“ROMICS” – Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games

Donatello Urbani

Dal 5 all’8 ottobre torna Romics, la grande rassegna internazionale sul fumetto, l’animazione, i games, il cinema e l’entertainment che si tiene due volte l’anno presso la Fiera di Roma e che ha visto ben oltre 200.000 visitatori nelle scorse edizioni.

Quattro giorni di kermesse ininterrotta con eventi, incontri e spettacoli: un programma ricchissimo con oltre 100 presentazioni, incontri ed eventi in 8 location in contemporanea distribuiti in  5 padiglioni  all’interno dei quali sarà possibile immergersi in tutti i mondi della creatività dal fumetto al cinema, scoprire le novità, incontrare le grandi case editrici, le fumetterie, i collezionisti, immergersi nei mondi dei videogiochi e del gadget.

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Sabrina Perucca, Direttore Artistico di Romics, tiene a precisare come questa rassegna sia: “trait d’union e al contempo luogo d’incontro di generi e tendenze diversificate e di generazioni. La sua valenza è riconosciuta dalle istituzioni e dall’industria del settore come un uno spazio ideale. In questa edizione si consolidano le importanti iniziative col Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e prosegue la collaborazione istituzionale con la Regione Lazio. Ogni edizione di Romics è un’istantanea dello straordinario work in progress che rappresentano oggi i mondi del fumetto, del cinema e del game, del fantasy: storie, opportunità lavorative, bellezza creativa, confronto. I Grandi Maestri del fumetto, musica ed effetti speciali, per una edizione caleidoscopica ed effervescente. Come nelle precedenti edizioni anche in questa edizione autunnale 2017  premia tre autori internazionali con il Romics D’Oro: direttamente dall’ Industrial Light & Magic il Premio Oscar© per gli effetti visivi Ben Morris, e l’Art Director di Star Wars Kevin Jenkins; Paolo Eleuteri Serpieri straordinaria matita creatrice di mondi suggestivi e sensuali;  Shawn Martinbrough eccezionale autore noir americano, ha collaborato tra gli altri a Batman, Hellboy e Capitan America”.   Notevoli gli appuntamenti culturali che caratterizzeranno questa XXII edizione. Fra i tanti meritano una citazione le grandi mostre dedicate al fumetto, ai Romics D’Oro, al cinema e all’illustrazione nelle quali trovano ospitalità  tanto reperti originali quanto materiali collection come nella grande celebrazione a Fumetti dei Beatles, il viaggio visivo tra il west e le eroine e la fantascienza di Serpieri, Diabolik al Muro e il Ricordo di Sergio Zaniboni. I percorsi visivi per omaggiare tre grandi mondi della creatività: l’omaggio grafico di tanti autori alla serie culto nipponica Evangelion,  le tavole dei fumetti apparsi su XL Repubblica, straordinario laboratorio creativo per una nuova generazione di autori; le tavole del libro dedicato al game cult The Legend of Zelda. Imperdibili le performance live degli autori in tutti e quatto i giorni.

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Un evento eccezionale è offerto ai visitatori di Romics 2017 con il Talk show di Francesco Gabbani, straordinario comunicatore e performer.

L’Area Nuovi Talenti si conferma come un attesissimo luogo d’incontro per conoscere i nuovi talenti emergenti. Al suo interno sarà presente la Self Area con postazioni attrezzate messe a disposizione di giovani autori e illustratori per disegnare alla presenza di importanti editor.

Rilevante è la collaborazione che Romics ha intrapreso col Palazzo delle Esposizioni in occasione della mostra “Mangasia”, che verrà inaugurata il 6 ottobre e si protrarrà fino a gennaio incentrata sulla cultura giapponese contemporanea.

La seconda edizione del Concorso Nazionale “I linguaggi dell’immaginario per la scuola” voluta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, riservata alle scuole di ogni e ordine e grado, sarà affiancata da due importanti concorsi dedicati agli illustratori. Grandi occasione tutte queste di visibilità per gli artisti emergenti che approcciamo il settore.

Importante è anche l’attenzione riservata alla “Street Art”, un fenomeno culturale e artistico di impatto globale che vede impegnati grandi talenti nel rendere accettabili le anonime facciate  dei fabbricati, troppo spesso brutti e inguardabili delle nostre città.

Il Movie Village torna a Romics con la celebrazione dei migliori film dell’autunno, e in questa edizione dedica uno spazio speciale ai titoli più importanti di ottobre e novembre tratti da grandi opere letterarie – da IT a L’uomo di Neve… –  e ai Maestri internazionali degli Effetti Visivi e Speciali, oltre a tante attività ed anteprime d’eccezione. Focus sugli effetti speciali con il Premio Oscar© Ben Morris e l’Art Director di Star Wars Kevin Jenkins.

Come nelle precedenti edizioni avrà notevole attenzione, specie dai giovani e giovanissimi, la grande Gara Cosplay, con le selezioni internazionali dei Cosplayer che andranno a rappresentare l’Italia all’amatissimo World Cosplay Summit – Giappone; all’International Yamato Cosplay Cup – Brasile; l’Eurocosplay – MCM di Londra. La finale si svolgerà Domenica 8 ottobre, nel Pala Romics Padiglione 8 – Sala Grandi Eventi e Proiezioni.

Quattro giorni di grandi eventi che richiamano l’attenzione sui principali temi che caratterizzano a tutto tondo la società dei nostri  giorni quali la tavola Rotonda: Disegni migranti – L’immigrazione e l’emigrazione raccontate tutte dal fumetto.  Un linguaggio attuale per renderci ancora più visibili.

 

Nuova Fiera di Roma – via Portuense 1645 da giovedì 6 aprile a domenica 9 aprile 2017 dalle ore 10.00 alle ore 20.00. Le biglietterie sono aperte dalle ore 10.00 alle ore 19.00 nei giorni di manifestazione  alle entrate nord – sud ed est. Accrediti, ospiti, gruppi organizzati all’ingresso Nord desk accrediti (piano superiore). Accesso Cosplay: esclusivamente ingresso Nord (piano inferiore).

Biglietti e costi: giornaliero feriale (giovedì – venerdì) € 10 –  giornaliero festivo (sabato – domenica) € 12 – giornaliero Cosplay € 5. Biglietto ridotto € 8 (over 80, militari, bambini di età inferiore a 10 anni) – gratuito per bambini di età inferiore ai 5 anni, per gli invalidi (oltre il 70% di invalidità) più un accompagnatore. Abbonamenti:  4 giorni € 26 –  3 giorni (venerdì-sabato-domenica) € 24 .  2 giorni (sabato e domenica) € 18. IMPORTANTE: i possessori del biglietto acquistato on line accedono dagli ingressi Nord, Est e Sud, e possono recarsi direttamente ai tornelli. Info sul sito www.romics.it trovate tutte le novità e il programma, telefono: 06 9396007; e.mail info@romics.it

“La Civetta sul comò” – la Casina delle Civette ospita un’interessante rassegna organizzata da Noi come Voi ONLUS con opere realizzate da diversamente abili.

