Sidival Fila in mostra a Palazzo Merulana fino al 5 ottobre 2019

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

“La materia svelata!” recita il titolo della mostra che nello stesso tempo c’immerge in profondità sul tema che le opere vogliono proporre ai visitatori. “Siamo materia” ci dicono “ed abbiamo vicende ed avventure da raccontare che hanno attraversato secoli lasciando su di noi impronte indelebili”.

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La storia che si sviluppa lungo tutto il percorso espositivo potrebbe iniziare al secondo piano di Palazzo Merulana, dove questa rassegna è stata allestita, proprio partendo da due tele marroni di canapa che nei secoli XVII e XVIII furono utilizzate da uno sconosciuto artista per dare vita ad un dipinto forse di soggetto religioso. Di Sidival Fila, scrivono i curatori nel catalogo – Silvana Editorialcon testi in italiano ed inglese pa.175 costo €.30,00-: “Frate francescano e artista di origini brasiliane: in una sola figura s’incontrano due universi che viaggiano insieme attraverso la ricerca e la creatività dell’autore. Grazie all’utilizzo di tessuti, stoffe, carte storiche, fibre organiche ricuce e ricompone spazi di materia ora più lievi ora più profondi”. Trama e ordito, nelle opere di Sidival Fila, riflettono le vicende umane e prendendo forma di tessuto testimoniano tra le pieghe e le velature delle superfici una vera e propria umanità.

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Tutto questo trova piena conferma nelle parole dell’artista stesso quando afferma: “tramare e ordire nella mia arte assumono un valore  e un significato positivo, grazie ad un articolato processo di restituzione alla vita della materia utilizzata, che viene rigenerata e successivamente sottoposta a una particolare forma di riscatto, un’assoluzione che riattualizza la materia stessa nel presente. Un lavoro meditativo e artigianale sulle materie prime – siano esse tela, carta, lino, seta, pergamene o fibre incontaminate – che lascia un’impronta,un nuovo segno grafico che le rende significative, attraverso un’innata energia espressa nel tempo e nello spazio senza confini”.

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Il progetto espositivo, come ha rilevato la direttrice è stato concepito proprio in relazione al luogo in cui questo trova collocazione. Palazzo Merulana, già sede dell’Ufficio d’Igiene Comunale,  è stato per molti anni un residuato dei bombardamenti subiti dalla città di Roma nel corso della seconda guerra mondiale e solo di recente ha trovato una nuova vita quale sede espositiva di opere d’arte dove la collezione donata dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, abilmente gestita da CoopCulture.

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La rassegna, comunque, ufficialmente inizia nelle Sala delle Sculture al piano terra con due opere quanto mai significative delle quali una, in particolare, abbinata ad una scultura di Antonietta Rafael “Genesi n.2” esprime la precisa volontà di dialogo con le opere presenti nella collezione permanente del Palazzo. Un chiaro messaggio rivolto al superamento delle barriere sia  di mancate integrazioni sociali e di auspicabile intercomunicabilità fra esseri umani.

Roma – Via Merulana, 121 fino al 5 ottobre 2019 con orario Da mercoledì a lunedì ore 10 – 20 -Ultimo ingresso ore 19 – Martedì chiuso. Accesso al piano terra – Sala delle Sculture: ingresso libero – Secondo, terzo e quarto piano (collezione +mostra): Costo del biglietto d’ingresso Intero 10.00 € – Ridotto 8.00 €

Viterbo – “Tessere la Speranza – Il culto della madonna vestita nella Tuscia” – Un mostra nel Monastero di Santa Rosa fino al 26 ottobre 2019 documenta tradizione e fede religiosa nella Tuscia.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

La devozione religiosa per la Madonna ha generato nella Tuscia dei primi anni del 1700 un vero e proprio culto popolare. Sono questi gli anni della controriforma in cui i dettami del Concilio di Trento – 1543/1565 – che avevano al centro la venerazione per la Madonna, impegnavano il clero nella sua attuazione fra la popolazione, spesso facendo leva, come nel caso del circondario viterbese, anche nelle rievocazione di antichi culti spesso precristiani, come quello della filatura e tessitura di stoffe sia pure per uso domestico, oppure dei “penati”-  antenati – già presente nell’antica Roma.

