Lanfranco V/s Lanfranco – Due opere a confronto nella Galleria Spada

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Giovanni Lanfranco occupa una posizione di rilievo fra i grandi artisti del Seicento, un secolo che ha visto attivi un gruppo di grandi interpreti quali Pietro da Cortona, Gianlorenzo Bernini e tutti i post caravaggeschi tanto da meritare il nuovo padiglione della Galleria degli Uffizi a Firenze, inaugurato alcuni giorni fa.

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Ben vengano, pertanto, studi, ricerche  e riflessioni come quella organizzata dalla Galleria Spada sul confronto diretto tra il dipinto esposto nella propria Galleria raffigurante il “Giovane col berretto piumato” e il quadro che presenta il “Ritorno del Figliol Prodigo”, un’opera già in collezione Giustiniani, recentemente riemersa dall’oblio  e presentata per la prima volta al pubblico. Significativo in proposito quanto affermato dalla Direttrice del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli nella prolusione inaugurativa, sotto l’austero sguardo di Gneo Pompeo Magno, “….il dipinto del Giovane con il berretto piumato conservato sin dal Seicento nella collezione Spada, è stato posto a confronto con la tela del Ritorno del Figliol Prodigo, opera di proprietà privata e riferita a Lanfranco già dagli anni Settanta del Novecento dal massimo conoscitore del pittore, lo storico dell’arte tedesco Erich Schleier che, partendo proprio dal ruolo assunto dall’opera conservata nella Galleria Spada,  ha potuto certificare il riconoscimento dell’altra messa a confronto in questa giornata di studio”. L’interessante intervento di Erich Schleier si è incentrato sull’illustrazione dei  due dipinti entro il percorso stilistico del cosiddetto momento “protobarocco” di Lanfranco, mentre Silvia Danesi Squarzina, la più autorevole specialista dell’antica collezione dei marchesi Giustiniani, ha ricostruito la storia del Figliol Prodigo all’interno di quella famosissima raccolta romana di primo Seicento. In entrambi gli interventi è emersa una nuova luce sul destino dei dipinti ex Giustiniani all’interno di altre prestigiose collezioni, come ad esempio, proprio nella stessa Galleria Spada nella splendida Sacra Famiglia con San Giovannino di Valentin de Boulogne, opera ugualmente proveniente “ab antiquo” dai Giustiniani e che si ammira oggi nella Sala dove i due dipinti di Lanfranco sono stati in mostra fino a pochi giorni fa.

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Questa giornata di studio che ha interessato da vicino gli addetti ai lavori per i quali è ampiamente giustificata anche la breve esposizione dei due dipinti, avvalendosi anche della pubblicazione degli atti, ha riproposto in primo piano una realtà museale troppo spesso trascurata dai turisti presenti nella nostra città. Infatti ha evidenziato con forza l’importanza della conoscenza sia del museo  con le sue collezioni  presenti a Palazzo Spada, sia per ammirare la sede espositiva dove è presente l’imponente Salone di Pompeo – per l’occasione della giornata di studio concesso dal Consiglio di Stato – che dovrebbe, invece, di diritto essere incluso nel circuito delle visite sia pure nei limiti degli impegni istituzionali demandati a questo importante organo dello Stato.

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In questa affascinante sala sono visibili le decorazioni illusionistiche realizzate nel 1635 da Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna insieme alla visione di uno dei principali interventi decorativi della fase seicentesca del Palazzo, intervento dovuto alla committenza del cardinal Bernardino Spada, per il quale fu, tra l’altro, realizzata la celeberrima Colonnata prospettica di Francesco Borromini, conosciutissima in tutto il mondo per il suo illusionistico gioco prospettico.

 

Galleria Spada – Piazza Capodiferro, 13 Roma. Visitabile negli orari di apertura del museo tutti i giorni, martedì escluso, 8.30 – 19.30. La biglietteria chiude alle ore 19,00. Info. tel.06.6832409 – sito web: www.galleriaspada.beniculturali.it

Divine Creature – Il più importante e prestigioso museo al mondo apre le sue porte ai disabili con una mostra.

Testo e foto di Donatello Urbani

Ancor oggi per molte persone i disabili occupano l’ultimo gradino nella nostra società; di rimando i Musei Vaticani, da oggi e fino al  3 marzo, riserva loro un prestigioso spazio all’interno della sua reception dove è possibile visitare gratuitamente una mostra fotografica che presenta dieci fra i maggiori capolavori dell’arte pittorica di tutti i tempi dove i protagonisti hanno assunto i volti di disabili e di loro familiari. In questa operazione, affrontata dal fotografo Leonardo Baldini su un’idea di Adamo Antonacci – Stranemani International – con tutti i crismi richiesti dalla realizzazione di un’opera d’arte, sono state coinvolte oltre 45 persone affiancate da circa 20 tecnici tra truccatori, costumisti scenografi, direttori delle luci e della fotografia.

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Back-stage per “Angiolino Musicante” – Rosso Fiorentino 1521                                                                     Pietro Lastrucci – Angelo

La mostra dopo una prima esposizione al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, approda ora ai Musei Vaticani e si propone con “dieci lavori fotografici che ricreano altrettanti capolavori di arte sacra. Le opere rivisitate spaziano dal Rinascimento all’inizio del Novecento e creano un percorso iconografico intorno alle principali tappe della vita di Gesù, dall’Annunciazione fino alla Resurrezione.

