Recanati città della cultura

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Malgrado i buoni risultati ottenuti in questi ultimi anni, affidare alla cultura lo sviluppo socioeconomico di una cittadina di periferia può rappresentare ancor oggi una scommessa come nel caso messo in piedi dalla città di Recanati (AN) che può vantare di aver dato i natali a due importanti figure della cultura nazionale: il poeta Giacomo Leopardi ed il tenore lirico Beniamino Gigli. 20180720_163003

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Il poeta Giacomo Leopardi                                                                                                                                          Il tenore Beniamino Gigli

In questa politica si sono mossi gli amministratori comunali di Recanati  provvedendo prima al restauro del monumento funebre di Beniamino Gigli, che ha rappresentato vanto e gloria per l’Italia negli anni 1939/45, e renderlo successivamente meta ed attrazione turistica per gli estimatori presenti in molte parti del mondo. Tiene ad affermare il nipote, omonimo del più famoso nonno, nel corso di una breve cerimonia al termine dei lavori di manutenzione e restauro: “Dopo anni di diatribe in cui la tomba versava in pessime condizioni per le infiltrazioni di acqua che avevano danneggiato la struttura e gli affreschi all’interno, finalmente l’amministrazione comunale ha restituito alla cittadinanza e al mondo il monumento funebre della famiglia ideato e realizzato dal fratello di Gigli, Catervo. Fu lo stesso Beniamino che intorno al 1930 commissionò l’opera al fratello per dare degna sepoltura ai loro genitori. Catervo Gigli, che si era diplomato in Belle Arti a Roma, trasse l’ispirazione dall’arte egizia per far edificare il Mausoleo Funebre. Il monumento ha infatti una forma piramidale a base quadrata ed è interamente realizzato in conci di travertino. Le spoglie dell’artista sono conservate nel sarcofago marmoreo posto di fronte all’ingresso. L’interno è completamente dipinto a tempera a secco dal maestro recanatese Arturo Politi su cartoni del maestro Biagio Biagetti e all’esterno, ai lati del portale, due statue bronzee, realizzate dallo stesso Catervo, raffigurano le virtù teologali: Fede (donna che porta la croce) e Carità (donna con bambino)”.

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La terza virtù teologale: la Speranza, è presente all’interno del monumento ai piedi del Cristo Risorto che come scritto (in lingua latina) testimonia a tutti i suoi fedeli la speranza della resurrezione dai morti e la vita eterna. Aprire questo monumento ai turisti è nei programmai dell’amministrazione comunale che per bocca dell’Assessore Comunale alla Cultura ne garantisce la fruibilità negli orari di normale apertura del cimitero (vedi quanto riferito dettagliatamente a fondo pagina). Da qui inizia un vero percorso culturale denominato “Quattro passi con Beniamino Gigli” che conduce i turisti a scoprire i luoghi percorsi nei primi anni della sua formazione artistica, nella Cattedrale cittadina dove era prezioso componente della Schola Cantorum, oppure nei luoghi dove anche dopo i numerosi successi era solito ritornare per salutare gli amici e spesso esaudiva con piacere le loro richieste di: “Cantaci qualcosa Beniami”.  Una vera full immersion sulle memorie ed i successi ottenuti da Gigli in vita si trova nel museo appositamente allestito in uno storico palazzo cittadino. Qui non si rivive solo la vita artistica di uno dei maggiori rappresentati italiani, bensì questa è una bella occasione per gettare uno sguardo importante sulla vita culturale della nostra nazione nel periodo compreso fra la due guerre mondiali quando l’Italia era per tutti l’indiscusso punto di riferimento del “bel canto”.

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A tutto questo si accompagna un intenso programma culturale, per un pubblico vasto ma esigente e curioso proteso a soddisfare una pluralità d’interessi e di desideri verso la musica, verso la conoscenza, lavorando per mantenere sempre alto il livello delle proposte e rivolgendo l’attenzione sia per i maestri consacrati, sia per i talenti emergenti. Punti di forza di questo programma sono vari percorsi organizzati, assistiti culturalmente e accompagnati dalle più significative interpretazioni di Beniamino Gigli, tutti all’interno del centro abitato, un vero gioiello architettonico che conserva ancora quasi intatte presenze di epoca rinascimentale. A Giacomo Leopardi sono riservati altri due percorsi: il primo attraverso  il “natio borgo selvaggio” che a distanza di due secoli dalla presenza del poeta ha lasciato intatte le testimonianze architettoniche modificando di pari passo quelle sociali e di relazione in particolare con i visitatori, come richiesto dalle attuali buone regole di ospitalità.

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Il chiostro del covento delle Suore Clarisse                                Il panprama “Infinito” visibile dal giardino del convento delle Suore Clarisse

La seconda iniziativa leopardiana,curata dall’Ufficio Iat.Tipico.tps, che in date ben definite nei mesi da giugno a settembre, prevede un nutrito numero di visite guidate nel Convento delle Suore Clarisse facendo rivivere ambiente ed atmosfera identiche a quelle che suggerirono al poeta il componimento “L’Infinito”. E’ questo un raffinato incontro con la poesia leopardiana che conserva intatti tutti quei valori culturali ed etici che hanno per gli uomini validità ed importanza senza tempo.

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Lorenzo Lotto, pittore rinascimentale che ha trascorso vari periodi della sua vita a Recanati, è il protagonista di un altro percorso culturale che ha nel museo civico il suo centro animatore. Lotto vive a Recanati il periodo più ricco e florido della sua attività artistica ed in questa città, tanto per committenti religiosi quanto laici,  lasciando opere di notevole interesse artistico quali L’Annunciazione dove i vecchi canoni artistici e teologici vengono ribaltati ed integrati con altri di nuova concezione teorica, oppure il polittico di San Domenico una delle pale d’altare giunte fortunatamente fino a noi, quasi integre. Inoltre nel museo cittadino sono ospitate mostre ed iniziative culturali temporanee come in questi giorni dove, in apposita ala del complesso della Villa Colloredo Mels, è possibile visitare, fino al prossimo 30 settembre, un’interessante mostra sulle opere di Marc Schagall.

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Chiesa di San Domenico vista da P.za Leopardi –                  Tre vini tipici del territorio: Uno spumante metodo classico – Un bianco fermo prodotto, voce popolare, da vitigno verdicchio trasferito a sud dal territorio originario – Un rosè spumante prodotto con uve “Vernaccia di Serrapetrona” lasciate in fermentazione per tre anni in lieviti.

Le marche sono il regno della pace e del silenzio, con i suoi paesaggi collinari, verdi ed incontaminati, una terra mistica, dove racchiudersi in preghiera e cercare la pace dell’anima. Scriveva Italo Calvino: “Ogni formaggio aspetta il suo cliente, si atteggia in modo da trarlo….in un arrendevole abbandono”. Il vino è viaggio, il vino è arte: “…e perché meno ammiri la parola, guarda il calor del sol che si fa vino, giunto all’amor che nella vite cola” (Dante – Purgatorio, canto XV).

