“Tempi d’acciaio. Dal potenziale al crossover” – Mostra personale di Fabrizio Spadini a Palazzo Merulana – Roma – fino al 5 marzo 2023

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

L’incontro tra l’arte e le persone genera il bene più prezioso: le emozioni. Le generazioni dagli anni 70/80 del secolo scorso, fino alle attuali generazioni Z, hanno vissuto la loro adolescenza prima e gioventù, dopo, con il mito dei robot dal cuore d’acciaio, sentinelle della pace, difensori del bene e combattenti del male messi in onda da varie reti televisive e continuate negli anni successivi in fortunate rassegne quali Lucca Comics e Romics. Chi non ricorda Mazinga oppure Jegg Robot d’Acciaio e le tartarughe Ningia? La loro fama grazie anche alle pubblicazioni “manga” si perpetua nell’infinito con un’impronta indelebile da sembrare quasi senza tempo.

dav

                                                                                 Fabrizio Spadini – “Palcoscenico” – 2019 – Olio su tela – cm.40X30

Anche Fabrizio Spadini, classe 1975, segue la regola generale e dopo una carriera come illustratore freelance per agenzie di pubblicità e case editrici, collaboratore come concept artist con aziende che operano nel settore dell’animazione e dei videogames, nel 2009 si trasferisce in Toscana con la famiglia dedicandosi alla pittura, i cui canoni aveva appreso nelle aule di istituti e accademie d’arte.

dav

                                                                               Fabrizio Spadini – “Di padre in figlio” – 2020 – Olio su tela – cm,.50X6

“Nel 2016 c’è stata la svolta con una performance al Lucca Comics — racconta l’artista – —. Ho lasciato via via la grafica digitale e a prendere cavalletto e colori, mettendo i robot in rivisitazioni di chiaro stampo ottocentesco. Non una mostra per nostalgici, ma una evocazione, un sogno di continui rimandi. Goldrake, Dart Fener, Jeeg Robot d’Acciaio, Mazinga rappresentano l’evoluzione che si umanizza”.

dav

                                                                      Fabrizio Spadini – “La strada di Tetzuya” – 2017 – Olio su tavole – cm.51X37

Significativa in proposito la presentazione rilasciata dalla curatrice Valeria Rufini Ferranti che parla delle icone pop nelle opere di Spadini come “[…] mute sentinelle poste a guardia di un ordine cosmico che è sempre sul punto di disfarsi. Ed è proprio sulla cresta sottile di questo imminente disfacimento che si regge l’armonia di ciascun’opera […]” ed ancora “[…] questa consapevole alterazione si nutre della tensione tra reale e immaginario […] attraversando serie di universi distopici con la medesima straniante naturalezza con cui le icone della cultura mediatica pop sono accostate ai pilastri della Storia dell’Arte: Spadini parte infatti dai Macchiaioli Toscani fino alle Avanguardie del ‘900 con Giacomo Balla, Mario Sironi e Giorgio De Chirico fra tutti, con una connessione emozionante e profonda con i grandi Maestri che costituiscono la collezione Cerasi in mostra permanente museale a Palazzo Merulana”.

dav

                                                                     Fabrizio Spadini – “Classe iA” – 2023 -. Tecnica mista su tela – cm.80X120

Una rassegna questa che spazia dall’arte post-bellica al contemporaneo attraverso un percorso artistico che collega fra loro tutte le varie opere esposte in un fantastico quanto immaginario fil rouge: i tempi d’acciaio.

Roma – Palazzo Merulana – Via Merulana, 121 – fino al 5 marzo 2023 dal mercoledi alla domenica dalle ore 12 alle 20- Maggiori informazioni e costi biglietto d’ingresso consultare il sito www.palazzomerulana.roma.it

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini – Roma. In mostra fino al 10 opere di: “Orazio Gentileschi e l’immagine di San Francesco. La nascita del caravaggismo a Roma”.