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Back-stage “Annunciata di Palermo” -Antonello da Messina 1470                            Sara Cianca- Madonna- Foto Courtesy Musei Vaticani

Gli “attori” coinvolti per dare volto, corpo ed espressione ai personaggi del racconto sacro, sono uomini, donne, ragazzi e bambini portatori di disabilità, insieme ai loro familiari”, come scrivono i curatori. I capolavori dai quali è nata la rassegna in una sorta di ‘passeggiata mistica’ sono: l’Annunciata di Palermo  -Antonello da Messina (1476), l’Annunciazione – Caravaggio (1609), l’Adorazione del bambino –  Gherardo delle Notti (1620), l’Angiolino musicante - Rosso Fiorentino (1521), Il bacio di Giuda -  Giuseppe Montanari (1918), l’Ecce Homo - Lodovico Cardi detto il Cigoli (1607), Cristo e il Cireneo - Tiziano (1560 circa), il Lamento sul Cristo morto - Mantegna (1475-80), il Trasporto di Cristo al sepolcro - Antonio Ciseri (1870) e la Cena in Emmaus - Caravaggio (1606).

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Paolo Pagni – Giuda; Gabriele Cappelli – Gesù                           Giuseppe Montanari “Bacio di Giuda”- 1918- opera esposta in originale

Il percorso espositivo oltre le grandi opere d’ate ispiratrici ed i dieci originali fotografici, espone alcuni oggetti e suppellettili di scena che hanno avuto un ruolo di primo piano nonchè foto del backstage allo scopo di mostrare la qualità e la complessità del lavoro dei ragazzi e dei tanti specialisti coinvolti nella realizzazione dei set e del processo di postproduzione.

La mostra è accompagnata dal catalogo italiano/inglese (Edizioni Mandragora, Firenze), con testi di Adamo Antonacci, Leonardo Baldini, Micol, curatrice, Forti, Barbara Jatta, direttrice Musei Vaticani, Andrea Mannucci, Antonio Natali, Mons. Timothy Verdon, direttore Museo Opera del Duomo di Firenze, ricco d’immagini a colori pag. 82 costo €.15

Roma – Musei Vaticani – Viale Vaticano fino al 3 marzo 2018 con ingresso gratuito il visitatore, tuttavia, è tenuto al rispetto della fila d’accesso ai Musei e al consueto controllo di sicurezza.

“CLEMENTE XI collezionista e mecenate illuminato” in mostra nel Complesso Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni

Testo e foto di Donatello Urbani

Clemente XI, Giovanni Francesco Albani di Urbino, città che gli dette i natali il 22 o il 23 luglio 1649 da Carlo e da Elena Mosca, nobildonna di Pesaro, fu un importante protagonista della vita culturale e religiosa europea del primo ventennio del ‘700. Insieme al Cardinale Decio Azzolino, alla Regina Cristina di Svezia e ai due Ghezzi, Giuseppe e Pierleone, fu, inoltre, l’animatore della vita culturale della Roma di quel tempo caratterizzando anche il momento di maggior gloria del Pio Sodalizio dei Piceni, allora Arciconfraternita della Santa Casa di Loreto. La mostra, allestita nel Complesso Museale Monumentale di San Salvatore in Lauro, sede storica di questo Pio Sodalizio, oltre ad aprire uno spiraglio sulla figura di questo Papa vuole tenere sempre viva l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma e le tragiche conseguenze subite dal patrimonio dei beni culturali regionali a seguito del terremoto che ha colpito la Regione Marche nel 2016.

IMG_20171206_133030            Carlo Maratta (attribuzione): “Il Cardinale Giovanni Francesco Albani” – 1692. Olio su tela. Collezione privata in Urbino.

Nel 1677 entrò ufficialmente nella prelatura: Innocenzo XI – Papa Pamphjli-, lo nominò referendario delle due Segnature e consultore della Congregazione concistoriale, ed ebbe il governatorato di Rieti, della Sabina e Orvieto. Nel 1683 tornò a Roma per essere nominato vicario e giudice di S. Pietro con il privilegio di mantenere il canonicato di S. Lorenzo. Il 27 settembre 1700 muore Innocenzo XII e il 9 ottobre 1700 inizia il conclave nella più assoluta incertezza: la rigidità dei cardinali delle potenze francesi e spagnole e la volontà degli zelanti di eleggere un papa “di petto e testa forte” faceva prevedere un lungo conclave. Il Cardinale Albani entrò in conclave non completamente ignaro della consistenza di una sua candidatura. Gli storici ed i critici di oggi offrono un bilancio complessivo del pontificato di Clemente XI non certo positivo. Di lui scrivono: “Eletto tra grandi speranze, egli fu un esecutore diligente ma di scarsa inventiva del suo zelante programma.  In politica religiosa subì l’iniziativa del potere civile e ruppe con un passato di prudenza per affrontare la battaglia contro il giansenismo con un’inflazione di risposte tipicamente curiali prive di un solido retroterra teologico e storico.

IMG_20171206_133121                                      Cristoforo Roncalli: “Ritratto di Clemente XI” – XVIII secolo. Olio su tela. Urbino, collezione privata

Fu interprete emblematico di una impreparazione generalizzata degli ambienti curiali di fronte ai movimenti profondi della società, degli Stati e della stessa realtà ecclesiale: egli rimase imprigionato, nel bene e nel male, in una cultura devota, controriformistica, obnubilata da una visione di un cattolicesimo trionfante e da un’inevitabile tentazione oracolare del magistero papale, fondati sulla rigida centralizzazione e sull’identificazione ormai storicamente agonizzante tra Ecclesia Romana ed Ecclesia Universalis”. Da tenere presente che ci troviamo storicamente di fronte ai primi passi compiuti dal secolo dei lumi verso illuminismo e non tutti i politici ed intellettuali del tempo compresero i profondi cambiamenti che erano in corso nella società.

