Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla, ospita fino al 5 luglio 2026 la mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”

Redazione

Le opere in mostra, circa 50 tutte facenti parte della preziosa collezione del  Kunsthistorisches Museum di Vienna, furono raccolte o commissionate tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo – dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa, e organizzate in museo dall’imperatore Francesco Giuseppe con la valida collaborazione della moglie la regina Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, detta “Sissi”.

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Da comunicato stampa: “Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum, il monumentale edificio progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Emblema dell’arte e della conoscenza, il museo viennese viene messo in dialogo con Palazzo Cipolla, sede romana della mostra, attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla. Attivo negli stessi decenni e interprete sensibile della cultura storicista europea, Cipolla condivide con Semper e Hasenauer una concezione dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili. La sezione accoglie anche alcuni documenti sul Palazzo provenienti dall’Archivio storico della Fondazione custoditi presso Palazzo Sciarra Colonna in virtù di un accordo di comodato con Unicredit che ne è proprietaria.

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Cuore della mostra è la pittura europea tra Cinque e Seicento, presentata nei suoi principali generi e declinazioni. La grande stagione fiamminga del XVII secolo trova spazio nelle opere di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio, testimoni di un linguaggio figurativo in cui l’eredità del Rinascimento, l’influenza italiana e l’osservazione della natura si fondono in composizioni di forte dinamismo e intensità cromatica. Anversa emerge come nodo centrale di una rete artistica internazionale, alimentata da botteghe, committenze di corte e scambi culturali transnazionali.

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Accanto ai grandi formati, la mostra dedica ampio spazio alla pittura di gabinetto e agli oggetti della Kunstkammer, le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali. Dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi rivelano un’estetica della precisione e dell’intimità, destinata a una fruizione raccolta e colta. Qui, opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou, Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, concepita come microcosmo del sapere, in cui meraviglie naturali e creazioni dell’ingegno umano convivono secondo criteri analogici e conoscitivi.

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La sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento riflette l’ascesa di una società borghese e protestante, in cui l’arte si orienta verso la vita quotidiana, la dimensione privata e l’osservazione del reale. Frans Hals rinnova il ritratto con una pennellata libera e immediata; Jan Steen trasforma la scena di genere in uno specchio vivace e teatrale dei comportamenti sociali. Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino al gruppo dei cosiddetti Bamboccianti – artisti nordici che portarono nella capitale una pittura attenta alle scene popolari e alla vita quotidiana – trasferisce questi temi nel contesto della Roma barocca, immersi in una luce delicata e narrativa.

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Uno sguardo specifico è riservato alla pittura tedesca dell’età moderna, le cui radici affondano nella grande stagione rinascimentale di Lucas Cranach, figura centrale nella definizione di un linguaggio autonomo, caratterizzato da una forte stilizzazione e da un’eccezionale padronanza della linea e del disegno. Su questa eredità si inseriscono, in epoca successiva, artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, le cui opere testimoniano l’assimilazione del Barocco italiano e della tradizione classica, in un continuo dialogo tra Nord e Sud dell’Europa.

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Il racconto converge poi sugli Asburgo come acquirenti, committenti e custodi dell’arte europea. Straordinari ritratti, insieme a opere di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez illustrano una politica dell’immagine in cui il collezionismo diventa strumento di autorappresentazione e mediazione culturale…..

La pittura italiana costituisce il fulcro simbolico ed estetico della collezione viennese, in particolare grazie alle acquisizioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, il cui gusto si orientò decisamente verso l’arte del XVI e XVII secolo. In mostra, capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni attestano il ruolo centrale dell’Italia nello sviluppo della pittura europea, tra indagine del visibile, sperimentazione luministica e progressivo abbandono dell’idealizzazione.

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Emblema di questa svolta è l’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei capolavori della mostra. Realizzata a Roma intorno al 1603 – 1605, l’opera concentra la scena della Passione in un drammatico momento di essenzialità, dove l’aderenza al reale e la tensione emotiva trasformano il tema religioso in un’esperienza umana universale”.

Da non perdere le conferenze di approfondimento organizzate alle ore 18:00  Sala Rebecchini, Palazzo Sciarra Colonna – Via Minghetti 22, Roma con ingresso libero fino ad esaurimento posti nei giorni di 15 aprile 2026 su “Le meraviglie degli Asburgo” con  Cäcilia Bischoff, curatrice della mostra, e Stefano Zuffi, storico dell’arte; 14 maggio 2026 tema: “Una direzione universale: scambi artistici tra Vienna e Roma” con Cecilia Mazzetti di Pietralata, professore associato in Storia dell’arte moderna presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e 10 giugno 2026 tema: “Roma e Vienna. Architettura come dispositivo civile: memoria, funzione e trasformazione” con Margherita Guccione, Direttore scientifico Grande MAXXI, ed Elena Tinacci, coordinatrice Dipartimento, MAXXI Architettura e Design contemporaneo

Polo museale Palazzo Cipolla Via del Corso 320, Roma.  Mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum fino al 5 luglio 2026 con orari nei giorni di lunedì dalle 15:00 alle 20:00 – martedì e mercoledì dalle 10:00 alle 20:00 – giovedì e venerdì dalle 10:00 alle 21:00 – sabato e domenica dalle 9:00 alle 21:00 Costo biglietti d’ingresso intero Euro 18 – ridotto Euro 16. Sono previste riduzioni e gratuita’ info su https://museodelcorso.com/da-vienna-a-roma-meraviglie-degli-asburgo-dal-kunsthistorisches-museum/

 

Nicola Pucci in mostra a Palazzo Merulana con “Scuola italiana – La pittura contemporanea e il suo spirito circolare nel tempo storico”.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Completa la presentazione il comunicato stampa: “Un’indagine sullo stato attuale della produzione pittorica in Italia con un percorso in più tappe, attraverso il dialogo tra le opere della Collezione Elena e Claudio Cerasi e quelle di artisti figurativi contemporanei.” Questa rassegna non è solo un dialogo tra gli artisti contemporanei e le opere realizzate nel recente passato dai loro colleghi, in prevalenza di scuola romana. Il “file rouge” che da sempre unisce passato e presente nelle arti figurative è stato l’interprete dei sentimenti nobili dell’animo umano in ogni epoca e questa mostra, curata dal critico d’arte Gianluca Marziani e  allestita senza soluzione di continuità nelle sale che ospitano la collezione Cerasi, vuole offrire una chiave di lettura a questo “file rouge”.

