About Donatello Urbani

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Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – mostra “Dans le tourbillon du tout-monde” dal 10 luglio al 13 settembre 2020 a cura di Lorenzo Romito

Mariagrazia Fiorentino

La mostra dei “pensionnaires” consente, inoltre, l’opportunità di vedere la Villa con i suoi splendidi giardini, un panorama unico della città, visto dalle sue terrazze e alcuni tesori come la cisterna romana, lo scalone d’onore, luoghi non conosciuti dal grande pubblico.

1. Mikel Urquiza - “Il Quotidiano” (1)

                                                                                                Mikel Urquiza: “Il  Quotidiano”

“Una mostra collettiva che riunisce le realizzazioni degli artisti e ricercatori borsisti che operano nel vasto campo della creazione, dalle arti visive al design, dall’architettura alla musica, dal cinema alla letteratura e alla storia dell’arte. Il fotografo e artista visivo Sammy Baloji, gli architetti Frédérique Barchelard e Flavien Menu, lo sceneggiatore Benjamin Crotty, la sceneggiatrice e artista visiva Pauline Curnier-Jardin, il compositore Bastien David, il fotografo Samuel Gratacap, la storica dell’arte Valentina Hristova, lo scrittore Mathieu Larnaudie, il disegnatore e fumettista François Olislaeger, la pittrice Louise Sartor, la scrittrice Fanny Taillandier, Sébastien Thiéry, il compositore Mikel Urquiza, la designer Jeanne Vicerial, la storica dell’arte Sara Vitacca…… La mostra esplora così stati d’animo, gesti, pensieri, propone opere destabilizzate, ne fa il suo senso, ricerca modi del fare e di fare che forse diventeranno presto comportamenti sociali diffusi o magari solo ricordi di un tempo che ci ha segnato, noi che ci pensavamo autori indiscussi delle nostre vite e delle nostre opere”.

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                                                                                                                Jeanne Vicerial

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici per ulteriori informazioni  visitare il sito villamedici.it

 

“I giorni della quarantena. San Lorenzo, un quartiere romano ai tempi del coronavirus”

Mariagrazia Fiorentino

A Roma, giovedì 25 giugno 2020 alle 18.00 in via degli Apuli 41, nel cortile della sede dell’Esercito della Salvezza in Italia si svolgerà la presentazione-dibattito de “I giorni  della quarantena. San Lorenzo, un quartiere romano ai tempi del coronavirus”, un volume curato da Simona Magazzù e Rolando Galluzzi, con la prefazione di Francesca Danese, ed edito da Ponte Sisto.

i giorni della quarantena magazzu

San Lorenzo devi conoscerlo è il quartiere che parla sui muri, qui si respira la più autentica aria di Roma. Unico vero centro popolare di una città viva dove i valori s’identificano, non solo sulle superfici e sui volumi di altezze e sotterranei.
Nella sede dell’EdS, una conver devi conoscerlosazione tra Stefano Vella, medico infettivologo, Roberto Panzarani che presiede il comitato tecnico scientifico del Forum del Terzo Settore del Lazio, la presidente del II Municipio Francesca Del Bello, Francesca Danese, responsabile delle relazioni esterne dell’Esercito della Salvezza (EdS) e il tenente colonnello dell’Esercito della Salvezza in Italia, Jaques Donzé, coordinati dal giornalista de La Repubblica, Carlo Picozza.
Che cosa vedevamo e pensavamo durante l’emergenza Covid-19, quando si sentivano quasi solo le voci di virologi, politici, economisti e altri addetti ai lavori?
Ne “I giorni della quarantena. San Lorenzo, un quartiere romano ai tempi del coronavirus” le tante storie degli abitanti del quartiere romano di San Lorenzo, il più resiliente e resistente della Capitale, che diventano le storie di tutti. Sono docenti, studenti fuori sede, commercianti, pensionati, scrittori, poeti, pittori, persone senza dimora, occupati, precari, disoccupati, alunni delle scuole, artigiani che raccontano la loro quarantena al di fuori dai riflettori e si interrogano su un futuro prossimo dove nulla sarà come prima. E dove alcuni hanno perso il lavoro, altri un parente senza neanche avere la possibilità di salutarlo, quasi tutti, si sono impoveriti.
Un libro, “I giorni della quarantena. San Lorenzo, un quartiere romano ai tempi del coronavirus”, curato da Simona Magazzù e Rolando Galluzzi, con la prefazione di Francesca Danese responsabile delle relazioni esterne dell’Esercito della Salvezza (EdS), che per la prima volta raccoglie le testimonianze, le emozioni, le riflessioni e le perdite dei cittadini, quei “soldati semplici” che durante le Fase uno della pandemia hanno cantato dai balconi, rispettato le regole, avuto paura, subito la mancanza di libertà, sofferto dell’impossibilità di vedere gli affetti più cari, animato le reti della solidarietà.

Gli autori intendono devolvere i proventi del libro all’Associazione di volontariato Park and Forest Rangers per la preparazione e la distribuzione di pasti caldi alle persone senza dimora e all’Accademia dello Zazer, operante all’interno dell’Esercito della Salvezza in Italia.

