L’indovino di Mouna Rebeiz – Mostra sui tarocchi Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma fino al al 29 novembre 2026.-

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori compongono l’installazione “L’indovino” (The Soothsayer), di Mouna Rebeiz, artista di origini libanesi, realizzata in chiave site-specific per la sede del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Concepita tra la globalizzazione dell’Intelligenza Artificiale e le tradizioni simboliche dei tarocchi, già presentata a Venezia nel2022, in occasione della 59ª Biennale d’arte presso il Padiglione della Repubblica di San Marino, come riportato sul comunicato stampa, l’opera vuole: “…..interagire direttamente con il visitatore, indicando un percorso di conoscenza più profonda del sé.

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L’Indovino trae ispirazione dal Giulio Cesare di Shakespeare, dove l’aruspice etrusco Spurinna ammonisce Cesare a non recarsi il 15 marzo al Senato, predicendogli in caso contrario la morte. Ignorando la rivelazione dell’indovino, Cesare verrà ucciso nella più celebre congiura della storia romana. Proprio il legame con la tradizione divinatoria etrusca è all’origine dell’idea della curatrice Robert Semeraro di portare il progetto a Roma, collocandolo negli spazi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’arte della divinazione occupava infatti un ruolo centrale nella cultura etrusca e il Museo conserva ancora oggi importanti testimonianze e reperti legati alle pratiche degli aruspici e degli indovini.

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Il dialogo tra l’opera contemporanea di Mouna Rebeiz e il patrimonio archeologico del Museo assume inoltre un significato ancora più profondo alla luce della storica acquisizione da parte dello Stato Italiano della Tomba François di Vulci, uno dei più straordinari capolavori della pittura etrusca. Nei celebri affreschi della tomba compaiono infatti figure legate al tema della profezia e della divinazione, come Anfiarao e Cassandra, insieme a riferimenti alla pratica dell’ornitomanzia, a testimonianza della centralità che il rapporto con il sacro e con la previsione del fato rivestiva nel mondo antico. Centrata sulle potenzialità della mente umana di esplorare ciò che sfugge al controllo della ragione e degli algoritmi attraverso cui opera l’Intelligenza Artificiale, l’installazione sarà allestita nella sala semicircolare del museo in dialogo con i reperti archeologici che testimoniano l’antico sapere etrusco al quale appartenne Spurinna.

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L’indovino con il quattordicesimo arcano, mostrerà ai visitatori la propria profezia nel suggestivo Ninfeo sorto sull’antico acquedotto romano. La Temperanza, rappresentata da una donna che travasa l’acqua, offrirà ai visitatori uno spettacolo unico e irripetibile di pittura e musica ispirato all’opera Mythodea di Vangelis, alla quale Rebeiz ha dedicato un dipinto di più di sedici metri di altezza. Mythodea fu composta dal grande musicista greco per ricordare l’esplorazione della NASA su Marte, l’unico pianeta dove grazie alla presenza dell’acqua sembra esserci stata nel passato qualche forma di vita e che potrebbe rappresentare in futuro un rifugio per gli esseri umani. Il percorso di conoscenza terminerà nella sala dello zodiaco dove saranno allestiti pannelli esplicativi sulla Transizione Ecologica e informazioni sul risparmio delle risorse energetiche.

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Il progetto tecnico dell’allestimento è affidato allo Studio Palinsesto di Londra di Simonpietro Salini e Federico Lippi, mentre l’installazione Mythodea avrà la regia dell’artista visivo e regista sloveno Atej Tutta. La mostra avrà anche una propria dimensione virtuale attraverso il profilo Instagram @lindovino.exhibition. Il canale non si limiterà ad anticipare i contenuti dell’esposizione, ma consentirà di interagire con i Tarocchi di Mouna Rebeiz. L’intento della curatrice Roberta Semeraro è osservare, attraverso l’interazione dei followers, come l’Intelligenza Artificiale, programmata secondo logiche algoritmiche, si confronterà con un sapere fondato sulla casualità. Ogni mese verrà elaborato un report sull’interazione dei followers con l’account i cui risultati saranno condivisi con i visitatori nel corso della mostra, offrendo uno spunto di riflessione sull’influenza dell’Intelligenza Artificiale nei processi decisionali individuali e sul ruolo dei pregiudizi algoritmici nella formazione delle scelte.”