Recanati (AN)- Orario di apertura del cimitero: dal 1 maggio al 1 settembre, dalle 7 alle 19-  dal 1 ottobre al 30 aprile successivo dalle 8 alle 17,30. Informazioni e notizie sui calendari delle manifestazioni ed attività culturali, inclusi i relativi costi di partecipazione, si possono avere  tel.  +39.071981471 – per e.mail recanati@sistemamuseo.it –oppure sui siti www.infinitorecanati.itwww.italytolive.it

 

FARA MUSIC FESTIVAL – La musica jazz anima l’estate della Sabina con le sue note.

Donatello Urbani

Da dodici anni Fara in Sabina (Rieti) propone ai suoi turisti estivi una pausa musicale da abbinare al soggiorno che comunque conserva nella lussureggiante bellezza di una natura , silenziosa e incontaminata lontana dalle correnti di traffico, la sua caratteristica fondamentale.  A tutto questo si aggiunge  una sana quanto saporita enogastronomia, grazie al miglior olio extravergine di oliva esistente al mondo.

800px-ItalyFaraSabinaPalazzoOrsini                                                                                         Fara in  Sabina (RI) – Palazzo Orsini.

Significative in proposito le parole dell’Assessore Paola Trambusti che nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento ha dichiarato: “Il turista che sceglie per le proprie vacanze la nostra cittadina, non solo nei mesi estivi, ha scelto di allontanarsi dal turismo di massa mordi e fuggi preferendo trascorrere da noi una vacanza improntata alla salubrità,  al relax e alla cultura senza disdegnare la nostra semplice quanto saporita enogastronomia. I concerti proposti in questo Festival, tutti con ingresso gratuito, sono abbinati ad iniziative culturali quali visite guidate alle sedi dei più significativi monumenti culturali cittadini dal Museo del Silenzio all’interno di un Monastero di Clausura delle Clarisse, al Museo Archeologico che conserva prestigiosi reperti della civiltà sabina provenienti dagli scavi effettuati in  siti prestigiosi quali la città di Cures o Trebula Mutuesca.

800px-ItalyFaraSabinaConventoClarisse2                                                                           Fara in Sabina: Ingresso al Monastero delle Clarisse

Caratteristica di questa dodicesima edizione è averla abbinata alla rassegna “Borghi Swing” , manifestazione promossa dal Ministero dei Beni Culturali – Mibact – fra i sette borghi più musicali d’Italia, della quale Fara Sabina ne fa parte grazie proprio all’organizzazione di questo Festival. Inoltre, come per le precedenti edizioni, anche questa avrà una “Summer School” con corsi di specializzazione per giovani musicisti  e un riferimento con la cultura musicale di una nazione europea che per l’edizione 2019 sarà l’Austria. Spetta di diritto al direttore artistico Enrico Moccia presentare il cartellone dell’intera rassegna musicale che include: “ Il Fara Music Festival, 23/29 Luglio, XI Edizione. Tutti i concerti hanno  inizio alle ore 21:30, con ingresso gratuito, nel Piazzale Roma, parco antistante la pineta di Fara in Sabina, nei giorni:

23/07: GV3 Giuseppe Vitale Trio feat. Cutello Bros – Giuseppe Vitale (piano), Stefano Zambon (contrabbasso), Edoardo Battaglia (batteria).  Special guest Matteo Cutello (tromba) e Giovanni Cutello (sax);

24/07: George Garzone/Leo Genovese Quintet – George Garzone (sax) Leo Genovese (pianoforte) Daniele Germani (sassofoni), Stefano Battaglia (contrabbasso) e Juan Chiavassa (batteria);

20180615_120652                                                                                                Il maestro Gegè Telesforo

25/07: Gegè Telesforo Quartet – Gegè Telesforo (voce), Dario Deidda (basso), Stefano Costanzo (batteria) Marco De Gennaro (pianoforte).

26/07: Tomasz Chyła Quintet – Tomasz Chyła (violino), Piotr Chęcki (sassofono), Szymon Burnos (piano ed elettronica), Krzysztof Słomkowski (contrabbasso), Sławek Koryzno (batteria).

27/07: Quantum Trio – Michal Jan Ciesielski (sax), Kamil Zawislak (piano) e Luis Mora Matus (batteria).

28/07: Mike Moreno Quartet – Mike Moreno (chitarra elettrica), Kendrick Scott (batteria), Matt Brewer (basso) e Aaron Parks (pianoforte).

29/07: Aaron Parks Trio – Aaron Parks (pianoforte), Matt Brewer (contrabbasso), Kendrick Scott (batteria).

In parallelo ai concerti principali si terrà la rassegna “Borghi Swing” che si svilupperà all’interno del Borgo di Fara in Sabina con set interamente acustici per un ritorno alle origini quando ancora l’ascolto non prevedeva amplificazioni. Un vero e proprio salto nel passato ma con uno sguardo verso il futuro per promuovere un territorio che da anni ormai ha aperto le porte al jazz e alla cultura. Tre le location di Fara all’interno delle quali si avvicenderanno gruppi jazz italiani under 35: la chiesa di Santa Chiara, costruita nel 1643, il Museo del Silenzio del Monastero delle Clarisse, del 1673. I concerti in programma avranno il seguente calendario:

28/07 – ore 18:15 – Ermanno Novali Piano Solo – Chiesa di Santa Chiara. A seguire alle  ore 19:30  Zadeno Trio – Monastero delle Clarisse;

29/07 – ore 11:15 – Cocoon -Chiesa di Santa Chiara  e alle ore 12:30 – PS3 (Pietro Santangelo Trio)  – Monastero delle Clarisse. A seguire alle ore 18:15 – Sidewalk Cat Quintet – Chiesa di Santa Chiara e alle ore 19:30 – Zarrinchang Trio – Monastero delle Clarisse”.

Maggiori notizie ed informazioni sul sito www.faramusic.it

“Peroni Cruda” chiude la mostra “Acqua e Birra per Roma Capitale”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

E’ stato un eccezionale finissage  quello offerto dalla mostra dal titolo “Acqua e Birra per Roma Capitale” dove la birra Peroni Cruda, riconosciuta la migliore al mondo per l’anno 2018, è stata la vera  coprotagonista. Il periodo espositivo della piccola quanto interessante mostra che ha raccontato il legame tra la Città di Roma, la sua acqua e la  birra prodotta da oltre un secolo dalla Peroni quì in città, è terminato in bellezza.

Peroni Cruda 3                                                      Birra Peroni Cruda a Sant’Ivo alla Sapienza- Foto courtesy Ufficio Stampa Utopia

Acqua e birra in abbinamento hanno richiamato su di loro le attenzioni di questa rassegna ed insieme ci hanno offerto una dimostrazione del ruolo importante che rivestono nella vita dell’uomo e, per questo,  entrambe sono oggetto di cure e attenzioni. (Vedi la recensione sulla rassegna “Acqua e Birra per Roma Capitale” presente in altra pagina di questa rivista). Proprio la volontà di offrire sempre attraverso la ricerca un prodotto che sia sempre al top della qualità e della salubrità, è stata la politica produttiva  seguita dalla Birra Peroni.  Anche questo, fra tutti gli altri, è stato l’incentivo per produrre una  birra “non pastorizzata” che già all’esordio è stata la più pluripremiata della famiglia Peroni e, per l’occasione del finissage, anche la protagonista dell’ultima giornata della mostra. Le caratteristiche che distinguono Peroni Cruda hanno permesso a questa birra di essere nominata, tra gli altri riconoscimenti ottenuti, International Style Lager of The Year in occasione del New York International Beer Competition 2018.

