Il Sassoferrato di Casperia. Restauro aperto.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Le operazioni di restauro e conservative predisposte e volute  dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Frosinone Latina e Rieti, diretta dalla Dott.ssa Paola Refice, sulla tela dell’ Annunciazione dipinta da Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, hanno visto il coinvolgimento totale dell’intera comunità di Casperia, borgo gioiello della Sabina/Tiberina  in provincia di Rieti.

                                     Porta Reatina nella prima, epoca medievale, e nella seconda cinta muraria, rinascimentale.

Gli eventi capaci di richiamare le attenzioni dell’intera popolazione, nonché delle istituzioni pubbliche,che accadono in una piccola comunità, come quella di Casperia, non sono molti.La vita dei borghi cammina sui binari di una bonaria tranquillità che tutti sono chiamati a rispettare e renderla fruibile per lungo tempo. Il cantiere aperto, condotto sotto gli occhi di tutti, anche se non residenti, si è inserito a pieno titolo su questa realtà. E’ sufficiente camminare per le strade del borgo per constatare come proprio sul selciato, privo di sporcizia ed abbellito con fiori posti dai privati cittadini lungo il percorso, si trovi la migliore testimonianza del sentire comune per aver una vita dove l’ordine e la bellezza sono saldamente radicati, voluti e conservati.

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L’opera che da tempo immemorabile orna l’altar maggiore della chiesa parrocchiale dell SS.Annunziata di Casperia, ritrae l’episodio evangelico dell’ “Immacolata Concezione”. Fu dipinta dall’artista marchigiano Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato nei decenni centrali del XVII secolo su commissione di Girolamo Saraceni di Astra, antico nome di Casperia, che la volle per essere posta sull’altar maggiore della chiesa che lui stesso aveva fatto costruire. Non era la prima volta, come affermato nel corso della conferenza stampa voluta per comunicare l’apertura del cantiere aperto,  che: “il Sassoferrato dipinge questo soggetto, ma la tela di Casperia si distingue per l’estrema raffinatezza della gamma cromatica utilizzata e per le diverse tonalità che creano nella scena assonanze e contrasti. L’annunciazione sembra segnare uno dei momenti più alti nella carriere del pittore, consapevolmente svincolato sulle scelte formali dai suoi contemporanei, pur rimanendo protagonista di primo piano del clima culturale ed artistico della Roma del Seicento”.

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La tela è stata coinvolta, nel corso degli anni, da vicende che ne hanno compromesso una buona fruibilità, rimanendo fortemente danneggiata nel corso di un incendio. Alla Dott.ssa Chiara Arrighi è stato affidato il compito insieme a  un gruppo di  esperti, restauratori, architetti e storici dell’arte, di dirigere le operazioni di restauro che presumibilmente termineranno nel prossimo mese di marzo 2020.Il Comune di Casperia e la Parrocchia della SS. Annunziata, come rilevato dalla stessa Soprintendente, hanno contribuito in misura sostanziale all’organizzazione dell’iniziative mettendo a disposizione le proprie risorse per l’allestimento degli spazi all’interno della chiesa e per la gestione delle visite guidate gratuite, da prenotare obbligatoriamente sul sito www.visitcasperia.it- email culturaturismo.casperia@gmail.com

Casperia (Rieti) – Chiesa della SS.Annunziata Via O.Valeriani, 2. Info: responsabile  Cominicazioni Comune di Casperia: Dott. Lorenzo Capanna, è auspicabile che la sensibilità dimostrata nel coinvolgere in questa iniziativa sia la popolazione che la stampa, sia ripetuta anche in altre occasioni.

Giovani Creativi – Le origini del Genio – In mostra al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – Roma fino al 31 gennaio 2020.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il messaggio archeologico può ritenersi attuale nella nostra società? Le risposte che ci forniscono i dodici creativi con le loro opere esposte al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – fino al 31 gennaio 2020 dimostrano che tra i talenti dell’era digitale ed alcune tra le più straordinarie opere dell’arte antica esiste un profondo legame indipendente dal vincolo temporale. “Dopo aver rotto il tabù dei luoghi della cultura come spazi non vissuti dalle nuove generazioni, vogliamo intercettare la matrice del genio creativo nella storia dell’Italia e trasmetterla attraverso i Millesimals. Per questo – affermano Nicola Brucoli e Carlo Settimio Battisti – i giovani creativi in questa occasione, sono ritratti nei siti archeologici più significativi di Roma”. Questa iniziativa ha una doppia valenza, sia per il Museo Nazionale Romano che si propone come istituzione al passo con i tempi sia per il gruppo di creativi “TWM Factory” che accoglie al suo interno creativi e professionisti under 30, che ha come obbiettivo la promozione e la diffusione del Talento Made in Italy.

