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Il Mondo Fluttuante – Ukiyoe, Visioni dal Giappone. Museo di Roma Palazzo Braschi fino al 23 giugno 2024

Mariagrazia Fiorentino

La mostra è una visione d’insieme che fornisce i fondamenti per una corretta prospettiva su questa arte antica per sensibilizzare le emozioni, il corpo e la mente che trasformano l’essere umano.

5.Kikugawa Eizan_Raccolta moderna di bambini come tesori

Da comunicato stampa:”…..La mostra, presenta centocinquanta capolavori dell’arte giapponese di epoca Edo, tra il Seicento e l’Ottocento, focalizzandosi su quello che stato il filone artistico più innovativo del tempo e internazionalmente ancora oggi influente: l’ukiyoe. Letteralmente traducibile come “immagini del mondo fluttuante”, si tratta di un genere pittorico nato in epoca Edo (1603-1868) che include rotoli da appendere e da srotolare tra le mani, ma anche paraventi di grande formato, dipinti a pennello su seta o carta, oltre a stampe realizzate in policromia con matrice in legno su carta. Quello che si ricava dalla mostra è una panoramica dei circa duecentocinquant’anni sotto il governo militare dei Tokugawa, un lungo periodo di pace segnato da grandi cambiamenti sociali, economici ed artistici che si chiuse con la riapertura forzata del Paese agli scambi con le potenze occidentali a partire dalla metà dell’Ottocento e la Restaurazione Meiji che riportò al centro del potere l’Imperatore. Sono rappresentati i più importanti maestri dell’ukiyoe, oltre 30 artisti, a partire dalle prime scuole Seicentesche come la Torii fino ai nomi più noti di Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai, Tōshusai Sharaku, Keisai Eisen e alla grande scuola Utagawa con Toyokuni, Toyoharu, Hiroshige, Kuniyoshi, Kunisada che rappresentò l’apice e forse anche il dissolvimento del genere quando i tempi stavano ormai cambiando. La tecnica dell’ukiyoe, importata dalla Cina, implementò la diffusione di immagini e libri permettendo una produzione in serie grazie anche al talento degli artisti ingaggiati. La produzione di stampe, infatti, rappresentò un vero e proprio mercato, tantissimi furono gli artisti e i professionisti, tra pittori, intagliatori, stampatori, calligrafi, che lavoravano in atelier sotto la direzione di un editore il quale sosteneva economicamente il progetto, sceglieva artisti e soggetti, e immetteva le opere sul mercato…..”

8.Kitagawa Utumaro_Giovani donne e inserviente raccolgono i cachi_B

La mostra presenta centocinquanta capolavori dell’arte giapponese di epoca Edo, tra il Seicento e l’Ottocento, focalizzandosi su quello che è stato il filone artistico più innovativo del tempo e internazionalmente ancora oggi influente: l’ukiyoe. Letteralmente traducibile come “immagini del mondo fluttuante”, si tratta di un genere pittorico nato in epoca Edo (1603-1868) che include rotoli da appendere e da srotolare tra le mani, ma anche paraventi di grande formato, dipinti a pennello su seta o carta, oltre a stampe realizzate in policromia con matrice in legno su carta.

11.Utagawa Kuniyoshi_Esibizione a Nishi Ryogoku, dalla serie Hayatake Torakichi. Fiori di Edo, foglie che pendono dagli alberi

Quello che si ricava dalla mostra è una panoramica dei circa duecentocinquant’anni sotto il governo militare dei Tokugawa, un lungo periodo di pace segnato da grandi cambiamenti sociali, economici ed artistici che si chiuse con la riapertura forzata del Paese agli scambi con le potenze occidentali a partire dalla metà dell’Ottocento e la Restaurazione Meiji che riportò al centro del potere l’Imperatore.

15.Katsushika Hokusai_Veduta del tramonto presso il ponte Ryōgoku dalla sponda del pontile di Honmaya

Sono rappresentati i più importanti maestri dell’ukiyoe, oltre 30 artisti, a partire dalle prime scuole Seicentesche come la Torii fino ai nomi più noti di Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai, Tōshusai Sharaku, Keisai Eisen e alla grande scuola Utagawa con Toyokuni, Toyoharu, Hiroshige, Kuniyoshi, Kunisada che rappresentò l’apice e forse anche il dissolvimento del genere quando i tempi stavano ormai cambiando. La tecnica dell’ukiyoe, importata dalla Cina, implementò la diffusione di immagini e libri permettendo una produzione in serie grazie anche al talento degli artisti ingaggiati. La produzione di stampe, infatti, rappresentò un vero e proprio mercato, tantissimi furono gli artisti e i professionisti, tra pittori, intagliatori, stampatori, calligrafi, che lavoravano in atelier sotto la direzione di un editore il quale sosteneva economicamente il progetto, sceglieva artisti e soggetti, e immetteva le opere sul mercato.

19.Utagawa Hiroshige_Miho no Matsubara nella provincia di Suruga dalla serie Trentasei vedute del Fuji

La grande novità che l’ukiyoe convogliava erano i soggetti, completamente diversi dalla grande pittura parietale aristocratica al servizio dei potenti e dalle scuole classiche di Kyoto. A Edo a dettare gusti e le mode era la classe cittadina emergente, composta soprattutto di mercanti arricchiti che, pur non avendo potere politico, cominciarono a permettersi il godimento del lusso e di intrattenimenti di ogni genere. Ukiyio, che fino ad allora era stato inteso nel senso di attaccamento all’illusorio mondo terreno da cui rifuggire, secondo l’insegnamento buddhista, ora prendeva un senso opposto di godimento dell’attimo fugace e di tutto ciò che era alla moda”……

18.Katsushika Hokusai_La Grande Onda presso la costa di Kanagawa

Immagini di un mondo effimero ma che ci introducono in una società estremamente colta, quello dei luoghi celebri Meisho (blou di Prussia) è il filone più apprezzato internazionalmente, grazie alla veduta della “Grande onda” di Kanagawa.