Film: Il delitto Mattarella – Nelle sale dal prossimo 2 luglio 2020

Mariagrazia Fiorentino

“Il male ha vinto perché i buoni si sono arresi e gli indifferenti e i vili si sono inchinati”

Il delitto Mattarella regia e sceneggiatura di Aurelio Grimaldi “che ripercorre quei tragici giorni con occhio attento e sensibile”.

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Interpreti: David Coco- Piersanti Mattarella Donatella Finocchiaro- Irma Mattarella Ivan Giambirtone- Giovanni Falcone- Leo Gullotta Rosario Nicoletti- Francesco La Mantia Sergio Mattarella e molti altri ,a tutti va un ringraziamento per aver affrontato questo tema così doloroso e ancora molto sentito da tutti gli italiani.

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Sinossi: 6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto apparve anomalo per le sue modalità….. Ma l’omicidio Mattarella è anche la storia di una famiglia, di esseri umani, di valori e ideali perseguiti con sincero spirito di servizio e afflato solidale: aspetti che nel film hanno un ruolo centrale. Il 18 giugno il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, in occasione della giornata per i caduti della magistratura, nel suo discorso: “…essere fedeli alla Costituzione è un impegno da non dimenticare….”-

 

Filippo de Pisis al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps fino al 20 settembre 2020

A cura della Redazione

Non sembri del tutto fuori luogo vedere un museo che espone collezioni di reperti archeologici, di grande interesse storico/artistico quali quelle custodite a Palazzo Altemps, che proponga opere c il sapore di una sfida con rimandi e suggestioni ad  una evocazione poetica come quelle di Filippo de Pisis (Ferrara 1896 – Milano 1956). In effetti questo artista fra gli innumerevoli interessi artistici che coltivava vi era anche quello per l’archeologia.

7. le cipolle di socrate

                                                                                        Filippo de Pisis: “Le cipolle di Socrate”

Di lui scrivono i curatori: “Poeta e pittore dal talento versatile, Filippo de Pisis è una figura senza confronti nelle vicende artistiche del Novecento italiano. Una vasta cultura, studi classici, l’interesse per l’archeologia e la passione di collezionare cose minute sin dalla giovane età: sono tutti aspetti della personalità dell’artista che a Palazzo Altemps creano una relazione quasi diretta con il gusto per il collezionismo coevo e innumerabile di Evan Gorga, mentre rimandano alla suggestione per il bello antico che aveva nutrito il gusto antiquario del collezionismo cinque-seicentesco delle famiglie patrizie romane”.

11. il piede romano

                                                                                            Filippo de Pisis: Il piede romano

La mostra allestita a Palazzo Altemps conferma, infatti, il ruolo di protagonista che ha avuto de Pisis nell’esperienza della pittura italiana tra le due guerre ponendo l’accento su una nutrita selezione di carte e acquerelli. Alle statue di dei, eroi, ai ritratti d’imperatori, possono essere avvicinati i ventotto tra disegni su carta e acquerelli con nudi maschili e teste di giovani così come gli oli dove la statuaria ideale, il frammento scultoreo, inseriti in un paesaggio ora reale ora metafisico, riecheggiano la passione archeologica. Man mano che provava a rendere la realtà del suo quadro si sentiva sempre più parte di quel paesaggio, di quello stato d’animo. Instancabile viaggiatore, Filippo de Pisis ha anche vissuto e lavorato a Roma, Milano, Venezia, il Cadore e soprattutto Parigi e Londra, che ha contribuito a creare una personale narrazione che non ha mai ceduto a correnti artistiche.

10. Colette

                                                                                                      Filippo de Pisis: Colette

La vitalità di Parigi regala a de Pisis numerose occasioni di esercitarsi nella pittura “en plein air”. Pennellate suadenti, colori accurati e segni vivaci si ritrovano nei dipinti che ritraggono la Ville Lumière – La cupola degli Invalidi (1926) – così come, in seguito a Londra. Nella pennellata breve e veloce si legge una certa influenza della pittura impressionista, ma per de Pisis il paesaggio non è un’istantanea registrazione visiva ma uno stato d’animo. Le cronache ci dicono che alla fine degli anni trenta de Pisis raggiunge una posizione più consolidata nell’ambiente artistico: le mostre parigine si susseguono, così come gli inviti ai principali appuntamenti espositivi ufficiali in Italia, dalla Biennale di Venezia alla Quadriennale di Roma.

12. Nudo, riposo del fauno

                                                                                       Filippo de Pisis: Nudo, riposo del fauno

Il 1948 segna l’inizio di un periodo difficile per de Pisis. Tornato a Parigi trova una città completamente cambiata dopo gli anni della guerra e, nonostante la fama, fatica a ritrovare i legami di un tempo e a crearne di nuovi. Nello stesso anno la Biennale di Venezia gli riserva una sala personale con oltre trenta opere degli ultimi vent’anni, ma gli viene negato il Gran Premio della Giuria per la sua omosessualità. Anche la malattia nervosa, che già si era affacciata da qualche tempo, si aggrava e lo porta a lunghi ricoveri in case di cura, principalmente a Villa Fiorita a Brugherio. Anni di così profonda sofferenza sono segnati però anche da nuove capacità espressive e intuizioni compositive innovative. Una trasformazione incisiva del suo stile che non solo si rinnova, ma rende la sua arte estremamente attuale.