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Durante il periodo di apertura della mostra si svolgeranno  diverse iniziative collaterali, quali incontri/confronti tra giovani ed archeologici dei musei, insieme a workshop ed un interessante evento di chiusura il prossimo 31 gennaio 2020, tutte con l’intento di “raccontare il processo creativo e spiegare come dar vita a un progetto integrato di comunicazione culturale”, come ha tenuto a precisare la Dott.ssa Angelina Travaglini, addetta stampa del Museo Nazionale Romano. I giovani coinvolti in questa iniziativa sono: Federica Sofia Zambeletti / Kozarch (Architettura), Giovanni Vetere (Arte), Alain Parroni (Cinema), Burro Studio (Comunicazione Visiva), Michele Lazzarini (Cucina), Susanna Salvi (Danza), Antonio Facco (Design), Sofia Podestà (Fotografia), Davide Dattoli (Imprenditoria), Marzia Sicignano (Letteratura), Davide Gallo / Programma (Moda), Yakamoto Kotzuga / Giacomo Mazzucato (Musica). La mostra è gratuita all’interno della bigliettazione ordinaria di Palazzo Massimo che permette di accedere alla collezione del Museo.

Roma . Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo – Largo di Villa Peretti, n.2 – fino al 31 gennaio 2020 con orai dal martedi alla domenica dalle 9,00 alle 19,45. Info: www.museonazionaleromano.beniculturali.it – email: mn-rm@beniculturali.it – 

Antichità Moderna in mostra a Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – fino al 1 marzo 2020

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Un’osservazione, banale quanto si vuole ma possibile in molti romani, potrebbe ritenere inutile, o comunque superfluo, visitare una mostra di calchi quando si possono incontrare nella stessa città gli originali. La mostra “Un’Antichità Moderna” allestita nei prestigiosi spazi espositivi di Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma – presenta 87 calchi d’importanti opere della Grecia Classica ed Ellenistica, oggi scomparse e riesumate dalla Roma Imperiale e successivamente riscoperte durante i grandi lavori effettuati nella Roma del Rinascimento.

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Calco in gesso dell’Ercole Farnese                                                                                        Calco in cera, detta in forma buona o a tasselli

Opere provenienti per la maggior parte dalla collezione dell’Accademia di Francia a Roma, dal Museo del Louvre ed altre prestigiose istituzioni, che sono fedeli testimoni di una cultura che vide nella classicità greca e romana un modello da cui trarre ispirazione e un’idea di una “Antiquité blanche”, come affermato dai curatori Jean-Luc Martinez – Presidente e Direttore del Louvre – ed Elisabeth Le Breton – Conservatrice del Patrimonio. Sono gli stessi curatori che scrivono: “Durante i grandi lavori di urbanizzazione nella Roma del Rinascimento, il recupero di centinaia di sculture romane – copie degli originali greci scomparsi – fece rinascere in Italia e in Francia il fascino suscitato da questa particolare Arte. La rarità di questi marmi condusse Luigi XIV a moltiplicare a Roma la produzione di calchi in gesso di questi prestigiosi modelli.

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Complesso marmoreo di “Niobe”, in copia presente nel giardino: Il figlio maggiore – Le figlie: Psiche sulla sinistra e Trophos sulla destra.

Diverse centinaia di gessi e le loro matrici (rilievi e statue) sono quindi state riunite al Louvre durante il regno del Re Sole”. Calcando questa falsa riga si dipana l’intero percorso espositivo che partendo dalla prime acquisizioni  presenti conservate a Palazzo Mancini, allora sede dell’Accademia di Francia, giunge alla metà del XVIII secolo e proseguire successivamente negli anni quando la scoperta dei siti di Pompei ed Ercolano rafforza l’interesse degli studiosi arricchendo le collezioni con riproduzioni di nuovi modelli. E’ infatti nel  XVIII secolo che si concentrano le attenzioni sulla statuaria antica e l’interesse dei francesi anche per la scultura che in quegli anni si produceva in Italia.

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Calco in gesso a sinistra:”Galata morente”. La statua, copia in marmo di originale greco, si trova nella collezione dei Musei Capitolini