Museo di Roma a Palazzo Braschi Piazza San Pantaleo 10, Roma. Orari dal martedì alla domenica ore 10.00-19.00. La biglietteria chiude alle ore 18.00. Giorno di chiusura: lunedì. Biglietto “solo Mostra”: intero € 15,00 – ridotto € 13,00. Preventita: € 1,00. Per maggiori informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) www.museodiroma.itwww.museiincomune.it

“greenroad” Evento finale – Incontro a Roma Palazzo Falletti 20.02.2024 -Strumenti finanziari per promuovere la riqualificazione energetica degli edifici.

Testo Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Come poter favorire in modo costruttivo l’attuale superamento in materia di energia, guardando alle reali opportunità offerte per il miglioramento dell’efficienza energetica e la loro riqualificazione., Greenroad è il progetto europeo volto a facilitare la mobilitazione degli investimenti per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano attraverso la costituzione di tavole rotonde nazionali e focus group territoriali in cui stakeholders pubblici e privati, nazionali e locali, possono confrontarsi per individuare e proporre le soluzioni più adatte a soddisfare le esigenze del mercato.

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Gli obbiettivi individuare misure, buone pratiche e soluzioni di finanziamento più idonee ed efficaci per stimolare gli investimenti…. Facilitare lo sviluppo ed il monitoraggio delle politiche di efficienza energetica sia a livello nazionale che locale.

Fieramente in Piemonte – Piccole sagre, grandi prodotti – Presentati a Roma per iniziativa della Regione Piemonte – Assessorato all’Agricoltura e Cibo.

Testo Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Tradizione e innovazione. Sono presenti a “Fieramente in Piemonte 1182 comuni con tante diversità di prodotti perché ogni campanile ha la sua storia”, sottolinea Marco Protopapa, Assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte, nel suo intervento; “perché usi, costumi e tradizioni sono la fortuna di un territorio e un prodotto di qualità senza storia non si vende”. Mettere in rete i piccoli comuni, dice Andrea Marelli, fa parte di un progetto di globalizzazione interessante e innovativo che unisce tradizione e cultura.

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Da comunicato stampa: ” Fieramente in Piemonte ha il suo Punto di forza nella qualità dei prodotti agroalimentari: 23 Dop del cibo, 59 vini a denominazione (18 Docg e 41 Doc), ai quali si aggiungono i 343 Pat, prodotti agroalimentari tradizionali, e propone una rassegna di 58 fiere e sagre sul territorio regionale, indicate da 54 Comuni piemontesi, che per primi hanno aderito all’iniziativa e altri si stanno aggiungendo alla lista. E’ possibile prendere visione degli eventi tramite un motore di ricerca sul sito di Visit Piemonte: https://www.visitpiemonte.com/it/gusto/fieramente-piemonte-piccole-sagre-grandi-prodotti

Per ogni fiera e sagra è presente una scheda informativa dedicata, che contiene le principali informazioni sull’evento e dalla quale si possono approfondire le caratteristiche dei prodotti enogastronomici oggetto delle sagre, sul portale istituzionale Piemonte Agri Qualità:  http://www.piemonteagri.it/qualita/it/

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Fra le eccellenze presentate a Roma “La Fiera della Città della Nocciola” a  Castellero alla sua 42^ Edizione, la “Sagra del Gorgonzola DOP” a Cavallermaggiore e la “Formaggetta di Capra” del Consorzio per la tutela del formaggio  di Roccaverano DOP.”

Sono storie di comunità, lavoro, famiglia per far conoscere questi borghi ricchi di umanità e cultura.

 

Manuel Felisi al Museo Bilotti di Roma fino al 21 aprile 2024

Testo Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Un progetto dell’artista per il Museo Carlo Bilotti dedicato al mondo animale: un bestiario raffigurato su grandi tavole di legno posto in dialogo con il vicino Bioparco, il giardino zoologico più antico d’Italia. La mostra intende, inoltre, aprire ad una crescente coscienza antispecista e figurare relazioni basate sul riconoscimento della diversità tra l’essere umano e l’altro. Lo splendido catalogo che accompagna la mostra con la prefazione di Gabriele Simongini è un vero volume d’arte sia d’informazione visiva che accademica.

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Nota critica del curatore della mostra, Gabriele Simongini estratta dal catalogo pubblicato da Gangemi Editore: “

Campi (F)Elisi della pittura/natura

Partiamo dall’illuminante saggezza di Carl Gustav Jung: “Quanto più invecchio e quanto più osservo gli animali, tanto maggiore è il rispetto che nutro per loro. Il modo in cui l’animale vive il mondo dev’essere di una ineguagliabile pienezza e singolarità”. E ancora: “Gli dei sono simboleggiati da animali; perfino lo Spirito Santo è un uccello, tutti gli dei dell’antichità come quelli dei popoli primitivi sono contemporaneamente animali”. Solo tenendo presenti parole come rispetto, pienezza e singolarità, possiamo avvicinarci nel modo giusto al ciclo di opere di Manuel Felisi che hanno come protagonisti gli animali, resi in scala reale, 1:1, per proporre un impatto forte e concreto con la nostra stessa presenza mentre contempliamo i quadri, perlopiù di grandi dimensioni. E poi il nostro artista pensa anche ai bambini, molti dei quali, nati e cresciuti in unaciviltà ipermediatica in cui la conoscenza del mondo si esplica perlopiù attraverso il filtro asettico degli schermi (smartphone, tablet, televisori, ecc.), non hanno mai visto tanti di questi animali nelle loro dimensioni reali, quelle in cui li ha rappresentati appunto il nostro artista, dai più mastodontici agli insetti più piccoli, fra micro e macro. Inoltre, con un occhio alla percezione superstimolata e sovraeccitata del nostro tempo, la staticità iconica delle tavole dialogherà in mostra con animazioni digitali che avranno come protagonisti sempre gli animali. E certamente una mostra come questa, anche per l’attenzione ai bambini, non avrebbe potuto trovare sede più adatta del Museo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese e vicino al Bioparco, con cui sono previste iniziative in comune, sotto il segno dell’importante ed emblematica collaborazione, che non ha precedenti dal punto di vista artistico, instaurata per l’occasione dalla Galleria Russo con il National Geographic.