20190904_102120Viterbo-  Monastero di Santa Rosa” Santa che fila”. Affresco del sec.XV^ rinvenuto nel corso dei lavori di allestimento di questa rassegna

Questo culto degli antenati prevedeva la realizzazione di piccole statue in terracotta da porre all’ingresso dell’abitazione sperando che svolgessero un’azione di protezione e tutela verso tutti i membri della famiglia che comunque erano la loro propaggine vivente. La realizzazione di simulacri religiosi e la loro venerazione rientrava quindi in un’antica tradizione non del tutto svanita fra la popolazione così come il tessere per loro abiti pregiati, spesso arricchiti con fili di oro e argento, degni del personaggio più importante della comunità.   “Il gesto ripetitivo della tessitura è spesso considerato metafora della preghiera, da secoli nel viterbese dove molto presente è il culto della Madonna vestita, la devozione si manifesta anche nella cura e nel dono dell’abito al simulacro vestito”, scrivono i curatori nel bellissimo catalogo, ricco d’immagini e apporti scientifici di notevole interesse, edito da Gangemi Editore International pagine 143 costo in mostra €.30,00.

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Valentano (Diocesi Viterbo) “Madonna della Coroncina”                   Vallerano (Diocesi Civita Castellana) “Madonna del Rosario”

L’abito ha un ruolo di primaria importanza sia nella tradizione che nella cultura popolare. Le stesse sacre scritture ci dicono dell’invitato al banchetto nuziale allontanato per non aver indossato l’abito prescritto. In questa rassegna giocano pertanto un ruolo di primaria importanza tanto il culto per la Madonna, “Regina Coelis”, tanto gli abiti che competono ad un simulacro di così grande importanza. La mostra allestita nella suggestiva cornice del Monastero di Santa Rosa a Viterbo espone preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati sia in luoghi di culto che nelle abitazioni di privati. Proprio intorno a questi tre soggetti si articola il percorso espositivo che, per l’occasione, inizia con un’esposizione di apertura, nel prestigioso refettorio, di reliquie con una particolare attenzione a quelle di Santa Rosa la cui festa ricorre il 3 e 4 settembre.

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Alla vestizione dei manichini con sottogonne, abiti, scarpe ed abbellimenti vari provvedevano solo le donne. La partecipazione degli uomini era probita. Foto a destra: parrucca in fili di seta naturale in perfetta accociatura settecentesca destinata alla Madonna del Carmelo, di Vetralla (VT)

Nelle successive ed attigue sale sono esposte gli altri protagonisti: abiti e manichini, che sono al centro di questa rassegna. La prima sezione è dedicata al culto attivo, come riporta il catalogo, “a quegli esempi di grande devozione verso i simulacri vestiti ancora presenti sul territorio e ne espone i corredi: abiti, corpetti, scarpine, bustini”, che riflettono ed offrono uno spaccato di come in quegli anni era interpretato il bello e l’eleganza al massimo grado. La seconda sezione si concentra sui ritrovamenti di manichini e suppellettili varie dismessi da tempo ed abbandonati. Proprio da uno di questi, nel 2016: una Madonna settecentesca rinvenuta in pessima condizioni nella Pieve di Vallerano (VT), e del relativo intervento conservativo, è partita l’idea di realizzare una rassegna che offrisse un’ampia documentazione di quello che era stato uno spaccato di vita vissuta dalla comunità. Così, in parallelo al rinvenimento, sono stati riattivati nella popolazione locale antichi culti dei quali si conservavano ancora ricordi e memorie.

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La Madonna nella fota di destra é un prestito, inclusi i vari accessorisottoveste, scarpe ecc., di una famiglia privata

La terza sezione, come riporta il catalogo, “è dedicata alla particolare e complessa realtà del culto domestico. E’ questa forse la parte più suggestiva dell’intera rassegna. Significativi sono stati gli apporti spontanei offerti dalla popolazione che conservava nelle  proprie abitazioni simulacri che oltre tutto testimoniano una memoria storica delle vicende familiari che negli anni si erano sviluppate in parallelo con quelle pubbliche. Importanti, come ha fatto rilevare S.E. Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo, le così dette reliquie da contatto destinate alla devozione personale spesso portate appese al collo. Negli enclopi sono custodite reliquie riferenti alla vita dei santi e dei martiri.

