About Mariagrazia Fiorentino

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Duisburg – Linea di sangue

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it- e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

Mafia e Italia, un pregiudizio duro a morire. Questa è la vera finalità del film per la TV presentato a Roma presso la sede RAI di Viale Mazzini “Duisburg – linea di sangue”, in collaborazione con RAI Fiction – Iterfilm, prodotto da Laurentina Guidotti e Conchita Airoldi, in prima visione su RAI 1 il 22 p.v. Ispirato ai fatti di sangue che sconvolsero la Germania e l’Italia nel ferragosto 2007, il film rientra nelle iniziative editoriali e di informazione che il palinsesto RAI dedica alla ricorrenza della Giornata sulla Legalità.

Commissario

Interpreti principali il commissario Michele Battaglia ( Daniele Liotti), con una interpretazione molto sentita e coinvolgente, coadiuvato da Thomas Block (Benjamin Sadler), commissario della polizia tedesca, con Vincenzo Ferrera, Marina Crialesi, Brenno Placido, Anna Ferzetti, Massimiliano Frateschi ed Ester Pantano.

Note di regia: Questa è la storia di un terribile fatto di cronaca che ha fatto conoscere al mondo la potenza e la violenza della ‘ndrangheta, la sua diffusione in Europa, la dimostrazione che la mafia calabrese non era solo un centro di potere locale ma ormai una delle mafie più potenti del mondo che aveva superato i confini nazionali …. I luoghi prescelti per le riprese hanno avuto un ruolo molto importante; ai colori caldi del sud Italia, il verde delle colline, l’azzurro del mare, l’ocra delle spiagge, ho contrapposto quelli lividi del nord Germania come la zona industriale della Ruhr, le strade grigie, i quartieri degli immigrati italiani (Enzo Monteleone, regista).

Il sole a Mezzanotte – Midnigth sun

Donatello Urbani

Il dilemma, uno di quelli tanto cari alla drammaturgia inglese– vedi William Shakespeare- “Essere una persona o solo una malattia”, è al centro del film “Il Sole a mezzanotte” (Midnight sun) diretto da Scott Speer ed interpretato dalle giovani promesse del cinema made in USA  Bella Thorne e Patrick Schwarzenegger, figlio del più famoso Arold.

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Il film racconta una struggente storia d’amore  che ruota intorno alla malattia che ha colpito la diciassettenne Katie Price – Bella Thorne-  che la costringe a non esporsi mai neppure alla pur minima luce solare pena la morte. A questa pesante limitazione si contrappongono i postumi di un intervento chirurgico imposto per contenere i danni di una rovinosa caduta fuori dall’acqua della piscina, causata da una sbornia, della giovane promessa del nuoto, Charlie Reed (Patrick Schwarznegger) che lo condiziona psicologicamente nel riprendere l’attività sportiva. Durante il giorno Katie è costretta a chiudersi in casa, ma è dopo il calar del sole che la sua vita si anima.

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Una sera d’inizio estate, alla chiusura delle scuole, Katie e Charlie sono vittime di Cupido. Lei è segretamente innamorata di lui fin da quando frequentava le elementari e lui corrisponde questo amore inframmezzandolo a una sviscerata ammirazione per le canzoni che Katie compone e le cui melodie sono anche uno splendido file rouge che accompagna tutta la storia. Entrambi i ragazzi riusciranno vincitori nelle rispettive sfide, grazie al reciproco aiuto, sia pure con risultati diversi. “Charlie’s song” – la canzone di Charlie –  accompagnerà d’ora innanzi la sua futura vita sportiva.

Tessere la Speranza: Le vesti celesti in Aracoeli.

Testo e Foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Il culto alla Vergine Maria, uno dei più sentiti dalla popolazione romana, ha trovato il suo epilogo nell’abbellirne le statue sia con vesti che con preziosi gioielli, che spesso ha rappresentato, in entrambe le espressioni, delle vere e proprie opere d’arte. In questo spirito è stata allestita nell’ala destra della Basilica di S.Maria in Aracoeli, luogo simbolo del valore religioso ma anche storico-culturale della città di Roma, la sesta edizione della mostra “Tessere la speranza” con il preciso intento di far conoscere, all’interno del culto religioso, l’intensità delle creazioni artistico-artigianali legate alle “madonne vestite” presenti sugli altari di molte chiese, in particolare del centro e del meridione d’Italia.