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In fin dei conti anche noi esseri umani siamo animali ma Felisi, da sempre sensibile osservatore della natura (si pensi alle sue opere vertiginosamente incentrate sugli alberi), dedica la sua attenzione agli altri animali, quelli che guardiamo dall’alto in basso, con indifferenza e noncuranza, quelli che mangiamo o che uccidiamo, quelli su cui sperimentiamo torturandoli, quelli di cui mettiamo in costante pericolo l’esistenza distruggendo il loro habitat naturale. Ma siamo così sicuri di essere superiori? Non c’era proprio alcuna ragione perché gli dei antichi fossero contemporaneamente animali, come ha scritto Jung? E non ha forse colto nel segno un grandepittore come Ennio Calabria quando mi ha detto, recentemente, che “gli animali sono il volto di Dio”? Non dovremmo finalmente smetterla di giudicarli poco sensibili o poco intelligenti solo perché le loro qualità straordinarie, e spesso a noi ignote, ci sfuggono completamente e non sono valutabili secondo i nostri criteri antropocentrici? A questo proposito sentiamo ancora Jung: “Come tutti gli animali e le piante, la scimmia possiede istintivamente la saggezza della natura, ma la saggezza è rappresentata da una creatura che non è cosciente di sé, e quindi non può propriamente dirsi saggezza. Per esempio, la lucciola rappresenta il segreto di produrre luce senza calore; l’uomo non è in grado di produrre il 98 per cento di luce senza dispendio di calore, mentre la lucciola sì, conosce il segreto. Se si potesse trasformare la lucciola in una creatura consapevole del fatto di possedere un segreto simile, ecco che avremmo un uomo di intelligenza e sapienza molto superiori alle nostre; sarebbe probabilmente un grande scienziato o un grande inventore, capace di trasformare tutta la nostra tecnologia”. Lo scrittore, sociologo e antropologo Roger Callois esaltava un antropomorfismo alla rovescia, nel quale l’uomo, lungi dall’attribuire, e a volte con condiscendenza, le sue proprie emozioni agli altri esseri viventi, partecipa con umiltà a tutto quello che è incluso o era incluso nei tre regni. Così Manuel Felisi, novello Noè, porta nella grande Arca della pittura l’immagine/memoria di animali la cui esistenza è spesso minacciata dalla nostra folle e pervasiva aggressione ambientale. E i titoli delle opere con quei numeri misteriosi indicano quanti esemplari di ciascun animale rimangono attualmente sulla Terra, prima che gli esseri umani li facciano diminuire progressivamente. Tanto che quelle cifre sono quanto mai effimere, destinate a cambiare, in una sorta di tragico conto alla rovescia che tutti ci dovremmo impegnare concretamente a fermare. Così, se molte specie di animali vanno drasticamente a ridursi, noi esseri umani aumentiamo continuamente: la nostra presenza sempre più nociva è richiamata in mostra da un’opera con incisa la scritta “OTTO MILIARDI”, che indica l’attuale popolazione del nostro pianeta, nella quale il visitatore si specchierà non appena uscito dalla saletta proiezioni, proprio dietro alle tavole sugli insetti e forse non a caso collocata in questa ubicazione visto che dobbiamo tornare ad accettare umilmente la nostra piccolezza a fronte della smisurata grandezza del mondo e del cosmo. Sospesi fra apparizione e scomparsa, non di rado trasformati in presenze fantasmatiche (si guardi la capra o l’orso polare, ad esempio), gli animali di Felisi ci fissano quasi increduli, stagliandosi in scala reale su sfondi vagamente floreali che sembrano evocare anche la raffinatezza dell’Art Dèco e comunque un tempo che già appartiene alla dimensione del ricordo.

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Del resto, la memoria è parte integrante di quelle garze e tessuti che fanno da sfondo e che rimandano, nella vita di Felisi, al ricordo dei suoi inizi creativi messi alla prova sulle lenzuola della nonna. E’ come se il nostro artista ci dicesse che questi animali un tempo erano protagonisti della Terra mentre ora sono ridotti quasi a sfondi decorativi, nell’era del cosiddetto “Capitalocene”, termine con cui, in contrapposizione ad Antropocene, si intende mettere in luce le durature conseguenze negative del sistema capitalista sul piano economico-sociale, culturale e ambientale. Così gli animali giunti al Museo Bilotti sembrano diventare testimoni dell’accusa contro di noi in un processo immaginario e quasi fiabesco, visto che anche nelle favole ci sono aspetti malinconici o addirittura drammatici. E ci direbbero, se potessero parlare come per incantesimo, “noi siamo qui, davanti a voi, non siamo oggetti da consumare e buttare via, siamo esseri viventi e sentiamo pienamente tutto quello che ci accade”.

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Questa sorta di richiamo della natura a cui ha risposto Felisi è nato durante la fase più acuta della pandemia di COVID-19, quando, chiusi in casa, nonostante tutto, abbiamo riscoperto la bellezza imprevista e metafisica delle nostre città deserte ed abbiamo guardato con maggior calma ed attenzione ad un sorprendente rigoglio naturale perfino nelle nostre metropoli. Forse, proprio allora, qualcuno di noi, tra cui Felisi, ha iniziato a chiedersi se in fin dei conti la nostra presenza di esseri umani non rappresenti un pericolo costante per il resto del mondo e per gli animali in primis.

