuole, con una buona dose di superficialità, la pittura romana della prima metà del secolo scorso una testimonianza archeologica avvalorando così la bella iniziativa della direzione di Palazzo Altemps, uno dei più interessanti e raffinati musei archeologici presenti a Roma, che ospita una grande mostra monografica del pittore Savinio dal titolo “Incanto e mito”, per la cura di Ester Coen e l’organizzazione di Electa. Se da un lato ci sono le notevoli ed importanti trasformazioni intervenute nel frattempo nell’arte pittorica, in contrapposizione troviamo la modernità dei personaggi e la validità tutt’ora presente nel messaggio artistico che hanno tramandato. La rassegna presente a Palazzo Altemps,  che ospita circa 90 lavori, tra dipinti e opere grafiche, lascia emergere, come scrive la curatrice, “i molteplici interessi dell’artista che spaziano dalla musica alla letteratura, dalla pittura al teatro. Eclettico ed erudito, Alberto Savinio (Andrea De Chirico, 1891-1952) rappresenta la figura di un intellettuale dalla complessità straordinaria, capace di far dialogare e intessere le discipline umanistiche in un linguaggio visionario e all’avanguardia. Un aspetto pienamente messo in luce dall’innesto delle sue opere nella collezione permanente di arte antica del Museo”.

Savinio-Poema marino

                                                                                                                “Poema marino”

L’intero percorso espositivo è stato suddiviso in vari periodi  corrispondenti ai più importanti momenti che hanno interessato la vita artistica di Savinio partendo da un focus, tra gli anni 1925 e il 1931 trascorsi a Parigi dall’artista, per giungere alle ultime produzioni testimoni di una poetica che associa e coniuga antico e moderno, estetica e ironia, memoria e fantasia in un’ottica globale oggi di grande attualità.  Scrive in proposito la curatrice: “Il gioco, le strutture e trame illusorie e chimeriche, le civiltà passate e le epoche aurorali, la decostruzione dei racconti leggendari e mitici, le caleidoscopiche immagini che spezzano l’equilibrio visivo in composizioni inattese e folgoranti, diventano gli indizi da inseguire negli spazi del piano nobile del Museo. Sarcastico e pungente, Savinio affonda a piene mani nella letteratura “noir” e misterica, nella filosofia greca riletta attraverso i pensatori tedeschi di fine ottocento, Nietzsche in particolare nell’illuminante metafora del gioco, scintilla primaria per l’esegesi dell’artista.” Contrariamente al fratello Giorgio De Chirico, Alberto Savinio fu più eclettico con uno spirito più gioioso del loro tempo dando, nel contempo, lustro all’arte italiana.

Savinio-Ira di Achille

                                                                                                             “Ira di Achille”

Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps Roma, Piazza di S. Apollinare, 46 fino al 13 giugno 2021 dal lunedì al venerdì dalle ore 14.00 alle 19.45 (ultimo ingresso ore 19.00) chiuso il sabato e la domenica biglietti abbonamento annuale 10 € (valido fino al 31 dicembre 2021, consente l’ingresso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano: Palazzo Altemps – Terme di Diocleziano – Crypta Balbi – Palazzo Massimo). Biglietto d’ingresso 2 € per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni gratuità secondo la normativa vigente (biglietto online) Card2020 la validità è prorogata al 31 dicembre 2021 servizio di biglietteria unicamente online www.coopculture.it. Modalità di visita: è sospeso il servizio di biglietteria in sede – obbligo di indossare la mascherina – misurazione della temperatura tramite termoscanner all’ingresso; gel igienizzante a disposizione dei visitatori all’ingresso; ingresso consentito al massimo a 14 visitatori ogni 15’. Percorso di visita a senso unico indicato da mappe, anche scaricabili dal sito del Museo. Il piano terra di Palazzo Altemps resta temporaneamente chiuso, le visite guidate sono consentite a un massimo di 10 visitatori, incluso l’accompagnatore. E’ sospeso il noleggio delle audioguide; è garantito il servizio di bookshop informazioni mn-rm.info@beniculturali.it

Il Museo Nazionale Romano riapre al pubblico presentando le statue bronzee del “Il Pugilatore e “Il Principe ellenistico” sotto nuova luce frutto di studi e ricerche e accurati lavori di restauro conservativo.

