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Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini,

Testo e foto di Donatello Urbani

Il volto di Roma, sia estetico che culturale, nel corso della sua lunga storia ha avuto molte immagini. Scoprirne alcune, le più significative, che vari artisti ci hanno regalato con le loro opere è quanto di più attraente ed affascinante possa esistere.  Molte di queste opere d’arte sono gelosamente conservate, spesso con grave pregiudizio alla pubblica fruibilità, come un vero e proprio tesoro nei depositi  delle varie istituzioni museali. Fortunatamente dobbiamo rilevare che a tutto questo fanno riscontro delle eccezioni. Una di queste, meritevole di particolare attenzione, si deve alla direzione delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini con periodiche esposizioni temporanee di quanto conservato nei loro depositi . Così nella sede di Palazzo Barberini è stata allestita la mostra “Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini” a cura di Maurizia Cicconi e Michele Di Monte. L’anamorfismo è un effetto d’illusione ottica capace di farci apparire un’immagine reale in forma distorta e renderla comprensibile solo ponendosi in un unico corretto punto di osservazione, oppure attraverso uno strumento apposito che ne restituisca la giusta lettura. Scrivono in proposito i curatori: “ La teoria e la pratica dell’anamorfosi raggiungono la loro più considerevole fortuna in età Barocca: costituiscono il culmine tecnico della dottrina  prospettica cinquecentesca, effetto dei progressi compiuti nel campo della geometria proiettiva e dell’ottica. La fortuna delle anamorfosi trova una profonda e congeniale connessione con l’estetica seicentesca, con la sua ossessione per il tema dell’illusione, dell’ossimoro, del paradosso e del contrasto, e soprattutto con quella tenace metafora “ಯ” radicale “ರ” che riconosce all’esperienza visiva, e non solo quella artistica, una natura essenzialmente “ಯ” spettatoriale “ರ”.

IMG_20180306_110154                                 Michel Lasne: Ritratto di  Jean-François Niceron- 1640/42 . Roma istituto Centrale per la grafica.

Uno dei più interessanti protagonisti di questa complessa congiuntura è il matematico e teologo francese Jean-François  Niceron (Parigi 1613  – Aix- en-Provence 1646), entrato in giovane età nell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola e dedicatosi altrettanto precocemente allo studio dell’ottica e della prospettiva.  Niceron pubblicò nel 1638 il celebre trattato La Perspective curieuse, magie articielle des effets merveilleux de l’optique par la vision directe, poi ripubblicato in edizione estesa e tradotta in latino nel 1646, con il titolo di Thaumaturgus opticus, ristampata in francese nel 1652. Niceron non fu solo un teorico della prospettiva, ma lasciò anche dei saggi concreti della sua teoria come nel caso del famoso affresco anamorfico di  San Giovanni a Patmos, realizzato nei corridoi del convento romano di Trinità dei Monti. Sulla scorta dei precoci esperimenti del celebre pittore francese Simon Vouet (Parigi 1590 –Parigi 1649), egli realizzò anche alcune anamorfosi circolari osservabili solo tramite uno specchio cilindrico.

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Jean-François Niceron:Anamorfosi catottrica. S.Francesco di Paola         Costruzione dell’anamorfosi catottrica con  S. Francesco di Paola

Quattro di questi dipinti, datati intorno al 1635, sono conservati nei depositi di Palazzo Barberini, e sono stati raramente esposti al pubblico, anche per la difficoltà pratica di consentire l’effettiva fruizione dell’immagine rappresentata. In mostra sono inoltre esposti due esemplari delle opere a stampa del frate francese, La Perspective curieuse e il Thaumaturgus opticus, accompagnate da un dispositivo che permette la consultazione e l’esplorazione diretta di una versione digitale dei testi, illustrati da un ricco corredo di tavole, disegni e diagrammi. Oltre ai due volumi, è presente anche il curioso “ಯ” canocchiale anamorfico “ರ” di Niceron, che consente al pubblico di scoprire come vedere un’immagine che non c’è.

