Testo e foto di Mariagrazia Fiorentino e Donatello Urbani

Giovanni Lanfranco occupa una posizione di rilievo fra i grandi artisti del Seicento, un secolo che ha visto attivi un gruppo di grandi interpreti quali Pietro da Cortona, Gianlorenzo Bernini e tutti i post caravaggeschi tanto da meritare il nuovo padiglione della Galleria degli Uffizi a Firenze, inaugurato alcuni giorni fa.

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Ben vengano, pertanto, studi, ricerche  e riflessioni come quella organizzata dalla Galleria Spada sul confronto diretto tra il dipinto esposto nella propria Galleria raffigurante il “Giovane col berretto piumato” e il quadro che presenta il “Ritorno del Figliol Prodigo”, un’opera già in collezione Giustiniani, recentemente riemersa dall’oblio  e presentata per la prima volta al pubblico. Significativo in proposito quanto affermato dalla Direttrice del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli nella prolusione inaugurativa, sotto l’austero sguardo di Gneo Pompeo Magno, “….il dipinto del Giovane con il berretto piumato conservato sin dal Seicento nella collezione Spada, è stato posto a confronto con la tela del Ritorno del Figliol Prodigo, opera di proprietà privata e riferita a Lanfranco già dagli anni Settanta del Novecento dal massimo conoscitore del pittore, lo storico dell’arte tedesco Erich Schleier che, partendo proprio dal ruolo assunto dall’opera conservata nella Galleria Spada,  ha potuto certificare il riconoscimento dell’altra messa a confronto in questa giornata di studio”. L’interessante intervento di Erich Schleier si è incentrato sull’illustrazione dei  due dipinti entro il percorso stilistico del cosiddetto momento “protobarocco” di Lanfranco, mentre Silvia Danesi Squarzina, la più autorevole specialista dell’antica collezione dei marchesi Giustiniani, ha ricostruito la storia del Figliol Prodigo all’interno di quella famosissima raccolta romana di primo Seicento. In entrambi gli interventi è emersa una nuova luce sul destino dei dipinti ex Giustiniani all’interno di altre prestigiose collezioni, come ad esempio, proprio nella stessa Galleria Spada nella splendida Sacra Famiglia con San Giovannino di Valentin de Boulogne, opera ugualmente proveniente “ab antiquo” dai Giustiniani e che si ammira oggi nella Sala dove i due dipinti di Lanfranco sono stati in mostra fino a pochi giorni fa.

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Questa giornata di studio che ha interessato da vicino gli addetti ai lavori per i quali è ampiamente giustificata anche la breve esposizione dei due dipinti, avvalendosi anche della pubblicazione degli atti, ha riproposto in primo piano una realtà museale troppo spesso trascurata dai turisti presenti nella nostra città. Infatti ha evidenziato con forza l’importanza della conoscenza sia del museo  con le sue collezioni  presenti a Palazzo Spada, sia per ammirare la sede espositiva dove è presente l’imponente Salone di Pompeo – per l’occasione della giornata di studio concesso dal Consiglio di Stato – che dovrebbe, invece, di diritto essere incluso nel circuito delle visite sia pure nei limiti degli impegni istituzionali demandati a questo importante organo dello Stato.

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In questa affascinante sala sono visibili le decorazioni illusionistiche realizzate nel 1635 da Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna insieme alla visione di uno dei principali interventi decorativi della fase seicentesca del Palazzo, intervento dovuto alla committenza del cardinal Bernardino Spada, per il quale fu, tra l’altro, realizzata la celeberrima Colonnata prospettica di Francesco Borromini, conosciutissima in tutto il mondo per il suo illusionistico gioco prospettico.

 

Galleria Spada – Piazza Capodiferro, 13 Roma. Visitabile negli orari di apertura del museo tutti i giorni, martedì escluso, 8.30 – 19.30. La biglietteria chiude alle ore 19,00. Info. tel.06.6832409 – sito web: www.galleriaspada.beniculturali.it