Testo e foto di Donatello Urbani

Questa rassegna ospitata nel loggiato all’ingresso del Museo della Casina delle Civette nel parco di Villa Torlonia, purtroppo ha un tempo limitato. Infatti sarà visitabile fino a mercoledi prossimo 20 settembre e questa breve puntata romana è solo una presentazione di quella ben più articolata che sarà ospitata a gennaio 2018 negli spazi espositivi della Camera dei Deputati. La rassegna, nelle intenzioni degli organizzatori, tutti volontari della ONLUS Noi come Voi, deve essere itinerante, una messaggera della presenza nella nostra società di persone anche diversamente abili. I vari artisti hanno accompagnato nella nostra città le loro opere ed è ancora più significativo che la bella iniziativa escursionistica trovi riscontro in altra di carattere esclusivamente culturale: essere ospiti di un’importante struttura museale. Uno stretto binomio, inoltre, lega la” location”, Casina delle Civette, con le opere in mostra. La civetta, l’animale identificato nella mitologia greco/romana con la dea Atena,  tutelare dell’intelligenza, sapienza, saggezza e delle arti, è anche un uccello notturno particolarmente dotato per muoversi nel buio fra i tanti pericoli notturni così come questi artisti  che devono muoversi tra il buio delle incomprensioni e le difficoltà della vita che anche per un normodotato spesso sono difficili da affrontare.  Le arti visive, non solo pittoriche, per molti portatori di handicap rappresentano una preziosa terapia e uno spiraglio di luce che annuncia la fine  delle tenebre notturne ed apre un’alba foriera di giornate più radiose.

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Le opere esposte sono circa una quindicina e quasi tutte  presentano interessanti caratteristiche artistiche  che pongono in secondo piano, quasi in un angolo remoto,  quelle umane scevre di qualsiasi pietismo. Sono tutte opere che devono essere lette alla stregua di quelle di Van Gogh e di tanti altri artisti che nella loro vita, anche artistica, hanno dovuto combattere e confrontarsi con una diversa abilità. Significative in proposito sono le opere  della giovane artista Cristina di Bella che riesce solo a dialogare con l’arte pittorica avendole la natura  precluso l’uso della parola. La tavolozza dei colori presenti nella tela, realizzata a più mani, “La civetta curiosa”, ricca di tante varietà, parlano e ci raccontano la loro voglia di vivere  testimoniando contemporaneamente la gioia che provano nell’incontrare i visitatori che, proprio Cristina, accoglie tutti con un accattivante sorriso.

IMG_20170915_170017                                         Cristina di Bella presenta la tela realiazzata in collaborazione con altri tal titolo “La civetta curiosa”

Ciascuna opera, indipendentemente dal suo autore, ci accompagna, sulle corde della bellezza, nei sentieri più reconditi del nostro animo, la stessa “bellezza” che Goethe ci indicava capace di “salvare il mondo”.

Roma – Porticato della Casina della Civette – Parco di Villa Torlonia – Via Nomentana-  fino al 20 settembre 2017 con ingresso gratuito.

Giuseppe Carta in mostra a Roma al centro Eataly con “GERMINAZIONI – I diari della terra”.

Testo e foto di Donatello Urbani – Ricerche bibliografiche di  Mariagrazia Fiorentino

Anche il linguaggio delle nature morte, alla stregua di quanto avvenuto nelle arti figurative nel corso degli anni, si è notevolmente modificato adeguandosi di volta in volta agli umori e al diverso sentire degli artisti. Così si può affermare, senza timore di smentita, che le opere di Giuseppe Carta esposte nel punto commerciale Eataly di Roma, location tanta insolita quanto particolarmente consona, rappresentano il sentire artistico ultimo nato e chiude il simbolico cerchio iniziato millenni fa  con le raffigurazioni naturalistiche all’alba della nostra civiltà  come testimoniato  nelle bellissime opere d’arte  presenti in vari musei,  siti archeologici e nelle decorazioni delle “domus” e “villae” pompeiane e romane.

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La mostra “Germinazioni. I diari della Terra”, ideata e organizzata da Arte Contemporanea Italiana in collaborazione proprio con Eataly, esplora il rapporto tra cibo, arte e natura attraverso circa trenta opere tra sculture policrome in bronzo e oli su tela, di medie e piccole dimensioni. Fino al 30 settembre, come scrivono i curatori, “ciliegie, limoni, fragole, uva, fichi e melograni, mele e pere diventano cibo per l’anima grazie alle opere iperrealiste di Giuseppe Carta. La cornice di Eataly permette un’immediata armonizzazione visiva e concettuale tra le opere ed i loro corrispettivi “commestibili”. Il cibo stesso è arte e il luogo che negli ultimi anni ha più di tutti valorizzato e diffuso nel mondo i migliori prodotti culinari italiani apre le sue porte all’arte di Carta, capace di suscitare una riflessione sull’incredibile varietà di prodotti gastronomici presenti nel nostro Paese e curiosità sulle potenzialità comunicative del cibo”. Allo scritto dei curatori fanno riscontro le parole dell’artista: “L’arte può esplorare nuovi orizzonti e nuovi contesti perché si può decontestualizzare tutto ma non gli argomenti trattati, nel senso che un’opera d’arte, un cibo, un libro, un concetto o una pièce teatrale possono essere presentati in ogni luogo e in ogni ora del giorno ma ciò non toglie la sua Essenza e la sua Natura”.

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Proprio il rapporto con la natura è il tema trattato in tutte le opere  di Carta in maniera del tutto intima e personale maturato dall’ esperienza nella cura dei suoi frutteti e dell’oliveto, in particolare, sulle colline di Banari, suo luogo di nascita in Sardegna. L’osservazione giornaliera delle piante, dei fiori e dei frutti sono la fonte primaria nella realizzazione delle opere sia pittoriche che scultoree in un realismo più perfetto del reale. Alquanto singolare è anche la realizzazione delle sue opere che oltre a richiedere tempi lunghi come avviene in natura per la raccolta dei frutti Carta adopera una tecnica antica, “la velatura, e per le sculture la fusione a cera persa che prevede lunghe fasi di modellatura, lavorazione e patinatura” come lui stesso tiene a precisare. Sempre i curatori scrivono in proposito: “Carta non trascura nulla, nelle tele come nelle sculture: frutta e ortaggi sono rappresentati in ogni fase del loro corso vitale, dai momenti di massimo splendore e fulgore, fino a quelli di caducità e germinazione, perché crede che non ci sia più bella cosa di un frutto maturo che ha nella sua pelle tutta la sua vita”. Significativi sono i versi che Pabblo Neruda ci offre in un omaggio letterario alla cipolla:

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                                                        “Cipolla, anfora luminosa,

                                                                petalo e petalo

                                                            si formò la tua bellezza   

                                                      squame di cristallo ti accrebbero                                                                                                               

                                                       e nel segreto della terra oscura  

                                                    si arrotondò il tuo ventre di rugiada …….