getImage                              La grande Colonnata Illusionistica realizzata da Francesco Borrini nel Palazzo Spada Capodiferro

Tutto questo ci spinge verso il desiderio di scoprire quanto resta oggi nei monumenti e nelle opere d’arte della Roma Barocca ispirate alla amanorfosi  e  vivere di persona una città diversa da quella presente nella realtà che non esiste e non é mai esistita se non nei desideri dei nostri predecessori. Così si possono trovare nella nostra città opere capaci ancor oggi di “destare meraviglia” a partire dall’astrolabio  nel convento di Trinità dei Monti, insieme ai ritratti di S.Francesco di Paola del 1642, realizzato da Emmanuel Maignan, e di S.Giovanni Evangelista nell’isola di Patmos del 1642 dello stesso Niceron, tutte visibili solo su prenotazione e previo contatto con le suore francesi che ne sono custodi.  Nel cortile di Palazzo Spada Capodiferro, oggi sede condivisa dal Consiglio di Stato e dalla Galleria Spada, accesso al pubblico negli orari di apertura della Galleria,  si può ammirare la Colonnata Illusionistica realizzata da Francesco Borromini nel 1653. Inoltre l’alter ego del Borromini: Gian Lorenzo Bernini, decora negli anni 1663/66 la Sala Regia del Palazzo Apostolico nella Città del Vaticano, purtroppo visibile solo in televisione nel corso dei ricevimenti del Corpo Diplomatico accreditato  presso lo Stato Vaticano.  A tutto questo si aggiungono, entrambe pienamente  fruibili, le stanze di S.Ignazio di Loyola, nella Casa Professa dei Gesuiti a Piazza del Gesù, decorate da Andrea Pozzo nel 1681/86 e l’affascinante Cupola Illusionistica realizzata sempre da Andrea Pozzo nel 1685  per la Chiesa di S. Ignazio nell’omonima piazza.

E’ stata predisposta dalla Direzione delle Gellerie Barberini/Corsini anche un’interessante attività didattica, curata dall’Associazione “Si parte”,  da prenotare per e.mai:l didattica@siparte.net . Quella riservata alle scuole prevede incontri sui temi:

  • Occhio in camera, per i ragazzi dai 14 ai 19 anni,.Un’occasione per scoprire come funziona l’occhio umano, attraverso la creazione di una camera oscura in miniatura.
  • La visione stereo”, per i giovani dai 14 ai 19 anni). Grazie alla costruzione di stereoscopi portatili, le fotografie scattate dai ragazzi saranno trasformate in immagini tridimensionali “Prismi magici” ragazzi dai 10 ai 13 anni. Attraverso la realizzazione di prismi magici, i ragazzi ricreeranno giochi ottici vicini a quelli realizzati dalle anamorfosi di Nicèron.
  • Cilindri specchianti” ragazzi dai 10 ai 13 anni. Un laboratorio per scoprire come si creano le anamorfosi catrottiche.

Per gli adulti, invece sono riservate visite guidate gratuite con prenotazione obbligatoria e  previo acquisto del biglietto del museo,  nelle giornate di domenica 18 marzo 2018, ore 16.00 -15 aprile 2018, ore 16.00 – 13 maggio 2018, ore 16.00 e 10 giugno 2018, ore 16.00. E’ possibile organizzare visite per gruppi anche in altre date.  A queste si aggiungono workshop sul tema “Arte e Scienza” con tecniche di storytelling, gratuiti con previo acquisto del biglietto al museo e prenotazione obbligatoria nelle Domeniche:  22 aprile 2018, ore 16.00 – 20 maggio 2018, ore 16.00.

Roma – Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane, 13. Mostra: “Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini” fino al 3 giugno 2018  dal martedi alla domenica con orario 8,30/19,00 Costo del biglietto d’ingresso intero €.12,00 ridotto €.6,00 valido 10 giorni per le Gallerie Barberini e Corsini – Via della Lungara – . Gratuità come previste dalla legge. Informazioni e prenotazioni telefono 06.4824184 e.mail comunicazione@barberinicorsini.org

Hiroshige – Visioni dal Giappone.