9. volto di ragazzo

                                                                                           Filippo de Pisis: Volto di ragazzo

Il tratto breve, tipico della sua pittura, la semplificazione e la rarefazione dei segni si accentuano. La poesia e l’armonia, da sempre ricercate, si esprimono in opere in cui gli oggetti, ormai familiari, vivono nuove inquietudini e melanconie come ne Il Cielo a Villa Fiorita(1952), tra gli ultimi capolavori.

Roma- Museo Nazionale Romano   Palazzo Altemps   Roma, Piazza di S. Apollinare, 46 fino al 20 settembre 2020; orari   dal martedì al venerdì dalle ore 14.00 alle 19.45   (ultimo ingresso ore 19.00)     il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 19.45   (ultimo ingresso ore 19.00), chiuso il lunedì; biglietti acquistabili unicamente online www.coopculture.it e tramite call center 0639967701, Costo intero €.10 il biglietto avrà la validità di una settimana, consentendo un ingresso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano secondo i giorni e gli orari di apertura previsti; per i cittadini dell’Unione Europea, di età compresa tra i 18 e i 25 anni €.2; gratuità secondo la normativa vigente. Info su  www.museonazionaleromano.beniculturali.i

Musei Capitolini – Sale espositive di Palazzo Caffarelli – Campidoglio, ai Musei Capitolini “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”. In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro e oltre quaranta dipinti degli artisti influenzati dalla sua rivoluzione figurativa

A cura della Redazione

Le sale espositive di Palazzo Caffarelli – Roma, Campidoglio – la mostra curata da Maria Cristina Bandera “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”. La pittura di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, e della sua cerchia rappresenta infatti la centralità delle ricerche di Roberto Longhi, una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo, di cui ricorre nel 2020 il cinquantenario della scomparsa. La mostra si apre con queste suggestive parole, scritte da Roberto Longhi nel 1951: “Dopo il Caravaggio, i “caravaggeschi”. Quasi tutti a Roma, anch’essi, e da Roma presto diramatisi in tutta Europa. La “cerchia” si potrà dire, meglio che la scuola; dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento, provocò un consenso in altri spiriti liberi, non definì una poetica di regola fissa; e insomma, come non aveva avuto maestri, non ebbe scolari.

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                                                    Valentin de Boulogne: “Negazione di Pietro” – 1615/1617. Olio su tela

Lo storico dell’arte Roberto Longhi si dedicò allo studio del Caravaggio, all’epoca uno dei pittori “meno conosciuti dell’arte italiana”, già a partire dalla tesi di laurea, discussa con Pietro Toesca, all’Università di Torino nel 1911. Una scelta pionieristica, che tuttavia dimostra come il giovane Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Merisi, così da intenderlo come il primo pittore dell’età moderna. In mostra é esposto uno dei capolavori di Caravaggio, acquistato da Roberto Longhi alla fine degli anni Venti: il Ragazzo morso da un ramarro. L’opera, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio e databile intorno al 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto dovuto al dolore fisico e alla sorpresa, che si esprimono nella contrazione dei muscoli facciali del ragazzo e nella contorsione della sua spalla. Ma anche per la “diligenza” con cui il pittore ha reso il brano della natura morta con la caraffa trasparente e i fiori, come sottolineò Giovanni Baglione già nel 1642

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Nella sala introduttiva, dedicata alla figura di Roberto Longhi e alla Fondazione da lui istituita, è esposto un disegno a carboncino della sola figura del ragazzo, tratto dallo stesso Roberto Longhi, che vi appose la propria firma e la data 1930. Si tratta di un d’après, dal foglio a grandezza quasi naturale, che non solo dimostra l’abilità di disegnatore dello storico dell’arte, ma che soprattutto ne attesta la perfetta comprensione dell’organizzazione luminosa del dipinto che aveva davanti agli occhi.

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Roberto Longhi: “Ragazzo morso da un ramarro”. Disegno dal dipinto del Caravaggio. – 1930 – Carboncino su carta bianca

” Quattro tavolette di Lorenzo Lotto e due dipinti di Battista del Moro e Bartolomeo Passarotti aprono il percorso espositivo con l’intento di rappresentare il clima artistico del manierismo lombardo e veneto in cui si è formato Caravaggio. Oltre al Ragazzo morso da un ramarro è in mostra Il Ragazzo che monda un frutto, una copia antica da Caravaggio, che Longhi riteneva una “reliquia”, tanto da esporla all’epocale rassegna di Palazzo Reale a Milano nel 1951. A seguire sono esposti oltre quaranta dipinti degli artisti che per tutto il secolo XVII sono stati influenzati dalla sua rivoluzione figurativa. Tra questi è possibile ammirare tre tele di Carlo Saraceni; l’Allegoria della Vanità, una delle opere più significative di Angelo Caroselli; l’Angelo annunciante di Guglielmo Caccia detto Il Moncalvo; la Maria Maddalena penitente di Domenico Fetti; la splendida Incoronazione di spine di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.