                                                   E come in   Afrodite il mar remoto

                                                                   duplicò la magnolia

                                                                innalzando i suoi seni

                                                                           così ti fece

                                                                         cipolla …………

                                                                         Esci dal suolo,

                                                                     eterna, intatta, pura

                                                                      come seme d’astro

                                                                          e nel tagliarti

                                                                       il coltello in cucina

                                                                      sale l’unica lacrima

                                             senza pena. Ci hai fatto piangere senza affliggerci ……………….”

Completa la mostra il catalogo edito da E20 Progetti che presenta, oltre le bellissime tavole a colori di tutte le opere in esposizione,  un’intervista a Giuseppe Carta realizzata dallo chef di Eataly Pino Cuttaia, con due ricette: Una elaborata dallo stesso chef e l’altra dallo stesso artista che presenta una saporita zuppa di cipolle di Banari (facile da realizzare).

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Per maggiori informazioni: presso lo spazio Eataly si tengono corsi di cucina aperti a tutti previa prenotazione sul sito www.roma.eataly.it/eventiedidattica. In occasione della conferenza stampa ,a chel Alessandra Mariani ha presentato e fatto realizzare ai presenti una saporita pasta di gnocchetti sardi con cipolla stufata, capperi r polvere di mandorle.

Roma - Eataly, Piazzale XII Ottobre 1492 – (Stazione Ferroviaria di Roma Osiense, seguire le indicazioni) – Metro B stazione Piramide e varie linee urbane bus e tram linea 3 – fino al 30 settembre 2017 con ingresso gratuito tutti i giorni, negli orari di apertura del negozio.  Info al pubblico dal lunedi al  giovedi dalle  9.30 alle 18,00; il venerdi  dalle 9.30 alle 17,00- telefoniche +39.02.58316316  e sito web https://www.eataly.net/it_it/negozi/roma/

Roma: Le strade del quartiere ebraico si vestono a festa per accogliere la 10^ edizione del Festival della Cultura Ebraica.

Mariagrazia Fiorentino – Donatello Urbani

La terra promessa da Dio al suo popolo è stata da sempre al centro dei pensieri, della cultura e della vita d’Israele e questo, senza dubbio, è da sempre alla base del grande amore e venerazione  che hanno riversato gli Ebrei sulla terra di tutto il pianeta indipendentemente dall’essere o meno quella assegnatagli da Dio. La comunità ebraica di Roma, non fa eccezione. Basta camminare per le strade del quartiere ebraico per avvertire e respirare a pieni polmoni  la vera romanità e quel senso di appartenenza a pieno titolo a questa città da oltre duemila anni.

In questo spirito e dopo il successo e la grande partecipazione popolare degli scorsi anni, anche quest’anno la Comunità Ebraica di Roma promuove e organizza il  Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica che in questa decima edizione ha per tema principale proprio la terra “Earth.Life beyond”, un percorso di riflessione e sguardo culturale, sociale e filosofico sul cambiamento e sull’innovazione scientifica e tecnologica verso il nostro pianeta.

“Un ricco panel di ospiti è stato chiamato a sviluppare l’argomento Terra in tutte le sue più ampie accezioni” tengono a precisare gli organizzatori, “Terra come identità, come viaggio e come ritorno, Terra come ambiente da conservare e trasmettere al futuro, Terra come risorse e Terra come modello di sviluppo.  Interventi e riflessioni dedicate a comprendere come la spinta dell’innovazione scientifica e tecnologica, nell’andare a delineare nuovi modelli di sostenibilità, agisca come agente acceleratore del futuro definendo nuovi perimetri di relazione, conoscenza e consapevolezza tra persone e comunità”.  A questo interessante tema si affiancano altri quali il letterario con presentazione di libri, incontri con scrittori, mostre, visite guidate alle testimonianze culturali ebraiche presenti nel territorio comunale di Roma e spettacoli dei quali uno, quello che sabato prossimo 9 settembre inaugurerà questa manifestazione incentrato su un pilastro della cultura ebraica: “La notte della Cabbalà”. Location principali: il Palazzo della Cultura, sede della scuola ebraica, il Museo Ebraico e i Giardini del Tempio. Il ricco calendario degli eventi prevede:

notte cabbalà_2                                         Notte della Cabbalà edizione 2016: In attesa di entrare alla visita guidata al Museo Ebraico di Roma

sabato 9 settembre: la Notte della Cabbalà, un vero e proprio evento nell’evento che vede l’intero Quartiere Ebraico del Portico d’Ottavia animarsi con una maratona di eventi culturali, musica, teatro, degustazioni, incontri letterari, che intende celebrare ancora una volta il sodalizio tra la Capitale e la Roma ebraica e che offre alla città la straordinaria opportunità dell’ingresso gratuito al Museo Ebraico e di poter fruire di visite guidate gratuite alla Grande Sinagoga e all’interno dell’Antico Ghetto; la perfomance artistica della serata è affidata a Enrico Fink, poliedrico musicista che metterà in scena, insieme a Giancarlo Schiaffini,  grande trombonista del jazz italiano, la session  “In Principio” – Il canto della creazione del mondo, uno spettacolo tra cosmologia, scienza e creazione con musica e voce narrante che partendo dai midrashim (racconti) sulla Genesi racconta la creazione del mondo da vari punti di vista.

In precedenza alle ore 20.45 ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica “Israele. Ritorno alla Terra” , una  raccolta di circa quaranta scatti dell’agenzia ebraica che testimoniano i primi anni dalla nascita dello Stato d’Israele, dal 1948. L’esposizione si concentra su tre temi: immigrazione, legame con la terra, la nuova vita nel neonato Paese. , l’inaugurazione della mostra Israele. Ritorno alla Terra, il tributo che il Festival dedica alle famiglie ebraiche che, provenienti da tutto il mondo, con il supporto della Jewish Agency, hanno fatto ritorno a casa, a partire dal 1948, dando vita allo Stato d’Israele. L’esposizione, in collaborazione con il Centro di documentazione Ebraica contemporanea e con il supporto di EL Al, presenta circa quaranta immagini di grande forza evocativa sui grandi temi dell’immigrazione ebraica, del legame con la terra e della nuova vita nel neonato Paese.

domenica 10 settembre: L’evento clou pone l’attenzione sul gemellaggio del Festival con la Giornata Europea della Cultura Ebraica incentrata sul tema Diaspora. Identità e Dialogo, alla quale è dedicata la sessione pomeridiana e serale .