Un esempio ne sono i modelli in gesso di Michelangelo e del Bernini richiesti da Luigi XIV che sono stati riprodotti e inviati in Francia dove, ancora oggi, sono stati fonte d’ispirazione per diverse generazioni di artisti. Attenzioni che proseguiranno anche nel XIX secolo con l’Accademia di Francia a Roma che conosce l’ultima grande campagna di presa d’impronte. In proposito i curatori scrivono: “Il museo degli Studi  e la Scuola di Belle Arti di Parigi, affidano a Jean-Auguste-Dominique Ingres, Direttore dell’Accademia di Francia, il compito di inviare – a Parigi (n.d.a.) – da Roma i modelli antichi più prestigiosi. In questo periodo inoltre grazie ai lavori degli archeologi aumenta considerevolmente la conoscenza dell’antica Grecia, proprio in virtù di ciò, nel 1845, l’Accademia dona ai suoi borsisti la possibilità di recarsi sui luoghi di scavo per studiare i nuovi modelli. La Scuola Francese di Atene nasce infatti l’anno seguente, nel 1846. I modelli greci arrivano dunque a Roma dove gli studi del filellenista Jean Gaspard Félix Ravaisson-Mollien cercano di ritrovare la Grecia in Italia”. Un progressivo disinteresse per l’attività di riprodurre modelli di gesso caratterizza gli anni del XX secolo, sia a Roma che a Parigi, mettendo in disparte le collezioni di gessi. In entrambi i casi, i modelli vengono messi nei depositi e non sono più accessibili né visibili. Il Direttore ad interim dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Stéphane Gaillard, consapevole dell’importanza rivestita da queste collezioni che dopo importanti interventi  conservativi e di restauro, condotte durante gli ultimi vent’anni,  sono oggi pronte per essere esposte in questa mostra “Un’antichità moderna”, che ha come scopo principale quello di riproporne la memoria e di riscriverne la storia che parte dal XVII  ed arriva ai giorni nostri.

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma – fino al 1 marzo 2020 con orari da martedì alla domenica, chiuso il lunedì, dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30).Biglietto doppio per la mostra e la visita guidata dei giardini e di Villa Medici: €.12,00 – ridotto €.6,00. Biglietto solo per la mostra: €.6,00; accesso gratuito per persone sotto i 18 anni. Info T +39 06 67611 www.villamedici.it

 

Corrado Cagli: Folgorazioni e Mutazioni – Uno spaccato sui percorsi artistici e umani di un importante esponente della pittura del ‘900 in mostra fino al 6 gennaio 2020 al Museo di Palazzo Cipolla a Roma

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Non è certo un paradosso  affermare che il percorso artistico di Corrado Cagli abbia tratto vantaggio dalle leggi raziali del 1938 che bandivano gli ebrei dal territorio nazionale, costringendolo ad essere prima profugo in Francia e successivamente negli Stati Uniti. Gli indiscussi disagi sofferti dal lato umano  furono in parte compensati  dalla possibilità di poter venire in contatto con mondi artistici tanto importanti, quanto diversi da quello romano, all’interno del quale si era formato e nel quale si esprimeva la sua arte.

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“L’Autoritratto Tempi difficili” fornisce una visione quanto mai fedele delle ansie e delle sofferenze sofferte dall’artista negli immediatamente precedenti all’entrata in vigore di questa disumana legge. L’uomo triste, affranto, quasi ripiegato su se stesso è l’antitesi a quello realmente presente che dovrebbe presentarci un artista che ha intelletto e capacità per intravedere davanti a se anni di successi e di soddisfazioni.

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Il percorso espositivo presenta un ampio repertorio di dipinti scelti su un cospicuo corpus di disegni, sculture, bozzetti e costumi teatrali, arazzi e grafiche, per un totale di circa 200 opere, molte delle quali provenienti da collezioni private, tutte allestite all’interno del Museo di Palazzo Cipolla in Roma, Via del Corso. L’intento dei curatori, come affermato nel corso della conferenza stampa è stato quello di presentare: “…al pubblico la visione dei maggiori cicli pittorici realizzati dall’artista: dai primi lavori giovanili in maiolica a quelli realizzati a olio o con altre tecniche del periodo della Scuola Romana (1928 – 1938), dalle prove neometafisiche (1946 – 1947) elaborate a New York agli studi sulla Quarta dimensione (1949), per poi passare ai Motivi cellulari (1949), alle Impronte dirette e indirette (1950), alle eteree Metamorfosi (1957 – 1968), alle Variazioni orfiche (1957), alla suggestiva ed enigmatica serie delle Carte (1958 – 1963) e infine concludere con le Mutazioni modulari sviluppate fino alla metà degli anni Settanta.”

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Quanto mai appropriate le parole del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che promuove la mostra: “Già negli anni ’30 Cagli è una figura di spicco dell’arte italiana e rappresenta il Paese in rassegne internazionali prestigiose: da molti viene visto come esponente privilegiato di una via italiana alla modernità, alternativa al Futurismo da una parte e alla tradizionale arte del Novecento dall’altra. Successivamente, la condizione precaria e lo stile di vita nomade del periodo di esilio americano lo portano a produrre arte con quella che il saggista Raffaele Bedarida ha definito “schizofrenia stilistica”, cosa che ha reso i lavori di quel tempo assai significativi a livello personale e non solo”.

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Una rassegna di grande interesse e fedele testimone dell’arte italiana del secolo scorso dove le contaminazioni e la ricerca di collaborazioni, da parte degli artisti italiani, anche al di fuori dei confini territoriali furono fortemente sentiti e presenti.

Il catalogo, edito da Silvana editoriale é introdotto da un saggio critico del curatore Bruno Corà, con prefazione del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, presenta contributi e saggi d’importanti specialisti del mondo artistico oltre a un considerevole apparato storico critico e una selezione degli scritti dell’artista a cura di Giuseppe Briguglio dell’Archivio Cagli di Roma.