A cura della redazione. Foto di Donatello Urbani

I lavori di restauro e conservazione che hanno interessato le due statue bronzee, vere “star” del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, hanno offerto la buona occasione per effettuare nuovi studi e ricerche sfruttando così a pieno le opportunità offerte dalle sofisticate  tecnologie scoperte in questi ultimi tempi. In questa operazione è stata scoperta una residua quantità di terra di fusione  all’interno della statua de “Il Pugilatore” che, una volta prelevata, è stata inviata a diversi laboratori di analisi con il preciso compito di scoprire da quale territorio delle due nazioni, italiano o greco, provenga. Il responso di queste analisi, atteso per il prossimo autunno, consentirà di conoscere con certezza se la bottega artistica che ha realizzato tale capolavoro, unico per qualità artica e tecnica di fusione: “a cera persa”, appartenesse: scuola romana o ellenistica. Dubbi completamente assenti nell’altra statua de “Il Principe ellenistico” sottoposta anch’essa  alle operazioni di restauro conservativo.

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Come afferma chiaramente anche il nome  con il quale è indicato fin da quando giunse nella collezione di questo museo e che immortala un giovane dal portamento nobile, nel pieno vigore fisico e nella bellezza che offrono gli anni giovanili. Completamente diverse sono le caratteristiche presenti nella statua de “Il Pugilatore”. Rappresenta infatti un atleta avanti con gli anni, provato dalla durezza di questo sport, stanco, abbandonato dalla forza e dal vigore fisico, ferito come testimoniato dalla tante gocce di sangue rosso presenti sul corpo e rappresentate da piccole aggiunte di rame sulla fusione bronzea. Lo sguardo carico di preoccupazione e di ansia, é rivolto sulla destra, forse, verso un giudice pronto ad emettere un verdetto a lui  certamente non favorevole. Tutte queste caratteristiche rimandano a teorie proprie della cultura romana che vuole un’arte realistica priva di tutta quell’aulicità propria invece di quella cultura che ha ispirato la statuaria greca, già a partire da Fidia, prima, e Lisippo, poi.

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Tutto questo però non è sufficiente a dare  una certezza assoluta sulla sua provenienza. I bravi maestri scultorei, così come i corrispettivi maestri fonditori, erano in grado di assecondare i voleri dei vari committenti come avvenuto per quello romano che volle la statua de “Il Pugilatore” nella sua dimora posta ai piedi del colle Quirinale, quasi alla fine dell’attuale Via Quattro Novembre, dove negli anni ottanta dell’ottocento, fu rinvenuta grazie ai lavori di sbancamento necessari alla costruzione delle arterie che congiungono la parte nord/est della città a Piazza Venezia. Nel corso della conferenza stampa la Direttrice pro-tempore, Alfonsina Russo, ha voluto precisare che: “Per un mese, in via sperimentale, entrambe le sedi – Palazzo Massimo e Palazzo Altemps (nota della redazione) – saranno aperte al pubblico soltanto il pomeriggio in settimana, dalle ore 14.00 alle ore 19.45, e il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 19.45. Una fascia oraria più consona ai cittadini romani che in queste settimane stanno vivendo con entusiasmo la riscoperta del proprio patrimonio artistico e monumentale. A Palazzo Massimo nel percorso di visita – che comprende la galleria di sculture al piano terra e la collezione di affreschi e mosaici al secondo piano – sarà possibile ammirare anche i bronzi del Principe ellenistico e del Pugilatore. Questi ultimi sono stati oggetto di un intervento conservativo, reso possibile grazie al sostegno dell’associazione senza scopo di lucro: Mecenati della Galleria Borghese – Roman Heritage Onlus”. L’intervento ha costituito per il Museo un’occasione straordinaria di ricerca, che ha rivelato novità sulla tecnica di realizzazione della lavorazione dei bronzi nel mondo antico”. Informazioni per i visitatori: Per visitare il Museo Nazionale Romano, di cui è fissata per sabato 27 giugno la riapertura anche delle altre due sedi – Terme di Diocleziano e Crypta Balbi (aperte unicamente durante il weekend, dalle ore 10.30 alle 19.45) sarà necessario acquistare il biglietto online sul sito www.coopculture.it e per assistenza e informazioni sarà possibile telefonare al call center 0639967701 o inviare una mail a info@coopculture.it. La tariffa del biglietto intero è di 10 €. Il biglietto avrà la validità di una settimana, consentendo un ingresso a tutte le sedi secondo i giorni e gli orari di apertura previsti. In occasione della riapertura, con i biglietti acquistati dal 17 giugno sarà possibile visitare anche Terme di Diocleziano e Crypta Balbi nelle giornate del 27 e del 28 giugno. All’ingresso il pubblico, che dovrà presentarsi munito di mascherina, sarà sottoposto alla rilevazione della temperatura tramite termo scanner. Mappe digitali e indicazioni del percorso di visita all’interno delle sedi museali guidano i gruppi di non più di quattordici persone che potranno entrare ogni 15’. Consentite anche le visite guidate, per lo stesso numero di persone, accompagnatore compreso. Per i titolari della Card2020 la validità è prorogata fino al 31 marzo 2021 per compensare la mancata fruizione del Museo nel periodo di chiusura.