lunedì 11 settembre Simonetta Agnello Hornby, Pierpaolo Pinhas Punturello e Francesca Nocerino  racconteranno le vicende degli Ebrei nel Meridione d’Italia, come terra di esilio, di partenze e di abbandoni, ma soprattutto come terra d’identità.

martedì 12 settembre: l’evento centrale sarà l’intervista di Benedetta Tobagi alla filosofa e sociologa Agnes Heller sul futuro della nostra società rispetto alla tematiche dell’etica, della sessualità e della famiglia. A seguire Edoardo Camurri intervisterà Helena Janeczek sul suo nuovo romanzo La ragazza con la Leica, dedicato a Gerda Pohorylle, donna formidabile e fotografa, morta “sul campo” durante la guerra civile spagnola nel 1937 e grande amore del fotografo Robert Capa.

mercoledì 13 settembre,  L’evento di chiusura è stato realizzato in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Sarà un omaggio al grande artista e musicista Herbert Pagani con due momenti di esibizione. S’inizierà con un reading, scandito da momenti musicali, interpretato e a cura di Ketty Di Porto incentrato sulla vita, le opere e la poetica dell’artista scomparso prematuramente a soli 44 anni. Dopo la performance sarà assegnata una targa come riconoscimento ad un giovane artista che si sia distinto nel suo percorso, e che abbia ideato un’opera ispirata ai temi, alla storia o alla produzione artistica di Herbert Pagani, nato in Libia ha subito, insieme alla famiglia e  a tutta la comunità di correligionari, l’ostracismo dei governanti libici, obbligandoli all’esilio.

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Roma: Museo Ebraico- Teca con reperti della comunità libica. Interessanti i manufetti in argento, la cui lavorazione, insieme all’oro, era l’attività principe della comunità stessa. Di gran pregio in vestito da sposa, con preziosi ricami e merletti. La cerimonia della sposalizio era molto curata nella realizzazione, seguiva consuetudini consolidate nel tempo e avveniva in prevalenza nel giorno di mercoledi, in tempo utile di ripudiare la sposa qualora il marito non l’avesse trovata illibata. – Foto Donatello Urbani

Una teca nel Museo Ebraico testimonia con vari reperti, alcuni donati dalla famiglia Pagani, questa nuova ulteriore “shoah” subita dagli ebre ilibici, molti espatriati successivamente in Italia.

Questa manifestazione sarà una festa voluta dall’intera Comunità Ebraica che apre la loro casa in un completo coinvolgimento di tutta la zona del Portico d’Ottavia con un’estensione anche al territorio comunale.  Una mano tesa in amicizia che deve essere stretta con calore.

Roma- Quartiere ebraico – Portico di Ottavia – dal 9 al 13 settembre 2017. Per informazioni rivolgersi al Centro di Cultura Ebraica 06.5897589 – e.mail centrocultura@romaebraica.it, siti web www.romaebraica.itwww.culturaebraica.roma.it

Un ritorno particolarmente gradito: La testa marmorea di Druso minore, opera del I^ sec. d.C.

Testo e foto di Donatello Urbani

Mancava dalla bacheca del Museo Archeologico di Sessa Aurunca, dove era custodita fin dal lontano 1926,  dagli anni del passaggio in quella città del fronte militare nel corso della seconda guerra mondiale. Il reperto fu sottratto, presumibilmente, da un militare tunisino del corpo di spedizione francese. A dimostrazione di questo le indagini compiute dal nucleo dei Carabinieri TPC – Tutela Patrimonio Culturale – hanno rilevato che il reperto fu commercializzato in Francia per essere, in un secondo tempo, trasferito negli Stati Uniti dove, nel 2004, fu acquistato dal museo di Cleveland per la considerevole cifra di circa tre milioni di dollari. L’appartenenza al Museo di Sessa Aurunca era ampiamente documentata, anche con immagini fotografiche, da una relazione del 1926 redatta in occasione dei lavori di scavo intrapresi nel criptoportico dell’antico teatro romano di Sessa Aurunca.  La restituzione ha seguito una procedura abbastanza travagliata ed ha avuto un felice esito grazie ad un’azione diplomatica condotta dal nostro Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo intrapresa in parallelo con una procedura giudiziaria aperta in precedenza. Tutto questo ha portato alla stipula di un accordo con il museo statunitense sottoscritto il 14 aprile scorso attraverso e grazie al quale, nel successivo mese di giugno, è avvenuto il rimpatrio della preziosa opera in Italia.

IMG_20170901_155750                                                         Testa marmorea di Druso minore – Marmo pario. Opera datata al I^ secolo d.C.

Il valore intrinseco della testa marmorea di Druso minore non è inferiore a quella culturale e morale così come le travagliate vicende di recupero non sono state inferiori alle turbolente vicende umane di Druso minore,  Druso Giulio Cesare,questo il suo vero nome, – Roma 7 ottobre 14 a.C./ 14 settembre 23 d.C.- è meglio conosciuto come Druso minore.  E’ stato un politico e generale romano appartenente alla dinastia giulio-claudia. Figlio primogenito dell’imperatore Tiberio, malgrado la primogenitura nella successione imperiale, gli fu preferito il fratello adottivo Germanico, con il quale s’instaurò un rapporto di conflitto e di collaborazione allo stesso tempo. Nell’anno 15, dopo aver sedato una rivolta militare in Pannonia, venne eletto console avendo anche l’incarico di governatore nell’Illirico e nel 19 quando Germanico morì rimase l’unico erede al principato. Le principali fonti storiche lo presentano come un abile comandante militare che sapeva mostrare la sua intelligenza nelle occasioni più importanti alle quali faceva riscontro una vita mondana costellata di vizi e banchetti accompagnate da un’eccessiva crudeltà ed altrettanto piacere nel vedere spargere sangue, tanto che le spade più affilate vennero chiamate “Drusiane” in suo onore. Comportamenti questi spesso criticati dal padre Tiberio, che gli rimproverava la troppa licenziosità e dissolutezza. I grandi analisti e biografi imperiali romani, soprattutto da Tacito in poi, mettono in evidenza la sua arroganza e superbia dietro un’apparente modestia, mentre Plinio ci riporta un aneddoto che ci fa capire come Druso conducesse una vita mondana, seguendo i consigli del raffinato gastronomo Apicio, a dispetto della condotta che gli veniva suggerita dal padre. La sua intolleranza e la sua impulsività, inoltre, sfociavano spesso in diverbi che lo mettevano in scomode posizioni specie nei rapporti con Seiano, potente e ambizioso prefetto del Pretorio, che ne organizzò l’uccisione. Il giovane venne eletto console una seconda volta nel 21 e ricevette la “tribuniacia potestas” nel 22, ma Seiano, constatato il pericolo che incombeva su di lui decise di colpire Druso attraverso la moglie Livilla, che era inoltre sorella di Germanico, e, fingendosene perdutamente innamorato, la portò all’adulterio mettendola contro il marito. Seiano riuscì ad avvicinarsi sempre di più a Tiberio, fino ad essere il suo consigliere personale, e questo gli consentì l’attuazione di un piano per eliminare Druso con un veleno che avesse un effetto lento, in modo da sembrare un malattia. Il veleno fu somministrato dal liberto Ligdo, uno degli schiavi preferiti di Druso, che si dice Seiano avesse legato a sé con lo stupro. Druso morì il 14 settembre dell’anno 23 d.C. e gli furono attribuiti gli stessi onori funebri che erano stati concessi a Germanico. I funerali furono fastosi e il corteo pieno di immagini degli antenati, da Enea e Romolo fino ai Claudii. Druso fu sepolto nel Mausoleo di Augusto, accanto al fratello Germanico e a fianco di suo nonno Augusto.