Roma – Museo Nazionale Etrusco – Info tel. 06 3226571-  Orari Martedì – domenica 8:30 – 19:30 (chiusura sale ore 19:00 – ultimo ingresso ore 18:30) Biglietto d’ingresso Intero € 13. Ridotto € 2 -

All That Changes You. Metamorphosis – Installazione filmica di Isaac Julien in mostra alla Galleria Borghese fino al 25 ottobre 2026 (data valida anche per la mostra “Metamorfosi”)

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Voluta in origine per gli spazi dell’Uccelliera della Galleria Borghese, la videoinstallazione dell’artista e regista britannico Isaac Julien, All That Changes You. Metamorphosis,  protagoniste le attrici di fama internazionale Sheila Atim e Gwendoline Christie che interpretano due enigmatiche figure celesti e profetiche, s’ispira al ciclo di affreschi realizzato da Giulio Romano per Palazzo Te a Mantova, ampliando il percorso espositivo della mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti” in corso alla Galleria Borghese, attraverso il linguaggio immersivo dell’immagine in movimento.

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Da comunicato stampa: “ Concepita originariamente come un’installazione a dieci schermi, All That Changes You. Metamorphosis prende avvio dalla straordinaria architettura di Palazzo Te per svilupparsi attraverso una costellazione di luoghi che attraversano tempi e immaginari differenti: dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California, fino ad alcuni significativi esempi di architettura contemporanea. Ogni spazio diventa un dispositivo narrativo che mette in dialogo storia, paesaggio e visione, facendo emergere la metamorfosi come principio che accomuna il mondo naturale, quello culturale e quello tecnologico.

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La costruzione del film attinge inoltre a un articolato universo di riferimenti letterari e filosofici. Le riflessioni di Donna Haraway sulle relazioni multispecie, la narrativa visionaria di Naomi Mitchison e la fantascienza speculativa di Octavia E. Butler alimentano un racconto che supera una prospettiva esclusivamente antropocentrica, aprendo lo sguardo a forme di convivenza e immaginazione capaci di ripensare il rapporto tra il vivente e il pianeta.

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Per la presentazione alla Galleria Borghese, Isaac Julien ha concepito una nuova configurazione dell’opera, adattata agli spazi dell’Uccelliera. Edificata nel XVII secolo come padiglione destinato a ospitare gli uccelli esotici della Villa, l’Uccelliera costituisce un luogo in cui architettura, giardino e paesaggio dialogano in modo inscindibile. In questo contesto, l’artista presenta una versione a canale unico dell’opera, nella quale l’immagine si moltiplica attraverso un sistema di specchi che ne frammenta e riflette continuamente la visione. L’intervento trasforma l’ambiente espositivo in uno spazio percettivo dinamico, dove il principio della metamorfosi si manifesta non solo nel racconto filmico ma anche nell’esperienza stessa dello sguardo, che si confronta con immagini in costante duplicazione, rifrazione e mutamento.

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La nuova installazione stabilisce così un dialogo inedito con il contesto della Galleria Borghese e prolunga idealmente il percorso della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti. Se il poema di Ovidio individua nella trasformazione una legge universale che attraversa uomini, divinità, animali e paesaggio, il lavoro di Isaac Julien ne propone una rilettura contemporanea, mostrando come il cambiamento continui a rappresentare una delle categorie fondamentali attraverso cui interpretare il presente e immaginare il futuro.

Roma – Galleria Borghese Piazzale Scipione Borghese, n.5 – Prenotazione obbligatoria al n. 06.32810 – www.galleriaborghese.it  – dal martedi alla domenica dalle ore 9,00 alle 19,00

Raffaello e Pontormo in mostra “La Visitazione all’Aquila” fino al 27 settembre 2026 – Castello cinquecentesco – Museo Nazionale d’Abruzzo

Redazione

Da comunicato stampa: “L’Aquila si prepara a vivere uno dei momenti più significativi del suo percorso di Capitale della Cultura 2026 grazie al Museo Nazionale d’Abruzzo….. L’evento espositivo, sostenuto dal Comune dell’Aquila, avrà la durata di 3 mesi, e costituisce uno dei principali progetti scientifici e culturali del 2026.