Musei Capitolini – Sale espositive di Palazzo Caffarelli – Campidoglio, ai Musei Capitolini “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”. In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro e oltre quaranta dipinti degli artisti influenzati dalla sua rivoluzione figurativa

A cura della Redazione

Le sale espositive di Palazzo Caffarelli – Roma, Campidoglio – la mostra curata da Maria Cristina Bandera “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”. La pittura di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, e della sua cerchia rappresenta infatti la centralità delle ricerche di Roberto Longhi, una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo, di cui ricorre nel 2020 il cinquantenario della scomparsa. La mostra si apre con queste suggestive parole, scritte da Roberto Longhi nel 1951: “Dopo il Caravaggio, i “caravaggeschi”. Quasi tutti a Roma, anch’essi, e da Roma presto diramatisi in tutta Europa. La “cerchia” si potrà dire, meglio che la scuola; dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento, provocò un consenso in altri spiriti liberi, non definì una poetica di regola fissa; e insomma, come non aveva avuto maestri, non ebbe scolari.

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                                                    Valentin de Boulogne: “Negazione di Pietro” – 1615/1617. Olio su tela

Lo storico dell’arte Roberto Longhi si dedicò allo studio del Caravaggio, all’epoca uno dei pittori “meno conosciuti dell’arte italiana”, già a partire dalla tesi di laurea, discussa con Pietro Toesca, all’Università di Torino nel 1911. Una scelta pionieristica, che tuttavia dimostra come il giovane Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Merisi, così da intenderlo come il primo pittore dell’età moderna. In mostra é esposto uno dei capolavori di Caravaggio, acquistato da Roberto Longhi alla fine degli anni Venti: il Ragazzo morso da un ramarro. L’opera, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio e databile intorno al 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto dovuto al dolore fisico e alla sorpresa, che si esprimono nella contrazione dei muscoli facciali del ragazzo e nella contorsione della sua spalla. Ma anche per la “diligenza” con cui il pittore ha reso il brano della natura morta con la caraffa trasparente e i fiori, come sottolineò Giovanni Baglione già nel 1642

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Nella sala introduttiva, dedicata alla figura di Roberto Longhi e alla Fondazione da lui istituita, è esposto un disegno a carboncino della sola figura del ragazzo, tratto dallo stesso Roberto Longhi, che vi appose la propria firma e la data 1930. Si tratta di un d’après, dal foglio a grandezza quasi naturale, che non solo dimostra l’abilità di disegnatore dello storico dell’arte, ma che soprattutto ne attesta la perfetta comprensione dell’organizzazione luminosa del dipinto che aveva davanti agli occhi.

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Roberto Longhi: “Ragazzo morso da un ramarro”. Disegno dal dipinto del Caravaggio. – 1930 – Carboncino su carta bianca

” Quattro tavolette di Lorenzo Lotto e due dipinti di Battista del Moro e Bartolomeo Passarotti aprono il percorso espositivo con l’intento di rappresentare il clima artistico del manierismo lombardo e veneto in cui si è formato Caravaggio. Oltre al Ragazzo morso da un ramarro è in mostra Il Ragazzo che monda un frutto, una copia antica da Caravaggio, che Longhi riteneva una “reliquia”, tanto da esporla all’epocale rassegna di Palazzo Reale a Milano nel 1951. A seguire sono esposti oltre quaranta dipinti degli artisti che per tutto il secolo XVII sono stati influenzati dalla sua rivoluzione figurativa. Tra questi è possibile ammirare tre tele di Carlo Saraceni; l’Allegoria della Vanità, una delle opere più significative di Angelo Caroselli; l’Angelo annunciante di Guglielmo Caccia detto Il Moncalvo; la Maria Maddalena penitente di Domenico Fetti; la splendida Incoronazione di spine di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.

