About Donatello Urbani

This author has not yet filled in any details.
So far Donatello Urbani has created 328 blog entries.

Scappo a Casa – Film con Aldo Baglio per la regia di Enrico Lando nelle sale dal 21 marzo 2019.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

L’eterno dilemma dell’essere o dell’avere è al centro del film “Scappo a casa” sia pure riproposto in chiave attuale con finalità e aspettative proprie dei nostri giorni.

IMG_20190318_104527

Michele, abile meccanico in un garage frequentato da VIP, magistralmente interpretato da Aldo Baglio, è, come scrive lo stesso Aldo nel presentare il suo personaggio: “un uomo superficiale, vive di apparenza, disprezza tutto ciò che è diverso dal suo mondo. L’unica cosa che lo stimola è il mantenimento dei suoi status symbol: forma fisica, belle auto, belle donne.” Un viaggio a Budapest per conto del titolare del garage che gli mette a disposizione un ultimo modello di super sportiva, lo mette a dura prova facendogli vivere esperienze di vita molto diverse da quella vissuta fino allora che, lentamente, lo porteranno a scoprire un Michele sconosciuto, che sa mettersi in gioco a tal punto da effettuare un radicale cambiamento di vita molto diversa e che gli darà anche maggiori soddisfazioni e stimoli, fino a pochi giorni prima, sconosciuti e bistrattati. Come affermato nel film: “solo gli imbecilli non cambiano mai idea” e Michele, oltretutto, è anche una persona intelligente.

IMG_20190318_122946

“Scappo a Casa”, come presentato in conferenza stampa, “è una storia d’incroci inaspettati e sentimenti fortissimi, raccontata attraverso la grande comicità e la stralunata delicatezza umoristica che caratterizza da sempre la vena esilarante di Aldo”.

Roma – In mostra un’importante selezione di fotografie di Robert Mapplethorpe alla Galleria Nazionale Corsini.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

 

La fotografia è un sogno, cultura, libertà. La mostra dal titolo “Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”, curata da Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, é tutta incentrata su un possibile dialogo tra passato e presente, tra le opere d’arte esposte in via permanente nella Galleria e le fotografie scattate da uno dei più discussi fotografi del secolo scorso. Questo dialogo non è nuovo alla politica espositiva seguita dalla direzione delle due Gallerie Nazionali ed è iniziato con l’esposizione di Parade di Picasso nel 2017 e la rassegna Eco e Narciso nel 2018. Dialogo, come avvenuto in questa rassegna, non necessariamente deve seguire una comune linea artistica, anzi, come voluto per questa occasione, si è cercato deliberatamente d’impostarlo su temi dissonanti e provocatori, che fossero in netto contrasto fra di loro.

20190314_113400

                                                                                   Ken and Lydia and Tyler – 1985

Così scrive nel suo testo Flaminia Gennari Santori: “… fare una mostra su Robert Mapplethorpe è ispirata alla pratica collezionistica dell’artista, avido raccoglitore di fotografie storiche, passione che condivideva con il compagno Sam Wagstaff, la cui collezione fotografica – composta in larghissima parte di ritratti, figure e paesaggi – costituisce un fondo straordinario del dipartimento di fotografia del Getty Museum di Los Angeles. La mostra è un evento unico poiché le foto sono state in varie occasioni accostate alle opere di artisti del passato – Michelangelo, Hendrick Goltzius, Auguste Rodin – attraverso dialoghi sorprendenti e rivelatori, ma questa è la prima volta che vengono esposte nel contesto di una quadreria settecentesca.

20190314_112746_001

20190314_112837

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In alto sulla sinistra: Papa Clemente XII- Lorenzo Corsini                                                Italian Devil (Diavolo) – 1988

La selezione delle opere e la loro collocazione nella Galleria rispondono a diverse intenzioni: mettere in luce aspetti del lavoro di Mapplethorpe che risuonano in modo particolare con la Galleria Corsini, intesa come spazio — fisico e concettuale — del collezionismo, per innescare una relazione inedita tra i visitatori, le opere e gli ambienti della Galleria. Mapplethorpe non è mai stato alla Galleria Corsini, ma senz’altro avrebbe trovato interessanti le sale ancora allestite secondo il gusto del cardinale Neri (1685 – 1770), il creatore della collezione che visse in questo appartamento dal 1738 alla morte….”

