“Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo” – Musei Capitolini – Villa Caffarelli fino al 13 dicembre 2026

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

“La presenza europea degli artisti messicani non rappresenta soltanto uno spazio di rottura e sperimentazione di avanguardia ma anche un ritorno al confronto con la tradizione classica……”. 

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Diego Rivera (1886/1957): “Autoritratto” presentato da S.E.  Genaro Lozano – Ambasciatore del Messico presso la Repubblica Italia

La mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”: è un significativo documento di un periodo storico e politico come ha dichiarato nel suo intervento l’ambasciatore del Messico S.E. Genaro Lozano: “….il Messico ha saputo affermarsi come una delle nazioni più presentì nella cultura messicana, indigena, industriale…..”, oggi indicato come “Rinascimento messicano”.

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                                                 Diego Rivera: Lucila y los judas (fantocci di carta pesta) – 1954 Olio su tela

Il percorso espositivo comprensivo di oltre 140 opere d’arte di cui ben trenta di Diego Rivera, è, come da comunicato stampa: “…..restituisce la complessità di un processo le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si afferma l’esigenza di un’identità culturale in grado di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in continua trasformazione…. nonché… un’intensa retrospettiva dedicata al celebre pittore e muralista messicano, la cui opera rappresenta una cerniera tra tradizione e futuro, capace di dare vita a un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana.

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Frida Kahlo (1957/1954): “Naturaleza muerta con perico (pappagallo) y bandera (bandiera)” – 1951 Olio su masonite.- N.B. – Motivo ricorrente nella produzione di Frida è la rappresentazione in frutta degli organi genitali maschili e femminili specie quest’ultimi in frutti con semi, elementi riproduttivi per eccellenza.

Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti.

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                                       Manuel Rodriguez Lozano (1896/1971): “Compartiendo el dolor” – 1936 Olio su tela

Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici. Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale.

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                                                        Diego Rivera: “Mujer sentada con flores” – 1944 Olio su tela

L’esposizione è curata da Miguel Fernández Félix (direttore del Museo Kaluz) e Alberto González Torres (direttore del Museo Robert Brady) si articola in 4 sezioni tematiche di cui:

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 Diego Rivera: “Fuseliero marino (o Marinero almozando)” (Fuciliere di marina o marinaio a pranzo) – 1914 Olio su tela

Accademia e tradizione – La formazione di Rivera: esplora il confronto con l’eredità ottocentesca e le genealogie del mestiere, tra accademie e scuole di belle arti, per comprendere le radici tecniche e culturali della modernità messicana.

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Diego Rivera: “Epicuro” – Opera realizzata dall’artista nel corso della sua visita ai Musei Capitolini di Roma nel 1920

Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee – Gli anni europei: focus sui dialoghi con cubismo e avanguardia, e sull’apporto originale degli artisti messicani alla scena internazionale attraverso una sintassi visiva nuova.

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                                                           Diego Rivera: “Desnudo de Frida Kahlo”  – 1930 Litografia

Il Rinascimento culturale messicano analizza la stagione successiva alla Rivoluzione quando arti visive, letteratura, architettura e musica convergono nella definizione di una moderna identità nazionale, fondendo retaggio precolombiano, tradizioni popolari e istanze sociali.

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                                            Diego Rivera: “Adoracion de la Virgen” –  1912/1913 Olio su tela

Oltre il Realismo sociale: esamina la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del muralismo, verso ricerche che ampliano il lessico dell’arte moderna messicana e ne attestano la vitalità nel lungo periodo.

Ciascuna sezione riunisce opere emblematiche tra XIX e XX secolo, accompagnate dai contributi critici di autorevoli storici dell’arte raccolti nel catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore.

 

“Dalla testa ai piedi – Il corpo nella collezione Würth” – Mostra all’Art Forum Würth di Capena fino all’11 settembre 2027 con ingresso gratuito.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Una mostra ad ampio respiro progettata per guidare il visitatore all’interno di uno spazio immersivo capace di attivare un’esperienza di osservazione lenta, riflessiva e sensoriale. L’esposizione vuole essere uno spazio di ascolto, riflessione e meditazione culturale; una lettura privilegiata per comprendere la complessità del presente.

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                                      Alfred Hrdlicka  (1928-2009): ” Ritratto di Reinhold Würth” – ll versione – 1996

L’Art Forum Würth giunse a Capena nel 2006 insieme al centro logistico e distribuzione di prodotti destinati ai professionisti nei settori del’automotive, dell’artigianato, dell’edilizia e dell’industria. L’iniziativa nasce dalla visione del Dr. Prof. h.c. mult. Reinhold Würth, figura guida che, come si legge nel comunicato stampa: “….ha trasformata l’azienda fondata dal padre Adolf nel 1945 in un gruppo internazionale leader nella distribuzione di prodotti e sistemi per il fissaggio e il montaggio…..Fin dalla sua apertura (l’Art Forum Würth – n.d.r.) è stato concepito come uno spazio aperto e permeabile in cui l’arte diventa parte della vita quotidiana e dove la cultura è accessibile a tutti. Mostre, programmi didattici, laboratori creativi, percorsi di arteterapia, concerti ed eventi hanno contribuito a renderlo un luogo riconosciuto per la capacità di favorire un dialogo costante tra impresa, arte e societa’…”

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Il corpo umano assunto a soggetto della rassegna testimonia quanto l’essere umano fosse al centro delle attenzioni nelle dinamiche commerciali, sociali e culturali del Dr. Prof. h.c. mult. Reinhold Würth.

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                                                   Alberto Magnelli (1888 – 1971): “Gli sposi” – 1914 – olio su tela 

L’esposizione vuole illustrare le dinamiche del collezionismo nel mercato internazionale avvenute nel 20^ secolo sullo sfondo dei cambiamenti radicali avvenuti.