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        Giovan Battista Caracciolo detto Battistello: Cristo morto trasportato al sepolcro- Primo quarto XVII sec. – Olio su tela

Tra i grandi capolavori del primo caravaggismo spiccano inoltre cinque tele raffiguranti Apostoli del giovane Jusepe de Ribera e la di Cristo di Battistello Caracciolo, tra i primi seguaci napoletani del Caravaggio. La Negazione di Pietro è poi il grande capolavoro di Valentin de Boulogne, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo del Louvre di Parigi, la cui ambientazione è un preciso riferimento alla famosa Vocazione di San Matteo di Caravaggio, nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Con opere di rilievo sono presenti anche artisti fiamminghi e olandesi come Gerrit van Honthorst, Dirck van Baburen e soprattutto Matthias Stom. A una stagione più avanzata sono riferibili due capolavori di Mattia Preti – l’artista che più di ogni altro contribuì a mantenere fino alla fine del Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca – e due bellissime tele di Giacinto Brandi con le quali si conclude il percorso espositivo.

Roma Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli  Piazza del Campidoglio, 1 -Fino al 13 settembre 2020. Tutti i giorni ore 9.30 – 19.30. Preacquisto obbligatorio online da casa www.museicapitolini.orgwww.museiincomune.it – Biglietto “integrato” Mostra + Musei Capitolini per i non residenti a Roma: € 15,00 biglietto integrato intero; € 13,00 biglietto integrato ridotto. Biglietto “integrato” Mostra + Musei Capitolini per i residenti a Roma € 14,00 biglietto integrato intero; € 12,00 biglietto integrato ridotto. Ingresso gratuito per i possessori della “MIC Card” previa prenotazione obbligatoria e gratuita al numero 060608.  Preacquisto MIC card online.

Tra Munari e Rodari – Un omaggio a due grandi protagonisti della cultura per l’infanzia del Novecento.

Donatello Urbani

Dopo la condivisione nello spazio virtuale arriva a Roma al Palazzo delle Esposizioni la mostra Tra Munari e Rodari, iniziativa proposta dal Comitato promotore per le celebrazioni dell’Anno Rodariano istituito da Biblioteche di Roma. Il progetto, in collaborazione con Corraini Edizioni con cui Bruno Munari ha sempre lavorato stabilmente nel corso degli anni, vuole essere un omaggio ai due artisti e celebrare il loro incontro, umano e intellettuale. Già varcato l’ingresso dell’unica sala che accoglie la rassegna ci troviamo immersi nell’immaginifico mondo delle buone intenzioni dove le parole di Rodari risuonano forti e imperiose: “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.  Non un formale tributo reso solo ai più piccoli, ma un piccolo dono a due “scorpioni”, come li definisce il Presidente di Biblioteche di Roma, Paolo Fallai, che “hanno preso molto sul serio la giocoleria della vita. E facendoci dolcemente sanguinare, hanno cercato di aprirci un cammino di libertà.”

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Il filo conduttore presente nei dieci pannelli: la scuola, il rispetto, giocare è una cosa seria e che, come scrivono i curatori, restituiscono, inoltre, “un continuo gioco di rimandi tra immagini e parole, i nodi in comune tra due protagonisti unici del panorama artistico del ‘900 italiano: la creatività come pensiero divergente, la serietà del gioco, il potere dello straniamento”. In questa occasione gli organizzatori si sono rivolti a 5 illustratori e illustratrici: Andrea Antinori, Marianna Coppo, Mariachiara Di Giorgio, Massimiliano Di Lauro e Alessandro Sanna – a interpretare con il proprio segno le filastrocche del maestro di Omegna e a suggerire a bambini e bambine tecniche e strumenti originali per realizzare i propri disegni.

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Le tavole degli artisti e i loro video-tutorial assieme alle decine di lavori realizzati dai più piccoli arricchiscono la mostra con una propria sezione. La mostra proseguirà fino a ottobre per chiudersi con il doppio festeggiamento del compleanno dei due protagonisti, vicini anche nel giorno della nascita: Gianni Rodari avrebbe compiuto 100 anni il 23 ottobre, Bruno Munari 113 il 24. Bruno Munari (1907-1998) è stato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del ‘900. Ha sempre dedicato la propria attività creativa alla sperimentazione, con un’attenzione particolare al mondo dei bambini e dei loro giochi. Le sue creazioni nei campi della pittura, scultura, design, fotografia e didattica ne attraversano le diverse poetiche seguendo il filo della sua personalissima originalità. Gianni Rodari (1920-1980) è stato maestro, giornalista, pedagogista e scrittore, a partire dagli anni Cinquanta ha iniziato a pubblicare le sue opere per bambine e bambini, che hanno ottenuto fin da subito un enorme successo di pubblico e di critica. I suoi libri, tradotti in molte lingue, hanno meritato nel 1970, il prestigioso premio «Hans Christian Andersen», considerato il «Nobel» della letteratura per l’infanzia. La sua Grammatica della fantasia è diventata fin da subito un punto di riferimento per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per ragazzi.