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Novanta gioielli della Scuola Romana, nati dall’ingegno e dal talento di artisti come Giacomo Balla, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Giuseppe Capogrossi, solo per citarne alcuni, sono rivisitate, fino al 5 luglio, nella mostra dell’artista palermitano Nicola Pucci secondo la linea tematica del Realismo magico.

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                                                      Giorgio De Chirico; “L’enigma dei giocattoli” – 1960

Da comunicato stampa: “Nicola Pucci è un pittore italiano di fama internazionale, noto per il suo realismo visionario e surreale. Nelle sue opere la tecnica figurativa si combina a contesti onirici, decontestualizzazioni e presenze animali, con un forte impatto emotivo e narrativo. L’origine palermitana del pittore viene sottolineata dal curatore per una ragione affine alla filosofia del progetto, ovvero identificare l’energia unica di zone ad alta connotazione culturale, come il capoluogo siciliano, dove sono cresciuti molti pittori della generazione qui rappresentata, lungo visioni che hanno trasfigurato il reale con ironia, espressività, apparente leggerezza e senso morbido del tragico…..A dialogare con le opere della Collezione Cerasi, in un incontro su cui i visitatori sono chiamati a riflettere, sono diciannove quadri dell’artista Pucci. Tra questi alcuni della serie degli aerei (es. “Aereo con Gorilla”, “Aereo cerchio III” e “Aereo cerchio IV”), della serie degli animali (“Salto cavallo bianco su treno”, “Salto cavallo bianco su treno II”, “Galli coppia 1”, “Galli coppia 2”, “Galli coppia 3”) o ancora le opere che esplorano l’incontro tra il mondo umano e quello animale (“Ragazza con toro e rose”, “Donna con toro giallo”,,“Leone con bambino III”, “Bambino con cane I”) fino ad arrivare a “Cabina magica” del 2026, che richiama immediatamente alla memoria “I bagni metafisici” di De Chirico.

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                                                                                           Cabina magica – 2026

I suoi sono <<quadri che sfiorano la carne del reale per posizionarsi sul margine del vero, sfidando la fisica ma, soprattutto, le consuetudini della percezione ottica – afferma Marziani – Su questo bordo si delinea l’universo figurativo di Pucci, la sua capacità di raccogliere l’eredità di Antonio Donghi e Felice Casorati per rinnovarne la linfa in un’altra alchimia narrativa. La cristallina armonia di quei pittori si trasforma in un ecosistema più ampio e stratificato, fatto di armonie dissonanti, connesso ad un paesaggio digitale che rende più vicino l’impossibile>>.

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                                                                        Leone con bambino III – 2024

La riflessione di Gianluca Marziani sull’arte italiana dei nostri giorni parte da quella che definisce la “matrice universale del quadro”, operando su nuove, sinergie tra mezzi tradizionali ed evoluzioni elettroniche e digitali, <<per dare ai processi formali maggiori supporti ideativi, una progettualità avanzata e, ove necessario, un apporto tecnico da combinare nell’elaborazione estetica>>.

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                                                                                      Lezione di volo – 2017

Spiega il curatore: <<Dentro la superficie del quadro si è sviluppata una genealogia iconografica che si manifesta nel Trecento e arriva ai giorni nostri.

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                                                                                      Lettrici – 2022

La pittura è il seme che ha dato i migliori frutti del quadro, un codice genetico di cui la tradizione locale è depositaria e che risuona nei palazzi storici, nelle innumerevoli chiese, negli scavi archeologici, nei depositi e nei magazzini. Le vie del Quadro Italiano esulano da qualsiasi provincialismo e affermano un valore denso e radicato, un costante legame tra téchne, iconografia e veggenza, una visuale stratificata che ha affrontato ogni presente con  memoria arcaica e indicazione costante del futuro>>. Ma perché proprio la Pittura Italiana? <<Ripartire dalla Pittura Italiana Contemporanea significa affermare il peso specifico del Pensato in Italia. Questa non è soltanto la giostra mercificata del Made in Italy, ma un qualcosa che radica prima il pensiero e poi le azioni linguistiche. Pensare Italiano e Dipingere Italiano: un’indicazione che in alcuni casi ha forgiato movimenti e avanguardie di grande rilievo. Si pensi al Futurismo, alla Metafisica e al Realismo Magico, fino ai postmodernismi di Transavanguardia, Pittura Colta e Medialismo>>.

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Afferma Marziani: << La Collezione Cerasi rappresenta l’apice italiano di una raccolta sistemica e ragionata, qualitativa e attinente. Scorrerla significa attraversare la grande pittura italiana del Primo Novecento, con un occhio di riguardo per gli artisti che hanno animato Roma e il suo teatro umano. Palazzo Merulana ne è diventato la piena espressione, il corpo architettonico in cui gli organi pittorici si sono disposti come apparati di un formidabile viaggio artistico. Il viaggio di una scuola della pittura chiamata Italia>>.