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Perfino la scelta di dipingere su tavole di legno è stata condizionata, in quei mesi di lockdown, dalla difficile reperibilità di tele ma Felisi l’ha portata avanti coerentemente anche dopo, forse perché il legno in quanto materiale naturale è il più adatto ad accogliere quella sorta di ecosistema ideale o di zoo senza gabbie dipinti dal nostro artista. E naturale è, ancora, la cenere che spesso viene posata sugli sfondi e che è l’esito delle lunghe passeggiate nei boschi di Felisi, concepite come occasioni fondamentali di riflessione e contemplazione. Le immagini degli animali invece, con un intento quasi documentario e “filologico”, sono prelevate da fotografie e vanno a riempire la sagoma bianca predisposta sulla tela, accolte dagli sfondi che spesso si estendono e diventano quasi tatuaggi sulla loro pelle. L’impaginazione visiva, nell’horror vacui complessivo (per certi aspetti, fra cui una comune radice concettuale, viene perfino in mente il Boetti della serie “Tutto”, mutatis mutandis) è resa con una profonda attenzione agli equilibri compositivi e alla centralità assoluta dell’animale. In queste opere di Felisi la profonda, positiva umanità della pittura (ha detto Gerhard Richter: “dipingere è una delle capacità intrinseche dell’uomo, come ballare e cantare, una capacità che ha senso, con cui conviviamo, qualcosa di assolutamente umano”) conserva il ricordo di quella natura che forse, continuando di questo passo, non esisterà più. Non a caso, in questo mondo votato all’oblio e devoto soltanto al culto economico/tecnologico, la pittura (intesa anche come sapienza tecnica tramandata fra generazioni), la memoria e la natura sono sempre più a rischio di cancellazione, a beneficio di una civiltà del simulacro, dell’artificio, del virtuale, del transumanesimo. Del resto, come ha detto Ian Bremmer, “gran parte degli umani non consuma più verità, né la cerca: assorbe ciò che gli viene algoritmicamente somministrato. Il rapporto con figli, animali domestici, amici, non può essere affidato all’Ai. Ma gli esseri umani ormai vivono sempre  più come se fossero algoritmi: l’intelligenza artificiale comincerà a sostituire l’umanità di queste relazioni”. Il problema di fondo è quindi la sopravvivenza di ciò che definiamo umano in un mondo in cui tutto appare disumano, con la priorità di tornare a sentirci parte di un tutto in cui ogni essere è collegato agli altri, per vivere in armonia con la natura (come ha recentemente auspicato, con fin troppo ottimismo, l’Onu indicando nel 2050 la data entro cui raggiungere questa difficilissima aspirazione, visto il nostro stile di vita distruttivo e iperconsumistico).

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In qualche modo, le opere di Felisi ci sollecitano senza alcuna retorica ad acquisire una nuova consapevolezza di vita e di comportamenti, mettendo da parte la nostra arrogante e aggressiva superiorità di tirannici Signori del mondo e imparando a rispettare quelle creature meravigliose. E tutto può iniziare guardandole negli occhi, in scala 1:1, come avviene in questa mostra, per avviare un percorso verso la mentenaturale e verso una sorta di spiritualità ecologica volta a costruire una cosmologia unitaria e soprattutto ad annullare quell’ossessione del dominio pervasivo e totalizzante che pensiamo d’imporre al pianeta Terra”.

Roma – Museo Carlo Bilotti – www.museocarlobilotti.itVia Fiorello La Guardia, 6 e Viale dell’Aranciera 4 – 00197  Ingresso Gratuito -Orari: dal martedì al venerdì ore 10.00 – 16.00; il sabato e la domenica ore 10.00 – 19.00

Bioparco di RomaPiazzale del Giardino Zoologico, 1 – 00197 Roma – Aperto tutti i giorni – orari di apertura su:  bioparco.it  - Presentando il Biglietto del Museo Carlo Bilotti riduzione di € 4

 

 

 

 

 

Il Turismo a Esperienza Europa sala “David Sassoli”

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

“Almeno una volta l’anno vai in un posto dove non sei mai stato prima”. Questo pensiero non è mio ma del “Dalai Lama” e il Parco Nazionale delle Cinque Terre racchiude perfettamente questo pensiero

Un convegno su “Overtourism? Riflessioni per la tutela del patrimonio nazionale ed un turismo sostenibile. Il caso del Parco delle Cinque Terre” e l’inaugurazione di una mostra fotografica sui muri a secco del Parco, sono stati al centro dei colloqui della mattina del 13 u.s. nella sede romana Esperienza Europa – David Sassoli.

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Gli onori di casa sono stati assolti dal Dott. Massimo Pronio, responsabile della comunicazione della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, mentre la Dott.ssa Donatella Bianchi, Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, ha illustrato i temi che saranno dibattuti dai vari relatori, eurodeputati, membri del Parlamento italiano, sindaci, assessori comunali e esperti di problematiche del turismo. I vari interventi hanno interessato a tutto campo il settore turismo ponendo l’accento su tutti quei fenomeni che sono d’intralcio alla regolare sostenibilità e fruibilità sia del territorio che dell’accoglienza riservata ai turisti. Molte le idee ed altrettante le proposte che attendono una attuazione, alcune con una certa urgenza, delle quali daremo dettagliata descrizione al momento del loro nascere. Federico Parolotto, nel suo intervento ha illustrato con professionalità e alta competenza lo studio preliminare e ipotesi progettuale dei flussi turistici del Parco Nazionale Delle Cinque Terre dove le infrastrutture e la biodiversità fanno la differenza in un territorio fragile, aprire un dialogo e coinvolgere Trenitalia per verificare la compatibilità per trovare un accordo comune con treni storici e una delle proposte presentate

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La tutela del territorio è stato uno dei temi principe su cui è stata posta particolare attenzione tanto che a cura del Parco Nazionale della Cinque Terre in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e  l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo è stata organizzata nel piano interrato della sede di Esperienza Europa sala “David Sassoli”, una mostra fotografica con l’obbiettivo di promuovere nel Parco delle Cinque Terre il recupero e la manutenzione di circa 7 mila kilometri di muri a secco, distribuiti in circa 5 ettari, con lo scopo di far conoscere l’importanza che riveste, far aumentare la resilienza dei versanti ai cambiamenti climatici per proteggere la popolazione dai rischi derivanti da frane e alluvioni.