20190831_122732                   Inaugurazione della mostra: a sinistra la dott.ssa Alfonsina Russo e a destra la dott.ssa Margherita Eichberg

La mostra intende concludere la serie di esposizioni di “Tessere la Speranza”, nata da un’idea dell’allora Soprintendente Alfonsina Russo, e iniziata a Roma con una prima mostra tenutasi nella Basilica dell’Ara Coelis e a Palazzo Patrizi Clementi nel 2016, poi proseguita con molta competenza e tanta dedizione dall’attuale Soprintendente Margherita Eichberg,  giungendo sino a Lisbona.  In tutto questo un ruolo molto importante è stato svolto anche da Suor Francesca Pizzaia, Madre Superiora delle Suore Francescane Alcantarine e custodi del Monastero di Santa Rosa di Viterbo, nume tutelare di questa rassegna, come rilevato nel corso dell’inaugurazione,  che ha saputo conservare per le nuove generazioni la devozione popolare del territorio nel segno della fede.

Viterbo – Monastero di Santa Rosa fino al 26 ottobre 2016 tutti i giorni con ingresso gratuito, ad offerta libera, e orari di visita: 9:30 – 12:30,     15:30 – 18:30 – Informazioni: Tessili Antichi – Tel. 334 8834417 – 333 3215200. Social:

@SoprArcheologia  –      @SoprArcheologia         @soprarcheologia

#CultodellaMadonna   #Viterbo  #Madonnevestite   #TesserelaSperanza

Andrea Chisesi espone fino al 20 agosto 2019 la sue opere alla Reggia di Caserta

Mariagrazia Fiorentino –

Arte pittorica e Arte fotografica è il connubio presente nelle opere di Andrea Chisesi. Le due arti, senza il dubbio di essere smentita, sono al top delle arti visive e, la fotografia,  fin dagli albori della sua nascita, ha richiamato su di sé gli interessi e la curiosità dei massimi artisti che in questa arte avevano intravisto un nuovo linguaggio che veniva ad aggiungersi, e forse a sotituire, quelli ormai obsoleti presenti fino allora nelle arti visive. Linguaggio che nel corso degli anni è venuto sempre più perfezionandosi, addirittura contaminandosi vicendevolmente, come avvenuto nelle opere di Andrea Chisesi esposte, fino al prossimo 20 agosto, in una personale dal titolo “Saligia”nelle prestigiose retrostanze della settecentesca Reggia di Caserta. Scrivono in proposito i curatori: “… la mostra che presenta un nucleo di 62 opere, molte delle quali site specific, realizzate dalla tecnica da lui stesso coniata dalle Fusioni, costituisce il presupposto ideale di questo legame dell’antico verso il contemporaneo.  Acronimo dei 7 vizi capitali, Saligia racconta quanto l’idea del vizio umano non sia soltanto ampiamente connotata negativamente dal sentire comune, ma a riconferma della fragile natura umana, stabilisce come sia impensabile abbandonare una visione che incentra nella dualità vizio/virtù, la vera essenza dell’uomo e della donna”. Lungo il percorso espositivo s’incontrano così fatti storici oppure mitici legati a personaggi antichi quali il Conte Ugolino, sinonimo di egoismo, a quelli contemporanei quali Trump per la superbia e al Cardinal Bertone, per il peccato dell’avarizia. Sempre dai curatori leggiamo: “La lezione d’arte di Chisesi, mai didascalica, mette davanti agli occhi le molteplici possibilità dell’arte contemporanea, la sua capacità di usare ampiamente tutti queli filtri interpretativi che possono rielaborare un’immagine classica attraverso il medium artistico.”

 

Il restauro del rilievo di Tamesius Olimpius Augentius al Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano

Donatello Urbani

Il Museo Nazionale Romano, nelle sue quattro sedi museali, è il principale custode del patrimonio archeologico cittadino e almeno per il momento insieme alla collezione custodita nella ex Centrale elettrica Montemartini, in attesa che  l’Amministrazione comunale si decida ad inaugurare l’Antiquarium Comunale, sono gli unici punti di riferimento per gli studiosi ed amanti della storia della città di Roma. In questi giorni  il rilievo di Tamesius Olimpius Augentius, in marmo bianco, rinvenuto a Roma in Via San Claudio nel 1867, ha assunto gli onori della cronaca grazie al restauro sponsorizzato dal Rotary Distretto 2080 sfruttando le agevolazioni fiscali concesse dall’Art Bonus.