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                                               Wilhelm Thony (1888 – 1949): “Nudo femminile” – 1914 – olio su tela

Da comunicato stampa: “ … “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth”, è una grande collettiva che riunisce oltre 50 opere, realizzate tra il 1888 e il 2020, di una ricca selezione di artisti internazionali, tra i quali Hans (Jean) Arp, Magdalena Abakanowicz, Georg Baselitz, Fernando Botero, Francesco Clemente, Giorgio de Chirico, Jan Fabre, Antony Gormley, Alex Katz, Arnulf Rainer, Marc Quinn e Andy Warhol. Dipinti, sculture, fotografie, collage e stampe compongono un racconto articolato e corale che attraversa più di un secolo di storia dell’arte, permettendo di osservare come il corpo umano sia diventato specchio, simbolo e misura dei mutamenti culturali e sensibili della modernità.

20260515_121322                      Giorgio De Chirico (1888-1978) – “Metamorfosi” 1929 – Porfolio di 4 (in mostra 6) litografie a colori

La mostra accosta artisti lontani per epoca, linguaggi e poetiche, creando dialoghi inaspettati e contrasti stimolanti che aprono nuove prospettive sulla rappresentazione della figura umana. All’interno di questa trama visiva, l’esposizione si articola in diverse dimensioni tematiche che mettono in luce il corpo come origine, simbolo, teatro dell’interiorità, gesto e infine idea: una chiave privilegiata per leggere le grandi trasformazioni culturali del Novecento e del nostro presente. Emergono così visioni in cui il corpo appare come origine e forza vitale. Il femminile, evocato come archetipo della creazione e richiamo a una potenza primordiale e generatrice, si manifesta nelle opere di Hans (Jean) Arp, Peter Pongratz, Marc Quinn, Wilhelm Thöny, Wilhelm Trübner, Edita Kadirić e Ugo Dossi, restituendo una corporeità che è insieme forma e principio originario.

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Katsura Funakoshi (1951-2024): “Parole trasmesse” – 2006 e  “Non immagine di corna” 2007  – Legno di canfora verniciato

A questa dimensione primaria si affianca un registro più immaginativo, dove il corpo si espone alla deformazione e si frammenta, diventando visione e metamorfosi. Figure sospese tra sogno, simbolo e scomposizioni formali e anatomiche – dalle deformazioni surreali alle ricerche sintetico‑cubiste – emergono nelle opere di Louise Bourgeois, Giorgio De Chirico, Albert Oehlen, Horst Antes, Alberto Magnelli, Katsura Funakoshi e Lun Tuchnowski.

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                                                        Sandro Chia (1946): “Ozio bucolico”  1996  – Olio su tela

Nel cuore del percorso, il corpo si confronta con la storia: si fa poi luogo di fragilità e tensione, specchio di conflitti interiori e politici, di identità e denuncia. In questa parte della mostra, opere di autori come Georg Baselitz, Antoni Tàpies, A. R. Penck e Magdalena Abakanowicz mettono in evidenza la forza espressiva della figura ferita, lacerata o disumanizzata, trasformandola in una superficie di scontro e testimonianza che restituisce immagini emotive e potenti. Il corpo è ferito, segnato, attraversato dai conflitti della contemporaneità e dalle tensioni politiche e sociali, fino a diventare superficie di memoria e testimonianza. Accanto a queste prospettive, il corpo entra direttamente nel processo creativo. Non è soltanto rappresentato: agisce. È presenza, impronta, gesto, energia; una traccia che incide la materia e ridefinisce lo spazio. Nelle opere di Antony Gormley e Sabine Hoffmann, il corpo si manifesta come presenza che dialoga con l’ambiente, lasciando segni e impronte che ne evocano tanto l’apparizione quanto l’assenza e la memoria; in quelle di Kazuo Shiraga e Arnulf Rainer, il movimento si fa linguaggio, la materia registra l’intensità dell’azione e la corporeità si avvicina alla performance.

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                                            Andreas Lau (1964 – 2024): “M8″   2015 – Tempera all’uovo su tessuto di ortica

Tra citazioni classiche e riletture contemporanee, la figura umana ritorna come immagine e modello: è icona, ideale, identità. In questa direzione gli artisti esposti, tra cui Andy Warhol, Sandro Chia, Alex Katz, Francesco Clemente, Walter Wörn, Alfred Hrdlicka e nuovamente Marc Quinn, interpretano il corpo come simbolo della cultura visiva del nostro tempo, alternando rimandi alla tradizione, linguaggi pop, monumentalità e reinvenzioni formali, riflettendo tanto sul concetto di bellezza ideale quanto sulle sue reinterpretazioni contemporanee, includendo forme alternative e anti-canoniche.

L’immagine di Adamo ed Eva di Fernando Botero, scelta come simbolo della mostra esprime in modo emblematico il tema della corporeità come volume, icona e racconto. Le sue forme monumentali, inconfondibili e non convenzionali, evocano il mito della creazione e chiudono idealmente il percorso, riportando lo sguardo al punto iniziale: il corpo come fine e inizio”.

Art Forum Würth Capena – Viale della Buona Fortuna, 2 – 00060 Capena (Rm). Info:  Tel. +39 0690103800 – Cell: +39 3317541611 –  email art.forum@wuerth.it – sito web www.artforumwuerth.it – Tutte le attività dell’Art Forum Würth Capena sono progetti di Würth Srl. Ingresso gratuito – Orario di apertura al pubblico: lunedì – venerdì: 10.00 – 17.00 sabato e domenica aperto per eventi e laboratori creativi –  festivi chiuso.

