Il restauro del rilievo di Tamesius Olimpius Augentius al Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano

Donatello Urbani

Il Museo Nazionale Romano, nelle sue quattro sedi museali, è il principale custode del patrimonio archeologico cittadino e almeno per il momento insieme alla collezione custodita nella ex Centrale elettrica Montemartini, in attesa che  l’Amministrazione comunale si decida ad inaugurare l’Antiquarium Comunale, sono gli unici punti di riferimento per gli studiosi ed amanti della storia della città di Roma. In questi giorni  il rilievo di Tamesius Olimpius Augentius, in marmo bianco, rinvenuto a Roma in Via San Claudio nel 1867, ha assunto gli onori della cronaca grazie al restauro sponsorizzato dal Rotary Distretto 2080 sfruttando le agevolazioni fiscali concesse dall’Art Bonus.

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Il rilievo fa parte di un dono votivo offerto a Mitra, dio solare della stabilità sociale e del potere legale da parte di una famiglia di devoti. E’ costituito da due parti, una raffigura un portico colonnato scandito da colonne con capitelli a foglie lisce su mensole prive di decorazione  che inquadra sette nicchie dal fondo semicircolare o rettangolare;  nell’altra è riportato un testo dedicatorio alla divinità in cui si legge che Tamesius Olimpius Augentius aveva realizzato il tutto a proprie spese. L’epoca a cui far risalire il fregio è attestata al IV secolo d.C., periodo in cui le ultime resistenze pagane al cristianesimo avanzante stanno per essere definitivamente annientate. L’importanza della testimonianza storica ritornata nella disponibilità degli studiosi di Roma si affianca così a quello, di non minor importanza, dell’atto di benemerenza compiuto dal Rotary in questa occasione.

 

“Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio”: I Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi – ospitano fino al 3 novembre 2019 la prima grande antologica di un’artista figura preminente nell’arte contemporanea italiana.

Testo e foto di Donatello Urbani

Una selezione di circa ottanta opere, narrano il percorso artistico del maestro a partire dal 1958, anno in cui raggiunge una piena maturità, fino al 2015 in cui scompare. La mostra è la prima grande antologica dedicata a Luigi Boille in una sede istituzionale romana – Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, città dove ha compiuto i suoi studi e punto di partenza per la sua attività artistica.

20190621_112403                                                                                          Victoire – 1959. Olio su tela di sacco

Dopo il diploma di pittura all’Accademia di Belle Arti e la laurea in Architettura, nel 1950 Boille si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con l’École de Paris. Scrivono i curatori Claudia Terenzi e Bruno Aller: “sono gli anni in cui lavora le sue tele con la trementina, infiammandole con il gas, controllando colore ed effetti di superficie. I contatti più importanti sono quelli che ha con i critici come Michel Tapié che lo inserisce nel gruppo dell’Art autre e Pierre Restany che parla di riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto nella pittura di Boille in quegli anni parigini. Alla fine degli anni Cinquanta si assiste a una breve ma evidente convergenza con la scuola di New York”. Le influenze internazionali che acquisisce rimarranno per sempre presenti nelle sue opere.

20190621_112744                                                                                           Dittico Zen – 2011. Olio su tela

Difficile ritrovarvi i colori e le forme artistiche proprie della città di Roma, vissute negli anni della giovinezza,  come si può rilevare nelle opere presenti nell’ultima parte della rassegna “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio”  realizzate negli anni 1997-2015, in cui il segno si fa rarefatto e si staglia su ampie campiture di colore. In queste opere, più che nelle altre realizzazioni,  il segno è una sintesi dello spazio in cui i gialli, i verdi, i viola si accompagnano a profondissimi blu, rossi cosmici, neri accesi e silenziosi bianchi.

20190621_112639                             Grigio leggenda – 1973 –     Nero continuum. 1975 – Arabesco rosso cosmico. 1975. Tutti olio su tela

Scrivono sempre i curatori nel bel catalogo ricco di contributi scientifici, pagine 160, €.25,00: “in uno spazio indeterminato che vibra su un colore di fondo, un segno, ovvero una grafia, una scrittura surreale si accosta alla filosofia zen, a cui Boille, in varie fasi si è avvicinato, attratto dalla cultura giapponese, con un occhio particolare al gruppo Gutai”.  Il percorso espositivo che si articola nella varie sale si compone di una serie di opere su carta che vanno dal 1958 al 2015, a partire da una sezione che raccoglie i dipinti realizzati tra il 1964 e il 1966, periodo in cui su invito del curatore Lawrence Alloway, Boille rappresenta l’Italia al “Guggenheim International Award” di New York (1964), insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana. Interessanti sono le opere realizzate nel 1966,  anno in cui l’artista prende parte alla XXXIII Biennale di Venezia con cinque grandi tele,  tutte esposte in questa mostra.