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Il percorso espositivo è articolato in sedici fotografie ed un video, ciascuna foto è accompagnata da un QR Code attraverso il quale, come scrivono i curatori, “è possibile approfondire i dettagli del progetto che grazie a diverse attività quali la redazione di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici con un particolare focus sul paesaggio terrazzato, il posizionamento di quattro stazioni di monitoraggio multi parametriche, corsi di formazione per disoccupati e migranti, favorisce l’inclusione sociale e garantisce il trasferimento della conoscenza delle tecniche costruttive dei muri a secco alle nuove generazioni”.

Roma – Esperienza Europa sala “David Sassoli” Piazza Venezia n.6c –  Mostra “Stonewalls” fino al 13 marzo 2024 con ingresso libero.

Rubens ospite a Roma dopo quattrocento anni con una mostra alla Galleria Borghese: “Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma” fino al 18 febbraio 2024.

Testo e foto Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

In questa mostra il soggiorno romano di Peter Paul Rubens (dal 1600 al 1608 e fino al 1620 in un successivo salvo brevi soggiorni in altre città italiane e spagnole) appare nelle sue opere ancora più evidente. Le otto sezioni in cui si articola il percorso espositivo sono legate fra loro da un “file rouge” che vuole presentare ai visitatori la nascita di una pittura europea insieme al contributo straordinario offerto dalle sue opere d’arte realizzate, “alle soglie del Barocco, a una nuova concezione dell’antico e dei concetti di naturale e d’imitazione, mettendo a fuoco la novità dirompente del suo stile e come lo studio dei modelli costituisca un’ulteriore possibilità per un nuovo mondo d’immagini”, come scrivono i curatori.

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                                                                            Peter Paul Rubens: “Prometeo incatenato” – 1611/1612 – Olio su tela

“Calamita per gli artisti del Nord Europa fin dal Cinquecento, la Roma di Rubens, fra i pontificati Aldobrandini e Borghese, è il luogo dove studiare ancora l’antico, di cui si cominciano a conoscere i capolavori della pittura, con il ritrovamento nel1601 delle Nozze Aldobrandini –sottolinea Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese e curatrice della mostra. È il momento della Galleria Farnese di Annibale Carracci e della cappella Contarelli di Caravaggio, di cui si stordisce una generazione. Attraverso gli occhi di un giovane pittore straniero come Peter Paul Rubens guardiamo ancora una volta all’esperienza dell’altrove, cerchiamo di ricostruire il ruolo del collezionismo, e della collezione Borghese in particolare, come motore del nuovo linguaggio del naturalismo europeo, che unisce le ricerche di pittori e scultori nei primi decenni del secolo”.

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Leonardo da Vinci – “Due mischie tra fanti e cavalieri” – Probabilmente, secondo molti studiosi, si tratta di uno studio preparatorio alla “Battaglia di Anghiari”, opera andata perduta. Penna e inchiostro bruno su carta imbrunita.

Questo è il contesto che il giovane Rubens trova al suo arrivo a Roma e qui s’inserisce la “sua capacità di osservazione e il suo desiderio d’interpretare gli antichi maestri, I suoi disegni rendono vibranti le opere che studia, aggiungendo movimento e sentimento ai gesti e alle espressioni. Rubens mette in atto nelle storie quel processo di vivificazione del soggetto che utilizza nel ritratto. In questo modo marmi, rilievi ed esempi celebri di pittura rinascimentale escono ravvivati dal suo pennello, come anche le vestigia del mondo antico. Un caso esemplare è quello della famosa statua dello Spinario che Rubens disegna, a sanguigna, e poi con carboncino rosso, riprendendo la posa da due punti di vista diversi. In questo modo il disegno sembra eseguito da un modello vivente invece che da una statua, tanto da far immaginare ad alcuni studiosi che il pittore abbia utilizzato un ragazzo atteggiato come la scultura. Questo processo di animazione dell’antico, per quanto eseguito nel primo decennio del secolo, sembra anticipare le mosse di artisti che, nei decenni successivi al suo passaggio romano, verranno definiti barocchi.”

 

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Lo studio del corpo umano è alla base della produzione rubensiana attraverso una meticolosa indagine sulle testimonianze antiche, come il “Torso del Belvedere”, per giungere a quelle più recenti lasciateci da Leonardo, prima, e Michelangelo, poi. In questo caso le stesse saranno fonte d’ispirazione per il “San Sebastiano curato dagli angeli” della Galleria Corsini di Roma e come a questa opera pittorica, a sua volta, abbia guardato l’artista tedesco Georg Petel nella scultura in avorio del “San Sebastiano”. Significativo, in proposito, quanto affermato dai curatori nel corso della presentazione di questa rassegna: “Nelle sue morbide gradazioni tonali l’avorio del piccolo San Sebastiano di Petel compete con gli incarnati perlacei dei protagonisti rubensiani dai quali ha tratto evidente ispirazione per posa e modellazione della muscolatura”.

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Come indicato nel titolo di questa mostra, il riferimento a Pigmalione, il mitico scultore che ottiene dagli dei il potere di dar vita ad una sua statua di cui si era innamorato, deve intendersi riferita, come scrivono i curatori alla, “capacità di Rubens di trasformare nei suoi disegni e nelle sue tavole l’inerte marmo antico in vibrante materia pittorica” mediante un processo di trasposizione di valori formali da una scultura a una pittura.

