Andrea Chisesi espone fino al 20 agosto 2019 la sue opere alla Reggia di Caserta

Mariagrazia Fiorentino –

Arte pittorica e Arte fotografica è il connubio presente nelle opere di Andrea Chisesi. Le due arti, senza il dubbio di essere smentita, sono al top delle arti visive e, la fotografia,  fin dagli albori della sua nascita, ha richiamato su di sé gli interessi e la curiosità dei massimi artisti che in questa arte avevano intravisto un nuovo linguaggio che veniva ad aggiungersi, e forse a sotituire, quelli ormai obsoleti presenti fino allora nelle arti visive. Linguaggio che nel corso degli anni è venuto sempre più perfezionandosi, addirittura contaminandosi vicendevolmente, come avvenuto nelle opere di Andrea Chisesi esposte, fino al prossimo 20 agosto, in una personale dal titolo “Saligia”nelle prestigiose retrostanze della settecentesca Reggia di Caserta. Scrivono in proposito i curatori: “… la mostra che presenta un nucleo di 62 opere, molte delle quali site specific, realizzate dalla tecnica da lui stesso coniata dalle Fusioni, costituisce il presupposto ideale di questo legame dell’antico verso il contemporaneo.  Acronimo dei 7 vizi capitali, Saligia racconta quanto l’idea del vizio umano non sia soltanto ampiamente connotata negativamente dal sentire comune, ma a riconferma della fragile natura umana, stabilisce come sia impensabile abbandonare una visione che incentra nella dualità vizio/virtù, la vera essenza dell’uomo e della donna”. Lungo il percorso espositivo s’incontrano così fatti storici oppure mitici legati a personaggi antichi quali il Conte Ugolino, sinonimo di egoismo, a quelli contemporanei quali Trump per la superbia e al Cardinal Bertone, per il peccato dell’avarizia. Sempre dai curatori leggiamo: “La lezione d’arte di Chisesi, mai didascalica, mette davanti agli occhi le molteplici possibilità dell’arte contemporanea, la sua capacità di usare ampiamente tutti queli filtri interpretativi che possono rielaborare un’immagine classica attraverso il medium artistico.”

 

Il restauro del rilievo di Tamesius Olimpius Augentius al Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano

Donatello Urbani

Il Museo Nazionale Romano, nelle sue quattro sedi museali, è il principale custode del patrimonio archeologico cittadino e almeno per il momento insieme alla collezione custodita nella ex Centrale elettrica Montemartini, in attesa che  l’Amministrazione comunale si decida ad inaugurare l’Antiquarium Comunale, sono gli unici punti di riferimento per gli studiosi ed amanti della storia della città di Roma. In questi giorni  il rilievo di Tamesius Olimpius Augentius, in marmo bianco, rinvenuto a Roma in Via San Claudio nel 1867, ha assunto gli onori della cronaca grazie al restauro sponsorizzato dal Rotary Distretto 2080 sfruttando le agevolazioni fiscali concesse dall’Art Bonus.

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Il rilievo fa parte di un dono votivo offerto a Mitra, dio solare della stabilità sociale e del potere legale da parte di una famiglia di devoti. E’ costituito da due parti, una raffigura un portico colonnato scandito da colonne con capitelli a foglie lisce su mensole prive di decorazione  che inquadra sette nicchie dal fondo semicircolare o rettangolare;  nell’altra è riportato un testo dedicatorio alla divinità in cui si legge che Tamesius Olimpius Augentius aveva realizzato il tutto a proprie spese. L’epoca a cui far risalire il fregio è attestata al IV secolo d.C., periodo in cui le ultime resistenze pagane al cristianesimo avanzante stanno per essere definitivamente annientate. L’importanza della testimonianza storica ritornata nella disponibilità degli studiosi di Roma si affianca così a quello, di non minor importanza, dell’atto di benemerenza compiuto dal Rotary in questa occasione.

 

Art-City – Arte e cultura insieme per un’estate ricca di avvenimenti, spettacoli, conferenze, concerti ed attrazioni varie nelle principali sedi culturali del Lazio

Testo e foto di Donatello Urbani

Le finalità di questa interessante iniziativa che per il terzo anno consecutivo su iniziativa del Polo Museale del Lazio interessa tutto il territorio regionale, lungi dall’essere uno spazio di ricreazione estiva, si scoprono nelle parole ella Direttrice Dott.ssa Edith Gabrielli: “Alla base di Art-City vi è l’idea di creare occasioni di visita nei musei con attività pensate su misura, capaci di sfruttare l’attitudine a vivere nuove esperienze che le persone in genere rivelano soprattutto d’estate: tenendo fermi, va da sé,  la tutela e il decoro dei luoghi, il rigore scientifico e la qualità artistica”. Importante per la buona riuscita di queste iniziative è stata la politica sui biglietti d’ingresso con due diverse tariffe. Una per la sola mattina dal costo di €.5,00 ed una pomeridiana/serale, inclusi gli spettacoli – inizio ore 20,00 –  dal costo di €.7,50. Per i giovani dai 18 ai 25 anni è applicata una tariffa ridotta dal costo di €.2,00.L’ambizioso programma prevede l’esecuzione di ben 160 eventi nelle diverse istituzioni culturali  fra le 46 curate dal Polo Museale del Lazio, dai musei alla abbazie passando per i siti archeologici fino ad alcune prestigiose residenze e suddivisi in sette diverse categorie, come di seguito descritte:

