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Roma al centro dell’attenzione internazionale con l’88^ Concorso Ippico CSIO – Piazza di Siena – dal 26 al 29 maggio 2022.

Donatello Urbani – Mariagrazia Fiorentino

A 100 anni dal primo evento avvenuto nel 1922 Piazza di Siena si presenta in tutto il suo splendore: luogo unico per le emozioni che sa provocare. Tradizione, sostenibilità e innovazione mettono Roma al centro del mondo ed il cavallo come protagonista.

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Importanza sportiva e “location” da favola sono il binomio che ha fatto del Concorso Ippico Piazza di Siena un evento di grande richiamo che supera di gran lunga gli stessi interessi sportivi per approdare in quelli generali di economia, turismo, cultura, ecologia e molti altri. La formula di questa edizione 2022, come ricordato dagli organizzatori in conferenza stampa è: “Piazza di Siena per tutti. Nuovamente e finalmente. Dopo lo stop imposto dalla pandemia nel 2020 e l’edizione 2021, andata in scena con le restrizioni previste dalla normativa anti Covid, l’antico ovale nel cuore di Villa Borghese è pronto nuovamente ad accogliere tutti coloro che amano lo sport e vorranno seguire dal vivo la Grande Equitazione dello CSIO di Roma 2022 – Master d’Inzeo. E potranno farlo in forma del tutto gratuita, godendo delle antiche tribune e anche di quelle ‘naturali’ intorno al campo gara. Tutto questo in un’atmosfera che restituisce la sensazione di un vero e proprio viaggio nel tempo, grazie al principio di bioarchitettura a impatto zero che ha come obiettivo quello di ricreare un affresco il più possibile minimalista e simile a quello delle prime edizioni del concorso, incastonate agli inizi del secolo scorso. È proprio in questa chiave progettuale che si è deciso di non prevedere tribune a pagamento, rispettando così il concetto bioarchitettonico del progetto”. Lo sport è base e vertice. Lo sport è salute.

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Il programma presentato prevede che le categorie dello CSIO saranno il clou dell’evento alle quali si aggiungono le tante gare nazionali, dal torneo Italia Polo Challenge, ai tradizionali e appassionanti Caroselli. Anche per il 2022 il comitato organizzatore – la FISE con Sport e Salute – ha predisposto quattro giornate di grande sport con palcoscenico le ormai consolidate due sedi (ovale d’erba di Piazza di Siena e arena in sabbia del Galoppatoio di Villa Borghese). I tanti appassionati di ippica potranno così seguire da vicino i migliori binomi del jumping internazionale con le nuove leve del salto ostacoli italiano. Lo streaming di tutte le gare in programma (nazionali e internazionali) godranno di ampia copertura televisiva (RAI Sport HD e RAI 2) in aggiunta  all’intensa attività dei social media. Il programma giornaliero della gare è, in dettaglio, riportato sul sito WWW.PIAZZADISIENA.IT .

Anche quest’anno, nella giornata che precede l’apertura del concorso (mercoledì 25 maggio), i protagonisti del torneo sfileranno a cavallo nella centralissima Via Condotti, accompagnati dall’esibizione della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo. Un evento che è diventato tradizionale apertura della più attesa settimana sportiva della primavera romana.

Romaeuropa Festival – REF – 2022 – Un Festival che non ha barriere, con pubblici diversi, un Festival inclusivo per affermare il potere del dialogo artistico.

Pietro Urbani – Mariagrazia Fiorentino

E’ stata presentata a Roma nello splendido parco dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo la 37^ edizione del Romaeuropa Festival, dall’ 8 settembre al 20 novembre prossimo,  e come nelle precedenti 36 edizioni, Roma si pone punto di riferimento della vita artistica, non solo europea, come si può intuire dal titolo. All’idea della Fondazione Romaeuropa, promotrice dell’iniziativa, si sono aggiunti quali sponsor e sostenitori molte delle più importanti istituzioni culturali e rappresentanze diplomatiche presenti a Roma in aggiunta al sostegno del MiC – Ministero della Cultura, della Regione Lazio e di Roma Capitale, conferendo a questo Festival caratteristiche ed interessi che vanno oltre quelli originali della Musica, Teatro , Danza, Digital e Kids.