Testo e foto di Donatello Urbani

L’esposizione di questo inedito dipinto di Gentileschi si deve all’intuito e alla professionalità dei curatori di questa mostra Giuseppe Porzio, professore di storia dell’arte moderna presso l’Università di Napoli L’Orientale, e Yuri Primarosa, docente a contratto di storia dell’arte moderna presso la Sapienza Università di Roma. Infatti il dipinto in pessime condizioni di conservazione e di dubbia attribuzione, era pronto per lasciare il territorio nazionale e solo la perizia  dei due storici dell’arte ha fermato il trasferimento riconoscendolo come opera di Orazio Gentileschi e dopo scrupolosi e attenti lavori di restauro grazie al supporto della Galleria Benappi Fine Art, che ha provveduto anche al restauro della tela, eseguito da Stefano Scarpelli sotto la supervisione delle Gallerie Nazionali, è oggi ritornato nel patrimonio artistico/culturale nazionale e alla pubblica fruibilità.

dig

 

Nel corso della c0nferenza stampa di presentazione dell’opera: “San Francesco in estasi”, è emerso che questa costituisce, con ogni evidenza, una rara e rilevante testimonianza del momento in cui Orazio Gentileschi si avvicinò alle novità poetiche e stilistiche elaborate da Michelangelo Merisi da Caravaggio. Fu infatti eseguito dal naturale e con il modello in posa: un metodo di lavoro che Orazio doveva aver appreso già attorno al 1599-1600 direttamente da Caravaggio. Con ogni probabilità il quadro fu dipinto negli stessi anni del celebre processo che Giovanni Baglione aveva intentato contro Caravaggio, Onorio Longhi, Filippo Trisegni e lo stesso Gentileschi; nel corso del processo, e per la precisione nel settembre del 1603, Gentileschi aveva dichiarato di aver prestato a Caravaggio «una veste da cappuccino» e un «par d’ale». Si tratta plausibilmente dello stesso saio, contraddistinto da un peculiare copricapo a punta, che Orazio ritrasse nell’opera qui presentata.

dav                                                                 Orazi0 Gentileschi: “San Francesco confortato da un angelo”  – 1610/1612 – Olio su tela 

L’inedito dipinto di Gentileschi è messo a confronto con tre importanti opere conservate a Palazzo Barberini e con un quadro proveniente dal museo del Prado: il San Francesco in meditazione attribuito a Caravaggio, il San Francesco sorretto da un angelo dello stesso Gentileschi, il San Francesco in preghiera del Cigoli e il San Francesco sorretto da un angelo di Madrid, altro capolavoro della fase giovanile di Gentileschi.

dav

                                                                        Caravaggio – Attribuzione: “San Francesco in meditazione” – 1606 – Olio su tela

L’inedito San Francesco, fortemente sperimentale nella resa di un naturalismo vivido ed espressivo, sarà inoltre presentato accanto ad alcuni oggetti di grande forza evocativa, come gli atti del processo del 1603 aperti sulla pagina della citata deposizione di Caravaggio, un saio cappuccino coevo e una fotografia di Massimo Listri della cripta dei frati cappuccini di via Veneto a Roma, realizzata per l’occasione.
Nella nuova interpretazione dell’immagine di san Francesco fu infatti fondamentale per gli artisti caravaggeschi la familiarità con alcune pratiche di preghiera molto diffuse al tempo, come le veglie compiute dai cappuccini davanti alle spoglie dei loro confratelli: vivida testimonianza dell’austerità di una regola consacrata all’elevazione dell’anima e al rifiuto delle vanità, celebrata magistralmente da Caravaggio e Gentileschi.
Accompagna la mostra il catalogo edito da Officina Libraria che contiene saggi dei curatori e testi di Keith Christiansen (già direttore del Department of European Paintings al Metropolitan Museum of Art di New York), Alessandro Zuccari e Massimo Moretti (professori di Storia dell’arte moderna, Sapienza Università di Roma), Ilaria Sgarbozza (Soprintendenza Speciale di Roma) e Claudio Sagliocco (dottorando in Storia dell’arte, Sapienza Università di Roma).

Gallerie Nazionali di Arte Antica di Romsa – Palazzo Barberini – Via Delle Quattro Fontane 13 – 00184 – Roma dal 26/01/2023 – al 10/04/2023. Informazioni su orari e costi del biglietto di ingresso e modalità di utilizzo consultare  il sito www.barberinicorsini.org o e.mail: gan-aar.comunicazione@cultura.org.it

Roma – “Eternal struggle of my desire“- Museo Nazionale Romano fino all’11 dicembre 2022.