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Serate d’Arte a Castel Sant’Angelo fino all’8 settembre 2019 con 28 appuntamenti tra concerti, performance al piano, spettacoli per bambini e visite guidate.

Conversazioni nella Loggia di Palazzo Venezia, fino al 16 settembre p.v. su letteratura, arte e architettura contemporanea tenute da importanti nomi e specialisti nelle varie discipline.

A Palstrina luci concentrate sul Santuario della Fortuna Primigenia, con una rassegna di concerti e conferenze fino al 1 settembre 2019.

Moduli Lunari – Incontri tra arte e scienza a cinquant’anni dall’allunaggio. Varie istituzioni culturali, da Bassano Romano a Caprarola, accoglieranno, fino al prossimo 5 settembre, otto incontri per raccontare il rapporto dell’uomo con il suo satellite che faranno perno in quel fatico giorno del 20 luglio 1969 in cui il primo uomo pose piede sulla luna.

Immaginario Etrusco,  è il titolo dietro al quale si nasconde un fitto programma di spettacoli di musica e teatro insieme a visite guidate e laboratori, voluto per ricordare il quindicesimo anniversario dell’iscrizione nella lista dei siti Patrimonio Mondiale UNESCO dei siti di Cerveteri e Tarquinia, sedi che accoglieranno le varie iniziative.

Formia, Minturno e Sperlonga accoglieranno dal 18 luglio al 24 agosto 2019, parole e suoni del mare nostrum nella rassegna “Mediterranea” .

Anfiteatro è la rassegna ospitata dal 12 luglio al 2 agosto nei prestigiosi siti archeologici, incluso il bellissimo museo, dalla cittadina di Cassino. Il grande anfiteatro costruito su iniziativa della matrona Ummidia Quadratilla, accoglierà per primo il maestro Giovanni Allievi e passando per Neri Marcorè ospite dell’Orchestra Bottoni, Laura Morante in “Medea” di Euripide, vedrà per ultima Marina Massironi in un reading teatrale curioso e divertente sull’Otello di Verdi.

Palcoscenico è la rassegna che coinvolge 23 siti culturali del Lazio tra musei, palazzi nobiliari e complessi religiosi, in un “programma vario, declinato secondo suggestioni dettate dai luoghi”, come scrivono i curatori.

Per maggiori informazioni e conoscere tutti i luoghi interessati con calendari ed orari, costi dei biglietti d’ingresso che variano se includono visite guidate e attività didattiche, consultare il sito web www.art-city.it.

U.S. Embassy Rome – Nello Petrucci “Over the sky” – dal 3 al 29 giugno 2019

Mariagrazia Fiorentino

Così il nostro artista potrebbe ben condividere quanto Kandinsky scriveva della propria pittura definendola “un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma”. Nello Petrucci espone alcune delle sue opere, pensate come omaggio alla storia e cultura visiva americana in un parallelo tra l’antico (Pompei) e la città di New York. E’ dopo il 2018, anno della sua residenza artistica presso il  3World Trade Centre, dove ha realizzato la monumentale “The Essence of lightness” che ha iniziato a formulare un pensiero visivo della resistenza che pone il classico come principio della permanenza della memoria identitaria dei popoli.

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“Il percorso espositivo inizia con un dittico che rappresenta due figure antitetiche, la morte e la resurrezione, la caduta e l’ascesi, desunte da una ripresa delle torri gemelle durante l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Delle due anime l’artista insegue l’anima che sale, incominciando quindi un viaggio che va al di sopra della città, in un luogo sospeso dove vige ancora la libertà di superare i limiti della dimensione fisica e temporale”. L’artista compone forme visibili nello spazio della superficie pittorica, come il musicista compone forme sonore nello spazio musicale. Ed è proprio nella costruzione dello spazio poetico che la pittura trova la sua analogia con la musica, e nel movimento, nella dinamica e nelle pulsazioni del ritmo, della composizione delle opere.