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Distinguendosi tra le oltre 600 birre, provenienti da 14 Paesi che hanno preso parte all’ultima edizione della competizione nel cuore di Manhattan, Peroni Cruda è stata dunque riconosciuta quest’anno come miglior birra a livello internazionale della sua categoria. “Una birra speciale, dunque, per una location altrettanto prestigiosa, come quella dell’Archivio di Stato nel complesso di S. Ivo alla Sapienza che ha ospitato questa rassegna,” ha dichiarato Ludovica Lioy, Peroni Family Brand Manager, che nel proseguo ha affermato: “Peroni Cruda ha contributo a tenere alto in questi due anni l’onore del made in Italy nel mondo. La sua qualità, riconosciuta dai consumatori ma anche dai principali esperti del settore, deriva dall’ingrediente principale, il Malto 100% Italiano, e dal processo produttivo che, grazie alle basse temperature e alla microfiltrazione dei lieviti, garantisce un prodotto stabile nel tempo che mantiene, ad ogni assaggio, la stessa freschezza della birra come appena spillata in birrificio. Questo è il motivo per cui Peroni Cruda  è buona come appena fatta e rende il privilegio dei nostri mastri birrai un piacere per tutti”.  Una dichiarazione importante questa che indirizza i consumatori di birra a scegliere, senza esitazioni, Peroni Cruda quale miglior compagna di questa estate.

Rieti fra cammini ed eccellenze del territorio

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Nei primi anni del 1200 (1220?), Frate Francesco, ocpite nel territorio reatino ai piedi del monte Terminillo, proprio dove oggigiorno sorge il Convento Francescano La Foresta, fu rapito dal fascino che si sprigionava, allora come oggi, da queste terre in maniera così coinvolgente da lasciare una testimonianza poetica di notevole valore tanto letterario quanto emotivamente religiosa. Così ha scritto: “….Laudato sì,mì Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba…..” e concludeva il suo cantico con un appello rivolto agli uomini invitando tutti a servire le creature di Dio con grande umiltà: “ Laudate et benedicete mì Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate”. (In appendice é trascritto per intero il Cantico delle Creature di Frate Francesco). Non é possibile, però, apprezzare e capire il paesaggio reatino, se il nostro occhio non é abituato a scorgere il segno che l’uomo ha lasciato. Le vigne ed i piantoni di olivi che a loro volta sembrano ai boschi che popolano i rilievi più alti in un’armonia quasi perfetta con le vette dei monti in cui spicca la maestosa mole del Terminillo.

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Antonio Di Carlo con alle spalle la vite di “Cesenese Nero” vecchia di oltre 150 anni.

Antonio Di Carlo, un giovane agricoltore titolare, insieme ai familiari, della cantine Le Macchie e del Ristorante La Foresta, forse anche per la condivisione con Frate Francesco di questi magnifici paesaggi, ha accolto per intero l’appello del fraticello ed ha iniziato a ricercare quanto di bello e di buono questa terra produce. Così ha scoperto, nel terreno di un vicino, una vecchia vite di oltre 150 anni di età appartenente ad un cultivar autoctono; “Cesenese Nero”, miracolosamente salvatasi dall’infezione provocata da un insetto dal nome scientifico Daktulosphaira vitifoliae, volgarmente conosciuta come fillossera, che colpì nella seconda metà dell’ottocento (1880 la sua prima apparizione in Italia) l’intera coltivazione vitinicola italiana annientandola completamente nel corso di vari anni. Da questa infezione si salvarono pochi vigneti, perlopiù quelli che avevano viti innestate su barbatelle americane – portainnesti – dalla radice amara, quali la “Vitis riparia” una delle specie americane resistenti alle radicicole. Questa tecnica é un mezzo preventivo di lotta biologica a tutti gli effetti ed é stato l’unico vero metodo di controllo efficace e applicabile su vasta scala. In definitiva questa tecnica ha rivoluzionato l’intera viticoltura europea risollevandone le sorti.  Attualmente quello che ha rappresentato nel XIX secolo una delle piaghe più terribili dell’agricoltura europea, é diventato un insetto pressochè innocuo, il cuiinteresse é ormai relegato ai soli ambiti storici, culturali e biologici. La coltivazione di viti non innestate su barbatella americana viene detta su “piede franco”. In Italia la coltivazione della vite du piede franco viene praticata in molte parti, principalmente sull’Etna, in alcuni vigneti valdostani, nella zona del Carignano del Sulcis rosso Doc, oltre le pochissime sopravvissute come il nostro cultivar Cesenese Nero che rappresenta oggi una rara e preziosa reliquia da custodire gelosamente.

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Vigneto e campionatura della produzione della “Camtina Le Macchie”

Da questa vite annualmente sono tolti circa 300 tralci che in appositi vivai, controllati e custoditi dalla Regione Lazio, vengono prodotte altrettante piante di vite, tutte di piede franco, che messe a dimora sui terreni di questa zona, hanno consentito la commercializzazione del vino IGP Cesenese Lazio che, nelle bottiglie sotto il nome L’Ultimo Baluardo, rappresenta il prodotto di punta della Cantina Le Macchie. Le particolari condizioni climatiche presenti  in questi terreni localizzati ai piedi del monte Terminillo, ad un’altezza superiore ai 500 mt. sul livello del mare, hanno dato buoni risultati anche nella produzioni di vini bianchi, gewuirztraminer, riesling e malvasia oltre ad un rosato Lazio IGP prodotto da vitigni Sangiovese e Montepulciano. A margine di questa campagna di ricerca di cloni autoctoni e specie di vitigni da impiantare su questi terreni di montagna, c’è l’aspetto sociale che ne è derivato dal momento che non solo tutto questo ha fermato l’esodo dei giovani verso la città ma addirittura ha messo in atto un movimento di ritorno verso la campagna grazie a queste nuove forme di fare agricoltura  e agriturismo.

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Ristorante “La Fioresta: Due rivisitazioni di piatti delle cucina contadina: gricia e anatra arrosto.

Il ristorante “La Foresta” offre con la sua affermazione commerciale estesasi anche extra provincia reatina, un’importante testimonianza di come anche la cucina che ha radici nella gustosa cultura contadina trovi una grande interpretazione nei piatti predisposti da chef  una volta rivisitati nei gusti della più esigente clientela. Restando in tema territorio non può passare inosservata l’offerta turistica della Città di Rieti. In questi ultimissimi anni con lo svilupparsi dei “cammini” sui percorsi religiosi quali quelli di San Francesco (La Verna/Roma)  e di San Benedetto (Subiaco, Cascia, Norcia, Cassino) o di puro trekking: (Monti Sibillini e Riserva Naturale dei Monti Cervia e Navegna – vedi la nostra recente recensione su questa testata-), Rieti è divenuta punto centrale per gli slow travel (turismo lento) assumendo il prestigioso ruolo di “Capitale dei cammini”. Le attrattive culturali e turistiche presenti in città non sono assolutamente da trascurare. Un’interessante proposta turistico/culturale, nata di recente, offre la scoperta di una città sotterranea preesistente a quella attuale elevatasi sopra le prime costruzioni per impedirne l’allagamento nel corso delle piene del fiume Velino e più vicina alla rocca dove sorgeva l’originario centro abitato. Lungo le sponde del fiume Velino si era sviluppata una città che viveva di attività acquatiche sia nel trasporto di materiali su chiatte dal fondo piatto, sia quelle vere proprie offerte dallo scorrere dell’acqua, quali la macinatura di cereali e di sfruttamento della forza idraulica.