Roma – Galleria Borghese – Piazzale Scipione Borghese, n.5. Mostra “Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma” fino al 18 febbraio 2024 tutti i giorni dal martedi alla domenica, dalle ore 9,00 alle 19,00. Chiuso tutti i lunedi. Biglietto d’ingresso intero €.13,00 – ridotto, 18/25 anni, €.2,00. Prenotazione obbligatoria tel. 06.32810 – sito web: www.galleriaborghese.beniculturali.it. Per gruppi e scuole email: info@tose.it . La visita dura due ore e i turni d’ingresso sono ogni ora.

 

I Nuovi treni Rock e Blues per il trasporto ferroviario nella Regione Lazio con un occhio attento sia per i pendolari che al turismo slow.

Testo e foto a cura della Redazione

Da comunicato stampa: “Presentati il 20 novembre 2023 al binario 1 della stazione di Roma Termini i nuovi treni Blues e Rock per il Lazio della flotta del Regionale Trenitalia (società capofila del Polo Passeggeri del Gruppo FS Italiane). Come previsto dal Contratto di servizio con le Regione Lazio, con i nuovi convogli, l’età media dei rotabili in circolazione in regione passerà da 14 a 6 anni.

I nuovi treni sono stati presentati da Fausto Del Rosso, Direttore Regionale Lazio Trenitalia e Fabrizio Ghera, Assessore ai Trasporti della Regione Lazio.

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Il treno Blues, il terzo che completa la fornitura per il Lazio, entrerà in servizio sulla linea Terni – Rieti – L’Aquila, mettendo a disposizione dei viaggiatori 300 posti a sedere (circa 100 posti in più rispetto ai tradizionali modelli Aln, che saranno gradualmente eliminati dalla circolazione). Il Blues è un treno ibrido di ultima generazione capace di viaggiare con motori diesel su linee ferroviarie non elettrificate, con motore elettrico e batteria su quelle elettrificate, consentendo non solo di ridurre le emissioni inquinanti e ma anche quelle acustiche. La flotta di Blues nel Lazio sarà composta di treni a 4 carrozze, con 8 posti bici con ricarica e dotati di batterie potenziate.

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Il treno Rock, il terzo consegnato in queste ultime settimane, sarà impegnato sulle linee FL1 Orte – Fiumicino Aeroporto, FL3 Roma – Viterbo e FL5 Roma – Civitavecchia. Il treno a 6 casse, studiato per offrire una moderna esperienza di viaggio, è già conosciuto dai pendolari del Lazio, dove ne sono già stati consegnati e circolano regolarmente altri 28. Quando la fornitura dei convogli sarà completa andranno a sostituire completamente i TAF.

Rock è un treno a doppio piano, ad alta capacità di trasporto, con prestazioni paragonabili a quelle di una metropolitana. Può raggiungere i 160 km/h di velocità massima con un’accelerazione di 1,10 m/sec2 e ospitare fino a 1600 persone, con 700 posti a sedere. Un treno dalla forte impronta ecologica, riciclabile fino al 97% e con una riduzione del 30% dei consumi energetici rispetto ai treni precedenti”.

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Prosegue l’impegno di Trenitalia per rinnovare la flotta dei treni regionali e garantire così, ai nostri viaggiatori, un’esperienza di viaggio sempre più confortevole e sostenibile. I treni Blues e Rock che consegniamo oggi fanno parte dei 72 treni previsti nel contratto di servizio, del valore complessivo di 6,5 miliardi. Siamo orgogliosi di poter far viaggiare la nostra clientela a bordo di treni così innovativi, capaci di migliorare la mobilità quotidiana, con sensibili benefici oltretutto per l’ambiente grazie alle ridotte emissioni inquinanti e acustiche” ha dichiarato Maria Giaconia, Direttore Business Regionale e Sviluppo dell’Intermodalità di Trenitalia.

La consegna di questi nuovi treni è sicuramente una bella notizia per tutti i pendolari del Lazio che meritano di viaggiare su convogli più efficienti e confortevoli. La Regione, attraverso finanziamenti importanti, sta facendo il massimo per assicurare un servizio all’altezza a chi si sposta quotidianamente sul territorio. Per questo è fondamentale che vengano mantenuti i tempi di consegna da parte di Trenitalia. Noi come amministrazione continueremo nel nostro lavoro di controllo perché tutti gli impegni vengano rispettati in favore di chi viaggia ogni giorno nella nostra regione”, la collaborazione tra la Regione Lazio e le Ferrovie dello Stato va incrementata, abbiamo bisogno di attrarre i turisti e non solo, pendolari e italiani che visitano i giorni festivi le nostre città d’arte”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità, ai Trasporti, alla Tutela del territorio, al Ciclo dei rifiuti, al Demanio e al Patrimonio della Regione Lazio, Fabrizio Ghera.

Roma Arte in Nuvola: la fiera internazionale di Arte moderna e contemporanea di Roma – Nuvola di Fuksas -. EUR – fino al 26 novembre 2023

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La Nuvola è già di grandissima attrazione ed è la degna cornice ad un’esposizione carica di suggestione e bellezza. Significative le parole di Alessandro Nicosia, ideatore e direttore di Arte in Nuvola, che, in occasione dell’inaugurazione ha affermato: “oltre 150 gallerie d’arte nazionali ed estere di altissimo livello che propongono al pubblico un’offerta artistica poliedrica, in grado di coinvolgere tutte le discipline, tramite un ricco programma di talk, esposizioni, performance ed installazioni. Un equilibrio significativo tra l’aspetto commerciale e la forte impronta curatoriale e divulgativa che, da sempre, costituisce la cifra distintiva della fiera”