World Press Photo 2026 – In mostra le foto vincitrici della 69° edizione – Palazzo Esposizioni Roma fino al 29 giugno 2026

Donatello Urbani

La vincitrice dell’edizione 2026, selezionata tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi   provenienti da 141 Paesi, é quella della statunitense Carol Guzy con lo scatto “Separati dall’ICE” per il Miami Herald. Protagonista il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo l’udienza presso il tribunale per l’immigrazione dello Jacob K. Javits Federal Building di New York del 26 agosto 2025.

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Le figlie sconvolte di Luis si aggrappano al padre mentre viene arrestato.

Da comunicato stampa: “Insieme alla foto vincitrice, sono stati selezionati i due progetti finalisti. La foto Emergenza umanitaria a Gaza di Saber Nuraldin, (EPA Images), scattata il 27 luglio 2025, mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi della farina. Il camion è entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti.

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Per la giuria questa immagine rende visibile la portata e l’urgenza della carestia nel secondo anno di questa guerra a Gaza. La composizione diretta costringe lo spettatore a fermarsi, offrendo una prova visiva della fame e della distruzione che circonda la scena. La fotografia mette lo spettatore di fronte alla realtà della situazione, evidenziandone al tempo stesso le implicazioni collettive e globali.

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Il secondo finalista è Victor J. Blue con lo scatto “I processi delle donne Achi” per The New York Times Magazine.

Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale a Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

Per oltre quarant’anni, un gruppo di donne indigene Maya Achi di Rabinal ha continuato a vivere nelle stesse comunità degli uomini che le avevano violentate, talvolta come vicine di casa. La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di persone Maya Achi per mano dell’esercito e di forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno utilizzato la violenza sessuale come arma sistematica per sottomettere le comunità indigene.

Nel 2011, 36 donne hanno rotto il silenzio, avviando e vincendo una battaglia legale durata 14 anni contro i loro aggressori. La loro resilienza collettiva sta trasformando un’eredità di impunità legata alla guerra in una storica conquista di giustizia….

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Chantal Pinzi, unica fotografa italiana tra i premiati quest’anno, ha conquistato il premio nella categoria Stories per la regione Africa. Il suo progetto, ‘Farīsāt: Gunpowder’s Daughters’, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale. Per secoli, la Tbourida è stata un’attività esclusivamente maschile, ma le cavallerizze hanno lottato costantemente per l’inclusione da quando la riforma del codice di famiglia marocchino ha rafforzato i diritti legali delle donne.

Oggi, sette gruppi interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300 partecipanti. Queste farīsāt (cavaliere) sostengono costi personali significativi, finanziando i propri cavalli, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. La loro perseveranza è una potente affermazione del giusto posto delle donne nel patrimonio culturale marocchino.”

Una rassegna che offre uno sguardo sul nostro tempo, storie familiari e “momenti ed eventi che hanno fatto notizia tra prospettive globali e punti di vista profondamente personali e intimi, offrendo una comprensione stratificata del mondo in cui viviamo”, come affermato in conferenza stampa.

INFORMAZIONI: Palazzo Esposizioni Roma Via Nazionale 194, Roma www.palazzoesposizioniroma.it Facebook: @PalazzoEsposizioni | Instagram: @palazzoesposizioni | Twitter: @Esposizioni. Fino al 29 giugno 2026 con orari dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura. BIGLIETTI Intero € 15,00 – ridotto dai 19 ai 26 anni e over 65 € 12,00 – ragazzi dai 7 ai 18 anni € 7,00 Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni. Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso. Primo mercoledì del mese: ingresso gratuito per gli under 30 (dalle 14.00 a chiusura). Il Palazzo Esposizioni Roma è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria o sensoriale da tre ingressi privi di barriere architettoniche.

Visite guidate gratuite con “Cantiere aperto. Le sale monumentali di Palazzo Venezia”

Donatello Urbani

Dipinti murali e linei realizzati in un arco di oltre 5 secoli per un’esperienza unica che consente al visitatore di seguire dal vivo tutti i lavori dei restauratori.

Hanno presentato il progetto “Cantiere aperto. Le Sale monumentali di Palazzo Venezia” il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessore alla mobilità Eugenio Patanè, la Commissaria straordinaria del governo per la Linea C Maria Lucia Conti e la Direttrice Generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia Edith Gabrielli.

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Il progetto consente al visitatore di seguire giorno dopo giorno uno dei più importanti cantieri di restauro attualmente in corso a Roma, quello delle Sale monumentali di Palazzo Venezia, ovvero la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia. I lavori di scavo in corso sulla piazza Venezia per la realizzazione della linea metropolitana C hanno provocato profonde fessure sugli intonaci dell’omonimo palazzo; fessure che si sono rivelate particolarmente preoccupanti a causa di possibili distacchi degli affreschi presenti nelle tre sale monumentali. Due volte al mese, tra maggio e giugno, il pubblico potrà salire direttamente sui ponteggi del cantiere e seguire i progressi dei lavori, guidati sempre dagli stessi restauratori. Le Visite guidate si svolgono nel giorno di Sabato 23 maggio, 6 e 20 giugno, ore 10.00 e 11.30, sono gratuite fino a esaurimento posti. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite.

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Da comunicato stampa: “……Le Sale monumentali, tre grandi ambienti collocati al piano nobile, vennero realizzate immediatamente dopo il 1464, quando il cardinale Pietro Barbo, che aveva fatto costruire il nucleo originario dell’edificio, ascese al soglio pontificio con il nome di Paolo II. Nel corso dei secoli questi spazi hanno avuto funzioni istituzionali di altissimo profilo: nel 1564 divennero sede degli ambasciatori della Repubblica di Venezia e, a partire dal 1797, accolsero i rappresentanti dell’Impero austro-ungarico.

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Successivamente, nel 1916, il palazzo fu rivendicato dall’Italia e le sale furono destinate ad accogliere il Museo del Medioevo e del Rinascimento, prima che nel 1922 Benito Mussolini le scegliesse come sede di rappresentanza del governo fascista.