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Il Bambinello dell’Aracoeli                                                                                         Abito della Madonna del carmela con gli scapolari

 

Questa nuova esposizione presenta, infatti, seguendo il percorso di approfondimento sul tema delle “madonne vestite”, gli esemplari di simulacri con le loro vesti preziose della Vergine del Rosario, dell’Addolorata, provenienti da tutto il Lazio e porta all’attenzione del pubblico per la prima volta gli abiti del Bambinello della Basilica dell’Aracoeli e quelli della Madonna del Carmine in Trastevere. In proposito afferma la dott.ssa Alfonsina Russo, attuale Direttore del Parco Archeologico del Colosseo e già Direttrice della Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Roma, Etruria Meridionale e Provincia di Viterbo,: “Il Bambinello dell’Ara Coeli è uno straordinario documento della devozione del popolo romano caratterizzato dalla miriade di ex voto che ricoprono la veste di broccato. La statuina, portata dal clero nelle case romane che ne richiedevano ”l’assistenza”, “soccorreva” gli ammalati ed era omaggiata anche dai piccoli fedeli romani con la recita periodica di poesie. La Madonna del Carmine di Trastevere, detta la “Fiumarola”, testimonia la “vestizione reciproca” con il popolo, mostra e porge ai fedeli lo ‘scapolare’, un pezzetto di stoffa che si appende al collo e che rappresenta, oltre a un oggetto devozionale, una simbolica forma di ‘rivestimento’ che, richiamando la veste dei carmelitani, contraddistingue chi si affida alla Vergine”.

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Abito della Madonna dell’Addolarata di Boville (FR)                                                            Un abito della Madonna del Carmelo

 

Di rimando l’intervento dell’attuale Sovrintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, dott.ssa Margherita Eichberg, pone in risalto come:”Tessere la speranza” nasca insieme al progetto di restauro ed espositivo a partire dal recupero, effettuato dalla Soprintendenza, della Madonna del Rosario degli inizi del XVIII secolo conservata nella Chiesa di S. Andrea Apostolo a Vallerano (VT), danneggiata dal sisma del 30 ottobre 2016.  Dopo la prima edizione romana a Palazzo Patrizi Clementi, sede della Soprintendenza, incentrata sui tre percorsi della fede di S. Paolo, S. Benedetto e S.Francesco. La seconda edizione si è svolta nella splendida cornice del settecentesco Palazzo Lercari di Albano Laziale, sede del Museo Diocesano, con una attenzione particolare ai tessuti sacri provenienti dal territorio della diocesi. Con il coinvolgimento della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, la mostra è poi giunta a Sora (FR), nel Museo della Media Valle del Liri, presentando le preziose vesti delle Madonne Addolorate e in particolare l’enorme manto di Santa Marìa de la Esperanza Macarena proveniente da Siviglia. L’esposizione nel Museo Diocesano di Gaeta è stata incentrata sulla Madonna del Rosario e ha approfondito il restauro di alcune “Madonne vestite” locali, con i loro oggetti di corredo: in particolare il manichino e le vesti della Madonna della cintura (o della cintola) di Gaeta e l’abito antico della Madonna del Rosario di Casalattico. Ad Arpino (FR), un’ulteriore edizione è stata dedicata alla Madonna di Loreto, culto particolarmente sentito nella Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove si diffuse sin dal XV secolo”. Quanto noi possiamo ammirare nell’ala destra della Basilica dell’Ara Coeli, è la preziosa testimonianza di tante  cure amorevoli siano stati oggetto questi simulacri della Vergine impreziositi di monili ricercatissimi e ricche vesti, cucite dalle stesse donatrici. Tutto questo, inoltre, ci  racconta storie di un ricco patrimonio antropologico, oltre che artistico e storico. La nuova tappa di “Tessere la Speranza” nella Basilica dell’Aracoeli a Roma arricchisce, assieme all’aspetto cultuale delle vesti stesse, l’indagine sulle manifatture, l’artigianato e la ricchezza compositiva che sono parte della storia della città di Roma e del territorio regionale.