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Due immagini di Rieti Sotterranea

Lungo parte di questi spazi, oggi ipogei, in prevalenza ricavati nei fornici della strada sopraelevata, sono stati allestiti veri e propri percorsi turistici da parte di volontari che curano anche la parte ludica e didattica con visite guidate. Interessanti anche gli spazi dove sono state collocate delle opere d’arte sonore che rendono le visite guidate veri propri percorsi culturali interattivi dove è richiesta la partecipazione diretta dei visitatori invitati a percuotere e far suonare le opere esposte.

Informazioni e maggiori notizie : per il Ristorante La Foresta s.r.l. – Rieti 02100 Via Foresta, n.51 Tel. 0746.220455, oppure 0746.228837; fax 0746.222000; mobile 333.2504160; la Cantina Le Macchie – Castelfranco di Rieti – Via Casanuova, n.5 Rieti 02100; e.mail info@cantinalemacchie.it; sito web: www.cantinalemacchie.it. Per le visite guidate alla città di Rieti e nei maggiori luoghi turistici del territorio, tutte da prenotare via e.mail rietidascoprire@vodafone.it; sito web: www.rietidascoprire.it; telefono mobile 347.7279591.

20180621_170000 Ricostruzione di Rieti Sotterranea presente nel libro di Rita Giovannelli. I fornici della strada sopraelevata hanno originato la città ipogea

Per una conoscenza più approfondita dei percorsi turistici nella città si consiglia il libro scritto da Rita Giovannelli “RIETI Sotterranea – la magia di una scoperta” , ricco di numerose foto a colori a cura di Massimo Renzi e d’immagini con ricostruzioni storiche,  pagine 112 costo €.9,50 presente nelle migliori librerie oppure da richiedere direttamente all’autrice agli indirizzi dell’Associazione Rieti da scoprire sopra riportati.

Cantico delle Creature:                                   

« Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;

beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

 

Land of Garda, Identità, Organizzazione, Governace – Un nuovo progetto per fare turismo con una particolare attenzione a quello italiano

Donatello Urbani

Messo a punto dalla Camera di Commercio di Verona il progetto “Land of Garda, Identità, Organizzazione, Governace” sarà presentato a  Lazise il 18 giugno nel corso di un  Convegno dove si parlerà delle  varie esperienze regionali e, soprattutto, di quella del Lago di Costanza che vede coinvolti tre stati (Germania. Austria e Svizzera) con il desiderio di applicarlo anche in Italia e la malcelata aspirazione di offrire un’opportunità turistica di buon richiamo al mercato nazionale. “Una potenzialità, quella del lago di Garda, non ancora espressa compiutamente se si  considera che la sola sponda veneta, nel 2017, ha ospitato circa 14 milioni di turisti, in  prevalenza stranieri, che posizionano la Città di Verona al 5° posto nella top ten delle destinazioni turistiche italiane”, come ha dichiarato Paolo Artelio , presidente del Consorzio Lago di Garda Veneto.  Il convegno programmato, infatti, vuole essere un primo incontro e  punto di partenza per una riflessione condivisa su quale possa essere il futuro della destinazione turistica, partendo dalla conoscenza di esperienze virtuose, espresse da altri territori, sia italiani che esteri che hanno intrapreso campagne di promozione per un serio rilancio del turismo interno.  Al di là del fatto che il Lago di Garda bagni le rive di tre Regioni (Lombardia, Veneto e Trentino), questo deve essere considerato un prodotto unico, ha detto ancora Artelio , di grande fascino e molto frequentato soprattutto da una clientela estera, principalmente di lingua tedesca. Lo scorso anno, infatti, sulla sola sponda veronese del Lago di Garda sono  state registrate 5,9 milioni di presenze di turisti provenienti dalla Germania (oltre la metà del totale), seguita a distanza da Olanda, Regno Unito, Austria e Danimarca, mentre i turisti italiani provengono principalmente da Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Piemonte. Ma quello che stiamo registrando è un forte incremento anche per il 2018 dell’ordine del 4,5% di arrivi e del 4% di presenze per il turismo estero e del 3,5% per quello nazionale ”. Dati questi  confermati anche dal Direttore Generale dell’Enit, Gianni Bastianelli, che ha affermato: “Dopo un 2017 straordinario nel corso del quale abbiamo registrato la più forte crescita dal dopoguerra, i primi segnali dell’anno ci inducono a pensare che l’onda non si debba fermare. E questo ci responsabilizza. Se l’Enit sta pensando a due operazioni  specifiche da tenere proprio nella zona del Lago di Garda, riguardanti il turismo montano e quello lacustre che già oggi assorbe il 10% dell’intero movimento vacanziero, è perché i segnali che ci giungono vanno in questa direzione. Oggi il turista privilegia il rapporto con la natura, il benessere psico-fisico e l’enogastronomia: tre aspetti che pongono il  nostro Paese all’avanguardia del turismo mondiale”. La DMO Lago di Garda, nata nel 2015 in seguito all’entrata in vigore della Legge Regionale 11/2013 ha introdotto un nuovo concetto di destinazione turistica, intesa come contesto geografico nel quale il turista trova tutte le prestazioni (infrastrutture, servizi, risorse) necessarie al proprio soggiorno.  Un primo tangibile riscontro di tutto questo è stato raggiunto  con la pista ciclabile/podistica, in avanzato stato di realizzazione, che consentirà la percorribilità dell’intera circonferenza del Lago di Garda con diramazioni nell’entroterra verso località di interesse artistico, archeologico, enogastronomico e naturalistico. In questo senso, la DMO – Destination Management Organization – assume il ruolo di moderna forma di presidio del territorio e delle risorse che lo compongono, definendo la governance turistica della destinazione stessa e la pianificazione strategica unitaria delle attività dei diversi soggetti coinvolti. Quella del Lago di Garda è costituita da soggetti pubblici (21 Comuni del Lago di Garda e del suo entroterra, Provincia di Verona e Camera di Commercio di Verona, quest’ultima come ente coordinatore) e privati (tra cui il Consorzio Lago di Garda Veneto).  Il piano strategico nazionale per il turismo, che la passata legislazione non ha avuto il tempo di approvare, sarà il completamento dei vari piani regionali dando così armonia nazionale a tutte le programmazioni regionali, molte già operanti e messe in campo con l’obbiettivo di rendere stabile economicamente e omogeneo nell’operatività l’intero comparto turistico nazionale.