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Nel secondo dopoguerra gli ambienti hanno ospitato le collezioni permanenti e poi, dal 1982, esposizioni temporanee. Alla conclusione del cantiere in corso essi accoglieranno il nuovo percorso stabile con la museografia di Michele De Lucchi dedicato al “Fatto in Italia”, la grande tradizione artistica e artigiana della Penisola dal Medioevo alle soglie del Made in Italy.

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La ricchezza e la complessità di queste sale è testimoniata dal fatto che qui si ammirano il Rinascimento e il suo colto recupero negli anni Venti del Novecento: agli affreschi e agli apparati scultorei quattrocenteschi, visibili negli stipiti e nel grande camino della Sala del Mappamondo, si affiancano e si sovrappongono soffitti lignei, lampadari, pitture parietali realizzati cinque secoli dopo sotto la guida del soprintendente Federico Hermanin…..”

Per saperne di più su prenotazioni, date e orari consultare il sito vive.cultura.gov.it

Romasuona – La musica in Italia 1970 – 79 – Roma Palazzo delle Esposizioni fino al 12 luglio 2026

Mariagrazia Fiorentino

Con l’inizio degli anni ’70 locali e cantine si affermano come fenomeno di cultura giovanile, dando forma a una rete viva e in evoluzione è il Piper Club a Roma inaugurato il 17 febbraio del 1965 che apre le danze.

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                                                                          Patty Pravo e Riccardo Fogli – 1973

Da comunicato stampa: …..” una mostra che ripercorre un decennio cruciale della storia italiana, attraverso la rivoluzione dei linguaggi musicali, che hanno dominato la scena pop, nazionale e internazionale…… L’esperienza visiva della mostra è accompagnata inoltre dalla dimensione olfattiva. Per rievocare luoghi e memorie, Giovanna Zucconi, con Serra & Fonseca, ha infatti creato tre odori/profumi per ricostruire lo smellscape romano degli anni ‘70. Infine, le sequenze luminose ideate da Luca Bigazzi contribuiscono ad accrescere la percezione delle molte anime che hanno attraversato il decennio, alcune delle quali raccontate in una serie di video interviste realizzate appositamente per l’esposizione da Stefano Pistolini, con Renzo Arbore, Teresa De Santis, Federico Guglielmi, Carlo Massarini Ettore Rosboch e Franco Schipani. A conclusione del percorso espositivo, una sala riservata all’ascolto ad alta fedeltà offre la possibilità di approfondire i passaggi chiave della discografia pop italiana, grazie ad una serie di sessioni guidate curate da esperti e interpreti di primo piano.”

Per saperne di più consultare il sito www.palazzoesposizioniroma.it

Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla, ospita fino al 5 luglio 2026 la mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”

Redazione

Le opere in mostra, circa 50 tutte facenti parte della preziosa collezione del  Kunsthistorisches Museum di Vienna, furono raccolte o commissionate tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo – dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa, e organizzate in museo dall’imperatore Francesco Giuseppe con la valida collaborazione della moglie la regina Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, detta “Sissi”.

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Da comunicato stampa: “Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum, il monumentale edificio progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Emblema dell’arte e della conoscenza, il museo viennese viene messo in dialogo con Palazzo Cipolla, sede romana della mostra, attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla. Attivo negli stessi decenni e interprete sensibile della cultura storicista europea, Cipolla condivide con Semper e Hasenauer una concezione dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili. La sezione accoglie anche alcuni documenti sul Palazzo provenienti dall’Archivio storico della Fondazione custoditi presso Palazzo Sciarra Colonna in virtù di un accordo di comodato con Unicredit che ne è proprietaria.

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Cuore della mostra è la pittura europea tra Cinque e Seicento, presentata nei suoi principali generi e declinazioni. La grande stagione fiamminga del XVII secolo trova spazio nelle opere di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio, testimoni di un linguaggio figurativo in cui l’eredità del Rinascimento, l’influenza italiana e l’osservazione della natura si fondono in composizioni di forte dinamismo e intensità cromatica. Anversa emerge come nodo centrale di una rete artistica internazionale, alimentata da botteghe, committenze di corte e scambi culturali transnazionali.

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Accanto ai grandi formati, la mostra dedica ampio spazio alla pittura di gabinetto e agli oggetti della Kunstkammer, le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali. Dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi rivelano un’estetica della precisione e dell’intimità, destinata a una fruizione raccolta e colta. Qui, opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou, Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, concepita come microcosmo del sapere, in cui meraviglie naturali e creazioni dell’ingegno umano convivono secondo criteri analogici e conoscitivi.

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La sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento riflette l’ascesa di una società borghese e protestante, in cui l’arte si orienta verso la vita quotidiana, la dimensione privata e l’osservazione del reale. Frans Hals rinnova il ritratto con una pennellata libera e immediata; Jan Steen trasforma la scena di genere in uno specchio vivace e teatrale dei comportamenti sociali. Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino al gruppo dei cosiddetti Bamboccianti – artisti nordici che portarono nella capitale una pittura attenta alle scene popolari e alla vita quotidiana – trasferisce questi temi nel contesto della Roma barocca, immersi in una luce delicata e narrativa.

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Uno sguardo specifico è riservato alla pittura tedesca dell’età moderna, le cui radici affondano nella grande stagione rinascimentale di Lucas Cranach, figura centrale nella definizione di un linguaggio autonomo, caratterizzato da una forte stilizzazione e da un’eccezionale padronanza della linea e del disegno. Su questa eredità si inseriscono, in epoca successiva, artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, le cui opere testimoniano l’assimilazione del Barocco italiano e della tradizione classica, in un continuo dialogo tra Nord e Sud dell’Europa.