Catalogo con preziosi saggi di esperti e studiosi della materia, ricco di tavole a colori è edito di Gangemi Editore. Pagine 63, costo €.22,00

Roma- Basilica di Santa Maria in Aracoeli – Scalinata dell’Arce Capitolina – visitabile fino al 4 maggio 2018 con ingresso gratuito nell’orario di apertura della Basilica dalle 8,30 alle 18,30. Info tel.06.69763837 – 06.69763839 – sito web Sovrintendenza www.sabap-rm-met.beniculturali.it  oppure tel. 06.67233002-3-

Spettacolare recupero di 37 opere d’arte, alcune trafugate a seguito del terremoto nell’aquilano, da parte del TPC – Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Testo e foto di Donatello Urbani

Definirla una brillante operazione che ha visto impegnata anche la Procura della Repubblica di Salerno, è senza alcun dubbio riduttiva, non fosse altro per il valore simbolico presente in molte di queste opere d’arte  tra le quali figurano 5 pale d’altare che furono trafugate dopo i luttuosi eventi del terremoto che colpì la città dell’Aquila e l’Abruzzo  nel 2009. Sono in totale ben 37 le opere d’arte recuperate, di epoca compresa tra il XVI e XX sec., e comprendono,  oltre le 5 pale d’altare, parte del polittico della Chiesa di “San Rocco” di Formia (LT) dell’artista Gerolamo Stabile, e il dipinto,  raffigurante “ Cristo che prega nell’orto ”, attribuito al pittore bolognese Guido Reni, sottratto nell’agosto del 2012 a una famiglia nobiliare napoletana d’inestimabile valore tanto  che fu valutato nel 1991 ben 5 miliardi di lire.

IMG_20180313_121508                                                                          Cristo prega nell’orto – Attribuzione a Guido Reni.

Tiene a precisare il Comandante del Comando Carabinieri TPC: “Il gruppo criminale, effettuava furti di pregevoli opere d’arte che poi andavano ad arricchire l’arredo di alcune ville di lusso della costiera amalfitana, accrescendo il loro fascino per i turisti stranieri, che ne beneficiavano nei loro soggiorni di vacanza. L’operazione, avviata a settembre 2017, s’inquadra nel novero delle attività preventive e repressive attuate dal Comando TPC e, in particolare, in quelle info-operative svolte sul mercato clandestino di beni d’arte, che hanno permesso di acquisire elementi su imprenditori che avevano, nella loro disponibilità, numerosi beni di natura antiquariale di probabile provenienza furtiva.  Gli ulteriori approfondimenti investigativi, coordinati della Procura della Repubblica di Salerno, hanno consentito di identificare sia personaggi dediti alla ricettazione di opere d’arte antica, sia collezionisti, pronti ad acquistare beni culturali senza verificarne la lecita provenienza, pur di ampliare la loro raccolta. Le successive perquisizioni e la comparazione delle immagini dei beni rinvenuti con quelli censiti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti , gestita dal Comando TPC, hanno confermato la corrispondenza di 37 opere , permettendo di risalire a 16 furti perpetrati, negli ultimi 20 anni, in varie province italiane e di denunciare a piede libero 3 persone”.

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Martirio di S. Sebastiano-Tavole firmate Hieronimus Stabilis Neapoilitanus-Madonna con Gesà Bambino in braccio

Parallelamente al recupero ci sarà il ritorno sia alla pubblica fruibilità  che al culto religioso di quanto recuperato a tutto vantaggio dell’offerta culturale a disposizione dei cittadini.

Oltre l’apparenza – Opere di Andrea Pinchi e Paolo Vannuccini in mostra nella Galleria d’Arte Eitch Borromini.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La sede espositiva della Galleria d’arte Eitch Borromini, tanto raffinata quanto esclusiva, parte integrante del Palazzo Pontificio di Innocenzo X^ Pamphjli,  prospicente Piazza Navona,  accoglie fino al 14 maggio prossimo, la rassegna di opere d’arte di due artisti contemporanei: Andrea Pinchi e Paolo Vannuccini. Un comune denominatore lega i due artisti anche se  non possiamo assolutamente affermare che le opere dei due siano fra loro compatibili se non per quel sottile legame che unisce tutte le opere d’arte: la ricerca della bellezza. Infatti è questa l’obbiettivo che entrambi perseguono sia pure percorrendo due diverse strade.

IMG_20180314_184803Andrea Pinchi: “Chi insegue due lepri non ne prende una”- 2018. Acrilico su tela. Pelle del 1881, carta da dattilografia Fabriano anni ’60, carta carbone Kores  del 1960 ca, cordini del 1659, cuoi del 1881 e carta vetro del 1930 ca.