Roma – Palazzo Cipolla – Via del Corso 320 fino al 6 gennaio 2020 dal martedi alla domenica dalle ore 10,00 alle 20,00. Biglietto d’ingresso intero €.7,00 – ridotto €.5,00, acquistabili anche on-line. Sono previste facilitazioni e riduzioni varie.

Pasticcieri & pasticcerie di Gambero Rosso 2020 – L’unica guida riservata al solo “mondo della dolcezza”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Al variegato mondo della dolcezza in occasione della presentazione della Guida 2020 “Pasticceri & Pasticcerie” edita da Gambero Rosso, è stato abbinato anche il mondo della gioventù e, trattandosi in prevalenza di un settore dove la presenza femminile gioca un ruolo di grande importanza, la definizione completa, in una tripla vincente, potrebbe essere: “Mondo della dolcezza, della Gioventù e della Bellezza”.

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Edvige Simoncelli: premio “Migliori Pastry Chef”                                             Assistenti della Pasticceria “Sciampagna” di Marineo (PA)

La guida 2020 Pasticceri & Pasticcerie oltre ad essere l’unica al mondo che da sette anni tratta diel mondo dolce , dominio di pasticceri e pasticcerie, offre una panoramica dettagliata e quanto mai informata su un settore indispensabile al turismo nazionale, come rilevato da Laura Mantovano, direttore, e Marina Savoia, curatore, nel corso della presentazione. Prova ne sia l’interesse riservato ai Pastry Chef, i migliori premiati con targa e diploma, la cui professionalità deve esaltare e coordinare in dolcezza, anche nella scelta del vino o liquore, l’intero pasto consumato tanto in ristorante che in hotel.

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Consegna dell’attestato Tre Torte alla  Pasticceria “Sal De Riso”-Costa d’Amalfi- Minori                   Assistenti della Pasticceria “Sal De Riso”

La classificazione dei 580 locali recensiti, di cui le novità sono ben oltre 50, è avvenuta seguendo rigorosi criteri che hanno generato una classifica con un punteggio di Una Torta da 75 a 769/100; Due Torte da 80 a 89/100e Tre Torte da 90 a 100/100. Guidano la classifica con tre torte Igino Massari, Pasticceria Veneto di Brescia con 95 punti,  mentre i premi speciali sono stati assegnati a Bompiani – Roma – per la pasticceria salata; Harry’s Pasticceria di Trieste per la Novità dell’Anno  e a Lavinia Franco e Marco Battaglia, pasticceria Marlà – Milano – , quali Pasticceri Emergenti. Scorrendo le pagine ha richiamato la nostra attenzione la Lombardia quale regione più dolce d’Italia seguita da Campania, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia, Toscana e Trentino-Alto Adige.

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Consegna dell’attestato a Igino Massari Pasticceria Veneto di Brescia                              Foto di gruppo dei classificati con Tre Torte

Una dolcezza diffusa in tutto il paese che fa da contrappeso alle tante difficoltà che affliggono la popolazione; come affermato nella conferenza stampa: “Il dolce é un dono d’amore e la pasticceria é la voglia di gratificazione”. Interpreti di questo le parole di Igino Massari, maglia rosa dei pasticceri: “La dolcezza è la nemica principale della tristezza. Noi pasticceri siamo in prima linea e in concorrenza con gli psichiatri per combattere la depressione. Viva lo zucchero!”.

Guida 2020 “Pasticceri e Pasticcerie” – Editore Gambero Rosso – pagine 352 costo €.14,90. In vendita nelle migliori librerie e sul sito www.gamberorosso.it

 

Govone (Cuneo): Il magico paese di Natale: é l’ora della magia

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La domanda che con maggior frequenza viene rivolta ai genitori nel periodo natalizio è: “ma Babbo Natale dove abita?”. In Piemonte nelle Langhe e più precisamente a Govone in una casa a lui riservata, dove è a disposizione di tutti fino al 22 dicembre, in particolare dei bambini.

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Ogni giorno, nella Casa di Babbo Natale è possibile partecipare ad uno spettacolo musicale che narra le vicende di Rudolph e di come questa sia riuscita a diventare la famosa renna che traina la slitta con i regali. Sempre per i giovani e giovanissimi è stato allestito nel giardino del Castello un “Parco Avventura” con il gioco dell’oca e spettacoli insieme a varie attività di laboratorio. Inoltre, a partire dal 23 novembre, ciascun fine settimana è dedicato ad un tema che di volta in volta viene sviluppato. Il primo di questi temi ha interessato la letteratura per bambini in collaborazione con la cittadina di Cavalermaggiore dove, in concomitanza si tiene il Festival Piemontese dell’Editoria.