Premio Roma – Concorso per i migliori formaggi e migliori pani e prodotti da forno tradizionali.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il concorso “Premio Roma” nelle intenzioni delle istituzioni promotrici: Camera di Commercio di Roma e ARSIAL (Azienda Speciale per la promozione Agricola Laziale) già fin dalle prime edizioni erano rivolte tutte all’affermazione delle eccellenze agricole territoriali sia nella promozione commerciale che nello stimolo al miglioramento delle qualità.

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Questo è anche chiaramente indicato nel regolamento che, oltre ai vincoli che i partecipanti devono rispettare, indica quanto si propone in:

a) di valorizzare i migliori formaggi provenienti dai diversi ambiti del territorio regionale del Lazio per favorirne la conoscenza e rafforzarne la presenza nei mercati nazionali ed esteri, premiando i prodotti di qualità che possano al tempo stesso riscuotere l’apprezzamento dei consumatori;
b) di far emergere i formaggi più innovativi provenienti dal territorio della regione Lazio favorendo nel contempo un confronto tra le imprese locali e quelle esterne al territorio;
c) di stimolare i casari verso un percorso di costante miglioramento della qualità del prodotto al fine di intercettare stili alimentari diversificati;
d) di favorire lo sviluppo delle startup e, più in generale, dell’imprenditoria giovanile nei settori di interesse.  Sono risultati premiati, nelle singole categorie i seguenti caseifici:

Sezione Nazionale ed internazionale  –  Tipologia Formaggi affinati

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Premiazione della Cooperativa Agricola “La Poiana” –  a destra: Premiazione De Vierhoekhoeve (Belgio) per “Karmeliet Beer Cheese”

1° classificato: Cooperativa Agricola La Poiana (CN): per il “Pecorino delle Barme”

2° classificato: Agricoltura Nuova S.C.S.A.I. (RM) per il Pecorino Affinato nelle Foglie di Noce

3° classificato: Quesos Artesanos Villarejo, S.L. (Spagna)  Villarejo Rosemary Curado en Romero

  • Tipologia formaggi ottenuti da latte crudo di animali al pascolo semibrado:

1° classificato: Barone G. R. Macrì s.r.l. (RC) per il Caprino di Modi

2° classificato: Industrias Lácteas Cerrón, S.L. (Spagna)  per “Alma de Cerrón”

3° classificato: Mausitxa, E.Z. (Spagna) per Idiazabal DOP “Mausitxa”

  • Tipologia formaggi a caglio vegetale o microbico

1° classificato: Arteserena, S.L. (Spagna)  per il “Cremositos del Zújar”

2° classificato: Azienda Agricola La Mascionara (AQ) per il “Caciofiore Aquilano”

3° classificato: Quesería Los Casareños, S.L. (Spagna)  per la Torta del Casar DOP “Flor de la Dehesa”;

  • Tipologia formaggi innovativi per tecnologia di produzione, ingredienti o funzionalità

1° classificato: De Vierhoekhoeve (Belgio) per il “Karmeliet Beer Cheese”

2° classificato: Argiolas Formaggi s.r.l. (CA)  per il “Colle CLA”

3° classificato: Società Agricola Cascina Aris s.s. (AT)  per il “Canapino”;

Sezione Roma e Lazio  –  Tipologia paste filate fresche:

1° classificato: Terra Mia s.r.l. (RM)per la “Mozzarella di Latte di Bufala”

2° classificato: D’Angelo Giancarlo (RM) per la “Mozzarella di Bufala Buona”

3° classificato: Azienda Agricola F.lli Nesta Enzo e Massimo (RI)  per il “Fior di Latte”

3° classificato: Casearia Casabianca s.r.l. (LT)  per la “Treccia di Bufala Campana DOP”

  • Tipologia formaggi freschi:

1° classificato: Azienda Agricola Gentili (RM) per il “Il Gentile”

2° classificato: La Quercia s.r.l. (RM) per il “Pecorino La Deliziosa”

3° classificato: Azienda Agricola Tinte Rosse (RM) per il formaggio “Abbondio”

3° classificato: Alchimista Lactis (RM)  per la “Formaggella Francigena”;

  • Tipologia formaggi stagionati:

1° classificato: Agricoltura Nuova S.C.S.A.I. (RM) per il “Pecorino Stagionato”

2° classificato: La Quercia s.r.l. (RM) per il “Pecorino Gran Riserva Cacio Ercole”

3° classificato: D’Angelo Giancarlo (RM)  per il “Caciocavallo di Bufala Buona”

  • Tipologia ricotta fresca

1° classificato: Terra Mia s.r.l. (RM) per la “Ricotta di Bufala”

2° classificato: Azienda Agricola Tinte Rosse (RM) per la “Ricotta di Capra”

3° classificato: Fattoria Colle S. Nicola (RM) per la “Ricotta Vaccina”.

Miglior formaggio prodotto da giovane imprenditore: Azienda Agricola Gentili (RM) Il Gentile;

Miglior formaggio prodotto da nuova impresa: Alchimista Lactis (RM) Formaggella Francigena;

Miglior formaggio d’interesse per i mercati nazionali ed esteri:  Agricoltura Nuova S.C.S.A.I. (RM)

Pecorino Stagionato.

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Identici sono sia le motivazioni che le finalità promotrici del concorso riservato ai panificatori; anche questo si propone di :
a) di valorizzare i migliori pani e prodotti da forno provenienti dai diversi ambiti del territorio regionale del Lazio per favorirne la conoscenza e rafforzarne la presenza nei mercati nazionali ed esteri, premiando i prodotti di qualità che possano al tempo stesso conseguire l’apprezzamento dei consumatori;
b) di far emergere i prodotti da forno più innovativi provenienti dal territorio della regione Lazio nonché dal territorio nazionale al fine di favorire un confronto tra le imprese locali e quelle esterne alla regione in una ottica di qualificazione costante delle produzioni;
c) di stimolare i panificatori verso un percorso di costante miglioramento della qualità del prodotto al fine di intercettare stili alimentari diversificati;
d) di favorire lo sviluppo delle startup e, più in generale, dell’imprenditoria giovanile nei settori di interesse.

Vincitori della XII^ edizione del Concorso Pane “Premio Roma” 2018 sono:

  • Sezione Roma e Lazio – Tipologia biscotteria tradizionale dolce secca da forno

1) classificata; Pasticceria di Russo Antonietta (LT) con “Crostatine alle Visciole”

2) classificata: Baldassarra Angelica &C. s.n.c. (FR) con “Fini Fini con Pistacchi, Mandorle e

Nocciole”

3) classificato: RPS Pane s.r.l. (VT) con i “Tozzetti alle Nocciole”;

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IMG_20180526_131212                                                                                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

Premiazioni: Forno a Legna Santino Boccarisi (LE) per “Pane ai Cereali” – A destra Forno “Pane al Pane” (CS) per “Pane casareccio bio

–  Tipologia pani prodotti con lievito madre:

1) classificato: Panificio Frontoni Alessandro s.r.l. (RM) con il “Pane rustico integrale”

2) classificato: Baldassarra Angelica &C. s.n.c. (FR) per il “Pane con le noci”

2) classificato: Pane & Dolci di Scorsoni Aronne (RM) per il “Casareccio integrale”;

3) classificato: il Pane di Onelia Holding s.r.l. (LT) per la “Pagnotta di pane”;

– Tipologia Pizza bianca di Roma:

1) classificato: De Carolis e F. s.r.l. (RM) per la  “Pizza Bianca di Roma”

2) classifiato: Cuore di Grano s.r.l. per la “Pizza Bianca di Roma”

3) classificato: Albanesi 2011 s.r.l. per la “Pizza Bianca di Roma”

– Miglior prodotto da Forno d’interesse per i Mercati esteri: Pane & Dolci di Scirsone Aronne (RM) per il “Casareccio Integrale”

– Sezione nazionale – Tipologia Pani Tradizionali e Storici di Frumento Duro:

1) classificato: Trepì (PE) per il “Pane Marrucino” (Marucino –n.d.a.)