Alquanto diverso il giudizio degli storici e critici d’arte; non per niente tiene a precisare il curatore Claudio Maggini nel corso della conferenza stampa: “Il cardinale Giovanni Francesco Albani, urbinate, di famiglia facoltosa e riguardevole, salito al soglio Pontificio il 23 novembre del 1700 con il nome di Clemente XI, prima e durante il suo pontificato, rivela un considerevole gusto estetico e collezionistico. Partendo proprio dal cospicuo fondo Albani, la mostra racconta, in quattro sezioni per un totale di 40 opere fra dipinti, sculture e gioielli, il percorso collezionistico dell’illuminato Pontefice. Considerevoli sono le opere e i nomi degli artisti che fecero parte dell’entourage di Clemente XI, che vanno da Carlo Maratta a Procaccini, a Francesco Mancini.” La vita artistica in quegli anni è condizionata in pieno dal barocco,  anche se alcuni artisti vicini a Clemente XI furono sensibili verso il gusto estetico del periodo che volgeva verso il vedutismo pur non aderendovi in pieno.

IMG_20171206_133635                                          Alessandro De Marchis: “Paesaggio con figure” – XVIII secolo. Olio su tela. Urbino, collezione privata.

Questa mostra è un’importante occasione di studio e un osservatorio privilegiato sull’arte del ‘700 proveniente dall’urbinate, da sempre crocevia di grandi artisti e fucina delle arti. Il curatore Claudio Maggini scrive in proposito: ”Il fondo Albani, a lungo dimenticato, se non del tutto negletto o inesplorato dagli studiosi, è il fondo documentario della famiglia Albani risalente al 1818. Tale fondo ha il pregio di registrare e catalogare tutti i beni presenti nelle case della città di Urbino e di quelle poste nell’immediato circondario. Di questo patrimonio censito dal Notaio Parenti- inventario degli eredi del Principe C. Albani del 1818-, composto da 201 pagine dalla descrizione e cura del particolare degna d’essere accostabile a una vera guida del palazzo storico urbinate, e  mai riportato in precedenza in nessun testo, ne scaturisce una ricca elencazione di dipinti dove risulta la presenza di antichi pittori, verosimilmente raccolte dal nonno e dal padre di Clemente XI, oltre ad una lunga lista di oli su tela realizzati da autori attivi nella seconda metà del Seicento, non ancora di primo piano o emergenti, le cui commissioni possono essere riconducibili al porporato Albani, e poste in essere prima dell’elezione petrina, avvenuta nel 1700. Infatti, ai dipinti di Raffaello, Barocci e suoi allievi, di Giovanni Lanfranco, Guido Cagnacci, Guido Reni e di Simone Cantarini, solo per citarne alcuni, vi sono affiancate numerose tele realizzate da pittori protagonisti della prima ora della politica artistica di Clemente XI. Da Carlo Maratta e artisti a lui vicini, da Giuseppe Ghezzi al figlio di lui Pier Leone, fino a giungere a quegli autori come il paesaggista Alessio De Marchis e il vedutista Gaspar Van Wittel, che fanno parte della sua più avanzata politica artistica a Roma quanto a Urbino, sua città natale. A questo secondo contesto e relativo alle sole opere certe per documenti presenti nella residenza urbinate, è dedicato  questo evento espositivo romano”.

IMG_20171206_133441Giovanni Anastasi: “San Gregorio chiamato al soglio pontificio con il ritratto di Annibale Albani” – 1703. Olio su tela. Urbino, Museo Diocesano Albani.

La città di Roma deve a lui l’aver gettato le basi per un’apertura a tutti i cittadini dei Musei Capitolini e la costituzione dell’Istituto S. Michele per il recupero e l’inserimento nella società produttiva di giovani che diversamente avrebbero dovuto scontare una pena detentiva in carcere.

Inoltre il suo fu un mecenatismo costituito da innovazioni tanto negli scavi archeologici che nei restauri di chiese e monumenti, di cui furono principali protagonisti i Fontana e Carlo Maratta: famosi restano i restauri delle stanze di Raffaello, del Pantheon, della basilica di S. Clemente e la scoperta e l’erezione della colonna Antonina. Infine, nel campo delle lettere intervenne nel 1711 a favore del poeta maceratese Giovanni Mario Crescimbeni per mantenere fortemente gerarchizzata e curiale la struttura dell’Accademia dell’Arcadia. Cagionevole di salute già da molti anni, Clemente XI morì a Roma il 19 marzo 1721.

Mostra: “CLEMENTE XI collezionista e mecenate illuminato” –  Roma: Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni  Piazza di San Salvatore in Lauro, 15  fino al 25 febbraio 2018 con ingresso gratuito e orari di apertura: lunedì/sabato: 9:00/13:00 e 16:00/19:00 – domenica 9:00 / 12:00 – chiuso nei giorni festivi. Informazioni Artifex International Srls, tel: +39 06 68193064, info@artifexarte.it

La XXV^ Edizione di “Umbria Jazz Winter #25” si conclude ad Orvieto con un’importante iniziativa di carattere turistico/culturale la grande rassegna Umbria Jazz 2017.