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Da comunicato stampa: “Nata come punto di riferimento per le gallerie del Centro-Sud, andando a valorizzarne l’alto potenziale, l’edizione 2023 registra una crescente presenza delle gallerie del Nord Italia e di quelle internazionali: da Tel Aviv a Dubai, passando per Londra, Parigi, Barcellona, Knokke fino a New York e Osaka. Un’offerta espositiva completa e di alto profilo che caratterizza gli oltre 14.000 metri quadri di spazio espositivo, suddivisi fra arte moderna e contemporanea, rispettivamente al general floor (piano terra) e al forum (primo piano), creando un proficuo dialogo fra le diverse espressioni artistiche. Fiore all’occhiello della terza edizione è la partecipazione attiva del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Cultura, con Regione Lazio e Roma Capitale. Una collaborazione significativa, indice di una spiccata capacità di fare sistema fra istituzioni pubbliche intorno ad una fiera come avviene da tempo nelle maggiori città del mondo: da Firenze a Londra a Armony Show a New York fino a Paris par Art Basel…. Dopo aver ospitato Israele nella prima edizione e l’Ucraina nella seconda, la Fiera ha scelto di consolidare la propria vocazione internazionale ospitando, quest’anno, l’Australia come Paese straniero presentando un’offerta espositiva contemporanea che trova nell’arte aborigena la propria vocazione. Il padiglione ospiterà la mostra d’arte aborigena “Threads and Lands”: pittura, scultura, lavorazione del legno e arazzi compongono una collezione dinamica, la cui narrazione curatoriale si ispira alla materialità fisica delle opere d’arte e ai processi di creazione. Tra gli artisti in mostra Witjiti George, Nyunmiti Burton, Yaritji Heffernan e Zaachariaha Fielding. Torna il programma dei talk, ospitati al piano N3 della Nuvola, incentrato su temi quanto mai attuali anche nel settore dell’arte – dalla sosteniblità all’intelligenza artificiale fino al ruolo degli art influencer – su cui si confronteranno voci di primo piano, italiane e straniere, tra artisti, curatori e collezionisti

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Si rinnova, anche quest’anno, l’assegnazione di importanti premi nell’ambito della fiera (“The best”, “Young” e “Discovery”), a testimonianza della grande attenzione che la fiera riserva nei confronti della cura e dell’originalità con cui le gallerie allestiscono i propri stand, riconoscendone la professionalità e la capacità di reinventare la propria proposta. Un’ulteriore dimostrazione dell’alto riconoscimento che Roma Arte in Nuvola manifesta nei confronti delle gallerie, da sempre i primi interlocutori di una fiera”.

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                                     Carla Accardi (1924/2014): “Cornici e corde” – 1997 – Collezione del Ministero degli Affari Esteri

In mostra insieme ai grandi del ‘900 sono presenti anche giovani artisti che vanno premiati, insieme ai galleristi, per il loro impegno perché qui ogni idea trova la casa giusta.

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                                            A.T.Anghelopoulos: “Frammenti XXI Sec. d.C.” – Sezione Presenze Speciali del Ministero della Cultura”

Roma – La Nuvola Viale Asia 40/44 – (Eur) – fino al 26 novembre 2023 (apertura al pubblico) dalle ore 10:30 alle ore 20:30. Info 06 85353031 – info@artenuvola.eu. Biglietti Intero € 15,00 – Ridotto under 26 e over 65 € 10,00

Dacia. L’ultima frontiera della romanità – Affascinante mostra archeologica al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – Roma fino al 21 aprile 2024.

Testo e foto Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Definire mostra questa esposizione di oltre mille reperti archeologici è, senza dubbio, alquanto riduttivo, abituati a definire di alto livello quelle che ne espongono qualche centinaio. Tema della mostra è la costruzione della Romanità nel territorio dell’attuale Romania, lungo un percorso temporale di oltre millecinquecento anni, dall’VIII sec. a.C. all’VIII sec. d.C., raccontando i numerosi contatti e scambi avvenuti in questa regione, grazie all’abbondanza di risorse e alla posizione tra l’Europa e l’Asia.

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                                                   Placchette votive in oro rinvenute nelle sorgenti termali di Germisara – II sec. d.C.

Ad aprire il percorso espositivo, come scrivono i curatori: “il calco di una scena scolpita sulla Colonna Traiana (scena XXXII, spirale V), che ritrae tre arcieri Daci che tengono sotto tiro i Romani assediati all’interno di una città e che l’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli fece colorare agli inizi degli anni ’70, dimostrando così l’esistenza del colore nell’architettura dell’antichità imperiale romana. Accanto sono esposti capolavori come il Serpente Glykon da Tomis, raffigurazione in marmo di un ‘demone buono’ che guarisce dalle epidemie; il magnifico elmo d’oro di Cotofeneşti di manifattura tracia, con varie scene di sacrificio; l’elmo celtico di bronzo da Ciumeşti, col sorprendente cimiero a forma di aquila che stupisce per l’unicità della fattura e progettualità; il tesoro gotico di Pietroasele del IV secolo d.C. con l’eccezionale phiale (coppa) d’oro lavorata a sbalzo e le grandi fibule; e ancora alcuni bracciali d’oro daci, le tavolette in bronzo della Lex Troesmensium e il donarium di Biertan.

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                                                                          Testa dell’Imperatore Traiano Decio – 249/251 d.C. – 

In mostra anche un’ampia selezione di importanti reperti – tra cui armi, vasi, ceramiche, monete, gioielli e corredi per i riti di magia – attraverso i quali è possibile scoprire la religione, l’arte, l’artigianato, il commercio e la vita quotidiana della antica Dacia. Come un viaggio millenario durante il quale vedere l’evoluzione degli antenati geto-daci verso i popoli geti e daci; la trasformazione di una parte della Dacia in provincia romana; l’integrazione di questo spazio nel mondo romano; la sopravvivenza della civiltà anche dopo l’abbandono del territorio dacico da parte dell’esercito e dell’amministrazione di Roma; la convivenza degli abitanti del territorio con le popolazioni migranti.

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                                                                            Elmo di tipo Illirico IV-V sec. a.C.