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Il rilievo fa parte di un dono votivo offerto a Mitra, dio solare della stabilità sociale e del potere legale da parte di una famiglia di devoti. E’ costituito da due parti, una raffigura un portico colonnato scandito da colonne con capitelli a foglie lisce su mensole prive di decorazione  che inquadra sette nicchie dal fondo semicircolare o rettangolare;  nell’altra è riportato un testo dedicatorio alla divinità in cui si legge che Tamesius Olimpius Augentius aveva realizzato il tutto a proprie spese. L’epoca a cui far risalire il fregio è attestata al IV secolo d.C., periodo in cui le ultime resistenze pagane al cristianesimo avanzante stanno per essere definitivamente annientate. L’importanza della testimonianza storica ritornata nella disponibilità degli studiosi di Roma si affianca così a quello, di non minor importanza, dell’atto di benemerenza compiuto dal Rotary in questa occasione.

 

Art-City – Arte e cultura insieme per un’estate ricca di avvenimenti, spettacoli, conferenze, concerti ed attrazioni varie nelle principali sedi culturali del Lazio

Testo e foto di Donatello Urbani

Le finalità di questa interessante iniziativa che per il terzo anno consecutivo su iniziativa del Polo Museale del Lazio interessa tutto il territorio regionale, lungi dall’essere uno spazio di ricreazione estiva, si scoprono nelle parole ella Direttrice Dott.ssa Edith Gabrielli: “Alla base di Art-City vi è l’idea di creare occasioni di visita nei musei con attività pensate su misura, capaci di sfruttare l’attitudine a vivere nuove esperienze che le persone in genere rivelano soprattutto d’estate: tenendo fermi, va da sé,  la tutela e il decoro dei luoghi, il rigore scientifico e la qualità artistica”. Importante per la buona riuscita di queste iniziative è stata la politica sui biglietti d’ingresso con due diverse tariffe. Una per la sola mattina dal costo di €.5,00 ed una pomeridiana/serale, inclusi gli spettacoli – inizio ore 20,00 –  dal costo di €.7,50. Per i giovani dai 18 ai 25 anni è applicata una tariffa ridotta dal costo di €.2,00.L’ambizioso programma prevede l’esecuzione di ben 160 eventi nelle diverse istituzioni culturali  fra le 46 curate dal Polo Museale del Lazio, dai musei alla abbazie passando per i siti archeologici fino ad alcune prestigiose residenze e suddivisi in sette diverse categorie, come di seguito descritte:

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Serate d’Arte a Castel Sant’Angelo fino all’8 settembre 2019 con 28 appuntamenti tra concerti, performance al piano, spettacoli per bambini e visite guidate.

Conversazioni nella Loggia di Palazzo Venezia, fino al 16 settembre p.v. su letteratura, arte e architettura contemporanea tenute da importanti nomi e specialisti nelle varie discipline.

A Palstrina luci concentrate sul Santuario della Fortuna Primigenia, con una rassegna di concerti e conferenze fino al 1 settembre 2019.

Moduli Lunari – Incontri tra arte e scienza a cinquant’anni dall’allunaggio. Varie istituzioni culturali, da Bassano Romano a Caprarola, accoglieranno, fino al prossimo 5 settembre, otto incontri per raccontare il rapporto dell’uomo con il suo satellite che faranno perno in quel fatico giorno del 20 luglio 1969 in cui il primo uomo pose piede sulla luna.

Immaginario Etrusco,  è il titolo dietro al quale si nasconde un fitto programma di spettacoli di musica e teatro insieme a visite guidate e laboratori, voluto per ricordare il quindicesimo anniversario dell’iscrizione nella lista dei siti Patrimonio Mondiale UNESCO dei siti di Cerveteri e Tarquinia, sedi che accoglieranno le varie iniziative.

Formia, Minturno e Sperlonga accoglieranno dal 18 luglio al 24 agosto 2019, parole e suoni del mare nostrum nella rassegna “Mediterranea” .

Anfiteatro è la rassegna ospitata dal 12 luglio al 2 agosto nei prestigiosi siti archeologici, incluso il bellissimo museo, dalla cittadina di Cassino. Il grande anfiteatro costruito su iniziativa della matrona Ummidia Quadratilla, accoglierà per primo il maestro Giovanni Allievi e passando per Neri Marcorè ospite dell’Orchestra Bottoni, Laura Morante in “Medea” di Euripide, vedrà per ultima Marina Massironi in un reading teatrale curioso e divertente sull’Otello di Verdi.

