Maternità e allattamento nell’Italia antica in mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Sala Venere – fino al 2 giugno 2019

Già nella prima parola dell’intestazione, “Maternità”, come ha rilevato il Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, s’intravede la chiave di lettura di questa interessante mostra magistralmente curata da Giulia Pedrucci, ricercatrice all’Università di Erfurt – Germania -, con la collaborazione di Vittoria Lecce, funzionaria del Museo suddetto e l’adesione del Comitato Provinciale UNICEF di Roma.

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Mater Matuta era nell’Italia del V secolo a.C. la dea del mattino e protettrice degli inizi e , dunque delle nascite. Identico ruolo era svolto nel mondo etrusco della dea Ità che compone la parte terminale del testo. Ad entrambe erano dedicati templi e venivano omaggiate con doni, statue votive ed ex voto che una volta recuperati, grazie a campagne di scavo, sono oggi oggetto di studio, come nel caso presente, e costituiscono la base delle esposizioni permanenti di Musei e di rassegne temporanee identiche a quella allestita in questa occasione. Lungo il percorso espositivo si possono ammirare e dare una precisa chiave di lettura, grazie anche agli esaurienti pannelli didattici, a tutta una serie di reperti, debitamente restaurati, molti esposti per la prima volta, che documentato gli aspetti fondamentali di una famiglia derivati dalla nascita di uno o più eredi. “A lungo gli studiosi hanno pensato che il bambino nella società antica non fosse considerato importante”, precisa il Direttore Valentino Nizzo, “da una chiara lettura che propongono questi reperti sono ben chiare le preoccupazioni, le cure e le attenzioni riservate ai bambini ed a svolgere le quali venivano chiamate anche nonne, nutrici, zie e l’intera famiglia in una formazione “allargata”, usando un termine moderno.

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Si spiega molto bene tutto questo in una sezione che ha per titolo “La Cutrofia”. Letteralmente questa significa far crescere un bambino ed in questa specifica mansione non erano coinvolti solo i familiari bensì una nutrita serie di divinità non necessariamente tutte femminili. Infatti insieme a Mater Matuta, Fortuna, Giunone, Diana, Cerere e Minerva, troviamo anche Marte ed Eracle, che avevano il compito, ognuna con una propria specificità, di proteggere ed aiutare l’essere umano fin dal concepimento, attraverso la delicatissima fase del parto e della prima infanzia, fino al raggiungimento dell’età adulta. Fra i reperti chiamati in causa quello della dea Leucotea, così chiamata in Grecia la Mater Matuta dei romani, menzionato e fotografato nel pannello didattico ma esposto in altra sala del Museo –, consigliata, se non obbligatoria, una visita in questa sala –, riveste una particolare importanza.

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La scultura in terracotta modellata a mano raffigurante Leucotea, la dea bianca del mare sbarcata dall’oriente ed accolta in occidente da Eracle, è di eccezionale livello artistico, grazie anche all’ottimo stato di conservazione, tanto da venire collegata allo stile dello scultore Prassitele (340 / 330 a.C.), uno dei maggiori artisti del periodo classico greco.

Roma – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Piazzale di Villa Giulia, n.9, fino al 2 giugno 2019 dal martedi alla domenica con orario 9,00 / 20,00. Chiuso il lunedi. Biglietto d’ingresso intero €.8,00, ridotto €.2,00. Gratuito per aventi diritto e la prima domenica del mese. E’ stata prevista una forma di abbonamenti con ingressi illimitati per 3, 6 e 12 mesi, a costi vantaggiosi. Info tel. 06.3226571; e.mail mn-etru.comunicazione@beniculturali.i, sito www.villagiulia.beniculturali.it oltre i vari social disponibili oggi.

Fremo Immagine – Mostra di Francesco Ciavaglioli a Roma – Fondazione Pastificio Cerere– Spazio Molini , fino al 6 aprile 2019.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

In uno spazio di archeologia industriale dove sembra che il tempo si sia fermato, sono esposte le opere di Francesco Ciavaglioli per la sua prima personale. “I sotterranei dello storico stabile si popolano di opere su carta, tela e vetro, alternando interventi site-specific a opere inedite. La ricerca dell’artista si basa sulle relazioni tra immagini e media, la sue opere presentano paesaggi innaturali, costruiti attraverso strategie e tecniche che riflettono sui principi di riproduzione alla base dell’immagine contemporanea, tra ripetizione e dissoluzione”.

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Piani sovrapposti, spaccati di paesaggi, rovi e stormi di uccelli, un immaginario semplice e quotidiano sotto il quale pulsa l’idea di una ripetività ossessiva, mentale e spirituale. Tecnica che rimanda a quelle già realizzate nelle factory newyorkesi da Andy Warholl dove i soggetti di questa rassegna non hanno esseri umani per protagonisti bensì la natura in una sua esaltazione, depositaria per eccellenza della bellezza in senso assoluto.

Roma – Via degli Ausoni, 7 – ex Pastificio Cerere fino al 6 aprile 2019 con ingresso gratuito

 

Kiribati – Mostra di Antonio Fiorentino a Roma Fondazione Pastificio Cerere

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Sedimenti, si accumulano nei fondali, detriti su detriti, costruzioni su costruzioni e, se nel passare del tempo si è distrutto, ora è arrivato il momento di recuperare, di reagire e di modificare la nostra quotidianità.

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L’opera personale dell’artista Antonio Fiorentino viene realizzata dopo il suo soggiorno avvenuto nell’estate del 2018, nelle isole Kiribati. Una serie di 33 isole sparse in Oceania. Kiribati si trova sulla linea internazionale del cambio di data ed é il primo stato a salutare la nuova alba, il nuovo giorno, il nuovo anno: in qualche modo si può dire che “sia nel futuro. Ma il futuro di questo paese è apocalittico perché rischia di scomparire per sempre nell’arco di pochi decenni, poiché l’innalzamento del livello dei mari causato dal riscaldamento globale, sta sommergendo a poco a poco il territorio delle isole”. La linea del tempo a Kiribati perde il suo confine, permette distorsioni che hanno portato l’artista “viaggiare nel tempo” in una dimensione sospesa e indefinita, casuale, in un continuo rimando volto a valutare la prospettiva a seconda della direzione percorsa. Fiorentino è un poeta, perché sa raccogliere emozioni, entusiasmi che sanno di mare, di sole, di sale, di vento, di canti antichi e d’infinito azzurro.

Il 15 aprile alle ore 19,00 sarà presentato in anteprima il video dal titolo “Kiribati” realizzato dallo stesso artista sull’isola.

Roma – Via degli Ausoni, n.7 fino al 19 luglio 2019 con ingresso gratuito

 

Roma – In mostra un’importante selezione di fotografie di Robert Mapplethorpe alla Galleria Nazionale Corsini.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

 

La fotografia è un sogno, cultura, libertà. La mostra dal titolo “Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”, curata da Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, é tutta incentrata su un possibile dialogo tra passato e presente, tra le opere d’arte esposte in via permanente nella Galleria e le fotografie scattate da uno dei più discussi fotografi del secolo scorso. Questo dialogo non è nuovo alla politica espositiva seguita dalla direzione delle due Gallerie Nazionali ed è iniziato con l’esposizione di Parade di Picasso nel 2017 e la rassegna Eco e Narciso nel 2018. Dialogo, come avvenuto in questa rassegna, non necessariamente deve seguire una comune linea artistica, anzi, come voluto per questa occasione, si è cercato deliberatamente d’impostarlo su temi dissonanti e provocatori, che fossero in netto contrasto fra di loro.

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                                                                                   Ken and Lydia and Tyler – 1985

Così scrive nel suo testo Flaminia Gennari Santori: “… fare una mostra su Robert Mapplethorpe è ispirata alla pratica collezionistica dell’artista, avido raccoglitore di fotografie storiche, passione che condivideva con il compagno Sam Wagstaff, la cui collezione fotografica – composta in larghissima parte di ritratti, figure e paesaggi – costituisce un fondo straordinario del dipartimento di fotografia del Getty Museum di Los Angeles. La mostra è un evento unico poiché le foto sono state in varie occasioni accostate alle opere di artisti del passato – Michelangelo, Hendrick Goltzius, Auguste Rodin – attraverso dialoghi sorprendenti e rivelatori, ma questa è la prima volta che vengono esposte nel contesto di una quadreria settecentesca.

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In alto sulla sinistra: Papa Clemente XII- Lorenzo Corsini                                                Italian Devil (Diavolo) – 1988

La selezione delle opere e la loro collocazione nella Galleria rispondono a diverse intenzioni: mettere in luce aspetti del lavoro di Mapplethorpe che risuonano in modo particolare con la Galleria Corsini, intesa come spazio — fisico e concettuale — del collezionismo, per innescare una relazione inedita tra i visitatori, le opere e gli ambienti della Galleria. Mapplethorpe non è mai stato alla Galleria Corsini, ma senz’altro avrebbe trovato interessanti le sale ancora allestite secondo il gusto del cardinale Neri (1685 – 1770), il creatore della collezione che visse in questo appartamento dal 1738 alla morte….”

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                                                                                                Winter Landscape, 1979

Il percorso espositivo che raccoglie quarantacinque opere, si concentra su alcuni temi che contraddistinguono l’opera di Robert Mapplethorpe (1946-1989), si snoda in tutte le sale del museo, inizia nella cosiddetta Anticamera dove Winter Landscape, un raro paesaggio del 1979, è esposto sotto Paesaggio con Rinaldo e Armida di Gaspard Dughet. Per prosegue poi nella Prima Galleria, nella Galleria del Cardinale, nella Camera del Camino e passando per l’alcova di Cristina di Svezia, prosegue nel Gabinetto Verde, nella Sala Verde, nella Sala Rossa per concludersi In una piccola stanza adiacente dove sono esposte alcune fotografie più esplicite affiancate a immagini di fiori. La mostra “Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”, come affermato dalla curatrice: “è un’occasione straordinaria per guardare le sue fotografie da punti di vista inusuali e riscoprire la collezione del museo in una luce contemporanea”. Accompagna la mostra un piccolo catalogo, preziosa guida per una lettura corretta delle opere.

Roma, Galleria Corsini, via della Lungara 10 – fino al 30 giugno 2019 dal mercoledì al lunedì dalle 8.30 alle 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00; giorno di chiusura il : martedì. Biglietto d’ingresso: Intero 12 € – Ridotto 2 € (per i giovani dai 18 ai 25 anni) . Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Gratuito per i minori di 18 anni ed altre categorie previste dalla legge.

Vincenzo Scolamiero al Museo Bilotti con la mostra “Della declinante ombra”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Sia il titolo di questa rassegna “Della declinante Ombra” che le opere esposte che presentano tutte una predominanza di un colore sugli altri, quasi una monocromia, hanno un chiaro riferimento allo spazio espositivo – location – del Parco di Villa Borghese e alla netta dominanza del colore verde all’esterno del museo.

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E’ lo stesso artista Vincenzo Scolamiero che confessa un’attrazione inspiegabile verso la monocromia anche quando si è trattato di collaborare alla realizzazione di un libro-opera, in sette esemplari numerati e firmati dagli autori, dove le sue opere pittoriche, realizzate con inchiostri di china e pigmenti, hanno costituito un tutt’uno con le note musicali autografe di Silvia Colasanti, tratte dalla partitura per il Quartetto d’Archi “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio” edito dalla Casa Ricordi nel 2017. La visione delle opere pittoriche, con sovraesposte le note musicali, è accompagnata dall’esecuzione delle stesse da parte di un quartetto di archi.

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Un’emozione in più che esalta lo stretto connubio esistente fra le due arti: musica e pittura, certamente le più nobili oggi disponibili per l’essere umano. Un perfetto sincretismo che offre una visione, con sottofondo musicale, attraverso lo svolgersi di fotogrammi come in un film pittorico il cui tema è un invito a riflettere sulla continuità che lega gli esseri umani in un andamento circolare fatto di connessioni misteriose, sulla fragilità ma anche sulla gioia dell’assoluto.

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Lungo il percorso espositivo, che inizia al piano terra, è possibile prendere visione di tutto il percorso artistico compiuto negli anni da Vincenzo Scolamiero e che trova nelle parole del curatore, Gabriele Simongini, riportate nel bellissimo catalogo edito da De Luca Editore d’Arte, pagine 70 prezzo di copertina €.25,00 una perfetta descrizione: “La pittura di Scolamiero è evocativa, raffinata, sintetica ed è sempre attraversata da un vento malinconicamente inquieto che è prima di tutto soffio e respiro interiore. Una natura poetica suggerita attraverso piccoli antieroici gesti e reperti in un microcosmo fatto di cose minute, ramoscelli, foglie secche, ciuffi d’erba, ciottoli, giunchi, nidi, i cui equivalenti reali il visitatore attento e paziente potrà trovare nella Villa Borghese, prima e dopo aver visitato la mostra.”