Dal punto di vista museografico, la mostra sarà integrata all’interno del percorso espositivo del Castello cinquecentesco, con l’allestimento di due sale dedicate. L’inserimento all’interno del percorso permanente consentirà di stabilire un dialogo diretto tra l’evento temporaneo e le collezioni del Museo, rafforzando la coerenza narrativa complessiva dell’itinerario di visita…..

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Si tratta di un appuntamento dalla portata internazionale e di grande valore scientifico. Il capolavoro del maestro urbinate, oggi custodito al Museo del Prado di Madrid, viene esposto al fianco della celebre “Visitazione di Carmignano” del Pontormo, di proprietà della Diocesi di Pistoia.

La mostra nasce dall’esigenza di riportare idealmente dopo quasi 400 anni all’Aquila uno dei capitoli più significativi della storia artistica e di mecenatismo cittadina, l’opera realizzata da Raffaello per la cappella Branconio della chiesa di San Silvestro…..,”

Un evento culturale assunto come emblema da una città, prossima capitale della cultura 2026, votata alla rinascita dopo il terribile terremoto già collocato nell’archivio dei ricordi.

Da non perdere, insieme alle varie attività collaterali predisposte anche per i più piccoli,  la visione dell’apparato multimediale, realizzato dalla s.r.l. Kaos, che offre una chiave di lettura innovativa della mostra, restituendo al pubblico, come scritto nel comunicato stampa: “….il contesto storico, familiare e culturale nel quale nacque uno dei più importanti capolavori del Rinascimento legati alla città dell’Aquila.”

Info: Mostra: “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo” fino al 21 settembre 2026. Nelle giornate di lunedi sono previste aperture straordinarie. Costo biglietto d’ingresso al Museo e mostra: intero €.12,00 – ridotto gruppi €.10, 00 – minimo 10 – massimo 25 partecipanti – €.2,00  come da agevolazioni d’ingresso previste dalla normativa per determinate categorie.

 

“Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo” – Musei Capitolini – Villa Caffarelli fino al 13 dicembre 2026

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

“La presenza europea degli artisti messicani non rappresenta soltanto uno spazio di rottura e sperimentazione di avanguardia ma anche un ritorno al confronto con la tradizione classica……”. 

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Diego Rivera (1886/1957): “Autoritratto” presentato da S.E.  Genaro Lozano – Ambasciatore del Messico presso la Repubblica Italia

La mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”: è un significativo documento di un periodo storico e politico come ha dichiarato nel suo intervento l’Ambasciatore del Messico S.E. Genaro Lozano: “….il Messico ha saputo affermarsi come una delle nazioni più presentì nella cultura messicana, indigena, industriale…..”, oggi riconosciuto come “Rinascimento messicano”.

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                                                 Diego Rivera: Lucila y los judas (fantocci di carta pesta) – 1954 Olio su tela

Il percorso espositivo comprensivo di oltre 140 opere d’arte di cui ben trenta di Diego Rivera, come da comunicato stampa: “…..restituisce la complessità di un processo le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si afferma l’esigenza di un’identità culturale in grado di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in continua trasformazione…. nonché… un’intensa retrospettiva dedicata al celebre pittore e muralista messicano, la cui opera rappresenta una cerniera tra tradizione e futuro, capace di dare vita a un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana.

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Frida Kahlo (1957/1954): “Naturaleza muerta con perico (pappagallo) y bandera (bandiera)” – 1951 Olio su masonite.- N.B. – Motivo ricorrente nella produzione di Frida è la rappresentazione in frutta degli organi genitali maschili e femminili specie quest’ultimi in frutti con semi, elementi riproduttivi.

Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti.

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                                       Manuel Rodriguez Lozano (1896/1971): “Compartiendo el dolor” – 1936 Olio su tela

Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici. Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale.