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                                                                    Il Presidente della Fondazione Romaeuropa Guido Fabiani 

Tutto questo si è potuto rilevare nella presentazione di questa 37^ edizione del Presidente Guido Fabiani che ha affermato: «Credere fermamente che un futuro diverso sia ancora possibile e che lo si possa costruire attraverso il dialogo e il confronto culturale significa testimoniare l’opposizione netta e determinata ad ogni forma di aggressione, di guerra, di atrocità in Europa e ovunque nel mondo e rivendicare la centralità umana, con la sua unicità nel saper creare e immaginare”. Un “fare festival” che vuol significare riaffermare l’energia infrangibile dello spettacolo, la vocazione umanitaria dell’arte, quella trasmissione libera di idee, visioni e passioni che è risveglio dei valori su cui si fonda il dialogo culturale oggi minacciato dalla violenzaRomaeuropa vive con repulsione ogni aggressione militare e rilancia l’anelito di pace attraverso il potere sconfinato e salvifico dello spettacolo, di cui le artiste e gli artisti sono portavoce. Daranno vita a questi principi gli oltre 400 artisti ed artiste provenienti dai cinque continenti e che animeranno il REF2022 con un programma di musica, teatro, danza, nuovo circo, arti digitale e creazione per l’infanzia articolato in 74 giorni di programmazione con 80 spettacoli e 155 repliche in 18 spazi di Roma ad iniziare dalla cavea dell’Auditorium Parco della Musica che accoglierà gli spettacoli di apertura e chiusura del festival.

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                                                       Il Direttore artistico del RomaeuropaFestival 2022 Fabrizio Grifasi

Al Direttore artistico Fabrizio Grifasi il compito di illustrare in dettaglio l’intero programma che, come indicato in precedenza s’ispira ad alcuni principi di rilevante attualità quali solidarietà e sostenibilità:

DIALOGO CON LA STORIA, quale slancio di speranza che si “radica nella conoscenza e nel confronto con alcune delle pietre miliari del nostro Novecento e del nostro patrimonio culturale”;

DIALOGO CON IL PRESENTE |quale caposaldo della nostra storia e della nostra cultura “che le artiste e gli artisti del Romaeuropa Festival 2022 ci invitano ad interrogare per ricostruire, oggi, un più ampio patrimonio culturale e umano”;

DIALOGO CON IL FUTURO | L’attenzione del REF alle nuove proposte della scena nazionale. Interessante fra queste il concorso-premio Vivo d’Arte, dedicato ad artiste ed artisti sotto i 36 anni residenti stabilmente all’estero, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e volto alla selezione di opere originali di creazione contemporanea sviluppate nelle discipline del teatro, della danza e della musica che abbiano a cuore il tema della contaminazione e dell’incontro con la cultura del paese di residenza. Completa questo sguardo verso la scena del futuro Residenze Digitali, la rete per il sostegno alla creatività digitale,  di cui Romaeuropa è partner da quest’anno, che ha selezionato sei differenti progetti per un percorso volto all’esplorazione delle performing arts in rete, nell’ambito della sezione Digitalive del REF.

DIALOGO TRA GENERAZIONI | Nel segno dell’inclusione, del coinvolgimento delle famiglie e dell’apertura ad un pubblico di tutte le età il Romaeuropa Festival 2022 accresce la sua offerta tout le public. Alle bambine e ai bambini dai sei anni in su sono invece dedicati i weekend di REf Kids & Family, la sezione curata da Stefania Lo Giudice che attraversa tutta la durata del festival invitando il giovane pubblico ad esplorare i linguaggi della creazione contemporanea.