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Roma – Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese – Viale Fiorello La Guardia, n.6 – fino al 9 giugno 2019. Ingresso GRATUITO ed orario dal martedi al venerdi 10.00/16,00 – sabato e domenica 10,00/19,00, consentito fino a mezz’ora prima degli orari di chiusura. Info tel 060608 siti weg www.museocarlobilotti.itwww.museiincomune.it

Presentazione dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia “Maria Accascina”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino

Da vario tempo a Roma le arti decorative avevano un ruolo secondario tanto nel grande movimento espositivo sia museale che temporaneo che nelle attività culturali. Dietro di loro, in effetti, si nascondono attività artistiche e artigianali di primaria importanza per la vita economica, turistica e sociale della città di Roma. Basti pensare al ruolo d’importanza mondiale che hanno manifestazioni quali Alta Roma, per la moda, oppure Casa Idea per l’ebanisteria. In buona parte questo spazio vuoto é stato ricoperto già da alcuni anni dal Museo Boncompagni Ludovisi grazie a valide iniziative intraprese dalla dott..ssa Edith Gabrielli Direttrice del Polo Museale del Lazio, in collaborazione con la direttrice del suddetto museo dott.ssa Matilde Amaturo. In questa ottica il Polo Museale del Lazio in collaborazione con la Società Italiana di Storia della Critica d’Arte (SISCA) e il Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo hanno presentato al Museo Boncompagni Ludovisi l’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia “Maria Accascina” (OADI).

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Scopi e finalità di questo osservatorio sono state illustrate dalla professoressa Maria Concetta Di Natale Direttore di questo Osservatorio per le Arti Decorative che ha affermato come:” L’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia, intitolato a Maria Accascina, celebre studiosa e storica dell’arte, sia uno strumento scientifico del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo attivo dal 2006, ed abbia come obiettivo principale lo studio, la divulgazione e la valorizzazione delle opere d’arte decorativa in Italia, partendo dalla Sicilia, territorio in cui esse hanno uno sviluppo particolare e maggiormente variegato rispetto a tutte le regioni peninsulari. Non a caso gli studi pionieristici di Maria Accascina partono proprio dalle arti decorative siciliane. Fin dalla sua istituzione, l’Osservatorio scheda e mette in rete tutto ciò che è edito nel settore in Italia, raccoglie volumi e materiali fotografici, realizza convegni di studi, pubblicazioni, mostre e iniziative culturali diverse. Intrattiene, inoltre, frequenti contatti con Università Italiane e straniere e con Musei e strutture interessate allo studio delle Arti Decorative, tra cui figura, in Italia, il Museo Boncompagni Ludovisi”. A margine di tutto questo non possiamo che rallegrarci per la bella attenzione in più che una pubblica istituzione rivolge alla città.

Museo Boncompagni Ludovisi – Via Boncompagni, 18 – 00187 Roma, Italia Tel. +39 06 42824074 – email pmlaz.museoboncompagni@beniculturali.ithttp://www.polomusealelazio.beniculturali.it/https://www.facebook.com/Museo-Boncompagni-Ludovisi-301817116603041/

 

Scoperta la firma di Filippo Rusuti nella tavola raffigurante la Madonna di San Luca in Santa Maria del Popolo a Roma.- Allestita per l’occasione una mostra a Castel Sant’Angelo.

Testo e foto di Donatello Urbani

Nel corso dei lavori di restauro e conservazione sulla tavola della Madonna di San Luca custodita a Roma sull’altar maggiore della Basilica di Santa Maria del Popolo in Piazza del Popolo è venuta alla luce una firma apposta nella parte alta che indica l’autore del dipinto.

20181018_122819                                  La firma di Filippo Rusuti riportata sulla parte alta della tela sopra l’aureola della Madonna

La preziosa tavola con l’immagine della Vergine Maria con in braccio il figlio Gesù Bambino, Odigitria nella venerazione popolare,  fu voluta dal Senato Romano e per questo è conosciuta come Santa Maria del Popolo. Nel corso dei secoli le furono riconosciuti vari episodi miracolosi attribuendo, inoltre, la realizzazione  dell’opera a San Luca apostolo. Nel 1235 Papa Gregorio IX  fece trasferire il dipinto da San Giovanni in Laterano  nella cappella di Piazza del Popolo e da allora “è una delle immagini più venerate nella storia della città, quella con cui si è manifestata una singolare devozione, documentata non solo dalla fama di immagine miracolosa, ma anche dagli atti ufficiali della storia della chiesa”, come ha precisato la Dott.ssa Edith Gabrielli, Sovrintendente del Polo Museale del Lazio.

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    Particolari dell’abito e deigioielli indossati dalla Madonna. In entrambi è possibile rilevare l’accuratezza del restauro effettuato

Nel 2017 la preziosa opera è stata sottoposta ad un intervento di restauro conservativo e proprio in questa occasione sulla parte alta del dipinto è venuto alla luce la firma di Filippo Rusuti, artista appartenente, insieme a Cavallini e Torriti, alla scuola romana di fine 1200 inizi 1300. Rusuti è conosciuto per essere l’autore dei mosaici della facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore, parzialmente coperti dall’attuale successiva facciata e grazie a questo evento è stato possibile attribuire a lui anche gli affreschi della chiesa di San Saba, sul colle Aventino per la presenza di una immagine della Vergine simile a quella della tavola di Santa Maria del Popolo.

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L’importanza di questa scoperta è stata posta in risalto con l’allestimento di una mostra all’interno di Castel Sant’Angelo che consente di poter ammirare da vicino la preziosa immagine compresa la firma dell’autore, cosa non facilmente osservabile una volta ritornata nell’originale destinazione.

Roma – Castel Sant’Angelo – fino al 18 novembre 2017 tutti i giorni dalle ore 9,00 alle 19,00. Biglietto d’ingresso unico per Castel Sant’Angelo (con la mostra di San Luca) e Palazzo Venezia intero €.15,00, ridotto €.7,50.  Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese. Per informazioni e prenotazione telefonare al 06.31810410, consultare il sito web www.art-city.it.

Je suis l’autre – Giacometti Picasso e gli altri. Il primitivismo nella scultura del Novecento.

Testo e foto di Donatello Urbani

Mostre di scultura non sono così frequenti a Roma e questa allestita nelle suggestive sale delle Terme di Diocleziano, che normalmente ospitano opere archeologiche di scultura classica, può essere salutata con vera soddisfazione anche per il soggetto considerato sicuramente innovativo. Il titolo, in lingua francese, vuole chiaramente indicarci il luogo di nascita di un nuovo stile e modo di scolpire definito “Primitivismo” che nacque in Francia nella seconda metà dell’Ottocento quando i colonizzatori iniziarono a raccogliere e mettere insieme manufatti realizzati da artigiani ed artisti prodotti nei territori d’oltre mare, come si usava chiamare allora le terre colonizzate.

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Busto in pietra raffigurante un antenato fondatore del villaggio                                                          Mirko Basaldella:”Idolo”-1961

Queste opere, una volta giunte nella madre patria, passarono di mano dai colonizzatori ai galleristi e ai collezionisti destando anche le attenzioni degli artisti della prima metà del XX secolo che nel frattempo avevano aperto nuovi orizzonti e prospettive alle arti figurative.          

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Scultura in legno e capelli umani: Principe Tschibinda Iluba –                                                              Pablo Picasso:”Visage”-1961

Questa nuova visione che non informava trasversalmente una sola corrente artistica entrò a far parte di precise scelte stilistiche  ed importanti come il cubismo, l’espressionismo tedesco anche nella versione francese chiamata “fauve” e di molte altre “avanguardie”, fino alle soglie della modernità quando a partire dagli anni 1960 un’altra forma di colonialismo, ben più sofisticata della precedente, denominata globalizzazione porrà il primitivismo fra le correnti artistiche passate. Così non sorprende che questa bellissima mostra allestita lungo le grandi  Aule delle Terme di Diocleziano, metta a confronto i totem, i bastoni magici degli sciamani, i  simboli rappresentativi delle civiltà che prima di allora erano ritenute primitive e le maschere funerarie che sembrano dire chi sei tu che mi guardi?,  con le opere di artisti ritenuti pietre miliari delle arti figurative quali Picasso, Giacometti, Man Ray, Georges Braque, Jean Dubuffet, Arnaldo Pomodoro, Piero Manzoni, Mirko Basaldella, Pietro Consagra, Marino Marini e Enrico Bay, solo per citarne alcuni.