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Nella sua biografia si legge “…solo con lo strappo provo una certa forma di liberazione, in quel momento la mia coscienza si separa dal mio pensiero, e man mano ricompongo un puzzle di sensazioni e mistiche osservazioni dello specchio del mondo”. Scrive Francesca Barbi Marinetti nella prefazione al catalogo “Petrucci offre una via che è, appunto, di leggerezza. La leggerezza del sovrastare la realtà a volo d’eccello, per esonerarci dalla schiacciante brutalità e violenza del presente, consentendoci di rimettere in moto speranza e ricerca”. Nello Petrucci se lo si vuole ritagliare in un contesto culturale che lo rappresenti, possiamo definirlo un talento con una mente aperta ai confini del sapere con un cuore di un profeta alla ricerca della spiritualità più profonda e con gli occhi aperti al futuro.

Per maggiori approfondimenti sull’artista, visitare i siti www.nellopetrucci.com e  www.contempli.com. Accompagna la mostra il catalogo bilingue curato da Marcello Francolini edito da Carlo Cambi Editori, pag.97 costo €.18,00

L’Istituto Svizzero di Cultura a Roma ospita l’artista Sylvie Fleury con una mostra personale e chiude l’attività accademica 2019 con concerti, performance ed esposizioni d’arte.

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Tempo per le Accademie estere presenti a Roma  di presentare dopo alcuni mesi di presenza nella nostra città, i lavori dei loro borsisti. Tanto nelle mostre d’arte quanto nelle performance e nei concerti è possibile trovare quanto la nostra cultura ha apportato nelle attività artistiche di questi giovani che vantano tutti una buona presenza nel mondo artistico dei loro paesi di origine.

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La serata a loro dedicata si è incentrata su tre performance nel bellissimo giardino dell’Istituto: Oliver Roth in “While you were dead”; Pamina de Coulon con “Le palme in fiamme” e Christelle Sanvee in “Scusi where is le chateau?” – e due concerti nella Sala Elvetica di via Liguria: Maria Violenza e Sequoyah Tiger.

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L’Istituto Svizzero di Cultura presente a Roma, oltre le attività dei borsisti, ha accolto nei propri spazi la mostra personale dell’artista ginevrina Sylvie Fleury dal titolo “Chaussures italiennes”. In proposito scrivono i curatori: “Il titolo della mostra è connesso, seppur non limitato, a un importante lavoro intitolato “Retrospective”: si tratta di scarpiera nella quale l’artista ha inserito le sue scarpe con tacco alto più stravaganti, indossate durante i vernissage e le sue performance riepilogando, in parte, l’idea alla base della mostra”.

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Niente più di una scarpa s’identifica nel percorso che deve essere intrapreso per raggiungere non solo una dimensione artistica che ci metta a confronto con gli eventi della vita: moda e glamour in particolare, bensì sia un mezzo che  consenta una interpretazione e una lettura personale di quanto accade intorno a noi tanto al presente quanto al passato senza incorrere in banalità e luoghi comuni.

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E’ cosi’ che temi come “Donne e motori”,  il fenomeno del “Femminismo”  con la degenerazione del femminicidio sono portati all’attenzione dei visitatori con garbo, eleganza e tale discrezione da raggiungere una forma quasi  impersonale  e distaccata dall’appartenenza o meno a uno dei due generi. “Ci sono così tanti modi diversi per creare un readymade” dice la stessa arista.

Roma – Istituto Svizzero “Villa Maraini”  – Via Ludovisi, 48 – Mostra “Chaussures italiennes” visitabile fino al 30 giugno p.v. con ingresso libero e orari, giovedi e venerdi 14,00/18,00; sabato, domenica e festivi 11,00/18,00. Per informazioni tel.06.420421; e.mail: roma@istitutosvizzero.it

Arte & AIDS-2019 Artisti Creativi e Personalità dipingono per sostenere ANLAIDS Lazio.

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

“Felice è chi persegue i propri sogni in piena libertà e in pace con la propria coscienza”.

Il progetto presentato presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, avrà la sua celebrazione finale con la vendita all’asta delle opere, il 3 giugno p.v. per il secondo anno nella residenza settecentesca di Palazzo Doria-Pamphilj, con una cena di beneficienza creata da uno chef stellato per questo evento. Comunicare è un arte. Per ognuno di noi il saper comunicare garantisce benessere, salute e armonia. Per questo è importante saper utilizzare al meglio il potere della comunicazione di capire gli altri e di far capire agli altri noi stessi. Lo scopo è quello di fornire informazioni chiare e personalizzate su tematiche inerenti l’infezione da HIV/AIDS e le altre infezioni a trasmissione sessuale per superare dubbi e incertezze e per favorire l’adozione di comportamenti corretti per la salvaguardia della salute. Anche quest’anno artisti, creativi e personalità di diversi settori saranno alle prese con tavolozza e pennello per realizzare delle opere da trasformare in uno strumento di raccolta fondi: dipinti, ma anche disegni, foto e collage realizzati con un vero e proprio kit per pittura. I protagonisti, dopo il successo dello scorso anno, che ha visto tra i pittori d’eccezione anche Alessandro Preziosi, Filippo Magnini, Luca Zingaretti. Luisa Ranieri, Paolo Sorrentino e Ornella Muti, sono già tantissimi gli artisti e le personalità che si preparano alla nuova edizione da Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti a Giorgio Marchesi e tanti altri nomi che si aggiungeranno a questi. Per saperne di più www.arteanlaidslazio.net