Per Visionare il reperto recuperato dagli USA: Roma –  Sede del Comando Carabinieri TPC – piazza S.Ignazio, 152 – tutti i sabati di settembre 2017 dalle ore 10,00 alle 14,00.

 

“Il Tesoro di Santa Rosa – Un monastero di Arte, Fede e Luce.” – In mostra a Viterbo

Donatello Urbani

Non sono molte le città che possono vantare una patrona autoctona, nata ed operante per tutta la vita sempre nella propria città. Viterbo è una di queste con Santa Rosa. Il 3 settembre di ciascun anno si festeggia la ricorrenza con una processione che coinvolge l’intera città accompagnata, lungo le strade cittadine, da una spettacolare macchina processionale del peso di varie tonnellate, alta decine di metri, trasportata a spalla da un gruppo di cittadini noti come “I Facchini di Santa Rosa”.

viterbo-1                                                                                                                Viterbo: Scorcio panoramico presente nel sito del Comune

In occasione dei festeggiamenti di quest’anno 2017 a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, insieme al Comune di Viterbo e varie istituzioni private, fra le quali la Fondazione Carivit – Cassa di Risparmio di Viterbo- e il Centro studi Santa Rosa, è stata allestita nell’antico monastero, che ospita i resti mortali della Santa, una mostra nell’intento di esporre, insieme per la prima volta consegnandoli al godimento pubblico, preziosi manufatti tra cui manoscritti,documenti, dipinti, ceramiche e argenti sacri che intendono ricostruire la vita della Santa e le vicende meno note del monastero. Se nella lettura del testo ci fermassimo alla prima parte di presentazione della mostra: “Il Tesoro di Santa Rosa”, potremmo aspettarci un’esposizione di oggetti preziosi dal grande valore economico; niente di tutto questo! In realtà, come ha tenuto a precisare la Sovrintendente Alfonsina Russo: “Il tesoro di Santa Rosa è un patrimonio culturale e spirituale diffuso su tutta la popolazione della Tuscia e del Viterbese”. Questa, senza dubbio, è la maggiore caratteristica presente nell’importante rassegna che, in assoluto per la prima volta, svincola i valori economici da quelli intellettivi e spirituali a tutto vantaggio del vivere civile in armonia con i veri valori che dovrebbero essere presenti, purtroppo non sempre, nella nostra società.

Il percorso espositivo si articola in  quattro aree tematiche che presentano oggetti che narrano l’antico monastero e la sua decorazione; la vita di Santa Rosa e la sua canonizzazione; le monache di Santa Rosa e la vita nel monastero e, per finire, la devozione popolare con gli ex voto.

Balletta        Francesco d’Antonio Zacchi, detto Il Balletta (Viterbo, notizie dal 1430, + prima del 1476): “La Madonna del latte”. Affresco su laterizio

Fra i tanti oggetti esposti rivestono particolare importanza la teca contenente il corpo della santa insieme ad alcuni dipinti di grande interesse storico artistico, come quelli restaurati appositamente per l’esposizione dalla Carivit, quali la quattrocentesca Madonna del Latte, opera dell’artista viterbese Balletta, dipinta su una tegola e un olio su tela del XVI secolo raffigurante Sant’Orsola. Particolarmente interessanti sono il bozzetto di Marco Benefial (gentilmente concesso da Intesa San Paolo) con “La prova del fuoco”; le riproduzioni degli acquerelli secenteschi del Sabatini con la storia della Santa, dipinta a metà del Quattrocento da Benozzo Gozzoli nell’antica chiesa andata distrutta; i preziosi documenti relativi alla santificazione, fra i quali il manoscritto del 1457 contenente il processo di canonizzazione e le cosiddette “Lettere patenti” di 13 comunità limitrofe che lo sostenevano. Ciascuna lettera è munita di sigillo e si ritiene che siano i più antichi (1457) finora noti per quei comuni.

refUltCena                      Scuola del Cavalier d’Arpino: “L’ultima cena”. Dipinto murale presente nel Refettorio del Convento. 1612 rilevata dal cartiglio.

Nella sala del refettorio, dove dipinti murali appena restaurati consentono di calarsi nella vita del monastero, sono esposti gli antichi “Abadessati”, documenti conventuali che testimoniano i periodi delle varie Badesse insieme a ceramiche antiche ed elaborate oreficerie. Alcune ceramiche recano il nome per esteso della monaca che, messo in relazione con i nomi presenti nei registri dei Capitoli, ha permesso di attribuire con esattezza l’oggetto alla religiosa e di ricostruire uno spaccato della storia del monastero compreso tra la fine del XVI e il XVIII secolo. Infine gli ex voto, esposti anche virtualmente grazie ad una nuova postazione multimediale, testimoniano la devozione popolare verso la Santa e, nello stesso tempo, offrono uno spaccato sull’arte pittorica popolare nel viterbese.

Una visita a questa rassegna offre veramente una preziosa opportunità per godere di opere d’arte  che sono accompagnate anche da una profonda ispirazione per la fede e la spiritualità.

