Musja – arte oltre il museo. Aprirà a Roma dal prossimo ottobre un museo privato nella strada che ha visto vicende e fortune della famiglia Jacorossi.

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Ci sono i luoghi della memoria ed i luoghi di affezione ed insieme convivono e testimoniano vicende e fortune della popolazione investendo dettagliatamente e a pieno titolo l’intera sfera intima e personale di ciascuna persona. Uno di questi – Roma Via dei Chiavari, n.7 –  coinvolge la famiglia Jacorossi, giunta a Roma da Leonessa nel 1830 per commerciare in carbone, articoli per fuoco e riscaldamento, saponi e varechina.

20190723_131422(0)                                                         Il dott. Ovidio jacocorossi (sinistra) ed il curatore Danilo Eccher (destra)

Questo spazio nel cuore del centro storico di Roma, debitamente ristrutturato nel 2017 dall’architetto Carlo Iacoponi, offre oggi al dott. Ovidio, attuale capofamiglia e Amministratore Unico delle Società Inars e Fintermica 2 che operano nei settori immobiliare dell’arte e della cultura, la buona opportunità di trasformarlo in un museo di arte che rispecchi, attraverso le opere di artisti del ‘900 italiano, le idealità che furono alla base della vita civile e commerciale della sua famiglia. Scrive in proposito Danilo Eccher, storico e critico d’arte che cura questa iniziativa. “…Dopo il primo anno di vita come laboratorio di sperimentazione multidisciplinare, “Musia” diventa “Musja” (Museo Jacorossi) e in autunno cambia pelle, trasformandosi in museo privato, per offrire al pubblico un articolato programma artistico e culturale, all’interno di uno spazio che sarà interamente dedicato all’arte contemporanea. Il nuovo Museo raccoglie e custodisce, sin dalla rinnovata denominazione, la preziosa eredità culturale e la vasta collezione del fondatore Ovidio Jacorossi, le cui opere saranno esposte a rotazione in occasione di mostre dedicate o nell’ambito di progetti espositivi inediti, con uno sguardo sempre attento alle tendenze più innovative del panorama contemporaneo internazionale”. Gli oltre mille metri quadri di quello che un tempo fu bottega e retrobottega  della famiglia Jacorossi sono destinati ad accogliere, a rotazione con un programma espositivo triennale, le oltre 2.500 opere d’arte che oggi fanno parte della preziosa quanto importante collezione messa insieme da Ovidio Jacorossi. Di questa nel 2017 ebbe a scrivere Enrico Crispolti: “…un collezionare per passione ma praticato in termini di libera arrischiata creatività d’un impegno d’impresa…”.

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Sempre su questa collezione scrive di rimando Danilo Eccher: “Esiste un legame forte, indissolubile tra la storia della famiglia Jacorossi e il collezionismo d’arte. Nella fase di massima espansione industriale, il gruppo, su particolare impulso di Ovidio Jacorossi, inizia a interessarsi dell’arte del ‘900 italiano, con Roma come epicentro, nelle sue varie sfaccettature. Le acquisizioni di dipinti, sculture, fotografie, disegni, modernariato, design si susseguono con grande dinamismo. In particolare, presenti in collezione testimonianze dei movimenti simbolista e divisionista di fine ‘800 e inizi ‘900 fino al Futurismo, con l’Autoritratto di Giacomo Balla tra le opere più significative. Spazio anche alla Metafisica e al Surrealismo di Giorgio De Chirico e Fabrizio Clerici. Figurano inoltre tra gli autori: Arturo Martini, Mario Sironi e la Scuola Romana con Antonietta Raphäel, Mario Mafai e Corrado Cagli. Ancora, l’Astrattismo di fine anni ’40 e ’50, e gli anni ’60 raccontati attraverso i lavori della nuova Scuola Romana di Piazza del Popolo. Arte Povera e Arte Concettuale hanno tra gli esempi più rappresentativi opere di Pistoletto, di Luciano Fabro e di Gino Paolini. Presenti anche lavori legati al periodo della Transavanguardia e ai Nuovi Figurativi”. La  prima mostra in programma che animerà il nuovo museo Musja s’inaugura l’8 ottobre 2019, è parte integrante di una trilogia curata da Danilo Eccher, ed avrà per titolo: ““The Dark Side – Chi ha paura del buio”. Il tema posto all’attenzione dei visitatori verte “intorno al lato oscuro che appartiene all’uomo e alle vicende della vita, ai pensieri inespressi e i segreti dell’anima, ma anche sull’impegno di questa sfida, sul coraggio di attraversare il buio e sulla necessità di oltrepassare la paura”, come scrive il curatore. Compatibili con questa rassegna sono anche gli altri due momenti espositivi che, distribuiti nell’arco di più anni, sono rispettivamente dedicati alla “Paura della Solitudine” e alla “Paura del Tempo”. Di tutte queste rassegne la nostra testata darà nelle date opportune ampie recensioni.

Etruschi Maestri Artigiani – Nuove prospettive dai Musei Nazionali Archeologici di Cerveteri (RM) e Tarquinia (VT).