Donatello Urbani

Gli amanti della musica jazz e del turismo culturale possono trovare ad Orvieto, dal 28 dicembre 2017 e fino al 1 gennaio 2018,  un interessante fine settimana che, per una combinazione temporale del calendario, consente un abbinamento con le feste di fine/inizio anno. Tanto i concerti in cartellone che i percorsi turistici/culturali, sia in città quanto nel territorio limitrofo, offrono una scelta di primissima qualità a partire dai classici mercatini natalizi predisposti nei luoghi caratteristici della città fino alle visite guidate ai musei e ai monumenti più significativi. Il festival per l’occasione conferma la sua formula, che è  uno dei punti forti del successo presentando ininterrottamente musica per cinque giorni, dalla tarda mattinata fino a notte fonda nel centro storico di Orvieto. Le location sono le stesse che raccontano la storia e il patrimonio artistico della città, dal teatro Mancinelli al Duomo, dal Palazzo del Capitano del Popolo a Palazzo dei Sette, dal Museo Emilio Greco all’ex convento di San Francesco. E tutto il centro della città è coinvolto dalla musica itinerante e festosa della marching band.

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Complessivamente Umbria Jazz Winter #25 mette in scena 100 eventi con 25 band e circa 150 musicisti. Non di sola musica vive il festival, perché Orvieto è terra di cucina e vini di qualità e Umbria Jazz trova qui una felice coesistenza con l’enogastronomia del territorio nei jazz lunch e jazz dinner in due locali del centro e, tutto il giorno, nel Palazzo dei Sette. Qui per pranzo e per cena si potrà gustare una “Spaghetti Swing” con spaghetti, come si dice, cotti e mangiati (ma anche, vino e formaggi). Umbria Jazz Winter insomma non tradisce, soprattutto nella edizione del venticinquesimo anniversario, la vocazione di evento culturale e turistico nello stesso tempo, per tutti e aperto a tutti. La musica per intenditori convive con l’intrattenimento, con il filo rosso della qualità per comune denominatore. Come da tradizione, due appuntamenti rappresentano altrettanti tratti fortemente caratterizzanti della manifestazione e della sua identità: i cenoni per attendere con la musica live l’arrivo del nuovo anno e i concerti a cavallo e dopo la mezzanotte fino alle prime ore del 2018; il concerto gospel nel Duomo nel pomeriggio di Capodanno dopo la celebrazione della Messa della Pace. Allo stesso modo, è ormai imprescindibile la marching band che sfila per le vie del centro, sinonimo di festa e di partecipazione. Umbria Jazz Winter #25 si propone di consolidare il ruolo di protagonista di primo piano della scena jazz nazionale. Il festival invernale con il suo quarto di secolo di vita è un pezzo imprescindibile della storia della rassegna Umbria Jazz.

Maggiori informazioni sui concerti in calendario  su sito web www.umbriajazz.com e, attivo dal 28 dicembre 2017, per telefono al 0763.344644

Arezzo ospita per la sedicesima volta, dal 17 al 19 novembre, il più importante evento dedicato al mondo dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale .

Donatello Urbani

La vita della campagna ha avuto, da sempre, una forte attrattiva, principalmente fra i ceti borghesi e meno abbienti della società italiana. La città di Arezzo può vantare di essere al centro di quella parte d’Italia che ancora ha conservato un paesaggio per molti versi rimasto quasi intatto dove il ruolo della campagna è stato posto al centro di tutti i maggiori aspetti della vita, da quello sociale a quello economico. Questa prerogativa non poteva essere trascurata dalle varie istituzioni cittadine, prima fra tutte da Arezzo Fiere, istituendo, con la collaborazione tecnico-scientifica di Agro Camera – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, un Salone Nazionale dell’Agriturismo e dell’Agricoltura Multifunzionale.

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                    Logos ufficiale –  girasole con edificio agricolo – adottato dalle aziende agricole che svolgono attività di agriturismo.Gi

La moderna sede espositiva di Arezzo Fiere e Congressi, destinata ad accogliere questo evento, occupa dal 17 al 19 novembre 2017, un’estensione di ben mq. 18.000. Al suo interno oltre allo svolgimento del più importante evento, che è anche il primo nato in Italia, verranno dibattuti in appositi seminari temi di grande attualità interamente dedicati alle novità intervenute in questi ultimi anni nel mondo dell’agricoltura e dell’agriturismo, specie nei rapporti con le istituzioni statali e regionali per quanto attiene all’accoglienza e alla sua gestione in senso lato con l’adozione di validi segni identificativi anche a garanzia della buona qualità offerta. Le aree espositive amplieranno i temi principe dell’agricoltura ed agriturismo con quelli della didattica ludico ricreativa e sociale, allargando i riferimenti anche all’apicoltura, alle energie rinnovabili e ai prodotti e servizi per fare impresa e per vivere in campagna. Di non minor interesse saranno gli eventi programmati per questa sessione e che interesseranno master, convegni e seminari, worshop B2B, corsi, varie prove pratiche  e dimostrazioni guidate dalla gestione dello spazio verde alla potatura degli alberi, per finire  con le degustazioni e il campionato di cucina contadina.

Regina indiscussa sarà comunque la campagna nei suoi più svariati aspetti, da quello paesaggistico a quello socio economico e culturale. Offrire un soggiorno in campagna che non si limiti solo all’aspetto relax o escursionistico è uno degli obbiettivi che si prefiggono gli attuali operatori agricoli. Si pensi alle opportunità offerte per incontrare testimonianze storiche ed archeologiche del tutto sconosciute e spesso trascurate anche dalle guide specialistiche perché fuori rotta e non sempre di facile raggiungibilità.

330px-2011-08-28-155148nic                                                                                          Scorcio del borgo di Anciolina

Distante non più di km.30 dalla città di Arezzo, – strada provinciale dei Sette Ponti, direzione Loro Ciuffenna, – si trova il centro abitato dell’Anciolina che si sviluppa sul fianco occidentale del massiccio del monte Pratomagno, alla sommità di un colle che consente una vastissima visuale a sud ovest fino al lago Trasimeno e al monte Amiata. La posizione, altamente strategica in passato, è a picco sulla scoscesa vallata del torrente Agna di Pratovalle. Il territorio su cui sorge il paese ha spiccate caratteristiche montane e si trova ai limiti superiori della fascia del castagno.