“Rosa” tiene a precisare il Prof. Attilio Bartoli Langeli, Presidente del Cenrtro Studi Santa Rosa di Viterbo, nel presentarci la figura della Santa, “ è una Santa giovane, povera e rivoluzionaria i cui resti, dal Tredicesimo secolo, sono ospitati nel Monastero posto nel cuore della città di Viterbo. Attorno al suo culto patronale, la Città dei Papi si stringe in una celebre festa incentrata sulla processione della statua con la luminosa macchina di S. Rosa, che esprime, in momenti di grande suggestione, il calore dei fedeli e l’attualità di una lunga storia”.

del_piombo_sebastiano_511_pieta                                                                                                         Sebastiano Luciani detto Del Piombo: “Pietà” – Museo Civico di Viterbo

Altrettanto interessante è il percorso turistico che affianca quello espositivo di questa rassegna in una simbiosi tale da raggiungere il reciproco completamento. A breve distanza dal Monastero di Santa Rosa si trova il Museo Civico, dove sono esposti, insieme ad alcune opere di grande valore artistico quali la “Pietà” di Sebastiano del Piombo, alcuni bozzetti delle antiche macchine processionali di Santa Rosa. Lasciato questo Museo, si può raggiungere il vicino Museo Archeologico dove sono esposte uniche testimonianze di arte etrusca recuperata prevalentemente nelle vicine necropoli della Tuscia quali Vulci, Tarquinia, Cerveteri e molte altre. Qualora si voglia prolungare la permanenza di un giorno, in un qualunque fine settimana, Viterbo offre di tutto e di più per soddisfare anche i palati più raffinati ed esigenti, sono solo in senso enogastronomico. Il bellissimo Duomo, vero scrigno di molteplici capolavori artistici è una meta obbligata. Inoltre in vari fine settimana a cura dell’Ufficio Turistico Comunale vengono organizzate delle passeggiate fra le strade cittadine che non hanno tutt’ora tradito l’originale aspetto medievale narranti la storia d’importanti figure femminili vissute quì fra quelle antiche pietre di tufo.  Per un’assistenza turistica diretta e ricevere informazioni sulle varie iniziative culturali si può contattare telefonicamente l’Ufficio Turistico Comunale al numero 0761.226427. Un valido aiuto su come muoversi in città è offerto dall’app “Viterbo ART City”, realizzata da ARM23 in partenariato con la locale amministrazione comunale, che porta tanto i turisti che la popolazione locale alla scoperta delle bellezze di Viterbo. “L’applicazione nasce al fine di regalare a quanti visitano la città, in forma del tutto gratuita, un valido strumento in grado di far godere le bellezze artistiche e culturali che Viterbo custodisce in maniera coinvolgente e innovativa” dice Luisa Ciambella, Vice Sindaco di Viterbo, che prosegue affermando: “L’app, disponibile per dispositivi iOS e Android, permette agli utenti, attraverso un sistema di geolocalizzazione, d’individuare l’esatta posizione della Macchina di Santa Rosa durante tutte le tappe previste in tempo reale. Inoltre consente ai visitatori di scoprire, in maniera interattiva, i punti d’interesse artistico e culturale presenti nelle vie della città, corredati da dettagliate informazioni in una realtà aumentata da esclusivi audio immersivi appositamente realizzati. L’app, disponibile in italiano e inglese, è scaricabile dagli store Android e iOS e prevede la possibilità di acquisti in-app per accedere ai contenuti speciali di alcuni punti d’interesse”.

Viterbo – Monastero di Santa Rosa – Via di Santa Rosa, n.33 dal 2 settembre 2017 al 6 gennaio 2018, con ingresso gratuito e Orario dalle 9.30-12.30; 15.30-20 (fino al 13 settembre) e a partire dal 14 settembre dalle ore 15.30-19.00. Info: Tel. 0761 342887;  e-mail: monasterosantarosa@alice.it  – www.sabap-rm-met.beniculturali.it

 

Carlo Caldara in mostra al Vittoriano con “True Story”.

Testo di Mariagrazia Fiorentino – Foto di Donatello Urbani

Verità e realtà dovrebbero sempre essere unite e marciare di comune accordo in tutti gli eventi della nostra vita quotidiana. Carlo Caldara nella rassegna allestita nell’Ala Brasini del Vittoriano dal significativo titolo “True story”, vuole indagare su questi due concetti attraverso le sue opere nate e realizzate attraverso il corto circuito messo in piedi tra la realtà vissuta e reale, generate dagli eventi, e quella così detta virtuale dei media, del web e dei social network dove questa, pur essendo ugualmente vera attraverso una presenza su uno schermo o su altri supporti, è generata da un link di un computer. Scrivono in proposito i curatori nel catalogo prodotto da Show Eventi per Pandion Edizioni: “Carlo Caldara lavora con la presenza simultanea di immagine e parole. E le sue parole sono frasi brevissime che hanno l’aspetto di sentenze”, scritte con un linguaggio semplice nel presentare una storia che per essere vera – True Story – prosegue lo scritto ,“non ha bisogno di essere vissuta nel mondo reale, esiste una realtà virtuale che può essere ugualmente vera”.

davCarlo Caldara con alle spalle una delle due installazioni: Fili di nylon che sorreggono lettere con la sritta True Story

Lungo il percorso espositivo sono esposte due sculture, altrettante installazioni e 25 opere pittoriche realizzate tutte con materiali ecosostenibili sia metallici che compositi riciclati. Alquanto particolare è stata la realizzazione delle opere pittoriche dove sono state impiegate, in una tecnica mista, fotografie e colori ad olio su bibond (fogli di alluminio riciclato). Su ciascuna opera sono stati rappresentati i maggiori eventi, molti purtroppo irrisolti, che hanno caratterizzato questi ultimi anni della nostra società. Immigrati, asocialità, terrorismo, conquiste scientifiche e spaziali sono tutte lì impresse su materiali riciclati e drammaticamente presenti tutt’oggi nella nostra società in tante storie vere specchiate su pannelli che celano epigrammi frutto delle particolari riflessioni dell’artista.

IMG_20170724_182836                                                              Punch, 2017. Pittura e materiali vari. Dimensioni 40100

Le due installazioni invece sono composte: una da lettere appese ad un filo di nylon che compongono la frase “True Story”, mentre l’altra riporta la stessa frase su un sacco da pugile, sport che Caldara ha praticato, con il chiaro intento di proporre ai visitatori una riflessione sulla  nostra vita di tutti i giorni dove tutti siamo chiamati a combattere paure e debolezze.

Non è solo una nota di colore, ma questa mostra nel suo intero progetto espositivo sarà accolta nel Padiglione Nazionale del Guatemala in occasione della Biennale di Architettura che si svolgerà a Venezia  dall’8 settembre all’8 ottobre 2017 mentre, nei prossimi mesi, Carlo Caldara sarà protagonista d’importanti esposizioni nelle città di New York, Pechino e Parigi.

Catalogo bilingue italiano/inglese, pagine 84 costo €.18,00-

Roma – Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – Via San Pietro in Carcere (lato Fori Imperiali)

L’ Ospitale Santa Francesca Romana insieme al Giardino delle Delizie di Donna Olimpia Maidalchini trova la sua sistemazione definitiva nell’Hostello Borgo Ripa, in contemporanea al ritorno alla piena fruibilità della chiesa di Santa Maria in Cappella.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Le tante vicende che hanno fatto la storia della città di Roma molto spesso sono legate a luoghi che li hanno visti fare da cornice, se non addirittura esserne protagonisti, accumulandosi spesso una a ridosso dell’altra in modo tale da formare delle vere e proprie stratificazioni così come avviene per il suolo.