Testo e Foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Alcuni decenni fa, non molti, questa mostra, presente in due distinte sedi – Cerveteri e Traquinia-, voluta e organizzata dal Polo Museale del Lazio, magistralmente diretto dalla Dott.ssa Edith Gabrielli, sarebbe stata presentata, molto probabilmente con un diverso titolo. Non più “Etruschi Maestri Artigiani” bensì “Etruschi, popolo misterioso”, ponendo in risalto proprio quell’alone di mistero che circondava questa popolazione, stabilitasi nell’Italia centrale, lì giunta forse per mare o per terra, molto probabilmente dalla Turchia, e dalla scrittura incomprensibile, quasi un rompicapo per gli studiosi.

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Le due sedi espositive: a sinistra: Museo Nazionale Archeologico di Tarquinia -  a destra il Museo Archeologico Nazionale Cerite di Cerveteri

Si deve alle ricerche di tanti studiosi, quali i prof. Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, curatori di questa rassegna, se oggi sentiamo gli Etruschi molto vicini a noi, quasi facenti parte delle nostre famiglie, come affermato da Alessio Pascucci, Sindaco di Cerveteri. Le finalità di questa mostra, infatti, messe in risalto la dott.ssa Gabrielli, sono, oltre ricordare nel migliore dei modi l’iscrizione delle due necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia  nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, anche l’ulteriore sensibilizzazione della popolazione locale ed, infine, quella di essere un buon richiamo turistico principalmente per gli stranieri proponendo loro interessi culturali oltre quelli balneari e di relax presenti nelle due cittadine. Utile strumento in questa operazione é il catalogo edito da ”arte’m” in forma di libro – pagine 228 costo €.19,00 – con pregevoli apporti di studiosi e ricco d’immagini quasi tutte a colori, che può essere letto in spiaggia e costituire allo stesso tempo una preziosa guida alla mostra.

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Museo di Tarquinia: Gioielli in oro rinvenuti nelle varie necropoli e Cavalli Alati” simbolo del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia

Il percorso espositivo in entrambi i musei si propone di mettere in evidenza la sapienza artigianale degli Etruschi ed ha come obbiettivo principale quello di riscoprire e valorizzare le testimonianze lasciate da questo popolo con particolare riferimento alle zone di Tarquinia e Cerveteri e l’intenzione di spaziare anche su un più vasto orizzonte ambientale e paesaggistico. Scrive M. Torelli “Nell’arte degli Etruschi nel 1985” (…l’arte antica e quella etrusca non fa eccezione– è essenzialmente artigianato…).

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Il Prof. Cardarelli illustra il reperto – elmo – simbolo della rassegna – A destra riproduzione al naturale di elmo e spada etruschi

Le dichiarazioni dei  curatori  affermano, infatti, che : “si tratta di una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli. I nomi di Cerveteri e Tarquinia costituiscono senza ombra di dubbio sia per il vasto pubblico degli interessati sia per la ristretta cerchia degli specialisti, un riferimento immediato, quasi un sinonimo, agli Etruschi e alla loro cultura, tanti sono i reperti archeologici, le fonti storiche e le testimonianze epigrafiche accumulati in entrambe le città lungo il millenario sviluppo della civiltà etrusca.”

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Cerveteri- Museo Nazionale Etrusco: “Il cratere di Euphronios” – Il vaso proviene dal saccheggio di una tomba della necropoli di Greppe di Sant’Angelo avvenuto nel 1971. Da lì, nel giro di pochi giorni, venne trasferito in Svizzera e rivenduto al Museo Metropolitan di New York. Nel 2006, dopo lunghe vicessitudini giudiziarie, l’eccezionale reperto é stato restituito all’Italia dove é definitivamente tornato nel gennaio 2008. Il cratere rappresenta una delle pietre miliari della ceramica attica nello stile delle figure rosse, firmato da Euxitheos come ceramista e da Euphronios come ceramografo. Sul lato A, foto di sinistra, é rappresentata la morte di Sarpedonte, dove il sonno, in greco Hypnos, e la morte, in greco Thanatos, sollevano il corpo del principe dal campo di battaglia per ricondurlo nella sua terra, in Licia, per i funerali. Il trasporto é diretto da Hermes e ad affiancare il principe ucciso ci sono anche Leodamante a sinistra e Ippolito a destra. Sul lato B la scena presenta tre giovani in atto di armarsi alla presenza di due opliti, tutti i guerrieri sono identificati con i loro nomi: Hypeirochos, Hippasos, Medon, Akastos e Axippos.

Inoltre la Direttrice Gabrielli integra queste dichiarazioni affermando che: “Il Polo Museale del Lazio celebra questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con questa mostra pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito UNESCO. L’esposizione, curata da Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, rilegge le prestigiose raccolte già esistenti nei due musei, anche grazie ai confronti offerti dalla presenza d’importanti prestiti come alcuni capolavori ceramici conservati a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi della Tomba Regolini Galassi, appartenenti alle collezioni dei Musei Vaticani, che per la prima volta tornano a Cerveteri, dove furono scoperti. Vengono proposti al pubblico una serie di reperti particolarmente significativi provenienti dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, facendoli emergere dal percorso museale. In riferimento a questi obiettivi e con l’intento d’intraprendere un percorso scientifico complessivo in linea con le attuali tendenze della ricerca, si è deciso di porre l’attenzione sull’eccezionale rilevanza dell’artigianato etrusco e sulla straordinaria perizia raggiunta dagli artigiani nel corso del primo millennio a.C. nelle due città di Cerveteri e Tarquinia”.