20190314_112349

                                                                                                Winter Landscape, 1979

Il percorso espositivo che raccoglie quarantacinque opere, si concentra su alcuni temi che contraddistinguono l’opera di Robert Mapplethorpe (1946-1989), si snoda in tutte le sale del museo, inizia nella cosiddetta Anticamera dove Winter Landscape, un raro paesaggio del 1979, è esposto sotto Paesaggio con Rinaldo e Armida di Gaspard Dughet. Per prosegue poi nella Prima Galleria, nella Galleria del Cardinale, nella Camera del Camino e passando per l’alcova di Cristina di Svezia, prosegue nel Gabinetto Verde, nella Sala Verde, nella Sala Rossa per concludersi In una piccola stanza adiacente dove sono esposte alcune fotografie più esplicite affiancate a immagini di fiori. La mostra “Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”, come affermato dalla curatrice: “è un’occasione straordinaria per guardare le sue fotografie da punti di vista inusuali e riscoprire la collezione del museo in una luce contemporanea”. Accompagna la mostra un piccolo catalogo, preziosa guida per una lettura corretta delle opere.

Roma, Galleria Corsini, via della Lungara 10 – fino al 30 giugno 2019 dal mercoledì al lunedì dalle 8.30 alle 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00; giorno di chiusura il : martedì. Biglietto d’ingresso: Intero 12 € – Ridotto 2 € (per i giovani dai 18 ai 25 anni) . Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Gratuito per i minori di 18 anni ed altre categorie previste dalla legge.

Ferrovie dello Stato Italiane presenta il nuovo Polo Mercitalia

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Le Ferrovie dello Stato Italiano presentano il primo servizio al mondo di alta velocità dedicato alle merci. Il Polo Mercitalia nasce nel 2017 quale Gruppo FS Italiane che operano nel “business” del trasporto delle merci e nella logistica con finalità indirizzate nell’ottimizzazione dei servizi del trasporto delle merci e relativi servizi.

20190308_120305

Ad oggi si compone di sette società che hanno in Mercitalia Logistics, la capogruppo e alla quale si riferiscono Mercitalia Rail, trasporto merci in Italia; TX Logistik, trasporto merci in Germania e in diversi paesi europei; Mercitalia Intermodal, trasporto combinato Strada/Rotaia in Italia; Mercitalia Shunting & Terminal, attività di primo e ultimo miglio ferroviario e uno dei maggiori gestori di “inland” in Italia; Mercitalia Maintenance, specializzata nella manutenzione di carri ferroviari; TERALP (Terminal Alp Transit), società che ha come finalità la realizzazione di infrastrutture terminalistiche all’avanguardia.

20190308_115940

Al momento il fatturato consolidato di questo Polo è di oltre un miliardo di euro l’anno ed occupa più di 5 mila addetti sia in Italia che all’estero e dispone, inoltre, di una delle flotte più importanti di locomotori e carri in Europa. Importante è anche l’investimento previsto che ammonta ad un miliardo di euro per i prossimi cinque anni. In relazione al piano d’investimenti previsti è stata presentata la prima di 40 locomotive E494 di ultima generazione, costruita negli stabilimenti di Vado Ligure (SV) da Bombardier, con una potenza di 6,4 MW ed una velocità massima di Km.140 orari dotata dei più moderni sistemi di sicurezza e confort per il personale.

20190308_111258

Il potenziamento ferroviario del trasporto merci riveste una particolare importanza per le sue caratteristiche di sostenibilità e ridotta emissione di CO 2 nell’atmosfera. E’ questo l’argomento principe in questi giorni dibattuto e supportato da manifestazioni tornate di grande attualità e che confermano, tra l’altro, anche la grande importanza delle scelte aziendali compiute dalle Ferrovie dello Stato Italiane.