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DIALOGHI IN CONCERTO | Se la musica continua a fungere da collante tra le differenti proposte della programmazione del festival, riunendo prospettive d’indagine e pratiche differenti, cospicua è la proposta di concerti del Romaeuropa Festival 2022. Da segnalare fra queste quella proveniente dall’Islanda (nonostante le sue origini Australiane) di Ben Frost, un omaggio ad un artista che é stato presente da sempre icona dell’elettronica e della ricerca contemporanea, mentre dal Giappone il maestro Ryoji Ikeda prosegue con music for percussion n.2  (presentato in corealizzazione con Musica per Roma) il suo percorso di analisi e affondo sulle percussioni e sulla purezza del suono da loro prodotto. L’incontro tra linguaggi è anima anche della sezione Digitalive, a cura di Federica Patti, dedicata all’indagine delle culture digitali, delle sonorità sperimentali ed elettroniche e di quei formati performativi che stanno ridefinendo il concetto stesso di live musicale.

INSIEME – IN DIALOGO CON IL PUBBLICO | Sostenibilità e solidarietà, sono, dunque, le parole chiave che Romaeuropa sceglie di porre al centro di questa trentasettesima edizione. Nata all’insegna dell’impegno per il dialogo, l’accoglienza e supporto a chi nel mondo fugge da guerre, persecuzioni e violenze, una nuova collaborazione costruita con l’Agenzia ONU per i Rifugiati inaugura un percorso che si sostanzierà in un contributo filantropico a sostegno di UNHCR in Ucrania e in un calendario di attività condivise di prossima diffusione.

È volto alla sostenibilità ambientale, invece, il progetto REF Eco-Friendly che mira a calcolare, mitigare ed abbattere le esternalità ambientali negative di tutta l’organizzazione del Festival e che, grazie al prezioso supporto della Fondazione Ecosistemi ha dato vita ad un percorso volto ad incorporare la sostenibilità ambientale nella fase di ideazione, produzione e realizzazione del REF e a garantire una rete tra tutti i reparti volta alla transizione green delle catene di fornitura. Nello scorso mese di aprile, Romaeuropa ha contribuito alla nascita del Bosco intensivo di Via Rosa Raimondi Garibaldi, voluta dal Circolo Legambiente Garbatella attraverso la donazione di 16 piante di Acero Campestre nell’ambito del Progetto Ossigeno della Regione Lazio della quale è partner dal 2020Questa piantumazione contribuirà all’assorbimento della CO2 prodotta dai voli internazionali degli artisti nell’ambito del Festival 2022.

Per saperne di più: programma, info e biglietti consultare il sito web  www.romaeuropa.net

 

Francesco e il Sultano – Dramma per musica in quattro quadri – Monopoli (venerdi 20 maggio) – Bari (sabato 21 maggio) – Brindisi (domenica 22 maggio)– Assisi (martedi 24 maggio) e Roma (mercoledi 25 maggio nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli) – Ingresso libero

A cura della Redazione

Dal 20 al 25 maggio l’opera musicale Francesco e il Sultano sarà in tournée in Italia. In programma cinque esecuzioni: in Puglia, nelle cattedrali di Monopoli (venerdì 20), Bari (sabato 21) e Brindisi (domenica 22); quindi ad Assisi nella basilica di Santa Maria degli Angeli (martedì 24) e, infine, a Roma nella basilica di Santa Maria in Aracoeli (mercoledì 25). Tutti i concerti saranno alle ore 20.00 e gratuiti.

Eseguita per la prima volta lo scorso 6 novembre nella chiesa di Sant’Elia a Beirut, davanti a un pubblico di cristiani e musulmani, l’opera è nata da una idea dei francescani in Libano e promossa dalla Custodia di Terra Santa.

Articolata in quattro quadri, Francesco e il Sultano è uno dei frutti di un lungo e laborioso lavoro iniziato prima delle celebrazioni per l’ottavo centenario (1219-2019) dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil a Damietta, in Egitto. «Per l’occasione – spiega fra Quirico Calella, frate minore a Tripoli (Libano) – la Custodia di Terra Santa ha organizzato diversi eventi e dato vita progetti, come quest’opera lirica, destinati a rimanere nel tempo. A causa delle difficoltà legate alla pandemia di Covid-19, solo alla fine del 2021 l’opera musicale ha avuto la possibilità di essere eseguita in presenza».