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                                                                                     Aereo con gorilla – 2026

Anche il titolo del progetto vuole dare una chiave di interpretazione precisa: <<Scuola Italiana riporta al clima fonetico e critico della Scuola Romana, aprendo il campo ad un osservatorio specifico: la chiave di volta richiede un’equazione in equilibrio tra genius loci e mondo open source, dove i nuovi caratteri spiccanti intensificano la trasmissione di valori condivisibili>>. Una selezione accurata vedrà il coinvolgimento di artisti che rappresentano la generazione da cui sono emersi gli autori degli anni Novanta. Ognuno occuperà una linea tematica per creare dialoghi di affinità, appartenenza e debito (forse credito) iconografico. L’obiettivo, racconta l’ideatore, sarà cercare e creare relazioni di “affinità, appartenenza e debito (forse credito) iconografico, in una stereofonia visiva che rilascerà linfa sulla natura altruistica della memoria”.

INFO E CONTATTI:

La mostra è visitabile con biglietto d’ingresso a Palazzo Merulana Da mercoledì a venerdì: 12.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) Sabato e domenica: 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00). Via Merulana 121, Roma sito web www.palazzomerulana.it

 

 

Giorgio Cerliberti – Artista friulano alla GNAMC di Roma

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Donazione dell’opera “Dissociazione” e mostra temporanea di fino al 3 maggio 2026.

La cerimonia ufficiale di donazione si è tenuta venerdì 27 marzo 2026 alle ore 13.00 nella Sala delle Colonne, alla presenza del Ministri Giorgetti e Giuli nonché della direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini.

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Da comunicato stampa: “L’evento di donazione segna anche l’apertura della mostra temporanea allestita presso la GNAMC dal 27 marzo al 3 maggio 2026. La rassegna prevede l’esposizione di altre tre opere di Giorgio Celiberti, uno dei protagonisti dell’arte italiana contemporanea, sin dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 quando l’artista aveva appena diciannove anni.

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Giorgio Celiberti (Udine, 1929) partecipa alla Biennale di Venezia del 1948 a soli diciannove anni, dopo la formazione al liceo artistico e l’esperienza nello studio di Emilio Vedova. Soggiorni a Parigi, Bruxelles e Londra lo pongono a contatto con le avanguardie europee. Nel 1965 la visita al lager di Terezín segna una svolta decisiva nella sua poetica. La sua ricerca spazia tra pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni internazionali, tra cui il Museo Würth, il MART e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2025 una sua stele è stata acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nel 2026 parteciperà alla sua sesta Biennale di Venezia.

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“Dissociazione” è un affresco di grandi dimensioni (cm 180×150) realizzato tra il 1991 e il 1994. L’opera rappresenta un momento significativo della ricerca artistica di Celiberti, in cui la tecnica dell’affresco – di tradizione antichissima – si coniuga con un linguaggio contemporaneo fatto di segni essenziali e materia densa. La superficie, caratterizzata da tonalità chiare e interventi grafici, riflette la tensione tra memoria e presente che attraversa tutta la poetica dell’artista”.

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Altrettanto significative dell’arte e dell’artista Giorgio Celiberti sono le tre opere temporaneamente esposte insieme all’opera donata che, nelle parole del curatore, sono: “….La figura stessa di Celiberti richiama qualcosa di arcaico e primitivo: nel suo volto e nei suoi gesti si avverte una dimensione quasi rituale che ricorda lo sciamano, il sacerdote o l’antico artefice di immagini. Questa dimensione di riflette anche nella sua arte che sembra riallacciarsi idealmente agli artisti delle grotte preistoriche di Lascaux e Altamira dove la pittura non aveva soltanto una funzione estetica ma anche magica e simbolica. Non a caso Celiberti utilizza spesso colori primari e segni essenziali, come se volesse recuperare un linguaggio originario capace di cogliere i paradigmi fondamentali della vita. Allo stesso tempo la sua ricerca si sviluppa attraverso una continua sperimentazione di materiali e tecniche che comprendono pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Bronzo, alluminio, pietra, ceramica e vetro diventano strumenti attraverso cui l’artista esplora il rapporto tra gesto, materia e memoria……Attraverso questi elementi emerge il tema centrale della sua ricerca: l’umanità nella sua forma più essenziale intesa come relazione tra individui e come misteriosa tensione tra cielo e terra, tra memoria e futuro, tra esperienza individuale e dimensione universale dell’esistenza.”

Roma GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Piazzale delle Belle Arti, n.131-  fino al 3 maggio 2026 Info T + 39 06 32298221  – sito web gnamc.cultura.gov.it

 

 

Romics – 36^edizione “Festival Internazionale del Fumetto, Animazionme, Cinema e Games” – Fiera di Roma da giovedì 9 a domenica 12 aprile dalle ore 10:00 alle 20:00.

Donatello Urbani – Foto courtesy  Ufficio Stampa Maurizio Quattrini

Evento principe fra i tanti in svolgimento nella città di Roma, grazie ad  una eccezionale direzione artistica e  ad una altrettanto eccezionale promozione svolta da un formidabile ufficio stampa. Manifestazione con oltre 400 espositori ed eventi in contemporanea che si svolgono nei cinque padiglioni per uno spazio espositivo di oltre 70.000 mq. I due manifesti della campagna ufficiale di questa 36^ edizione di Romics rendono omaggio all’iconico Spider-Man Miles Morales e a Space Jam. L’arte di Sara Pichelli, tra i Romics d’Oro dell’edizione, viene celebrata con il manifesto che cattura il volto dinamico di Miles Morales, personaggio che ha co-creato, in una delle pose più iconiche di Spider-Man.

Romics_aprile_2026_manifesto.2Verranno insigniti del prestigioso Romics d’Oro durante la 36^ edizione del Festival Lorenzo Mattotti, Victor Perez, Sara Pichelli, Bill Plympton e Rhianna Pratchett. L’incontro di celebrazione Romics d’Oro è in programma sabato 11 aprile.