Palcoscenico è la rassegna che coinvolge 23 siti culturali del Lazio tra musei, palazzi nobiliari e complessi religiosi, in un “programma vario, declinato secondo suggestioni dettate dai luoghi”, come scrivono i curatori.

Per maggiori informazioni e conoscere tutti i luoghi interessati con calendari ed orari, costi dei biglietti d’ingresso che variano se includono visite guidate e attività didattiche, consultare il sito web www.art-city.it.

U.S. Embassy Rome – Nello Petrucci “Over the sky” – dal 3 al 29 giugno 2019

Mariagrazia Fiorentino

Così il nostro artista potrebbe ben condividere quanto Kandinsky scriveva della propria pittura definendola “un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma”. Nello Petrucci espone alcune delle sue opere, pensate come omaggio alla storia e cultura visiva americana in un parallelo tra l’antico (Pompei) e la città di New York. E’ dopo il 2018, anno della sua residenza artistica presso il  3World Trade Centre, dove ha realizzato la monumentale “The Essence of lightness” che ha iniziato a formulare un pensiero visivo della resistenza che pone il classico come principio della permanenza della memoria identitaria dei popoli.

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“Il percorso espositivo inizia con un dittico che rappresenta due figure antitetiche, la morte e la resurrezione, la caduta e l’ascesi, desunte da una ripresa delle torri gemelle durante l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Delle due anime l’artista insegue l’anima che sale, incominciando quindi un viaggio che va al di sopra della città, in un luogo sospeso dove vige ancora la libertà di superare i limiti della dimensione fisica e temporale”. L’artista compone forme visibili nello spazio della superficie pittorica, come il musicista compone forme sonore nello spazio musicale. Ed è proprio nella costruzione dello spazio poetico che la pittura trova la sua analogia con la musica, e nel movimento, nella dinamica e nelle pulsazioni del ritmo, della composizione delle opere.

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Nella sua biografia si legge “…solo con lo strappo provo una certa forma di liberazione, in quel momento la mia coscienza si separa dal mio pensiero, e man mano ricompongo un puzzle di sensazioni e mistiche osservazioni dello specchio del mondo”. Scrive Francesca Barbi Marinetti nella prefazione al catalogo “Petrucci offre una via che è, appunto, di leggerezza. La leggerezza del sovrastare la realtà a volo d’eccello, per esonerarci dalla schiacciante brutalità e violenza del presente, consentendoci di rimettere in moto speranza e ricerca”. Nello Petrucci se lo si vuole ritagliare in un contesto culturale che lo rappresenti, possiamo definirlo un talento con una mente aperta ai confini del sapere con un cuore di un profeta alla ricerca della spiritualità più profonda e con gli occhi aperti al futuro.

Per maggiori approfondimenti sull’artista, visitare i siti www.nellopetrucci.com e  www.contempli.com. Accompagna la mostra il catalogo bilingue curato da Marcello Francolini edito da Carlo Cambi Editori, pag.97 costo €.18,00

L’Istituto Svizzero di Cultura a Roma ospita l’artista Sylvie Fleury con una mostra personale e chiude l’attività accademica 2019 con concerti, performance ed esposizioni d’arte.

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Tempo per le Accademie estere presenti a Roma  di presentare dopo alcuni mesi di presenza nella nostra città, i lavori dei loro borsisti. Tanto nelle mostre d’arte quanto nelle performance e nei concerti è possibile trovare quanto la nostra cultura ha apportato nelle attività artistiche di questi giovani che vantano tutti una buona presenza nel mondo artistico dei loro paesi di origine.

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La serata a loro dedicata si è incentrata su tre performance nel bellissimo giardino dell’Istituto: Oliver Roth in “While you were dead”; Pamina de Coulon con “Le palme in fiamme” e Christelle Sanvee in “Scusi where is le chateau?” – e due concerti nella Sala Elvetica di via Liguria: Maria Violenza e Sequoyah Tiger.