Eva VS Eva – La duplice valenza femminile in mostra a Tivoli – Villa d’Este e Tempio di Ercole Vincitore

wwwTesto e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com

Nell’immaginario maschile i colloqui banali iniziano con: “Parliamo di donne”. In antitesi, la mostra Eva Vs Eva – la duplice valenza femminile nell’immaginario occidentale – allestita negli splendidi saloni di Villa d’Este e nell’altrettanto affascinante Tempio d’Ercole Vincitore a Tivoli, parla proprio di donne e, nell’intento di nobilitare l’argomento, pone, come affermato dal direttore Andrea Bruciati: “un dialogo con il visitatore, per fornirgli strumenti di lettura attraverso l’arte non banali e validi anche al giorno d’oggi”.

Venere con la pipa

Michelangelo Pistoletto: “Venere con la pipa”- 1973- Serigrafia su specchio in acciaio inox. 

Queste affermazioni sono convalidate da oltre 160 testimonianze che vanno dalle opere pittoriche e scultoree, fino a documenti letterari e reperti archeologici nell’intento di richiamare l’attenzione dei visitatori sulla rivoluzione di genere operata in occidente nel XX secolo che ha profondamente innovato il ruolo della donna sia nella famiglia che nella società pur lasciando inalterata la fascinazione antropologica ed estetica nei confronti dell’eterno femminino. Significativa in proposito la dichiarazione rilasciata dal direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciati: “Il progetto espositivo si fonda su una duplicità, che è solo apparente: gli aspetti luciferini ed ambigui della donna si legano inscindibilmente a quelli più luminosi ed idealizzati per restituire spessore e poliedricità a figure femminili che la storia, l’immaginario collettivo e l’interpretazione hanno appiattito in un ruolo ….”

Beatrice Cenci

                                 Guido Reni (attrib.): “Beatrice Cenci”

Il variegato ed affascinante percorso espositivo sul mondo della donna attraverso opere d’arte di grande interesse riporta in primo piano figure che vanno da Beatrice Cenci, vittima di carnefici uomini nella bella raffigurazione di Guido Reni, a Penelope con la sua estenuante lotta in difesa della casa e di un ideale di civiltà, a Saffo dai capelli viola che nella sua infinita lirica ama e soffre fuori da ogni potere, e poi Livia, Agrippina, Giulia Domna, donne di potere, non più austere matrone romane, ma eccezionali protagoniste della storia imperiale, per concludere con il dipinto del Guercino: “Maria Maddalena che medita sulla corona di spine”.

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Che dire della due sedi espositive? Villa d’Este con il suo affascinante “Giardino d’acqua” è il simbolo per antonomasia della residenza di delizia, luogo dove  tutto è in funzione per ritemprare fisico e mente. Fu voluta dal Cardinale Ippolito d’Este con l’intento di emulare le principali residenze principesche dei più prestigiosi regni europei reclutando quanto di meglio esisteva sia in architettura, idraulica ed arti visive. Oggi è stata dichiarata bene culturale protetto dall’UNESCO.

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Di non minor fascino é la seconda sede espositiva. Il Tempio di Ercole Vincitore. Ubicato, ora come allora, fuori porta è stato di recente oggetto di accurati lavori di restauro e conservativi ed offre una chiara lettura della sua originaria struttura risalente a più di due millenni fa. L’intera grandiosa struttura, a picco su un dirupo di oltre 100 metri sovrastante il fiume Aniene, oltre al culto per la divinità, svolgeva un ruolo fondamentale, per le sue peculiari caratteristiche, per le imprese del territorio sia agricole che artigianali e successivamente anche industriali. Questa vocazione è, nelle intenzioni del direttore Andrea Bruciati, da riproporre oggi con l’intento di promuovere e valorizzare le produzioni agricole del territorio che può vantare delle vere eccellenze nell’uva da tavola pizzutello, nel miele – una squisitezza assoluta se abbinato ai formaggi, freschi o stagionati dei vicini pascoli nei Monti Tiburtini – ed olio extravergine di oliva. Un primo approccio con queste specialità si può trovare nei vari ristoranti della zona.

Donna con satiro

Figura femminile che si svela davanti a un Satiro – I^ secolo d.C. – Provenienza dal sito archeologico di Pompei.