Replicata il 25 marzo 2022 davanti a 1.500 spettatori nel palazzo dell’Unesco a Beirut, con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia in Libano e l’Istituto italiano di cultura, l’opera giunge in maggio per la prima volta nel nostro Paese.

L’esecuzione ha visto coinvolte sul palco la Filarmonica libanese, la corale della Notre Dame University, l’organista italiano maestro Cosimo Prontera sotto la direzione del maestro Khalil Rahme, che è anche il compositore. Il libretto è del professor Bartolomeo Pirone, noto arabista, docente di Storiografia islamica presso il Pisai (Roma) e già ordinario di Lingua e Letteratura araba all’Università di Napoli «L’Orientale». La revisione drammaturgica e trama sono di fra Riccardo Ceriani e la traduzione in arabo del libretto di Therese Francis, dell’Università libanese.

Interpreti solisti nei concerti in Italia sono: Bechara Moufarrej (san Francesco, tenore), Grace Medawar (santa Chiara, contralto), Giuseppe Naviglio (il Sultano, baritono), Lara Jokhadar (Fatimah figlia del Sultano, mezzosoprano), Tony Sfeir (frate Elia, basso).

L’orchestra Magna Grecia di Taranto eseguirà le musiche con 23 suoi musicisti e completerà l’organico del coro con dodici elementi.

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La tournée italiana nasce grazie all’impegno di padre Quirico Calella, con l’aiuto di amici e collaboratori, tra cui lo stesso maestro Prontera, i frati minori di Roma Aracoeli e di Assisi, la sindaca di Assisi, Stefania Proietti. Un importante contributo viene dalla compagnia aerea libanese Mea, che offre il trasporto aereo di 35 elementi (26 cantori, cinque solisti, un violinista, nonché il direttore Khalil Rahme), e dalla raccolta di fondi promossa dall’associazione Pro Terra Sancta.

I francescani della Terra Santa auspicano che attraverso quest’opera il messaggio di pace e fraternità, lanciato a Damietta 800 anni fa da Francesco d’Assisi e dal sultano al-Malik al-Kamil, arrivi agli estremi confini della terra. La via del dialogo, della fratellanza e della coesistenza pacifica è e rimane l’unica via percorribile e la carta vincente per il Libano, per il Medio Oriente e per il mondo intero. Lo ha detto tante volte papa Francesco nei suoi interventi e durante i suoi viaggi in Palestina, Israele, Giordania, Egitto, Marocco, Iraq ed Abu Dhabi, dove ha firmato il Documento sulla Fratellanza umana assieme al Grande Imam del Cairo, Ahmad al-Tayyib, il 3-5 febbraio 2019.

Info: www.fondazioneterrasanta.it eventi@tsedizioni.net – tel. 02 3459 2679.  Ingresso gratuito

IO E LULÙ – DAL 12 MAGGIO AL CINEMA

Mariagrazia Fiorentino

L’arte più nobile è quella di rendere gli altri felici”.

La cagnolina Lulù ne è l’esempio nella magica interpretazione del film diretto da Channing Tatum e Reid Carolin, divertente ed emozionante commedia che vedrà Briggs (Channing Tatum) e la simpatica cagnolina  imbarcarsi in un esilarante avventura ricca di colpi di scena. Durante il tragitto instaureranno un forte legame che li aiuterà a conoscersi, rideranno a crepapelle e troveranno la felicità.

AUGURI Infiniti per un Santo Natale ed un Felicissimo Anno Nuovo 2022

Jia Ruskaja. Danzò e Piacque – Costumi, fotografie, documenti (1921/1940) in mostra a Roma nel Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il costume e la Moda dei secoli XIX e XX

Mariagrazia Fiorentino – Donatello Urbani

Le ballerine danzano volteggiando nella sala vuota, il resto è magia.