Testo e foto di Donatello Urbani

Il Mondo dell’Universo fluttuante:  ukiyoe. Non più di cinque anni fa la sua esistenza, ed ancor più il suo significato, erano conosciuti da ben pochi italiani, comunque in ambito circoscritto agli studiosi delle civiltà dell’estremo oriente.  Le lungimiranti politiche culturali perseguite dagli amministratori pubblici locali della città di Milano, seguiti a breve distanza di tempo da quelli romani, purtroppo incapaci di progettare una loro autonoma vita culturale, hanno colmato questa lacuna allestendo mostre sui maggiori artisti giapponesi che meglio di tutti hanno illustrato il principale filone artistico elaborato nel periodo Edo, quello di maggior splendore dell’arte visiva giapponese, identificato dagli studiosi come identico al nostro rinascimento.

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Gara di pittura- Veduta di Sagamo                                                                       Luna riflessa sulla superficie delle risaie a Sarashima

Grazie alle immagini che ci hanno lasciato artisti quali Hokusai, Hiroshige,, Utamaro e Kuniyoshi, in mostra tutti prima a Milano e successivamente a Roma solo con i primi due, siamo venuti a stretto contatto con il fantastico mondo fluttuante che ci presenta quella realtà che nella visione buddista è destinata a sparire. Gli anni trenta dell’Ottocento segnarono l’apice della produzione ukiyoe. In quel periodo furo­no realizzate le silografiche più importanti a firma dei maestri dell’arte del Mondo Fluttuante, fama che, in Occidente, venne con­fermata e riconosciuta, qualche decennio più tardi con l’apertura del Paese al mondo esterno, come identificativa dell’arte visiva giapponese.

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10. Hiroshige

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritratto commemorativo-Silografia policroma                                            Peonia – Foto courtesy ufficio Stampa Mondadori Mostre

Dice la curatrice Rossella Menegazzo: “Kuniyoshi aveva pubblicato nel 1829 con l’editore Kagaya la serie I 108 eroi del Suikoden che lo rese famoso, Hokusai produsse con Nishimuraya, tra il 1830 e il 1832, le Trentasei vedute del monte Fuji (Fugaku sanj¯ urokkei) che, per il grande successo che riscossero, si ampliarono a quarantasei fogli, mentre Hiroshige fece se­guire, in risposta a questa, la sua serie intitolata Cinquan­tatré stazioni di posta del T¯ okaid¯ o(T¯ okaid¯ ogoj¯ usantsugi no uchi), tra il 1833 e il 1834”.  Scrivono i curatori nel bel catalogo edito da Skira; “Si trattava di un filone artistico che esprimeva i gusti e le mode del momento, sviluppatisi soprattutto in segui­to al veloce inurbamento dell’area del Kant ¯o, quando Edo (l’attuale Tokyo) fu scelta come capitale amministrativa e politica del bakufu Tokugawa, trasformando quello che era un piccolo villaggio di pescatori prima in una fioren­te città, e poi, nel giro di un secolo, nella metropoli più popolosa al mondo, che detenne il controllo del Paese per oltre due secoli e mezzo (1603-1868).

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    Kyoto:Il grande ponte                                                                                                       Illustrazione del giardino dei susini a Kameido

Non a caso il periodo viene anche definito come Pax Tokugawa, rife­rendosi alla lunga pacificazione di cui i Tokugawa si resero fautori dopo secoli di ininterrotte battaglie tra clan guer­rieri rivali per la supremazia sul Paese. Erano oltre due­centosessanta i feudi in cui il territorio era diviso, ognuno controllato da un daimy ¯o che lì possedeva il suo castel­lo, pur rispondendo al potere centrale dello shogunato. La conseguenza fu lo sviluppo di centri di cultura locali che il governo centrale, una volta instauratosi, cercava di mantenere sotto controllo con il sistema delle residenze alternate (sankin k ¯otai), che obbligava ogni signore a re­carsi e risiedere nella Capitale di Edo ad anni alterni”.

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Kyoto: Il ponte Nihobashi                                                                                                    Luna riflessa sulla superficie delle risaie a Sarashina

In questo ambiente si svolse l’attivita di Hiroshige, che formatosi presso la scuola Uta­gawa sotto Toyohiro, s’impose sul merca­to, tra gli anni trenta e cinquanta dell’Ottocento, pubbli­cando diverse decine di centinaia di fogli sciolti che illustravano soggetti di natura come fiori, pesci e uccelli, oltre che paesaggi e vedute celebri (meisho) del Giappone nelle quattro stagioni e nelle varie condizioni atmosferiche con la tecnica della silografia policroma (ni­shikie). I soggetti s’ispiravano spesso a luoghi che l’artista trovava nelle guide di viaggio, andando dalle classiche vedute della capitale amministra­tiva di Edo a quelle della capitale imperiale di Kyoto, dalle stazioni di posta del T¯ okaid¯ oa quelle del Kisokaid¯ o, dalle famose otto vedute di O¯mi e di Kanazawa a quelle del monte Fuji e degli scorci più belli delle province lontane. In tutte le  opere di Hiroshige, come risulta ampiamente documentato nelle oltre 230 opere esposte provenienti da collezioni italiane e internazionali, si riscontra sempre, e di questo dobbiamo renderglene merito, un punto di vista alternativo che esaltasse le bellezze della località. Iniziò con il formato orizzontale che portò alla massima espansione nel trittico, in contemporanea sperimentò la forma rotonda del ventaglio rigido (uchiwa)  ma, a partire dall’inizio degli anni cinquanta, iniziò a preferire il forma­to verticale, sulla scia dell’esperienza derivatagli da una importante committenza di dipinti su rotolo arrivata dal feudo di Tend ¯o.

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Il mare di Satta nella provincia di Suruya  – Entrambe le foto: courtesy Mondadori Mostre-   Kameido: Area antistante il santuario Tenjin

Il formato verticale era più efficace nella resa prospettica e più d’impatto come taglio e quindi adatto alle costruzioni innovative.  La novità stilistica che più s’identifica con Hiroshige è presente nel suo capolavoro finale, dedicato alle cento località celebri di Edo, che gli procurerà fama anche internazionale, grazie alla sempre maggior presenza di turisti in Giappone, e proseguì anche dopo la sua morte. La dedizione e la serietà con cui lavorò incessantemente al tema del paesaggio fecero di lui una fonte d’’ispirazione primaria per gli artisti europei. Esempi di questo si possono trovare nelle opere di Van Gogh, Edgar Degas o Toulose Lautrec, che, come scrive la curatrice, “seppe trasformare il tutto in pura grafica, non più copiando il lavoro di Hiroshige ma interpretando le linee di forza e la costruzione delle profondità per piani piatti sovrapposti nella creazione d’immagini con soggetti completamente diversi”.  Affiancheranno questa interessante rassegna una serie di attività culturali, laboratori, incontri  sulle principali manifestazioni popolari e gastronomiche giapponesi per giungere al fumetto: manga, e all’ikebana: l’affascinante arte delle composizioni floreali, organizzate con la collaborazione dell’Istituto Giapponese di Cultura in Italia.

Roma – Scuderie del Quirinale – Via XXIV Maggio, 16 – fino al 29 luglio 2018 con orari dalla domenica al giovedi dalle 10,00 alle 20,00; venerdi e sabato dalle 10,00 alle 22,30. Costi del biglietto d’ingresso intero €.15,00, ridotto €.12,00., giovani dai 7 ai 17 anni €.2,00 – incluusa per tutti l’audioguida. Previste gratuità stabilite per legge. Informazioni  www.scuderiedlequirinale.itinfo@scuderiedelquirinale.it - telefono 06.81100256. Prenotazione gruppi per e.mail: gruppi@vivaticket.it

Oltre la notte

Mariagrazia Fiorentino

Un film di Fatih Akin, vincitore del Golden Globe come miglior film straniero. La vita di Katja viene improvvisamente sconvolta dalla morte del marito Nuri e del figlioletto Rocco, rimasti uccisi nell’esplosione di una bomba. Grazie al sostegno di amici e familiari, Katja riesce ad affrontare il funerale e ad andare avanti. Ma la ricerca ossessiva degli assassini dei suoi cari e le ragioni di quelle morti insensate la tormenta. Danilo, avvocato e migliore amico del marito rappresenta Katja nel processo contro i due sospetti: una giovane coppia appartenente ad un’organizzazione neonazista.

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Il processo è un’esperienza durissima per Katja, che però non si vuole arrendere. Quando la legge trova i cavilli per non fare giustizia,  si arriva alle conseguenze estreme come viene narrato in questo film “un thriller affascinante”. L’interpretazione di Diane Kruger è magistrale, l’attrice è stata premiata per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes 2017. In uscita nelle sale cinematografiche nel mese di marzo.

Italia – Germania – Insieme per una politica della memoria.

Testo e foto di Donatello Urbani

La Storia, quella che si scrive con la “S” maiuscola, è la vera protagonista di questa interessante rassegna voluta dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia ed allestita nella propria sede romana di Via Labicana. Dietro le scarne e formali parole del linguaggio burocratico che testimonia  l’evento che ha segnato profondamente la storia nazionale, s’intravedono anche tante situazioni  che hanno investito e spesso colpito tragicamente i nostri connazionali.

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Trovarsi di fronte, esposta in una bacheca, la lettera in cui Mussolini confessa di aver inviato in Germania soldati italiani per essere addestrati con l’intento di essere successivamente inquadrati nell’esercito tedesco  e finiti, invece, ai lavori coatti e trattati disumanamente, stringe profondamente il cuore in una ribellione  che segna anche la nostra coscienza di uomini liberi. Non è sufficiente dire che eravamo in guerra per tacitare tutto.

IMG_20180221_180059Uno spettacolo all’interno di un campo di concentramento. Significativo il commento: “Donne? Ma no solo I.M.I.tazione (la sigla I.M.I. sta per Internati Militari Italiani)

Lungo tutto il percorso espositivo si possono osservare reperti originali provenienti dai campi di concentramento, molti donati dai reduci o conservati  fra le memorie affettive della famiglia, insieme a  documenti inediti ritrovati presso l’archivio storico del Ministero degli Affari Esteri. Fra questi non sono mancate testimonianze di tentativi, purtroppo senza ottenere buoni  esiti, da parte della Repubblica Sociale di Salò di aiutare ed intercedere presso i Tedeschi i nostri soldati prigionieri e sfruttati nei lavori coatti.

Un passato che non può essere dimenticato e rende lodevole l’opera di quanti ne conservano la memoria, sia pure con dolore.

Anche senza di te

Mariagrazia Fiorentino

Il film è in uscita l’8 marzo. Scrive Francesco Bonelli, che ne firma anche la regia: “E’ una commedia sentimentale a sfondo sociale, i temi sono l’emancipazione femminile, il nepotismo nel lavoro, la fuga all’estero dei cervelli, lo stato dell’educazione nella scuola per l’infanzia,  il ruolo dell’insegnante nella nostra società.” Il film parla a una parte di noi stessi, a un disagio che a volte nemmeno ammettiamo.

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A un passo dalle nozze con Andrea, medico in carriera che antepone il lavoro alla propria vita privata, Sara viene lasciata e comincia a soffrire di attacchi di panico. Solo insegnando l’educazione motiva ai bambini, capirà come creare un nuovo rapporto con se stessa e con gli altri e vedrà come tutti nella società vivono un profondo disagio di non essere mai se stessi nelle relazioni e nelle scelte più importanti nella vita. Complice di questo percorso sarà il collega Nicola. Il film conferma quanto sia giusto che vinca l’amore su tutto. Intepreti principali: Myriam Catania (Sara), Nicolas Vaporidis (Nicola), Matteo Branciamore (Andrea).

Nome di Donna

Mariagrazia Fiorentino

Sceneggiatura di Cristiana Mainardi e Marco Tullio Giordana che ne firma anche la regia. Un film attualissimo, che esce, non per caso l’8 marzo, il giorno della festa della donna. Un film che racconta la realtà con leggerezza. Nina (Cristiana Capotondi), si trasferisce da Milano in un piccolo paese della Lombardia dove trova lavoro in una residenza per anziani facoltosi. Un mondo elegante, quasi fiabesco.

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Che cela però un segreto scomodo e torbido. Quando Nina lo scoprirà sarà costretta a misurarsi con le sue colleghe, italiane e straniere, per affrontare il dirigente della struttura, Marco Maria Torri (Valerio Binasco) in una appassionata battaglia per far valere i suoi diritti e la sua dignità di donna. Scrive Cristiana Mainardi: “Mi auguro che questa storia, pur non tacendo del prezzo alto che comporta ogni ammutinamento alle cattive regole, possa alimentare la speranza che le cose non restino così per sempre”.

Ottime le interpretazioni di Cristiana Capotondi, e della sempre verde Adriana Asti.

Puoi baciare lo Sposo

Mariagrazia Fiorentino

Regia di Alessandro Genovesi nelle sale da giovedi 1 marzo. Il film affronta un tema attualissimo: le unioni civili tra persone dello stesso sesso con leggerezza e responsabilità,  ispirato alla commedia teatrale “My big gay italian wedding”, scritto da Anthony  J. Wilkinson. Scrive il regista: “Desideravo realizzare una storia brillante di taglio anglo-sassone. Ho richiesto perciò a tutti gli interpreti un assoluto realismo in modo che non ci fosse mai distanza tra attore e personaggio”.

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Antonio (Cristiano Caccamo) ha finalmente trovato l’amore della sua vita: Paolo (Salvatore Esposito), un attore talentuoso che sa interpretare ruoli molto diversi. Nell’entusiasmo di una tenera dichiarazione d’amore Antonio chiede a Paolo di sposarlo, ma ora viene il momento di affrontare le due famiglie. Decidono quindi di partire insieme da Berlino, dove vivono, per l’Italia, destinazione Civita di Bagnoregio, dove vivono i genitori di Antonio: la madre Anna, (Monica Guerritore) ed il padre Roberto (Diego Abatantuono), sindaco progressista del paese che ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione i punti di forza della sua politica.

Fra colpi di scena e sorprese, con un super cast, lo spettatore viene completamento catturato fino alla fine del film. Bravi a tutti!

“ARTE DELLA CIVILTA’ ISLAMICA – La collezione al-Sabah, Kuwait” – Le mille e una notte tradotte in oggetti di rara bellezza

E’ lo stesso curatore Giovanni Curatola che ci presenta questa mostra tutta incentrata su “Una civiltà artistica poco conosciuta in occidente che attraverso l’arte diventa un ponte tra oriente e occidente”.

I circa 350 oggetti esposti a Roma alle Scuderie del Quirinale, salve piccole novità, erano presenti anche nelle esposizioni a Firenze nel 1994 e a Milano nel 2010. Valeva la pena esporli nuovamente a Roma? La funzione di una mostra non si esaurisce nella sola esposizione per il semplice appagamento della vista di fronte ad un oggetto sia pure raro e di smisurata bellezza. Ogni oggetto ha una sua storia da raccontare che può essere varia, multiforme e vincolata a doppio filo agli eventi storici delle civiltà che li hanno prodotti. La storia che si narra a Roma è molto diversa da quella fiorentina del 1994 a ridosso del rocambolesco recupero dell’intera collezione, composta da oltre 35.000 pezzi, dopo il trafugamento iracheno a seguito dell’invasione del Kuwait. Tanto diverso quanto originale è stato il messaggio presente nell’esposizione milanese del 2010 poco tempo dopo lo scempio del Buddha  di Bamiyan dove questa magnifica collezione è stata chiamata a testimoniare la civiltà islamica di fronte alla barbarie di sconsiderati integralisti.