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                                                        Diego Rivera: “Mujer sentada con flores” – 1944 Olio su tela

L’esposizione è curata da Miguel Fernández Félix (direttore del Museo Kaluz) e Alberto González Torres (direttore del Museo Robert Brady) si articola in 4 sezioni tematiche di cui:

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 Diego Rivera: “Fuseliero marino (o Marinero almozando)” (Fuciliere di marina o marinaio a pranzo) – 1914 Olio su tela

Accademia e tradizione – La formazione di Rivera: esplora il confronto con l’eredità ottocentesca e le genealogie del mestiere, tra accademie e scuole di belle arti, per comprendere le radici tecniche e culturali della modernità messicana.

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Diego Rivera: “Epicuro” – Opera realizzata dall’artista nel corso della sua visita ai Musei Capitolini di Roma nel 1920

Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee – Gli anni europei: focus sui dialoghi con cubismo e avanguardia, e sull’apporto originale degli artisti messicani alla scena internazionale attraverso una sintassi visiva nuova.

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                                                           Diego Rivera: “Desnudo de Frida Kahlo”  – 1930 Litografia

Il Rinascimento culturale messicano analizza la stagione successiva alla Rivoluzione quando arti visive, letteratura, architettura e musica convergono nella definizione di una moderna identità nazionale, fondendo retaggio precolombiano, tradizioni popolari e istanze sociali.

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                                            Diego Rivera: “Adoracion de la Virgen” –  1912/1913 Olio su tela

Oltre il Realismo sociale: esamina la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del muralismo, verso ricerche che ampliano il lessico dell’arte moderna messicana e ne attestano la vitalità nel lungo periodo”. Una mostra assolutamente da non perdere.

Ogni sezione riunisce opere emblematiche tra XIX e XX secolo, accompagnate dai contributi critici di autorevoli storici dell’arte raccolti nel catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore.

 

Bioviversita’: tema centrale nel Museo Civico di Zoologia di Roma con l’apertura al pubblico due nuovi spazi espositivi dedicati alla biodiversità in collaborazione con Sapienza Università.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

“Terroir”: amore per il territorio. Così i francesi interpretano la biodiversita’.

Un progetto per la digitalizzazione delle materie scientifiche per un’esperienza sensoriale unica. L’occasione dell’apertura delle nuove sale ha coinciso anche con un vero e proprio lifting  che ha interessato l’intero museo ed in particolare molti reperti già esposti e facenti parte della collezione permanente.

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                            Alcuni reperti di recente opera di restauro e manutenzione

Le due  nuove Sale della Biodiversità sono, come scritto nel comunicato stampa: “ vere e proprie wunderkammer (camera delle meraviglie), dove il visitatore potrà osservare una selezione dell’immenso patrimonio delle collezioni del Museo: si tratta di reperti mai esposti che rappresentano una ricchezza impareggiabile, sia per numero che per biodiversità, delle specie esistenti sulla terra. In cinque grandi vetrine sono allestiti esemplari appartenenti alla collezione malacologica (conchiglie marine), alla collezione ornitologica (uccelli), alla collezione erpetologica (pesci, anfibi e rettili) e a quella teriologica (mammiferi), mentre una parete della sala espone la collezione entomologica (insetti). Pannelli didattici completano l’esposizione.

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Innovativo è poi l’allestimento della nuova sala multimediale interattiva, denominata “Bioverso”, che attraverso proiezioni immersive, sottofondi sonori e paesaggi virtuali, è in grado di proiettare il visitatore in una dimensione sensoriale, cognitiva e dal contenuto emozionale, consentendogli di connettersi e di esplorare virtualmente le collezioni del museo, la loro storia e peculiarità.

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Con le sue importanti collezioni scientifiche e l’intensa attività di ricerca e didattica che svolge, il Museo Civico di Zoologia rappresenta un punto di riferimento per lo studio e la divulgazione della biodiversità. Termine, quest’ultimo, coniato alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, per indicare la natura vivente e la sua diversità a tutti i livelli di organizzazione biologica, dalle molecole agli organismi, fino agli ecosistemi. Conservare la biodiversità del Pianeta, con i circa 1,8 milioni di specie animali attualmente conosciute, significa assicurare la stessa sopravvivenza dell’uomo.