Forse il nome deriva dall’umbro ancla, aquila, un riferimento alla sua caratteristica di nido d’aquila. Molteplici fonti storiche attestano che l’area era interessata da insediamenti anteriori a quelli etruschi,  come testimoniato da scorie di lavorazione di metalli e dall’importante ritrovamento di un’ascia bronzea oggi al Museo Archeologico di Firenze. Il ruolo di stazione di segnalazione visiva aperta su tutto il Valdarno, la posizione che sovrasta la strada dei Sette Ponti, che congiunge Arezzo e Firenze, nonchè il Passo della Crocina, di valico dal Valdarno al Casentino, hanno contribuito a rendere strategicamente importante l’ Anciolina nei secoli a seguire. Significativa è in epoca medievale la testimonianza offerta dalla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, originariamente situata all’interno del castellare, che si vuole attesti la conversione dei Longobardi al cristianesimo. Dall’anno mille, per corruzione fonetica il borgo divenne Lanciolina, assumendo in seguito due lance incrociate nel proprio gonfalone. Per molti anni fu feudo dei conti Guidi di Modigliana, gestito in loco dalla famiglia degli Ubertini di Soffena che fecero costruire un castello ad uso sia della guarnigione militare che loro residenza privata. Nota é la figura di Guicciardo da Loro per aver redatto il più antico documento inerente il borgo che attesta la cessione, nel 1065, della chiesa anciolinese di San Michele alla Badia di Santa Trinita in Alpe, sancita da Azzo di Britulo. Passò in seguito ai fiorentini nel 1324. I celebri Statuti di Lanciolina del 1505 ci offrono una preziosa testimonianza storica sulla vita di questo borgo, stabilmente abitato da una cinquantina di residenti (tale la cifra tanto nel 1583 che nel 1734), saliti a 150 solo nel 1908, col boom demografico successivo all’unità d’Italia. L’antica chiesa di San Michele Arcangelo fu restaurata per l’ultima volta nel 1862 con i ruderi della preesistente chiesa di origini alto-medievali, in quanto andata distrutta dal crollo della torre del castello. Il pregevole tabernacolo in pietra recuperato dalle macerie è stato rimurato nella nuova chiesa. L’antico castello si presenta oggi come un panoramico prato sommitale, senza edifici di sorta. Le abitazioni del paese, aggrappate alla sua pendice meridionale, sono tipiche costruzioni di montagna in pietra serena.

390px-LoroCiuffennaRoccaRicciardaBorgo3                                                                                Veduta panoramica del borgo di Rocca Ricciarda

Proseguendo sulla strada panoramica che arriva all’Abbazia di Vallombrosa s’incontra il centro abitato di Rocca Ricciarda, posta a 958 m s.l.m proprio sotto la sommità del Pratomagno.  Questo antico borgo medioevale è situato presso le sorgenti del fiume Ciuffenna, a circa 7 km dal capoluogo comunale. E’ costituito interamente da costruzioni in pietra disposte sotto uno sperone roccioso dove sono resti di antichi manufatti. In tempi passati ha ospitato un castello, noto fin dal 1191, del quale rimangono i ruderi sul versante verso il Pratomagno. Testimonianze storiche attestano che nel XII secolo il signore Guicciardo da Loro, del casato degli Ubertini, amava soggiornare nel maniero di Rocca Guicciarda, antico nome dell’abitato. La fortezza fu proprietà dei Conti Guidi e poi della famiglia Ricasoli. I suoi resti costituiscono dal 2003 il parco archeologico della Rocca. Grazie ad un lungo lavoro di scavo, iniziato nel 1997 dall’Università di Firenze, oltre al recupero e alla conseguente ristrutturazione, sono stati resi fruibili i resti del castello e del suo perimetro murario.

Questa singolare escursione racchiude tutte le caratteristiche dei tanti interessi che possono offrire i soggiorni in agriturismi dove il vivere sano trova nella cultura un compagno ideale.

Arezzo – Centro Fiere e Congressi Via L. Spallanzani, 23 dal 17 al 19 novembre 2017. Informazioni, preregistrazioni con possibilità di scaricare il biglietto a prezzo ridotto sul sito www.agrietour.it – e.mail: info@agrietour.it – tel.0575.9361

“IL SAPORARIO” E “ROMA PER IL GOLOSO” – Tornano i vademecum de “La Pecora Nera Editore”

Testo di Mariagrazia Fiorentino – foto di Donatello Urbani

Non solo Roma è stata presa in considerazione dalle guide 2018 de La Pecora Nera Editore: “Roma per il Goloso” e “il Saporario”.

