Mariagrazia Fiorentino – Foto Donatello

Sono sempre di piu’ gli investitori in questo settore che acquistando terreni agricoli da destinare all’allevamento del bestiame e da questi alla produzione di energia rinnovabile con possibilita’ di buoni guadagni. L’8 novembre 2021 il governo Draghi emise il decreto energia, l’atto prevedeva l’individuazione delle superfici e delle aree idonee all’installazione d’impianti per la produzione di biometano. Un ricambio generazionale e’ molto evidente in questo settore con titolari di azienda piu’ giovani. Premessa allo sviluppo del biometano emersa nei vari interventi, sono la mancanza d’informazione, la scarsa trasparenza, le esperienze negative del passato, la carenza di controlli e l’assenza di reali processi partecipativi che alimentano diffidenza e conflitti, rallentando la transizione energetica di cui il Paese ha bisogno. Critiche, ostacoli e resistenze sono presenti e provengono da piu’ parti incluse alcune istituzioni scientifiche (levicases.unipd.it.). I residui di combustione del gas biometano possono comportare rischi ambientali e sanitari. gli impianti di digestione anaerobica (DA) possono generare emissioni fuggitive di metano, un gas serra 84 volte piu’ potente della CO2 nel breve termine. inquinamento atmosferico, compost e digestato contaminati, i rischi d’inquinamento olfattivo e incidenti sono altri temi di preoccupazione. E’ importante considerare attivita’ alternative come il compostaggio aerobico per ridurre l’impatto ambientale e i rischi per la salute.

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Nel corso di questo primo Forum Biometano,- da comunicato stampa: “organizzato in copartenariato con CIB – Consorzio Italiano Biogas e CIC – Consorzio Italiano Compostatori, A2A, AB Group, Arpinge, Asja Energy, Assocarta, Bioman, CH4T, Ecomondo, Femo Gas e S.E.S.A e’ stato presentato un nuovo studio: “Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova che ha analizzato e stimato le potenzialità del biometano provenienti da scarti agricoli sia a livello nazionale che a livello regionale.  Attenzione particolare e’ stata rivolta sull’importante “spinta” arrivata in questi anni dal PNRR (che ha favorito la riconversione del parco biogas e la realizzazione di nuovi impianti) e su quello che occorre mettere in campo con un pacchetto di interventi nazionali che Legambiente sintetizza in 10 proposte indirizzate al Governo.

1) all’Esecutivo, alle Regioni e al GSE di orientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari;

2) di garantire priorità oltre il PNRR;

3) di premiare chi riduce le emissioni;

4) di promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori;

5) di semplificare gli iter autorizzativi e di garantire tempi certi;

6) di investire nelle reti e nelle connessioni;

7) di creare una domanda reale di biometano;

8) di garantire trasparenza e tracciabilità. GSE, ARERA e Governo rafforzino i sistemi di controllo e informazione pubblica.;

9) di ridurre il metano fuggitivo;

10) di rimettere territori e agricoltori al centro.

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Per l’associazione ambientalista è, inoltre, fondamentale sviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale (stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione) indispensabile per definire la migliore “dieta” dei digestori. Impianti e filiere devono essere dimensionati e localizzati in modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e con i bisogni agronomici del territorio, affinché la digestione anaerobica diventi un’infrastruttura a servizio dell’agricoltura (gestione sostenibile degli scarti, riduzione delle emissioni, valorizzazione del digestato e sostegno alla fertilità dei suoli) e non viceversa.

Ad oggi, ricorda Legambiente, sono oltre 600 le domande in graduatorie relative ai cinque bandi del DM 2022. Le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti, per una capacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando. Oltre il 50% dei progetti riguarda riconversioni di impianti a biogas. La filiera è nettamente agricola: oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli, contro una quota minoritaria di impianti a FORSU (10%), strategici per le filiere di gestione e trattamento dei rifiuti urbani e di economia circolare. Oggi la vera sfida, sottolinea Legambiente, sta nella realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi dati dal PNIEC, e nel non sprecare l’opportunità derivata dai 24 mesi di proroga varata nel Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso.