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L’Eroe – Film di Cristiano Anania in programmazione dal 21 marzo

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Può un semplice reporter, neppure dotato di grandi qualità giornalistiche, impegnato in una piccola redazione di provincia, divenire di punto in bianco un eroe nazionale? Le probabilità sono identiche a quelle della vincita del primo premio nella Lotteria Nazionale con l’acquisto di un solo biglietto. Tuttavia l’impresa riesce a Giorgio, magistralmente interpretato da Salvatore Esposito, ex Genny Savastano in Gomorra, grazie ad un sequestro del giovanissimo rampollo maschio della famiglia più in vista della cittadina. Il sequestro di persona, per qualsiasi scopo perpetrato, è un’azione fra le più ignobili e lo è ancor di più quando vede vittima un ragazzo. Reato che pur scuotendo profondamente l’opinione pubblica nazionale, catapulta, quasi come un gioco perverso, una redazione di provincia, impegnata fino a ieri nella cronaca di piccoli furti in abitazioni, maltrattamenti fra i coniugi, beghe politiche locali quant’altro, fra le grandi media informing nazionali.

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                                        I due interpreti principali: Marta Gastini – Marta – e Salvatore Esposito – Giorgio -.

Tutto questo può anche rappresentare una vera grande occasione per un giornalista che da tempo attende un rilancio per la sua carriera e la sua professione miseramente bistratta dai superiori, proprio come è successo al nostro Eroe. Il film, però, è un “noir” a tutto tondo, con tanto di colpevoli, veri presunti, così come per gli innocenti ingiustamente accusati, colpi di scena e finale a sorpresa che non viene svelata fino all’ultima scena.

 

Roma – Ministero dei Beni e le Attività Culturali – Firma del protocollo per la restituite al Messico 594 tavolette votive trafugate dai luoghi di culto.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Gli ambienti monumentali della “Crociera” del Collegio Romano, sono stati la cornice ideale per esporre i 594 dipinti ex voto, illecitamente sottratti al patrimonio culturale messicano ed esportati illegalmente in Italia.

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Con una cerimonia ufficiale il 6 u.s. è stato firmato il protocollo di restituzione alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturale Alberto Bonisoli e della Segretario della Cultura Dottoressa Alejandra Frausto Guerrero degli Stati Uniti Messicani.

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Nelle raffigurazioni pittoriche la Madonna viene rappresentata in mille modi diversi, perché di lei non possediamo alcun ritratto iconografico sicuro.

20190306_120537                                                                    Nostra Signora di Guadalupe Patrona del Messico

Eppure a un certo momento, questa mancanza venne sentita e la pietà popolare pur di avere l’effige “vera” di Maria immagini ideali: ma non per questo meno care al nostro cuore, care anche se non siano uscite da pennelli celebri, perché non è il valore artistico a determinare la venerazione verso un’immagine mariana, bensì la copia delle grazie che la fede impreta dall’onnipotenza divina e come ci sono quadri famosi, che noi ammiriamo nelle sale di un museo senza che essi ci suggeriscano un solo palpito di devozione, esistono invece a centinaia, nei santuari di tutto il mondo cattolico, immagini senza alcuna pretesa artistica attorno alle quali è un plebiscito di fede e di gratitudine che si rinnova di secolo in secolo.

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Le opere restituite per l’occasione, furono asportate tra il 1960 ed il 1970 da vari luoghi di culto del Messico.Individuate grazie all’archivio della Banca Dati del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza, furono da questi sequestrate nel giugno del 2016, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Erano tutte esposte in due musei, uno lombardo e l’altro piemontese, ove erano giunte a seguito di una donazione da parte di un noto collezionista milanese, nel frattempo deceduto.

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“Grazie all’esperienza dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale”, come ha rilevato il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, “supportati dagli esperti del Ministero per i beni e le attività culturali, è stato possibile, sulla base dell’analisi iconografica e delle iscrizioni presenti, ricondurre i dipinti al Messico. I successivi accertamenti, esperiti sul canale diplomatico, hanno permesso di acquisire, dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Segretariato della Cultura messicana di Città del Messico, la conferma dell’appartenenza degli ex voto al patrimonio culturale del Paese centroamericano.

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La cerimonia odierna, che segue quelle avvenute nel 2014 e nel 2016 in cui sono stati restituiti agli Stati Uniti Messicani molti altri reperti archeologici provenienti da scavi illegali, testimonia la proficua e consolidata collaborazione tra l’Italia e il Messico nella lotta al traffico illecito di beni culturali, ulteriormente qualificata dall’istituzione, nel marzo 2018, della “Unidad de Tutela del Patrimonio Cultural” della Divisione di Gendarmeria della Policía Federal de México. Il reparto, che è nato sul modello dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, anche a seguito della sensibilizzazione prodotta, in ambito internazionale, dall’iniziativa italiana della Task Force “Unite4Heritage”, si occuperà di tutelare il ricchissimo patrimonio culturale di quel Paese”.

Hermès dietro le quinte- Gli spazi del Museo dell’Ara Pacis ospitano un incontro con gli artigiani di Hermès

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Non solo bellezza, raffinatezza, eleganza, caratteristiche che tutti riconoscono ai prodotti con marchio Hermès; dal 9 marzo molti romani potranno affermare che a queste si aggiungano una grande manualità artigianale nella realizzazioni di tutto quanto è presente nel mercato della “fashion” con questo marchio.

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L’incontro, è stato affermato nel corso della sua presentazione alla stampa, è un “Festival itinerante dei savoir-faire creato nel 2011”, già presentato in 35 paesi prima di fermarsi a Roma. In questa occasione, gli artigiani di dieci mestieri della “maison” parigina incontrano il pubblico per mostrare e condividere la loro maestria, il loro sapere, la loro esperienza e la loro passione per il lavoro che eseguono.

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In uno spazio di circa 1.000 m2, è stato allestito un percorso di dieci moduli in cui è possibile scoprire il talento delle mani sapienti di altrettanti abili artigiani che trasformano la materia creando borse, selle, carré, cravatte, gioielli, orologi, guanti, foulard e porcellana.

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Dalla nascita di Hermès, avvenuta nel 1837, sei generazioni di artigiani intraprendenti e appassionati  si sono alternati, fino ad oggi, nei ruoli dirigenziale della “maison” e hanno contribuito alla diffusione dei suoi valori: un savoir-faire frutto del culto per i materiali migliori lavorati con eccellenza e amore per gli oggetti belli creati per durare nel tempo nello spirito d’innovazione. Alla fine del 2018, Hermès conta 13.764 dipendenti dei quali più di 4.500 sono artigiani.

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In un contesto come questo non poteva mancare la raffinatezza dell’alta qualità della cucina italiana affidata al servizio catering dell’Enoteca La Torre di Roma.

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Roma – Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta fino al 16 marzo 2019 con ingresso libero ed orario dalle 12.00 alle 20.00

Vincenzo Scolamiero al Museo Bilotti con la mostra “Della declinante ombra”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Sia il titolo di questa rassegna “Della declinante Ombra” che le opere esposte che presentano tutte una predominanza di un colore sugli altri, quasi una monocromia, hanno un chiaro riferimento allo spazio espositivo – location – del Parco di Villa Borghese e alla netta dominanza del colore verde all’esterno del museo.

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E’ lo stesso artista Vincenzo Scolamiero che confessa un’attrazione inspiegabile verso la monocromia anche quando si è trattato di collaborare alla realizzazione di un libro-opera, in sette esemplari numerati e firmati dagli autori, dove le sue opere pittoriche, realizzate con inchiostri di china e pigmenti, hanno costituito un tutt’uno con le note musicali autografe di Silvia Colasanti, tratte dalla partitura per il Quartetto d’Archi “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio” edito dalla Casa Ricordi nel 2017. La visione delle opere pittoriche, con sovraesposte le note musicali, è accompagnata dall’esecuzione delle stesse da parte di un quartetto di archi.

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Un’emozione in più che esalta lo stretto connubio esistente fra le due arti: musica e pittura, certamente le più nobili oggi disponibili per l’essere umano. Un perfetto sincretismo che offre una visione, con sottofondo musicale, attraverso lo svolgersi di fotogrammi come in un film pittorico il cui tema è un invito a riflettere sulla continuità che lega gli esseri umani in un andamento circolare fatto di connessioni misteriose, sulla fragilità ma anche sulla gioia dell’assoluto.

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Lungo il percorso espositivo, che inizia al piano terra, è possibile prendere visione di tutto il percorso artistico compiuto negli anni da Vincenzo Scolamiero e che trova nelle parole del curatore, Gabriele Simongini, riportate nel bellissimo catalogo edito da De Luca Editore d’Arte, pagine 70 prezzo di copertina €.25,00 una perfetta descrizione: “La pittura di Scolamiero è evocativa, raffinata, sintetica ed è sempre attraversata da un vento malinconicamente inquieto che è prima di tutto soffio e respiro interiore. Una natura poetica suggerita attraverso piccoli antieroici gesti e reperti in un microcosmo fatto di cose minute, ramoscelli, foglie secche, ciuffi d’erba, ciottoli, giunchi, nidi, i cui equivalenti reali il visitatore attento e paziente potrà trovare nella Villa Borghese, prima e dopo aver visitato la mostra.”