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Lungo le strade del paese 110 selezionati espositori integrano i regali di Babbo Natale con dolci e prelibatezze enogastronomiche che sono il fiore all’occhiello del territorio messe in bella mostra, in collaborazione con l’Assessorato al cibo della Regione Piemonte, insieme al tema del gioco, dallo staff de “La Collina degli Elfi”, Onlus.

20191029_195026A celebrare il Natale Cristiano, come affermato nel corso della conferenza stampa tenuta a Roma e presieduta dal Sen. Marco Petrosino, quest’anno è stato bandito un concorso rivolto ad artisti, professionisti ed amanti del Presepe, inoltre all’interno del Castello di Govone, tra scene di vita ed antichi mestieri, si tiene un’esposizione: “Adeste Fideles”, che coinvolge maestri presepi ali provenienti da diverse aree della penisola italiana, con una particolare attenzione alla produzione artistica piemontese. A tutto questo si aggiunge la possibilità di completare la propria esperienza natalizia ascoltando i Christmas Cantores che ripropongono canti natalizi all’aperto in stile Vittoriano, visitando la splendida residenza sabauda di Govone oppure concedendosi una pausa enogastronomica, tra la Locanda, la Bottega e le proposte dedicate allo Street Foof. Novità di questa edizione è il ritorno del Treno Storico la cui prossima partenza sarà da Milano il 22 dicembre.

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Tutto questo ha consentito a Govone di candidarsi al  Best European ChristmasMarkets quale unico rappresentante italiano,. Questa manifestazione vede anche la partecipazione di grandi città quali Tallin, vincitore dell’ultima edizione, Praga, Vienna Budapest e Bruxelles.

E’ consigliata la prenotazione dei biglietti d’ingresso che consente un accesso al paese riservato, senza code e in orario definito.  V.I.C. Tour Operator è l’operatore ufficiale per prenotare le attività al Magico Paese di Natale.  La richiesta va inoltrata a V.I.C. Tour Operator che garantisce condizioni agevolate, tramite il sito www.ilmagicopaesedinatale.com – e.mail: info@magicopaesedinatale.com.

RISTORANTI D’ITALIA 2020 Del Gambero Rosso – Guida preziosa per l’enogastronomia italiana

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La guida dei Ristoranti d’Italia 2020 edita da Gambero Rosso coincide con il trentennale dalla prima uscita e non per niente questa supera per numero ed interesse tutte le precedenti sorelle. Pochi numeri sono sufficienti a definire eccezionale questa edizione come ha affermato Paolo Cuccia, Presidente di Gambero Rosso: “Ristoranti d’Italia 1991: 966 gli esercizi segnalati, 10 Tre Forchette. Ristoranti d’Italia 2020: 2685 locali recensiti, 35 Tre Forchette. Siamo felici di festeggiare questa tappa fondamentale per noi e per la ristorazione italiana. I nostri premiati possiedono tutte le qualità che abbiamo analizzato durante il convegno Da Cuoco Di Qualità A Chef Di Successo: ricerca attenta alla biodiversità, tecnologie, organizzazione economica, comunicazione e promozione nella rivoluzione digitale in corso e il ruolo fondamentale della formazione settoriale e manageriale.”

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Partendo da queste considerazioni, in aggiunta al fatto, come rilevato nel corso della conferenza che la cucina italiana gode al mondo di grande prestigio, “è scaturito il piccolo grande cambiamento nella ripartizione dei punteggi: 50 punti per la cucina (fino lo scorso anno 60), 30 per la sala (prima 20), 20 per la cantina (invariato). Il bonus restringe il suo raggio d’azione (1 solo punto): per meritarlo fatte salve location uniche per struttura e paesaggio, bisogna davvero dare qualcosa in più in termini di formazione, etica e sostenibilità, lotta allo spreco”.  Patendo da questo criterio generale valido per tutti Guida classifica quelli che ottengono i seguenti punteggi: per i ristoranti Tre Forchette da 90 a 100/100; Due Forchette da 80 a 89/100; Una Forchetta da 75 a 70/100. Le trattorie , a seconda del grado di eccellenza: Un Gambero: buono – Due Gamberi: ottimo e Tre Gamberi: Eccellente. Identico criterio per gli wine bar segnalati con Una Bottiglia: Buono; Due Bottiglie: Ottimo e Tre Bottiglie: Eccellente. Così anche per i locali etnici con i mappamondi; le birrerie con i boccali  e i bistrot con le cocotte. Una segnalazione particolare, valida per tutti, è riferita al rapporto qualità/presso. Il primo ristorante classificato – 96/100 – fra le 35 Tre Forchette che sono state premiate è il ristorante “Reale” di Castel di Sangro. Sono invece 30 le trattorie che si contendono il podio dei Tre Gamberi; dieci i wine bar con Tre Bottiglie; quattro i locali etnici con Tre Mappamondi; tre le birrerie con Tre Boccali e tre i locali etnici con Tre Cocotte.