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Sezione di pilastro di legno posto all’ingresso di una “casa delle anime” .            Arnaldo Pomodoro: “Colonna del viaggiatore” – 1962

L’essersi ispirati ai simboli primitivi identificativi di popolazioni  diverse, aprendosi culturalmente ad esse ed aver battezzato il loro movimento artistico “Privitimismo”, fu un’apertura ed un passo importante verso quei principi di democrazia ed eguaglianza che molti artisti, prevalentemente europei, fecero propri nel secolo scorso in cui tendenze autoritarie e dittatoriali sembravano dovessero affermarsi proprio in quelle nazioni ritenute avanguardie di civiltà senza riserve.

Roma – Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano – Via Enrico De Nicola, 78 fino al 20 gennaio 2019 con orario dalle 9,00 alle 19,30 dal martedi alla domenica. Biglietto d’ingresso €.12,00, ridotto €.10,00, ridotto scuola €.5,00, con data aperta €.13,00. Costi biglietti d’ingresso mostra  + museo €.15,00 acquistabile solo on line su www.museonazionalesomano.beniculturali.it.  Riduzioni e gratuità come stabilite dalla legge. Info sul sito www.electa.it – tel.06.39967700

Marcello Mariani – Forme dal terremoto.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Gli eventi sismici che nell’anno 2009 colpirono la città de L’Aquila hanno segnato in maniera indelebile non solo la vita privata di Marcello Mariani, (L’Aquila 1938/2017), bensì hanno rappresentato anche un punto di svolta in quella artistica.

IMG_20180918_180203            Marcello Mariani: “Forma Archetipa” – 2008. Olio e tecnica mista su tela. Opera realizzata prima del sisma del 2009

Dopo aver perso sia lo studio che l’abitazione era frequente incontrare Marcello Mariani mentre camminava in silenzio nella periferia dell’Aquila deturpata dal sisma, mentre raccoglieva pezzi d’intonaci e calcinacci lungo strade deserte di quartieri evacuati, come scrive Gabriele Simoncini nel catalogo che accompagna la mostra allestita all’Accademia di Belle Arti di Roma e curata dallo stesso Simongini insieme al figlio dell’artista, Daniele Mariani. Quanto raccolto veniva usato per “creare nuove  e bellissime opere astratte in cui c’è, anche fisicamente, tutta quell’apocalisse” sono sempre parole di Simongini che proseguono con: “…In un legame indissolubile tra l’artista e la sua città natale, i muri da lui dipinti sono stati anche di buon auspicio e quasi di stimolo ideale per la rinascita di uno dei simboli della città. La cinta muraria trecentesca, oggi in gran parte restaurata dopo il terremoto del 2009. Insieme a una quindicina di opere, tutte realizzate nel 2009,sono esposti tre grandi quadri degli anni successivi che testimoniano le stratificazioni di memorie, di segni, di voci di storie dimenticate che animano i palinsesti dipinti da Mariani.”

IMG_20180918_180940                                        Marcello Mariani: “Forma Archetipa” – 2009. Frammenti d’intonaco. Tecnica mista su tavola

Fanno da cornice alle opere pittoriche alcune fotografie in bianco e nero scattate da Gianni Berengo Gardin che oltre a testimoniare le distruzioni provocate dal sisma offrono momenti di sincera amicizia che lo stesso fotografo nutriva per l’amico pittore. Questa rassegna, tiene a precisare Daniele Mariani, fa da apripista a quella che “voluta dalla Regione Abruzzo nell’occasione del decennale degli eventi sismici, sarà allestita nei prestigiosi spazi del Complesso del Vittoriano”.

IMG_20180918_180236                                                            Marcello Mariani: “Forma Archetipa” – 2012. Olio su tela

L’aver fatto una sosta all’Accademia di Belle Arti di Roma, seppur breve fino al 29 settembre, è un segno del “profondo rispetto che l’artista nutriva per questa istituzione soprattutto per il messaggio creativo ed etico trasmesso ai più giovani, per quel senso di memoria in divenire espresso anche dalle sue opere post terremoto”, come scrive sempre nel catalogo Gabriele Simongini.

Roma – Accademia di Belle Arti – Sala Colleoni – Piazza Ferro di Cavallo (Via di Ripetta) fino al 29 settembre 2018 con ingresso gratuito.