Andrea Pinchi utilizza per le sue opere materiali diversi, spesso usati, quali antichi strumenti musicali oppure pellami di recupero, con il chiaro intento di volersi rapportare con il vivere quotidiano  e riportare sulla tela le più profonde emozioni che questo rapporto suscita nel suo animo e trasmetterlo attraverso le sue opere ai restanti esseri umani.

IMG_20180314_184919                                                     Paolo Vannuccini: “Senza titolo – Serie Oltre” – 2016. Tecnica mista.

Paolo Vannuccini, di rimando, si muove nella classicità assoluta con tanto di colori e pennelli. A questi infatti è affidato il linguaggio artistico. I suoi personaggi, appena sfumati e ridotti all’essenziale, si muovono nelle sue tele fra un turbinio di colori, spesso forti, talvolta pesanti e scuri identici alle difficoltà che si devono affrontare nella vita di tutti i giorni e tentare di superarle o comunque di uscire da quelle difficili situazioni.  Una profonda vena umana caratterizza tutte le sue opere che trova il suo epilogo nel messaggio finale che ha nella bellezza la sua meta ultima.

Roma – Via Santa Maria dell’Anima, 30 – Galleria d’Arte Eitch Borromini fino al 14 maggio 2018 con ingresso gratuito e orari 11,00/20,00 dal lunedi alla domenica. Consigliata la prenotazione. Informazioni tel. 06.6861425 – e.mail: galleriaborromini@gmail.com

Oh mio Dio! – Un film di Giorgio Amato in uscita nelle sale il 26 marzo

Mariagrazia Fiorentino – Donatello Urbani

L’invocazione “Se Cristo tornasse”  insieme a quella “Se Cristo vedesse” sono le più comuni nella bocca degli italiani quando si trovano di fronte ad un’ingiustizia o una macroscopica deformazione della verità.  La prima di queste invocazioni è stata quella pienamente raccolta da Giorgio Amato che ne ha fatta il motivo principale del suo film “Oh mio Dio!”. La mattina di Natale in una chiesetta di un piccolo paese della provincia laziale mentre il parroco recita, insieme ai parrocchiani, la professione di fede Cristo in prima persona annuncia la sua Parusia (secondo ritorno). Questa volta però saranno Roma e l’Italia e non Cafarnao e la Palestina  i luoghi dove Gesù troverà i suoi nuovi discepoli che ad iniziare da Pietro, ex titolare di una piccola azienda con 8 dipendenti che la crisi economica prima e l’avidità degli usurai poi lo hanno ridotto in miseria e costretto all’accattonaggio, non sono pescatori, salvo uno solo.

IMG_20180316_120007                                                                            Pietro (Stefano Pregni) e Cristo (Carlo Caprioli)

Così inizia la predicazione di Gesù coadiuvato da apostoli reclutati fra gli ultimi della società. Peccato però si scontri con l’indifferenza delle persone che considerano anche lui un reietto della società malgrado i miracoli che compie ad iniziare dal camminare sulle acque da una sponda all’altra del fiume Tevere.

IMG_20180316_120015                                                                             L’ultima cena consumata in una pizzeria

Al termine della sua vita terrena, Gesù lascerà comunque un rinnovato messaggio cristiano con tutte le sue validità, che sarà raccolto, come avvenuto precedentemente duemila anni fa, solo da una popolazione aperta ad accoglierlo. Questo è lo spirito con cui va vista questa bellissima e piacevole pellicola che lancia un messaggio con ben poco di religioso e tanto di laicità.

Up & Down – Roma Teatro Sistina solo il 19 marzo, ore 21,00 “Questo spettacolo parla anche di te, solo che tu non lo sai….”

Mariagrazia Fiorentino

In occasione della settimana mondiale dedicata alla sindrome di down, il Teatro Sistina di Roma è stato particolarmente sensibile al tema. Paolo Ruffini sarà affiancato da sei attori livornesi della compagnia teatrale Mayor Von Frinzius, attori simpatici e brillanti che gli piace mangiar bene, amare e firmare autografi.

Attori a tutto tondo che recitano e cantano, uno solo di loro è autistico. Questo spettacolo c’introduce nel mondo di questa forma di disabilità. Sul palco Paolo Ruffini, che tenta di fare un “One man show”, ma sono loro i veri protagonisti. La tourné, dopo la tappa romana proseguirà in varie città italiane fra cui Milano al Teatro Nazionale il 26 p.v. Insieme allo spettacolo verrà realizzato anche un docufilm, prodotto dalla Tiziana Rocca Production, che racconterà l’avventura di questi attori molto speciali e il forte legame  con Paolo Ruffini e la loro relazione con il mondo dello spettacolo. Una vera e propria esperienza, in cui le distanze tra palcoscenico e platea si annullano: comicità e irriverenza accompagnano gli spettatori in un viaggio che racconta della bellezza che risiede nella diversità-

Regia Lamberto Giannini. Informazioni e prenotazioni Teatro Sistina 06.4200711  –  392.8567896.