Il fascino della mostra emerge dall’intreccio e dall’influsso reciproco delle civiltà, dalle trasformazioni profonde, dal processo di formazione e adattamento che ha portato alla creazione di un’identità culturale, per un lasso di tempo che va dalla fine della prima età del ferro e fino agli albori della civiltà europea attuale, in uno spazio percepito dai contemporanei del millennio delle migrazioni come “ultima frontiera della Romanità”, luogo dove il fondamento linguistico gettato dalla lingua latina e il nome dei romani sono sopravvissuti, nonostante le vicissitudini, fino ai nostri giorni”.

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                          Statuetta di ambra raffigurante il dio Eros su un carro trainato da una colomba -. II sec. d.C.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni: la prima è dedicata alla Dacia romana e illustra la conquista del territorio all’epoca dell’imperatore Traiano (101-106 d.C.) con le guerre daciche che segnano la conquista romana e l’annessione all’Impero, evidenziando anche ‘un prima’ e ‘un dopo dove emerge prepotentemente una romanità di frontiera e l’intreccio di culture, che si rispecchia nei numerosi contesti presentati. La seconda sezione racconta, come posto in risalto dai curatori: “la formazione della cultura dacica nell’età del Ferro con l’influsso dei Traci, degli Sciti e dei Greci delle colonie sul Mar Nero, e la terza sezione illustra il confronto tra civiltà urbane mediterranee e civiltà tribali e nomadi continentali e l’inserimento della Dacia nelle reti culturali ellenistiche mediterranee, dell’epoca di Alessandro Magno, e continentali, con nuove popolazioni centro europee quali i Celti, i Geto-Traci, i Bastarni di origine germanica. È il momento in cui Roma, a partire dalla conquista della Macedonia (con la battaglia di Pidna nel 168 a.C.), comincia ad avere un peso politico sulla regione.

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                                        Selezione di artefatti in oro e gemme dal ripostiglio di Pietroasele – V sec. d.C.

La quarta sezione si concentra sull’epoca della dissoluzione dell’Impero, con le difficoltà a mantenere sicuri i confini, le mescolanze di genti e l’emergenza di popoli come gli Unni, mentre il potere di Roma si sposta a Oriente con Bisanzio. In questa sezione viene sottolineato anche il ruolo della cristianizzazione e della diffusione della lingua latina, punti forti dell’eredità di Roma ed elementi federatori che preannunciano la Romania attuale.

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                                      Selezione di artefatti di oro e gemme delle tombe principesche di Gpidiche di Apahida – V sewc. d.C.

La mostra è curata da Ernest Oberlander, direttore del Museo Nazionale di Storia della Romania, e di Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano, e si riallaccia alle esposizioni di Madrid (Museo Archeologico Nazionale, 2021) e Bucarest (Museo Nazionale di Storia della Romani, 2022), ampliandone il percorso con la presentazione di circa 1000 oggetti provenienti da 47 musei rumeni, oltre che dal Museo Nazionale di Storia della “Dacia. L’ultima frontiera della Romanità.

Supporto indispensabile per una lettura completa della rassegna il bellissimo catalogo, italiano/inglese, ricco di immagini a colori edito da MNIR – Bucarest 2023

E dopo tanto splendore non resta che visitare la Romania con la Capitale europea per la cultura 2023 Timisoara, una città che ha saputo mostrare la sua capacità di accogliere la cultura a tutti i livelli, dove si respira l’Europa moderna con le sue storie di sovrapposizioni culturali e di migrazioni sospese tra epoche e territorio.

Roma – Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – Via Enrico De Nicola, 65 (Stazione Termini) fino al 21 aprile 2024  dal martedi alla domenica dalle ore 9,30 alle 19,30. Info per costo biglietti, prenotazioni ed iniziative collaterali tel. 06.684851, tutti i giorni dalle ore 9,00 alle 19,00 – sito www.museonazionaleromano.beniculturali.it/terme-di-diocleziano/

 

Luminita Taranu – Al Museo Nazionale Romano con l’installazione “Columna mutatio – LA SPIRALE”

Testo e foto Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Questa opera ispirata alla mostra archeologica “DACIA. L’ultima frontiera della romanità”, presente nello stesso complesso museale, è l’espressione di una storia a noi conosciuta che viene raccontata attraverso delle immagini in un ambiente capace di illustrare l’opera esposta, quali le Terme di Diocleziano, chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli, dove allo spettatore accade qualcosa di inspiegabile ed emozionante.

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“Il messaggio che l’artista intende trasmettere”, come scrivono i curatori: “è la mutazione di significato che avviene nel volgersi della storia considerando l’opera come un sentito omaggio alla memoria di quel passato rivissuto nel presente, nel dialogo tra il valore storico, artistico e archeologico della Colonna Traiana e il nostro mondo contemporaneo. Nata per celebrare la conquista della Dacia da parte dei Romani, la Colonna Traiana è diventata nel tempo il simbolo dell’inscindibile legame artistico tra l’Italia e la Romania…”

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L’opera è composta da un nastro in alluminio largo cm.90 e lungo m.34,05 e si sviluppa su una lunghezza di circa m.12,50 con un diametro di m.1,40. L’intento di questa artista romena, dal 1987 presente con le sue opere in Italia, è riproporre il concetto di serialità, già presente nell’arte contemporanea come in epoca romana, attraverso la ripetizione ritmica di icone protagoniste, scegliendo come tecnica la pittura serigrafica a strati in entrambe le parti, interna e esterna.

Catalogo Gangemi Editori (in italiano ed inglese) con testo critico di Alessandro Masi, storico e critico di Arte Moderna e Contemporanea, Segretario Generale della Società Dante Alighieri in Italia.

Roma – Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – Chiostro Piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli – Viale Enrico De Nicola, 65 (Stazione Termini), fino al 21 aprile 2024 dal martedi alla domenica dalle ore 9,30 alle 19,30. Informazioni su costi del biglietto d’ingresso, attività didattiche e paralleli all’evento tel. 06.684851, tutti i giorni dalle ore 9,00 alle 19,00 – sito web: www.museonazionaleromano.beniculturali,it/terme-di-diocleziano/