L’Eroe – Film di Cristiano Anania in programmazione dal 21 marzo

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Può un semplice reporter, neppure dotato di grandi qualità giornalistiche, impegnato in una piccola redazione di provincia, divenire di punto in bianco un eroe nazionale? Le probabilità sono identiche a quelle della vincita del primo premio nella Lotteria Nazionale con l’acquisto di un solo biglietto. Tuttavia l’impresa riesce a Giorgio, magistralmente interpretato da Salvatore Esposito, ex Genny Savastano in Gomorra, grazie ad un sequestro del giovanissimo rampollo maschio della famiglia più in vista della cittadina. Il sequestro di persona, per qualsiasi scopo perpetrato, è un’azione fra le più ignobili e lo è ancor di più quando vede vittima un ragazzo. Reato che pur scuotendo profondamente l’opinione pubblica nazionale, catapulta, quasi come un gioco perverso, una redazione di provincia, impegnata fino a ieri nella cronaca di piccoli furti in abitazioni, maltrattamenti fra i coniugi, beghe politiche locali quant’altro, fra le grandi media informing nazionali.

20190305_113355

                                        I due interpreti principali: Marta Gastini – Marta – e Salvatore Esposito – Giorgio -.

Tutto questo può anche rappresentare una vera grande occasione per un giornalista che da tempo attende un rilancio per la sua carriera e la sua professione miseramente bistratta dai superiori, proprio come è successo al nostro Eroe. Il film, però, è un “noir” a tutto tondo, con tanto di colpevoli, veri presunti, così come per gli innocenti ingiustamente accusati, colpi di scena e finale a sorpresa che non viene svelata fino all’ultima scena.

 

Roma – Ministero dei Beni e le Attività Culturali – Firma del protocollo per la restituite al Messico 594 tavolette votive trafugate dai luoghi di culto.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Gli ambienti monumentali della “Crociera” del Collegio Romano, sono stati la cornice ideale per esporre i 594 dipinti ex voto, illecitamente sottratti al patrimonio culturale messicano ed esportati illegalmente in Italia.

20190306_112739

Con una cerimonia ufficiale il 6 u.s. è stato firmato il protocollo di restituzione alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturale Alberto Bonisoli e della Segretario della Cultura Dottoressa Alejandra Frausto Guerrero degli Stati Uniti Messicani.

20190306_120023

Nelle raffigurazioni pittoriche la Madonna viene rappresentata in mille modi diversi, perché di lei non possediamo alcun ritratto iconografico sicuro.

20190306_120537                                                                    Nostra Signora di Guadalupe Patrona del Messico

Eppure a un certo momento, questa mancanza venne sentita e la pietà popolare pur di avere l’effige “vera” di Maria immagini ideali: ma non per questo meno care al nostro cuore, care anche se non siano uscite da pennelli celebri, perché non è il valore artistico a determinare la venerazione verso un’immagine mariana, bensì la copia delle grazie che la fede impreta dall’onnipotenza divina e come ci sono quadri famosi, che noi ammiriamo nelle sale di un museo senza che essi ci suggeriscano un solo palpito di devozione, esistono invece a centinaia, nei santuari di tutto il mondo cattolico, immagini senza alcuna pretesa artistica attorno alle quali è un plebiscito di fede e di gratitudine che si rinnova di secolo in secolo.

20190306_120114

Le opere restituite per l’occasione, furono asportate tra il 1960 ed il 1970 da vari luoghi di culto del Messico.Individuate grazie all’archivio della Banca Dati del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza, furono da questi sequestrate nel giugno del 2016, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Erano tutte esposte in due musei, uno lombardo e l’altro piemontese, ove erano giunte a seguito di una donazione da parte di un noto collezionista milanese, nel frattempo deceduto.