1) classificato: Rosa Maria Vittoria e Del Rosso Angelo e C. s.n.c. (CB) per il “Pane di Grano Duro Senatore Cappelli  Integrale a Lievitazione Naturale”

2) classificato: Dolce & Salato di Zanesi Patrik (MI) con “Pane 100% Semola di Senatore Cappelli”

3) classificato: Panificio Giulio Bulloni & Figli s.r.l. (NU) con il “Pane Guttiatu”;

– Tipologia Pani Tradizionali di Frumento Tenero:

1) classificato: Panificio Moderno s.n.c. (TN) con il “Pantrentino”

2) classificato: Pane al Pane s.r.l.s. (CS) con il “Pane Casereccio Bio”

3) classificato: Tecchioli s.n.c. (TN) con il “Pantrentino”

– Tipologia Pani Innovativi per Tecnologia di produzione, Funzionalità o impiego di Cereali Minori: 1) classificato: Forno a legna di Santino Baccarisi (LE) con il “Pane ai Cereali”

2) classificato: Dolce & Salato di Zanesi Patrik (MI) con il “Pane Antico al Farro e Ardito”

3) classificato: Panificio Fiorentini s.n.c. (VT) con il “Pane all’Avena con Semi di Canapa”

Maggiori notizie  sia sulle norme che regolano la partecipazione che sulle passate edizioni si possono trovare sul sito web www.concorsipremioroma.it

 

Creta: Leader del turismo greco

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il giardino della residenza dell’Ambasciatore della Repubblica Ellenica  a Roma si è offerto ad  ospitare un’iniziativa turistica promozionale organizzata da varie istituzioni cretesi con la sponsorizzazione dell’Ente Ellenico per il Turismo in Italia. Il turismo insulare, peraltro comune a tutte le isole del Mar Mediterraneo, fa perno su varie caratteristiche nelle quali l’enogastronomia gioca un ruolo d’importanza primaria.

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In questa occasione è stata apportata una simpatica variante chiamando quattro  ristoratori, alcuni di origine greca che operano nella nostra città, a proporre sapori e profumi  di una delle cucine più significative dell’arte culinaria europea: quella greca ed in particolare quella cretese. Per esperienza diretta ho trovato proprio nei ristoranti greci emigrati all’estero l’originale testimonianza della cucina nazionale.  Spesso in quelli presenti in patria per venire incontro ai gusti dei viaggiatori/turisti stranieri troviamo pietanze indirizzate verso gusti internazionali. Diversamente in quelli presenti all’estero predomina il desiderio dei ristoratori di proporre ai clienti tutto quanto in fatto di gusto, profumo e bontà hanno acquisito e dovuto lasciare in patria che hanno ricevuto in eredità nelle cucine sia familiari oppure acquisite nelle scuole professionali.

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Alcune proposte dal ristorante 2Ippokrates” – Roma Via Piave, n.30 – Tel. 06.64824179 – www.ippokrates.it (anche in immagine iniziale)

Una fantasia di gusti, sapori e accattivanti profumi sono stati i veri protagonisti di questa bella serata che ha avuto un coronamento eccezionale in pregiati vini, indiscusso vanto del territorio greco insieme a olio e miele. Altrettanto simpatico è stato il fuori programma finali: un estratto di erbe cretesi offerto come souvenir finale che mi ha accompagnato lungo tutto il ritorno notturno  a casa nel breve cammino a piedi lungo le deserte strade della città.

WOW – Wonderful Outdoor Week – Progetto ambizioso per scoprire il turismo outdoor tra le Langhe e le Alpi in provincia di Cuneo.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il progetto WOW – Wonderful, Outdoor, Week – messo a punto dalla Provincia di Cuneo, insieme alle sue due aziende turistiche locali, l’ATL del Cuneese e l’Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero, e alla Fondazione CRC ed alla Camera di Commercio di Cuneo, si propone di offrire ai turisti  la scoperta del proprio territorio compreso tra le Langhe e le Alpi attraverso la valorizzazione e l’incentivazione delle attività legate al turismo outdoor, quello riferito al turismo fuori porta.

bikeparkpost-1-3                                                          Cuneo WOW - Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrambe le foto sono courtesy dell’Ufficio Stampa dell’ATL Cuneo

Le parole di Paolo Buongioanni, magistrale interprete di Presidente della locale Azienda di Promozione Turistica, riassumono  chiaramente l’intendimento che sottintende questo ambizioso progetto: “Gli splendidi paesaggi che offrono le colline vitate, i noccioleti e i boschi di Langhe e Roero, le città d’arte e le vedute mozzafiato delle montagne alpine rappresentano, infatti, luoghi perfetti e unici per il turista appassionato di sport e outdoor. Un territorio che merita di essere scoperto e gustato nelle varie declinazioni dello sport all’aria aperta: camminata, running, trekking, nordic walking trail-ultratrail, ciclismo, mtb, e-bike, handbike, pesca sportiva, rafting, moto, volo in mongolfiera, arrampicata, corsa in montagna, insomma…Sport per tutti!”.  Un cospiquo quanto allettante calendario di eventi, raduni, convegni ecc. è possibile trovare consultando il sito www.wowoutdoor.it .

Entracque (29)Foto courtesy dell’Ufficio Stampa dell’ATL Cuneo

Altrettanto importanti sono state le parole spese in favore del turismo lento, quello che interessa da vicino quanti, per età o condizioni d’impossibilità fisica, non si sentono più attratti dalle attività sportive che richiedono impegno fisico. Muoversi in ambienti incontaminati, privi di smog ed inquinamenti vari, gioca una forte attrattiva specie nelle persone di  seconda, terza e quarta età. Fuori porta, inoltre, si possono visitare perle culturali di primissima importanza sparse tra chiese, monasteri, santuari e abbazie così come tra i tanti musei  che pur non eccellendo in vastità espongono collezioni di grande interesse anche etnoantropologico che testimoniano, oltre la cultura, la vita quotidiana della popolazione locale.

IMG_20180516_192323Paolo Buongioanni ascolta divertito la testimonianza della motociclista/enduro Monica Dorigatti “Cromilla” sulle emozioni avvertite nel percorso della “Via del sale”

Una particolare presentazione è stata riservata alla “Via del Sale”, quella che, negli anni passati, collegava il mare al territorio interno del cunese. Di recente è stata recuperata ed offerta al turismo trekking, biking ed enduro motociclistico.  Nelle testimonianze di alcuni che hanno già percorso questa antica via, il percorso  è stato presentato tanto difficile quanto  affascinante e carico di emozioni.