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Nuove luci su antiche pietre nella Crypta Balbi con la mostra “Eternal struggle of my desire“  (L’eterna lotta del mio desiderio).

dig

La toponomastica è uno strumento cartografico un pittogramma che aiuta la conoscenza dei luoghi nel loro contesto storico/culturale.

mde

I nomi delle strade ci guidano in un luogo ben definito “Via delle Botteghe Oscure”. In questo contesto già nel periodo medievale si formano botteghe artigiane sopra le rovine romane delle Cripta Balbi costituite da artigiani che realizzano funi dando nome di nuovo alla toponomastica “Via dei Funari”. In uno dei luoghi più magici e sconosciuti della città negli antichi laboratori è stata allestita questa mostra che vuole stabilire un legame tra l’antico e il presente in una contaminazione tra arte contemporanea e archeologia. La rassegna presenta, nelle aree archeologiche sotterranee della Crypta Balbi, una serie di arazzi messi in relazione con uno stretto, inedito dialogo con la storia del luogo e la sua particolare morfologia architettonica. L’allestimento e il percorso di visita previsto consentono di percepire l’articolazione degli antichi edifici e le vie di comunicazione originarie. Come scrivono i curatori: “All’interno degli ambienti sotterranei del Museo sono disposte, nascoste e inserite ulteriori opere di diverse dimensioni con contenuti testuali che, come entità autonome, si rivolgono direttamente all’osservatore. Il racconto si sviluppa proprio a partire dai sotterranei dové si trovano i resti del portico del Teatro costruito da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C. e della Porticus Minucia Frumentaria, proseguendo lungo i diversi piani attraverso i complessi fortificati e le abitazioni altomedievali e medievali dei mercanti, fino a giungere all’età moderna, con il dormitorio seicentesco del monastero di Santa Caterina, in cui sono state ricavate le sale museali. Le opere e gli oggetti esposti nelle sale – provenienti anche da altri siti della città di Roma – restituiscono l’immagine della città dall’età romana al XX secolo”.

burst

Il suggestivo titolo della rassegna ci mette in stretta relazione con il concetto di amore negato, condizione propria delle ragazze, figlie di prostitute o di famiglie in condizioni di estrema miseria, rinchiuse in questi sotterranei dalla Confraternita delle vergini miserabili di Santa Caterina dei Funari, fondata nel 1543 dai Gesuiti di Sant’Ignazio di Loyola, alle quali venivano insegnate alcune attività manuali tra le quali il ricamo e il cucito, per trasformarle in “donne oneste e timorate di Dio”.

mde

Una mostra da non perdere sia per i romani che per tutti i turisti che vengono a Roma.

Museo Nazionale Romano Crypta Balbi – via delle Botteghe Oscure 31, 00186 Roma. Il Museo Nazionale Romano è aperto dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 18.00. Le biglietterie chiudono alle 17.00.  Per le modalità di visita e acquisto biglietti tutte le informazioni sul sito: www.museonazionaleromano.beniculturali.it e.mail: mn-rm@cultura.gov.it

 

Vicino/lontano – Viaggio alla scoperta del Patrimonio Culturale e Naturale dell’Immigrazione in Italia- Roma Palazzo delle Esposizioni fino al 27 novembre 2022- Ingresso gratuito da Via Milano, 13

Mariagrazia Fiorentino – Foto cu0rtesy Ufficio Stampa Palazzo delle Esposizioni

Questi artisti attraverso la pluralità dei loro sguardi hanno avuto la capacità di fotografare liberamente temi e sensibilità della nostra epoca, con la solo forza delle idee e della passione portando uno sguardo costruttivo nel mondo in cui viviamo.

L’arte da sempre esplora il tema dell’esilio quanto esso impatti profondamente l’animo di chi lo subisce, l’arte ha il potere di creare un dialogo universale. Il crescente interesse e la curiosità di conoscere questi paesi così lontani ma così vicini che sanno unire la tradizione con il moderno.