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L’Istituto Svizzero di Cultura presente a Roma, oltre le attività dei borsisti, ha accolto nei propri spazi la mostra personale dell’artista ginevrina Sylvie Fleury dal titolo “Chaussures italiennes”. In proposito scrivono i curatori: “Il titolo della mostra è connesso, seppur non limitato, a un importante lavoro intitolato “Retrospective”: si tratta di scarpiera nella quale l’artista ha inserito le sue scarpe con tacco alto più stravaganti, indossate durante i vernissage e le sue performance riepilogando, in parte, l’idea alla base della mostra”.

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Niente più di una scarpa s’identifica nel percorso che deve essere intrapreso per raggiungere non solo una dimensione artistica che ci metta a confronto con gli eventi della vita: moda e glamour in particolare, bensì sia un mezzo che  consenta una interpretazione e una lettura personale di quanto accade intorno a noi tanto al presente quanto al passato senza incorrere in banalità e luoghi comuni.

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E’ cosi’ che temi come “Donne e motori”,  il fenomeno del “Femminismo”  con la degenerazione del femminicidio sono portati all’attenzione dei visitatori con garbo, eleganza e tale discrezione da raggiungere una forma quasi  impersonale  e distaccata dall’appartenenza o meno a uno dei due generi. “Ci sono così tanti modi diversi per creare un readymade” dice la stessa arista.

Roma – Istituto Svizzero “Villa Maraini”  – Via Ludovisi, 48 – Mostra “Chaussures italiennes” visitabile fino al 30 giugno p.v. con ingresso libero e orari, giovedi e venerdi 14,00/18,00; sabato, domenica e festivi 11,00/18,00. Per informazioni tel.06.420421; e.mail: roma@istitutosvizzero.it

Arte & AIDS-2019 Artisti Creativi e Personalità dipingono per sostenere ANLAIDS Lazio.

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

“Felice è chi persegue i propri sogni in piena libertà e in pace con la propria coscienza”.

Il progetto presentato presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, avrà la sua celebrazione finale con la vendita all’asta delle opere, il 3 giugno p.v. per il secondo anno nella residenza settecentesca di Palazzo Doria-Pamphilj, con una cena di beneficienza creata da uno chef stellato per questo evento. Comunicare è un arte. Per ognuno di noi il saper comunicare garantisce benessere, salute e armonia. Per questo è importante saper utilizzare al meglio il potere della comunicazione di capire gli altri e di far capire agli altri noi stessi. Lo scopo è quello di fornire informazioni chiare e personalizzate su tematiche inerenti l’infezione da HIV/AIDS e le altre infezioni a trasmissione sessuale per superare dubbi e incertezze e per favorire l’adozione di comportamenti corretti per la salvaguardia della salute. Anche quest’anno artisti, creativi e personalità di diversi settori saranno alle prese con tavolozza e pennello per realizzare delle opere da trasformare in uno strumento di raccolta fondi: dipinti, ma anche disegni, foto e collage realizzati con un vero e proprio kit per pittura. I protagonisti, dopo il successo dello scorso anno, che ha visto tra i pittori d’eccezione anche Alessandro Preziosi, Filippo Magnini, Luca Zingaretti. Luisa Ranieri, Paolo Sorrentino e Ornella Muti, sono già tantissimi gli artisti e le personalità che si preparano alla nuova edizione da Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti a Giorgio Marchesi e tanti altri nomi che si aggiungeranno a questi. Per saperne di più www.arteanlaidslazio.net

Eva VS Eva – La duplice valenza femminile in mostra a Tivoli – Villa d’Este e Tempio di Ercole Vincitore

wwwTesto e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

Nell’immaginario maschile i colloqui banali iniziano con: “Parliamo di donne”. In antitesi, la mostra Eva Vs Eva – la duplice valenza femminile nell’immaginario occidentale – allestita negli splendidi saloni di Villa d’Este e nell’altrettanto affascinante Tempio d’Ercole Vincitore a Tivoli, parla proprio di donne e, nell’intento di nobilitare l’argomento, pone, come affermato dal direttore Andrea Bruciati: “un dialogo con il visitatore, per fornirgli strumenti di lettura attraverso l’arte non banali e validi anche al giorno d’oggi”.

Venere con la pipa

Michelangelo Pistoletto: “Venere con la pipa”- 1973- Serigrafia su specchio in acciaio inox. 