Non che la città di Cuneo meriti di essere trascurata; tutt’altro! Una passeggiata fra i  tesori artistici, il verde dei parchi, dei giardini e dei lunghi viali, le ampie piazze, le belle chiese gotiche e barocche, i palazzi medievali  del centro storico, il richiamo dei lunghi portici e delle vetrine di Via Roma e Corso Nizza che conducono alla vastissima e centrale Piazza Galimberti, fanno di Cuneo una città unica. Cuneo, costruita su di un altopiano tra i fiumi Stura e Gesso, è, nel contempo, capoluogo della Provincia Granda e capitale di prelibatezze gastronomiche con formaggi come il Raschera delle Valli Monregalesi, il Castelmagno della Val Grana e il “Tumin del Mel” della Valle Varaita, con i suoi vini unici al mondo, con le castagne e i marrons glacés, con i funghi e le lumache della Val Vermenagna che degnamente esaltano sua maestà imperiale il tartufo bianco di Alba e, a loro volta, beneficiano della compagnia di eccellenze enologiche quali il Barolo, la Barbera, Freisa. Brachetto e molti altri, ottimi anche i bianchi, solo per citarne alcuni.

Miglior pensiero conclusivo della presentazione non si può trovare se non nelle parole di Beppe Artuffo, Presidente del Comitato per il Turismo Outdoor in Provincia di Cuneo: “Il turismo outdoor completa pienamente l’offerta turistica della nostra area, destagionalizzando le iniziative principali dei singoli territori, montano e collinare, rappresentando quindi un collante utile per uno sviluppo turistico a 360°. Le attività degli educational risultano fondamentali per far sì che operatori e giornalisti conoscano direttamente le nostre eccellenze”.

MATTARELLO – Un anello in più si aggiunge alla catena di ristorazione che fa della cucina romana il proprio cult

Testo e Foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Lo slogan che annuncia l’apertura a Romaper giovedi 18 maggio, del nuovo locale a Via Bari, nei pressi di Piazza Bologna, è in linea perfetta con quella seguita nella cucina “Ce semo presi anche Piazza Bologna”. Non solo la scritta ma le pietanze stesse, senza contare l’ambiente che già negli arredi si rifà alle classiche “Hostariae”, ci regalano un pezzo di romanità esaltando una filone, quello della ristorazione che troppo spesso ha parlato, e non solo specie nelle porzioni, americano.

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Mi aspettavo, quando ho fatto una previsita all’apertura ufficiale, di trovarmi di fronte la famosa sequenza di Alberto Sordi in cui sentenzia: “Maccaroni, m’avete provocato e mò ve magno!”. Forse arriverà in seguito ed affiancherà a pieno merito e diritto le specialità della cucina romana scritte sulle pareti a scanso di buoni equivoci. Un tocco di modernità però si respira nella distribuzioni dei locali proprio nell’area prevista e  destinata all’accoglienza della clientela giovanile che la signora Rita Suatoni, uno dei soci della catena, tiene a mostrarmi con un certa soddisfazione, quasi come una vittoria personale.

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Inoltre a dirigere la cucina c’è un giovane chef: Giulio Burtone,  che è facile vedere ed assistere alla cottura/preparazione delle pietanze attraverso la grande apertura che consente una visione a 360 gradi e scambiare con lui qualche parola, se non troppo indaffarato. L’aria cordiale e popolare non poteva non trovare riscontro anche dei prezzi. La controprova è sempre possibile andandoli a trovare!

Vivere la natura e la cultura nella Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il Lago dei Turano, bacino artificiale risalente agli anni ‘20/30 dello scorso secolo realizzato con finalità di produzione dell’energia elettrica, può essere considerato il cuore della Riserva Regionale Naturale dei Monti Navegna e Cervia che, malgrado non abbia una grande estensione, solo 3.600 (tremilaseicento) ettari, riveste una grande importanza nell’ecosistema regionale grazie alle sua collocazione geografica posta al centro del Lazio, regione fin troppo antropizzata. La grande rilevanza dell’ambiente naturalistico è offerta dalla presenza di numerose istituzioni  e testimonianze culturali presenti nei centri abitati dei quali alcuni, classificati tra i Borghi più Belli d’Italia, attendono solo di essere scoperti e valorizzati.

IMG_20180510_114556                                                                     Panoramica di Vallecupola (Rocca Sinibalda – Rieti)

Proprio sul turismo vengono riposte grandi speranze sia attraverso una campagna promozionale che nelle intenzioni dei pubblici amministratori dovrebbe contribuire ad arrestare la fuga delle popolazioni da questi territori  contribuendo al loro sviluppo economico, sia destagionalizzando le iniziative principali dei singoli territori, indipendentemente dalla loro collocazione montana, collinare o lacustre. “Solo facendoci conoscere possiamo suscitare interesse e venirci a trovare” è il pensiero riassunto in poche parole del Direttore delle Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia, dott. Luigi Russo che ci ha accompagnato in un possibile percorso turistico sul territorio.  L’inizio del nostro tour è a Rocca Sinibalda, la cittadina dominata dal Castello medievale che fra i suoi ultimi proprietari vanta la statunitense Caresse Crosby, Polly, inventrice del reggiseno e membro autorevole dell’avanguardia “generazione perduta”, colonia di artisti statunitensi emigrati nel dopoguerra in Europa.

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Strada di Vallecupola                                                                                                                                Portale di abitazione a Vallecupola

Di non minor interesse turistico/culturale è Vallecupola, la frazione del Comune di Rocca Sinibalda dal quale dista una decina di kilometri, abitata stabilmente nel periodo invernale solo da una coppia di coniugi. La signora conserva di questo Borgo la cultura, la storia e le leggende che amabilmente si presta a raccontarle ai turisti di passaggio. A Vallecupola ha sede la Biblioteca Angelo Di Mario, ospitata proprio nella omonima casa museo, sorte entrambe per volere di questo importante esponente della cultura nazionale.  Angelo Di Mario nacque in questa cittadina il 12 aprile 1925 e qui riposa dal 12 agosto 2013. Della sua attività culturale ed artistica si sono interessate le maggiori istituzioni mondiali e si estrinseca in centinaia di articoli su riviste specializzate, 5 libri sulla lingua etrusca, 13 libri di poesia e ben 500 sculture in bronzo e ceramica. La figlia, Maria Grazia, si è assunta l’onere di conservarne la memoria attraverso la gestione della Biblioteca, ricca di circa 6.000 tra volumi e riviste, di recente riconosciuta anche dalla Regione Lazio come Biblioteca Casa Museo. “Qui il visitatore”, tiene a dichiarare Maria Grazia Di Mario, “ha la possibilità d’incontrare  la vita personale ed artistica di mio padre”. I giorni di apertura sono il venerdi nelle ore 9,30/13,30 e 14,00/18,00; il sabato ore 9,00/19,00 e la domenica su prenotazione telefonica al 347.3628200 oppure per e.mail bibliotecadimario@libero.it.