Per esperienza personale merita una segnalazione il Ristorante “Cavallino Rosso”- Pizza Massimo, 4 8pressi di Villa Gregoriana) tel. +39.0774.335106 – mobile +39.345.8535759 – e.mail ristcavallinorosso@libero.it . Un esercizio a conduzione familiare – Curci – dove la maitre Lucia, insieme al fratello Michele, chef, mettono a disposizione dei clienti la loro migliore professionalità per accoglierli al meglio e per valorizzare queste eccellenze.

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Questa interessante rassegna ha offerto l’opportunità a due iniziative parallele: la presentazione di un nuovo ibrido di rosa e inoltre ricordare il cinquecentesimo anniversario della scomparsa di Lucrezia Borgia, madre del Cardinale Ippolito d’Este, originario ideatore e padrone di casa di Villa d’Este. Il nuovo ibrido nacque 15 anni fa su iniziativa della s.r.l. Grandi Giardini  Italiani nell’intento di far conoscere e riscoprire, come affermato dalla Presidente Judith Wade, “importanti collezioni di rose antiche e moderne”. Ai Vivai Barni di Pistoia fu affidato di tradurre in realtà l’ambizioso progetto che oggi si è materializzato con la Rosa Grandi Giardini Italiani. Alcune piante di questa rosa hanno trovato dimora nello splendido giardino di Villa d’Este, proprio nel settore più scenografico e attraente quello prospiciente la monumentale grande fontana dalle cento cannelle. Per informazioni sull’acquisto della Rosa Grandi Giardini Italiani, telefono +39.0573.380464 – e.mail info@rosebarni.it  –  sito www.rosebarni.it

Tivoli (Roma) – Villa d’Este e Santuario di Ercole Vincitore – Mostra Eva Vs Eva fino al 1 novembre 2019. Biglietto d’ingresso €.13,00 inclusa la mostra. Informazione su orari di apertura, attività didattiche ed eventi collaterali per e.mail va-ve.promozione@beniculturali.it – sito www.villaadriana.benicultuirali.it – Le attività escursionistiche/culturali della s.r.l. Grandi Giardini Italiani sono disponibili nelle agenzie di viaggio e degli operatori turistici; inoltre sono riportate sull’omonima guida in vendita nelle librerie al costo di €.10,00 nonché sul sito www.grandigiardini.it .

Monte Porzio Catone (Roma) – Si veste a nuovo il Parco Archeologico e Culturale di Tuscolo, il luogo primitivo dell’anima.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it – Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

Si vuole che l’antica città latina di Tusculum, fondata secondo la leggenda da Telegono, figlio di Ulisse e della Maga Circe, nel XV secolo a.C., fosse il cuore antico dei Castelli Romani, meta preferita dai romani per i loro relax. Non per niente l’etologo Fosco Maraini lo definì “luogo primitivo dell’anima” proprio per sottolinearne il valore storico e naturalistico rivestito dall’intero territorio che vanta inoltre eccellenze enogastronomiche di tutto rispetto tanto in antico come adesso. Nel 496 a.C. Tusculum, dopo una fiera opposizione, cadde sotto il dominio romano residenza estiva prediletta d’imperatori, senatori e letterati e la sua fama si mantenne viva fino all’epoca medievale quando, il Comune di Roma, nel 1191 ne decise la distruzione definitiva.

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Dopo un periodo di abbandono e di saccheggio di reperti, nel 1984 la Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini acquista dai Principi Aldobrandini un lotto di terreno di circa 50 ettari comprendente l’intero sito archeologico. Nel 1994 a seguito di un accordo fra la Comunità Montana e la Escuela Espanola de Historia Y Arqueologia en Roma –CSIC– iniziarono i lavori di recupero e valorizzazione dell’area archeologica. Grazie ad oltre 20 campagne di scavo inserite in un progetto multidisciplinare che prevede una stretta collaborazione tra la Scuola Spagnola e numerosi enti di ricerca e università di entrambe le nazioni, una parte importante dell’area archeologica torna alla piena fruibilità del grande pubblico di turisti ed amanti della natura, della cultura e dell’archeologia.

20190411_113531                                                                                                    Il Tempio di Mercurio

Il percorso di visita si articola attraverso una parte degli edifici appartenuti all’area pubblica quali il Foro, il Tempio di Mercurio, la Basilica, l’area dei tempietti, la Fontana Arcaica ed il Teatro, risalente al 75 a.C., mirabile esempio di architettura romana e simbolo del  Parco che ha mantenuto la struttura primaria con la cavea a semicerchio divisa in quattro settori e che può ospitare, attualmente, fino a 350 spettatori. Fuori dall’area del foro sono fruibili, dopo aver percorso la via dei Sepolcri, i resti dell’edificio termale, recentemente scavato, e del santuario extraurbano.