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Le raccolte del Museo, che comprendono circa quattro milioni di esemplari, documentano infatti la varietà del mondo animale e rappresentano una risorsa fondamentale per studiosi e cittadini. La diversità nel mondo animale è anche il filo conduttore del percorso espositivo del museo, che attraverso le varie sezioni tematiche che caratterizzano le sue sale, corredate da varie ricostruzioni ambientali e con la possibilità di utilizzare strumenti interattivi, mette in gioco le capacità di osservazione e riflessione del visitatore.

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Il percorso esplora il ruolo della riproduzione sessuale come motore della biodiversità, analizzando gli adattamenti strutturali, fisiologici e comportamentali che permettono alle specie di sopravvivere in ambienti estremi. Si passa poi ad analizzare alcuni ecosistemi, come le barriere coralline, così ricche di diversità, e di come gli ambienti più vicini a noi abbiano sviluppato molte forme di vita. Ed ancora come gli organismi vengono classificati e rappresentati in base a un ordine tassonomico. Approfondisce inoltre l’anatomia scheletrica e le strategie di nutrimento e movimento, sottolineando l’urgenza di conservare le specie più minacciate del pianeta. Del percorso fa parte anche la spettacolare Sala della Balena, situata al piano inferiore dell’edificio, con il grande scheletro di balenottera lungo 16 metri. La sala è utilizzata anche per ospitare mostre temporanee ed eventi.

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                                                 Foto Ufficio stampa Zetema

Breve storia del Museo:

Istituito nel 1932, il Museo Civico di Zoologia è parte integrante del Sistema Musei Civici di Roma Capitale. Ha sede nell’edificio, completato nel 1910, che ospitava il ristorante dell’allora Giardino Zoologico. Il Museo custodisce collezioni di rilievo internazionale, costantemente preservate e arricchite, che rappresentano un patrimonio scientifico in continua evoluzione, reso pubblico e condiviso attraverso un’intensa opera di divulgazione e formazione. Da circa vent’anni, grazie a un dipartimento educativo dedicato, il Museo ha consolidato un legame privilegiato con le scuole, diventando una tappa fondamentale dei loro percorsi didattici. L’offerta culturale, che include mostre temporanee, incontri e presentazioni, è pensata per un pubblico eterogeneo (famiglie, bambini, anziani e persone con disabilità), con l’obiettivo di promuovere la cultura scientifica e sensibilizzare alla tutela della natura”. Un museo da assaporare lentamente per i visitatori da uno a cento anni,

Museo Civico di Zoologia, Via Ulisse Aldrovandi, 18 – 00197 Roma. Informazioni  Tel. 060608 – www. Musei in Comune

 

World Press Photo 2026 – In mostra le foto vincitrici della 69° edizione – Palazzo Esposizioni Roma fino al 29 giugno 2026

Donatello Urbani

La vincitrice dell’edizione 2026, selezionata tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi   provenienti da 141 Paesi, é quella della statunitense Carol Guzy con lo scatto “Separati dall’ICE” per il Miami Herald. Protagonista il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo l’udienza presso il tribunale per l’immigrazione dello Jacob K. Javits Federal Building di New York del 26 agosto 2025.

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Le figlie sconvolte di Luis si aggrappano al padre mentre viene arrestato.

Da comunicato stampa: “Insieme alla foto vincitrice, sono stati selezionati i due progetti finalisti. La foto Emergenza umanitaria a Gaza di Saber Nuraldin, (EPA Images), scattata il 27 luglio 2025, mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi della farina. Il camion è entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti.

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Per la giuria questa immagine rende visibile la portata e l’urgenza della carestia nel secondo anno di questa guerra a Gaza. La composizione diretta costringe lo spettatore a fermarsi, offrendo una prova visiva della fame e della distruzione che circonda la scena. La fotografia mette lo spettatore di fronte alla realtà della situazione, evidenziandone al tempo stesso le implicazioni collettive e globali.

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Il secondo finalista è Victor J. Blue con lo scatto “I processi delle donne Achi” per The New York Times Magazine.

Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale a Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

Per oltre quarant’anni, un gruppo di donne indigene Maya Achi di Rabinal ha continuato a vivere nelle stesse comunità degli uomini che le avevano violentate, talvolta come vicine di casa. La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di persone Maya Achi per mano dell’esercito e di forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno utilizzato la violenza sessuale come arma sistematica per sottomettere le comunità indigene.