StreamImmagineOriginale (1)

Ryan Ahmed – Festival tradizionale Rakher upobas – Bangladesh

In occasione del Cinquantesimo Anniversario della Convenzione UNESCO sulla Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale sono stati esposte in cinque diverse sedi oltre 400 foto realizzate da fotografi provenienti dai Paesi con il maggior flusso migratorio verso l’Italia. Gli autori hanno voluto raccontare attraverso le immagini, il patrimonio culturale e naturale dei loro paesi di origine, costruendo un dialogo con le fotografie istituzionali dei siti del Patrimonio Mondiale e del Patrimonio Culturale, Immateriale dell’UNESCO. Iniziative sono proposte a partire dal 3 novembre fino al 18 novembre presso varie biblioteche romane.

Per maggiori dettagli www.bibliotechediroma.it – info www.palazzoesposizioni.it

 

La Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita fino al 16 aprile 2023 Pasolini Pittore

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Vorrei esprimermi con gli esempi, gettare il mio corpo nella lotta ….. in quanto poeta sarò poeta di cose”. – Pier Paolo Pasolini “Poeta delle ceneri” – 1966.

Questa rassegna, voluta nel centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (1922/1975), come scrivono i curatori: “intende riportare l’attenzione su un aspetto artistico rilevante, spesso trascurato dalla critica, nel contesto creativo complessivo dello scrittore e regista, a oltre quaranta anni dall’ultima antologica completa su Pasolini pittore, del 1978, tenutasi a Palazzo Braschi”.  Una mostra di pregio e personalità che chiude una serie di eventi.

dav

                                                                             Pier Paolo Pasolini – “Autoritratto con fiore in bocca” – Faesite – 1947

Il percorso espositivo, suddiviso in cinque sezioni, presenta circa 150 opere in parte realizzate da Pasolini nell’arco della sua vita alle quali si aggiungono quelle di artisti protagonisti dell’arte italiana del ‘900 con i quali l’artista/regista/scrittore ebbe modo di confrontarsi e spesso ispirarsi. Nella prima sezione troviamo opere che furono realizzate agli inizi pittorici e che vanno di pari passo con le prime prove poetiche in friulano. Ritratti e raffigurazioni di corpi, maschili e femminili, che ricreano una sorta di mappatura visiva della famiglia e delle amicizie di Pasolini. Presenti anche nature morte e paesaggi rurali friulani dal sapore fortemente intimista che nel contempo documentano l’eccezionale abilità artistica e pittorica messa in atto da parte del giovane Pasolini. Le successive sezioni ci presentano una serie di ritratti di amici e familiari partendo dal cugino Nico Naldini, alla madre Susanna, la cugina Franca, insieme a quelli protagonisti del mondo artistico di Pasolini: Giovanna Bemporad, Federico De Rocco, Giuseppe Zigaina, oltre a quelli del mondo cinematografico romano – Laura Betti, Ninetto Davoli.

dav

                                                Pier Paolo Pasolini – “Laura Betti e Ninetto Davoli, nei panni di Desdemona e Otello” – 1967

Suggestiva anche la sezione che interessa i ritratti di tre protagonisti del mondo culturale e artistico di Pasolini: Ezra Pound, Roberto Longhi e Maria Callas, che, come scrivono i curatori: “danno vita a una “mostra nella mostra”, grazie ad un’attenta ricostruzione delle fasi di realizzazione e delle potenzialità d’investimento creativo e tecnico di Pasolini”.

dav

                                                           Pier Paolo Pasolini – “Ritratto di Maria Callas” – Tacnica mista su carta – 1969

Focus speciali sono riservati al rapporto artistico e di amicizia fra Pasolini e Fabio Mauri, con una serie di disegni bolognesi degli anni Quaranta-Cinquanta, nonché alle opere provenienti dalla Collezione di famiglia, preziose testimoni, con le parole dei curatori, di come: “certe passioni artistiche e stilistiche abbiano attraversato la vita e la pittura di Pasolini, così come i suoi scritti d’arte e le stanze delle sue diverse case romane, con opere di Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Carlo Levi, Alberto Savinio, Andy Warhol, ecc.”

dav

                                                                       Renato Guttuso – “Case” – Tempera e pastello su carta – Senza data

A chiusura della mostra un minimo omaggio al “volto” di Pasolini, tramite una serie di ritratti storici realizzati, con vari stili e in tempi diversi, da Ennio Calabria, Renato Guttuso, Carlo Levi, Milo Manara, Mario Schifano e altri.

sdr

                                                                    Mario Schifano – “Pier Paolo Pasolini” – Tecnica mista su carta – 1985

Il catalogo è edito da Silvana Editoriale, pagine 368 costo in mostra €.29,00. Grazie alla collaborazione del Partner Tecnologico la mostra sarà visitabile dall’8 dicembre 2022 nel Metaverso di LIEU.city.