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Monte Porzio Catone (Roma) – Parco Archeologico Culturale di Tuscolo – Strada Provinciale 73/b – consigliabile l’accesso da Frascati per quanti provengono da Roma – fino a settembre tutti i sabati e le domeniche dalle 9,30 alle 19,30, solo domenica: in ottobre fino alle 16,30, novembre fino alle 13,30 e nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio solo per gruppi su prenotazione. Info su costi dei biglietti d’ingresso,  per le attività culturali, didattiche e utilizzo dei bracieri nell’area pic-nic su www.tuscoloparcoercheologicoculturale.it

La Scala Santa, com’era in origine, è tornata visitabile in tutto il suo fascino, devozione e splendore.

Mariagrazia Fiorentino-(press.eurintuni@virgilio.it) Donatello Urbani (donatello.urbani@gmail.com)- Foto cuortesy Musei Vaticani

Fra le varie iniziative che hanno interessato questa Settimana Santa c’è anche la riapertura al culto dopo vari anni di chiusura della Scala Santa in Roma –  Piazza San Giovanni in Laterano – .  Il complesso della Scala Santa che ingloba i cui  gradini costituivano l’accesso al Palazzo di Ponzio Pilato e che la tradizione popolare vuole siano stati saliti da Gesù, è affidato alla custodia fin dal 1853 ai Padri Passionisti. Fu la madre dell’imperatore Costantino, Elena, a recuperarli  nel 326/327 e trasportarli a Roma, insieme ad altre reliquie della passione di Cristo quali la croce di legno, dove, una volta giunti, trovarono adeguata collocazione in vari edifici di culto. I gradini di accesso al palazzo di Pilato furono sistemati in un edificio vicino alla residenza papale in Piazza San Giovanni. Questi gradini, costituiti di marmi orientali diversa provenienza per un totale di 28 scalini, si ritiene che alcuni conservino tracce del sangue di Cristo in corrispondenza del secondo, undicesimo e ventottesimo gradino, tutti contrassegnati da croci.

_DSC6271Undicesimo gradino. La fede religiosa vuole che la grata di ferro sotto la croce nasconda delle gocce di sangue di Cristo lasciate dopo una caduta.

Dell’edificio in cui furono sistemati abbiamo testimonianza in un famoso disegno di Marten van Heemskerck (1498-1574), oggi al Kupferstichkabinett di Berlino,  che ci mostra l’aspetto che il campo lateranense aveva intorno al 1535-36. La veduta, presa da nord-ovest, in corrispondenza di quello che è oggi il complesso ospedaliero di San Giovanni, fotografa bene lo stato di abbandono dell’area, priva ancora di articolazioni urbanistiche e dominata dalla mole severa del Patriarchio, il gruppo di edifici sorto tra IV e V secolo nei pressi della Basilica del SS. Salvatore, dove ebbe sede, a partire da Giulio I (337-352), la Cancelleria Apostolica e dove sarebbe stata fissata, nei secoli a venire, la dimora stessa del Vescovo di Roma. Per lunghi secoli questo complesso lateranense offrì al pellegrino o al devoto uno straordinario strumento di elevazione spirituale, alimentato dalla percezione stessa della scala come reliquia scritturale. La notte del 28 gennaio 1588, nell’ambito delle demolizioni ordinate da Sisto V per la riqualificazione urbanistica dell’area, l’architetto Carlo Fontana (1543-1604) poneva mano allo smontaggio della Scala Santa e al suo trasporto in un fabbricato nuovo, appositamente progettato l’anno precedente a protezione dell’antico oratorio di San Lorenzo in Palatio. L’oratorio stesso venne inglobato nel nuovo edificio, posizionandovi davanti la Scala Santa, accanto alla quale vennero sistemate due scale per lato (cinque in tutto). Il nuovo fabbricato prese il nome di Santuario della Scala Santa e la sua facciata era costituita nella zona inferiore da cinque arcate (oggi chiuse), mentre nel piano nobile si aprivano cinque finestre a timpani ricurvi e triangolari alternati, secondo il modulo adottato nel vicino Palazzo Lateranense (1585-89). Le cinque rampe portavano a un corridoio, dal quale si accedeva alle cappelle laterali di San Silvestro e di San Lorenzo, nonché al Sancta Sanctorum Lateranense.