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Roma – Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese – Viale Fiorello La Guardia, n.6 – fino al 9 giugno 2019. Ingresso GRATUITO ed orario dal martedi al venerdi 10.00/16,00 – sabato e domenica 10,00/19,00, consentito fino a mezz’ora prima degli orari di chiusura. Info tel 060608 siti weg www.museocarlobilotti.itwww.museiincomune.it

Il gruppo scultoreo di Eurisace ed Atistia, dopo il restauro, fa il suo ingresso nell’esposizione archeologica permanente della Centrale Montemartini a Roma.

Testo e foto di Donatello Urbani

Arrivando alla stazione ferroviaria Termini, il primo monumento di grande effetto scenico che riusciamo ad intravedere dal finestrino di sinistra, grazie alla velocità ridotta del treno prima di arrestarsi, è la spettacolare Porta Maggiore con a fianco, quasi a ridosso, i resti del monumento funerario di Marco Virgilio Eurisace, panettiere ed appaltatore dello stato, e della moglie Atistia.

20190228_112402 Prime documentazioni illustrate e  fotogradiche. L’ultima immagine sulla destra in basso é opera dell’archeologo Luigi Canina 

Sconosciuti entrambi dalle fonti storiche, sono balzati alla notorietà grazie al monumento che ha accolto le loro spoglie mortali e che fecero edificare negli anni 40/30 a.C. in un’area posta fuori della cinta muraria serviana che allora, primi anni del principato di Ottaviano Augusto, separava l’area urbana, con abitazioni civili, da quella periferica adibita ad altri scopi ,principalmente agricolo. Il sepolcro, come affermato in conferenza stampa, fu risparmiato dalla realizzazione delle arcate monumentali dell’acquedotto Claudio, nella metà del sec. I d.C., ma fu coinvolto nella costruzione delle Mura Aureliane nel III secolo d.C. e definitivamente inglobato, due secoli più tardi, nel bastione costruito dall’imperatore Onorio per potenziare la cinta muraria presso la Porta Labicana/Prenestina, oggi Porta Maggiore. Molti secoli dopo, nel 1838, le strutture attribuibili al rifacimento di Onorio, furono demolite per volontà di Papa Gregorio XVI e, nel corso dei lavori, venne portato completamente alla luce il sepolcro di Eurisace che, in quella occasione, fu disegnato dall’archeologo Luigi Canina al quale si deve anche una delle più complete documentazioni.

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La decorazione scultorea posta nella parte alta del monumento, attico, fa precisi riferimenti alla professione di fornaio del committente attraverso illustrazioni che indicano le diverse fasi della panificazione, mentre l’iscrizione su lastra marmorea, ripetuta sui tre lati superstiti, posta nella fascia divisoria fra i due corpi, superiore ed inferiore, indica il proprietario del monumento insieme a parole di lode per la moglie, Atistia, sepolta all’interno in un “panario”, urna a forma di cesta simile a quelle utilizzate per contenere il pane. Il gruppo scultoreo, debitamente restaurato e che oggi possiamo ammirare nella Sala delle Colonne del museo archeologico romano della Centrale Montemartini, si trovava originariamente sulla facciata orientale del sepolcro e ci mostra i due coniugi in posizione frontale con la testa rivolta l’uno verso l’altra, come per evidenziare il legame che li univa.

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Purtroppo la testa della donna fu rubata nel 1934 e in occasione del restauro è stato posto, in sua vece, un volto in gesso grazie alle foto scattate prima del furto quando il rilievo era esposto all’aperto lungo le mura presso Porta Maggiore nel luogo dove, nel 1856, sarebbe sorta la stazione ferroviaria della tratta Roma/Frascati costruita da Papa Pio IX. Noi oggigiorno definiremmo Marco Virgilio Eurisace un “self made man”, un uomo di origine greca che partendo dalla condizione di liberto, schiavo affrancato, era riuscito a costruire una grande fortuna economica e grazie al suo monumento funerario, a distanza di due millenni, ha trovato posto e notorietà insieme alle grandi figure di romani ospitate nella collezione permanente di questo prestigioso museo archeologico.

ROMAMOR – Anne e Patrick Poirier in mostra a Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – con i ricordi dei loro soggiorni romani.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Un primato che Roma può vantare, a pieno merito, è quello di essere stata complice in tanti innamoramenti. Il fascino di tanti monumenti, presenti in città, che hanno sfidato i millenni, possono essere assunti a sinonimi di amore eterno insieme alle molte prestigiose rovine archeologiche che invitano gli amanti a riflettere sulla caducità del tempo.

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Fotomontaggio con i volti sovrapposti di Anne e Patrich Poirier. L’opera é esposta nell’Atelier Balthus.

Considerazioni queste che forse hanno spinto anche Patrick Poirier, prima d’incontrare Anne, entrambi pensionnaires di Villa Medici, a chiedere aiuto alla città eterna. La rassegna ROMAMOR, allestita nei prestigiosi spazi di Villa Medici – Accademia di Francia a Roma – nasce dopo cinqant’anni ,dal loro primo incontro e nello scegliere il titolo all’esposizione delle loro opere, testimoni di una lunga vita in comune, anche artistica, giocano sulla doppia valenza del nome Roma che, se letto al contrario, è Amor. Infatti di fronte a queste opere ci troviamo immersi all’interno di uno status storico artistico emozionale che fa parte contemporaneamente della loro vita personale ed artistica. Anna e Patrick Poirier, come affermato in conferenza stampa, “Appartengono a quella generazione di artisti che, viaggiando e aprendosi al mondo fin dagli anni sessanta, sviluppa una fascinazione per le città e le civiltà antiche e, in particolare, per i processi della loro scomparsa. In linea con questa sensibilità: Città misteriose, ricostruzioni archeologiche immaginarie, fascino delle rovine, indagine di giardini, unione di opere storiche e ricostruzioni in situ, sono gli elementi che danno vita alla mostra ROMAMOR a Villa Medici”. Il percorso espositivo parte dagli spazi della cisterna dove è allestita un’installazione dal titolo “Palissade/Scavi in corso” dalla quale, attraverso dei fori, è possibile traguardare scene di vita romana quali appunto cantieri di scavo. Salita una piccola rampa di scale incontriamo un’altra installazione “Finis Terrae”, realizzata, come la precedente, nel corrente anno.

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Nella prima sala ci attende una scultura luminosa, “Le monde à l’envers” (2019), costituita da un lampadario di Murano rovesciato, da un globo terrestre e costellazioni celesti sovrastate da un aereo dal quale piovono lame di coltello e oggetti contundenti su un tappeto che riproduce la rovine di Palmira, città siriana martirizzata dall’ISIS.

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Il tema distruzioni si ripete anche nella seconda sala che riporta in un unico plastico la Domus Aurea insieme ai resti della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, entrambi adagiati su un letto di carbone in ricordo dell’incendio subito da quest’ultima per mano del Saladino. Aria diversa nella successiva sala con “Ouranopolis” – 1995 – , ovvero la città celeste: una stazione spaziale che consente d’intravedere, attraverso minuscoli fori, uno spazio interno di ben 40 sale.

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Spazio onirico è possibile definire quello allestito lungo la grande scalinata delle antiche scuderie di Villa Medici dove un’installazione luminosa, “Le songe de Jacob” – 2019 –, offre preciso riferimento al sogno di Giacobbe, descritto nella Bibbia, dove la presenza dell’angelo è testimoniata a terra dalle sue piume bianche. Uno spazio intimo e personale è quello che Anne e Patrick si sono riservati al termine della scalinata.

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Due figure, autoritratto tridimensionale della coppia, calpestano la ghiaia dei giardino di Villa Medici, dove è iniziato il loro comune percorso, camminano verso uno specchio, che simboleggia il futuro, sovrastato da insegne luminose al neon che parlano di utopia, intuition, creation, memory, passions, love, veritas e immagination, ecc. Il percorso prosegue, prima di giungere nel giardino, presentando opere che espongono temi vari con una netta prevalenza di plastici che riproducono monumenti archeologici con specifici riferimenti a quelli presenti nella città di Roma.

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Nel giardino sono presenti due significative opere: la prima, disegnata con marmi di Carrara, ha la forma di un cervello – “Le Labirinthe du Cerveau” (2019), con i suoi due emisferi, preciso riferimento all’unità e diversità della simbiosi umana, mentre la seconda, “Le regarde des Statues” (2019), che occupa per intero la grande fontana dell’obelisco, ci offre enormi e anonimi occhi di gesso deformati dall’acqua in cui sono immersi.

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Nell’atelier di Balthus, ultima tappa del percorso espositivo, sono sistemate opere dai precisi riferimenti alla presenza dei due artisti a Roma. Inquadrati in piccole teche, sono esposte foglie delle piante, fiori e fotografie delle erme presenti nel giardino di Villa Medici. Il tema delle erme, riprodotte in gesso e carta, è presente anche in altrettante teche sistemate nella parete di fronte e sistemate, per l’occasione, in teche di vetro.