Roma – Galleria d’Arte Moderna, Via Francesco Crispi, 24 – fino al 16 aprile 2023 con orario dal martedì alla domenica ore 10.00-18.30. Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Giorni di chiusura: lunedì, 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre. Biglietti d’ingresso: Intero € 7,50; Ridotto € 6,50. Per i residenti in Roma Capitale e nell’area metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): intero € 6,50 ridotto € 5,50. Il museo è gratuito con la MIC card. Info mostra Tel. 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 www.galleriaartemodernaroma.it www.museiincomune.it; www.zetema.it

Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing Life – In mostra a Palazzo Altemps testimonianze artistiche che animarono i principi vittoriani nell’Inghilterra dei primi decenni del ventesimo secolo.

Namibia – Arte di una giovane generazione in mostra all’Art Forum Würth di Capena fino al 14 ottobre 2023

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

Territorio e deserto Namib, protagonisti di questa rassegna allestita nello spazio espositivo del Centro Logistico Würth di Capena, a breve distanza dalla stazione di Fiano (Roma Nord) della A1. Oltre ad aver ispirato la denominazione della nazione “Namibia” entrambi sono importanti punti di riferimento della vita nazionale. Non sorprende quindi che un buon numero delle 85 opere d’arte presenti nel percorso espositivo s’ispiri proprio  sia alle peculiari caratteristiche del deserto  e dal colore rosso che assume la sabbia nelle prime ore del mattino, che alle varietà faunistiche e floreali, inclusa una pianta fossile vivente: “Welwitscha mirabilis”, scoperta nel 1859 dal medico/botanico austriaco Friedrich Welwitsch.

dav

Gli autori delle opere selezionate per l’esposizione – 33 in totale – vivono e lavorano in Namibia, e come recita il titolo, ”Arte di una giovane generazione” sono tutti, come scrivono i curatori: “nati poco prima dell’indipendenza e condividono una affiliazione storica, sociale e politica”. Taluni già attivi prima del 1990, anno dell’indipendenza, hanno vissuto e operato sotto l’occupazione sudafricana e subito l’apartheid. Grazie alla libertà conseguita, dopo un’aspra e dura lotta di liberazione, sono oggi liberi di esprimersi senza limitazioni in tutti i linguaggi artistici, taluni del tutto originali, esplorare i profondi cambiamenti in atto ed esprimersi in nuove tematiche e modalità espressive e tecniche: disegno, pittura, fotografia – ma anche forme espressive più tradizionali come il “quilting”, l’arte della trapunta,- il riciclo, l’incisione su linoleum e su cartone, oltre  a sculture in pietra, ferro, legno e cera.

dav

                                                             Ismael Shivute: “Fino alla prossima generazione” – 2015 – Tecnica mista su legno.

Sempre i curatori scrivono in proposito: “….la nuova generazione riunisce quindi tutti gli artisti contemporanei, giovani e meno giovani, che assieme contribuiscono ad instaurare un nuovo status quo, ricorrendo alle tematiche dell’identità culturale e personale, ma anche della coscienza sociale. A metà strada tra la tradizione e l’esplorazione contemporanea, in mostra dialogano modalità espressive di artisti di età diverse che si confrontano su grandi temi come il paesaggio namibiano (Barbara Böhlke, Paul Kiddo, Nicky Marais), la spiritualità (Lukas Amakali, Papa Ndasuunje Shikongeni), la vita rurale (Salinde Willem, Frans Nambinga) e le questioni di attualità politica e sociale (Fillipus Sheehama, Alpheus Mvula).

dav

                    Gruppo di sculture realizzate da autori vari con l’utilizzo di materiali locali: dalla arenaria rossa, alla pietra e al marmo:

Sebbene numerosi artisti si soffermino sul passato (Margaret Courtney-Clarke, Peter Mwahalukange, Elia Shiwoohamba) e si prefiggano di mostrare le ultime vestigia di un’identità minacciata, l’indipendenza del Paese ha anche visto l’emergere di nuove problematiche come il consumo eccessivo (Fillipus Sheehama, Ismael Shivute), la disuguaglianza sociale (Petrus Amuthenu, Ilovu Homateni) e il problema della comunicazione (Urte R. Remmert). Combattuti tra il ricordo del loro patrimonio culturale e la realtà sociale, politica ed economica odierna, gli artisti namibiani contemporanei restituiscono una visione eterogenea del loro paese”.

dav

                                                                          Saara Nekomba: “Prova a metterti nei miei guanti” – Tecnica mista

Una rassegna quanto mai interessante che presenta una varietà di tecniche che attraversano le generazioni e riflettono la ricca e prolifica scena artistica della Namibia di oggi.

dav

Urte R. Remmert: “Parla con me per trovare una nuova lingua namibiana” – 2015 – Collage su carta. (in Namibia sono presenti 33 gruppi etnici che parlano 16 diversi idiomi):

La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Swiridoff, pagine 239 costo €.35,00 in mostra, con la prefazione di C. Sylvia Weber, direttrice della Collezione Würth, un saggio di Hercules Viljoen, ex direttore della Galleria Nazionale d’Arte della Namibia e di Ulrich Sacker, ex-direttore del Goethe Institut a Windhoek, Namibia.

Art Forum Würth Capena – Viale della Buona Fortuna, n.2 – Ingresso gratuito solo su prenotazione per e-mail: art.forum@wuerth.it – oppure telefono: 06/90103800. Orario di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì: 10.00 – 17.00. Da tenere presente l’apertura straordinaria ogni primo venerdì del mese (festivi esclusi) dalle ore 10.00 alle ore 20.00 e sabato e domenica aperto per eventi e laboratori creativi. Festivi chiuso

Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose – Macerata ricorda con una mostra diffusa sul territorio marchigiano un grande della pittura italiana.

Redazione

L’Accademia romana di San Luca ha ospitato, lo scorso 4 ottobre, la presentazione di una mostra su Carlo Crivelli, pittore di origine veneziana che operò quasi esclusivamente nel territorio marchigiano. La presenza di opere conservate e custodite sia in istituzioni culturali quali Palazzo Buonaccorsi in Macerata, città capofila di questa iniziativa, che religiose, quali nel Duomo di Ascoli Piceno il bellissimo polittico, è alla base di questa iniziativa. La presentazione è avvenuta con la partecipazione delle massime autorità cittadine maceratesi, dal Sindaco, Presidente anche della Provincia, al Rettore dell’Università e delle restauratrici.  Oltre la mostra, la presentazione ha interessato anche il più vasto progetto rivolto alla scoperta delle meraviglie della pittura di Carlo Crivelli (Venezia, 1430-1435 c. – Ascoli Piceno?, 1495) nel suo contesto di origine. Un percorso che parte da Palazzo Buonaccorsi di Macerata e prosegue in otto comuni delle Marche custodi di opere dell’artista o a esso collegate.

Scrivono in proposito i responsabili: “La mostra raccoglie sette dipinti, selezionati sulla base delle più aggiornate indagini scientifiche per mostrare le relazioni “meravigliose” tra opere, maestri coevi, musei e visitatori di oggi. Accanto alla Madonna con il Bambino di Macerata sono esposte opere di Carlo Crivelli provenienti dalla Pinacoteca Parrocchiale di Corridonia, dall’Accademia Carrara di Bergamo, dai Musei Vaticani, dal Poldi Pezzoli di Milano, dal Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma e un’opera inedita del fratello Vittore”.

Significativa dell’eccellente ospitalità tutt’ora presente nel territorio marchigiano, è la scelta effettuata, già oltre 500 anni fa, da Carlo Crivelli in fuga da Venezia perché condannato per concubinaggio con la moglie di un marinaio, di eleggere le Marche a nuova residenza, territorio oltretutto sensibile all’arte e alla sua protezione. Questo messaggio nel corso degli anni non è venuto mai meno ed è la miglior credenziale per gli odierni turisti interessati a buoni servizi e valide motivazioni ed esperienze culturali.