Nel 2011, 36 donne hanno rotto il silenzio, avviando e vincendo una battaglia legale durata 14 anni contro i loro aggressori. La loro resilienza collettiva sta trasformando un’eredità di impunità legata alla guerra in una storica conquista di giustizia….

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Chantal Pinzi, unica fotografa italiana tra i premiati quest’anno, ha conquistato il premio nella categoria Stories per la regione Africa. Il suo progetto, ‘Farīsāt: Gunpowder’s Daughters’, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale. Per secoli, la Tbourida è stata un’attività esclusivamente maschile, ma le cavallerizze hanno lottato costantemente per l’inclusione da quando la riforma del codice di famiglia marocchino ha rafforzato i diritti legali delle donne.

Oggi, sette gruppi interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300 partecipanti. Queste farīsāt (cavaliere) sostengono costi personali significativi, finanziando i propri cavalli, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. La loro perseveranza è una potente affermazione del giusto posto delle donne nel patrimonio culturale marocchino.”

Una rassegna che offre uno sguardo sul nostro tempo, storie familiari e “momenti ed eventi che hanno fatto notizia tra prospettive globali e punti di vista profondamente personali e intimi, offrendo una comprensione stratificata del mondo in cui viviamo”, come affermato in conferenza stampa.

INFORMAZIONI: Palazzo Esposizioni Roma Via Nazionale 194, Roma www.palazzoesposizioniroma.it Facebook: @PalazzoEsposizioni | Instagram: @palazzoesposizioni | Twitter: @Esposizioni. Fino al 29 giugno 2026 con orari dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura. BIGLIETTI Intero € 15,00 – ridotto dai 19 ai 26 anni e over 65 € 12,00 – ragazzi dai 7 ai 18 anni € 7,00 Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni. Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso. Primo mercoledì del mese: ingresso gratuito per gli under 30 (dalle 14.00 a chiusura). Il Palazzo Esposizioni Roma è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria o sensoriale da tre ingressi privi di barriere architettoniche.

Visite guidate gratuite con “Cantiere aperto. Le sale monumentali di Palazzo Venezia”

Donatello Urbani

Dipinti murali e linei realizzati in un arco di oltre 5 secoli per un’esperienza unica che consente al visitatore di seguire dal vivo tutti i lavori dei restauratori.

Hanno presentato il progetto “Cantiere aperto. Le Sale monumentali di Palazzo Venezia” il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessore alla mobilità Eugenio Patanè, la Commissaria straordinaria del governo per la Linea C Maria Lucia Conti e la Direttrice Generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia Edith Gabrielli.

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Il progetto consente al visitatore di seguire giorno dopo giorno uno dei più importanti cantieri di restauro attualmente in corso a Roma, quello delle Sale monumentali di Palazzo Venezia, ovvero la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia. I lavori di scavo in corso sulla piazza Venezia per la realizzazione della linea metropolitana C hanno provocato profonde fessure sugli intonaci dell’omonimo palazzo; fessure che si sono rivelate particolarmente preoccupanti a causa di possibili distacchi degli affreschi presenti nelle tre sale monumentali. Due volte al mese, tra maggio e giugno, il pubblico potrà salire direttamente sui ponteggi del cantiere e seguire i progressi dei lavori, guidati sempre dagli stessi restauratori. Le Visite guidate si svolgono nel giorno di Sabato 23 maggio, 6 e 20 giugno, ore 10.00 e 11.30, sono gratuite fino a esaurimento posti. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite.

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Da comunicato stampa: “……Le Sale monumentali, tre grandi ambienti collocati al piano nobile, vennero realizzate immediatamente dopo il 1464, quando il cardinale Pietro Barbo, che aveva fatto costruire il nucleo originario dell’edificio, ascese al soglio pontificio con il nome di Paolo II. Nel corso dei secoli questi spazi hanno avuto funzioni istituzionali di altissimo profilo: nel 1564 divennero sede degli ambasciatori della Repubblica di Venezia e, a partire dal 1797, accolsero i rappresentanti dell’Impero austro-ungarico.