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Io sono russa. Questa è la traduzione di Jia Ruskaja, pseudonimo di Evgenija Fëdorovna Borisenko (in russo: Евгения Фёдоровна Борисенко?; (Kerč’, 6 gennaio 1902Roma19 aprile 1970), danzatricecoreografainsegnante e direttrice didattica russa naturalizzata italiana a seguito del matrimonio con  Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera. Fuggì dalla Russia per la Svizzera  dopo  la rivoluzione d’ottobre in compagnia del padre, un ufficiale dell’esercito imperiale russo. Frequentò la facoltà di medicina a Ginevra. Sposò nel 1920 Evans Daniel Pole, da cui ebbe un figlio. L’anno seguente giunse in Italia per intraprendere il lavoro artistico con un recital di “azioni mimiche e danze”, e in seguito, al Teatro dell’Esposizione di Milano, interpretò Sumitra di Carlo Clausetti. Alla danza alternò anche un attività cinematografica partecipando a vari film: Giuditta e Oloferne di Baldassarre Negroni. La danza, comunque, rappresentò sempre il suo “vero grande amore” aprendo alcune scuole a Milano. Alla fine potrà contare su un teatro all’aperto di oltre 2000 posti. Importante fu anche l’attività di coreografa, creando la Danza del sacrificio, dall’Ifigenia in Aulide su musica di Ildebrando Pizzetti (1935), e Il Ratto di Persefone, su musica di Ennio Porrino (1937). Una sua scuola vinse il “lauro” d’argento alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Nel 1940 fondò la Regia Scuola di danza, riservata alle donne – inizialmente annessa all’Accademia d’arte drammatica e divenuta autonoma nel 1948 con la denominazione di Accademia Nazionale di Danza – che dirigerà sino al 1970.

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                                                                                Foto courtesy Wikipedia Enciclopedia on line

La sua tomba si trova nel Cimitero Acattolico di Testaccio a Roma.

La mostra, patrocinata anche da Confcommercio Imprese per l’Italia –Terziario Donna Roma, propone, come scrivono gli organizzatori: “un inedito e affascinante racconto per abiti di scena indossati dalla stessa Jia Ruskaja, fatti realizzare per le sue produzioni insieme a documenti storici, esposti per la prima volta, appartenenti all’archivio storico della Fondazione dell’Accademia Nazionale di Danza. Vesti, tuniche, corsetti e gonne della prima produzione artistica della Ruskaja, oltre a libri, programmi di sala, bozzetti, scritti e immagini in bianco e nero sono i protagonisti di questo seducente viaggio in grado di ripercorre le tappe principali di un periodo di grande fermento artistico, talora in grado di rievocare anche il mito della classicità, i cui codici e valori estetici si ritrovano nell’ Orchestica.

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Un percorso che, per la prima volta, porta alla luce i tanti aspetti e le innumerevoli esperienze vissute da Jia Ruskaja, una donna all’avanguardia e che ben rappresenta un più moderno empowerment al femminile, caratterizzato da quella propulsione che risalta risorse e capacità e che distingue donne particolarmente valorose e innovative.

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La mostra si articola in un percorso espositivo di abiti di scena realizzati dal 1935 al 1939, di cui Ruskaja è stata coreografa, nonché costumista, vere e proprie opere d’arte ideate insieme alla sua disegnatrice personale Eugenia Rossi”.

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                                  Prima macchina da cucire costruita nel 1865 da Frister & Rossman in Germania Mod. A1 o N1

Ospita questa mostra il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX. Senza ombra di smentita questo museo è il più affascinante fra i tanti presenti a Roma anche per l’edificio, in stile barocchetto romano, donato allo Stato Italiano dalla principessa Blanceflor de Bildt Boncompagni. Al suo interno sono esposti numerosi lasciti privati che ben si integrano con il vivace clima culturale dei primi decenni del Novecento, tra cui una collezione di abiti realizzati da celebri stilisti e importanti sartorie, prevalentemente romane, che illustrano l’evoluzione della moda italiana del secolo scorso.