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La guida comunque si completa con un tocco veramente di gran classe: I premi speciali, ben 19, ai quali si aggiungono le segnalazioni per le migliori cucine le migliori cantini  ed i locali segnalati con Due Forchette Rosse con le maggiori potenzialità per raggiungere il vertice di questa prestigiosa classifica. Fra i segnalati dei Premi Speciali – Illycaffè – non si possono lasciar passare inosservati i Migliori 30 Under 30 della ristorazione italiana. Saranno loro il futuro di un settore importante dell’industria turistica nazionale  e merito di questa guida e dell’Editore Gambero Rosso  aver offerto a questi giovani un grande incentivo ad un maggior impegno nella professione.

Gambero Rosso: Ristoranti d’Italia 2020 pagine 800 costo €.22,00. In vendita nelle migliori librerie.

Informazioni sul sito www.gamberorosso.it

 

Palazzo del Drago a Bolsena: Location prestigiosa per eventi

Testo e foto di Donatello Urbani

Oltre la banalità e l’ordinario quotidiano. Differenziare un evento, ancor di più se questo è una cerimonia matrimoniale, sfruttando al meglio il luogo dove questi si svolgono è stato l’intendimento perseguito da Don Ferdinando del Drago con l’apertura del meraviglioso Palazzo del Drago, ricco dio storia e grande fascino.

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Attrattive queste non solo turistiche bensì fedeli testimoni del passaggio dei secoli che lo rendono estremamente interessante e assolutamente predisposto per accogliere eventi e matrimoni di altissimo profilo”, come ha rilevato la moderatrice della conferenza stampa convocata per l’occasione, Dott.ssa Erika Gottardi,  nel presentare i vari relatori. Significative sono state anche le parole della Dr.ssa Bianca Trusiani, presidente del comitato tecnico scientifico del Buy Wedding in Italy e membro del comitato scientifico presso l’Osservatorio Italiano Destination Wedding Tourism che ha esposto con chiarezza come la cultura abbia bisogno di essere “spettacolarizzata” per una valorizzazione dei beni e delle bellezze dei territori che sia al passo con i tempi.

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Il Destination Wedding è una necessità evidente per un mercato in continua evoluzione che vuole vivere emozioni ed esperienze, avanzare proposte autentiche e supportate da figure professionali di altissimo prestigio come Stefania Marchetti, capace di progettare, costruire e realizzare eventi unici che trasmettano il respiro della nostra cultura, l’amore per la vita, la passione ed il gusto italiano che gli stranieri cercano nel nostro Paese. “Dobbiamo cambiare approccio valorizzando la nostra cultura e il Destination Wedding è una ulteriore occasione per fare economie e per esportare i nostri valori storico culturali ed il più autentico e prezioso Made in Italy – ha affermato la Dr. ssa Stefania Marchetti, filologa, ideatrice di eventi a tema storico e location manager di Palazzo del Drago, al termine della conferenza.

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Il Palazzo del Drago sorge nel cuore del borgo vecchio di Bolsena ed attualmente è la residenza privata del Principe Ferdinando Fieschi Ravaschieri Del Drago. Il piano nobile del palazzo, quello destinato ad accogliere gli eventi pubblici, si articola in una successione di saloni affrescati che si aprono su  logge e terrazze con vedute sul lago, una cappella e giardini. Dalla nostra guida Maria Pace Guidotti apprendiamo che fu “costruito verso la metà del XVI secolo, fra il 1533 e il 1561, per volontà del Cardinale Diacono di S. Agata, Tiberio Crispo, figlio di Giovanni Battista Crispo e Silvia Ruffini, la famosa amante del Cardinale Alessandro Farnese”.

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Il Cardinale si servì dei migliori artisti,quali Prospero Fontana, alcuni dei quali lavorarono per lui anche a Perugia e Castel  S.Angelo a Roma. Le strutture murarie si devono agli architetti Simone Mosca e Raffaello da Montelupo. Questa prestigiosa residenza ha potuto ospitare nel corso della sua lunga vita papi quali Paolo III, Alessandro Farnese. In suo onore fu costruita una loggia – Loggia Paolina – e affrescato un salone con scene dedicate alla storia di Alessandro Magno, accompagnate da altre che riproducono le storie di Amore e Psiche e della fondazione di Roma intercalate da grottesche. Tra le altre grandi personalità che vissero o soggiornarono nel palazzo si annoverano Margherita d’Austria, Orazio Spada, Balthus e Cy Twombly. Sempre dalla nostra guida apprendiamo che “negli anni successivi alla morte del Crispo, il Palazzo divenne proprietà delle famiglie Cozza e Caposavi. A metà del XVII secolo, il palazzo fu acquistato dalla famiglia Spada che ne rimase proprietaria per 224 anni. Nel 1894 il palazzo passò ai Principi del Drago, che ne sono tutt’ora proprietari. Il complesso fu danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale e sottoposto a grandi opere di restauro e ristrutturazione negli anni Sessanta e Settanta, per volontà del Principe Giovanni del Drago”.  Fra gli apporti notevoli dei Principi del Drago c’è una formella realizzata da Luca della Robbia, di grande interesse artistico. Attualmente abbelisce la cappella di famiglia conferendole un tono di alta classe e raffinata bellezza, pronta ad accogliere anche cerimonie matrimoniali con rito religioso. Limitarsi ad una presentazione del palazzo senza rivolgere lo sguardo intorno al territorio ricco di storia e cultura sarebbe una grande limitazione. L’intero interland di Bolsena é oggi un importante punto di sosta per i camminatori/pellegrini che percorrono la Via Francigena. Lungo tutto il percorso questi si trovano s stretto contatto con un excursus sulla storia dell’arte che parte dagli Etruschi con le tombe dipinte della vicina Tarquina e, passando per il Palazzo del Drago, arriva alla land-art dei nostri giorni con opere di artisti contemporanei posizionate ai bordi del cammino.