Haec est civitas mea – Opere di giovani artisti dell’Accademia I.S.Glazunov di Mosca.

Testo e foto di Donatello Urbani

Fra le diverse iniziative culturali previste nell’ambizioso progetto delle Stagioni Russe in Italia rientra a pieno titolo anche questa mostra allestita nella sala Zanardelli del Vittoriano che già nel titolo in lingua latina preannunzia il contenuto d’arte classica che sarà il tema dominante presente in tutte le opere esposte.

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Mukovnin E.V. “Ai confini del Mondo                                                                                          Len’kova Ju-V. “”L’ascesa di Sikirnaja gorà”

L’odierna Accademia Russa di pittura “I.S.Glazunov” , come affermato in conferenza stampa dall’attuale rettore ad interim Ivan Glazunov, si propone di recuperare l’esperienza maturata nei secoli scorsi dall’Accademia Imperiale Russa di Belle Arti ed esaltare tutte le tradizioni artistiche e culturali che le vicende post rivoluzione dell’ottobre 1917 avevano cancellato. Non aspettatevi quindi di trovare esposte opere che abbiano, anche in forma velata, riferimenti alle avanguardie e post avanguardie russe ed alle correnti artistiche oppure riferimenti al periodo sovietico.

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Safonov M.O. “La città di Stàrica sul Volga N.1″                                                                        Velicko O.A. “Ritratto di Gennàdi Rozdestvenskij

Il messaggio artistico che questi giovani neo diplomati ci presentano con le loro opere ha un legame diretto con il mondo artistico classico della pittura tradizionale presente in Russia fino ai primi anni del Novecento. Le circa cinquanta opere esposte vogliono richiamare  l’attenzione dei visitatori su alcuni significativi episodi che hanno segnato la storia nazionale oltre  presentare le bellezze della natura della Russia insieme ad  alcuni ritratti di personalità contemporanee.

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Cvetaeva O.M. “Storia di Pietro e Fevrònija”                                                                                 Ermakova A.G. “La guarigione del paralitico”

Questo non toglie niente alle alte qualità artistiche presenti in tutte le opere anche quando si è trattato di copiare o ispirarsi ai grandi capolavori di artisti del passato, in tutti è presente qualcosa di personale,  per non parlare di quelle che sono state realizzate da questi giovani attingendo unicamente alla loro inventiva e creatività artistica. Sarà, invece, oltremodo interessante seguire il percorso artistico che attende questi giovani nei prossimi anni quanto le nozioni apprese nell’Accademia, giusti gli insegnamenti che partono dalla classicità, saranno i punti di partenza per nuove e personali acquisizioni stilistiche.

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Cudanov S.E. “La grande marcia tra i ghiacci della Siberia”                                                              Blinkov S.V. “Lo zarevic’ Dmitrij”

“I nostri giovani allievi”, dichiarano alcuni docenti dell’Accademia I. S. Glazunov nel corso di una previsita alla mostra, “hanno piena libertà di esprimersi e ricercare liberamente forme, stili e metodi di realizzazione  delle loro opere anche quando si allontanano dagli insegnamenti impartiti”.  In proposito come indica inequivocabilmente il titolo della rassegna: la nostra civiltà, incluse le arti figurative che ne costituiscono uno dei fondamenti, non può non basarsi che sui valori classici, senza trascurare, però, anche i meno classici, e su questi costruire quelli futuri.

Roma – Mostra “Haec est civitas mea” – Sala Zanardelli del Vittoriano – Piazza dell’Ara Coeli fino al 2 maggio 2018 con ingresso gratuito tutti i giorni dalle ore 9,30 alle 19,30. Info tel.06.6783587 .-

Tesori e Imperatori – Lo splendore della Serbia romana- Aquileia – Udine – Palazzo Meizlik dall’11 marzo al 3 giugno 2018

Mariagrazia Fiorentino

Questa mostra, offre la possibilità di far conoscere, il grande patrimonio artistico che possiede questa terra di confine, prendendo in esame il periodo che va dal I^ al VI^ secolo e consolida i legami culturali di Italia e Serbia. Sessantadue reperti provenienti dai maggiori musei serbi testimoniano il valore di questa mostra. Il prof. Claudio Strinati (uno dei maggiori uomini di cultura e critico d’arte), nel suo intervento commenta: “Già dal titolo mette in evidenza l’importanza di questa mostra, 17 imperatori e soprattutto Costantino”.