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Roma – Museo Boncompagni Ludovisi – Via Boncompagni, 18. Mostra Jia Ruskaja. Danzò e piacque – Costumi, fotografie, documenti (1921/1940). Fino al 20 marzo 2022. Ingresso gratuito. Orario di visita: dal martedì alla domenica ore 9.00–19.00; ultimo accesso ore 18.30, Chiusura: lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre. Info: Tel. 06 42824074. Mail: dms-rm.museoboncompagni@beniculturali.it. Sito web: https://www.direzionemuseistataliroma.beniculturali.it/. FB: https://www.facebook.com/MuseoBoncompagniLudovisi. Ufficio comunicazione e social network: dms-rm.social@beniculturali.it.

 

La Befana vien di notte II – Le origini per la regia di Paola Randi in uscita nelle sale dal 30 dicembre 2021

Mariagrazia Fiorentino

Un’antica filastrocca dice: “……la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte….” Un film per scoprire come è nata la leggenda e donare un sorriso a tutti i bambini del mondo. Una storia fantastica con effetti speciali in forma dialettale da borgata romana.

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“XVIII secolo. Paola (Zoe Massenti), una ragazzina di strada, truffaldina e sempre a caccia di guai, si trova inavvertitamente a intralciare i piani del terribile Barone De Michelis (Fabio De Luigi), un omuncolo gobbo sempre scortato dal fidato e bistrattato Marmotta (Herbert Ballerina), con una sconfinata sete di potere e uno smisurato odio verso le streghe. L’intervento della dolce e potentissima Dolores (Monica Bellucci), una strega buona che dedica la sua vita ai bambini, salva Paola da un rogo già acceso. Tra un magico apprendistato, inseguimenti, incredibili trasformazioni e molti, molti, guai, Paola scoprirà che il destino ha in serbo per lei qualcosa di davvero speciale”…Costumi di Mary Montalto.

…….. fate der bene che la vita é breve, c’é più gioia ner dà che ner riceve!….. (C.Durante)

Rigoletto di Giuseppe Verdi, regia di Franco Zeffirelli, per ricordare il decimo anniversario della Royal Opera House di Muscat, Sultanato dell’Oman

Donatello Urbani

La prima rappresentazione di Rigoletto , avvenne a Venezia al Teatro La Fenice l’11 marzo 1831, melodramma operistico del maestro Giuseppe Verdi tratta dal dramma di Victor Hugo “Le Roi S’amuse”.

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La scelta di mettere in scena il Rigoletto di Franco Zeffirelli in occasione del decimo anniversario  della Royal Opera House di Muscat, la città capitale del Sultanato dell’Oman, oltre al grande valore artistico, rappresenta anche uno strumento di attrazione e di sviluppo in ambito culturale e turistico internazionale. Inoltre riconosce sempre più al teatro omanita il primato di destinazione culturale d’eccellenza, oasi di cultura, pace e incontro in Medio Oriente. Questa nazione, infatti, ha perseguito da anni un’attenta politica di valorizzazione del territorio senza stravolgere le antiche tradizioni radicate nella popolazione attingendo, nel contempo, alle migliori e più interessanti manifestazioni culturali presenti nelle altre nazioni con il preciso intento sia di aprirsi alla cultura internazionale che promuovere verso il territorio nazionale un buon flusso turistico culturale.

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La Royal Opera House di Muscat, voluta dal Re Sultan Qaboos bin Said Al Said, è un fiore all’occhiello di questa politica ed in occasione del decimo anniversario della sua attività metterà in scena, il prossimo 20 gennaio 2022, la prima mondiale di Rigoletto di Giuseppe Verdi.