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Cerveteri: Museo Etrusco – Corredo rinvenuto nella tomba Regolini/Galassi- Necropoli di Cerveteri: Tomba dei rilievi- Foto da Wikipedia

Le antiche conoscenze e tradizioni produttive sono pertanto il filo rosso della narrazione che si articola attraverso i due affascinanti percorsi espositivi presenti nei due musei dove alcuni oggetti delle collezioni permanenti sono integrati da preziosi prestiti provenienti dai più importanti musei nazionali.
Informazioni su entrambe le sedi espositive: Museo Nazionale Archeologico Cerite, Cerveteri - Museo Archeologico Nazionale, Tarquinia – Dal martedì alla domenica dalle ore 8:30 alle 19:30 fino al 31 ottobre 2019. Costo dei Biglietti d’ingresso: intero € 6,00 | ridotto € 2,00. Biglietti cumulativi validi due giorni: singolo Museo + Necropoli: Intero €.10,00 agevolato €.4,00 – Cumulativo per entrambi i musei + le due necropoli, valido sette giorni, intero €.15,00 , agevolato €.8,00. Sito web: https://www.art-city.it/mostre/mostratarquinia.html

 

Luca Signorelli e Roma: Oblio e riscoperte

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

I debiti, di qualsiasi natura essi siamo ma in particolar modo quelli derivati dalle arti visive, devono comunque e sempre essere onorati. Così Roma, metropoli particolarmente attenta alla propria onorabilità, con la mostra “Luca Signorelli e Roma: Oblio e riscoperte”, ospitata per la prima volta nei Musei Capitolini, si affranca da questo debito nei confronti di un grande artista, già assoluto protagonista della scena artistica di metà quattrocento, inizi cinquecento, per troppo tempo e a lungo ignorato, malgrado i ripetuti soggiorni testimoniati dalla presenza in città di varie opere d’arte. Malgrado i giudizi favorevoli di vari critici, Giorgio Vasari per primo, che scriveva: “…fu nei suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai…”, la sua fortuna fu oscurata in breve tempo dall’avvento di due grandi maestri della pittura: Michelangelo e Raffaello e, questo oscuramento proseguì fin quasi ai nostri giorni. Un primo tentativo di riabilitazione avvenne già nei primi decenni dell’ottocento grazie ad un gruppo di artisti inglesi – Preraffaelliti – che vollero ispirarsi, come diceva il loro movimento, ai pittori padri del rinascimento italiano che, in ordine di tempo, avevano preceduto  l’arte pittorica sia di Raffaello e di Michelangelo. Giustamente oggi Luca Signorelli (Cortona – AR – 1450 ca. 23 ottobre 1523) siede giustamente nell’olimpo dei grandi pittori di tutti i tempi. Il percorso espositivo di questa rassegna, organizzato in sette sezioni al secondo piano di Palazzo Caffarelli, inizia presentandoci due busti con due diverse raffigurazioni dell’artista. Furono realizzati nel XIX secolo da Pietro Tenerani e Pietro Pierantoni, ispirandosi a due precedenti modelli difformi dalla vera immagine del Signorelli che lui stesso ci presenta nell’affresco su laterizio del Museo dell’Opera del Duomo ad Orvieto.

20190718_123500Luca Signorelli: “Tegola di Orvieto” “Autoritratto e ritratto di Ser Nicolò di Angelo Franchi (recto). Affresco su laterizio. Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto

La seconda sala offre uno spaccato della Roma di Papa Sisto IV^ Della Rovere quando le antichità, qui rappresentate dallo “Spinario”, divennero un’inesauribile fonte d’ispirazione per gli artisti, compreso Luca Signorelli, come attestano le opere esposte nella terza sala ed eseguite, per committenti religiosi umbri, toscani e marchigiani, dopo aver subito l’influenza dell’arte classica romana. Di commovente effetto la pala, restaurata per l’occasione, del “Martirio di San Sebastiano” eseguita in origine per la chiesa di San Domenico di Città di Castello. Le parti più scenografiche della Cappella di San Brizio – Cappella Nova – del Duomo di Orvieto occupano per intero la quarta sezione mentre nella successiva, tre raffinate tavole, inclusa “La Madonna col Bambino”, rivelano la particolare sensibilità dell’artista sul tema della grazia e dell’amore materno.

20190718_120717                                               Madonna col Bambino e nudo maschile. Olio su tavola. Monaco Alte Pinakothek

Il racconto dei retroscena e dei protagonisti dei soggiorni romani del 1507 e 1513 di Luca Signorelli, caratterizzati, come scrivono i curatori nel bellissimo catalogo, De Luca d’Arte, pagine 143 costo di copertina €.32,00, “da bruschi passaggi tra successi e fallimenti”, sono il tema della sesta sezione, mentre l’ultima, la settima, la sezione è interamente dedicata alla riscoperta dell’artista tanto nelle arti figurative, a sua volta Signorelli sarà d’ispirazione tanto per artisti moderni, Franco Gentilini e Corrado Cagli, quanto nella letteratura critica e nel mercato antiquarioa tal punto che già nel 1903 la Direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione tentò, con varie leggi, di arginare il fenomeno della dispersione di opere di sommo pregio appartenenti a privati con il preciso intento rivolto ad impedire la vendita della tavola “La Madonna con il Bambino tra Angeli e Santi” della collezione Tommasi di Cortona.