 

Vaso in vetro smaltato in policromia decorato con una coppia di fenici in stile cinese e una grande iscrizione in thuluth che recita: “Gloria al nostro Signore, il Re, il Sapiente”. Vetro soffiato, lavorato, smaltato in policromia e dorato; con applicazione di anelli da sospensione. Dimensioni:  cm.27.5×15.8. Arte mamelucca Siria o Egitto, prima metà del XIV secolo d.C. In epoca Mamelucca lo stile epigrafico più apprezzato fu il thuluth (significa 3:1, ovvero il rapporto matematico fra l’estensione delle aste delle lettere e il loro sviluppo orizzontale), molto slanciato e naturalmente elegante. Foto cuortesy dell’Ufficio Stampa

Particolare è anche il messaggio di questa esposizione romana. Innanzi tutto fa propri quelli delle precedenti edizioni, in più vuole gettare nuova e diversa luce sugli usi e costumi dei tanti islamici presenti nella nostra società, molti arrivati a bordo di barconi, in fuga dalle rispettive nazioni perché in guerra o colpite da gravi carestie alimentari. Alle spalle delle loro credenze religiose, dei loro gusti alimentari per arrivare fino al modo di vestirsi vi sono tante civiltà che si sono succedute nel corso dei secoli lasciando ognuna un segno indelebile sui loro saperi. Scopo palese di questa rassegna è quella di riaffermare attraverso l’arte i valori della civiltà islamica, presentati come non molto distanti da quelli occidentali cristiani nella comune osservanza del vivere in armonia con Dio per glorificarlo e la nobile pratica della misericordia verso i meno fortunati. Anche le differenze che emergono,  dall’iconoclastia al non uso di alcoolici, trovano la loro giustificazione tra la proibizione pubblica  e l’ammissione nella sfera privata, come per le raffinate miniature dei codici e la ritrattistica moghul o i pregevoli vini prodotti nella sponda sud del Mediterraneo.

 

Miniatura dipinta su seta con la rappresentazione di una coppia principesca con attendenti, tutti riccamente ingioiellati e con vesti dalle lunghe maniche ricamate in oro e profilate in pelliccia. Dimensioni cm.20×28.3.

Dipinta in policromia su seta. Asia Centrale, inizi del XV secolo d.C. Al centro la coppia regale (spesso identificata come Humay e Humayun, protagonisti di una celebre storia d’amore), riccamente vestita secondo la moda del tempo con lunghe sopravesti o caffetani in seta  con motivi decorativi ricamati in oro. Dipinti di questo genere sono attribuibili alla scuola Timuride Quattrocentesca e sono straordinari esempi della fusione armonica degli stili pittorici islamici, cinesi e centroasiatici. Foto cuortesy dell’Ufficio Stampa

 

Un messaggio etico e sociale che arriva a noi attraverso la bellezza espressa da una collezione d’arte messa insieme  dall’emiro del Kuwait e successivamente donata dallo stesso al suo popolo. La raccolta iniziò nel lontano 1975 quanto Sheikh Nasser Sabah Named al-Sabah, re del Kuwai, mostrò a sua moglie la Sheikha Husah Sabah al-Salem al-Sabah la splendita bottiglia in vetro smaltato, sopra riprodotta, acquistata durante un viaggio. Quel gesto segnò  la costituzione di una delle più importanti collezioni d’arte islamica esistenti al mondo.

Il percorso espositivo si articola in due grandi sezioni. La prima, introdotta dalla numismatica, presenta le varie fasi di sviluppo della civiltà islamica in stretto ordine cronologico. Si parte dalle grandi civiltà preesistenti a quella islamica: quella bizantina, nella parte nord occidentale e la mesopotamica nella parte orientale. A seguire sono presentati i vari mondi islamici: i turchi ottomani nel Mediterraneo, i safavidi nell’Iran  e l’opulento e fiabesco mondo Moghul nell’India.

La seconda sezione è dedicata ai temi e ai modi artistici, dal rigore formale delle categorie, alla fantasia del motivo floreale ripetuto- arabesco- fino alla rappresentazione astratta e realistica della figura umana o animale.