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La recensione delle botteghe dove fare la spesa e i locali di ristorazione interessa anche le città di Milano e Torino. “Sono 2.000” dice Alberto Rossetto nel corso della presentazione, “i locali recensiti con la filosofia ormai tratto distintivo della casa editrice: visite in reale anonimato da clienti qualsiasi, così da vivere esperienze autentiche da raccontare senza reticenze, sia le positive che quelle meno esaltanti per dare uno spaccato più fedele  dell’offerta gastronomica delle tre città”. La novità di questa edizione della guida “Per il Goloso”,  oltre la classica suddivisione delle botteghe in “approfondite” e “segnalate” è offerta dall’assegnazione del numero di pecore nere: 1 pecora vale una deviazione di percorso, 2 pecore valgono l’attraversamento della città, 3 pecore  indicano che per servirsi di questo esercizio merita venire anche da fuori città. La platea dei consumatori ai quali si rivolgono le guide è come vuole la logica, la più ampia possibile, però da un’attenta lettura appare evidente una strizzatina d’occhio particolare al turista che trovandosi in una città  con grande vocazione turistica quali quelle prese in considerazione da La Pecora Nera Editore si trova, com’é naturale, a dover compiere una scelta non sempre facile. Anche il residente da più tempo nella stessa città può trovare suggerimenti validi mettendo a confronto i locali e le botteghe da sempre frequentati con quelli riportati nelle guide e  posizionati a pochi metri di distanza perchè, per tutti quelli recensiti nella guida, sono indicati costi e trattamenti riservati ai loro avventori. “Il Saporario è pure una guida low cost, affermano i curatori delle guide Simone Cargiani e Fernanda D’Arienzo, soci fondatori de La Pecora Nera Editori, “in quanto il “cut-off” dei 35 euro, se non incide in alcune fasce orarie, esempio colazione e merenda, in altre quali il pranzo e la cena, permette di evitare brutte sorprese al momento del conto” come affermato nella conferenza stampa. La presentazione si è conclusa con la premiazione dei locali e degli esercizi commerciali meritevoli delle pecore nere indicati nella due guide.

IMG_20171027_112122                                                                                                                 Premiazione della Caffetteria “Il Faro”

Fra i divers premiati con cinque pecore, una segnalazione particolare, non solo per la simpatia nutrita verso i giovani imprenditori, merita una startup che ha rinnovato l’offerta di caffetteria/bar. In questo esercizio, aperto a Roma nel 2016 in Via Piave, n.51, angolo con Piazza Fiume, – Il Faro – è possibile degustare vari tipi di caffè torrefatto da svariate aziende con procedimenti diversi come indicato nella locandina giornaliera esposta fuori dall’esercizio. Identica cura stata posta nella scelta di lieviti, tutti home made (fatti in casa), cosi come la pasticceria, fornita da un forno locale, senza trascurare la milk-art, nel presentare con attraenti decorazioni il classico cappuccino proposto ai clienti.

IMG_20171027_110557                                                                                                                                  Premiazione della “Enoteca Trimani”

Per completezza delle segnalazioni da una stratup si salta ad una enoteca fra le più antiche presenti a Roma: Trimani in Via Goito, n.20. La guida “Roma per il Goloso” indica questa pregevole enoteca come meritevole di una deviazione e l’indicazione è quanto di più veritiera possibile. Qui é possibile avere a disposizione una vastissima selezioni delle migliori cantine, allargata, con identica dovizia e selezione accurata, agli olii, conserve, cioccolata, biscotti e prodotti da forno sia dolci che salati. Nel vicino wine bar inoltre, si possono degustare i vini, venduti in confezione nell’enoteca, volendo anche accompagnandoli a piatti della locale tradizione culinaria preparati con ingredienti di prima qualità. In occasione delle festività è possibile far preparare delle confezioni regalo che si possono ritirare di persona o far recapitare sia in città che in tutta Italia.

IMG_20171027_114004                                                                                             Premiazione della macelleria “Novecentosedici – BioEnoMacelleria”

Anche la macelleria “Novecentosedici – BioEnoMacelleria”  in Via Labicana, n.112, Roma, vanta un atto di nascita nel tempo passato, per l’esattezza nel 1916. Gli attuali gestori vi sono subentrati solo nel 1965 e ci sono tutte le buone premesse per altrettanti lunghi anni di buona gestione.  “Da anni”, scrive la guida Roma per il Goloso, “è un luogo di bontà indiscusso e non si limita a commercializzare carni biologiche e nettare di Bacco, come fa intuire il nome, ma anche formaggi, conserve e olii scelti con attenzione maniacale….”.

Le guide de “La Pecora Nera – Editore”. Roma per il Goloso, pagine 432, costo €.9,90 – e il Saporario, pagine 228 costo €.9,90 – , sono acquistabili online sul sito www.lapecoranera.net e nelle migliori librerie del Lazio, Lombardia e Piemonte.

Maurizio Pierfranceschi in mostra con le sue opere al Museo Bilotti dal titolo “L’uomo e l’albero”

Testo e foto di Donatello Urbani

La richiesta non poteva essere più esplicita di quella rivolta a Maurizio Pierfranceschi dall’allora direttrice, Alberta Campitelli, del Museo Bilotti di Roma: “Una mostra che avesse per soggetto principale la natura”.

L5dGpwU_KR7Zqj5K6LGsqIqfloqbvVimEZ-n69B_Y1hR_rlkYUeOBJi7gy-uUIF-q69M5PuavyDgB1o=w988-h900                                                         Maurizio Pierfranceschi: “Dopo la battaglia” – 2009. Tecnica mista su cartone grigio.

La richiesta era alquanto pertinente dal momento che il Museo Bilotti si trova all’interno del parco urbano di Villa Borghese. In aggiunta, poi, c’è stata anche una felice circostanza: una delle primissime opere realizzate da Pierfranceschi  aveva per titolo “L’uomo e l’albero”. L’insieme di questi eventi è stato l’atto di nascita della mostra che da oggi è visibile al piano terra di questo interessante museo. Le circa cinquanta opere presenti lungo il percorso espositivo indagano proprio il rapporto tra uomo e natura, tra architettura e paesaggio che un artista con origini in una cittadina dell’ entroterra marchigiano, Cagli, riesce a cogliere in maniera diversa, forse anche migliore, di un occhio abituato a paesaggi urbani. Dice il curatore, Fabio Cafagna, nel presentarci questa rassegna: “Uomo e natura nelle carte, nei legni e nelle tele dell’artista si confondono, trapassano l’uno nell’altra, si rispecchiano, fino a divenire un impasto di colore e materia che, seppur formalmente controllato, ha il dono della spontaneità e della vitalità.”