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        Giovan Battista Caracciolo detto Battistello: Cristo morto trasportato al sepolcro- Primo quarto XVII sec. – Olio su tela

Tra i grandi capolavori del primo caravaggismo spiccano inoltre cinque tele raffiguranti Apostoli del giovane Jusepe de Ribera e la di Cristo di Battistello Caracciolo, tra i primi seguaci napoletani del Caravaggio. La Negazione di Pietro è poi il grande capolavoro di Valentin de Boulogne, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo del Louvre di Parigi, la cui ambientazione è un preciso riferimento alla famosa Vocazione di San Matteo di Caravaggio, nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Con opere di rilievo sono presenti anche artisti fiamminghi e olandesi come Gerrit van Honthorst, Dirck van Baburen e soprattutto Matthias Stom. A una stagione più avanzata sono riferibili due capolavori di Mattia Preti – l’artista che più di ogni altro contribuì a mantenere fino alla fine del Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca – e due bellissime tele di Giacinto Brandi con le quali si conclude il percorso espositivo.

Roma Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli  Piazza del Campidoglio, 1 -Fino al 13 settembre 2020. Tutti i giorni ore 9.30 – 19.30. Preacquisto obbligatorio online da casa www.museicapitolini.orgwww.museiincomune.it – Biglietto “integrato” Mostra + Musei Capitolini per i non residenti a Roma: € 15,00 biglietto integrato intero; € 13,00 biglietto integrato ridotto. Biglietto “integrato” Mostra + Musei Capitolini per i residenti a Roma € 14,00 biglietto integrato intero; € 12,00 biglietto integrato ridotto. Ingresso gratuito per i possessori della “MIC Card” previa prenotazione obbligatoria e gratuita al numero 060608.  Preacquisto MIC card online.

Tra Munari e Rodari – Un omaggio a due grandi protagonisti della cultura per l’infanzia del Novecento.

Donatello Urbani

Dopo la condivisione nello spazio virtuale arriva a Roma al Palazzo delle Esposizioni la mostra Tra Munari e Rodari, iniziativa proposta dal Comitato promotore per le celebrazioni dell’Anno Rodariano istituito da Biblioteche di Roma. Il progetto, in collaborazione con Corraini Edizioni con cui Bruno Munari ha sempre lavorato stabilmente nel corso degli anni, vuole essere un omaggio ai due artisti e celebrare il loro incontro, umano e intellettuale. Già varcato l’ingresso dell’unica sala che accoglie la rassegna ci troviamo immersi nell’immaginifico mondo delle buone intenzioni dove le parole di Rodari risuonano forti e imperiose: “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.  Non un formale tributo reso solo ai più piccoli, ma un piccolo dono a due “scorpioni”, come li definisce il Presidente di Biblioteche di Roma, Paolo Fallai, che “hanno preso molto sul serio la giocoleria della vita. E facendoci dolcemente sanguinare, hanno cercato di aprirci un cammino di libertà.”

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Il filo conduttore presente nei dieci pannelli: la scuola, il rispetto, giocare è una cosa seria e che, come scrivono i curatori, restituiscono, inoltre, “un continuo gioco di rimandi tra immagini e parole, i nodi in comune tra due protagonisti unici del panorama artistico del ‘900 italiano: la creatività come pensiero divergente, la serietà del gioco, il potere dello straniamento”. In questa occasione gli organizzatori si sono rivolti a 5 illustratori e illustratrici: Andrea Antinori, Marianna Coppo, Mariachiara Di Giorgio, Massimiliano Di Lauro e Alessandro Sanna – a interpretare con il proprio segno le filastrocche del maestro di Omegna e a suggerire a bambini e bambine tecniche e strumenti originali per realizzare i propri disegni.

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Le tavole degli artisti e i loro video-tutorial assieme alle decine di lavori realizzati dai più piccoli arricchiscono la mostra con una propria sezione. La mostra proseguirà fino a ottobre per chiudersi con il doppio festeggiamento del compleanno dei due protagonisti, vicini anche nel giorno della nascita: Gianni Rodari avrebbe compiuto 100 anni il 23 ottobre, Bruno Munari 113 il 24. Bruno Munari (1907-1998) è stato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del ‘900. Ha sempre dedicato la propria attività creativa alla sperimentazione, con un’attenzione particolare al mondo dei bambini e dei loro giochi. Le sue creazioni nei campi della pittura, scultura, design, fotografia e didattica ne attraversano le diverse poetiche seguendo il filo della sua personalissima originalità. Gianni Rodari (1920-1980) è stato maestro, giornalista, pedagogista e scrittore, a partire dagli anni Cinquanta ha iniziato a pubblicare le sue opere per bambine e bambini, che hanno ottenuto fin da subito un enorme successo di pubblico e di critica. I suoi libri, tradotti in molte lingue, hanno meritato nel 1970, il prestigioso premio «Hans Christian Andersen», considerato il «Nobel» della letteratura per l’infanzia. La sua Grammatica della fantasia è diventata fin da subito un punto di riferimento per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per ragazzi.

Roma: Palazzo delle Esposizioni –Via Nazionale 194 – fino al 24 ottobre 2020 con ingresso gratuito e orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00 venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 I visitatori sono tenuti a rispettare tutte le misure previste dal Piano sicurezza disponibile sul sito www.palazzoesposizioni.it scaffaledarte@palaexpo.it

World Press Photo Exhibition 2020 -La parola alle immagini. Le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo al Palazzo delle Esposizioni dal 16 giugno al 2 Agosto 2020.