20190306_122117

“Grazie all’esperienza dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale”, come ha rilevato il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, “supportati dagli esperti del Ministero per i beni e le attività culturali, è stato possibile, sulla base dell’analisi iconografica e delle iscrizioni presenti, ricondurre i dipinti al Messico. I successivi accertamenti, esperiti sul canale diplomatico, hanno permesso di acquisire, dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Segretariato della Cultura messicana di Città del Messico, la conferma dell’appartenenza degli ex voto al patrimonio culturale del Paese centroamericano.

20190306_121711

La cerimonia odierna, che segue quelle avvenute nel 2014 e nel 2016 in cui sono stati restituiti agli Stati Uniti Messicani molti altri reperti archeologici provenienti da scavi illegali, testimonia la proficua e consolidata collaborazione tra l’Italia e il Messico nella lotta al traffico illecito di beni culturali, ulteriormente qualificata dall’istituzione, nel marzo 2018, della “Unidad de Tutela del Patrimonio Cultural” della Divisione di Gendarmeria della Policía Federal de México. Il reparto, che è nato sul modello dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, anche a seguito della sensibilizzazione prodotta, in ambito internazionale, dall’iniziativa italiana della Task Force “Unite4Heritage”, si occuperà di tutelare il ricchissimo patrimonio culturale di quel Paese”.

Hermès dietro le quinte- Gli spazi del Museo dell’Ara Pacis ospitano un incontro con gli artigiani di Hermès

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Non solo bellezza, raffinatezza, eleganza, caratteristiche che tutti riconoscono ai prodotti con marchio Hermès; dal 9 marzo molti romani potranno affermare che a queste si aggiungano una grande manualità artigianale nella realizzazioni di tutto quanto è presente nel mercato della “fashion” con questo marchio.

20190308_131901(0)20190308_132022

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incontro, è stato affermato nel corso della sua presentazione alla stampa, è un “Festival itinerante dei savoir-faire creato nel 2011”, già presentato in 35 paesi prima di fermarsi a Roma. In questa occasione, gli artigiani di dieci mestieri della “maison” parigina incontrano il pubblico per mostrare e condividere la loro maestria, il loro sapere, la loro esperienza e la loro passione per il lavoro che eseguono.

20190308_132748

In uno spazio di circa 1.000 m2, è stato allestito un percorso di dieci moduli in cui è possibile scoprire il talento delle mani sapienti di altrettanti abili artigiani che trasformano la materia creando borse, selle, carré, cravatte, gioielli, orologi, guanti, foulard e porcellana.

20190308_132857

Dalla nascita di Hermès, avvenuta nel 1837, sei generazioni di artigiani intraprendenti e appassionati  si sono alternati, fino ad oggi, nei ruoli dirigenziale della “maison” e hanno contribuito alla diffusione dei suoi valori: un savoir-faire frutto del culto per i materiali migliori lavorati con eccellenza e amore per gli oggetti belli creati per durare nel tempo nello spirito d’innovazione. Alla fine del 2018, Hermès conta 13.764 dipendenti dei quali più di 4.500 sono artigiani.

20190308_134442

In un contesto come questo non poteva mancare la raffinatezza dell’alta qualità della cucina italiana affidata al servizio catering dell’Enoteca La Torre di Roma.

20190308_141411

Roma – Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta fino al 16 marzo 2019 con ingresso libero ed orario dalle 12.00 alle 20.00

Vincenzo Scolamiero al Museo Bilotti con la mostra “Della declinante ombra”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Sia il titolo di questa rassegna “Della declinante Ombra” che le opere esposte che presentano tutte una predominanza di un colore sugli altri, quasi una monocromia, hanno un chiaro riferimento allo spazio espositivo – location – del Parco di Villa Borghese e alla netta dominanza del colore verde all’esterno del museo.

20190307_120219 20190307_120231

E’ lo stesso artista Vincenzo Scolamiero che confessa un’attrazione inspiegabile verso la monocromia anche quando si è trattato di collaborare alla realizzazione di un libro-opera, in sette esemplari numerati e firmati dagli autori, dove le sue opere pittoriche, realizzate con inchiostri di china e pigmenti, hanno costituito un tutt’uno con le note musicali autografe di Silvia Colasanti, tratte dalla partitura per il Quartetto d’Archi “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio” edito dalla Casa Ricordi nel 2017. La visione delle opere pittoriche, con sovraesposte le note musicali, è accompagnata dall’esecuzione delle stesse da parte di un quartetto di archi.