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Questa nuova messa in scena, si avvale della coproduzione con la Fondazione Arena di Verona e con il Lithuanian National Opera and Ballet Theatre con la collaborazione di Rai Cultura e Raicom. Da non dimenticare che tutto questo rappresenta il frutto di un pensiero portato avanti dal Maestro Franco Zeffirelli sin dall’inizio della storia della Royal Opera House Muscat, ovvero dalla inaugurazione del teatro con la Turandot del 2011, quando Sua Maestà Sultan Qaboos bin Said Al Said conferì al Maestro Zeffirelli “The Order of Oman, First Class”, la più alta onorificenza del Sultanato, quale riconoscimento del suo eccezionale contributo al lancio del nuovo teatro.

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Questa speciale occasione, presentata dal Maestro Umberto Fanni, (Direttore Generale e Artistico della Royal Opera House Muscat, vedrà̀ la straordinaria partecipazione di Leo Nucci, nel ruolo di Rigoletto. Tra gli interpreti principali Dimitry Korchak, Duca di Mantova, la giovane e talentuosa Giuliana Gianfaldoni, Gilda, Riccardo Zanellato, Sparafucile e Yulia Mazurova, Maddalena. L’opera sarà diretta dalla prestigiosa bacchetta di Jan Latham-Koenig con la partecipazione dell’Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona insieme a un gruppo di coristi della Royal Guard di Muscat, che integreranno l’organico degli artisti veronesi.

Giacomo Boni – L’Alba della modernità – Gli anni della scoperta del Foro Romano ricordati con una mostra fino al 30 aprile 2022.

Testo e  Foto Donatello Urbani

Per l’archeologo Giacomo Boni questa mostra che si svolge interamente all’interno del Foro Romano è un vero e proprio ritorno a casa. Nessuno più di lui ha avuto il merito della riscoperta e valorizzazione di questo sito archeologico che è divenuto uno dei più visitati al mondo con i circa diecimila visitatori al giorno in prevalenza stranieri. Padrini di questa rassegna sono stati il Ministro dei Beni Culturali  On.le Dario Franceschini, Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Statali e Alfonsina Russo, Direttore del Parco Archeologico del Colosseo.

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All’inaugurazione era presente anche l’Assessore Comunale ai Beni Culturali di Roma Capitale, Miguel Gotor, in omaggio ai grandi meriti che Boni ha avuto nell’affermazione di Roma quale capitale dell’allora giovane Regno d’Italia. Bopni arrivò a Roma dalla natia Venezia all’indomani dell’Unità d’Italia e dal 1898 fino al 1925 diresse le campagne di scavo che interessarono l’intera area del Foro Romano, rendendola fruibile non solo agli studiosi bensì all’intera popolazione. Di grande importanza furono le tecniche messe in campo quali la stratigrafia negli scavi e la fotografia aerea grazie ad una piccola mongolfiera che è possibile ammirare in originale fra i vari reperti esposti in mostra. La stessa Direttrice Alfonsina Russo definisce Boni: “…. un grande intellettuale del tempo, un antesignano, un personaggio a cui dobbiamo molto.”

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Merito indiscusso di Boni, fra i tanti riconosciutogli, fu quello non solo di avvalersi nel suo lavoro di quanto più di moderno e tecnologicamente avanzato veniva offerto in quegli anni, quanto di saperlo comunicare all’esterno avvalendosi tanto dei giornali quanto della stampa specialistica e creare intorno alle attività archeologiche messe in campo a  Roma, un interesse generale. Ai pellegrini che giungevano a Roma richiamati dalla fede religiosa e ai tanti turisti amanti dell’arte e del bello si aggiunsero quelli altrettanto numerosi che erano attratti dalla storia e dalle testimonianze archeologiche che giornalmente venivano alla luce. Tutto questo si può vedere, quasi toccare con mano, attraverso  fotografie e filmati dell’epoca realizzati dal neonato Istituto Luce, in un prezioso documentario fruibile all’interno del Museo Forense, riaperto per l’occasione dopo 40 anni di chiusura.