20190718_123822“Madonna col Bambino fra angeli e santi”. Olio su tavola trasportato su tela. Nella predella (non pertinente), “Storie di San Giovanni Battista”.  Roma- Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Roma – Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli – Piazza del Campidoglio, n.1 fino al 3 novembre 2019 tutti i giorni con orario dalle 9,30 alle 19,30. Costo biglietti d’ingresso integrato Musei Capitolini + Mostra €.14,00, ridotto €.12,00. Non residenti a Roma €.2,00 in più. Informazioni tel. 060608, (ore 9,00/19,00) – sito web www.museicapitolini.orgwww.museiincomune.it

 

Il restauro del rilievo di Tamesius Olimpius Augentius al Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano

Donatello Urbani

Il Museo Nazionale Romano, nelle sue quattro sedi museali, è il principale custode del patrimonio archeologico cittadino e almeno per il momento insieme alla collezione custodita nella ex Centrale elettrica Montemartini, in attesa che  l’Amministrazione comunale si decida ad inaugurare l’Antiquarium Comunale, sono gli unici punti di riferimento per gli studiosi ed amanti della storia della città di Roma. In questi giorni  il rilievo di Tamesius Olimpius Augentius, in marmo bianco, rinvenuto a Roma in Via San Claudio nel 1867, ha assunto gli onori della cronaca grazie al restauro sponsorizzato dal Rotary Distretto 2080 sfruttando le agevolazioni fiscali concesse dall’Art Bonus.

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Il rilievo fa parte di un dono votivo offerto a Mitra, dio solare della stabilità sociale e del potere legale da parte di una famiglia di devoti. E’ costituito da due parti, una raffigura un portico colonnato scandito da colonne con capitelli a foglie lisce su mensole prive di decorazione  che inquadra sette nicchie dal fondo semicircolare o rettangolare;  nell’altra è riportato un testo dedicatorio alla divinità in cui si legge che Tamesius Olimpius Augentius aveva realizzato il tutto a proprie spese. L’epoca a cui far risalire il fregio è attestata al IV secolo d.C., periodo in cui le ultime resistenze pagane al cristianesimo avanzante stanno per essere definitivamente annientate. L’importanza della testimonianza storica ritornata nella disponibilità degli studiosi di Roma si affianca così a quello, di non minor importanza, dell’atto di benemerenza compiuto dal Rotary in questa occasione.

 

“Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio”: I Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi – ospitano fino al 3 novembre 2019 la prima grande antologica di un’artista figura preminente nell’arte contemporanea italiana.

Testo e foto di Donatello Urbani

Una selezione di circa ottanta opere, narrano il percorso artistico del maestro a partire dal 1958, anno in cui raggiunge una piena maturità, fino al 2015 in cui scompare. La mostra è la prima grande antologica dedicata a Luigi Boille in una sede istituzionale romana – Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, città dove ha compiuto i suoi studi e punto di partenza per la sua attività artistica.

20190621_112403                                                                                          Victoire – 1959. Olio su tela di sacco

Dopo il diploma di pittura all’Accademia di Belle Arti e la laurea in Architettura, nel 1950 Boille si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con l’École de Paris. Scrivono i curatori Claudia Terenzi e Bruno Aller: “sono gli anni in cui lavora le sue tele con la trementina, infiammandole con il gas, controllando colore ed effetti di superficie. I contatti più importanti sono quelli che ha con i critici come Michel Tapié che lo inserisce nel gruppo dell’Art autre e Pierre Restany che parla di riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto nella pittura di Boille in quegli anni parigini. Alla fine degli anni Cinquanta si assiste a una breve ma evidente convergenza con la scuola di New York”. Le influenze internazionali che acquisisce rimarranno per sempre presenti nelle sue opere.

20190621_112744                                                                                           Dittico Zen – 2011. Olio su tela

Difficile ritrovarvi i colori e le forme artistiche proprie della città di Roma, vissute negli anni della giovinezza,  come si può rilevare nelle opere presenti nell’ultima parte della rassegna “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio”  realizzate negli anni 1997-2015, in cui il segno si fa rarefatto e si staglia su ampie campiture di colore. In queste opere, più che nelle altre realizzazioni,  il segno è una sintesi dello spazio in cui i gialli, i verdi, i viola si accompagnano a profondissimi blu, rossi cosmici, neri accesi e silenziosi bianchi.

20190621_112639                             Grigio leggenda – 1973 –     Nero continuum. 1975 – Arabesco rosso cosmico. 1975. Tutti olio su tela

Scrivono sempre i curatori nel bel catalogo ricco di contributi scientifici, pagine 160, €.25,00: “in uno spazio indeterminato che vibra su un colore di fondo, un segno, ovvero una grafia, una scrittura surreale si accosta alla filosofia zen, a cui Boille, in varie fasi si è avvicinato, attratto dalla cultura giapponese, con un occhio particolare al gruppo Gutai”.  Il percorso espositivo che si articola nella varie sale si compone di una serie di opere su carta che vanno dal 1958 al 2015, a partire da una sezione che raccoglie i dipinti realizzati tra il 1964 e il 1966, periodo in cui su invito del curatore Lawrence Alloway, Boille rappresenta l’Italia al “Guggenheim International Award” di New York (1964), insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana. Interessanti sono le opere realizzate nel 1966,  anno in cui l’artista prende parte alla XXXIII Biennale di Venezia con cinque grandi tele,  tutte esposte in questa mostra.