CAM09883Roma: Chiesa di Santa Maria in Cappella: Lapide che ricorda l’editto di Papa Urbano II^  la costruzione e l’apertura al culto della chiesa.

La sponda sinistra del fiume Tevere quasi a ridosso del ponte Sulplicio, proprio quello che riporta alla memoria personaggi quali Porsenna e Muzio Scevola, può dire di avere tutte queste prerogative. Qui, infatti, nell’anno 1087 nelle vicinanze della ripa dove era il porto fluviale di Roma, fu costruita, per volere di papa Urbano II^, una chiesa, o meglio una cappella, con il preciso scopo di fornire il servizio religioso, ruolo non di secondo piano, ai crociati in partenza per la Terra Santa. Un lapide posta subito dopo la porta d’ingresso della cappella, ricorda questa consacrazione  che viene indicata come sorta nel luogo chiamato “ad pinea”,  forse per la presenza di una pigna.                                    CAM09879                                          Chiesa di Santa Maria in Cappella: Crocifisso in micromosaico opera di Francesco Borromini,

Nell’anno 1425, quando la chiesa era già conosciuta come Santa Maria in Cappella, dedica che conserva tutt’ora, su iniziativa della nobildonna Francesca Ponziani, figura di primo piano nella storia della città con il nome di Santa Francesca Romana, nella chiesa furono ospitati i malati di peste e proprio qui iniziarono i primi passi di quella che in futuro sarà la Fondazione Santa Francesca Romana. Il 9 marzo di ciascun anno, giorno della morte di Santa Francesca Romana, avvenuto nell’anno 1440- sia in questa cappella che nel convento di Tor de Specchi, dove si trova la casa madre della congregazione religiosa fondata dalla Santa, si svolgono delle partecipate cerimonie religiose nel ricordo di una pagina di storia di primaria importanza nella vita della città tanto che Francesca Ponziani, nata a Trastevere nel 1384, sarà per sempre Francesca Romana, santa e patrona, insieme ai Santi Pietro e Paolo, della città di Roma. Come per il 29 giugno, giorno di festa a Roma in ricordo dei Santi Pietro e Paolo, anche il giorno 9 marzo meriterebbe identico trattamento, anche perché nella tradizione popolare è considerato giorno di precetto e contrassegnato da eventi di grande interesse culturale. Fra i tanti festeggiamenti meritano un posto di primo piano la cerimonia in Santa Maria in Cappella e l’apertura al pubblico del convento di Tor de Specchi, evento eccezionale perché sede dell’Ordine di Clausura delle Oblate di Santa Francesca Romana.

AntoniazzoRomanoRoma: Convento delle Oblate di Santa Francesca Romana. Affresco di Antoniazzo Romano – Foto courtesy Enciclopedia Wikipedia

L’interno di questo convento fu affrescato da Antoniazzo Romano con episodi della vita della Santa e, cosa interessantissima, sotto ogni riquadro  affrescato una didascalia in volgare, raro esempio di scrittura in italiano, in ambiente religioso, presente a Roma, città del Papa, dove la lingua ufficiale, almeno sui documenti scritti, non poteva essere che in lingua latina.

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Abside della Chisa S:Maria in Cappella  –                                                                          Acquasantiera composta con materiali  di recupero.        

Le attività filantropiche della Fondazione Santa Francesca Romana furono riportate in vita nel 1859 con l’Ospitale Santa Francesca Romana per vecchi indigenti, dal Principe Filippo Andrea V^ Doria Pamphjli. I discendenti di questa nobile famiglia erano gli eredi di Donna Olimpia Maidalchini, originaria proprietaria in città del vasto territorio di Ripa Grande dove sorgeva, insieme  al giardino delle delizie, la sua magnifica residenza. Donna Olimpia Maidalchini era la Pimpaccia per i romani a causa dei suoi commerci a carattere speculativo e dell’agire privato alquanto disinvolto ritenuto disdicevole, specie per la cognata di Papa Innocenza X^. Negli anni successivi sono intervenute varie modifiche nella vita dell’Ospitale fino a quando, di recente, la Regione Lazio lo obbligò alla riduzione del numero degli assistiti, dagli oltre cento iniziale, ad un numero che non doveva superare i 40. Si sono così liberati  locali non più utilizzati dai ricoverati che, su iniziativa di un imprenditore alberghiero trasteverino, titolare della catena alberghiera Eitch,  sono stati trasformati in “Eitch Borgo Ripa”, un nuovo ostello nel cuore di Trastevere che con stile raffinato e prezzi contenuti é in grado di offrire ospitalità  ed esperienza di viaggio nell’atmosfera caratteristica di un quartiere della città dove la romanità si respira in ogni angolo. A questa ospitalità non potevano mancare i piatti della tradizione enogastronomica romana. Questo importante incarico è stato affidato a Luciano, uno dei più noti ristoratori di Trastevere che ha impiantato di sana pianta il Ristorante “Da Luciano a Borgo Ripa”, utilizzando sia il giardino, quello che ospitava nei primi anni del 1600 il giardino delle delizie di Donna Olimpia, che parte dei locali dell’ex Ospitale, tanto suggestivi quanto carichi di fascino sono quelli dell’ex lavatoio trasformati in sala ristorante.

Le parole conclusive della presentazione alla stampa che meglio rappresentano questa nuova forma di ospitalità nella nostra città, la offre Marco Scaffardi, della Eitch: “Al rientro, dopo una giornata di piacere o di lavoro, vi aspettiamo nel Borgo per degustare prelibatezze tipiche romane, sorseggiare uno dei tanti cocktail, creati da prestigiosi barman, serviti nei nostri corner elegantemente incastonati sotto gli archi del giardino. Inoltre Borgo Ripa offre per matrimoni, disponibile anche una cappella privata oltre la magnifica chiesa di Santa Maria in Cappella, eventi privati, meeting aziendali, seminari, con uno sguardo interessato anche al turismo di gruppo, un salone con una capacità fino a 250 persone, un giardino bellissimo e ampi locali appositamente attrezzati, il tutto all’insegna di raffinata ospitalità ed un’ampia scelta enogastronomica”.

Un angolo suggestivo quanto storicamente importante ritorna con Borgo Ripa in tutto il suo splendore nella vita culturale e turistica romana come un acquarello di Pinelli.

Roma – Chiesa di Santa Maria in Cappella – Via di Santa Maria in Cappella. Aperta al culto tutte le domeniche alle ore 9,00 celebrazione della S. Messa, nel pomeriggio recita del S. Rosario.

