Donatello Urbani
La presenza di una statua in marmo attribuita a Michelangelo presente nella Basilica di Sant’Agnese in Via Nomentana a Roma era stata cosa nota già da vari secoli anche se dagli anni successivi alle seconda guerra mondiale ne era stata persa la memoria.
In proposito la sua attuale catalogazione è descritta come un “Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo”. Oggi, grazie alla pubblicazione dello studio condotto dalla ricercatrice Valentina Salerno abbiamo notizie certe non solo sulla sua attribuzione ma anche sulle vicende legate alla sua realizzazione.

La prima notizia e’ fornita da Giorgio Vasari nella sua “Vite” 1568: “…..Fece ancora per Messer Tommaso de’ Cavalieri, gentiluomo romano, innamorato della sua virtu’ e della sua bellezza, infiniti disegni divinissimi….”. Il cinquantasettenne Michelangelo fu preso da un colpo di fulmine per il diciottenne Tomaso de’ Cavalieri. Questa passione senile, non solo fonte d’ispirazione artistica, proseguirà nel tempo e Tomaso sarà, alla morte dell’artista, anche il suo esecutore testamentario.
Negli anni successivi l’opera avrà varie collocazioni sia in collezioni d’arte di vari cardinali sia in chiese romane fino a quando trova sistemazione definitiva nella cappella di Cristo Salvatore nella Basilica di Sant’Agnese sulla Via Nomentana in Roma.
Scrive la ricercatrice Salerno “……..Quando il busto viene citato (nei documenti certi e notarili degli anni successivi – n.d.r.) è sempre attribuito a Michelangelo Buonarroti. In molti test, soprattutto a cavallo della seconda guerra mondiale, il busto semplicemente scompare, pur essendo fisicamente all’interno della Basilica…… Sylvia Pressouyre nel 1984 attribuisce erroneamente a Nicolas Cordier (detto il Franciosino) il busto del SS. Salvatore. Sebbene non ci sia mai stata una smentita altrettanto celebre la comunità scientifica e i funzionari della Soprintendenza hanno ritenuto che il busto presentasse caratteri stilistici piu’ generici, riconducendoli a una produzione romana del tardo cinquecento (1550-1599) piuttosto che alla mano specifica del Franciosino. Questo declassamento, servito a mantenere l’integrità scientifica del catalogo, in assenza di prove documentali certe che confermino l’ipotesi della Pressouyre, ha condotto all’attuale attribuzione ad anonimo del XVI secolo…..”
La preziosa quanto certosina ricerca condotta della ricercatrice indipendente Valentina Salerno, autofinanziata, restituisce al patrimonio culturale nazionale una preziosa quanto interessante opera d’arte. Stupisce in occasione della conferenza stampa di presentazione dello studio compiuto per questa restituzione dalla ricercatrice Salerno, l’assenza del Ministro e suoi rappresentanti in considerazione di quanto importante sia questa nuova attribuzione, opere michelangiolesche, per di più disperse, non sono così frequenti.