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Il Premio Romics Special, che rende omaggio ad artiste, artisti e professionisti che si siano distinti nell’esplorazione di nuovi mondi e personaggi, aprendo nuove frontiere creative al mercato e sperimentando linguaggi espressivi innovativi viene assegnato a Cassandra Calin, Gigi Cavenago e Alexis Wanneroy.

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Gli ospiti, italiani e internazionali, presenti in questa edizxione saranno: Zerocalcare, il fumettista che ha rivoluzionato il graphic novel in Italia; Cecilia Randall, protagonista indiscussa del Fantasy Storico in Italia; Jérémie Almanza, il maestro delle atmosfere gotico-fiabesche, Liang Azha e JingJiang, due delle voci più luminose del fumetto asiatico contemporaneo.

Punti di forza “Le mostre di Romics”: una esposizione di opere realizzate dagli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Roma dedicate all’universo di Space Jam, che tornerà al cinema con un evento speciale dal 4 al 6 maggio. “Linee, Colori, Visioni” mostra che propone opere di Lorenzo Mattotti.

Alle “pareti parlanti” sono presenti alcune tavole di Sara Pichelli dedicate a  Spider-man e Miles Morales di cui è co-creatrice insieme a Brian Michael Bendis. Un intenso percorso visivo nell’immaginazione di Gigi Cavenago: dai numerosi progetti per Dylan Dog alle serie con Orfani e Magic Order passando all’animazione con How Zeke got religion, Death & Robot e al cinema con Spider-man. Across the Spiderverse. Un percorso espositivo si snoda in due sezioni presenta i fumetti di Cassandra Calin; da non perdere l’esposizione di tavole e illustrazioni originali di artisti internazionali (da Joe Bennet a Gabriele Dell’Otto, da Darick Robertson a Emanuela Lupacchino, da John Romita Jr. a Elena Casagrande, da Scott Eaton a Simone Bianchi) con fumetti rari e grandi statue da collezione.

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Altro ruolo importante è svolto da una serie di “Eventi speciali”:; la ventiquattresima edizione del Premio Romics del Fumetto e delle Narrazioni per Immagini, La Cerimonia di Premiazione, durante la quale verranno annunciati i titoli vincitori si terrà sabato 11 aprile 2026 insieme a quella del “Maggio dei libri”. Sabato 11 aprile l’autrice fantasy Cecilia Randall presenta in anteprima assoluta Kitsune – Il potere della volpe (Gribaudo), Il dialetto romano  Il romanesco nelle storie di Topolino verrà presentato in anteprima sabato 11 aprile. Un evento importante sarà lo speciale dedicato al secondo volume della serie GreenWood (Tunué) – Il concorso, incentrato su ecologia e magia. Protagonista sarà lo straordinario disegnatore Jérémie Almanza, che svela i segreti della sua arte.

Un appuntamento imperdibile sarà la performance live dedicata ai grandi successi di Pokémon, Dragon Ball e One Piece, per una vera festa collettiva Sabato 11 aprile, Sempre nello stesso giorno verranno consegnati i premi del “Romics Gran Galà del Doppiaggio” torna per la sua ventunesima edizione. Spazio importante quello dedicato ai grandi autori e alle autoproduzioni: l’Artist Alley, nel padiglione 7 accoglierà oltre sessanta artisti, con ospiti di rilievo nazionale e internazionale e occasioni di incontro diretto con il pubblico, mentre la Self Area accoglierà nel Padiglione 6 oltre sessantaquattro autori e autrici indipendenti e venticinque collettivi: luogo in cui sperimentazione, libertà espressiva e ricerca si intrecciano.

Attrazione importante “Il Romics Cosplay Award”, la gara cosplay che, tra i tanti premi in palio, seleziona il rappresentante singolo che rappresenterà l’Italia alla finale mondiale del Cosplay Central Crown Championships 2026 (MCM Comic Con di Londra) insieme  al K-Pop Contest Italia – Special Romics, realizzato in collaborazione con KCI che omaggia il ritmo, l’allegria e lo stile del K-Pop.

Ome riportato sul comunicato stampa :” L’area gaming di Romics torna protagonista con un’offerta ricca e trasversale, tra grandi classici, novità attesissime e titoli per tutti i gusti. Ampio spazio al free play con postazioni Wii Sport su Wii, Mario Kart World su Nintendo Switch 2 e un’ampia selezione su PlayStation 5 con EA Sports FC 26, FC 24, Dragon Ball Sparking! Zero, Tekken 8 e Mortal Kombat 11. Non mancano gli e Sport con League of Legends e 2XKO, il nuovo picchiaduro di Riot Games. A completare l’esperienza, una selezione di indie game di successo, tra cui Ender Lilies e il seguito Ender Magnolia, il gioco dedicato a Terrifier, titoli horror come Tormented Souls, Luto e Layers of Fear, e FPS originali e divertenti come High on Life. A Romics arriva King of the pitch, l’evento esclusivo di Lega Serie A e Infront Italy dedicato agli appassionati di EA SPORTS FC™ 26.” Quanto mai interessante, come nelle passate edizioni è la programmazione di film.