 

Collana d’oro e pendente con incastonati diamanti e un ulteriore grano pendente in smeraldo. Sul vetro smalti champlevé a coprire le cerniere di montaggio della catena; motivi floreali in blu, verde e rosso, sempre in smalto, ornano il retro del pendente. Eseguita in oro e con gemme  con la tecnica kundan; sul retro smalti champlevé. Il grano in smeraldo è stato scolpito, forato e polito con strumenti lapidari Dimensioni: H. 39 cm.; L. 4 cm. (il pendente). India, Deccan, Hyderabad, fine del XVIII secolo. Il kundan è un metodo di lavorazione che pare esclusivo dell’India e attraverso una iper raffinazione dell’oro che viene battuto e talmente purificato da renderlo viscoso ed estremamente duttile a temperatura ambiente. In questa maniera l’oro, pressato sulla pietra, aderisce perfettamente e permette all’artista una libertà d’azione e di creazione uniche. Un’altra caratteristica degna di nota è quella dell’uso degli smalti sull’oro (tecnica complessa e difficilissima da controllare con successo), a impreziosire ulteriormente, attraverso un lavoro di alta qualità artistica, gemme fra le più nobili, quali smeraldi, diamanti e rubini, spesso di ragguardevoli dimensioni. L’oreficeria indiana non solo è preziosa quanto poche altre, ma è un inno alla luce e al colore. Foto cuortesy dell’Ufficio Stampa.

 

Una vera chicca chiude questa interessante rassegna con le opere di oreficeria, in prevalenza indiane che, fra l’altro, costituiscono il vanto dell’intera collezione al-Sabah.

Un nutrito calendario di eventi culturali- musica, incontri e cinema sulla civiltà islamica- accompagnerà questa rassegna, distribuiti lungo tutto l’arco temporale a partire dal prossimo 3 settembre 2015.  Info per incontri e proiezioni su www.palazzoesposizioni.it – per il concerto incluso nel biglietto d’ingresso alle Scuderie del Quirinale del complesso Milagro Acustico Medina Sound del 5 settembre 2015, vedi www.scuderiequirinale.it-

Roma: Scuderie del Quirinale- Via XXIV maggio, n.16 fino al 20 settembre 2015 con orario dalla domenica al venerdi dalle 12,00 alle 20,00, sabato fino alle 23,00. Biglietto d’ingresso intero €.8,00, ridotto €.6,00. Il catalogo, ricco d’immagini ed apporti scientifici è edito da Skira

VOCI DAL FRONTE – 1915/1918 – di Pamela Giorgi illustrazioni di Maria Rina Giorgi

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La prima guerra mondiale ha cambiato profondamente la storia dell’umanità. Iniziata come un conflitto rapido e circoscritto nell’area balcanica, in pochissimi giorni si estese a tutte le grandi potenze europee, da tempo intente a sfidarsi nella politica estera, economica e industriale specie attraverso il colonialismo e l’imperialismo. Così, la dichiarazione di guerra alla Serbia da parte dell’Austria/Ungheria dopo l’assassinio dell’erede al trono asburgico Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914 a Sarajevo, fu il primo passo verso un conflitto che assunse sempre più le caratteristiche di un evento gigantesco, con milioni di soldati e mezzi e che durò oltre quattro anni.

“Questo libro è un racconto familiare di uno spaccato borghese di umanità e sentimento”, queste sono le parole della scrittrice Pamela Giorgi che ha raccontato insieme alla zia Maria Rina Giorgi le vicende dei soldati della prima guerra mondiale attraverso le loro dirette testimonianze (diari, carteggi, documentazioni varie raccolte negli archivi sparsi nel paese) non con il solito saggio, bensì per mezzo della graphic novel, cioè romanzo grafico, dalle alte potenzialità formative, per avvicinare soprattutto le giovani generazioni ad una storia che, se pur avvenuta 100 anni fa, sembra ormai lontanissima.

I diari di guerra, le memorie sono fonti preziose di notizie, ma sono anche testimonianza dello spirito di sacrificio che animava i militari e non, per il loro amor di patria.

Un libro divertente ma anche triste.

Edizioni Pegaso pagine 195 €.16,00.