Queste affermazioni sono convalidate da oltre 160 testimonianze che vanno dalle opere pittoriche e scultoree, fino a documenti letterari e reperti archeologici nell’intento di richiamare l’attenzione dei visitatori sulla rivoluzione di genere operata in occidente nel XX secolo che ha profondamente innovato il ruolo della donna sia nella famiglia che nella società pur lasciando inalterata la fascinazione antropologica ed estetica nei confronti dell’eterno femminino. Significativa in proposito la dichiarazione rilasciata dal direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciati: “Il progetto espositivo si fonda su una duplicità, che è solo apparente: gli aspetti luciferini ed ambigui della donna si legano inscindibilmente a quelli più luminosi ed idealizzati per restituire spessore e poliedricità a figure femminili che la storia, l’immaginario collettivo e l’interpretazione hanno appiattito in un ruolo ….”

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                                 Guido Reni (attrib.): “Beatrice Cenci”

Il variegato ed affascinante percorso espositivo sul mondo della donna attraverso opere d’arte di grande interesse riporta in primo piano figure che vanno da Beatrice Cenci, vittima di carnefici uomini nella bella raffigurazione di Guido Reni, a Penelope con la sua estenuante lotta in difesa della casa e di un ideale di civiltà, a Saffo dai capelli viola che nella sua infinita lirica ama e soffre fuori da ogni potere, e poi Livia, Agrippina, Giulia Domna, donne di potere, non più austere matrone romane, ma eccezionali protagoniste della storia imperiale, per concludere con il dipinto del Guercino: “Maria Maddalena che medita sulla corona di spine”.

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Che dire della due sedi espositive? Villa d’Este con il suo affascinante “Giardino d’acqua” è il simbolo per antonomasia della residenza di delizia, luogo dove  tutto è in funzione per ritemprare fisico e mente. Fu voluta dal Cardinale Ippolito d’Este con l’intento di emulare le principali residenze principesche dei più prestigiosi regni europei reclutando quanto di meglio esisteva sia in architettura, idraulica ed arti visive. Oggi è stata dichiarata bene culturale protetto dall’UNESCO.

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Di non minor fascino é la seconda sede espositiva. Il Tempio di Ercole Vincitore. Ubicato, ora come allora, fuori porta è stato di recente oggetto di accurati lavori di restauro e conservativi ed offre una chiara lettura della sua originaria struttura risalente a più di due millenni fa. L’intera grandiosa struttura, a picco su un dirupo di oltre 100 metri sovrastante il fiume Aniene, oltre al culto per la divinità, svolgeva un ruolo fondamentale, per le sue peculiari caratteristiche, per le imprese del territorio sia agricole che artigianali e successivamente anche industriali. Questa vocazione è, nelle intenzioni del direttore Andrea Bruciati, da riproporre oggi con l’intento di promuovere e valorizzare le produzioni agricole del territorio che può vantare delle vere eccellenze nell’uva da tavola pizzutello, nel miele – una squisitezza assoluta se abbinato ai formaggi, freschi o stagionati dei vicini pascoli nei Monti Tiburtini – ed olio extravergine di oliva. Un primo approccio con queste specialità si può trovare nei vari ristoranti della zona.

Donna con satiro

Figura femminile che si svela davanti a un Satiro – I^ secolo d.C. – Provenienza dal sito archeologico di Pompei.

Per esperienza personale merita una segnalazione il Ristorante “Cavallino Rosso”- Pizza Massimo, 4 8pressi di Villa Gregoriana) tel. +39.0774.335106 – mobile +39.345.8535759 – e.mail ristcavallinorosso@libero.it . Un esercizio a conduzione familiare – Curci – dove la maitre Lucia, insieme al fratello Michele, chef, mettono a disposizione dei clienti la loro migliore professionalità per accoglierli al meglio e per valorizzare queste eccellenze.