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Il racconto converge poi sugli Asburgo come acquirenti, committenti e custodi dell’arte europea. Straordinari ritratti, insieme a opere di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez illustrano una politica dell’immagine in cui il collezionismo diventa strumento di autorappresentazione e mediazione culturale…..

La pittura italiana costituisce il fulcro simbolico ed estetico della collezione viennese, in particolare grazie alle acquisizioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, il cui gusto si orientò decisamente verso l’arte del XVI e XVII secolo. In mostra, capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni attestano il ruolo centrale dell’Italia nello sviluppo della pittura europea, tra indagine del visibile, sperimentazione luministica e progressivo abbandono dell’idealizzazione.

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Emblema di questa svolta è l’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei capolavori della mostra. Realizzata a Roma intorno al 1603 – 1605, l’opera concentra la scena della Passione in un drammatico momento di essenzialità, dove l’aderenza al reale e la tensione emotiva trasformano il tema religioso in un’esperienza umana universale”.

Da non perdere le conferenze di approfondimento organizzate alle ore 18:00  Sala Rebecchini, Palazzo Sciarra Colonna – Via Minghetti 22, Roma con ingresso libero fino ad esaurimento posti nei giorni di 15 aprile 2026 su “Le meraviglie degli Asburgo” con  Cäcilia Bischoff, curatrice della mostra, e Stefano Zuffi, storico dell’arte; 14 maggio 2026 tema: “Una direzione universale: scambi artistici tra Vienna e Roma” con Cecilia Mazzetti di Pietralata, professore associato in Storia dell’arte moderna presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e 10 giugno 2026 tema: “Roma e Vienna. Architettura come dispositivo civile: memoria, funzione e trasformazione” con Margherita Guccione, Direttore scientifico Grande MAXXI, ed Elena Tinacci, coordinatrice Dipartimento, MAXXI Architettura e Design contemporaneo

Polo museale Palazzo Cipolla Via del Corso 320, Roma.  Mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum fino al 5 luglio 2026 con orari nei giorni di lunedì dalle 15:00 alle 20:00 – martedì e mercoledì dalle 10:00 alle 20:00 – giovedì e venerdì dalle 10:00 alle 21:00 – sabato e domenica dalle 9:00 alle 21:00 Costo biglietti d’ingresso intero Euro 18 – ridotto Euro 16. Sono previste riduzioni e gratuita’ info su https://museodelcorso.com/da-vienna-a-roma-meraviglie-degli-asburgo-dal-kunsthistorisches-museum/

 

Nicola Pucci in mostra a Palazzo Merulana con “Scuola italiana – La pittura contemporanea e il suo spirito circolare nel tempo storico”.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Completa la presentazione il comunicato stampa: “Un’indagine sullo stato attuale della produzione pittorica in Italia con un percorso in più tappe, attraverso il dialogo tra le opere della Collezione Elena e Claudio Cerasi e quelle di artisti figurativi contemporanei.” Questa rassegna non è solo un dialogo tra gli artisti contemporanei e le opere realizzate nel recente passato dai loro colleghi, in prevalenza di scuola romana. Il “file rouge” che da sempre unisce passato e presente nelle arti figurative è stato l’interprete dei sentimenti nobili dell’animo umano in ogni epoca e questa mostra, curata dal critico d’arte Gianluca Marziani e  allestita senza soluzione di continuità nelle sale che ospitano la collezione Cerasi, vuole offrire una chiave di lettura a questo “file rouge”.

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Novanta gioielli della Scuola Romana, nati dall’ingegno e dal talento di artisti come Giacomo Balla, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Giuseppe Capogrossi, solo per citarne alcuni, sono rivisitate, fino al 5 luglio, nella mostra dell’artista palermitano Nicola Pucci secondo la linea tematica del Realismo magico.

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                                                      Giorgio De Chirico; “L’enigma dei giocattoli” – 1960

Da comunicato stampa: “Nicola Pucci è un pittore italiano di fama internazionale, noto per il suo realismo visionario e surreale. Nelle sue opere la tecnica figurativa si combina a contesti onirici, decontestualizzazioni e presenze animali, con un forte impatto emotivo e narrativo. L’origine palermitana del pittore viene sottolineata dal curatore per una ragione affine alla filosofia del progetto, ovvero identificare l’energia unica di zone ad alta connotazione culturale, come il capoluogo siciliano, dove sono cresciuti molti pittori della generazione qui rappresentata, lungo visioni che hanno trasfigurato il reale con ironia, espressività, apparente leggerezza e senso morbido del tragico…..A dialogare con le opere della Collezione Cerasi, in un incontro su cui i visitatori sono chiamati a riflettere, sono diciannove quadri dell’artista Pucci. Tra questi alcuni della serie degli aerei (es. “Aereo con Gorilla”, “Aereo cerchio III” e “Aereo cerchio IV”), della serie degli animali (“Salto cavallo bianco su treno”, “Salto cavallo bianco su treno II”, “Galli coppia 1”, “Galli coppia 2”, “Galli coppia 3”) o ancora le opere che esplorano l’incontro tra il mondo umano e quello animale (“Ragazza con toro e rose”, “Donna con toro giallo”,,“Leone con bambino III”, “Bambino con cane I”) fino ad arrivare a “Cabina magica” del 2026, che richiama immediatamente alla memoria “I bagni metafisici” di De Chirico.

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                                                                                           Cabina magica – 2026

I suoi sono <<quadri che sfiorano la carne del reale per posizionarsi sul margine del vero, sfidando la fisica ma, soprattutto, le consuetudini della percezione ottica – afferma Marziani – Su questo bordo si delinea l’universo figurativo di Pucci, la sua capacità di raccogliere l’eredità di Antonio Donghi e Felice Casorati per rinnovarne la linfa in un’altra alchimia narrativa. La cristallina armonia di quei pittori si trasforma in un ecosistema più ampio e stratificato, fatto di armonie dissonanti, connesso ad un paesaggio digitale che rende più vicino l’impossibile>>.