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E’ disponibile un catalogo edito da Electa in tre lingue – italiano, francese e inglese –, €.22,00, concepito dagli artisti come un album di ricordi e progetti, in cui sono raccolte immagini e documenti, accompagnate dalle opere esposte in mostra. La pubblicazione include anche una conversazione della curatrice, Chiara Parisi con Anne e Patrick Poirier e un poster a corredo del volume.

Roma – Accademia di Francia – Villa Medici – Viale Trinità dei Monti – Info tel. O6.67611 – sito web www.villamedici.it

 

Walkart – L’arte del cammino e della riscoperta delle antiche vie di pellegrinaggio tra Carinzia e Friuli Venezia Giulia

Testo e foto di Donatello Urbani

L’arte di Camminare. E’ del tutto simile alle arti in genere, alla stregua di quelle del dipingere, dello scolpire o saper lavorare materiali quali l’oro l’argento e molti altri anche di minor pregio.

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In questo spirito e con identiche finalità è stato presentato a Roma a cura dell’Ufficio Turistico della Regione Friuli Venezia Giulia il progetto Interreg Italia – Austria WalkArt – L’arte del cammino , che coinvolge questa Regione e quella della Carinzia nella strutturazione, valorizzazione e promozione di una nuova offerta transfrontaliera, per un turismo sostenibile, slow alternativo a quello di massa.

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“Il progetto” è stato affermato in conferenza stampa, “si pone l’obiettivo di attirare i turisti amanti dei viaggi a piedi con lo zaino in spalla e offrire loro la possibilità di immergersi nella eclettica biodiversità del Friuli Venezia Giulia e nella natura sfaccettata della vicina Carinzia attraverso la scoperta di otto itinerari tracciati lungo le antiche vie di pellegrinaggio. Quattro sono i percorsi che si snodano sul territorio italiano del Friuli Venezia Giulia: il Cammino Celeste da Aquileia a Maria Saal, il Cammino delle Pievi in Carnia , la Via del Tagliamento (da Coccau a Latisana, per qui congiungersi con Romea Aquileiense) e la Via Flavia (da Trieste ad Aquileia, per qui congiungersi con Romea Aquileiense) . Tre sono i tracciati che percorrono la regione Carinziana: il Marienpilgerweg , l’ Hemmapilgerweg e lo Jakobsweg , mentre un ultimo sentiero è quello che coinvolge entrambi i territori ed è la nuova tratta transfrontaliera sviluppata nell’ambito del progetto”.

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Questa presentazione ha trovato riscontro nelle parole della responsabile marketing, Valentina Colleselli, che ha affermato come: “Scoprire un territorio vivendo e assaporando con lentezza il suo prezioso patrimonio ambientale, culturale, storico e umano è l’emblema del turismo slow, uno degli asset strategici del piano di sviluppo dell’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia che vede nel posizionamento della destinazione, nella destagionalizzazione e nella delocalizzazione i principali obiettivi. La regione, grazie alla conformazione del territorio, non intaccato da grandi centri urbani e di grande valore naturalistico, e a un patrimonio di tradizioni preservato negli anni, si adatta infatti perfettamente alla sempre più crescente richiesta di un turismo lento, esperienziale o, anche, spirituale. Il ricco insieme di attività messe in atto dal Friuli Venezia Giulia e dalla Carinzia per lo sviluppo del progetto coinvolge molteplici settori: la strutturazione dei percorsi attraverso la riqualificazione e la tabellazione, l’allestimento dell’arredo per l’ accoglienza dei pellegrini nell’Hospitale di San Tomaso di Majano e St. Oswald, l’organizzazione di eventi come il recente Festival transfrontaliero dei Cammini e l’apertura di luoghi d’interesse turistico e religioso come le antiche Pievi in Carnia”.

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Certamente la motivazione religiosa è un valore aggiunto di grande importanza che si aggiunge a tutti gli altri grazie alla sua vicinanza con quello culturale. Valori questi presenti nei secoli e giunti a noi nella loro interessa. Tante testimonianze passate che spinsero schiere di pellegrini ad intraprendere un cammino che da sempre ha avuto come meta finale un’affermazione spirituale che veniva ad aggiungersi a quella culturale entrambe attraverso una sperimentazione vissuta di persona anche in situazione di rischio fino alla perdita della vita.