20190307_120158

Un’emozione in più che esalta lo stretto connubio esistente fra le due arti: musica e pittura, certamente le più nobili oggi disponibili per l’essere umano. Un perfetto sincretismo che offre una visione, con sottofondo musicale, attraverso lo svolgersi di fotogrammi come in un film pittorico il cui tema è un invito a riflettere sulla continuità che lega gli esseri umani in un andamento circolare fatto di connessioni misteriose, sulla fragilità ma anche sulla gioia dell’assoluto.

20190307_114448

Lungo il percorso espositivo, che inizia al piano terra, è possibile prendere visione di tutto il percorso artistico compiuto negli anni da Vincenzo Scolamiero e che trova nelle parole del curatore, Gabriele Simongini, riportate nel bellissimo catalogo edito da De Luca Editore d’Arte, pagine 70 prezzo di copertina €.25,00 una perfetta descrizione: “La pittura di Scolamiero è evocativa, raffinata, sintetica ed è sempre attraversata da un vento malinconicamente inquieto che è prima di tutto soffio e respiro interiore. Una natura poetica suggerita attraverso piccoli antieroici gesti e reperti in un microcosmo fatto di cose minute, ramoscelli, foglie secche, ciuffi d’erba, ciottoli, giunchi, nidi, i cui equivalenti reali il visitatore attento e paziente potrà trovare nella Villa Borghese, prima e dopo aver visitato la mostra.”

20190307_114520

Roma – Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese – Viale Fiorello La Guardia, n.6 – fino al 9 giugno 2019. Ingresso GRATUITO ed orario dal martedi al venerdi 10.00/16,00 – sabato e domenica 10,00/19,00, consentito fino a mezz’ora prima degli orari di chiusura. Info tel 060608 siti weg www.museocarlobilotti.itwww.museiincomune.it

Il gruppo scultoreo di Eurisace ed Atistia, dopo il restauro, fa il suo ingresso nell’esposizione archeologica permanente della Centrale Montemartini a Roma.

Testo e foto di Donatello Urbani

Arrivando alla stazione ferroviaria Termini, il primo monumento di grande effetto scenico che riusciamo ad intravedere dal finestrino di sinistra, grazie alla velocità ridotta del treno prima di arrestarsi, è la spettacolare Porta Maggiore con a fianco, quasi a ridosso, i resti del monumento funerario di Marco Virgilio Eurisace, panettiere ed appaltatore dello stato, e della moglie Atistia.

20190228_112402 Prime documentazioni illustrate e  fotogradiche. L’ultima immagine sulla destra in basso é opera dell’archeologo Luigi Canina 

Sconosciuti entrambi dalle fonti storiche, sono balzati alla notorietà grazie al monumento che ha accolto le loro spoglie mortali e che fecero edificare negli anni 40/30 a.C. in un’area posta fuori della cinta muraria serviana che allora, primi anni del principato di Ottaviano Augusto, separava l’area urbana, con abitazioni civili, da quella periferica adibita ad altri scopi ,principalmente agricolo. Il sepolcro, come affermato in conferenza stampa, fu risparmiato dalla realizzazione delle arcate monumentali dell’acquedotto Claudio, nella metà del sec. I d.C., ma fu coinvolto nella costruzione delle Mura Aureliane nel III secolo d.C. e definitivamente inglobato, due secoli più tardi, nel bastione costruito dall’imperatore Onorio per potenziare la cinta muraria presso la Porta Labicana/Prenestina, oggi Porta Maggiore. Molti secoli dopo, nel 1838, le strutture attribuibili al rifacimento di Onorio, furono demolite per volontà di Papa Gregorio XVI e, nel corso dei lavori, venne portato completamente alla luce il sepolcro di Eurisace che, in quella occasione, fu disegnato dall’archeologo Luigi Canina al quale si deve anche una delle più complete documentazioni.