20190621_112502                                                                                        Aldebaran – 1966. Olio su tela

Si prosegue poi con le opere realizzate dal’72 al 2000, con una sala interamente dedicata al giallo, “colore spesso utilizzato da Boille, sempre dagli scritti dei curatori,  in cui vibrazioni  e segni sottili rendono ancora più intensa la luminosità.  Segue una selezione di opere realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta dove il segno s’intensifica su una vasta gamma di colori, un segno sottile, quasi rarefatto in un continuum che invade la tela, e in altre il segno emerge in rilievo come materia nelle Centralità e nelle Tracce di Luce, mentre, all’inizio degli anni ’90, i segni diventano più spessi, più dinamici”. Una rassegna di grande interesse che propone per intero l’opera di un “pittore puro” come lo definì Giulio Carlo Argan.

Roma – Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi – Via Nomentana, 70 fino al 3 novembre 2019 dal martedi alla domenica nell’orario 9,99/19,00. Biglietto d’ingresso  per residenti a Roma: intero €.8,00, ridotto €.7,00, integrato con la Casina delle Civette, intero €.10,00, ridotto €.8,00; non residente €.1,00 in più. Gratuità come previste dalla legge. Informazioni: www.museivillatorlonia.it – Tel. 060608 tutti i giorni dalle 9,00 alle 19,00

Roma – Museo Carlo Bilotti: Frank Holliday in Rome dal 20 giugno al 13 ottobre 2019.

Mariagrazia Fiorentino

“ Stò lì e metto la pittura sulla tela. Immagino che ci sia un processo, ma non una formula, ho l’impressione di ciò che voglio, ma devo trovarlo…..Uso i colori ad olio un solvente che mi è ispirato dalla pittura di Tiziano…..” – (Frank Holliday)

Artista statunitense, ma che ha saputo respirare a pieno l’aria, la vita, le tradizioni romane, ispirandosi anche ai maestri della storia dell’arte italiana. Nel suo piccolissimo studio in Via del Leonetto, in occasione del suo soggiorno “monastico” romano nel 2016, ha realizzato 36 opere di grande formato. Allievo di Andy Warhol “timido e riservato, che non amava mostrarsi in pubblico,” e amico di Rivers Larry. Questa esposizione romana si è voluta inserire in un contesto unico perché nello stesso Museo Bilotti sono presenti un’opera di Warhol e una di Rivers Larry. La notte e il giorno, opera gigantesca, i colori e il cielo di Roma sono predominanti in tutte le sue opere.

p (34)                                                                                     Nights of the Tiber – 2016 – Olio su tela

Come ricorda l’artista nell’intervista inedita con Anney Bonney, girata da Eric Marciano, a Roma dipingeva la mattina e a pranzo andava a guardare qualche tela di Caravaggio. Particolarmente emozionante per lui era entrare in quello splendido spazio tranquillo, prescelto, della Cappella Contarelli – che aveva più o meno le dimensioni del suo studio romano. Stava in piedi davanti ai dipinti del ciclo pittorico su San Matteo e si lasciava invadere dalla loro potenza; poi tornava allo studio per continuare a lavorare. Osservando le opere d’arte in Italia Frank Holliday ha scoperto che ci sono tre “zone”: il paradiso, che di solito è luminoso, arioso e senza peso – qualcosa che non possiamo avere ma di cui possiamo farci un’idea. Poi c’è la terra e, quindi, l’inferno. E l’inferno è la forza di gravità, che cerca sempre di aggrapparsi a noi per tirarci giù. E noi siamo incastrati tra i due. L’artista ha osservato a lungo come il Bernini abbia affrontato il problema della gravità nelle sue opere, trovandolo geniale e avvertendo nei suoi lavori l’attrazione del peso della terra e la ricerca della spiritualità nella pietra. Nei suoi dipinti del “ciclo romano” – puntualizza il curatore della mostra Cesare Biasini Selvaggi – Frank Holliday ha scandagliato proprio questo spazio intermedio, tra l’inferno e il paradiso, quella dimensione di mezzo. La sua grande maestria sta nel dare immagine a qualcosa di assolutamente immateriale, nel dipingere cioè la realtà nella sua irrealtà, cercando l’aldilà in questo mondo e questo mondo nel pensiero dell’aldilà. La bellezza del colore controbilancia la solidità del gesto pittorico, in un susseguirsi di paradossi dove luci e ombre, cadute e ascese, assenze e presenze diventano inscindibili.

p (35)                                                                                            Jealous Sky – 2016. Olio su tela

Una mostra da non perdere. Catalogo bilingue, italiano/inglese,  edito da Carlo Cambi Editore pag.215, con importanti approfondimenti a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Roma Museo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese con ingresso gratuito. Per orari, ingressi e informazioni, consultare il sito www.museocarlobilotti.iwww.museincomune.it – tel.060608, tutti i giorni dalla 9,00 alle 19,00

Lessico Italiano – Volti e storie del nostro Paese – Con questa mostra inizia un nuovo percorso espositivo per una nuova valorizzazione del Vittoriano.