Iqr05I1ENuG_N5PJ9-qqYLRctvEeJcQfUFvxIXtK5OlSTc9erkPmm5ND0HurFw3-S2guuULyrpfqJ3E=w988-h900Maurizio Pierfranceschi: “Autoritratto con passero” – 2017. Terracotta bianca con tracce di colore. Alle spalle tre teleri con identico soggetto il “Ninfeo” della palazzina. Opera del 2016 realizzata con tecnica mista su tela

Uscendo da museo, al termine della visita, mi sono incamminato in uno dei viali alberati del Parco di Villa Borghese e così ho potuto osservare con un occhio diverso, contaminato dalle opere di Pierfranceschi, i colori che la natura ci offre e che l’architettura dell’uomo ha messo a dimora in un paesaggio costruito artificialmente nei minimi dettagli molto diverso dall’esaltazione di quelli spontanei e naturali voluti e costruiti dalla natura stessa.

Per una esatta lettura di tutte le opere esposte è raccomandato il ricorso al catalogo edito per l’occasione da Solfanelli (Chieti) ricco di tavole a colori e con interessanti apparati scientifici, pag. 82 costo €.12,00.

Roma – Museo Carlo Bilotti – Arancera di Villa Borghese – Via Fiorello La Guardia fino al 14 gennaio 2018 con ingresso gratuito ed orari da martedi a venerdi 10,00/16,00, sabato e domenica dalle 10,00 alle 19,00. Informazioni  sito web www.museocarlobilotti.itwww.museiincomune.itwww.zetema.it – tel. 060608

Red – Read Eat Dream – “Profumi di cultura e sapori enogastronomici” – Uno spazio per il cibo di qualità, i libri, la letteratura e le passioni della nostra vita.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La cultura ha veramente un profumo? Per anni l’ho identificato con quello dei quotidiani freschi di  stampa quanto si usavano i caratteri a piombo e la carta  presentata una ruvidità tale da avvertire il suo spessore semplicemente toccandola. Oggi questo profumo non è più avvertibile, appartiene al tempo passato. Però, malgrado i diversi e più moderni metodi di stampa, il fascino derivato dall’essere o meno fresco di stampa, tutto questo è facilmente avvertibile in una libreria fra gli scaffali che conservano in bella mostra tanti libri, pronti per essere presi in mano, consultati e letti dai clienti.

files (7)                                                                                                                                  Sala libri al piano meno uno

Questo fascino che per tante ragioni si è notevolmente affievolito, specie fra i giovani, per un’infinità di ragioni non tutte plausibili, può essere nuovamente riportato in auge da alcune valide iniziative intraprese sia dai librai che dagli editori, gestori di punti vendita. “La Feltrinelli”, in questa ottica, ha aperto in cinque città altrettanti centri nella formula “Red – Ead e Dream –“ dove l’attività libraria è affiancata, con l’intervento di personale altamente specializzato, da quella enogastronomica. Sorseggiare un caffè , un buon bicchiere di vino oppure gustare alcune specialità culinarie preparate da uno chef professionista, anche in occasione di eventi appositamente programmati,  sotto gli occhi dell’ultima nata novità editoriale, offre senza dubbio stimoli nuovi sia culturali che enogastronomici. Fra le cinque città dove questo è possibile c’è Roma, Via Tomacelli, 23 – zona che molto presto avrà un’attrazione archeologica di grande interesse in più, oltre quella della vicina Ara Pacis, con l’inaugurazione del Mausoleo di Augusto, i cui lavori di ristrutturane protratti per lunghi anni, sono quasi giunti alla sospirata fine.

files (4)                                                                                                                                    Sala bistrot al primo piano

Questo esercizio commerciale romano si sviluppa su tre piani: una sala libri, di gran fascino, al piano meno uno che prosegue anche al piano terra con il bistrot ed il bar; al primo piano si trovano una sala bistrot coperta ed uno spazio scoperto sulla terrazza adi bito ad identica destinazione. Il tutto si sviluppa su una superficie totale di 530 metri quadrati.

La presentazione dell’intera struttura non poteva che essere riservata al Direttore: “La cultura enogastronomica fa da collante all’esperienza culturale e al palinsesto d’intrattenimento che caratterizzano l’identità RED. In occasione dell’apertura di via Tomacelli, l’offerta food di RED è stata ulteriormente arricchita. Oggi RED si presenta come il “bistrot italiano moderno”. Una cucina semplice, con un’attenta selezione delle materie prime di qualità, articolata in una serie di piatti che si ispirano al meglio della tradizione italiana, ma rivisitati con un tocco contemporaneo. A pranzo e a cena RED offre autentici pilastri della tradizione gastronomica italiana: una proposta per creare a tavola un’atmosfera accogliente che invita alla conversazione. Letture, idee, passioni. Una libreria ricca, aggiornata, fornita di oltre 10 mila titoli. Da RED via Tomacelli è disponibile il meglio della proposta culturale targata laFeltrinelli. Novità editoriali, proposte tematiche, i grandi classici. RED è soprattutto voglia di condividere le proprie passioni. È curiosità verso nuove tendenze, generi musicali emergenti, proposte culturali sempre originali. Gli eventi di RED sono disegnati per coinvolgere le persone attraverso performance dal vivo, show-cooking, aperitivi in lingua straniera, dj-set, laboratori per bambini.”

files (2)                                                                                                                La cucina con chef ed aiuti di Red: Read, Eat, Dream

Gli altri punti vendita in Italia, tutti posizionati in luoghi strategici situati nelle aree metropolitane, nei centri storici e nelle mete dello shopping contemporaneo, sono presenti a: Milano, in piazza di Gae Aulenti; in piazza della Repubblica a Firenze; a Parma in via Farini; a Scalo Milano, Shopping Village alle porte di Milano (Locate di Triulzi) e a Verona, dove RED è tra le prime realtà ad essersi insediata nel grande progetto di riqualificazione degli ex Magazzini Generali.