 

Aquileia – Roma celebra un’amicizia lunga 2200 anni con una mostra al Museo dell’Ara Pacis

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La mostra, allestita nell’area espositiva dell’Ara Pacis a Roma, vuole celebrare i 2200 anni dalla fondazione di Aquileia e, nello stesso tempo, raccontare le tappe salienti della storia di questa città attraverso preziosi reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, prestatore di molte opere d’arte di eccezionale valore,  e dal Museo della Civiltà Romana. Focus centrale di questa rassegna é la presentazione di Aquileia  quale  Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente  ripercorrendo le numerose “trasformazioni” della Città nei suoi momenti storicamente più significativi: l’antica città romana, l’Aquileia bizantina e medioevale e il Patriarcato, sino a giungere al periodo in cui fu parte dell’Impero Asburgico e  agli anni della Prima Guerra Mondiale e del successivo dopoguerra con il ruolo primario avuto in occasione delle celebrazioni riservate al Milite Ignoto.

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Pietro e Paolo- Rilievo in calcare del IV^ sec. d.C.                          Scena di fondazione – Calco in gesso di originale del 1^ sec. a.C.

Nel corso della conferenza di presentazione di questa rassegna è stato posto in rilievo il grande valore scientifico che riveste insieme all’affascinante percorso, curato da Cristiano Tiussi, Direttore della Fondazione Aquileia, e da Marta Novello, Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, con un contributo di don Alessio Geretti, curatore delle iniziative culturali di Illegio, i cui interventi hanno posto l’accento sull’importanza del rapporto Aquileia-Roma e sulla straordinaria capacità della città di rigenerarsi:  più volte risorta dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti. Fondata nel 181 a.C., Aquileia fu concepita sia come avamposto di Roma nel lembo estremo nord-orientale della penisola, sia come centro d’irradiazione del Cristianesimo nell’Italia Settentrionale e nelle regioni del Centro ed Est Europa.

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Concetti presenti anche nelle parole dell’Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, Presidente della Fondazione Aquileia: “Per secoli Aquileia è stata porto commerciale di primissimo piano dell’intero Mediterraneo e ha costituito la porta d’entrata non solo di derrate e di merci, ma anche di arte e idee provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che, rielaborate e metabolizzate, si sono poi diffuse nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum. Fu anche sede di un Principato Ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale, a partire dal 1077 e fino alla conquista veneziana nel 1420, mentre il Patriarcato come entità ecclesiastica fu soppresso solo nel 1751, avendo come eredi le Arcidiocesi di Udine, per la parte veneta, e di Gorizia, per la parte imperiale”.

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Friuli: terra di tradizioni enologiche- Pigiatura delle uve nel II/III^ sec. d.C.                                                           Oggetti in ambra

Per mettere in rilievo tutte queste unicità di Aquileia, a livello nazionale ed europeo, gli organizzatori sono ricorsi all’esposizione di preziose testimonianze del passato attraverso un percorso espositivo che offre ”una suggestiva selezione di calchi in gesso, modelli e preziosi pezzi originali, avvalendosi anche del supporto di strumenti multimediali”. Fra gli oltre 30 reperti esposti in originale, ha un ruolo primario la “Testa di Vento”, fusione bronzea di ascendenza ellenistica, la Testa di Vecchio, improntata a forte realismo, la bellissima stele funeraria del gladiatore, due eccezionali mosaici (raffiguranti uno “pesci adriatici”, l’altro uno stupendo pavone), rilievi marmorei e statue. È inoltre presente un’ampia e preziosa collezione di oggetti in ambra, espressione di quell’artigianato artistico che si era sviluppato nella città, punto d’arrivo dell’antichissima “Via dell’Ambra” proveniente dal Baltico, dove la resina fossile era raccolta. Mettendo in secondo piano i 23 calchi di reperti aquileiesi realizzati nel 1937 in occasione della Mostra Augustea della Romanità, le 43 splendide fotografie del grande Maestro friulano Elio Ciol, presenti al centro del percorso espositivo e un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo raffigurante l’abbraccio tra Pietro e Paolo nella sezione cristianesimo, non può passare senza citazione la commovente testimonianza sul Milite Ignoto.