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Oggigiorno il nostro cammino è tutto all’impronta della sicurezza e della tranquillità grazie ad opportuni accorgimenti come la possibilità di una programmazione anticipata delle tappe e delle aree di sosta riportate nel sito web che consente anche la possibilità di servirsi di specifici operatori turistici e di addetti all’accoglienza. In ogni situazione è comunque valida la massima: “Su tutte le strade del mondo c’è un uomo che inventa una storia di gioia, di pianto o d’amore. Sono io, sei tu, siamo noi”.

 

Per saperne di più e prenotare la partecipazione ad eventi e fiere, visitare il sito www.turismofvg.it

Manifesto – Julian Rosefeld in mostra al Palazzo delle Esposizioni

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Gli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, con l’affermarsi in pittura delle avanguardie, per poi proseguire negli anni successivi, abbiamo assistito ad una controversia fra gli studiosi, non solo accademica, di come, quanto e se le arti visive, non solo nella pittura, dovessero rappresentare le istanze politiche, civili e sociali presenti nelle varie società, indipendentemente dal sistema politico al potere. Significativo in proposito quanto scritto da Giulio Carlo Argan su l’arte del XX secolo: “…L’arte costituisce dunque un problema, uno dei grandi problemi del secolo. Forma l’oggetto di ricerche filosofiche, storiche, scientifiche, operative, sperimentali; determina tutto un insieme di attività collaterali, anche sul piano economico e politico, miranti a proteggerla e promuoverla; è argomento di dibattiti dottrinali, formulazioni teoriche, programmi di azione e animate polemiche ….”

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Per molti aspetti, sia pure in forme molto diverse, tutto questo ce lo siamo portato dietro anche noi nel successivo XXI secolo. Su questo retaggio è stata allestita la rassegna di Julien Rosefeld nel salone principale del Palazzo delle Esposizioni dal titolo “Manifesto”, articolata in 13 grandi schermi che narrano altrettanti diversi contesti che hanno caratterizzato i primi anni di questo secolo. Lo stesso cineasta tiene a precisare il titolo di questa sua mostra: “L’opera è un omaggio alla pratica novecentesca dei Manifesti, quei testi diffusi come proclami categorici con i quali gli artisti distruggevano il passato per difendere – con parole incise come quelle di una poesia – una nuova visione dell’arte che fosse specchio di un mondo nuovo”.

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Ciascun video, della durata massima di 10 minuti e 30 secondi, vede come protagonista assoluta Cate Blanchett, attrice australiana due volte premio Oscar, che presta la propria immagine per interpretare magistralmente tredici diverse situazioni legate ad altrettante correnti di fare e narrare l’arte. Nel primo video, che funge da prologo introduttivo agli altri 12, si ascoltano, in inglese come in tutti i commenti sonori dei successivi video, le parole del Manifesto del Partito Comunista scritte nel 1848 dal Karl Marx e Friedrich Endels. Scelta voluta dallo stesso Rosefeld per “ … sottolineare la comune matrice rivoluzionaria di queste dichiarazioni di poetica”.

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Il secondo video ci presenta un senzacasa vittima delle crisi economiche, con un riferimento esplicito ai manifesti di Lucio Fontana, Constan Nieuwennhuys, Aleksander Rodchenko e Guy Debord che proprio come scrive quest’ultimo ci rimandano al “Situazionismo” e al “Suprematismo”, due avanguardie pittoriche molto importanti negli anni fra le due guerre mondiali. Un Broker presenta il “Futurismo”, con il commento audio del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti ed altri artisti di varie discipline da Balla, Carrà e Severini fino a Guillaume Apollinaire.

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Ad un’operaia, in un inceneritore di rifiuti, è affidato l’incarico di commentare la nuova “Architettura” che “deve bruciare” come scritto nel manifesto della Coop Himmelb e di altri. Un’Amministratrice delegata di una società è chiamata a presentarci “Vorticismo”, “Cavaliere Azzurro” e l’”Espressionismo astratto” con le parole di vari artisti fra cui Vasilij Kandiskij, Barnett Newman e Wyndham Lewis. “Stridentismo” e “Creazionismo” sono affidate alle parole di una Ragazza punk tatuata; mentre a quelle di una scienziata fanno riferimento le avanguardie del “Suprematismo” e” Costruttivismo”. Il “Dadaismo” invece è affidato ad una oratrice di un funerale, “Surrealismo” e “Spazialismo” ad una burattinaia così come la “Pop art” ad una Madre tradizionalista che insieme alla famiglia recita la preghiera di ringraziamento al Signore prima d’iniziare il pranzo.