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Il programma decorativo, svolto su idee e suggestioni di eminenti dotti della Curia, comprendeva storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, secondo uno schema distributivo elaborato da Angelo Rocca e Silvio Antoniano (1587 ca.), di cui si conserva traccia in un disegno presso la Biblioteca Angelica di Roma. Uno stuolo di pittori tardomanieristi, come Paris Nogari, Giovanni Battista Ricci, Giovanni Baglione, Baldassarre Croce, Prospero Orsi, Andrea Lilio, Ferraù Fenzoni, Paul Bril, Ventura Salimbeni, Antonio Scalvati, Avanzino Nucci, Giacomo Stella, Giovanni e Cherubino Alberti, decorò volte e pareti sotto la direzione di Cesare Nebbia e di Giovanni Guerra, dando vita a un’iconografia di ascesi e contemplazione, didascalicamente intessuta di richiami penitenziali. Sulla Scala Santa propriamente detta, una sorta di Via Crucis figurata, rigorosamente modellata sui precetti tridentini, teneva conto del punto di vista ribassato di chi la ascendeva in ginocchio: ad aprire e chiudere il percorso, alle due estremità della rampa, erano i tre affreschi con l’Ultima Cena, la Crocefissione e l’Ascensione di Cristo, opere intensamente mistiche dell’orvietano Cesare Nebbia (1536 ca.- 1614 ca.). L’attenzione conservativa al complesso della Scala Santa non è mai venuta meno nel corso dei secoli, anche in considerazione della straordinaria devozione di cui ha sempre goduto il Santuario, ma è a partire dagli anni novanta del Novecento e grazie alla sinergia fra i Padri Passionisti (custodi del complesso dal 1853) con i Musei Vaticani (eccellenza mondiale nel campo della conservazione) che venne avviato il restauro del prezioso sacello del Sancta Sanctorum, risalente al 1277. Nel 1723, preso atto dell’usura del manufatto (dovuto anche alla consuetudine di raschiarne il marmo per riportarne a casa la polvere superficiale), fu preso partito di rivestire in legno gli antichi gradini, praticandovi feritoie per il loro avvistamento. La fasciatura in tavolati di noce dei 28 scalini è rimasta al suo posto fino al marzo 2019, quando il suo smontaggio per fini conservativi ha potuto rimettere in luce la gradinata marmorea originale.  Negli ultimi due anni, l’intervento conservativo ha compreso anche la revisione ed il restauro della preziosa reliquia della ‘Scala Santa’. In seguito al restauro, per la prima volta, dopo trecento anni, con un’apertura straordinaria di sessanta giorni fino al 9 giugno 2019 solennità della Pentecoste, la Scala Santa sarà visibile senza la copertura lignea che dopo questo periodo sarà ricollocata. Oltre al restauro dei gradini, è stato compiuto il restauro degli affreschi delle pareti della Scala Santa e delle quattro scale che le stanno a lato, due per parte. Dal suo inizio, l’intero progetto è stato seguito dai Patrons of the Arts in the Vatican Museums ed alcuni generosi benefattori si sono impegnati a sostenere finanziariamente tutta o parte dell’intera operazione.

Le sculture di Andrea Spadini in mostra nelle tre sedi della Galleria d’Arte Laocoonte fino al 16 maggio 2019 .-

Testo e foto a cura di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Un vecchio adagio vuole che nessuno sia profeta nelle propria patria. Molti i personaggi caduti vittime di questa esperienza e fra questi anche Andrea Spadini – Roma 1912/1983 – , scultore di scuole romana che deve la sua notorietà alla predilezione che gli riservarono star di Hollywood come Lauren Bacall, Henry Fonda, Douglas Fairbanks jr, ma anche, successivamente, dai più celebri personaggi del mondo del cinema, della moda e della mondanità italiana, tra cui Alberto Sordi, gli stilisti Alberto Fabiani e Simonetta Colonna di Cesarò, o la contessa Cicogna, per la quale assieme a Fabrizio Clerici decorò la bizzarra villa di Venezia.

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                                                        “Le Muse” – Bozzetti per il Piccolo Teatro Sordi – 1957 – Ceramica.

Le più autorevoli critiche d’arte vogliono “Andrea Spadini scultore fuori tempo e anticonformista per la scelta d’ispirarsi ai modelli della classicità, incurante delle mode e dell’influenza esercitata dalle avanguardie. Negli anni Sessanta, quando sulla scena dell’arte soffiava il vento dell’Informale, lui guardava al Seicento, e a Bernini in particolare”.

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                                       “Leda e il Cigno” – Ritratto di Simonetta Fabiani Colonna – 1959 Ceramica invetriata

Le cronache anagrafiche riportano che Andrea Sopadini, sul finire degli anni Cinquanta si affermò nella cerchia dell’aristocrazia e della mondanità americana grazie al conte Lanfranco Rasponi che espose a New York le ceramiche dell’artista nella sua Galleria Sagittarius. Il conte aveva una passione maniacale per le scimmie, tanto da averne una addomesticata, e Spadini creò per lui una serie di ceramiche in cui le ritraeva in varie situazioni: ballerine, vanitose, in canoa. Da quel momento i vip e le star del cinema cominciarono ad appassionarsi alle sue opere.