20190621_112502                                                                                        Aldebaran – 1966. Olio su tela

Si prosegue poi con le opere realizzate dal’72 al 2000, con una sala interamente dedicata al giallo, “colore spesso utilizzato da Boille, sempre dagli scritti dei curatori,  in cui vibrazioni  e segni sottili rendono ancora più intensa la luminosità.  Segue una selezione di opere realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta dove il segno s’intensifica su una vasta gamma di colori, un segno sottile, quasi rarefatto in un continuum che invade la tela, e in altre il segno emerge in rilievo come materia nelle Centralità e nelle Tracce di Luce, mentre, all’inizio degli anni ’90, i segni diventano più spessi, più dinamici”. Una rassegna di grande interesse che propone per intero l’opera di un “pittore puro” come lo definì Giulio Carlo Argan.

Roma – Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi – Via Nomentana, 70 fino al 3 novembre 2019 dal martedi alla domenica nell’orario 9,99/19,00. Biglietto d’ingresso  per residenti a Roma: intero €.8,00, ridotto €.7,00, integrato con la Casina delle Civette, intero €.10,00, ridotto €.8,00; non residente €.1,00 in più. Gratuità come previste dalla legge. Informazioni: www.museivillatorlonia.it – Tel. 060608 tutti i giorni dalle 9,00 alle 19,00

Roma – Museo Carlo Bilotti: Frank Holliday in Rome dal 20 giugno al 13 ottobre 2019.

Mariagrazia Fiorentino

“ Stò lì e metto la pittura sulla tela. Immagino che ci sia un processo, ma non una formula, ho l’impressione di ciò che voglio, ma devo trovarlo…..Uso i colori ad olio un solvente che mi è ispirato dalla pittura di Tiziano…..” – (Frank Holliday)

Artista statunitense, ma che ha saputo respirare a pieno l’aria, la vita, le tradizioni romane, ispirandosi anche ai maestri della storia dell’arte italiana. Nel suo piccolissimo studio in Via del Leonetto, in occasione del suo soggiorno “monastico” romano nel 2016, ha realizzato 36 opere di grande formato. Allievo di Andy Warhol “timido e riservato, che non amava mostrarsi in pubblico,” e amico di Rivers Larry. Questa esposizione romana si è voluta inserire in un contesto unico perché nello stesso Museo Bilotti sono presenti un’opera di Warhol e una di Rivers Larry. La notte e il giorno, opera gigantesca, i colori e il cielo di Roma sono predominanti in tutte le sue opere.

p (34)                                                                                     Nights of the Tiber – 2016 – Olio su tela

Come ricorda l’artista nell’intervista inedita con Anney Bonney, girata da Eric Marciano, a Roma dipingeva la mattina e a pranzo andava a guardare qualche tela di Caravaggio. Particolarmente emozionante per lui era entrare in quello splendido spazio tranquillo, prescelto, della Cappella Contarelli – che aveva più o meno le dimensioni del suo studio romano. Stava in piedi davanti ai dipinti del ciclo pittorico su San Matteo e si lasciava invadere dalla loro potenza; poi tornava allo studio per continuare a lavorare. Osservando le opere d’arte in Italia Frank Holliday ha scoperto che ci sono tre “zone”: il paradiso, che di solito è luminoso, arioso e senza peso – qualcosa che non possiamo avere ma di cui possiamo farci un’idea. Poi c’è la terra e, quindi, l’inferno. E l’inferno è la forza di gravità, che cerca sempre di aggrapparsi a noi per tirarci giù. E noi siamo incastrati tra i due. L’artista ha osservato a lungo come il Bernini abbia affrontato il problema della gravità nelle sue opere, trovandolo geniale e avvertendo nei suoi lavori l’attrazione del peso della terra e la ricerca della spiritualità nella pietra. Nei suoi dipinti del “ciclo romano” – puntualizza il curatore della mostra Cesare Biasini Selvaggi – Frank Holliday ha scandagliato proprio questo spazio intermedio, tra l’inferno e il paradiso, quella dimensione di mezzo. La sua grande maestria sta nel dare immagine a qualcosa di assolutamente immateriale, nel dipingere cioè la realtà nella sua irrealtà, cercando l’aldilà in questo mondo e questo mondo nel pensiero dell’aldilà. La bellezza del colore controbilancia la solidità del gesto pittorico, in un susseguirsi di paradossi dove luci e ombre, cadute e ascese, assenze e presenze diventano inscindibili.

p (35)                                                                                            Jealous Sky – 2016. Olio su tela

Una mostra da non perdere. Catalogo bilingue, italiano/inglese,  edito da Carlo Cambi Editore pag.215, con importanti approfondimenti a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Roma Museo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese con ingresso gratuito. Per orari, ingressi e informazioni, consultare il sito www.museocarlobilotti.iwww.museincomune.it – tel.060608, tutti i giorni dalla 9,00 alle 19,00

Lessico Italiano – Volti e storie del nostro Paese – Con questa mostra inizia un nuovo percorso espositivo per una nuova valorizzazione del Vittoriano.