Roma: Palazzo delle Esposizioni –Via Nazionale 194 – fino al 24 ottobre 2020 con ingresso gratuito e orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00 venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 I visitatori sono tenuti a rispettare tutte le misure previste dal Piano sicurezza disponibile sul sito www.palazzoesposizioni.it scaffaledarte@palaexpo.it

Guerrino Tramonti – Faenza 1915/1992 – alla Casina delle Civette con la mostra antologica “Alchimie di terra e di luce” – fino al 27 settembre 2020-06-11. I mille volti della ceramica

Donatello Urbani

Le arti applicate, già da vario tempo, hanno trovato a Roma, nella Casina delle Civette, la loro dimora preferita. Non poteva essere altrimenti in considerazione sia della particolare architettura del fabbricato e dell’arredo che fanno rivivere, fra l’altro, un certo sapore esoterico, sia per le belle decorazioni, in particolare vetrate, che quasi in contrapposizione sono un elogio della luce e della brillantezza.

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Su questo percorso si sono mossi e tanto la Direttrice della Casina delle Civette, dott.ssa Maria Grazia Massafra,  che le responsabili del progetto di allestimento Cloe Berni e Livia Ducoli della Galleria Sinopia, arte antica e contemporanea, design artistico, che nell’esposizione delle opere di Guerrino Tramonti, hanno prestato la massima attenzione nel farle dialogare con quelle in esposizione permanente.

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In proposito significativo è quanto scrive la dott.ssa Maria Grazia Massafra nel bel catalogo edito da EdiLet – edizioni letterarie – nel presentare le opere in esposizione che: “….si collocano magicamente negli spazi intimi ed esoterici della Casina delle Civette, dialogando con le vetrate artistiche attraverso la trasmutazione della materia in luce e colore. La stessa natura solitaria ed artistica lega l’artista Tramonti al Principe Giovanni Torlonia Jr., che esprime sé stesso con il motto – Sapienza e Solitudine – apposto sopra uno degli ingressi della sua casa alchemica….. Anche la presentazione di questo artista,  vero e proprio alchimista specie nella scelta dei colori, la dott.ssa Massafra scrive: “Guerrino Tramonti  nel corso della sua proficua e lunga attività, ha delineato un percorso di artista ben riconoscibile, in particolare nella sua produzione di ceramiche. Ha definito sempre stili innovativi dove la favola e la magia del fare giocano un ruolo importante nel design. Tramonti modella la terra con l’alchimia casuale del fuoco, creando immagini imprevedibili e non convenzionali, distanti dai canoni accademici. L’impronta materica e policroma che l’artista imprime alle sue opere e l’espressività esuberante che da esse traspare superano la tradizione e pertanto trasmigrano  verso un nuovo linguaggio.”

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Lungo il percorso espositivo che in questa occasione è stato suddiviso in due distinte aree: corpo principale della casina delle Civette e la sua “dependance”, si possono ammirare oltre cinquanta opere tra maioliche, arazzi e dipinti che coprono un arco temporale compreso tra il 1954 e il 1988. Proprio sulle pittura ad olio  si concentrerà l’ultima produzione artistica di Tramonti. Dalla “Dipendenza” può iniziare la visita all’intera rassegna. Qui troviamo una selezione di opere che, come scritto nel catalogo: “dimostrano quanto nella poetica di Tramonti sia determinante approccio globale alle arti: dalla pittura alla ceramica, alla tessitura”…, mentre all’interno del fabbricato principale si trovano esposte opere in “gres porcellanato”, come lo stesso Tramonti amava definirle, realizzate in prevalenza negli anni ‘sessanta.

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Per una più completa conoscenza di questo “artista oramai storicizzato”, come lo definiscono le curatrici Stefania Severi e Raffaella Lupi, la Galleria Sinopia: “da sempre attiva nel promuovere la scultura ceramica contemporanea, ha inserito opere dell’artista nell’articolato spazio della galleria, tra arredi antichi, scultura moderna e disign artistico, a sottolineare non solo la duttilità di inserimento che la ceramica consente, ma anche  la sua perfetta godibilità….”, come scrivono nel catalogo le suddette, Raffaella Lupi e Stefania Severinel. Catalogo edito da EdiLet – Edizioni Letterarie – pagine 87 costo €.15,00.

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Roma, Musei di Villa Torlonia, Casina delle Civette (Via Nomentana, 70), fino al 27 settembre 2020;

Sinopia Galleria, Via dei Banchi Nuovi, n.21/b- Roma – www.sinopiagalleria.com – tel.06.6872869.

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