Alle estreme propaggini orientali della Serbia di oggi il Danubio s’incunea nello splendido scenario delle Porte di Ferro: duemila anni fa il fiume segnava il confine di un impero, quello romano che nel periodo della sua massima espansione arrivava alla Tracia (Bulgaria sud-orientale, Grecia nord-orientale, Turchia europea) e alla Dacia. L’Illirico fu terra di eventi cruciali - la campagna di Traiano, l’ascesa al potere di Diocleziano e di Costantino – terra di fortificazioni, di legionari e imperatori, di grandi residenze imperiali, prosperi quartieri urbani, commerci fiorenti, luogo di convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi.

Protagonisti del percorso di visita tre elmi da parata che ci restituiscono tutto il solenne cerimoniale dell’esercito romano: in particolare l’elmo ritrovato a Berkasovo, dorato e tempestato di elementi in pasta vitrea multicolore a imitazione delle pietre dure, è un vero e proprio capolavoro di artigianato artistico. La stessa magnificenza si ritrova  nelle eccezionali maschere da parata in bronzo rinvenute lungo la sempre minacciata frontiera del limes romano.

12_The Helmet Berkasovo 2 L elmo di Berkasovo 2                                                                                                     Elmo di Berkasovo

E  proprio lungo la frontiera, a Tekija, è stato rinvenuto il tesoro in argento che possiamo ammirare: i preziosi oggetti dovevano essere stati nascosti, come in casi analoghi,  per l’incombere di un pericolo, in questo caso subito dopo l’81 e sono una testimonianza importante della penetrazione dei Daci nel territorio della Mesia.

Il regno della Dacia rappresentava un pericolo per le province romane lungo il medio e basso corso del Danubio – scolpito magistralmente sul calco della colonna traiana  in mostra per l’occasione ad Aquileia – e Traiano vi condusse due importanti campagne belliche contro il re Decebalo facendo costruire anche l’imponente ponte sul fiume.

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Significativa la testa di Venere recuperata nel 2003 durante gli scavi in un cortile a peristilio con una fontana in marmo, che ci riporta alla regalità del palazzo-circo di Sirmium divenuto una delle residenze di Costantino il Grande. La statua di Venere era stata portata lì da Costantino o dai suoi successori per propaganda politica, per riproporre i valori della Roma Aeterna  e allo stesso scopo varie rappresentazioni di Costantino cominciarono ad apparire sulle monete e sugli oggetti d’arte. La sua immagine è raffigurata con un diadema, con il capo leggermente inclinato all’indietro, e lo sguardo verso il cielo.

Una delle immagini più importanti di questo tipo che troviamo in mostra è rappresentata sul cosiddetto cammeo di Belgrado in sardonica a più strati, con l’imperatore a cavallo trionfante sopra il nemico sconfitto. Ma il pezzo di arte e di propaganda politica più rappresentativo del tempo di Costantino è la famosa testa in bronzo con diadema dello stesso imperatore parte di una statua dorata rinvenuta nella città natale Naissus, l’odierna Niš, esempio di magnificenza imperiale.

24_Head of Galerius Testa di Galerio                                                                                                       Testa di Galerio

Notevole la testa in porfido rosso dell’imperatore Galerio proveniente da  Gamzigrad, dove il ritrovamento di un archivolto, con l’iscrizione FELIX ROMVLIANA ci indica chiaramente il luogo ove sorgeva il  palazzo eretto da Galerio. Il porfido rosso, la pietra più dura di tutte, ha molti simbolismi: manifesta potere e forza, e il suo colore purpureo richiama alla mente la sublimità e la dignità. Le sculture avevano lo scopo di celebrare e glorificare il potere imperiale e sulla base delle rilevanti dimensioni, si presume che la mano di porfido del braccio sinistro con globo sia appartenuta, così come la testa, ad una figura colossale che poteva rappresentare Galerio come dominatore del mondo.