Sutri (VT) “Festival d’autunno” – Mostre, rassegne, manifestazioni e l’inaugurazione di un museo sono al centro di un festival che coinvolge oltre Sutri anche l’intera Tuscia.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Anima e promotore di questa iniziativa che prenderà l’avvio il prossimo 15 settembre per proseguire fino al 13 gennaio 2019, è il Prof. Vittorio Sgarbi che, anche nella nuova veste di Sindaco di Sutri, ha voluto far perno sulle attrattive archeologiche e varie eccellenze d’arte presenti nel territorio, spesso bisognose d’ interventi di  manutenzione e conservazione, per richiamare l’attenzione anche sull’intera Tuscia viterbese.

20180904_110900(0)Roma: Sede della “Fondazione Roma” – Conferenza stampa di presentazione del  Festival d’Autunno da parte del Prof. On.le Vittorio Sgarbi, Sindaco di Sutri e del Prof. Avv. Barone Emmanuele F.M. Emmanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro, main sponsor dell’iniziativa.

Il tutto ruota intorno all’inaugurazione di un museo allestito nell’ex palazzo vescovile, dismesso e non più utilizzato nell’originaria destinazione, che prende il nome proprio da un precedente vescovo di Sutri di origine germanica: “Museo di Palazzo Doebbing”. Nelle sale di questa prestigiosa residenza saranno ospitate ben dieci   rassegne temporanee che per contenuti e soggetti esposti hanno tematiche varie per non dire contrastanti fra loro. Testimonianza di questo si riscontra nella mostra “La bellezza di Dio” con l’esposizione di 34 opere che documentano l’importanza del patrimonio di arte sacra presente nel territorio diocesano di Civita Castellana che dialoga con quella dal titolo “Kouros”  dove sono presenti le opere fotografiche di due artisti Wilhem von Gloeden e Roberto Ferri orientate in prevalenza sul nudo maschile in relazione all’ispirazione del mondo classico.

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Il confronto fra i temi dopo quello sulla bellezza fra quella divina e quella umana si trasferisce  sulla socialità con “Idilio verde” di Pellizza da Volpedo, autore del conosciutissimo dipinto  “Il quarto stato” che agli inizi dello scorso secolo aprì le porte della pittura alle tematiche sociali, che si confronta con un dipinto di Giovanni Iudice dal titolo “Il nuovo quarto stato: migranti” che il curatore Sgarbi così definisce: “….pittore in equilibrio fra realismo magico e neorealismo…..”.

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L’esposizione prosegue nelle terrazze e nel giardino con i ferri battuti di Luciano e Ivan Zanoni per tornare subito dopo all’interno del palazzo con le foto ed i video dell’artista russa Eva e le tele di Italo Mus che, sempre il curatore Sgarbi scrive in proposito: “….hanno la forza di Sironi e l’intimità di de Pisis…”. Infine a Matteo Basilè è dedicata la mostra “Icone” e  Luigi Serafini ci presenta un monumento a Sutri intitolato “Altalena etrusca” quale ricostruzione di un ritrovamento archeologico finora mai effettuato, come scrivono i curatori. Dal 15 dicembre sarà esposto un interessante opera di Tiziano “Estasi di San Francesco”, proveniente dal Museo di Ascoli Piceno. Il Festival d’autunno di Sutri, comunque, non si esaurisce nell’inaugurazione del  Museo di Palazzo Doebbing, ma a partire dal 12 settembre prosegue con un interessante calendario d’intitolazione di strade che va oltre il 24 ottobre con alcune date da definire in cui si vuole dar lustro ad alcuni personaggi della recente storia d’Italia a partire da Pierpaolo Pasolini ed arrivare a Sergio Marchionne passando per Cesare Pavese, Federico Zeri, Paolo Borsellino, Giorgio Almirante, Gaetano Scirea, Francesco Cossiga e molti altri.

Sutri (VT) – Museo di Palazzo Doebbing dal 15 settembre 2018 al 13 gennaio 2019 con i seguenti orari di apertura: nel mese di settembre  tutti i giorni dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00 – nel mese di ottobre e novembre  solo nei giorni di venerdi, sabato e domenica dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00 –  nei mesi di dicembre e gennaio apertura nei giorni di venerdi, sabato e domenica dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 17,00. Costo del biglietto d’ingresso intero €.8,00 sono previste riduzioni per gruppi, residenti a Sutri ed altre previste dalla legge. Informazioni e prenotazioni anche per visite guidate: tel. 0744.422848 – e sito web www.museopalazzodoebbing.it