Fiera Roma, Via Portuense 1645, 00148 Roma, ingresso Nord ed ingresso Est (tutti i giorni). L’accesso alla manifestazione sarà consentito esclusivamente ai visitatori che avranno acquistato preventivamente il biglietto. I biglietti sono acquistabili esclusivamente dal sito www.romics.it o presso i rivenditori autorizzati Vivaticket. Costo dei biglietti: Giovedì e venerdì € 12.00 (+ € 1.50 di commissione) Sabato e domenica € 15.00 (+ € 1.50 di commissione) Abbonamento 4 giorni € 40.00 (+ € 1.50 di commissione) Aggiornamenti: www.romics.it

“Cristo Salvatore” Il volto ritrovato di Michelangelo Buonarroti

Donatello Urbani

La presenza di una statua in marmo attribuita a Michelangelo presente nella Basilica di Sant’Agnese in Via Nomentana a Roma era stata cosa nota già da vari secoli anche se dagli anni successivi alle seconda guerra mondiale ne era stata persa la memoria.

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In proposito la sua attuale catalogazione è descritta come un “Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo”. Oggi, grazie alla pubblicazione dello studio condotto dalla ricercatrice Valentina Salerno abbiamo notizie certe non solo sulla sua attribuzione ma anche sulle vicende legate alla sua realizzazione.

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La prima notizia e’ fornita da Giorgio Vasari nella sua “Vite” 1568: “…..Fece ancora per Messer Tommaso de’ Cavalieri, gentiluomo romano, innamorato della sua virtu’ e della sua bellezza, infiniti disegni divinissimi….”. Il cinquantasettenne Michelangelo fu preso da un colpo di fulmine per il diciottenne Tomaso de’ Cavalieri. Questa passione senile, non solo fonte d’ispirazione artistica, proseguirà nel tempo e Tomaso sarà, alla morte dell’artista, anche il suo esecutore testamentario.

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Negli anni successivi l’opera avrà varie collocazioni sia in collezioni d’arte di vari cardinali sia in chiese romane fino a quando trova sistemazione definitiva nella cappella di Cristo Salvatore nella Basilica di Sant’Agnese sulla Via Nomentana in Roma.

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Scrive la ricercatrice Salerno “……..Quando il busto viene citato (nei documenti certi e notarili degli anni successivi – n.d.r.) è sempre attribuito a Michelangelo Buonarroti.  In molti test, soprattutto a cavallo della seconda guerra mondiale, il busto semplicemente scompare, pur essendo fisicamente all’interno della Basilica…… Sylvia Pressouyre nel 1984 attribuisce erroneamente a Nicolas Cordier (detto il Franciosino) il busto del SS. Salvatore. Sebbene non ci sia mai stata una smentita altrettanto celebre la comunità scientifica e i funzionari della Soprintendenza hanno ritenuto che il busto presentasse caratteri stilistici piu’ generici, riconducendoli a una produzione romana del tardo cinquecento (1550-1599) piuttosto che alla mano specifica del Franciosino. Questo declassamento, servito a mantenere l’integrità scientifica del catalogo, in assenza di prove documentali certe che confermino l’ipotesi della Pressouyre, ha condotto all’attuale attribuzione ad anonimo del XVI secolo…..”

La preziosa quanto certosina ricerca condotta della ricercatrice indipendente Valentina Salerno, autofinanziata, restituisce al patrimonio culturale nazionale una preziosa quanto interessante opera d’arte. Stupisce in occasione della conferenza stampa di presentazione dello studio compiuto per questa restituzione dalla ricercatrice Salerno, l’assenza del Ministro e suoi rappresentanti in considerazione di quanto importante sia questa nuova attribuzione, opere michelangiolesche, per di più disperse, non sono così frequenti.

 

 

 

“Contenuti per la cura” Opere di Cecilia Cocco e Daniela Flores in mostra a Palazzo Merulana – Roma – fino al 15 marzo 2026

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Uno stretto legame intercorre tra bellezza e salute fisica in un sottile feeling già da molto tempo consolidato e accertato da entrambe le discipline. “Con linguaggi diversi le due artiste invitano a rallentare e a riconoscere valore anche in ciò che è fragile e imperfetto rivelando la cura come gesto quotidiano e come spazio possibile dell’arte”.

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Questa esposizione nelle parole della curatrice Giovanna Zabotti, vuole “sensibilizzare il pubblico sull’idea che la bellezza possa essere una forma di cura. Un binomio complesso, quello tra bellezza e cura, che apre alcuni interrogativi: possono davvero procedere insieme? In che modo la bellezza agisce come pratica di cura? Più che offrire risposte, la mostra invita a sostare in queste domande, esplorando le tensioni e le possibilità che emergono dal loro incontro”.

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Da comunicato stampa: “Nel lavoro di Cecilia Cocco, la cura si manifesta come un atto estetico radicale, applicato ai corpi, umani e animali, e a frammenti selezionati con estrema precisione. Capelli, schiene, posture, ornamenti, piccoli gesti o accessori diventano il centro della composizione, caricandosi di un’attenzione quasi maniacale. Qui la bellezza non è mai neutra: è un esercizio di controllo, di desiderio, di messa in scena. La pittura dell’artista si muove in equilibrio tra sogno e realtà, costruendo immagini silenziose e sospese, in cui l’intimità convive con una sottile inquietudine. “La cura, in questo caso, non coincide con il conforto, ma con l’atto stesso di guardare, selezionare, rifinire: un prendersi cura che passa attraverso l’estetica, rendendo visibile l’ambiguità del gesto e il confine fragile tra attenzione e ossessione” spiega la curatrice Giovanna Zabotti. Cecilia Cocco sviluppa un linguaggio artistico sospeso tra sogno e realtà, dove l’ambiguità diventa strumento di suggestione. Le sue opere non raccontano, ma evocano: mondi silenziosi abitati da figure enigmatiche e oggetti fuori uso, diventati poetici proprio perché privati della loro funzione. Il passato non è per lei nostalgia, ma una fonte di grazia perduta. Oggetti e situazioni inusuali, isolati dal loro contesto, si trasformano in simboli di una realtà amplificata dove piccoli dettagli confondono l’ordinario e aprono a nuove possibilità percettive. “Non dipingo ciò che comprendo, ma ciò che mi somiglia”, afferma l’artista. Il suo lavoro vive nel contrasto tra visibile e invisibile, tra il quotidiano e il surreale. L’incomprensibile non è un limite, ma una presenza poetica che invita lo spettatore a rallentare e a lasciarsi attraversare da una bellezza sottile, misteriosa e inattesa.