Un’ultima sezione è dedicata a dei e divinità – una splendida testa appartenente ad una statua marmorea di Ercole più grande del naturale, rinvenuta nel palazzo di Galerio a Gamzigrad, due statue che raffigurano il dio con in braccio il piccolo Telefo, il mitico fondatore di Pergamo. Di grande interesse anche i culti legati alla sfera militare, tra cui quello di Mitra e, in maniera meno sicura, quello di un eroe a cavallo, al quale fanno riferimento le rappresentazioni dei cosiddetti “cavalieri traci” o “danubiani.

Il catalogo della mostra,bilingue, curato da Ivana Popović e Monika Verzár e contenente le schede e le fotografie di tutte le opere, è edito da Gangemi Editore, pagine 159 con illustrazioni. Costo €.26,00

Per saperne di più contattare il sito www.fondazioneaquileia.it.

Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini,

Testo e foto di Donatello Urbani

Il volto di Roma, sia estetico che culturale, nel corso della sua lunga storia ha avuto molte immagini. Scoprirne alcune, le più significative, che vari artisti ci hanno regalato con le loro opere è quanto di più attraente ed affascinante possa esistere.  Molte di queste opere d’arte sono gelosamente conservate, spesso con grave pregiudizio alla pubblica fruibilità, come un vero e proprio tesoro nei depositi  delle varie istituzioni museali. Fortunatamente dobbiamo rilevare che a tutto questo fanno riscontro delle eccezioni. Una di queste, meritevole di particolare attenzione, si deve alla direzione delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini con periodiche esposizioni temporanee di quanto conservato nei loro depositi . Così nella sede di Palazzo Barberini è stata allestita la mostra “Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini” a cura di Maurizia Cicconi e Michele Di Monte. L’anamorfismo è un effetto d’illusione ottica capace di farci apparire un’immagine reale in forma distorta e renderla comprensibile solo ponendosi in un unico corretto punto di osservazione, oppure attraverso uno strumento apposito che ne restituisca la giusta lettura. Scrivono in proposito i curatori: “ La teoria e la pratica dell’anamorfosi raggiungono la loro più considerevole fortuna in età Barocca: costituiscono il culmine tecnico della dottrina  prospettica cinquecentesca, effetto dei progressi compiuti nel campo della geometria proiettiva e dell’ottica. La fortuna delle anamorfosi trova una profonda e congeniale connessione con l’estetica seicentesca, con la sua ossessione per il tema dell’illusione, dell’ossimoro, del paradosso e del contrasto, e soprattutto con quella tenace metafora “ಯ” radicale “ರ” che riconosce all’esperienza visiva, e non solo quella artistica, una natura essenzialmente “ಯ” spettatoriale “ರ”.

IMG_20180306_110154                                 Michel Lasne: Ritratto di  Jean-François Niceron- 1640/42 . Roma istituto Centrale per la grafica.

Uno dei più interessanti protagonisti di questa complessa congiuntura è il matematico e teologo francese Jean-François  Niceron (Parigi 1613  – Aix- en-Provence 1646), entrato in giovane età nell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola e dedicatosi altrettanto precocemente allo studio dell’ottica e della prospettiva.  Niceron pubblicò nel 1638 il celebre trattato La Perspective curieuse, magie articielle des effets merveilleux de l’optique par la vision directe, poi ripubblicato in edizione estesa e tradotta in latino nel 1646, con il titolo di Thaumaturgus opticus, ristampata in francese nel 1652. Niceron non fu solo un teorico della prospettiva, ma lasciò anche dei saggi concreti della sua teoria come nel caso del famoso affresco anamorfico di  San Giovanni a Patmos, realizzato nei corridoi del convento romano di Trinità dei Monti. Sulla scorta dei precoci esperimenti del celebre pittore francese Simon Vouet (Parigi 1590 –Parigi 1649), egli realizzò anche alcune anamorfosi circolari osservabili solo tramite uno specchio cilindrico.