Donatello Urbani

Roma, in anteprima nazionale, ospita al piano superiore del Palazzo delle Esposizioni, le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti. L’esposizione è ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam. I nomi dei vincitori dell’edizione 2020 sono stati annunciati lo scorso 16 aprile attraverso i social network; la pandemia non ha reso possibile la consueta cerimonia di premiazione che si tiene ogni anno ad Amsterdam e che inaugura il World Press Photo Festival. Per questa 63° edizione, la giuria formata da esperti internazionali, ha esaminato i lavori di 4.282 fotografi, provenienti da 125 paesi per un totale di 73.996 immagini. Sono arrivati in finale 44 fotografi, provenienti da 24 paesi.

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Yasuyoshi Chiba è risultato il vincitore della foto dell’anno con Straight Voice. Lo scatto ritrae un giovane che, illuminato dai telefoni cellulari dei suoi compagni, recita poesie nel corso di una manifestazione di protesta che reclama un governo democratico per il Sudan, durante un blackout a Khartum, il 19 giugno 2019. Parole al posto della violenza, come ha precisato Luca Bergamo, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Roma. La fotografia che ritrae il giovane vuole esprimere un senso profondo di speranza per un mondo migliore che va ben oltre la protesta. Gli altri premiati sono: Romain Laurendeau, “World Press Photo Story of the Year”, con Kho, The Genesis of Revolt. Kho, nel colloquiale arabo nordafricano, significa fratello. Il reportage racconta il profondo disagio della gioventù algerina che, sfidando le autorità, ha spinto il resto della popolazione a unirsi alla loro azione, dando vita al più grande movimento di protesta dell’Algeria degli ultimi decenni.

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                                                                                   Foto Fabio Bucciarelli per l’Espresso

Tra i finalisti anche sei italiani: Fabio Bucciarelli, Luca Locatelli, Alessio Mamo (classificatosi secondo nella categoria “General News, foto singola”), Nicolò Filippo Rosso, Lorenzo Tugnoli e Daniele Volpe. In mostra, per la prima volta, anche una selezione delle foto iconiche che hanno vinto il premio come Foto dell’Anno dal 1955 ad oggi. Oltre alle foto, è presente per il secondo anno anche una sezione dedicata al Digital Storytelling con una serie di video che raccontano gli eventi cruciali e la storia nascosta del nostro tempo. Una mostra questa di grande interesse  e che dimostra e restituisce al mondo intero, come ha dichiarato Francesco Zizola, coocuratore per l’Italia della rassegna, “l’enorme capacità documentale e narrativa delle immagini, rivelandone il fondamentale ruolo di testimonianza storica del nostro tempo”.

Roma: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – fino al 2 agosto 2020. Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura ed esclusivamente previa prenotazione obbligatoria gratuita e acquisto del biglietto on line. Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 06 39967500; www.palazzoesposizioni.it Costo del biglietto: Intero € 12.50; Ridotto € 10,00; valido anche per visitare la mostra Jim Dine

Guerrino Tramonti – Faenza 1915/1992 – alla Casina delle Civette con la mostra antologica “Alchimie di terra e di luce” – fino al 27 settembre 2020-06-11. I mille volti della ceramica

Donatello Urbani

Le arti applicate, già da vario tempo, hanno trovato a Roma, nella Casina delle Civette, la loro dimora preferita. Non poteva essere altrimenti in considerazione sia della particolare architettura del fabbricato e dell’arredo che fanno rivivere, fra l’altro, un certo sapore esoterico, sia per le belle decorazioni, in particolare vetrate, che quasi in contrapposizione sono un elogio della luce e della brillantezza.

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Su questo percorso si sono mossi e tanto la Direttrice della Casina delle Civette, dott.ssa Maria Grazia Massafra,  che le responsabili del progetto di allestimento Cloe Berni e Livia Ducoli della Galleria Sinopia, arte antica e contemporanea, design artistico, che nell’esposizione delle opere di Guerrino Tramonti, hanno prestato la massima attenzione nel farle dialogare con quelle in esposizione permanente.

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In proposito significativo è quanto scrive la dott.ssa Maria Grazia Massafra nel bel catalogo edito da EdiLet – edizioni letterarie – nel presentare le opere in esposizione che: “….si collocano magicamente negli spazi intimi ed esoterici della Casina delle Civette, dialogando con le vetrate artistiche attraverso la trasmutazione della materia in luce e colore. La stessa natura solitaria ed artistica lega l’artista Tramonti al Principe Giovanni Torlonia Jr., che esprime sé stesso con il motto – Sapienza e Solitudine – apposto sopra uno degli ingressi della sua casa alchemica….. Anche la presentazione di questo artista,  vero e proprio alchimista specie nella scelta dei colori, la dott.ssa Massafra scrive: “Guerrino Tramonti  nel corso della sua proficua e lunga attività, ha delineato un percorso di artista ben riconoscibile, in particolare nella sua produzione di ceramiche. Ha definito sempre stili innovativi dove la favola e la magia del fare giocano un ruolo importante nel design. Tramonti modella la terra con l’alchimia casuale del fuoco, creando immagini imprevedibili e non convenzionali, distanti dai canoni accademici. L’impronta materica e policroma che l’artista imprime alle sue opere e l’espressività esuberante che da esse traspare superano la tradizione e pertanto trasmigrano  verso un nuovo linguaggio.”