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Sibilla Cumana e Re David- In basso la Crocifissione                                                                 Il Volto Santo

Un importante ciclo pittorico è presente nella chiesa parrocchiale di Vallecupola legato al culto religioso del “Volto Santo”, riprodotto nella semicupola del coro dietro l’altar maggiore. Le qualità pittoriche del soggetto principale: la figura del Cristo Trionfante, non sono delle più eccelse, contrariamente al restante ciclo di affreschi che presentano espliciti riferimenti michelangioleschi sia nelle Sibille affiancate dai Profeti  Progenitori: Abramo e David, sia in vari episodi riferiti alla vita terrena di Gesù presenti nel registro inferiore. Una significativa testimonianza della cultura diffusa presente in questo Borgo è offerta dai preziosi portali d’ingresso delle abitazioni scolpiti in pietra locale dove abbondano i riferimenti alla cultura e le credenze presenti nella popolazione, da quelle religiose a quelle apotropaiche passando per i simboli di benvenuto agli ospiti.  Il comprensorio naturalistico che gravita intorno al lago del Turano comprende borghi inclusi nell’associazione  tra I Borghi più Belli d’Italia, che annualmente pubblica un’interessante guida, già recensita anche in questa testata. Tutti questi borghi meriterebbero una menzione particolare, due di questi, forse perché meno noti, meritano una speciale attenzione: Collalto Sabino e Paganico Sabino.    sdr

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Murales di Paganico Sabino e, sulla foto di destra, una strada interna del borgo.                                                                                                                                                                                                                                                                 

Il maggior richiamo turistico messo in campo da Paganico Sabino è quello culturale, oltre quello naturalistico comune a tutti gli altri borghi della valle del Turano e del Salto. La realizzazione di itinerari della cultura, predisposti dalla pubblica amministrazione, intendono offrire ai visitatori un itinerario chiamato “I percorsi della nostra cultura” . Questi si snodano all’interno del centro storico e  sono assistiti da pannelli didattici che forniscono notizie storiche insieme a quelle sulla cultura, folclore e tradizioni locali. Ai piedi della Torre Portaia, struttura pertinente all’antico incastellamento nonché al borgo murato, è possibile avere notizie tanto sulla storia di Paganico quanto su una fonte storica importante  – “La Pietrascritta” –  che ne attesta inconfutabilmente la ultramillenaria vita civile e politica. Da qui inizia anche l’itinerario che conduce  al Belvedere della Rocca – “U Regolu” , chiamato dai locali – una balconata a sbalzo sulla gola dell’Obito che offre uno scorcio d’indiscusso fascino sulla valle sottostante. Lungo il percorso s’incotra “Jurmu” il “Murales del Pastore, un’ opera della street art, che allo stesso tempo è anche un documento della vita  che si svolge all’interno della comunità. Una immersione totale nella cultura e nel folclore locale è testimoniato da due eventi che affondano la loro radice nelle tradizione culturale, religiosa e folcloristica. Il “Ballo della Pantasima” o “Ballo delle Pantasime” e la “Moresca”.  Scrive Enrico Bonanni , cultore delle tradizioni locali, in una sua preziosa pubblicazione dal titolo “Il ballo delle Pantasime”: “Nel mese di agosto i festeggiamenti in onore della Madonna erano particolarmente sentiti da tutti quei pastori transumanti, i quali dopo aver svernato con le loro greggi nelle terre della campagna romana, tornavano in paese per riunirsi alle loro famiglie”. Volendo affiancare a questo culto ufficiale un altro recuperato dalla tradizione locale, con l’intento sia di marginalizzarlo che di andare oltre con la fantasia, si riscopre “La Pantasima” quale madonna pagana, così come dalla critica moderna è stata più volte definita. Nella differenzazione questa non poteva essere bella come la Madonna ufficiale ed allora le sue fattezze assumono le sembianze dell’orrido, dello spropositato e del grottesco insieme. Anzi più grottesca è la sua rappresentazione più alto sembra essere il grado di denigrazione che la comunità le riserva in quanto personificazione del male.  La festa terminerà con l’incendio della Pantasima dopo un ballo sfrenato accompagnato dall’ilarità di tutto il popolo. Altrettanto significativi della cultura popolare  sono le rievocazioni storiche di eventi realmente accaduti in terra Sabina nei secoli passati.

IMG_20180516_160422Scena della Moresa a Paganico Sabino:”La Resa dei Turchi”-Foto tratta dalla pubblicazione “Rituali carnevaleschi” di Anastasio Spagnoli

Così nel periodo del carnevale avvengono queste rievocazioni con feste  e giochi. Anche in questo caso abbiamo un’ ampia documentazione nel trattato di Anastasio Spagnoli  dal titolo “Rituali Carnevaleschi a Paganico Sabino” anch’esso edito, come il precedente, a cura  delle amministrazioni regionali, provinciale e comunali. Come rileva l’autore, fra questi rituali  assumono particolare importanza quello delle danze armate dove i Mori sono identificati come demoni e, nella rappresentazione,  l’eroica popolazione da vita ad una specie di rivincita sulle scorribande dei Saraceni realmente avvenute in Sabina tra l’876 ed il 916, che furono causa di  morti e distruzioni delle quali si conserva ancor oggi una triste memoria. Anche in questo caso alla base di tutto c’è il desiderio di sconfiggere il male conservandone memoria con un gioco rituale che ne impedisca il ritorno grazie anche al coinvolgimento della popolazione locale nei ruoli di personaggi che ne furono i principali protagonisti nel riscatto.

IMG_20180510_162700                                                                               Salone di rappresentanza del Castello di Collalto Sabino

Collalto Sabino è definito un  nido d’aquila dalla guida dell’Associazione dei Borghi più belli d’Italia dell’edizione 2018 nella quale può vantare una bella recensione. La descrizione infatti prosegue presentandoci: “Le strade di pietra antica, le strade strette, i vicoli immersi in un silenzio irreale”,  posti in una cornice quasi da leggenda intorno al castello baronale. Questi  così come oggi ci appare, dopo essere stato ristrutturato dal barone Alfonso Soderini  nel XVI secolo, prima di quelli più recenti del secolo scorso, è indiscutibilmente la maggior attrazione turistica e la più importante testimonianza storica di questo borgo. Il passato, in particolare quello medievale, è annualmente rievocato attraverso  l’arte del duello affiancandosi a quelle che promuovono le specialità culinarie locali  inframezzate a  diverse rassegne musicali come la bella manifestazione “Borgosound”. Da non trascurare al fine turistico anche i percorsi naturalistici attraverso la Riserva Naturale Regionale Monte Cervia e Monte Navegna. Indiscusso è il vanto di essere il “Paese di Babbo Natale” testimoniato ai visitatori, grandi e piccoli,  dal fascino offerto dalla presenza della neve, immancabile in quel periodo, e dalle note melodiose delle zampogne. Per l’occasione si accompagnano i turisti a scoprire il borgo con le sue tante cantine ricche di buon cibo,di prodotti locali specie quelli del bosco, come la castagna,  e delle creazioni artigianali.

Comune a tutti questi caratteristici borghi è l’aver puntato sul turismo per valorizzare e porre in primo piano la cultura e le tradizioni che affondano le loro radici nei lontani tempi passati conservati con grande amore e riproposti anche con l’intendo di voler ricordare al turista di visitare questi luoghi con rispetto, senza far rumore, e con “piede leggero e sostenibile” come recita un’antica massima.