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Successivamente, nel 1916, il palazzo fu rivendicato dall’Italia e le sale furono destinate ad accogliere il Museo del Medioevo e del Rinascimento, prima che nel 1922 Benito Mussolini le scegliesse come sede di rappresentanza del governo fascista.

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Nel secondo dopoguerra gli ambienti hanno ospitato le collezioni permanenti e poi, dal 1982, esposizioni temporanee. Alla conclusione del cantiere in corso essi accoglieranno il nuovo percorso stabile con la museografia di Michele De Lucchi dedicato al “Fatto in Italia”, la grande tradizione artistica e artigiana della Penisola dal Medioevo alle soglie del Made in Italy.

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La ricchezza e la complessità di queste sale è testimoniata dal fatto che qui si ammirano il Rinascimento e il suo colto recupero negli anni Venti del Novecento: agli affreschi e agli apparati scultorei quattrocenteschi, visibili negli stipiti e nel grande camino della Sala del Mappamondo, si affiancano e si sovrappongono soffitti lignei, lampadari, pitture parietali realizzati cinque secoli dopo sotto la guida del soprintendente Federico Hermanin…..”

Per saperne di più su prenotazioni, date e orari consultare il sito vive.cultura.gov.it

Romasuona – La musica in Italia 1970 – 79 – Roma Palazzo delle Esposizioni fino al 12 luglio 2026

Mariagrazia Fiorentino

Con l’inizio degli anni ’70 locali e cantine si affermano come fenomeno di cultura giovanile, dando forma a una rete viva e in evoluzione è il Piper Club a Roma inaugurato il 17 febbraio del 1965 che apre le danze.

06_Patty Pravo e Riccardo Fogli 73 ©Archivio Ferraina

                                                                          Patty Pravo e Riccardo Fogli – 1973

Da comunicato stampa: …..” una mostra che ripercorre un decennio cruciale della storia italiana, attraverso la rivoluzione dei linguaggi musicali, che hanno dominato la scena pop, nazionale e internazionale…… L’esperienza visiva della mostra è accompagnata inoltre dalla dimensione olfattiva. Per rievocare luoghi e memorie, Giovanna Zucconi, con Serra & Fonseca, ha infatti creato tre odori/profumi per ricostruire lo smellscape romano degli anni ‘70. Infine, le sequenze luminose ideate da Luca Bigazzi contribuiscono ad accrescere la percezione delle molte anime che hanno attraversato il decennio, alcune delle quali raccontate in una serie di video interviste realizzate appositamente per l’esposizione da Stefano Pistolini, con Renzo Arbore, Teresa De Santis, Federico Guglielmi, Carlo Massarini Ettore Rosboch e Franco Schipani. A conclusione del percorso espositivo, una sala riservata all’ascolto ad alta fedeltà offre la possibilità di approfondire i passaggi chiave della discografia pop italiana, grazie ad una serie di sessioni guidate curate da esperti e interpreti di primo piano.”

Per saperne di più consultare il sito www.palazzoesposizioniroma.it

Hokusai – In mostra con circa 200 opere a Roma Palazzo Bonaparte fino al 29 giugno 2026

Redazione – Testo e foto

Katsushika Hokusai (1760-1849), il più grande artista giapponese di ogni tempo, e’ il protagonista assoluto di una mostra, allestita nel suggestivo Palazzo Bonaparte, che vuole ripercorrere l’intero arco creativo dell’artista, dalle opere legate alla tradizione fino alle serie più rivoluzionarie, attraversando paesaggi iconici, capolavori immortali e tesori rarissimi.

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Katsushika Hokusai, La grande onda presso Kanagawa, 1831 – Serie Trentasei vedute del Monte Fuji – Stampa xilografica a colori su carta – 25×37,3 cm, Museo Nazionale di Cracovia

La sue opere, tutte realizzate con la tecnica xilografica, quali la “Grande Onda”, le vedute del Monte Fuji e i Manga, hanno, come affermato in conferenza stampa: “influenzato tutta l’arte occidentale a partire da Monet, Van Gogh e tutti gli Impressionisti”, e lo hanno reso una delle figure più rilevanti nella storia dell’arte universale.