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Nel lavoro di Daniela Flores, la cura si configura come una pratica dello sguardo e come un esercizio di attenzione consapevole. Il suo intervento nasce dall’ascolto dei luoghi e della loro memoria materiale: superfici, frammenti architettonici e dettagli segnati dal tempo vengono osservati come corpi sensibili, portatori di una storia visibile. La fotografia diventa così uno strumento di relazione, capace di rallentare l’atto del vedere e di restituire dignità a ciò che normalmente resta ai margini. Crepe, fratture e segni non sono letti come difetti da correggere, ma come tracce da accogliere. In questo senso, la cura non coincide solo con la riparazione né con l’occultamento, ma con il riconoscimento. Attraverso la fotografia l’artista indaga il tema della cura come attenzione al dettaglio, allenando lo sguardo a cogliere ciò che normalmente sfugge. Guardare il mondo da diverse prospettive, aiuta ad allargare gli orizzonti, a valutare le cose in modo diverso, ad osservare e guardare con occhi attenti, anche quelle parti che spesso sottovalutiamo. Guardare in modo diverso aiuta a trasformare le crepe, da distruzione a possibilità, ricompone i pezzi, lasciandone le giunzioni: esse sono parte della storia, parte del tempo. “La cura è proprio questo, avere la premura attraverso il silenzioso ma potente sostegno del tempo, di tutte quelle cose che basterebbe osservare con prospettiva diversa per rendersi conto di essere potenzialità, di essere nascita, di essere nuovo o semplicemente altro. Proprio come avvenne per Palazzo Merulana, da palazzo d’igiene demolito a museo, da cura del corpo a cura dell’anima. Il mondo è in continuo movimento e lo sguardo segue il viaggio” sottolinea la curatrice Giovanna Zabotti.

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“Contenuti per la cura”, con le due artiste Cecilia Cocco e Daniela Flores, mette in relazione due pratiche artistiche profondamente diverse, ma accomunate da uno sguardo concentrato sul dettaglio e sul tempo dell’osservazione. Due modalità autonome e originali di intendere la cura, che non si sovrappongono ma si interrogano reciprocamente.

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“In questa mostra la cura non si presenta come gesto risolutivo né come risposta univoca, ma come una postura dello sguardo. Tra estetica e attenzione, tra controllo e ascolto, le opere delle due artiste tracciano un loro spazio in cui la cura emerge come atto ambiguo, silenzioso, mai definitivo. È in questo spazio di relazione tra le opere che il linguaggio delle due artiste si fa esperienza: l’esplorazione di due modalità differenti, due ‘ricette’ autonome per indagare il tema della cura” dichiara la curatrice Giovanna Zabotti”.

 

L’arte contemporanea raccontata dall’archeologia – “Apparizioni” 21 sculture di Claudio Palmieri in mostra alle Case Romane del Celio fino al 22 Marzo 20256.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Dialogo impossibile tra arte contemporanea e archeologia? Lo scopo primario di Claudio Palmieri nell’esporre le sue opere in uno spazio cosi’ particolare e’ quello di avvicinare le persone all’arte contemporanea. Il filo conduttore e’ lo spazio che offre vari punti di vista in un linguaggio unico creando forte curiosita’ perche’ la liberta’ nell’arte e’ fondamentale.

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Nel complesso archeologico delle Case Romane del Celio, che si estende sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, l’Antico e il Contemporaneo s’incontrano in un dialogo intenso e inatteso, grazie alla mostra Apparizioni, 21 sculture di Claudio Palmieri che sarà raccoglie ,, come affermato dallo stresso artista: “un’importante selezione delle opere scultoree offrendo un’importante lettura sull’evoluzione della ricerca e il potenziamento delle abilità tecniche ottenuti in quaranta anni di affermata carriera”.

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Da comunicato stampa: “La storia delle Case Romane del Celio e di Claudio Palmieri è antica: la prima visita alle Domus da parte del Maestro accadde in adolescenza. L’energia dell’incontro sembra celebrarsi oggi, dopo oltre 50 anni, con l’inaugurazione della mostra Apparizioni:

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“Quando mi fu proposto di installare le mie sculture verticali nelle Case Romane al Celio, non avevo inizialmente realizzato che quel luogo lo avevo già attraversato, molti anni prima, in un’esplorazione giovanile e avventurosa. Avevo sedici anni, una candela in mano nel buio ignoto e l’incoscienza come guida: fu un viaggio ancestrale attraverso le Cave del tempio di Claudio i loro passaggi stretti e le grandi grotte dal fascino quasi esoterico (…).

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Forse non si è trattato solo di un invito, ma di una chiamata simbolica, un ritorno magico a reinterpretare, attraverso la materia e la forma, quella mia remota esperienza giovanile — un incontro tra memoria, tempo e creazione”. Claudio Palmieri”.

 

Zanabazar in mostra a Roma apre le attivita’ culturali della Galleria Borghese per il 2026

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

La mostra dal titolo “Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al barocco globale” pone il visitatore di fronte ad un’inedita quanto affascinante relazione tra Oriente e Occidente nel segno del “barocco globale”. L’operazione inizia nel secolo di Gian Lorenzo Bernini (1598- 1680), ingegno assoluto del Barocco europeo, mentre negli stessi anni in Asia si afferma la figura di Öndör Gegeen Zanabazar (1635-1723), parimenti prodigiosa.