Testo e foto di Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

Madre di questo progetto inteso a valorizzare in tutti i suoi molteplici aspetti il Vittoriano, monumento identitario della nazione italiana, è stata la Direttrice del Polo Museale del Lazio Dott.ssa Edith Gabrielli. Attualmente l’intera struttura accoglie varie e diverse istituzioni culturali quindi, la prima mossa che si è resa necessaria, è stato un accordo fra queste che consentisse, come affermato dal Ministro Bonisoli: “un ulteriore risultato che contribuisca a realizzare a pieno il grande e illuminato progetto per restituire il Complesso monumentale del Vittoriano, nella sua interezza all’interno della storia del paese”.

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L’intero progetto, come ha spiegato la Dott.ssa Edith Gabrielli, ruota interno e tre diverse direttrici. La prima, come indicato dal Ministro Bonisoli, è il consenso tra le diverse istituzioni  per una fruibilità unitaria; la seconda è stata quella di dotare questo percorso di appositi strumenti che consentissero una comprensibile, agevole e facile percorrenza di tutto il monumento ricorrendo all’installazione di pannelli analogici e di una moderna App scaricabile sui telefoni cellulari. Terza ed ultima direttrice è stata l’istituzione di un sito web in grado di fornire, fra le varie notizie, anche approfondimenti sui molteplici aspetti offerti dalle tante e varie opere d’arte presenti nel monumento, incluse le testimonianze storiche e patriottiche presenti nei tanti cimeli custoditi al suo interno, quali il sacello del Milite Ignoto.

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Alcuni spazi di questo complesso, inoltre, sono destinati ad accogliere esposizioni d’arte temporanee principalmente rivolte alle varie forme culturali  della nostra nazione con una particolare attenzione all’arte contemporanea. Apre la strada alle rassegne temporanee  “Lessico italiano – volti e storie del nostro paese”, allestita al piano terra del complesso del Vittoriano. La lingua italiana, come recita il titolo, è il punto di partenza dal quale dipartono tutti gli altri elementi che sono alla base di “essere e sentirsi italiani” come scrivono i curatori. La mostra infatti intende illustrare, attraverso un percorso suddiviso in sette sezioni tematiche, di come con “il senso di unità, solidarietà e comune appartenenza sia possibile superare le sfide più difficili”,  sempre nelle parole dei curatori. La moneta del I^ sec. a.C. con incisa una figura femminile assistita dalla Nike – la Vittoria alata – e la scritta “Italia”,  apre il percorso ai visitatori. In questa prima sezione sono esposte anche altre testimonianze sull’identità italiana. La lingua italiana è quanto trattato nella seconda sezione.

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Luigi Ontani:”ErmEstetica del Pavon Dante”-1985-Ceramica Policroma – Francesco Ciusa: “La madre dell’ucciso”-1907. Bronzo

Quattro tra i maggiori poeti/scrittori: Dante, Petrarca, Boccaccio e il Cardinale Bembo, ci accompagnano attraverso percorsi che pongono in risalto simboli e origine del nostro “parlare italiano” che pur nelle loro differenti molteplicità formano un unico lessico. Le successive due sezioni  pongono in risalto le  fondamenta su cui poggia l’intero stato e le finalità perseguite dagli organi costituzionali che sono chiamati a  garantire: pace e difesa della patria, dal Parlamento eletto a suffragio universale al Presidente della Repubblica. Significative sono le testimonianze esposte nella successiva quinta sezione quali la toga del giudice Rocco Chinnici, prestata per l’occasione dalla famiglia, vittima della criminalità organizzata e da lui combattuta nell’intento di garantire a tutti i suoi concittadini diritti e libertà.

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La toga del giudice Rocco Chinnici –                                                                                   Tuta dell’astronauta Samantha Cristoforetti

Una vera e propria traduzione del primo articolo della nostra Carta Costituzione attraverso i più svariati reperti, è il tema della sesta sezione. “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Queste non sono state solo parole per i molti emigranti costretti a trovare lavoro in altre nazioni come documentano le varie valigia di fibra e cartone legate con lo spago che hanno accompagnato tanti nostri concittadini nelle loro emigrazioni.

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Quale tipo di comunità sono gli italiani? La risposta è fornita da più persone da Cristoforo Colombo al Generale Umberto Nobile passando per Matteo Ricci e Leonardo da Vinci e da tutti quelli che con la loro arte, i propri volti, le  proprie storie e nel loro quotidiano lavoro hanno riconosciuto e ritrovato una caratteristica comune a tutti  quei cittadini che si sono identificati nel “Lessico  italiano”.

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La rassegna è assistita da un catalogo curato dalla Dott.ssa Edith Gabrielli edito per Silvana Editoriale.

Roma – Complesso del Vittoriano – Piazza dell’Ara Coeli (lato destro guardando l’Altare della Patria) con ingresso gratuito. Per maggiori notizie sulla durata, giorni e orari di apertura e chiusura, percorso espositivo, servizi didattici e attività varie consultare il sito e la App predisposti

Il Ciclo della vita, nascere e rinascere”presente a Roma con una mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Testo e foto di Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

 L’occasione per allestire in un museo archeologico una mostra sul ciclo della vita, dalla nascita alla morte, è stata offerta dall’assegnazione del “Premio 2019 – Eccellenze in sanità” nella straordinaria cornice del Ninfeo dell’Ammannati della splendida Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco, promosso dalla Fondazione San Camillo-Forlanini.