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Lungo il percorso espositivo che in questa occasione è stato suddiviso in due distinte aree: corpo principale della casina delle Civette e la sua “dependance”, si possono ammirare oltre cinquanta opere tra maioliche, arazzi e dipinti che coprono un arco temporale compreso tra il 1954 e il 1988. Proprio sulle pittura ad olio  si concentrerà l’ultima produzione artistica di Tramonti. Dalla “Dipendenza” può iniziare la visita all’intera rassegna. Qui troviamo una selezione di opere che, come scritto nel catalogo: “dimostrano quanto nella poetica di Tramonti sia determinante approccio globale alle arti: dalla pittura alla ceramica, alla tessitura”…, mentre all’interno del fabbricato principale si trovano esposte opere in “gres porcellanato”, come lo stesso Tramonti amava definirle, realizzate in prevalenza negli anni ‘sessanta.

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Per una più completa conoscenza di questo “artista oramai storicizzato”, come lo definiscono le curatrici Stefania Severi e Raffaella Lupi, la Galleria Sinopia: “da sempre attiva nel promuovere la scultura ceramica contemporanea, ha inserito opere dell’artista nell’articolato spazio della galleria, tra arredi antichi, scultura moderna e disign artistico, a sottolineare non solo la duttilità di inserimento che la ceramica consente, ma anche  la sua perfetta godibilità….”, come scrivono nel catalogo le suddette, Raffaella Lupi e Stefania Severinel. Catalogo edito da EdiLet – Edizioni Letterarie – pagine 87 costo €.15,00.

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Roma, Musei di Villa Torlonia, Casina delle Civette (Via Nomentana, 70), fino al 27 settembre 2020;

Sinopia Galleria, Via dei Banchi Nuovi, n.21/b- Roma – www.sinopiagalleria.com – tel.06.6872869.

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Viaggio straordinario fra i musei delle Marche.

Mariagrazia Fiorentino

La chiusura dei musei, resa necessaria per contenere la diffusione del contagio da COVID 19, oltre a causare danni economici e sacrifici occupazionali, impedisce la produzione e la fruizione di valori che mai come in questo momento costituirebbero strumenti di pubblica utilità e conforto, più che occasione di semplice godimento. Per questo, in un momento eccezionale dove è preclusa la fruizione culturale nelle forme tradizionali, la Regione Marche, la Fondazione Marche Cultura e Icom Marche si sono fatti interpreti del mondo delle attività culturali e, in particolar modo del sistema dei musei marchigiani, dando loro voce con nuovi percorsi della conoscenza, grazie a una rappresentazione digitale del patrimonio culturale marchigiano attraverso oltre 60 clip video condivisi sui canali social della Regione Marche e sul blog www.destinazionemarche.it. Queste 60 clip, prodotte da più di 30 musei, ma anche da comuni ed enti culturali marchigiani, hanno una durata di circa due minuti e sono visibili sui canali social della Regione Marche: in una playlist dedicata sul canale Youtube Marche Tourism, sulle pagine Facebook Marche Tourisme Tesori delle Marche, sull’account Twitter Marche Tourism, oltre che sul blog ufficiale della Regione.

Sala-Bellini_pala-ph-Alessandro-Giampaoli-1024x681                                                                                                  Pesaro – Musei civici – Sala Bellini

“La Regione Marche”, efferma l’assessore regionale al Turismo-Cultura, Moreno Pieroni, “vuole contribuire a contenere il sacrificio di ciascuno di noi proponendo un’opportunità alternativa di uso dei musei e delle collezioni delle Marche, con un utilizzo in digitale e virtuale, forma che resta l’unico ambito di agibilità relazionale e professionale dell’unica fruizione culturale che ci viene concessa e approfittare di questo momento per sperimentare una forma di comunicazione e promozione museale nuova e che troverà sempre più spazio in un prossimo futuro. Da non trascurare anche la grande opportunità offerta da questo Viaggio straordinario fra i musei delle Marche che vuole essere funzionale e propedeutico al Grand Tour Musei edizione 2020, in programma dal 18 al 24 maggio, che si consumerà nello spazio digitale presentando un programma articolato e nuovo nella sua proposizione”. Le proposte offerte dalle 60 clip video di Viaggio straordinario fra i musei delle Marche sono molto diverse tra loro e tali da soddisfare tutti i gusti e gli interessi. Si possono trovare molti spunti per vivere la cultura in maniera divertente e alternativa, come nel video del Museo Statale Tattile Omero di Ancona, che dedica ai bambini il racconto dell’opera “Mater Amabilis” di Valerio Trubbiani o del Museo della Carrozza, ospitato all’interno dei musei civici di Palazzo Buonaccorsi a Macerata, che propone invece un divertente tutorial per avvicinare i più piccoli alla collezione del museo.