Testo e foto di Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

Madre di questo progetto inteso a valorizzare in tutti i suoi molteplici aspetti il Vittoriano, monumento identitario della nazione italiana, è stata la Direttrice del Polo Museale del Lazio Dott.ssa Edith Gabrielli. Attualmente l’intera struttura accoglie varie e diverse istituzioni culturali quindi, la prima mossa che si è resa necessaria, è stato un accordo fra queste che consentisse, come affermato dal Ministro Bonisoli: “un ulteriore risultato che contribuisca a realizzare a pieno il grande e illuminato progetto per restituire il Complesso monumentale del Vittoriano, nella sua interezza all’interno della storia del paese”.

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L’intero progetto, come ha spiegato la Dott.ssa Edith Gabrielli, ruota interno e tre diverse direttrici. La prima, come indicato dal Ministro Bonisoli, è il consenso tra le diverse istituzioni  per una fruibilità unitaria; la seconda è stata quella di dotare questo percorso di appositi strumenti che consentissero una comprensibile, agevole e facile percorrenza di tutto il monumento ricorrendo all’installazione di pannelli analogici e di una moderna App scaricabile sui telefoni cellulari. Terza ed ultima direttrice è stata l’istituzione di un sito web in grado di fornire, fra le varie notizie, anche approfondimenti sui molteplici aspetti offerti dalle tante e varie opere d’arte presenti nel monumento, incluse le testimonianze storiche e patriottiche presenti nei tanti cimeli custoditi al suo interno, quali il sacello del Milite Ignoto.

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Alcuni spazi di questo complesso, inoltre, sono destinati ad accogliere esposizioni d’arte temporanee principalmente rivolte alle varie forme culturali  della nostra nazione con una particolare attenzione all’arte contemporanea. Apre la strada alle rassegne temporanee  “Lessico italiano – volti e storie del nostro paese”, allestita al piano terra del complesso del Vittoriano. La lingua italiana, come recita il titolo, è il punto di partenza dal quale dipartono tutti gli altri elementi che sono alla base di “essere e sentirsi italiani” come scrivono i curatori. La mostra infatti intende illustrare, attraverso un percorso suddiviso in sette sezioni tematiche, di come con “il senso di unità, solidarietà e comune appartenenza sia possibile superare le sfide più difficili”,  sempre nelle parole dei curatori. La moneta del I^ sec. a.C. con incisa una figura femminile assistita dalla Nike – la Vittoria alata – e la scritta “Italia”,  apre il percorso ai visitatori. In questa prima sezione sono esposte anche altre testimonianze sull’identità italiana. La lingua italiana è quanto trattato nella seconda sezione.

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Luigi Ontani:”ErmEstetica del Pavon Dante”-1985-Ceramica Policroma – Francesco Ciusa: “La madre dell’ucciso”-1907. Bronzo

Quattro tra i maggiori poeti/scrittori: Dante, Petrarca, Boccaccio e il Cardinale Bembo, ci accompagnano attraverso percorsi che pongono in risalto simboli e origine del nostro “parlare italiano” che pur nelle loro differenti molteplicità formano un unico lessico. Le successive due sezioni  pongono in risalto le  fondamenta su cui poggia l’intero stato e le finalità perseguite dagli organi costituzionali che sono chiamati a  garantire: pace e difesa della patria, dal Parlamento eletto a suffragio universale al Presidente della Repubblica. Significative sono le testimonianze esposte nella successiva quinta sezione quali la toga del giudice Rocco Chinnici, prestata per l’occasione dalla famiglia, vittima della criminalità organizzata e da lui combattuta nell’intento di garantire a tutti i suoi concittadini diritti e libertà.

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La toga del giudice Rocco Chinnici –                                                                                   Tuta dell’astronauta Samantha Cristoforetti

Una vera e propria traduzione del primo articolo della nostra Carta Costituzione attraverso i più svariati reperti, è il tema della sesta sezione. “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Queste non sono state solo parole per i molti emigranti costretti a trovare lavoro in altre nazioni come documentano le varie valigia di fibra e cartone legate con lo spago che hanno accompagnato tanti nostri concittadini nelle loro emigrazioni.

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Quale tipo di comunità sono gli italiani? La risposta è fornita da più persone da Cristoforo Colombo al Generale Umberto Nobile passando per Matteo Ricci e Leonardo da Vinci e da tutti quelli che con la loro arte, i propri volti, le  proprie storie e nel loro quotidiano lavoro hanno riconosciuto e ritrovato una caratteristica comune a tutti  quei cittadini che si sono identificati nel “Lessico  italiano”.

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La rassegna è assistita da un catalogo curato dalla Dott.ssa Edith Gabrielli edito per Silvana Editoriale.

Roma – Complesso del Vittoriano – Piazza dell’Ara Coeli (lato destro guardando l’Altare della Patria) con ingresso gratuito. Per maggiori notizie sulla durata, giorni e orari di apertura e chiusura, percorso espositivo, servizi didattici e attività varie consultare il sito e la App predisposti

Il Ciclo della vita, nascere e rinascere”presente a Roma con una mostra al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Testo e foto di Donatello Urbani – donatello.urbani@gmail.com

 L’occasione per allestire in un museo archeologico una mostra sul ciclo della vita, dalla nascita alla morte, è stata offerta dall’assegnazione del “Premio 2019 – Eccellenze in sanità” nella straordinaria cornice del Ninfeo dell’Ammannati della splendida Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco, promosso dalla Fondazione San Camillo-Forlanini.