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                                      “Scimmia”Modello per l’orologio musicale di Central Park1964/1965 – Terracotta

Nel 1960 Spadini firmò un contratto con Tiffany, che prese ad esporre nella sede prestigiosa della Quinta Strada ceramiche, bronzi e centrotavola in argento di stampo seicentesco, tutti pezzi unici. Oltre ai grandi attori, a commissionargli oggetti, fontane e statue per le loro residenze erano magnati, miliardari e nuovi ricchi americani. Nel 1965 il suo orologio musicale con figure animali, voluto dall’editore George Delacorte, venne collocato all’ingresso dello Zoo di Central Park, a Manhattan. Lo scultore era conosciuto nel bel mondo italiano, ma a far crescere le sue quotazioni fu senza dubbio la notorietà ottenuta negli States.

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                                                      “Cariatidi” – Bozzetti per il Casinò di Las Vegas – 1965 – Ceramica

uomo. La storia che ha per protagonisti un cane: Lampo ed un Vice Capostazione , Elvio Barlettani e la figlia Virna, ci porta negli Anni Cinquanta, quando il cane Lampo apparve per la prima volta nella stazione di Campiglia Marittima. La giovane innamorò del cane e questi divenne anche il suo miglior amico. Lampo, così battezzato per il suo fulmineo arrivo in famiglia Barlettani, aveva imparato gli orari dei treni e a riconoscere le loro destinazioni; accompagnava tutti i giorni a scuola la piccola Virna fino a Piombino, per riprenderla, e riaccompagnarla a casa alla fine delle lezioni.

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                                                                        “Il Cane Ferroviere” – 1962 – Ceramica invetriata

Riferiscono le cronache che un giorno “il cane rimane intrappolato in una porta del treno in partenza che deve essere fermato per liberarlo. Un ispettore, presente all’accaduto, ordinò di farlo sparire: Lampo venne caricato su un treno per il lontano sud, con le istruzioni di abbandonarlo in aperta campagna, lontano da ogni stazione. Dopo cinque mesi, malato e ferito, Lampo tornerà. Diventerà famoso e finirà sui giornali nazionali ed esteri. Sarà anche filmato da diverse troupe televisive. Morirà nel 1961 e alla stazione di Campiglia Marittima sarà eretta una statua in suo onore.

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                                         Foto courtesy di LapoRello – opera propria tratta dalla Enciclopedia Web Wiikipedia

Elvio Barlettani, il vice capostazione, ha scritto un libro sulla sua storia intitolato “Lampo il cane viaggiatore” edito dalla casa editrice La Bancarella di Piombino. E’ catalogato fra le letture per l’infanzia, ma è un’iniezione di poesia ed energia raccomandabile anche agli adulti. Esiste anche un libro a fumetti in inglese intitolato “Famous dogs: Lampo the travelling dog” realizzato da James E. McConnell e pubblicato dalla Look and Learn”.

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                                                                              Il Congo – 1960 – Argento massiccio

La mostra, meglio ancora le tre mostre allestite nelle sedi romane della Galleria d’Arte Laocoonte, curate da Monica Cardarelli , rendono oggi tardiva giustizia a questo artista, purtroppo ingiustamente caduto, come tanti, nell’oblio dei pubblici amministratori, esponendo oltre ottanta sculture – marmi, pietre di grandi dimensioni, bronzi, terrecotte, argenti e maioliche smaltate – e altrettanti disegni. “Andrea Spadini era geniale, fantasioso e pieno di talento – dice Monica Cardarelli – ma è stato, soprattutto, capace di seguire coraggiosamente con risultati straordinari una propria strada nel momento in cui il mondo dell’arte era rivolto verso altre direzioni”.

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                                                                         “Fanciulla e scimmia” – 1970 / 1975 – Tufo

La mostra, la seconda in venti anni dopo quella del 1989 alla Galleria de’ Serpenti, si articola in tre sezioni. In via Margutta 53, nella sede della Galleria Apolloni (nelle sale create per essere gli studi di scultura di Palazzo Patrizi, dove Picasso abitò e lavorò nel 1917) sono esposte le sculture di grandi dimensioni e i loro disegni. In Via Monterone 13, nella Galleria del Laocoonte, la produzione giovanile con i marmi e i peperini che l’artista recuperava tra i ruderi di Roma sui quali dava il suo segno particolare lasciando le figure volutamente abbozzate “come se non di un’opera moderna si trattasse, ma di un reperto archeologico consunto o spezzato”. Bronzi e ceramiche di dimensioni più contenute occupano lo spazio espositivo di via del Babuino 136.

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                                   “Amaca Zanardo” – Bozzetto per villa Zanardo a Roma – 1953 / 1954 – Terracotta dipinta

“Spadini era uno scultore assoluto, dall’oreficeria raffinatissima alle grandi opere in marmo – sottolinea Cardarelli -. Tutti gli oggetti in mostra sono di grande pregio non solo per la specifica bellezza ma anche per gli straordinari clienti e collezionisti che li hanno commissionati”.