Roma – Via Tomacelli, n.23.- I servizi forniti sono: dalle ore 8,30, colazione; dalle ore 12,00 il pranzo; dalle 18,00, aperitivo e cena. Per iscrizioni e prenotazioni dei mercoledi in lingua, conversazioni con una docente madrelingua in francese, inglese e spagnolo, consultare il sito “pretaparler”, costo €.15,00 inclusa una consumazione ed un assaggio da menu. Per le date ed orari dei: “Giovedi apertivo con l’Autore”; i venerdi: “Musica life e Dj-set” e gli “Showcooking” consultare il sito www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/RED.html

“Long Way From Home” – Il nuovo album di Peter Cincotti che anticipa il tour in 5 tappe in Italia -Firenze, Roma, Salerno, Bari e Milano – previsto per Dicembre

Mariagrazia Fiorentino

E’ uscito oggi 13 ottobre il nuovo album di Peter Cincotti, cittadino newyorkese, per Freddy Eggs Records/Artist First, con 12 tracce che hanno chiari riferimenti alla terra italiana, patria dei suoi bisnonni, e all’amore ereditato verso queste terre ancora presenti nelle sue composizioni. “Molte canzoni di questo disco sono stata ispirate specificamente dall’Italia “Roman Skyes” l’ho scritta seduto in un taxi per le strade di Roma; “Palermo” mi è venuta in sogno. Quindi, consapevolmente o inconsapevolmente, tra tutto il mio viaggiare nel mondo, le mie esperienze in Italia hanno particolarmente segnato questo album in modo che nessun altro paese ha fatto”, così si esprime Cincotti in una vera e propria dedica all’Italia.

IMG_20171013_170126                                                                                          La copertina del nuovo album

“Long Way From Home” è il suo quinto album in studio, a cinque anni dal precedente “Metropolis”, scritto arrangiato e prodotto dallo stesso Peter Cincotti negli ultimi due anni e contiene 12 tracce in cui il musicista mescola con naturalezza pop, rock, blues, hip hop, funk e jazz nel suo stile unico ed inconfondibile. In questo album Peter Cincotti  ci offre un saggio della sua abilità nel suonare il pianoforte in maniera ancora più ritmica dei precedenti lavori con un progetto capace di essere la guida sonora in un universo musicale  personalissimo e complesso, travolgente e solare intimo e ricercato. “Mai prima d’ora ho usato il pianoforte in questo modo. Alcuni anni fa ho iniziato ad avere delle idee per un album che portasse un pianoforte più attivo, più ritmico nel paesaggio della musica moderna”, così il musicista presenta questa sua ultima fatica.

Attualmente è impegnato in una lunga tournèe mondiale per presentare il nuovo progetto. Sarà in Italia nel prossimo dicembre per cinque concerti da tenersi in cinque diverse città:

  • Martedi 12 dicembre al Teatro Puccini di Firenze;
  • Mercoledi 13 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma;
  • Giovedi 14 dicembre a Salerno Modo;
  • Venerdi 15 dicembre al Teatro Forma di Bari;
  • Martedi 5 dicembre a Milano Bleunote.

“Invito a palazzo – Arte e storia nelle banche e nelle Fondazioni di Origine Bancaria” – Per il XVI^ anno le sedi istituzionali delle banche si aprono alla cittadinanza.

Donatello Urbani

Come avviene già da sedici anni ogni primo sabato di ottobre – giorno 7 con orario variabile da banca a banca ed indicativamente dalle ore 10,00 alle 19,00, –  ricorre l’apertura con visite guidate gratuite, anche in lingue straniere,  alle 102 sedi storiche delle banche ubicate in ben 50 diverse città italiane.

image                                                        Reggio Emilia: Interno di palazzo Spalletti-Trivelli , sede della Banca Credem
“L’obiettivo è di dare la possibilità a decine di migliaia di cittadini, turisti e appassionati di visitare questi palazzi, generalmente chiusi perché sedi di lavoro” dichiara il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, “che nelle più recenti edizioni, la giornata di apertura, è stata estesa alle sedi bancarie che operano in edifici moderni di particolare valore architettonico”. In questa edizione 2017 accolgono visitatori  per la prima volta sedi importanti quali Palazzo Spalletti-Trivelli a Reggio Emilia ed a Siena Palazzo Sansedoni, mentre  Palazzo Altieri, sede dell’ABI e Banca Finnat, e Palazzo Kock, sede centrale della Banca d’Italia, confermano le loro aperture come avvenuto negli anni passati.

PALAZZO_BANCA_D'_ITALIA_VIA_NAZIONALE_ROMA                                                              Roma: Palazzo Kock in Via Nazionale, sede centrale della Banca d’Italia
Ogni anno, inoltre, viene bandito il concorso “Un’immagine per Invito a palazzo” per  proporre il logos  che caratterizzerà la manifestazione.  Il concorso è rivolto a tutti gli studenti delle Accademie di Belle arti e degli Istituti di design.  Querst’anno sono risultate vincitrici Ambra Aschieri e Silvia Cattozzo, studentesse dell’Accademia di  Belle Arti  di Verona.

Maggiori notizie sulle aperture previste visionare il sito https://palazzi.abi.it