20190612_123951                                                               Giovane sposa con alcuni oggetti del corredo naziale

Al centro di questo progetto espositivo, che affronta il tema dell’intreccio fisiologico dei diversi momenti della vita, è richiamare l’attenzione della nostra società su temi che hanno un ruolo importante su l’uomo fin dalla sua prima apparizione sulla terra quali la procreazione e la nascita. Le testimonianze archeologiche ci informano che i passaggi fisiologici erano fortemente percepiti dalle genti dell’Italia antica tanto da essere posti sotto la protezione degli dei e sanciti da riti e cerimonie corali.

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Affermano i curatori nel coerso della conferenza stampa: “In questa prospettiva sono in mostra le forme della religiosità popolare degli Etruschi e delle popolazioni vicine, per le quali la fecondità dei suoli e la fertilità umana sono alla base della sopravvivenza della specie. Il racconto è affidato ai doni offerti alle divinità che presidiavano alle nozze e alla fertilità sia femminile che maschile, sollecitate e favorite dal coinvolgimento dell’eros, che proteggevano la maternità in tutte le sue fasi, dal momento del concepimento alla crescita dei figli”.

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 Medea nell’atto di donare l’immortalità al marito Giasone – Nel secondo vaso il vecchio soldato di 106 anni narra la sua esperienza ad Eracle

Il percorso espositivo si articola in due sale poste al piano nobile. Nella prima il tema dominante è quello della natalità. Nelle varie vetrine sono esposti oltre una variegata gamma di uteri in terracotta che rivelano anche le conoscenze e le pratiche degli Etruschi in ambito anatomico, varie testimonianze di quanta attenzione era riservata nel mondo etrusco sia alla vita coniugale che alla procreazione. Nella seconda sala i temi trattati interessano la sconfitta della malattia, della vecchiaia e della morte. Prestigiosi vasi destinati al consumo del vino nei banchetti aristocratici ci narrano dei vani sortilegi della maga Medea per soddisfare il sogno dell’eterna giovinezza, dell’impossibilità di Eracle di sconfiggere la vecchiaia, dell’immortalità raggiunta da Arianna attraverso la fedeltà dell’amore coniugale di Dioniso o dallo stesso Eracle quale premio per il suo spendersi contro il male a favore dell’umanità. In questa ottica, s’inserisce il progetto di ricerca scientifica promosso dalla Fondazione San Camillo-Forlanini che, come recita il titolo, si pone: “L’Obbiettivo 120 anni nell’analisi dei centenari italiani”. Una meta ambiziosa il cui raggiungimento in buona salute, rappresenta, senza ombra di dubbio, un’aspirazione comune a tutti.

Roma – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia  Piazzale di Villa Giulia, 9 Roma fino al 6 ottobre 2019. Info su orari di apertura, costi del biglietto d’ingresso e attività didattiche Tel. 063226571, per e.mail  Mn-etru.comunicazione@beniculturali.it e sul sito www.villagiulia.beniculturali.it

Jeff Bark in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma con “Paradise Garage”

Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Quante volte vi siete chiesti: “Che fine fanno i souvenir acquistati dai turisti?”. La mia personale esperienza vuole che salvo alcuni acquistati, spesso a prezzi di affezione, da antiquari seri quasi tutti sono riposti un po’ ovunque negli angoli più impensati nella malcelata speranza che il loro inaspettato ritrovamento mi riporti indietro nel tempo al bel momento dell’acquisizione effettuata spesso da rigattieri improvvisatisi collezionisti pentiti. Anche il fotografo statunitense Geff Bark non è riuscito a sfuggire alla dura legge che grava sul turista, ed ha trasformato il suo garage in suo personale ripostiglio di souvenir.

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                                                I souvenir nella sinistra che hanno ispirato la foto, a destra, dal titolo “The Battle” 2018

Nella convinzione che la soluzione trovata sia quella giusta, ha voluto allargare la conoscenza di questa sua raccolta prestandosi nell’allestimento di mostre in varie nazioni, come avviene, fino al prossimo 28 luglio, al primo piano del Palazzo delle Esposizioni nella rassegna dal titolo “Paradise Garage”. Scrivono in proposito i curatori: “Il titolo della mostra allude allo spazio che – come un vero e proprio set – è stato di volta in volta montato con elementi diversi e trasfigurato dall’uso magistrale della luce e della perizia nelle inquadrature” . Lo stesso artista, muovendosi su questa linea, non nasconde di aver voluto evocare: “atmosfere della cinematografia di Fellini e Visconti” nell’intento di coinvolgere i visitatori nel mondo onirico delle sue fotografie.

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L’ispirazione, sempre nelle parole di Jeff Bark, è nata nel corso di un breve soggiorno a Roma. Così il progetto espositivo realizzato  vuole che le fotografie presenti nelle quattro sale del percorso corrano tutte sulla sottile linea che separa la realtà dalla finzione; identica a quella che, a suo tempo, fu seguita dagli artisti rinascimentale e barocchi, principalmente nella realizzazione di opere scultoree. Dalla raccolta dei più disparati oggetti della prima sala, si giunge nella seconda che presentando ritratti femminili gioca sui temi del grottesco, del doppio senso e della metamorfosi, in cui  è lo stesso fotografo ad assumere le più comuni identità di donne. La terza sala è un omaggio al “Grand Tour” esponendo affascinanti fotografie che lo stesso artista presenta come suggerite dai giardini all’italiana, in particolare delle Ville Gregoriana e D’Este a Tivoli.