20190612_123951                                                               Giovane sposa con alcuni oggetti del corredo naziale

Al centro di questo progetto espositivo, che affronta il tema dell’intreccio fisiologico dei diversi momenti della vita, è richiamare l’attenzione della nostra società su temi che hanno un ruolo importante su l’uomo fin dalla sua prima apparizione sulla terra quali la procreazione e la nascita. Le testimonianze archeologiche ci informano che i passaggi fisiologici erano fortemente percepiti dalle genti dell’Italia antica tanto da essere posti sotto la protezione degli dei e sanciti da riti e cerimonie corali.

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Affermano i curatori nel coerso della conferenza stampa: “In questa prospettiva sono in mostra le forme della religiosità popolare degli Etruschi e delle popolazioni vicine, per le quali la fecondità dei suoli e la fertilità umana sono alla base della sopravvivenza della specie. Il racconto è affidato ai doni offerti alle divinità che presidiavano alle nozze e alla fertilità sia femminile che maschile, sollecitate e favorite dal coinvolgimento dell’eros, che proteggevano la maternità in tutte le sue fasi, dal momento del concepimento alla crescita dei figli”.

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 Medea nell’atto di donare l’immortalità al marito Giasone – Nel secondo vaso il vecchio soldato di 106 anni narra la sua esperienza ad Eracle

Il percorso espositivo si articola in due sale poste al piano nobile. Nella prima il tema dominante è quello della natalità. Nelle varie vetrine sono esposti oltre una variegata gamma di uteri in terracotta che rivelano anche le conoscenze e le pratiche degli Etruschi in ambito anatomico, varie testimonianze di quanta attenzione era riservata nel mondo etrusco sia alla vita coniugale che alla procreazione. Nella seconda sala i temi trattati interessano la sconfitta della malattia, della vecchiaia e della morte. Prestigiosi vasi destinati al consumo del vino nei banchetti aristocratici ci narrano dei vani sortilegi della maga Medea per soddisfare il sogno dell’eterna giovinezza, dell’impossibilità di Eracle di sconfiggere la vecchiaia, dell’immortalità raggiunta da Arianna attraverso la fedeltà dell’amore coniugale di Dioniso o dallo stesso Eracle quale premio per il suo spendersi contro il male a favore dell’umanità. In questa ottica, s’inserisce il progetto di ricerca scientifica promosso dalla Fondazione San Camillo-Forlanini che, come recita il titolo, si pone: “L’Obbiettivo 120 anni nell’analisi dei centenari italiani”. Una meta ambiziosa il cui raggiungimento in buona salute, rappresenta, senza ombra di dubbio, un’aspirazione comune a tutti.

Roma – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia  Piazzale di Villa Giulia, 9 Roma fino al 6 ottobre 2019. Info su orari di apertura, costi del biglietto d’ingresso e attività didattiche Tel. 063226571, per e.mail  Mn-etru.comunicazione@beniculturali.it e sul sito www.villagiulia.beniculturali.it

Jeff Bark in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma con “Paradise Garage”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Quante volte vi siete chiesti: “Che fine fanno i souvenir acquistati dai turisti?”. La mia personale esperienza vuole che salvo alcuni acquistati, spesso a prezzi di affezione, da antiquari seri quasi tutti sono riposti un po’ ovunque negli angoli più impensati nella malcelata speranza che il loro inaspettato ritrovamento mi riporti indietro nel tempo al bel momento dell’acquisizione effettuata spesso da rigattieri improvvisatisi collezionisti pentiti. Anche il fotografo statunitense Geff Bark non è riuscito a sfuggire alla dura legge che grava sul turista, ed ha trasformato il suo garage in suo personale ripostiglio di souvenir.

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                                                I souvenir nella sinistra che hanno ispirato la foto, a destra, dal titolo “The Battle” 2018

Nella convinzione che la soluzione trovata sia quella giusta, ha voluto allargare la conoscenza di questa sua raccolta prestandosi nell’allestimento di mostre in varie nazioni, come avviene, fino al prossimo 28 luglio, al primo piano del Palazzo delle Esposizioni nella rassegna dal titolo “Paradise Garage”. Scrivono in proposito i curatori: “Il titolo della mostra allude allo spazio che – come un vero e proprio set – è stato di volta in volta montato con elementi diversi e trasfigurato dall’uso magistrale della luce e della perizia nelle inquadrature” . Lo stesso artista, muovendosi su questa linea, non nasconde di aver voluto evocare: “atmosfere della cinematografia di Fellini e Visconti” nell’intento di coinvolgere i visitatori nel mondo onirico delle sue fotografie.