20190228_112441

La decorazione scultorea posta nella parte alta del monumento, attico, fa precisi riferimenti alla professione di fornaio del committente attraverso illustrazioni che indicano le diverse fasi della panificazione, mentre l’iscrizione su lastra marmorea, ripetuta sui tre lati superstiti, posta nella fascia divisoria fra i due corpi, superiore ed inferiore, indica il proprietario del monumento insieme a parole di lode per la moglie, Atistia, sepolta all’interno in un “panario”, urna a forma di cesta simile a quelle utilizzate per contenere il pane. Il gruppo scultoreo, debitamente restaurato e che oggi possiamo ammirare nella Sala delle Colonne del museo archeologico romano della Centrale Montemartini, si trovava originariamente sulla facciata orientale del sepolcro e ci mostra i due coniugi in posizione frontale con la testa rivolta l’uno verso l’altra, come per evidenziare il legame che li univa.

20190228_112730

Purtroppo la testa della donna fu rubata nel 1934 e in occasione del restauro è stato posto, in sua vece, un volto in gesso grazie alle foto scattate prima del furto quando il rilievo era esposto all’aperto lungo le mura presso Porta Maggiore nel luogo dove, nel 1856, sarebbe sorta la stazione ferroviaria della tratta Roma/Frascati costruita da Papa Pio IX. Noi oggigiorno definiremmo Marco Virgilio Eurisace un “self made man”, un uomo di origine greca che partendo dalla condizione di liberto, schiavo affrancato, era riuscito a costruire una grande fortuna economica e grazie al suo monumento funerario, a distanza di due millenni, ha trovato posto e notorietà insieme alle grandi figure di romani ospitate nella collezione permanente di questo prestigioso museo archeologico.

ROMAMOR – Anne e Patrick Poirier in mostra a Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – con i ricordi dei loro soggiorni romani.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Un primato che Roma può vantare, a pieno merito, è quello di essere stata complice in tanti innamoramenti. Il fascino di tanti monumenti, presenti in città, che hanno sfidato i millenni, possono essere assunti a sinonimi di amore eterno insieme alle molte prestigiose rovine archeologiche che invitano gli amanti a riflettere sulla caducità del tempo.

20190227_122037

Fotomontaggio con i volti sovrapposti di Anne e Patrich Poirier. L’opera é esposta nell’Atelier Balthus.

Considerazioni queste che forse hanno spinto anche Patrick Poirier, prima d’incontrare Anne, entrambi pensionnaires di Villa Medici, a chiedere aiuto alla città eterna. La rassegna ROMAMOR, allestita nei prestigiosi spazi di Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – nasce dopo cinqant’anni ,dal loro primo incontro e nello scegliere il titolo all’esposizione delle loro opere, testimoni di una lunga vita in comune, anche artistica, giocano sulla doppia valenza del nome Roma che, se letto al contrario, è Amor. Infatti di fronte a queste opere ci troviamo immersi all’interno di uno status storico artistico emozionale che fa parte contemporaneamente della loro vita personale ed artistica. Anna e Patrick Poirier, come affermato in conferenza stampa, “Appartengono a quella generazione di artisti che, viaggiando e aprendosi al mondo fin dagli anni sessanta, sviluppa una fascinazione per le città e le civiltà antiche e, in particolare, per i processi della loro scomparsa. In linea con questa sensibilità: Città misteriose, ricostruzioni archeologiche immaginarie, fascino delle rovine, indagine di giardini, unione di opere storiche e ricostruzioni in situ, sono gli elementi che danno vita alla mostra ROMAMOR a Villa Medici”. Il percorso espositivo parte dagli spazi della cisterna dove è allestita un’installazione dal titolo “Palissade/Scavi in corso” dalla quale, attraverso dei fori, è possibile traguardare scene di vita romana quali appunto cantieri di scavo. Salita una piccola rampa di scale incontriamo un’altra installazione “Finis Terrae”, realizzata, come la precedente, nel corrente anno.