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Una coreografa è chiamata a presentarci “Fluxus”, “Merz” e “Happening”; ad un telecronista e reporter sono affidate “Arte concettuale” e il “Minimalismo” e un’insegnate ci fa assistere ad una lezione sul “Cinema” . Il tredicesimo video “Epiliogo” è un collage di manifesti sul cinema che ha come commento audio quanto scrive Lebbeus Woods nel suo Manifesto.

Accompagna la mostra una preziosa pubblicazione che facilita la lettura e la comprensione di quanto illustrato sui video.

Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194, fino al 22 aprile 2019. Biglietto d’ingresso intero €.10,00, ridotto €.8,00. Informazioni tel.06.39967500 e sul sito www.palazzoesposizioni.it

Premiazione progetti del bando Fondazione Roche per l’emofilia.

Mariagrazia Fiorentino

Roma 15 febbraio 2019. Nella splendida cornice della Biblioteca Angelica, dove l’alta cultura è presente in ogni suo sapere, si è svolta la premiazione del bando della Fondazione Roche per l’emofilia. L’emofilia è un grave disturbo emorragico ereditario caratterizzato da un’alterazione del processo della coagulazione che, in casi gravi, comporta sanguinamenti incontrollati spontanei o conseguenti a traumi di lieve entità. Essendo una malattia ereditaria, l’emofilia viene trasmessa dai genitori ai figli come tratto recessivo legato al cromosoma X, per cui la trasmissione avviene solitamente dalla madre ai figli maschi.

Mariapia Garavaglia nel suo intervento sottolinea che la: “ricerca è il miglior servizio ai pazienti, sostenere i ricercatori giovani è un ponte fra noi, le istituzioni e le aziende”. Paola Binetti ricorda il “bisogno dell’informazione per una ricerca che metta in gioco la solidarietà”. Il dottor Ceriotti annuncia i sei vincitori del bando con un premio che ammonta per un totale di 120.000 euro. Sono stati presentati 24 progetti e ne sono stati scelti sei.

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Si sono aggiudicati il premio da 20.000, euro ciascuno:

  • A.E.L. (Associazione Emofilici del Lazio) di Roma
  • A.R.L.A.F.E. (Associazione Regionale Ligure Affiliata alla Federazione Emofilici) di Genova
  • A.S.E. (Associazione Siciliana Emofilici) di Catania
  • ASSOCIAZIONE EMOFILICI E TROMBOEMOFILICI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA di Udine
  • ASSOCIAZIONE PER L’EMOFILIA E COAGULOPATIA DELLE TRE VENEZIE di Padova
  • A.V.E.S. (Associazione Volontariato Emofilici e Similemofilici) di Parma
  • Si tratta di un riconoscimento importante a sostegno delle famiglie che convivono con una diagnosi di emofilia, una malattia del sangue rara ed ereditaria che colpisce circa 4.000 persone in Italia, che dedicano gran parte delle loro giornate alle cure dei propri cari e a tutte quelle attività che ruotano attorno ad esse. I servizi di assistenza ai malati e alle famiglie che se ne prendono cura sono uno dei punti cruciali a cui il mondo della salute deve trovare risposte al più presto. Questo è ancora più vero nel panorama delle malattie rare, dove quotidianamente decine di associazioni di pazienti e di volontari s’impegnano ogni giorno su tutto il territorio italiano per essere concretamente al fianco di chi ne ha bisogno, affrontando e superando numerosi ostacoli.

Trenitalia Gruppo FS Italiane: In un Book Neve e Parchi a portata di treno

Mariagrazia Fiorentino

Il viaggio con il treno in Italia è una raccolta di emozioni, entusiasmi, canti antichi, infinito azzurro in una terra che profuma di sogni, sole, di amore e con tutto quello che ci circonda. E’ stato presentato a Roma presso la sede istituzionale Trenitalia di Villa Patrizi – Auditorium – il vademecum del viaggiatore leisure in versione double face digitale e cartacea otto destinazioni sciistiche e otto oasi naturali, con percorsi di trekking e cycling, da raggiungere in treno. Crescono i numeri del trasporto ferroviario in termini di gradimento rispetto al 2018. Sfiorano il 30% i passeggeri che usano i regionali Trenitalia per turismo e nel tempo libero. Nel suo intervento Serafino Lo Piano, Responsabile Vendite della Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia, evidenzia l’importanza di queste iniziative per il trasporto regionale che raggiunge il 40% delle località turistiche e ricorda che questo vengono festeggiati i 10 anni dell’alta velocità.