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                                                                        Leone con bambino III – 2024

La riflessione di Gianluca Marziani sull’arte italiana dei nostri giorni parte da quella che definisce la “matrice universale del quadro”, operando su nuove, sinergie tra mezzi tradizionali ed evoluzioni elettroniche e digitali, <<per dare ai processi formali maggiori supporti ideativi, una progettualità avanzata e, ove necessario, un apporto tecnico da combinare nell’elaborazione estetica>>.

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                                                                                      Lezione di volo – 2017

Spiega il curatore: <<Dentro la superficie del quadro si è sviluppata una genealogia iconografica che si manifesta nel Trecento e arriva ai giorni nostri.

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                                                                                      Lettrici – 2022

La pittura è il seme che ha dato i migliori frutti del quadro, un codice genetico di cui la tradizione locale è depositaria e che risuona nei palazzi storici, nelle innumerevoli chiese, negli scavi archeologici, nei depositi e nei magazzini. Le vie del Quadro Italiano esulano da qualsiasi provincialismo e affermano un valore denso e radicato, un costante legame tra téchne, iconografia e veggenza, una visuale stratificata che ha affrontato ogni presente con  memoria arcaica e indicazione costante del futuro>>. Ma perché proprio la Pittura Italiana? <<Ripartire dalla Pittura Italiana Contemporanea significa affermare il peso specifico del Pensato in Italia. Questa non è soltanto la giostra mercificata del Made in Italy, ma un qualcosa che radica prima il pensiero e poi le azioni linguistiche. Pensare Italiano e Dipingere Italiano: un’indicazione che in alcuni casi ha forgiato movimenti e avanguardie di grande rilievo. Si pensi al Futurismo, alla Metafisica e al Realismo Magico, fino ai postmodernismi di Transavanguardia, Pittura Colta e Medialismo>>.

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Afferma Marziani: << La Collezione Cerasi rappresenta l’apice italiano di una raccolta sistemica e ragionata, qualitativa e attinente. Scorrerla significa attraversare la grande pittura italiana del Primo Novecento, con un occhio di riguardo per gli artisti che hanno animato Roma e il suo teatro umano. Palazzo Merulana ne è diventato la piena espressione, il corpo architettonico in cui gli organi pittorici si sono disposti come apparati di un formidabile viaggio artistico. Il viaggio di una scuola della pittura chiamata Italia>>.

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                                                                                     Aereo con gorilla – 2026

Anche il titolo del progetto vuole dare una chiave di interpretazione precisa: <<Scuola Italiana riporta al clima fonetico e critico della Scuola Romana, aprendo il campo ad un osservatorio specifico: la chiave di volta richiede un’equazione in equilibrio tra genius loci e mondo open source, dove i nuovi caratteri spiccanti intensificano la trasmissione di valori condivisibili>>. Una selezione accurata vedrà il coinvolgimento di artisti che rappresentano la generazione da cui sono emersi gli autori degli anni Novanta. Ognuno occuperà una linea tematica per creare dialoghi di affinità, appartenenza e debito (forse credito) iconografico. L’obiettivo, racconta l’ideatore, sarà cercare e creare relazioni di “affinità, appartenenza e debito (forse credito) iconografico, in una stereofonia visiva che rilascerà linfa sulla natura altruistica della memoria”.

INFO E CONTATTI:

La mostra è visitabile con biglietto d’ingresso a Palazzo Merulana Da mercoledì a venerdì: 12.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) Sabato e domenica: 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00). Via Merulana 121, Roma sito web www.palazzomerulana.it

 

 

Giorgio Cerliberti – Artista friulano alla GNAMC di Roma

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Donazione dell’opera “Dissociazione” e mostra temporanea di fino al 3 maggio 2026.

La cerimonia ufficiale di donazione si è tenuta venerdì 27 marzo 2026 alle ore 13.00 nella Sala delle Colonne, alla presenza del Ministri Giorgetti e Giuli nonché della direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini.

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Da comunicato stampa: “L’evento di donazione segna anche l’apertura della mostra temporanea allestita presso la GNAMC dal 27 marzo al 3 maggio 2026. La rassegna prevede l’esposizione di altre tre opere di Giorgio Celiberti, uno dei protagonisti dell’arte italiana contemporanea, sin dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 quando l’artista aveva appena diciannove anni.

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Giorgio Celiberti (Udine, 1929) partecipa alla Biennale di Venezia del 1948 a soli diciannove anni, dopo la formazione al liceo artistico e l’esperienza nello studio di Emilio Vedova. Soggiorni a Parigi, Bruxelles e Londra lo pongono a contatto con le avanguardie europee. Nel 1965 la visita al lager di Terezín segna una svolta decisiva nella sua poetica. La sua ricerca spazia tra pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni internazionali, tra cui il Museo Würth, il MART e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2025 una sua stele è stata acquisita dal Parlamento Europeo per la collezione permanente di Bruxelles. Nel 2026 parteciperà alla sua sesta Biennale di Venezia.

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“Dissociazione” è un affresco di grandi dimensioni (cm 180×150) realizzato tra il 1991 e il 1994. L’opera rappresenta un momento significativo della ricerca artistica di Celiberti, in cui la tecnica dell’affresco – di tradizione antichissima – si coniuga con un linguaggio contemporaneo fatto di segni essenziali e materia densa. La superficie, caratterizzata da tonalità chiare e interventi grafici, riflette la tensione tra memoria e presente che attraversa tutta la poetica dell’artista”.