Dal comunicato stampa: “…..Nato nel cuore della steppa asiatica, all’interno di uno dei più vasti imperi mai edificati dall’umanità, Eshidorji apparteneva alla nobile discendenza di Gengis Khan. Divenuto celebre con il suo nome spirituale, Zanabazar, fu riconosciuto come Öndör Gegeen, “Sua Santità l’Illuminato”: primo Khutuktu Jetsundamba, titolo della massima autorità religiosa della scuola Gelug del buddismo tibetano in Mongolia, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha.

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Capo spirituale di eccezionale carisma, Zanabazar fu anche un brillante linguista e, soprattutto, il più grande scultore mongolo dell’età moderna. A lui e ai suoi discepoli si devono opere profondamente ispirate a viaggi e soggiorni nei monasteri tibetani, venerate come oggetti sacri nei luoghi di culto e nei templi da lui fondati in tutta la Mongolia. Tra queste, le raffigurazioni delle Tara si distinguono per l’altissimo valore estetico: manifestazioni femminili del Buddha, divinità legate alla protezione, alla liberazione e agli stati interiori dell’essere.

Zanabazar seppe diffondere il buddismo in Mongolia su una scala senza precedenti, rendendolo accessibile ai fedeli comuni. Il suo intento era quello di creare sculture capaci di parlare direttamente allo sguardo e all’animo: forme naturali, armoniose, “calde alla vista”, come le definirebbero i mongoli.

Bernini e Zanabazar hanno lasciato un’impronta indelebile nelle rispettive culture, l’uno in Europa, l’altro in Asia. Entrambi hanno inaugurato nuovi linguaggi artistici, elaborando visioni innovative e metodi inediti per reinterpretare temi e soggetti tradizionali, dando vita a modelli destinati a influenzare profondamente le generazioni successive. Due mondi lontani, un’unica forza creativa capace di cambiare la storia dell’arte.

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Le due opere in mostra – una raffinata Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono – provengono dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator e sono presentate al pubblico in un contesto di dialogo e confronto senza precedenti. Per la prima volta opere di questo artista raggiungono l’Europa e l’Italia, per la prima volta nella storia i visitatori di un museo occidentale possono godere di queste presenze e della loro contiguità estetica e formale con il nostro patrimonio artistico, testimoniando un incontro inedito e pieno di potenzialità.

Il progetto nasce idealmente dalla mostra “Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini” (4 aprile-13 luglio 2025), realizzata in collaborazione con le Scuderie del Quirinale e curata da Francesca Cappelletti e Francesco Freddolini. L’esposizione aveva messo in luce il carattere profondamente transculturale della Roma seicentesca, plasmata da scambi commerciali, relazioni diplomatiche e viaggi di artisti e religiosi, rivelando una fitta rete di connessioni che anticipava la globalizzazione contemporanea.

Muovendo da questa intuizione, la Galleria Borghese ha sviluppato un progetto che non ha precedenti e che esplora la complessità delle relazioni tra figure e manufatti apparentemente lontanissimi per contesto storico, geografico e tecnico, ma sorprendentemente affini nello spirito creativo e nella capacità di incidere sul futuro delle arti in questi due remoti quadranti del mondo: anche e soprattutto questo è lo spirito del “barocco globale”.

Per il pubblico si tratta di un’occasione unica: ammirare opere solitamente conservate a decine di migliaia di chilometri di distanza, riunite per la prima volta come espressioni di un medesimo momento storico.”

Nel corso  della conferenza stampa, la Dott.ssa Francesca Cappelletti espone il programma culturale della Galleria Borghese per l’anno 2026. Forte di un grande successo di pubblico che nel 2025 ha registrato 630.759 biglietti venduti e sottolineando l’impegno dell’Istituzione a rendere sempre piu’ accessibili a pubblici ampi e diversificati la sua straordinaria collezione e i suoi spazi unici al mondo, conferma il proprio ruolo nella ricerca storico-artistica nell’innovazione e accessibilita’ culturale.

La Galleria Borghese va in tante direzioni dalle mostre dossier, progetti di ricerca dedicati e dopo la mostra dedicata al maestro mongolo Zanabazar, il programma 2026 proseguirà con una grande mostra realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di AmsterdamMetamorfosi. Ovidio e le arti (dal 23 giugno, al 20 settembre 2026), indagando il mito ovidiano come principio universale di trasformazione attraverso opere dal Rinascimento al Novecento, mettendo in dialogo capolavori di Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens e Poussin fino a Rodin e Brancusi, in stretto rapporto con i celebri gruppi berniniani della collezione Borghese e molto altro. Per saperne di piu’ consultare il sito www.galleriaborghese.beniculturali.it

Roma – Galleria Borghese Piazzale Scipione Borghese, n.5 – Mostra “Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Totale” fino al 22 febbraio 2026 dal martedi alla domenica dalle ore 9,00 alle 19,00. Obbligatoria la prenotazione del biglietto d’ingresso al n. 06.32810 dal lunedi al venerdi dalle 9,30 alle 18,00 – nel sito web www.galleriaborghese.it – I turni d’ingresso sono ogni ora.

Jago in mostra al Terminal 1 dell’aeroporto di Roma Fiumicino con un’installazione dal titolo; “Apparato circolatorio- Sei cuori un solo battito”

Donatello Urbani

“……continuiamo a investire per offrire a chi transita in aeroporto un ambiente accogliente, che celebri la straordinarietà e l’eccellenza dell’arte italiana valorizzando al massimo questa infrastruttura…..”. Le affermazioni dell’Amministratore Delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone trovano ampio riscontro in varie e molteplici iniziative, fra le quali occupano una posizione privilegiata quelle a carattere culturale artistico come l’esposizione di opere d’arte contemporanea. Attualmente l’attenzione si è concentrata su Jago, scultore italiano tra i più affermati sulla scena internazionale.