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Jean-François Niceron:Anamorfosi catottrica. S.Francesco di Paola         Costruzione dell’anamorfosi catottrica con  S. Francesco di Paola

Quattro di questi dipinti, datati intorno al 1635, sono conservati nei depositi di Palazzo Barberini, e sono stati raramente esposti al pubblico, anche per la difficoltà pratica di consentire l’effettiva fruizione dell’immagine rappresentata. In mostra sono inoltre esposti due esemplari delle opere a stampa del frate francese, La Perspective curieuse e il Thaumaturgus opticus, accompagnate da un dispositivo che permette la consultazione e l’esplorazione diretta di una versione digitale dei testi, illustrati da un ricco corredo di tavole, disegni e diagrammi. Oltre ai due volumi, è presente anche il curioso “ಯ” canocchiale anamorfico “ರ” di Niceron, che consente al pubblico di scoprire come vedere un’immagine che non c’è.

getImage                              La grande Colonnata Illusionistica realizzata da Francesco Borrini nel Palazzo Spada Capodiferro

Tutto questo ci spinge verso il desiderio di scoprire quanto resta oggi nei monumenti e nelle opere d’arte della Roma Barocca ispirate alla amanorfosi  e  vivere di persona una città diversa da quella presente nella realtà che non esiste e non é mai esistita se non nei desideri dei nostri predecessori. Così si possono trovare nella nostra città opere capaci ancor oggi di “destare meraviglia” a partire dall’astrolabio  nel convento di Trinità dei Monti, insieme ai ritratti di S.Francesco di Paola del 1642, realizzato da Emmanuel Maignan, e di S.Giovanni Evangelista nell’isola di Patmos del 1642 dello stesso Niceron, tutte visibili solo su prenotazione e previo contatto con le suore francesi che ne sono custodi.  Nel cortile di Palazzo Spada Capodiferro, oggi sede condivisa dal Consiglio di Stato e dalla Galleria Spada, accesso al pubblico negli orari di apertura della Galleria,  si può ammirare la Colonnata Illusionistica realizzata da Francesco Borromini nel 1653. Inoltre l’alter ego del Borromini: Gian Lorenzo Bernini, decora negli anni 1663/66 la Sala Regia del Palazzo Apostolico nella Città del Vaticano, purtroppo visibile solo in televisione nel corso dei ricevimenti del Corpo Diplomatico accreditato  presso lo Stato Vaticano.  A tutto questo si aggiungono, entrambe pienamente  fruibili, le stanze di S.Ignazio di Loyola, nella Casa Professa dei Gesuiti a Piazza del Gesù, decorate da Andrea Pozzo nel 1681/86 e l’affascinante Cupola Illusionistica realizzata sempre da Andrea Pozzo nel 1685  per la Chiesa di S. Ignazio nell’omonima piazza.

E’ stata predisposta dalla Direzione delle Gellerie Barberini/Corsini anche un’interessante attività didattica, curata dall’Associazione “Si parte”,  da prenotare per e.mai:l didattica@siparte.net . Quella riservata alle scuole prevede incontri sui temi:

  • Occhio in camera, per i ragazzi dai 14 ai 19 anni,.Un’occasione per scoprire come funziona l’occhio umano, attraverso la creazione di una camera oscura in miniatura.
  • La visione stereo”, per i giovani dai 14 ai 19 anni). Grazie alla costruzione di stereoscopi portatili, le fotografie scattate dai ragazzi saranno trasformate in immagini tridimensionali “Prismi magici” ragazzi dai 10 ai 13 anni. Attraverso la realizzazione di prismi magici, i ragazzi ricreeranno giochi ottici vicini a quelli realizzati dalle anamorfosi di Nicèron.
  • Cilindri specchianti” ragazzi dai 10 ai 13 anni. Un laboratorio per scoprire come si creano le anamorfosi catrottiche.

Per gli adulti, invece sono riservate visite guidate gratuite con prenotazione obbligatoria e  previo acquisto del biglietto del museo,  nelle giornate di domenica 18 marzo 2018, ore 16.00 -15 aprile 2018, ore 16.00 – 13 maggio 2018, ore 16.00 e 10 giugno 2018, ore 16.00. E’ possibile organizzare visite per gruppi anche in altre date.  A queste si aggiungono workshop sul tema “Arte e Scienza” con tecniche di storytelling, gratuiti con previo acquisto del biglietto al museo e prenotazione obbligatoria nelle Domeniche:  22 aprile 2018, ore 16.00 – 20 maggio 2018, ore 16.00.

Roma – Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane, 13. Mostra: “Curiose riflessioni. Jean-François Niceron, le anamorfosi e la magia delle immagini” fino al 3 giugno 2018  dal martedi alla domenica con orario 8,30/19,00 Costo del biglietto d’ingresso intero €.12,00 ridotto €.6,00 valido 10 giorni per le Gallerie Barberini e Corsini – Via della Lungara – . Gratuità come previste dalla legge. Informazioni e prenotazioni telefono 06.4824184 e.mail comunicazione@barberinicorsini.org