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Qui è esposto per la prima volta il tricolore, recentemente donato allo Stato, che avvolse, nella cerimonia in Basilica ad Aquileia nel 1921, il feretro di un soldato caduto e disperso, in rappresentanza di tutte le vittime disperse in guerra. “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” è anche l’occasione, come ha rilevato il Sindaco Emanuele Zorino, per aprire una finestra sulla città e richiamare l’attenzione, anche turistica, dei visitatori. In tal proposito due significative campagne promozionali coinvolgeranno i visitatori nelle giornate del 23 e 24 novembre offrendo loro le specialità enogastronomiche del territorio, alle quali si aggiunge, nella giornata del 20 novembre 2019, la proiezione del film sulle tre vite di Aquileia. Quanto di meglio per dare un sapore  e visibilità ad una città che apre le braccia per mostrarsi al meglio senza limitazioni e reticenze.

Roma – Museo dell’Ara Pacis – Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) fino al 1 dicembre 2019 tutti i giorni dalle ore 9,30 alle 19,30. Biglietto d’ingresso integrato:Museo dell’Ara Pacis più Mostra, intero €.13,00, ridotto €.11.00. Sono previste facilitazioni e gratuità. Informazioni tel. 060608 – sito www.arapacis.itwww.museiincomune.itwww.zetema.it

 

La Casa del Bicentenario di Ercolano – Riaperta al pubblico dopo 36 anni di chiusura

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La casa del Bicentenario, ubicata in prossimità del Decumano Massimo, vanta numeri di tutto rispetto come indica il suo titolo “Bicentenario”. Venne alla luce grazie ad una campagna di scavi – 1937/1939 –  condotta dall’allora Soprintendente Amedeo Maiuri, nume tutelare dell’archeologia campana, a suggello dei 200 anni dalla scoperta del sito di Ercolano.

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Oggi ad ottant’anni di distanza ritorna fruibile dopo una chiusura lunga 36 anni grazie ad una campagna di restauro e conservazione finanziata sia con fondi pubblici che privati. Numeri e finanziamenti a parte, l’evento è degno della massima attenzione, come rilevato dal Sindaco di Ercolano nel corso della cerimonia di riapertura, quale ulteriore veicolo di turismo che può portare la cittadina a percorrere strade oneste e legali.

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Attualmente la casa non è ancora completamente restaurata e questa anticipata riapertura sul fine lavori, è un invito rivolto ai visitatori per entrare a “far parte di un delicato processo che normalmente è gestito solo da specialisti”, come ha rilevato Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano. Questo però non toglie niente alla comprensione della vita domestica antica che si svolgeva all’interno di una casa nel I^ secolo a.C. Importante conferma è quella offerta dai restauratori che scrivono: “Dopo 2000 anni, un’abitazione di lusso, affacciata sul Decumano Massimo e vicina alla principale piazza cittadina, apre i suoi battenti, svelando la propria storia, ma anche il volto della città e dei suoi abitanti negli anni che precedettero l’eruzione grazie ad alcune straordinarie scoperte. Il racconto di questa vicenda era stata affidata dal tempo alla struttura della casa con le sue trasformazioni, al pavimento e alle raffinate pittura del tablino, al ritrovamento di un pannello di porta con grata scorrevole carbonizzato e alla scoperta di una serie di tavolette cerate in un ambiente al piano superiore della casa, la cui lettura avrebbe ampliato di molto la conoscenza su i suoi proprietari, ma in definitiva sull’intera compagine cittadina”.

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Completa il tutto le netta sensazione che il visitatore coglie a Ercolano fin dal primo momento: quella di trovarsi di fronte ad un sito archeologico che racconta anche i sentimenti e  l’intimità degli antichi abitanti della casa. In proposito una preziosa prova di quanto affermato ci è offerta da una croce disegnata su una parete in una stanza del piano superiore. In questo caso non si può escludere di trovarsi di fronte ad una delle prime testimonianze che attestano l’affermarsi fra la popolazione di una nuova religione che in seguito sarà quella dominante: il cristianesimo. Ercolano è veramente un sito che sa parlare anche all’intimità dell’anima del visitatore.

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Ercolano (NA) – Il Parco Archeologico è aperto dalle ore 8,30 alle 17,00. Da aprile ad ottobre la chiusura è alle ore 19,30. Biglietto d’ingresso €.13,00 – previste gratuità ed agevolazioni varie:  – cittadini Unione Europea, giovani tra i 18 e 25 anni, ecc – nonché ingressi gratuiti come prevede la legge. Informazioni sul sito www.ercolano.beniculturali.it – tel.+39.081.7324315.