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Frecce dirette con Roma Fiumicino collegate con Cortina, Madonna di Campiglio, Selva di Val Gardena, Canazei, Courmayer. Otto milioni di clienti iscritti a Trenitalia. Maria Annunziata Giaconia, Direttore della Divisione Passeggeri Regionale di Trenitalia, fa presente che l’obbiettivo del Travel Book è soprattutto per i pendolari, con una quota in crescita del più 8% per dare loro uno strumento per il tempo libero. Otto impianti sciistici e altrettante oasi naturali da raggiungere comodamente in treno racchiuse nel nuovo travel book realizzato da Trenitalia (Gruppo FS Italiane). Il progetto editoriale presentato mira ad incentivare l’utilizzo del trasporto regionale verso i viaggi di piacere, per un turismo sempre più confortevole, sostenibile e sicuro, attento alle esigenze di spostamento delle persone nel tempo libero. Il nuovo vademecum del viaggiatore leisure “Neve&Parchi” di Trenitalia – in versione double face digitale e cartacea – riporta, da un lato, le descrizioni dei luoghi e il modo per arrivare direttamente in treno, con oltre 400 collegamenti al giorno, presso otto impianti sciistici rappresentando il valore aggiunto di andare a sciare in treno e lasciare l’auto a casa e, dall’altro, le mete di otto incantevoli Parchi, nazionali e naturali, servite dai regionali Trenitalia, dalle cui stazioni partono percorsi di trekking e cycling di ogni livello di difficoltà.

Località neve interessate:

– Valle d’Aosta: Aosta – Telecabina Aosta-Pila.

– Piemonte: Bardonecchia; Beaulard – Parco delle Manavelle; Limone Piemonte; Riserva Bianca Lift.

– Trentino Alto-Adige: Impianti di risalita di Dobbiaco; Versciaco –

Comprensorio Tre Cime; San Candido – Baranci.

– Veneto: Cortina d’Ampezzo.

Località parchi interessate:

– Liguria: Parco Nazionale Cinque Terre.

– Lombardia: Parchi Oltrepò Mantovano.

– Veneto ed Emilia Romagna: Parco Naturale Delta del Po.

– Toscana: Parco Nazionale Foreste Casentinesi.

– Umbria: Parco Nazionale Dei Monti Sibillini; Parco Naturale Fonti del Clitunno.

– Lazio: Bosco Macchia Grande.

– Puglia: Area marina protetta Torre Guaceto.

L’impegno del Gruppo FS Italiane vuole offrire un servizio capace di rispondere alle esigenze delle persone che utilizzano i treni regionali anche nel tempo libero e si accompagna agli oltre 280 collegamenti quotidiani effettuati con Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca che accorciano le distanze da Nord a Sud dello Stivale e ai collegamenti Freccialink, il servizio intermodale di Trenitalia che amplia il network delle Frecce con servizi dedicati, realizzati con autobus moderni e confortevoli, verso alcune delle più affascinanti località d’arte e dei più bei comprensori sciistici in Italia. I formati sfogliabili di questo e degli altri travel book Trenitalia, tra cui si ricordano le precedenti edizioni Borghi, Mare, Grandi Giardini Italiani e Siti UNESCO, sono disponibili sul sito web di Trenitalia nell’apposita sezione – vedi l’articolo pubblicato nel mese di gennaio 2019 dal titolo “Con Trenitalia alla scoperta del patrimonio mondiale UNESCO”. I travel book raccolgono cenni storici, curiosità, attrazioni storiche e artistiche, i prodotti e gli eventi tipici delle località trattate, oltre che il dettaglio sulla tratta ferroviaria interessata. Visibilità e spinta commerciale a questo progetto editoriale verrà data anche dal vasto network delle agenzie di viaggio partner di Trenitalia, attraverso iniziative che includono più di 6.500 punti vendita in Italia e oltre 18mila all’estero. Dai mercati esteri si registra infatti un incremento costante dei volumi di vendita, con quasi 8 milioni di turisti stranieri in visita nel nostro Paese che hanno viaggiato con Trenitalia nel corso del 2018, in crescita del 19% rispetto all’anno precedente. Nel 2019 si registrano segni di ulteriore crescita nel numero dei passeggeri dall’estero, per i quali sarà prevista la versione inglese dei travel book, per portare anche oltre confine la bellezza e il fascino delle città e delle particolarità del Belpaese. Trenitalia è inoltre attiva nel segmento turistico attraverso la partecipazione al consorzio Eurail/Interrail che da 40 anni promuove l’utilizzo del treno come mezzo di trasporto privilegiato per visitare l’Italia e l’Europa. Il Pass Italia è il più venduto in tutto il mondo nell’ambito dei prodotti One Country.