Macerata – Palazzo Buonaccorsi – mostra “Carlo Crivelli. Le relazioni meravigliose” fino al 12 febbraio 2023. Maggiori notizie sul sito www.musei.macerata.it

CURSUS HONORUM IL GOVERNO DI ROMA PRIMA DI CESARE – Dal 24 marzo al 2 ottobre 2022 ai Musei Capitolini – Roma

Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello Urbani

La mostra ideata e curata da Claudio Parisi Presicce e Isabella Damiani è incentrata sulle cariche pubbliche dei magistrati di età repubblicana il Cursus Honorum, aspetto fondamentale della vita politica di Roma antica con  l’intenzione di valorizzare i pezzi delle Collezioni Capitoline non visibili abitualmente. La mostra occupa quattro sale del piano terra del Palazzo dei Conservatori e copre un arco di tempo di quasi cinque secoli.

dav

Presso gli antenati negli atri….. le maschere di cera erano conservate in apposite edicole lignee.

“Protagonisti di questo racconto sono cinque personaggi anonimi raffigurati da altrettante statue che fungono da narratori di eccezione: quattro sono figure maschili a cui si aggiunge una voce diversa, una figura femminile, che rappresenta una realtà altrimenti assente in una società inevitabilmente dominata dagli uomini. Il loro compito è avvicinare il pubblico a monumenti di valore storico e simbolico che celebrano memorabili imprese belliche, insieme ad altri che ci illustrano ruoli legati all’amministrazione della città e alla costruzione del prestigio sociale degli individui e delle loro famiglie”….

dav

Un monumento non è solo un sepolcro ma qualsiasi cosa serbi memoria….. (Plinius – Nat.-Hist XXXV.6)

 L’esposizione si colloca come ideale trait-d’union tra la videoinstallazione, l’Eredità di Cesare e la conquista del tempo, visibile nella Sala della Lupa e dei Fasti Antichi del Palazzo dei Conservatori e l’esposizione “Roma della Repubblica”. Il racconto dell’Archeologia di prossima realizzazione ai Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli.

dav

Inoltre nelle Sale è presente una scheda esplicativa in lingua inglese a disposizione del pubblico.

 Per saperne di più – Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) www.museiincomune.it

 

 

 

Roma – Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – “ La commedia umana”. La monumentale opera di Ai Weiwei dal 25 marzo al 3 aprile 2022. Un manifesto per la vita e la morte.

Mariagrazia Fiorentino

In ogni tempo e luogo l’uomo si è domandato in modo più o meno lucido e appassionato: “ Chi sono? Perché vivo? Che senso ha la mia esistenza e quella dell’umanità? Perché il dolore? Da dove vengo e cosa c’è dopo questa vita?”, ma nessuna scienza ha saputo e potuto dare una risposta soddisfacente.

Ai Weiwei nella sua opera, tenta di parlare della morte per celebrare la vita.

“L’artista, poliedrico autore concettuale cinese, definisce la sua monumentale scultura un enorme lampadario costituito da oltre duemila pezzi di vetro nero soffiato e fuso dai maestri vetrai di Berengo Studio. L’opera realizzata in tre anni attraverso tecniche tradizionali e di avanguardia si distingue per le sue colossali dimensioni, oltre 6 metri di larghezza per circa 9 di altezza e 4 tonnellate di peso, che ne fanno una delle più grandi opere in vetro di Murano”.

03_Weiwei_6490_photo credit Edward Smith

“Un lavoro iniziato prima della pandemia, ma che assume un nuovo significato diventando una metafora della pandemia stessa.”

“L’arte ha sempre influenzato la vita di Ai Weiwei nelle forme più disparate, tanto da firmare la regia della “Turandot” di G. Puccini, in scena al Teatro dell’Opera di Roma dal 25 marzo 2022 in concomitanza con l’evento espositivo. Questa opera inoltre segna l’inizio di una collaborazione tra il Teatro dell’Opera ed il Museo Nazionale Romano”.

Per saperne di più su orari e costi del biglietto d’ingresso consultare il sito del Museo Nazionale Romana – Terme di Diocleziano