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Orari di apertura dal lunedì al giovedì 9.00-19.30-venerdì, sabato e domenica 9.00/21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Aperture straordinarie: Domenica 5 aprile 9.00–21.00 – Lunedì 6 aprile 9.00–21.00 – Sabato 25 aprile 9.00–21.00 Venerdì 1maggio 9.00–21.00- Lunedì 1 giugno 9.00–21.00- Martedì 2 giugno 13.00/21.00 Dal 27 al 29 giugno 9.00–23.00. Costo Biglietti: Intero € 17,00 – Ridotto € 16,00 – Open € 19,00.

Info e prenotazioni T. +39 06 87 15 111 – Social e Hashtag ufficiale @arthemisiaarte – #HokusaiBonaparte

 

Giorgio Cerliberti – Artista friulano alla GNAMC di Roma

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Donazione dell’opera “Dissociazione” e mostra temporanea di fino al 3 maggio 2026.

La cerimonia ufficiale di donazione si è tenuta venerdì 27 marzo 2026 alle ore 13.00 nella Sala delle Colonne, alla presenza del Ministri Giorgetti e Giuli nonché della direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini.

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Da comunicato stampa: “L’evento di donazione segna anche l’apertura della mostra temporanea allestita presso la GNAMC dal 27 marzo al 3 maggio 2026. La rassegna prevede l’esposizione di altre tre opere di Giorgio Celiberti, uno dei protagonisti dell’arte italiana contemporanea, sin dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 quando l’artista aveva appena diciannove anni.

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Giorgio Celiberti (Udine, 1929) partecipa alla Biennale di Venezia del 1948 a soli diciannove anni, dopo la formazione al liceo artistico e l’esperienza nello studio di Emilio Vedova. Soggiorni a Parigi, Bruxelles e Londra lo pongono a contatto con le avanguardie europee. Nel 1965 la visita al lager di Terezín segna una svolta decisiva nella sua poetica. La sua ricerca spazia tra pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni internazionali, tra cui il Museo Würth, il MART e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2025 una sua stele è stata acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nel 2026 parteciperà alla sua sesta Biennale di Venezia.

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“Dissociazione” è un affresco di grandi dimensioni (cm 180×150) realizzato tra il 1991 e il 1994. L’opera rappresenta un momento significativo della ricerca artistica di Celiberti, in cui la tecnica dell’affresco – di tradizione antichissima – si coniuga con un linguaggio contemporaneo fatto di segni essenziali e materia densa. La superficie, caratterizzata da tonalità chiare e interventi grafici, riflette la tensione tra memoria e presente che attraversa tutta la poetica dell’artista”.

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Altrettanto significative dell’arte e dell’artista Giorgio Celiberti sono le tre opere temporaneamente esposte insieme all’opera donata che, nelle parole del curatore, sono: “….La figura stessa di Celiberti richiama qualcosa di arcaico e primitivo: nel suo volto e nei suoi gesti si avverte una dimensione quasi rituale che ricorda lo sciamano, il sacerdote o l’antico artefice di immagini. Questa dimensione di riflette anche nella sua arte che sembra riallacciarsi idealmente agli artisti delle grotte preistoriche di Lascaux e Altamira dove la pittura non aveva soltanto una funzione estetica ma anche magica e simbolica. Non a caso Celiberti utilizza spesso colori primari e segni essenziali, come se volesse recuperare un linguaggio originario capace di cogliere i paradigmi fondamentali della vita. Allo stesso tempo la sua ricerca si sviluppa attraverso una continua sperimentazione di materiali e tecniche che comprendono pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Bronzo, alluminio, pietra, ceramica e vetro diventano strumenti attraverso cui l’artista esplora il rapporto tra gesto, materia e memoria……Attraverso questi elementi emerge il tema centrale della sua ricerca: l’umanità nella sua forma più essenziale intesa come relazione tra individui e come misteriosa tensione tra cielo e terra, tra memoria e futuro, tra esperienza individuale e dimensione universale dell’esistenza.”

Roma GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Piazzale delle Belle Arti, n.131-  fino al 3 maggio 2026 Info T + 39 06 32298221  – sito web gnamc.cultura.gov.it