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All’interno dello scalo, – Terminal 1, – viene presentata l’installazione “Apparato circolatorio – sei cuori un solo battito” opera originaria di Jago del 2017 dall’alto valore simbolico: uguaglianza, empatia, memoria, accoglienza, speranza e coraggio. Da comunicato stampa: “I cuori, in ceramica rossa, sono disposti in cerchio – figura geometrica senza inizio né fine – e accompagnati da una videoproiezione che ne riproduce la pulsazione ritmica e rappresentano un invito per i viaggiatori a ritrovare, anche solo per un istante, il senso profondo dell’essere parte di un’umanità condivisa.

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Apparato Circolatorio sarà visibile a tutti i passeggeri e rappresenta una nuova tappa del percorso intrapreso da Aeroporti di Roma, società del gruppo Mundys, per trasformare lo scalo di Roma Fiumicino in una vera e propria piattaforma culturale – già arricchita negli anni da capolavori come il Salvator Mundi di Bernini e le tre vetrate attribuite a Giotto della Basilica di Santa Croce. Una progettualità che si fonda sulla volontà di integrare stabilmente l’arte contemporanea negli spazi aeroportuali, rendendola accessibile, fruibile e parte integrante dell’esperienza di viaggio”.

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Questa iniziativa ha, come affermato dall’A.D. di ADR,  Marco Troncone, un duplice significato perché coincide nel momento;”….. in cui Roma Fiumicino supera i 50 milioni di passeggeri annui e si conferma nell’élite degli hub a livello globale per qualità e connettività. In questa direzione, l’obiettivo di ADR è ridefinire il ruolo dell’aeroporto come infrastruttura viva, in cui anche il tempo dell’attesa si trasforma in un’occasione di scoperta, bellezza condivisa e valorizzazione del Made in Italy……

“Fausto Pirandello. La magia del quotidiano” – Mostra a Roma, Accademia Nazionale di San Luca, fino al 28 febbraio 2026 con ingresso gratuito

Donatello Urbani

Accademico di San Luca fin dal 1948, questa istituzione lo ricorda oggi nel cinquantesimo dalla scomparsa avvenuta a Roma il 30 novembre 1975, e intervento della Prof. Flavia Matitti, curatrice insieme a Fabio Benzi di questa iniziativa, “offre l’occasione per riportare al centro dell’attenzione pubblica una figura fondamentale della pittura italiana del XX secolo: artista, figlio del grande drammaturgo e Premio Nobel Luigi Pirandello, di radici siciliane e formazione romana e parigina, capace di attraversare con originalità il passaggio dal realismo esistenziale degli esordi all’intenso linguaggio “astratto-concreto” del dopoguerra”

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La mostra riunisce circa trenta dipinti, selezionati tra i maggiori capolavori dell’artista, e un nucleo di opere su carta, con un focus sui pastelli, tecnica prediletta da Pirandello nel secondo dopoguerra, e si sviluppa in due sedi: all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, dal 19 dicembre 2025 al 28 febbraio 2026 e a Villa Aurea, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento dal 20 marzo al 2 giugno 2026.

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Il percorso espositivo romano propone una lettura cronologica e critica dell’intera produzione di Fausto Pirandello, restituendone la complessità e la continua tensione innovativa e, come riportato nel comunicato stampa: “si apre con i lavori degli esordi degli anni Venti, segnati da un crudele e stupefacente realismo, che sembra anticipare, per intensità e taglio visivo, l’impietosa oggettività di Lucian Freud. Seguono le opere del periodo parigino (1928–1930), dove si innestano suggestioni surrealiste e atmosfere enigmatiche e i grandi capolavori degli anni Trenta, con composizioni di forte impianto plastico e drammatico, che collocano Pirandello tra i maggiori interpreti dell’arte europea tra le due guerre (la sua opera ebbe un posto privilegiato in seno alla mostra Realisme al Centre Pompidou nel 1980). L’ultima sala presenta la stagione del dopoguerra, animata da un rinnovamento profondo delle forme e del colore, che ebbe riconoscimenti in Italia e all’estero (in particolare negli Stati Uniti) nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Nella grande sala del primo piano sarà esposta una selezione di opere su carta, insieme a un solo dipinto, un Autoritratto: un nucleo di opere che rivela il laboratorio intimo dell’artista, il suo incessante lavoro sulla forma, la sua visione oggettiva e insieme drammatica della realtà.

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Durante l’orario di apertura della mostra sarà possibile visitare anche la Galleria accademica, che custodisce capolavori, tra gli altri, di Gianlorenzo Bernini, Antonio Canova, Francesco Hayez, Peter Paul Rubens e Raffaello Sanzio.

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Per la prima volta sarà inoltre aperta al pubblico la nuova sala dedicata alla prestigiosa donazione Gian Enzo Sperone che riunisce 33 opere d’arte firmate da alcuni tra i più significativi protagonisti del Sei-Settecento, dei primi del Novecento e della contemporaneità, tra cui Vincenzo Camuccini, il Guercino, Anton Raphael Mengs, Filippo de Pisis e Giulio Paolini”.

Roma –  Accademia Nazionale di San Luca, Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma fino al 28 febbraio 2026 con Orari: dal martedì al venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30) | sabato, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30) |chiuso la domenica e il lunedì. Chiuso 24, 25, 26, 31 dicembre 2025, 1° e 6 gennaio 2026, Ingresso gratuito.Info: www.accademiasanluca.it; tel. 06 6798848-06 6798850 selezionando l’interno della portineria Facebook:@accademianazionaledisanluca|Instagram: @accademiadisanluca|Threads: @accademianazionaledisanluca