20190227_125055

Nella prima sala ci attende una scultura luminosa, “Le monde à l’envers” (2019), costituita da un lampadario di Murano rovesciato, da un globo terrestre e costellazioni celesti sovrastate da un aereo dal quale piovono lame di coltello e oggetti contundenti su un tappeto che riproduce la rovine di Palmira, città siriana martirizzata dall’ISIS.

20190227_125536

Il tema distruzioni si ripete anche nella seconda sala che riporta in un unico plastico la Domus Aurea insieme ai resti della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, entrambi adagiati su un letto di carbone in ricordo dell’incendio subito da quest’ultima per mano del Saladino. Aria diversa nella successiva sala con “Ouranopolis” – 1995 – , ovvero la città celeste: una stazione spaziale che consente d’intravedere, attraverso minuscoli fori, uno spazio interno di ben 40 sale.

20190227_125225

Spazio onirico è possibile definire quello allestito lungo la grande scalinata delle antiche scuderie di Villa Medici dove un’installazione luminosa, “Le songe de Jacob” – 2019 –, offre preciso riferimento al sogno di Giacobbe, descritto nella Bibbia, dove la presenza dell’angelo è testimoniata a terra dalle sue piume bianche. Uno spazio intimo e personale è quello che Anne e Patrick si sono riservati al termine della scalinata.

20190227_125433

Due figure, autoritratto tridimensionale della coppia, calpestano la ghiaia dei giardino di Villa Medici, dove è iniziato il loro comune percorso, camminano verso uno specchio, che simboleggia il futuro, sovrastato da insegne luminose al neon che parlano di utopia, intuition, creation, memory, passions, love, veritas e immagination, ecc. Il percorso prosegue, prima di giungere nel giardino, presentando opere che espongono temi vari con una netta prevalenza di plastici che riproducono monumenti archeologici con specifici riferimenti a quelli presenti nella città di Roma.

20190227_122627

Nel giardino sono presenti due significative opere: la prima, disegnata con marmi di Carrara, ha la forma di un cervello – “Le Labirinthe du Cerveau” (2019), con i suoi due emisferi, preciso riferimento all’unità e diversità della simbiosi umana, mentre la seconda, “Le regarde des Statues” (2019), che occupa per intero la grande fontana dell’obelisco, ci offre enormi e anonimi occhi di gesso deformati dall’acqua in cui sono immersi.

20190227_122150

Nell’atelier di Balthus, ultima tappa del percorso espositivo, sono sistemate opere dai precisi riferimenti alla presenza dei due artisti a Roma. Inquadrati in piccole teche, sono esposte foglie delle piante, fiori e fotografie delle erme presenti nel giardino di Villa Medici. Il tema delle erme, riprodotte in gesso e carta, è presente anche in altrettante teche sistemate nella parete di fronte e sistemate, per l’occasione, in teche di vetro.

20190227_121940

E’ disponibile un catalogo edito da Electa in tre lingue – italiano, francese e inglese –, €.22,00, concepito dagli artisti come un album di ricordi e progetti, in cui sono raccolte immagini e documenti, accompagnate dalle opere esposte in mostra. La pubblicazione include anche una conversazione della curatrice, Chiara Parisi con Anne e Patrick Poirier e un poster a corredo del volume.

Roma – Accademia di Francia – Villa Medici – Viale Trinità dei Monti – Info tel. O6.67611 – sito web www.villamedici.it

 

Walkart – L’arte del cammino e della riscoperta delle antiche vie di pellegrinaggio tra Carinzia e Friuli Venezia Giulia

Testo e foto di Donatello Urbani

L’arte di Camminare. E’ del tutto simile alle arti in genere, alla stregua di quelle del dipingere, dello scolpire o saper lavorare materiali quali l’oro l’argento e molti altri anche di minor pregio.