 

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Il percorso espositivo si articola in 4 sezioni. La prima di queste nel Tempio del Divo Romolo e nell’area circostante utilizzata nel periodo protostorico e monarchico quale necropoli. Questa fu l’area da dove Boni iniziò la sua campagna di scavi portando alla luce antiche tumulazioni risalenti ai Re di Roma. Molte di queste appartenevano a un ceto sociale elevato data la ricchezza dei corredi funerari rinvenuti. Interessanti quelle che custodivano le spoglie di bambini piccolissimi tumulati insieme a legni aromatici di bosso che, bruciati, davano un profumo di buono e di casa. All’interno del Tempio del Divo Romolo sono presenti le parti fisse della mongolfiera utilizzata da Boni alle quali fanno compagnia alcune opere d’arte di artisti del primo novecento quali Duilio Cambellotti, mentre la palla aerostatica è visibile all’esterno.

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La seconda sezione si trova nell’area di pertinenza della chiesa di Santa Maria Nova e relativo convento dei Padri Olivetani. Qui si trova il Museo Forense che espone, nelle stesse bacheche volute da Boni, i più importanti reperti rinvenuti nell’intera area. Fra questi meritano una particolare segnalazione alcune statue ed una vera di pozzo che permetteva di attingere l’acqua dalla Fonte Sacra di Giuturna voluta in età augustea dal magistrato Marcus Bartatius Pollio.

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La terza sezione, allestita nelle Uccelliere Fasrnese, ospita una ricostruzione dello studio di Boni e utilizzato anche per ricevere i personaggi in vista dell’epoca. Oltre il mobilio sono presenti in questo studio opere di artisti simbolisti del primo novecento, bellissima la tela di Giorgio De Chirico “Gli archeologi”.

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Una vera perla è lo spazio assegnato alla quarta sezione: “Santa Maria Antiqua” e relative pertinenze. Conosciuta come la “Cappella Sistina dell’antichità” per il prestigioso quanto bellissimo ciclo pittorico, è stata, nei secoli che videro la presenza bizantina in Italia, il punto di riferimento per i solenni riti religiosi. Fu riportata alla luce dallo stesso Boni abbattendo una chiesa seicentesca dedicata a Santa Maria Liberatrice che ne ostruiva l’accesso. Al suo interno oltre i bellissimi affreschi, presenti in originale, è possibile ammirare una ricostruzione multimediale dell’intero ciclo pittorico ed avere una panoramica di storia e cultura bizantina presente in Italia nei primi secoli del medioevo, testimoniati anche da vari reperti rinvenuti nel corso degli scavi.

 

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Come recita il titolo, “L’alba della modernità”, questa rassegna offre a molti visitatori l’opportunità di rivedere un preconcetto sull’archeologia: “scienza di cose vecchie, ma aperta anche al nuovo”.

 

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I lavori di scavo e restauro iniziati nel 2019 non si sono mai fermati durante la pandemia e sono tutt’ora in corso. Percorsi appositi sono previsti per disabili.

Accompagna la mostra un catalogo per le edizioni Electa pagine 215 costo €.34,00

Luci di Natale a Roma: Piazza San Lorenzo in Lucina

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Una tradizione portata avanti da Onorio Vitti, patron dello storico Bar Vitti 1898 che non rinuncia ad abbellire uno dei gioielli della sua città proprio nel cuore del tridente capitolino con eleganza e intelligenza.

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Sorsi e morsi nello splendido locale in Piazza San Lorenzo in Lucina.

L’albero è sinonimo di magia, vuole rappresentare la vita, la luce e la speranza per tempi migliori di quelli che stiamo vivendo. All’accensione dell’albero erano presenti varie autorità cittadine fra le quali, molto apprezzata dal numeroso pubblico, la Banda a Cavallo dell’Arma dei Carabinieri. Un simpatico brindisi  ed un bicchiere di vin brulè hanno concluso la serata.

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Carpe diem”, non perdete questo evento perché fa bene al cuore e ogni giorno è un n uovo giorno. Inoltre varie manifestazioni sono previste durante le prossime festività.

Per tutte le sue specialità consultare il sito www.vitti.it per conoscere meglio Vitti Il Gran Caffè – Roma