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L’ispirazione, sempre nelle parole di Jeff Bark, è nata nel corso di un breve soggiorno a Roma. Così il progetto espositivo realizzato  vuole che le fotografie presenti nelle quattro sale del percorso corrano tutte sulla sottile linea che separa la realtà dalla finzione; identica a quella che, a suo tempo, fu seguita dagli artisti rinascimentale e barocchi, principalmente nella realizzazione di opere scultoree. Dalla raccolta dei più disparati oggetti della prima sala, si giunge nella seconda che presentando ritratti femminili gioca sui temi del grottesco, del doppio senso e della metamorfosi, in cui  è lo stesso fotografo ad assumere le più comuni identità di donne. La terza sala è un omaggio al “Grand Tour” esponendo affascinanti fotografie che lo stesso artista presenta come suggerite dai giardini all’italiana, in particolare delle Ville Gregoriana e D’Este a Tivoli.

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Fotografie ispirate a nature morte sono il tema presente nell’ultima sala. Di queste scrivono i curatori: “rimandano a composizioni di fiori e suppellettili, che richiamano le vanitas fiamminghe, e una scena conviviale”. La conclusione del bel percorso espositivo, richiamandosi al titolo della rassegna, presenta una installazione che porta il visitatore all’interno del garage dell’artista nell’intento di regalargli uno spicchio di quel paradiso che invade il turista prima nel momento dell’acquisto e prosegue fino al dolce ricordo che produce il souvenir una volta recuperato fra i tanti, a distanza di tempo.

Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 fino al 28 luglio 2019 con orario nei giorni di domenica, martedi, mercoledi e giovedi dalle 10,00 alle 20,00,  venerdi e sabato fino alle 22,30. Biglietto d’ingresso intero €.10,00, ridotto €.8,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 06.39967500, sito web: www.palazzoesposizioni.it

Mostre in Mostra, Roma contemporanea dagli anni Cinquanta ai Duemila – Il Palazzo delle Esposizioni di Roma rende omaggio al talent-scouting

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Se dovessi individuare le due maggiori caratteristiche proprie delle Gallerie d’Arte, non avrei dubbi nell’indicare in “Scopritori di talenti” e nella “ricostruzione del momento specifico in cui l’opera diventa momento collettivo”, come messo in luce dalla curatrice della mostra “Mostre in mostra”, Daniela Lancioni,  i due più importanti  fra i tanti meriti degni di plauso. In questo “progetto raffinato”, come osserva Cesare Pietroiusti, Presidente dell’Azienda Palaexpo, nel presentare la rassegna allestita al primo piano del Palazzo delle Esposizioni di Roma, sono presenti circa 60 opere d’arte tra dipinti, scultura e installazioni, già esposte in sei diverse gallerie d’arte romane e realizzate, a partire dagli anni Cinquanta dello scorso secolo per arrivare ai primi dell’era corrente, da altrettanti artisti, alcuni agli inizi della loro carriera artistica.

20190530_103046                                                                                       Titina Maselli: “Camion” – 1953

Coinvolti in questa rassegna sono: Titina Maselli – Galleria La Tartaruga 1955 -; Giulio Paolini – 1964 Galleria La Salita -; Luciano Fabro – 1967/71 Incontri internazionali d’arte -; Carlo Maria Mariani – 1981 Galleria Gian Enzo Sperone -;Jan Vercruysse – 1990 Galleria Pieroni -; Myriam Laplante – 2004, Fondazione Volume e The Gallery Apart. Il percorso espositivo parte dal salone centrale, allestita come un’agorà dalla quale dipartono le sei sale che accolgono le opere dei sei artisti. S’inizia con Titina Maselli che ci presenta delle visioni notturne di una New York ricolma di scheletri d’impalcature messe in luce dai fari dei camion. Nella sala successiva, curata di persona dall’artista, sono presenti le opere di Giulio Paolini che per la prima volta si cimentava in una personale –  Galleria d’arte La Salita di Gian Tommaso Liverani – . Di lui, nobiluomo, ci dice la curatrice: “…non era un compagno di strada dei pittori, ma possedeva grande intuito…”. Luciano Fabro è presente grazie al supporto dell’Archivio Carla e Luciano Fabro e, a seguire, incontriamo l’interessante tela di Carlo Maria Mariani – in evidenza di questo articolo – che ci presenta personaggi del mondo artistico quali Achille Bnito Oliva, Luigi Ontani, Vettor Pisani e molti altri.

20190530_102359                                                                                            Myriam Laplante: “Elisir”

“Una sensibilità diversa” come rilevato sempre dalla curatrice, è presente nei Tombeaux del belga Jan Vercruysse prima d’incontrare le opere di Myriam Laplante che concludono il percorso.  Caratteristica comune in molte opere pittoriche e che non può assolutamente essere taciuta, é, unita al  senso profondo avvertito nel recupero delle immagini umane, la gioia dei colori e la poesia dei valori propria nella pittura dei veri pittori, i quali si fanno sempre più rari anche per il prevalere di una falsa modernità pittorica.