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Questa interessante rassegna ha offerto l’opportunità a due iniziative parallele: la presentazione di un nuovo ibrido di rosa e inoltre ricordare il cinquecentesimo anniversario della scomparsa di Lucrezia Borgia, madre del Cardinale Ippolito d’Este, originario ideatore e padrone di casa di Villa d’Este. Il nuovo ibrido nacque 15 anni fa su iniziativa della s.r.l. Grandi Giardini  Italiani nell’intento di far conoscere e riscoprire, come affermato dalla Presidente Judith Wade, “importanti collezioni di rose antiche e moderne”. Ai Vivai Barni di Pistoia fu affidato di tradurre in realtà l’ambizioso progetto che oggi si è materializzato con la Rosa Grandi Giardini Italiani. Alcune piante di questa rosa hanno trovato dimora nello splendido giardino di Villa d’Este, proprio nel settore più scenografico e attraente quello prospiciente la monumentale grande fontana dalle cento cannelle. Per informazioni sull’acquisto della Rosa Grandi Giardini Italiani, telefono +39.0573.380464 – e.mail info@rosebarni.it  –  sito www.rosebarni.it

Tivoli (Roma) – Villa d’Este e Santuario di Ercole Vincitore – Mostra Eva Vs Eva fino al 1 novembre 2019. Biglietto d’ingresso €.13,00 inclusa la mostra. Informazione su orari di apertura, attività didattiche ed eventi collaterali per e.mail va-ve.promozione@beniculturali.it – sito www.villaadriana.benicultuirali.it – Le attività escursionistiche/culturali della s.r.l. Grandi Giardini Italiani sono disponibili nelle agenzie di viaggio e degli operatori turistici; inoltre sono riportate sull’omonima guida in vendita nelle librerie al costo di €.10,00 nonché sul sito www.grandigiardini.it .

Monte Porzio Catone (Roma) – Si veste a nuovo il Parco Archeologico e Culturale di Tuscolo, il luogo primitivo dell’anima.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it – Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

Si vuole che l’antica città latina di Tusculum, fondata secondo la leggenda da Telegono, figlio di Ulisse e della Maga Circe, nel XV secolo a.C., fosse il cuore antico dei Castelli Romani, meta preferita dai romani per i loro relax. Non per niente l’etologo Fosco Maraini lo definì “luogo primitivo dell’anima” proprio per sottolinearne il valore storico e naturalistico rivestito dall’intero territorio che vanta inoltre eccellenze enogastronomiche di tutto rispetto tanto in antico come adesso. Nel 496 a.C. Tusculum, dopo una fiera opposizione, cadde sotto il dominio romano residenza estiva prediletta d’imperatori, senatori e letterati e la sua fama si mantenne viva fino all’epoca medievale quando, il Comune di Roma, nel 1191 ne decise la distruzione definitiva.

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Dopo un periodo di abbandono e di saccheggio di reperti, nel 1984 la Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini acquista dai Principi Aldobrandini un lotto di terreno di circa 50 ettari comprendente l’intero sito archeologico. Nel 1994 a seguito di un accordo fra la Comunità Montana e la Escuela Espanola de Historia Y Arqueologia en Roma –CSIC– iniziarono i lavori di recupero e valorizzazione dell’area archeologica. Grazie ad oltre 20 campagne di scavo inserite in un progetto multidisciplinare che prevede una stretta collaborazione tra la Scuola Spagnola e numerosi enti di ricerca e università di entrambe le nazioni, una parte importante dell’area archeologica torna alla piena fruibilità del grande pubblico di turisti ed amanti della natura, della cultura e dell’archeologia.

20190411_113531                                                                                                    Il Tempio di Mercurio

Il percorso di visita si articola attraverso una parte degli edifici appartenuti all’area pubblica quali il Foro, il Tempio di Mercurio, la Basilica, l’area dei tempietti, la Fontana Arcaica ed il Teatro, risalente al 75 a.C., mirabile esempio di architettura romana e simbolo del  Parco che ha mantenuto la struttura primaria con la cavea a semicerchio divisa in quattro settori e che può ospitare, attualmente, fino a 350 spettatori. Fuori dall’area del foro sono fruibili, dopo aver percorso la via dei Sepolcri, i resti dell’edificio termale, recentemente scavato, e del santuario extraurbano.

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Monte Porzio Catone (Roma) – Parco Archeologico Culturale di Tuscolo – Strada Provinciale 73/b – consigliabile l’accesso da Frascati per quanti provengono da Roma – fino a settembre tutti i sabati e le domeniche dalle 9,30 alle 19,30, solo domenica: in ottobre fino alle 16,30, novembre fino alle 13,30 e nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio solo per gruppi su prenotazione. Info su costi dei biglietti d’ingresso,  per le attività culturali, didattiche e utilizzo dei bracieri nell’area pic-nic su www.tuscoloparcoercheologicoculturale.it