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Altrettanto significative dell’arte e dell’artista Giorgio Celiberti sono le tre opere temporaneamente esposte insieme all’opera donata che, nelle parole del curatore, sono: “….La figura stessa di Celiberti richiama qualcosa di arcaico e primitivo: nel suo volto e nei suoi gesti si avverte una dimensione quasi rituale che ricorda lo sciamano, il sacerdote o l’antico artefice di immagini. Questa dimensione di riflette anche nella sua arte che sembra riallacciarsi idealmente agli artisti delle grotte preistoriche di Lascaux e Altamira dove la pittura non aveva soltanto una funzione estetica ma anche magica e simbolica. Non a caso Celiberti utilizza spesso colori primari e segni essenziali, come se volesse recuperare un linguaggio originario capace di cogliere i paradigmi fondamentali della vita. Allo stesso tempo la sua ricerca si sviluppa attraverso una continua sperimentazione di materiali e tecniche che comprendono pittura, scultura, incisione e interventi ambientali. Bronzo, alluminio, pietra, ceramica e vetro diventano strumenti attraverso cui l’artista esplora il rapporto tra gesto, materia e memoria……Attraverso questi elementi emerge il tema centrale della sua ricerca: l’umanità nella sua forma più essenziale intesa come relazione tra individui e come misteriosa tensione tra cielo e terra, tra memoria e futuro, tra esperienza individuale e dimensione universale dell’esistenza.”

Roma GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Piazzale delle Belle Arti, n.131-  fino al 3 maggio 2026 Info T + 39 06 32298221  – sito web gnamc.cultura.gov.it

 

 

Romics – 36^edizione “Festival Internazionale del Fumetto, Animazionme, Cinema e Games” – Fiera di Roma da giovedì 9 a domenica 12 aprile dalle ore 10:00 alle 20:00.

Donatello Urbani – Foto courtesy  Ufficio Stampa Maurizio Quattrini

Evento principe fra i tanti in svolgimento nella città di Roma, grazie ad  una eccezionale direzione artistica e  ad una altrettanto eccezionale promozione svolta da un formidabile ufficio stampa. Manifestazione con oltre 400 espositori ed eventi in contemporanea che si svolgono nei cinque padiglioni per uno spazio espositivo di oltre 70.000 mq. I due manifesti della campagna ufficiale di questa 36^ edizione di Romics rendono omaggio all’iconico Spider-Man Miles Morales e a Space Jam. L’arte di Sara Pichelli, tra i Romics d’Oro dell’edizione, viene celebrata con il manifesto che cattura il volto dinamico di Miles Morales, personaggio che ha co-creato, in una delle pose più iconiche di Spider-Man.

Romics_aprile_2026_manifesto.2Verranno insigniti del prestigioso Romics d’Oro durante la 36^ edizione del Festival Lorenzo Mattotti, Victor Perez, Sara Pichelli, Bill Plympton e Rhianna Pratchett. L’incontro di celebrazione Romics d’Oro è in programma sabato 11 aprile.

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Il Premio Romics Special, che rende omaggio ad artiste, artisti e professionisti che si siano distinti nell’esplorazione di nuovi mondi e personaggi, aprendo nuove frontiere creative al mercato e sperimentando linguaggi espressivi innovativi viene assegnato a Cassandra Calin, Gigi Cavenago e Alexis Wanneroy.

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Gli ospiti, italiani e internazionali, presenti in questa edizxione saranno: Zerocalcare, il fumettista che ha rivoluzionato il graphic novel in Italia; Cecilia Randall, protagonista indiscussa del Fantasy Storico in Italia; Jérémie Almanza, il maestro delle atmosfere gotico-fiabesche, Liang Azha e JingJiang, due delle voci più luminose del fumetto asiatico contemporaneo.

Punti di forza “Le mostre di Romics”: una esposizione di opere realizzate dagli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Roma dedicate all’universo di Space Jam, che tornerà al cinema con un evento speciale dal 4 al 6 maggio. “Linee, Colori, Visioni” mostra che propone opere di Lorenzo Mattotti.

Alle “pareti parlanti” sono presenti alcune tavole di Sara Pichelli dedicate a  Spider-man e Miles Morales di cui è co-creatrice insieme a Brian Michael Bendis. Un intenso percorso visivo nell’immaginazione di Gigi Cavenago: dai numerosi progetti per Dylan Dog alle serie con Orfani e Magic Order passando all’animazione con How Zeke got religion, Death & Robot e al cinema con Spider-man. Across the Spiderverse. Un percorso espositivo si snoda in due sezioni presenta i fumetti di Cassandra Calin; da non perdere l’esposizione di tavole e illustrazioni originali di artisti internazionali (da Joe Bennet a Gabriele Dell’Otto, da Darick Robertson a Emanuela Lupacchino, da John Romita Jr. a Elena Casagrande, da Scott Eaton a Simone Bianchi) con fumetti rari e grandi statue da collezione.

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Altro ruolo importante è svolto da una serie di “Eventi speciali”:; la ventiquattresima edizione del Premio Romics del Fumetto e delle Narrazioni per Immagini, La Cerimonia di Premiazione, durante la quale verranno annunciati i titoli vincitori si terrà sabato 11 aprile 2026 insieme a quella del “Maggio dei libri”. Sabato 11 aprile l’autrice fantasy Cecilia Randall presenta in anteprima assoluta Kitsune – Il potere della volpe (Gribaudo), Il dialetto romano  Il romanesco nelle storie di Topolino verrà presentato in anteprima sabato 11 aprile. Un evento importante sarà lo speciale dedicato al secondo volume della serie GreenWood (Tunué) – Il concorso, incentrato su ecologia e magia. Protagonista sarà lo straordinario disegnatore Jérémie Almanza, che svela i segreti della sua arte.