20190306_091730

In questo spirito e con identiche finalità è stato presentato a Roma a cura dell’Ufficio Turistico della Regione Friuli Venezia Giulia il progetto Interreg Italia – Austria WalkArt – L’arte del cammino , che coinvolge questa Regione e quella della Carinzia nella strutturazione, valorizzazione e promozione di una nuova offerta transfrontaliera, per un turismo sostenibile, slow alternativo a quello di massa.

20190226_114615

“Il progetto” è stato affermato in conferenza stampa, “si pone l’obiettivo di attirare i turisti amanti dei viaggi a piedi con lo zaino in spalla e offrire loro la possibilità di immergersi nella eclettica biodiversità del Friuli Venezia Giulia e nella natura sfaccettata della vicina Carinzia attraverso la scoperta di otto itinerari tracciati lungo le antiche vie di pellegrinaggio. Quattro sono i percorsi che si snodano sul territorio italiano del Friuli Venezia Giulia: il Cammino Celeste da Aquileia a Maria Saal, il Cammino delle Pievi in Carnia , la Via del Tagliamento (da Coccau a Latisana, per qui congiungersi con Romea Aquileiense) e la Via Flavia (da Trieste ad Aquileia, per qui congiungersi con Romea Aquileiense) . Tre sono i tracciati che percorrono la regione Carinziana: il Marienpilgerweg , l’ Hemmapilgerweg e lo Jakobsweg , mentre un ultimo sentiero è quello che coinvolge entrambi i territori ed è la nuova tratta transfrontaliera sviluppata nell’ambito del progetto”.

20190226_115115

Questa presentazione ha trovato riscontro nelle parole della responsabile marketing, Valentina Colleselli, che ha affermato come: “Scoprire un territorio vivendo e assaporando con lentezza il suo prezioso patrimonio ambientale, culturale, storico e umano è l’emblema del turismo slow, uno degli asset strategici del piano di sviluppo dell’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia che vede nel posizionamento della destinazione, nella destagionalizzazione e nella delocalizzazione i principali obiettivi. La regione, grazie alla conformazione del territorio, non intaccato da grandi centri urbani e di grande valore naturalistico, e a un patrimonio di tradizioni preservato negli anni, si adatta infatti perfettamente alla sempre più crescente richiesta di un turismo lento, esperienziale o, anche, spirituale. Il ricco insieme di attività messe in atto dal Friuli Venezia Giulia e dalla Carinzia per lo sviluppo del progetto coinvolge molteplici settori: la strutturazione dei percorsi attraverso la riqualificazione e la tabellazione, l’allestimento dell’arredo per l’ accoglienza dei pellegrini nell’Hospitale di San Tomaso di Majano e St. Oswald, l’organizzazione di eventi come il recente Festival transfrontaliero dei Cammini e l’apertura di luoghi d’interesse turistico e religioso come le antiche Pievi in Carnia”.

20190226_115042

Certamente la motivazione religiosa è un valore aggiunto di grande importanza che si aggiunge a tutti gli altri grazie alla sua vicinanza con quello culturale. Valori questi presenti nei secoli e giunti a noi nella loro interessa. Tante testimonianze passate che spinsero schiere di pellegrini ad intraprendere un cammino che da sempre ha avuto come meta finale un’affermazione spirituale che veniva ad aggiungersi a quella culturale entrambe attraverso una sperimentazione vissuta di persona anche in situazione di rischio fino alla perdita della vita.

20190226_115052

Oggigiorno il nostro cammino è tutto all’impronta della sicurezza e della tranquillità grazie ad opportuni accorgimenti come la possibilità di una programmazione anticipata delle tappe e delle aree di sosta riportate nel sito web che consente anche la possibilità di servirsi di specifici operatori turistici e di addetti all’accoglienza. In ogni situazione è comunque valida la massima: “Su tutte le strade del mondo c’è un uomo che inventa una storia di gioia, di pianto o d’amore. Sono io, sei tu, siamo noi”.

 

Per saperne di più e prenotare la partecipazione ad eventi e fiere, visitare il sito www.turismofvg.it