low                                                                                                       Jesi: Museo di Palazzo Bisaccioni

Non solo,studiosi, esperti e responsabili museali accompagnano in tour guidati dei musei a porte chiuse,come nelle Sale museali di Palazzo Bisaccioni a Jesi con una guida davvero d’eccezione e nella Pinacoteca di Ascoli Piceno in cui si parla della figura della donna nella storia prendendo spunto dai quadri esposti in galleria o ancora raccontano una particolare vicenda o dettaglio legato a un’opera, come nel video del Museo Civico di Mondolfo sulla macchina oraria.Non mancano i racconti semiseri che mostrano curiosità e aneddoti delle opere conservate,quale la serie pensata per guardare all’arte con un sorriso realizzata dalla Pinacoteca di Sarnano in collaborazione con Il Circolo di Piazza Alta. La buona tradizione presente in questa regione è una garanzia per offrire una proposta di alto livello culturale alla quale se ne affiancano altrettante, tutte di grande interesse turistico, che proprio in questi giorni hanno trovato attuazione in tutta sicurezza e tranquillità. Cultura e turismo trovano nelle Regione Marche un perfetto connubio.

Per visionare le clip sopradescritte collegarsi al sito www.destinazionemarche.it

 

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Federico II e “La Cripta di Santa Margherita” a Melfi

Donatello Urbani

A Melfi, cittadina della Basilicata che nel 2019  per un gioco di vicinanza ed appartenenza territoriale ha condiviso con Matera il titolo di capitale europea della cultura, la presenza del re normanno Federico II si avverte in ogni angolo del suo centro storico. Qui, infatti, si può rivivere appieno una inusitata pagina di storia e di arte, soprattutto attraverso l’immagine di  questo regnante, che  tuttora è “stupor mundi”, come lo definirono i suoi contemporanei. Una testimonianza di questo si trova in un recondito anfratto della sua ubertosa campagna, che si stende ai piedi del Vulture, monte che tanto ricorda il germanico Hohenstaufen, da cui il nome della celebre casata. Quell’ immagine che ha portato ad un’autentica riscoperta di un luogo forse dimenticato e che oggi è sempre più meta di migliaia di turisti e studiosi, soprattutto d’oltralpe é una cripta legata alla migrazione di ordini monastici dall’Oriente all’Italia meridionale, spinti dalla lotta iconoclasta nella loro terra, e rappresenta, dell’habitat rupestre del Vulture, l’esempio più significativo per l’impianto e la decorazione pittorica. Posizionata a circa tre chilometri dal centro, nei pressi del camposanto della città, percorrendo la statale 303, Melfi – Rapolla, è documentata già dal Medioevo, periodo questi, nel comune immaginifico, tetro e buio. La corte normanna rappresentava, per molti versi, una bella eccezione a questa tendenza generale. Infatti in questo luogo, vi è un’opposta rappresentazione: un vero trionfo del colore.

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L’inaspettata prova si presenta nella chiesa rupestre dedicata a S. Margherita di Antiochia, scavata interamente nel tufo, a due campate con volte a crociera ed ampio cenobio. Di colpo ci si ritrova in un immutato habitat del 1200, dove misticità e arte si fondono nella rappresentazione di una moltitudine di santi raffigurati ora in stile bizantino, ora, come per i martiri, in stile catalano. Tutti raffigurati con colori vivi e stupendi partire dalla struttura. Siamo in pieno secolo XIII. Basti guardare l’arco ogivale mediano che alla base si chiude quasi a botte, dandoci l’aspetto della carena di una barca capovolta. Elemento questo ancor più accentuato nell’ingresso alla cella dell’eremita, quanto mai orientaleggiante. Entrando colpisce il visitatore é un inusitato affresco che deve la sua originaria grande importanza e motivo di largo interesse quella di essere la prima raffigurazione del genere in Europa, nonché premessa al ciclo delle “danze macabre”, motivo caro alla teologia di quel tempo, (Jurgis BALTRUŠAITIS – “Il Medioevo Fantastico”), che in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Federico II ha assunto particolare importanza per essere divenuta icona dell’evento.

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L’affresco denominato “Il monito dei morti”, presenta due scheletri che si ergono in posizione verticale dall’aspetto terrificante e ripugnante, dai teschi orripilanti ed il ventre brulicante di vermi, laddove una volta vi erano gli organi vitali. A questo “memento mori” si contrappongono tre viventi, tutti in abiti da falconiere. Il primo ha la veste scarlatta ornata di ermellino, segno di regalità, guantone e falco, al suo fianco non una spada ma una daga orientale ingemmata (quasi a sottolineare il suo particolare rapporto con il mondo arabo), una barba rada e rossa, in atteggiamento ieratico e cerca, con lo sguardo e con la mano sinistra, di allontanare gli scheletri. Gli è accanto una donna dall’aspetto nordico abbastanza alta con bionda capigliatura ed occhi cerulei. Ella abbraccia amorevolmente, quasi per proteggerlo, un adolescente, anch’egli dai biondi capelli. Tutti hanno al loro fianco una borsa da falconiere, quasi scomparsa nel primo personaggio, sulla quale campeggia un fior di loto a otto petali, numero particolare caro a chi lo volle tanto presente in Castel del Monte e che lo portò impresso nel suo anello sigillo, ritrovato nella sepoltura di Palermo. Da aggiungere la magicità del numero. Inferiore al nove, che è la divinità, ed in posizione orizzontale l’infinito, quale era il potere di un imperatore. D’altronde anche per i cristiani l’otto ha la sua simbologia. E’ la Pasqua. Questi alcuni degli elementi che portano ad affermare che nell’affresco è rappresentato Federico II, la terza moglie, Isabella d’Inghilterra, e Corrado, figlio della seconda moglie, Jolanda di Brienne Nella raffigurazione, al monito si unisce un messaggio consolatorio per il popolo: la vulnerabilità di Federico II e la sua famiglia, alla pari di ogni mortale.