Un appuntamento imperdibile sarà la performance live dedicata ai grandi successi di Pokémon, Dragon Ball e One Piece, per una vera festa collettiva Sabato 11 aprile, Sempre nello stesso giorno verranno consegnati i premi del “Romics Gran Galà del Doppiaggio” torna per la sua ventunesima edizione. Spazio importante quello dedicato ai grandi autori e alle autoproduzioni: l’Artist Alley, nel padiglione 7 accoglierà oltre sessanta artisti, con ospiti di rilievo nazionale e internazionale e occasioni di incontro diretto con il pubblico, mentre la Self Area accoglierà nel Padiglione 6 oltre sessantaquattro autori e autrici indipendenti e venticinque collettivi: luogo in cui sperimentazione, libertà espressiva e ricerca si intrecciano.

Attrazione importante “Il Romics Cosplay Award”, la gara cosplay che, tra i tanti premi in palio, seleziona il rappresentante singolo che rappresenterà l’Italia alla finale mondiale del Cosplay Central Crown Championships 2026 (MCM Comic Con di Londra) insieme  al K-Pop Contest Italia – Special Romics, realizzato in collaborazione con KCI che omaggia il ritmo, l’allegria e lo stile del K-Pop.

Ome riportato sul comunicato stampa :” L’area gaming di Romics torna protagonista con un’offerta ricca e trasversale, tra grandi classici, novità attesissime e titoli per tutti i gusti. Ampio spazio al free play con postazioni Wii Sport su Wii, Mario Kart World su Nintendo Switch 2 e un’ampia selezione su PlayStation 5 con EA Sports FC 26, FC 24, Dragon Ball Sparking! Zero, Tekken 8 e Mortal Kombat 11. Non mancano gli e Sport con League of Legends e 2XKO, il nuovo picchiaduro di Riot Games. A completare l’esperienza, una selezione di indie game di successo, tra cui Ender Lilies e il seguito Ender Magnolia, il gioco dedicato a Terrifier, titoli horror come Tormented Souls, Luto e Layers of Fear, e FPS originali e divertenti come High on Life. A Romics arriva King of the pitch, l’evento esclusivo di Lega Serie A e Infront Italy dedicato agli appassionati di EA SPORTS FC™ 26.” Quanto mai interessante, come nelle passate edizioni è la programmazione di film.

Fiera Roma, Via Portuense 1645, 00148 Roma, ingresso Nord ed ingresso Est (tutti i giorni). L’accesso alla manifestazione sarà consentito esclusivamente ai visitatori che avranno acquistato preventivamente il biglietto. I biglietti sono acquistabili esclusivamente dal sito www.romics.it o presso i rivenditori autorizzati Vivaticket. Costo dei biglietti: Giovedì e venerdì € 12.00 (+ € 1.50 di commissione) Sabato e domenica € 15.00 (+ € 1.50 di commissione) Abbonamento 4 giorni € 40.00 (+ € 1.50 di commissione) Aggiornamenti: www.romics.it

“Cristo Salvatore” Il volto ritrovato di Michelangelo Buonarroti

Donatello Urbani

La presenza di una statua in marmo attribuita a Michelangelo presente nella Basilica di Sant’Agnese in Via Nomentana a Roma era stata cosa nota già da vari secoli anche se dagli anni successivi alle seconda guerra mondiale ne era stata persa la memoria.

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In proposito la sua attuale catalogazione è descritta come un “Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo”. Oggi, grazie alla pubblicazione dello studio condotto dalla ricercatrice Valentina Salerno abbiamo notizie certe non solo sulla sua attribuzione ma anche sulle vicende legate alla sua realizzazione.

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La prima notizia e’ fornita da Giorgio Vasari nella sua “Vite” 1568: “…..Fece ancora per Messer Tommaso de’ Cavalieri, gentiluomo romano, innamorato della sua virtu’ e della sua bellezza, infiniti disegni divinissimi….”. Il cinquantasettenne Michelangelo fu preso da un colpo di fulmine per il diciottenne Tomaso de’ Cavalieri. Questa passione senile, non solo fonte d’ispirazione artistica, proseguirà nel tempo e Tomaso sarà, alla morte dell’artista, anche il suo esecutore testamentario.

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Negli anni successivi l’opera avrà varie collocazioni sia in collezioni d’arte di vari cardinali sia in chiese romane fino a quando trova sistemazione definitiva nella cappella di Cristo Salvatore nella Basilica di Sant’Agnese sulla Via Nomentana in Roma.

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Scrive la ricercatrice Salerno “……..Quando il busto viene citato (nei documenti certi e notarili degli anni successivi – n.d.r.) è sempre attribuito a Michelangelo Buonarroti.  In molti test, soprattutto a cavallo della seconda guerra mondiale, il busto semplicemente scompare, pur essendo fisicamente all’interno della Basilica…… Sylvia Pressouyre nel 1984 attribuisce erroneamente a Nicolas Cordier (detto il Franciosino) il busto del SS. Salvatore. Sebbene non ci sia mai stata una smentita altrettanto celebre la comunità scientifica e i funzionari della Soprintendenza hanno ritenuto che il busto presentasse caratteri stilistici piu’ generici, riconducendoli a una produzione romana del tardo cinquecento (1550-1599) piuttosto che alla mano specifica del Franciosino. Questo declassamento, servito a mantenere l’integrità scientifica del catalogo, in assenza di prove documentali certe che confermino l’ipotesi della Pressouyre, ha condotto all’attuale attribuzione ad anonimo del XVI secolo…..”

La preziosa quanto certosina ricerca condotta della ricercatrice indipendente Valentina Salerno, autofinanziata, restituisce al patrimonio culturale nazionale una preziosa quanto interessante opera d’arte. Stupisce in occasione della conferenza stampa di presentazione dello studio compiuto per questa restituzione dalla ricercatrice Salerno, l’assenza del Ministro e suoi rappresentanti in considerazione di quanto importante sia questa nuova attribuzione, opere michelangiolesche, per di più disperse, non sono così frequenti.