20190530_102645                                                            Carlo Maria Mariani: “Amore e Psiche” – 1979. Collezione Privata

Una serie di fotografie di Sergio Pucci, riprese a partire dalla metà degli anni Cinquanta negli studi degli artisti o in occasione di varie mostre, accompagna le narrazioni della rassegna e fornisce un “importante contributo alla rievocazione storica del periodo in esame” come ha rilevato il Direttore dell’Azienda Palaexpo. Senza cadere in una banale generalizzazione, se avvertita è comunque non voluta, in tutta la rassegna è presente e si respira il mondo delle gallerie d’arte, motore culturale rivolto anche alla scoperta, prima, e all’affermazione, poi, dei nostri migliori interpreti dell’arte contemporanea.

Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 – fino al 28luglio 2019. Biglietto d’ingresso intero €.10,00 ridotto €.8,00. Informazioni e prenotazioni sito www.palazzoesposizioni.it tel.06.39967500

In mostra i borsisti dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici –.

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

Un pino marittimo caduto dopo una bufera di vento è il tema trattato in quasi tutte le opere dei borsisti dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici -.  La monumentale pianta, vecchia di oltre 200 anni era l’indiscusso simbolo del bel giardino della villa e la sua caduta ha avuto un’infinità di interpretazioni come attestato dai sedici borsiti presenti con le loro opere nella mostra dal significativo titolo “Si alza il vento” curata da Hou Hanru e Evelyn Jouanno presente nei locali al piano terra fino al prossimo 18 agosto. Su questa linea s’inserisce l’opera a quattro mani di Gaëlle Gabillet e Stéphane Villard che espongono in un tappeto di moquette variopinto parti del tronco del pino caduto dipinte nell’intento di donarle una seconda vita sulla falsariga di quanto disse Claude Lèvi-Straus riguardo la pittura che alcuni popoli applicano sul proprio corpo: ”Dovevi essere dipinto per essere un uomo”.

20190524_122623                                                               Gaëlle Gabillet e Stéphane Villard presentano la loro opera

Il percorso espositivo prosegue, come hanno dichiarato i curatori nel corso della conferenza stampa, con: “…. le realizzazioni dei pensionnaires che operano nel vasto campo della creazione e in discipline varie come le arti visive, il design, l’architettura, la musica, il cinema, la letteratura e la storia dell’arte. L’insieme dei progetti presentati è il frutto delle loro ricerche e attività durante la loro residenza di un anno a Villa Medici”. L’ispirazione di questi contenuti è in diretta interpretazione con le loro esperienze vissute a Roma e in Italia lette però con la sensibilità artistica individuale formata e cresciuta in una nazione diversa, sia pure vicina per confini e cultura.

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Significativo in proposito è quanto scrive Riccardo Venturi, storico dell’arte, italiano trasferito a Parigi,  in un interessante trattato a corredo delle sue riproduzioni delle stampe di Piranesi conservate nella biblioteca dell’Accademia di Francia: “….Certo, si trattava di un falso storico: la città di Roma non era mai stata così come la vedevo, con quelle rovine sparse qui e là, né allora, quando gli edifici erano interi – come nelle pagine trasparenti delle guide turistiche che lasciano apparire una città sontuosa sopra un paesaggio di rovine –, né oggi che le rovine erbose convivono coi palazzacci della speculazione edilizia. La cosa non mi preoccupava molto, e mi ero convinto che vedevo quello che vedeva Piranesi quando realizzava i suoi scorci. Non come nel più spettacolare spioncino di Roma, il buco della serratura che incornicia prospetticamente la cupola di San Pietro a piazza Santa Maria del Priorato, unica architettura realizzata da Piranesi. Ma come nelle sue vedute di una città che genera storia attraverso i frammenti o quelli che l’artista chiamava “avanzi”. Quegli “avanzi delle antiche fabbriche di Roma, sparsi in gran parte per gli orti ed altri luoghi coltivati”, che spariscono non solo per l’usura del tempo ma anche “per l’avarizia de’ possessori”. A questo servono le stampe: a conservare una traccia, come scrive Piranesi nella prefazione a Le antichità romane. Gli avanzi degli antichi edifizi di Roma (1756)”.

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Un omaggio musicale alle sua città natale è quello offerto da Clara Iannotta, compositrice musicale, che con uno strumento di sua invenzione – pale in legno ed elestico fatte ruotare da un motore elettrico – ci trasmette le sue idee e le sue percezioni attraverso un suono che ci rimanda al ruolo che hanno le piante sul verde cittadino specie quando vengono meno come accaduto in questo inverno nel giardino di Villa Medici e nell’attiguo  parco urbano di Villa Borghese. Ciascuna opera in esposizione è degna di un’approfondita presentazione e, in proposito, si rimanda al prezioso catalogo trilingue (francese, italiano, inglese) che propone un percorso aperto e poetico nel cuore dei progetti in mostra, come scrivono i curatori di questa esposizione all’Accademia di Francia – Villa Medici, prima residenza d’artista fondata da Luigi XIV nel 1666, che si attesta come una delle istituzioni più attive e aperte alla sperimentazione e al dialogo nella creazione contemporanea a Roma e nel mondo.