La cripta, ignorata dagli studiosi dell’ottocento (Schultz, Lenormant, Diehel e Bertaux), è scoperta e studiata solo nel 1899 da Giambattista Guarini, unitamente al pittore Luigi Rubino, che dota il testo, pubblicato su “Napoli Nobilissima”, dei disegni degli affreschi. Oggi la chiesa rupestre di S. Margherita è uno dei monumenti più studiati e visitati del Meridione. In particolare, da circa dieci anni, vi è un risvegliato interesse, dovuto proprio alla sensazionale scoperta dell’immagine di Federico II. A favorire il flusso di visitatori l’opera della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Matera, che ha reso leggibili gli affreschi. A questa si è aggiunta quella di alcuni volontari che l’hanno inclusa nel Distretto Culturale dell’Habitat Rupestre della regione, dando vita al progetto “per una migliore conservazione, valorizzazione e fruibilità della cripta, nella quale con chiarezza emerge la figura di Federico II”. Alla raffigurazione dell’imperatore, al centro di una sempre crescente attenzione di studiosi e mass-media, si unisce quella di altri stupendi affreschi. A iniziare da Santa Margherita, raffigurata sull’altare principale, con le “storielle” della vita a sinistra e del martirio a destra (la Santa viene flagellata, scorticata con una pettine di ferro, calata nell’olio bollente e decapitata); da S. Paolo alla sua sinistra e S. Pietro alla sua destra; al Cristo Pantocratore, attorniato da angeli, di alta scuola bizantina, sull’archivolto absidale, ai quattro evangelisti.  Completano il ciclo: S. Nicola (il cui manto presenta dei sorprendenti elementi decorativi, un insieme di puntini a grappolo, vera sigla del Maestro dell’Ordine dei Templari); S. Basilio, lateralmente a destra, figura particolarmente emblematica per i monaci basiliani;  S. Guglielmo, che a Melfi maturò l’idea di un suo ordine; S. Elisabetta, a sinistra in alto e S. Vito, in basso. Sull’arcata principale, a destra, una suggestiva raffigurazione di S. Lorenzo sulla graticola, il suo aguzzino, il sovrano che ordina il martirio, l’angelo benedicente e un meraviglioso cielo stellato.  La ricorrenza del santo, 10 agosto, è legata alla notte delle stelle cadenti e, in uno squarcio della volta celeste, appare la mano benedicente di Dio. Di fronte S. Lucia e S. Caterina con ricchi abiti bizantini. Sempre a destra, sulla parete di fondo, in alto la lapidazione di S. Stefano. Qui allo sguardo dolce del Santo si contrappone il ghigno degli aguzzini. In basso è riconoscibile S. Benedetto ed accanto, nei frammenti residui, una natività con una Madonna “dormiente” e sulla parete a fianco un’Annunciazione. Al disopra il martirio di S. Andrea, immagine di altra particolare suggestione. Sulla parete opposta, nella prima cappella, partendo da destra, altre raffigurazioni di santi di grande effetto pittorico: S. Bartolomeo, scorticato vivo, in una sorprendente rappresentazione anatomica; S. Michele Arcangelo, che insieme a quello raffigurato sull’altare, mostra un particolare culto micaelico in una perfetta iconografia bizantina e un rinnovato motivo d’interesse rappresentato dal globo nella mano sinistra dei santi, segnato, rispettivamente, da una croce nera teutonica ed una rossa, a conferma della presenza dei Templari. Inoltre S. Michele, con Raffaele e Gabriele completano, nella simbologia cristiana la SS.Trinità, mentre la sfera con croce la redenzione operata da Cristo. A seguire una stupenda Madonna in trono con bambino, S. Giovanni evangelista e altra raffigurazione di S. Margherita. Sulla parete a fianco, S. Giovanni Battista e un bellissimo Cristo in trono. E, quasi a chiudere a cerchio questo viaggio nel tempo, la scena de “Il monito dei morti”.

Una-sala-del-museo-archeologico

Ma per il visitatore, nell’uscire dalla cripta, c’è ancora un qualcosa,  non del tutto fortuito. Alle spalle dell’affresco troneggia la sagoma imponente del castello di Federico II, oggi sede di uno dei più interessanti musei archeologici nazionali, che, con la sua mole, domina prepotentemente l’intero centro abitato e, quasi certamente, è stata fonte  d’ispirazione all’ignoto eremita di questa singolare raffigurazione, dove la grandezza dell’imperatore si annienta di fronte alla morte.

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