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Fotografie ispirate a nature morte sono il tema presente nell’ultima sala. Di queste scrivono i curatori: “rimandano a composizioni di fiori e suppellettili, che richiamano le vanitas fiamminghe, e una scena conviviale”. La conclusione del bel percorso espositivo, richiamandosi al titolo della rassegna, presenta una installazione che porta il visitatore all’interno del garage dell’artista nell’intento di regalargli uno spicchio di quel paradiso che invade il turista prima nel momento dell’acquisto e prosegue fino al dolce ricordo che produce il souvenir una volta recuperato fra i tanti, a distanza di tempo.

Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 fino al 28 luglio 2019 con orario nei giorni di domenica, martedi, mercoledi e giovedi dalle 10,00 alle 20,00,  venerdi e sabato fino alle 22,30. Biglietto d’ingresso intero €.10,00, ridotto €.8,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 06.39967500, sito web: www.palazzoesposizioni.it

Mostre in Mostra, Roma contemporanea dagli anni Cinquanta ai Duemila – Il Palazzo delle Esposizioni di Roma rende omaggio al talent-scouting

Testo di Mariagrazia Fiorentino- press.eurintuni@virgilio.it e Donatello Urbani- donatello.urbani@gmail.com 

Se dovessi individuare le due maggiori caratteristiche proprie delle Gallerie d’Arte, non avrei dubbi nell’indicare in “Scopritori di talenti” e nella “ricostruzione del momento specifico in cui l’opera diventa momento collettivo”, come messo in luce dalla curatrice della mostra “Mostre in mostra”, Daniela Lancioni,  i due più importanti  fra i tanti meriti degni di plauso. In questo “progetto raffinato”, come osserva Cesare Pietroiusti, Presidente dell’Azienda Palaexpo, nel presentare la rassegna allestita al primo piano del Palazzo delle Esposizioni di Roma, sono presenti circa 60 opere d’arte tra dipinti, scultura e installazioni, già esposte in sei diverse gallerie d’arte romane e realizzate, a partire dagli anni Cinquanta dello scorso secolo per arrivare ai primi dell’era corrente, da altrettanti artisti, alcuni agli inizi della loro carriera artistica.

20190530_103046                                                                                       Titina Maselli: “Camion” – 1953

Coinvolti in questa rassegna sono: Titina Maselli – Galleria La Tartaruga 1955 -; Giulio Paolini – 1964 Galleria La Salita -; Luciano Fabro – 1967/71 Incontri internazionali d’arte -; Carlo Maria Mariani – 1981 Galleria Gian Enzo Sperone -;Jan Vercruysse – 1990 Galleria Pieroni -; Myriam Laplante – 2004, Fondazione Volume e The Gallery Apart. Il percorso espositivo parte dal salone centrale, allestita come un’agorà dalla quale dipartono le sei sale che accolgono le opere dei sei artisti. S’inizia con Titina Maselli che ci presenta delle visioni notturne di una New York ricolma di scheletri d’impalcature messe in luce dai fari dei camion. Nella sala successiva, curata di persona dall’artista, sono presenti le opere di Giulio Paolini che per la prima volta si cimentava in una personale –  Galleria d’arte La Salita di Gian Tommaso Liverani – . Di lui, nobiluomo, ci dice la curatrice: “…non era un compagno di strada dei pittori, ma possedeva grande intuito…”. Luciano Fabro è presente grazie al supporto dell’Archivio Carla e Luciano Fabro e, a seguire, incontriamo l’interessante tela di Carlo Maria Mariani – in evidenza di questo articolo – che ci presenta personaggi del mondo artistico quali Achille Bnito Oliva, Luigi Ontani, Vettor Pisani e molti altri.

20190530_102359                                                                                            Myriam Laplante: “Elisir”

“Una sensibilità diversa” come rilevato sempre dalla curatrice, è presente nei Tombeaux del belga Jan Vercruysse prima d’incontrare le opere di Myriam Laplante che concludono il percorso.  Caratteristica comune in molte opere pittoriche e che non può assolutamente essere taciuta, é, unita al  senso profondo avvertito nel recupero delle immagini umane, la gioia dei colori e la poesia dei valori propria nella pittura dei veri pittori, i quali si fanno sempre più rari anche per il prevalere di una falsa modernità pittorica.

20190530_102645                                                            Carlo Maria Mariani: “Amore e Psiche” – 1979. Collezione Privata

Una serie di fotografie di Sergio Pucci, riprese a partire dalla metà degli anni Cinquanta negli studi degli artisti o in occasione di varie mostre, accompagna le narrazioni della rassegna e fornisce un “importante contributo alla rievocazione storica del periodo in esame” come ha rilevato il Direttore dell’Azienda Palaexpo. Senza cadere in una banale generalizzazione, se avvertita è comunque non voluta, in tutta la rassegna è presente e si respira il mondo delle gallerie d’arte, motore culturale rivolto anche alla scoperta, prima, e all’affermazione, poi, dei nostri migliori interpreti dell’arte contemporanea.

Roma – Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 – fino al 28luglio 2019. Biglietto d’ingresso intero €.10,00 ridotto €.8,00. Informazioni e prenotazioni sito www.palazzoesposizioni.it tel.06.39967500