Roma – Accademia di Francia – Villa Medici – Viale Trinità dei Monti, n.1., fino al 18 agosto 2019 dal martedi alla domenica con orario 10,00/19,00. Costo del biglietto d’ingresso: valido per la mostra e la visita guidata al giardino, intero €.12,00 – ridotto €.6,00; valido solo per la mostra, intero €.6,00 – gratuito sotto i 18 anni. Ulteriori notizie sul sito www.villamedici.it oppure per telefono +39.06.61503

 

I vetri storici dell’Antica Vetreria Fratelli Toso in mostra alla Casina delle Civette

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La lavorazione del vetro “Murrina” ha reso famose in tutto il mondo una città: Venezia e un isola della laguna veneta: Murano. La fama dei maestri vetrai veneziani, per la verità, si perde nella notte dei tempi, molto prima di quando  nel 1854 i sei fratelli Toso fondano la loro vetreria con il preciso intento di produrre oggetti  di grande raffinatezza, unici nelle forme e, come li definiremo noi oggi, di design.

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I vasi Toso furono creati con tecniche varie ma su tutte prevalse la murrina, recuperata nell’antica tecnica e diventata vero marchio di fabbrica dell’azienda. La murrina é una delle lavorazioni più anrtiche, risalente all’epoca romana. Infatti murrina deriva da “murrino”, termine introdotto nel 1878 dall’abate muranese Vincenzo Zanetti e utilizzato per indicarevasi e ciotole realizzate dagli antichi romani usando un mosaico di piastrelle di vetro. Già nel XVI secolo vennero realizzate opere che imitavano e riproducevano il vetro mosaico romano; ma é dopo la meta dell’ottocento che i vetrai veneziani riprendono la tecnica della murrina, reinterpretandola e attualizzandola, fino a farle raggiungere l’apice nel corso del ‘900. La Fratelli Toso é stata una delle maggiori vetrerie nella produzione di murrina tra la fine dell’0tt0cento e il novecento tanto da guadagnarsi a Murano il soprannome di “murrinari”.

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Da Ferdinando, Carlo Francesco Nicolò, Liberato, Angelo, Giovanni e Gregorio, figli di Pietro del ramo del Toso Cangioro, sono discesi tutti i protagonisti della storia della Vetreria Fratelli Toso fino ai nostri giorni. Alla Casina delle Civette – Musei di Villa Torlonia, fino al 15 settembre 2019, è presente la mostra: “La Fratelli Toso: i vetri storici dal 1930 al 1980”, con un’esposizione di circa 50 opere in vetro, tutti pezzi unici e rari provenienti direttamente dalla collezione privata dei Fratelli Toso.  Il percorso della mostra, come scrivono i curatori,  inizia dall’anno più significativo per lo sviluppo della manifattura, il 1930, e arriva al 1980, anno della sua chiusura; un lasso di tempo che ha visto grandi successi segnare la storia del design del vetro in Italia che si sono rispecchiati nell’evoluzione artistica e del gusto. L’excursus cronologico presenta opere meravigliose realizzate in numero sempre limitato, se non esemplari unici; opere moderne le cui radici trovano comunque ispirazione nella tradizione tecnica dell’antica vetreria. La raccolta comprende molti esempi della produzione in murrine di fine ’800, i capolavori tra gli anni ’30 e gli anni ’60 e un vasto archivio cartaceo e fotografico che attesta la produzione realizzata in Azienda dalla fine dell’Ottocento fino agli anni ’80 del Novecento.

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Di tutto questo é significativa la presentazione che ci lascia Caterina Toso, quando, con un malcelato orgoglio, parlando di questa esposizione dice: “Un viaggio alla scoperta di una vetreria che ha fatto parte della storia di Murano da metà ‘800 fino agli anni ’80 del ‘900, la cui vita è sempre stata completamente legata a quella della mia famiglia, i Toso Cangioro. Il percorso espositivo é arricchito da alcune riproduzioni di storici disegni scelti nel vastissimo archivio della vetreria, dove sono tutt’ora conservati più di 30 mila disegni, migliaia di foto, cataloghi e documenti relativi alla vita dell’azienda. Sono felice di poter portare avanti questo importante progetto che parla della storia della Fratelli Toso e di chi, come mio padre Arnoldo, ha fatto in modo che questa meravigliosa collezione sia ammirabile ancora oggi”. A questa bella presentazione fanno riscontro le affermazioni della Direttrice della Casina delle Civette – Musei di Villa Torlonia -, Maria Grazia Massafra: “La mostra romana é in uno splendido connubio con la Casina delle Civette dove sono presenti, nel magnifico stile liberty, molte opere d’arte realizzate in vetro , che ben testimoniano la storia e le peculiarità della Fratelli Toso tra gli anni Trenta e Ottanta del Novecento”.