-Hostello “Borgo Ripa” – Lungotevere Ripa, n.3 . Sito web www.borgoripa.it – Per contatti con Marco Scaffardi, telefonare al n° 366.6454880 – e.mail: marco.scaffardi@borgoripa.it

VI^ Edizione “Show Room Party IILA” – L’Istituto Italo Latino Americano apre le porte della propria sede romana agli stilisti sudamericani.

Testo e Foto di Donatello Urbani

Nelle prime edizioni aveva il sapore di una propaggine del più grande evento di moda World of Fashion. A distanza di sei anni lo Show Room Party IILA 2017 si è svolto con caratteri e connotazioni proprie e con il preciso intento di presentare uno sguardo particolareggiato sulla moda e gli stilisti latino americani ed i loro rapporti professionali con il mondo del Fashion Italiano. Anche l’iniziale timore reverenziale verso il maestro ispiratore delle proprie realizzazioni, presente in più di uno stilista, non si avverte più e tutti i protagonisti della moda latino/americana percorrono le proprie strade in completa autonomia sia pure, come in alcuni emblematici esempi, si siano strette delle valide partner-ship e lungimiranti imprenditori italiani abbiano investito sulla moda “made in Sudamerica”.

dav                                                                              Modello di Milagros Ancheita stilista messicana

L’evento Show Room Party IILA ha consacrato questo rapporto paritario che intercorre tra il mondo della moda italiano e gli stilisti provenienti da: Argentina. Colombia, Guatemala, Messico, Perù e Repubblica Domenicana. In passerella una trentina di capi abilmente presentati da Nino Graziano Luca, ideatore del World of Fashion.

IMG_20170718_180639                                 Foulard di Grey Est. Dietro un’opera pittorica della stessa stilista: “Decisione definitiva”- tecnica mista su tela

La sfilata dei modelli è stata aperta dai coloratissimi foulard della stilista domenicana Grey Est, veri e propri capi di abbigliamento, in questo caso estivo, strettamente ispirati nei colori e nei disegni alle opere pittoriche della loro realizzatrice. Carattere identificativo comune a tutti questi capi è il preciso richiamo al ruolo e alla foggia che il “poncho” riveste nell’abbigliamento della popolazione sudamericana.

IMG_20170718_192416                                                                                           Realizzazione di Milagros Ancheita

Incantevoli ricami realizzati ad Oaxaca, città messicana dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, sono il punto di forza dei modelli fatti sfilare dalla stilista messicana Milagros Ancheita che ha voluto chiamare la propria collezione“Enamoramex”, come atto riconoscenza verso la terra della propria origine.

IMG_20170718_193556                                     Capo  della collezione “Luxused” degli stilisti David Peppicelli e Tommaso Pecchioli realizzata in Colombia

Ispirati al “casual” per uomo i capi realizzati in Colombia per il marchio “Luxused” dagli stilisti italiani David Peppicelli e Tommaso Pecchioli nei quali le camicie hanno un ruolo primario.

IMG_20170718_200332                                                                     Alcuni modelli dello stilista argentino Gustavo Guerrero

Dall’Argentina, infine, provengono i due stilisti Elvio Acevedo e Gustavo Guerrero che hanno presentato modelli dove la doppia ispirazione sudamericana ed europea ha trovato una ben riuscita convivenza.

dav                                                                      Collezione privata di cappelli peruviani di Elena Tricoli

Importante anche l’esposizione di gioielli e cappelli che sono stati parte integrante di un evento che non è stato solo di moda ma ha avuto tutti i connotati propri di una rassegna d’arte.

THE WAR – Il pianeta delle scimmie – 3^ Episodio.

Testo di Matteo e Donatello Urbani – Foto courtesy Ufficio Stampa Valentina Calabrese

Intelligenza e ragionevolezza sono state doti appartenute da sempre all’ Homo sapiens, fino a quando, quindici anni fa, come narratoci nella prima pellicola della saga “Il pianeta delle scimmie”, a seguito di un esperimento scientifico mal riuscito, compiuto per combattere e sconfiggere l’alzheimer, sono state trasferite alle scimmie non senza dolore per entrambe le specie.

                                                                                               Pianeta scimmie

Una moltitudine di uomini ne uscirà vittima di gravi infermità, per una gran parte sarà causa di morte, mentre alle scimmie, insieme alle doti intellettive, arriveranno sentimenti di odio, rancore e vendetta come su Cesare, il leader dei primati, al quale è stata trucidata la famiglia, escluso l’ultimo nato Cornelio, dal feroce Colonnello, interpretato da Woody Harrelson sulla falsariga del già famoso Kurtz di Marlon Brando, che combatte una guerra per non lasciare il pianeta nelle mani della nuova specie. Proprio a questa battaglia finale  è riservata la scena centrale sulla quale ruota “The War – il pianeta delle scimmie”, terzo capitolo della celebre saga iniziata nel 1968, diretto da Matt Reeves ed in arrivo nella sale italiane il prossimo giovedì 13 luglio. Cesare, interpretato da Andy Serkis con la tecnica della “motion captures” che consente di entrare nella pelle di qualunque creatura come in precedenza avvenuto con Gollum nel “Il Signore degli anelli”, decide di combattere questa sua guerra da solo, anche se durante il percorso per raggiungere le truppe del Colonnello, incontrerà tre compagni che generosamente lo seguono per non lasciarlo solo, oltre a una simpatica scimmia “cattiva”, reduce dalla prigionia in uno zoo alla quale si devono le uniche scene di buonumore, ed una bambina bionda che ha perso l’uso della parola, alla stregua di tanti altri esseri umani vittime dell’esperimento mal riuscito.

                                                                                                    Pianeta scimmie 1

Bellissimi, dotati di tanto fascino e suggestione, sono i campi di battaglia. I paesaggi ricoperti di neve o inondati dalla pioggia, sono delle vere e proprie opere pittoriche realizzate da grandi artisti. Nel loro insieme completano degnamente e fanno da sfondo ad altrettante magnifiche riprese realizzate con le più avanzate tecniche visive ed acustiche. Se un limite dobbiamo trovarlo, di rimando, va ricercato nel sapore troppo western  di alcune scene che presentano Cesare ed i suoi compagni d’avventura in groppa a tranquilli destrieri impegnati nell’inseguimento delle truppe del Colonnello.

                                                                                                      Pianeta scimmie 2

Da non dimenticare anche l’interpretazione magistrale dell’intero popolo delle scimmie che si muove con tanta realtà e bravura da eguagliare, se non superare, quella degli stessi attori in carne e ossa. Sorprendente è pure il finale che, pur non svelandolo, lascia un’implicita considerazione: le doti umane proprie della specie troppo spesso mal gestite, come dimostrato dai tanti eventi storici succeduti nei millenni, che involontariamente sono state trasferite alle scimmie, avranno destini migliori? Il film tenta di rispondere a questa domanda e proprio qui è riposto il suo sorprendente finale.