20190518_120550Da sinistra: Caterina Toso; Ivano Balestrieri, curatore; Maria Grazia Massafra, Direttrice della Csina delle Civette – Musei di Villa Torlonia

L’occasione per visitare questa bella mostra è giustificata anche dalla numerose iniziative collaterali quali, sabato 15 giugno e sabato 14 settembre alle ore 11.00 visita della mostra con Caterina Toso, storica del vetro ed erede dell’Archivio della Fratelli Toso, per approfondire la storia della manifattura e del vetro muranese. Le iniziative sono gratuite. È necessario essere in possesso del biglietto del museo da acquistare presso il Casino Nobile. Gratis per i possessori della MIC card. Sabato 22 giugno ore 15.30 e sabato 7 settembre ore 11.00 laboratorio didattico rivolto a bambini dai 6 ai 10 anni dedicato ad una tecnica antichissima: il vetro murrino. Prenotazione obbligatoria al cell. 393/5119290. Laboratorio gratuito per i bambini mentre eventuali accompagnatori possono entrare nel museo e alla mostra con il biglietto acquistato presso il Casino Nobile

Accompagna la mostra un interessante catalogo bilingue – italiano e inglese – edito da Itasystem s.r.l. pag. 139.

Roma – Casina delle Civette – Via Nomentana, 70, fino al 15 settembre 2019 dal martedi alla domenica dalle ore 9,00 alle 19,00- Biglietto d’ingresso: intero €.6,00 ridotto €.5,00, per i residenti nel territorio di Roma Capitale, ulteriore riduzione. Intero €.5,00, ridotto €.4,00, ed ingresso gratuito in ciascuna prima domenica del mese.

Il corpo della voce – Esplorare la voce tra scienza, teatro e canto al Palazzo della Esposizioni, Roma, fino al 30 giugno 2019.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Più di 120 opere tra foto, video, materiali di repertorio partiture originali, corrispondenze, documenti, alcuni esposti per la prima volta, oltre ad exhibit interattivi, aree di ascolto e apparecchiature elettroniche utilizzate dagli artisti al fine di esplorare i limiti delle proprie possibilità vocali, costituiscono quanto presente nel percorso espositivo della rassegna “Il corpo della voce” presente a Roma nel Palazzo delle Esposizioni fino al prossimo 30 giugno 2019. Carmelo Bene, Cathy Berberian e Demetrio Stratos sono gli artisti presi in considerazione con materiali vari e documenti originali gentilmente prestati dalle varie fondazioni istituite a loro nome. A questi si aggiunge Franco Fusi, medico chirurgo, specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, che apre il percorso espositivo guidandoci, con esaurienti immagini e descrizioni, all’interno della  cavità di risonanza dove il corpo della voce si configura nella sua carnalità, rendendo manifesto il paradosso intrinseco alla sua duplice natura, tra l’etero ed il muscolare, tra il materico e l’impalpabile. Paradosso che trova nell’opera video di Anna Maria Hefele una esemplare sintesi visiva.

20190409_130206        Corde vocali normali – animazione (in relazione con altra che presenta, ravvicinate, le corde vocali in vibrazione)

Notevole è l’interesse scientifico presente in tre installazioni interattive realizzate per questa mostra da Graziano Tisato, Ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, – ISTC – CNR di Padova, che offrono la possibilità di approfondire la comprensione degli effetti vocali prodotti dalla pratica di tecniche vocali con una particolare attenzione verso quelle introdotte da Demetrio Stratos.

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Degno di particolare attenzione è scoprire l’interesse che Carmelo Bene riserva alla voce, fina dagli anni sessanta, indagando le possibilità espressive dei mezzi di campionatura, amplificazione e restituzione del suono, articolati con maggior rigore a cominciare dagli spettacoli concerto che, sul principio degli anni Ottanta, sanciscono il legame profondo di Bene con la musica. In mostra è proiettato, per la prima volta, un filmato del Laboratorio della Biennale del Teatro di Venezia che Bene diresse a porte chiuse dal 1988 al 1990, dove si esibiscono musicisti jazz di altissimo livello come il percussionista olandese Han Bennink e la cantante francese Anne-Laure Poulain. Inoltre è possibile ammirare copioni, manoscritti inediti e documenti in cui è possibile individuare le fonti, musicali, teoriche, filosofiche da cui Bene traeva ispirazione.

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La mostra è accompagnata da un catalogo con testi di Guido Barbieri, Adriana Cavarero, Anna Cestelli Guidi, Angela Ida De Benedictis, Nicola Scaldaferri, Franco Fussi, Luca Nobile, Francesca Rachele Oppedisano, Gianni Emilio Simonetti e Graziano G. Tisato. Inoltre a questa mosyta è stata dedicata una serie di eventi speciali, rassegne cinematografiche, laboratori, giornate per famiglie e bambini sul tema della voce.

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Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 – fino al 30 giugno con orari nei giorni di domenica, martedi, mercoledi e giovedi dalle 10,00 alle 20,00 , venerdi e sabato fino alle 22,30, lunedi chiuso. Biglietto d’ingresso intero €.10,00 ridotto €.8,00. Prenotazioni per singoli e gruppi e informazioni sugli eventi speciali e laboratori d’arte tel. 06.39967500 e www.palazzoesposizioni.it.